sabato 31 dicembre 2011

Il messaggio di fine anno di Giorgio Napolitano

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

"Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell'Italia unita e i suoi 150 anni di vita". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a reti unificate, di fine anno.

"Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell'Italia. Che fa tutt'uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un'economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un'eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi nascondo, certo, che nell'animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d'animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l'Italia si dibatte. Ora, è un fatto che l'emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno".

Per il Presidente della Repubblica "lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell'ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l'economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale. Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi - nessun gruppo sociale - può sottrarsi all'impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell'Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive".

Per il Capo dello Stato è necessario impegnarsi "a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale. E' un'opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità: ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio. Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative".

Quindi, "per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall'esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro".

Il Presidente ha ricordato i tanti incontri con le maestranze delle fabbriche: "Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell'Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale".

Il Paese ha davanti grandi prove. "L'Italia può e deve farcela - ha detto il Presidente - la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa. Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all'investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E' a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne".

Per il Capo dello Stato "i sacrifici sono inevitabili per tutti: ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E' questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l'impegno cui non possiamo sottrarci. Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E' comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l'Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l'integrazione europea: solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All'Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee - in condizioni di parità - il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell'Unione".

"E' importante ora che l'Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica", ha sottolineato il Presidente Napolitano. "Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica. Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all'altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l'emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti".

Occorre "una nuova 'forza motivante' perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto 'con speranza fondata verso il futuro'", ha detto il Presidente Napolitano riprendendo "alte voci spirituali" levatesi nei giorni natalizi. E ha concluso: "La fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci così al nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l'Italia".

E' morto Don Verzè. Dossier don Verzè (Kaos edizioni), intervista a Lorenzo Ruggiero

ASCOLTA L'INTERVISTA 
A LORENZO RUGGIERO

 


Non ce l'ha fatta a vedere l'anno nuovo. Lo hanno ricoverato nella notte per l’aggravarsi delle sue condizioni. Ma don Luigi Maria Verzé non è riuscito a superare la crisi. È morto alle 7,30 del 31 dicembre, all’età di 91 anni, presso l’unità coronarica dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Lo stesso da lui fondato e diretto tra mille polemiche.
Sacerdote della diocesi di Verona, don Verzè era arrivato nel capoluogo lombardo negli anni del dopoguerra per laurearsi  in Lettere classiche e filosofia presso la Cattolica e per avviare, su mandato dell’allora cardinale Ildefonso Schuster e di don Giovanni Calabria, alcune scuole professionali per i ragazzi più svantaggiati, per gli orfani di guerra e per i giovani di periferia.
Successivamente aveva cominciato a fondare anche alcune case-albergo per anziani. La sua opera si era via via ingrandita fino ad arrivare alla fondazione del Centro San Raffaele del Monte Tabor, grande holding proprietaria dell'ospedale e dell'università che sarà poi fondata nel 1996.
«Non ha retto allo stress di questi giorni», è stato il commento lapidario dei suoi collaboratori. Eppure di stress, don Verzè ne aveva superati tanti. A cominciare dalla condanna, nel marzo del 1976, per tentata corruzione, a quelle nel 1998 per abusi edilizi, alle inchieste per istigazione alla corruzione, per truffa aggravata, per ricettazione.
Controversi i suoi rapporti con Silvio Berlusconi, insieme al quale sarebbe riuscito a far deviare le rotte aeree su Linate in modo che non passassero sopra Milano 2 e l’ospedale San Raffaele, e con alcuni agenti del Sismi, da Pio Pompa a Nicolò Pollari che lo avrebbero tenuto al corrente di ciò che avveniva in ambito economico politico così da sfruttare le informazioni per le proprie attività imprenditoriali.
Travolto dagli scandali sulla gestione dell’ospedale milanese, don Verzè aveva da poco fatto qualche passo indietro annunciando che, pur mantenendone la presidenza, non avrebbe più partecipato ai consigli di amministrazione della società Monte Tabor da cui dipende il San Raffaele. Un duro colpo, secondo i suoi collaboratori, era stato anche il suicidio del suo braccio destro e vicepresidente, Mario Cal, avvenuto lo scorso 18 luglio.
Don Verzè muore l’ultimo giorno dell’anno, ma anche il primo giorno di quello che dovrebbe essere il nuovo corso del San Raffaele. Proprio oggi, infatti, si dovrebbero aprire le buste di gara per l’acquisto della struttura ospedaliera che, sotto la gestione dell’anziano sacerdote, ha accumulato un miliardo e mezzo di debiti.

Quando Radio Vaticana frega la RAI


Intervista a Maurizio Targa
Voce Repubblicana del 31 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo 

La sessuofobia ha dominato la censura contro la musica italiana. Lo ha detto Maurizio Targa , autore del saggio “L’importante è proibire. Tutto quello che la censura ha vietato nelle canzoni” (Stampa alternativa), che racconta come la censura politica si è accanita contro le nostre canzonette, peggio di quanto abbia fatto la Radio Vaticana.
Maurizio Targa, come è nata l’idea di questo libro sulla censura politica contro le canzonette italiane degli ultimi decenni?
“L’idea di questo libro parte da lontano. Mi sono divertito a fare una carrellata su oltre cento anni di musica censurata. Il libro si occupa della censura fin dai tempi Preunitari in cui le opere liriche venivano censurate se contenevano riferimenti all’Unità d’Italia. Mi sono occupato anche della censura operata dal regime fascista. Ma quello che mi ha incuriosito è stata la censura operata negli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo contro i cosiddetti insospettabili”.
Ci sono state vittime della censura che nessuno pensava potessero cadere in questa limitazione?
“Il libro si incentra soprattutto sugli episodi di oscuramento e di censura che hanno toccato questi personaggi. Oggi sono in pochi ad immaginare che Domenico Modugno è stato uno dei bersagli preferiti dai censori. Al contrario di quello che è successo nei paesi di tradizione anglosassone, in Italia c’è stata un repressione censoria basata sulla morale cattolica. La censura è stata sessuofobica. Il sesso non doveva essere toccato nelle canzoni. I riferimenti, anche minimi, al sesso dovevano essere censurati assolutamente. Nella canzone di Domenico Modugno dal titolo Resta cu’ Mme c’era una strofa nella quale si diceva ‘non mi importa chi ti avuto’. Tanto bastava per presupporre che quella donna aveva avuto un rapporto sessuale con un altro uomo per impedire che quel passo della canzone fosse cantato. Modugno si è visto censurare la canzone dal titolo ‘L’anniversario’, che certo non era un inno al matrimonio, prima che fosse votata la legge Fortuna sul divorzio. In ‘Un calcio alla città’ lo stesso Modugno cantò una canzone a favore dell’assenteismo sul posto di lavoro. Anche in quel caso fu censurato”.
Ci sono stati dei paradossi rispetto a questa politica censoria, voluta essenzialmente dalla Democrazia cristiana?
“Sì, ce ne furono molti. Infatti, non è un caso che la Radio Vaticana, in molti casi, mandò in onda molti di quei brani che invece erano stati censurati in Italia. Ci fu un caso clamoroso, quello della canzone ‘Dio è morto’, cantata dai Nomadi e da Francesco Guccini. Alla Radio Vaticana non avevano perplessità su questo brano perché lo ritenevano ottimo. Lo stesso Paolo VI aveva gradito quel brano. Anche il cantautore genovese stesso Fabrizio De Andrè aveva seguito la stessa sorte”.

venerdì 30 dicembre 2011

Una stangata sulla casa sarebbe un errore


Voce Repubblicana del 30 dicembre 2011
Intervista a Gilberto Pichetto Fratin
di Lanfranco Palazzolo

In questo momento non ci sono le condizioni per esprimere soddisfazione nei confronti del Governo Monti. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Gilberto Pichetto Fratin del Pdl.
Senatore Pichetto Fratin, è soddisfatto dell'azione di risanamento del nuovo Governo?
“In questo momento non ci sono le condizioni per esprimere la soddisfazione verso il Governo. Devo dire che apprezzo il tentativo del governo di affrontare di petto tutte le grandi questioni nazionali. Il mio rammarico è che il governo abbia cominciato ad affrontare le questioni del paese con il metodo della tassazione. Il Governo è andato al dunque. Noi avevamo un paese bloccato da un sistema burocratico che non attira gli investitori. Uno dei problemi della burocrazia sono le procedure interminabili. Mi pare che l'intenzione del governo di investire sulla giustizia civile sia apprezzabile. Il giudizio definitivo potrà essere dato solo quando conosceremo bene i provvedimenti di crescita”.
Ritiene che ci sia continuità tra il Governo Berlusconi e questo governo?
“Questo governo si sta adoperando per mettere in atto i 39 punti elencati da Silvio Berlusconi nella lettera scritta all'Unione europea, inviata al commissario Olli Rehn. Il governo del governo Monti era l'impegno dell'Italia nei confronti dell'Unione europea anche su lavoro e previdenza. Il ministro dello Sviluppo economico Passera ha fatto bene a mettere l'acceleratore sulla realizzazione delle grandi infrastrutture. Queste sono necessarie per far ripartire il paese. Se vogliamo far crescere il Prodotto interno lordo dobbiamo sviluppare il lavoro con le infrastrutture. Non ha senso che l'autostrada del Sole sia stata costruita in quattro anni, mentre oggi, per costruire due chilometri di autostrada ci vogliono anni”.
La riforma del catasto è la preparazione di una nuova stangata?
“Mi auguro di no. Questo significherebbe fermare l'Italia. Mi auguro che il nuovo sistema di misurazione catastale sia un criterio che superi finalmente la riforma del catasto del 1937, che allora faceva una valutazione rispetto ai vani. Quei criteri di valore reale oggi devono essere aggiornati. Ma questi criteri non devono portare nuova tassazione”.
In questo periodo ci sono stati molti attentati contro Equitalia. Noi condanniamo questi atti. Non crede che il fisco abbia esagerato sulle imprese?
“Noi tentiamo di risolvere le cose evitando di affrontarle alla radice, ma incrementando i sistemi punitivi. Questo è un errore. I meccanismi di giudizio su chi deve pagare devono essere più celeri. E' assurdo far fallire imprese per le imposte, mentre queste stesse imprese vantano crediti nei confronti della P.A. E' paradossale. E' esagerato aver dato certi automatismi ad Equitalia. Questo però non giustifica gli attentati”.

giovedì 29 dicembre 2011

Fini si è comportato male nei confronti di Alfonso Papa


Voce Repubblicana del 29 dicembre 2011
Intervista a Rita Bernardini
di Lanfranco Palazzolo

Gianfranco Fini si è comportato male nei confronti di Alfonso Papa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Rita Bernardini, Radicale iscritta al gruppo parlamentare del Pd.
Onorevole Bernardini, lei ha chiesto la chiusura del carcere di Regina Coeli. Quali sono le condizioni di questo istituto penitenziario?
“In questo carcere è detenuto il doppio delle persone che potrebbe contenere. Regina Coeli dovrebbe essere riportato nella sua pianta regolamentare oppure dovrebbe essere chiuso definitivamente. In questa situazione, il carcere di Regina Coeli non può andare avanti. In questo carcere tutto è destinato all'usura perchè si rovina. Qui ci troviamo di fronte ad un grave problema di legalità. Noi non possiamo accettare che ci siano istituzioni che sfuggono al controllo delle Asl, come accade per molti penitenziari italiani. Le Asl non svolgono i controlli che dovrebbero fare periodicamente. Questa mancanza di attenzione mette in serio pericolo l'incolumità delle persone che lavorano dentro questo carcere. Il fatto che in questo carcere ci siano i letti a castello a tre piani, in celle da 7 metri quadrati, è il segno di una precarietà inaccettabile. Inoltre, in questa vicenda chiamiamo in causa anche il magistrato di sorveglianza, che abbiamo investito del problema. Il dott. Tamburrino è responsabile del trattamento dei detenuti. In alcune parti di questo carcere la situazione non è mai cambiata rispetto alle richieste che avevamo formulato precedentemente. In una sezione di questo carcere i detenuti dormono con il materasso per terra”.
Cosa chiedete al Presidente della Repubblica?
“Il Capo dello Stato aveva pronunciato un bel discorso sulla situazione delle carceri a luglio, quando avevamo organizzato il dibattito sulla condizione delle carceri, ma poi, quando c'è stato il dibattito alla Camera e al Senato non ha inviato nemmeno un messaggio alle Camere. Non abbiamo più sentito il Presidente della Repubblica denunciare la condizione di illegalità in Italia. Credo che sia più che giusto chiamare in causa il Capo dello Stato”.
Come ha trovato il modo in cui è stata trattata la carcerazione preventiva di Papa?
“Noi radicali abbiamo presentato un'interrogazione su questo argomento. Se a luglio si poteva giustificare l'arresto di Papa, una volta chiuse le indagini e con una sentenza della Cassazione che chiedeva di rivedere alcuni capi di imputazione nei confronti di Papa la carcerazione di Papa non era più giustificabile”.
Come si è comportato il Presidente della Camera Fini?
“In questo periodo si è impedito a Papa di partecipare ai lavori della Camera e non è mai stato informato delle convocazioni dell'aula. Papa avrebbe potuto partecipare alle sedute della Camera. E questa è una responsabilità della Presidenza della Camera”.

Separati alla nascita: il centrocampista del Verona Emil Halfreddson e Gianluigi Nuzzi

Il centrocampista del Verona Halfreddson

Il giornalista Gianluigi Nuzzi

mercoledì 28 dicembre 2011

Dove si trova Olbia? Secondo Mediavideo e Tgcom in Provincia di Roma

Certo bisogna essere davvero ingnoranti per scrivere che Olbia si trova in Provincia di Roma. Se le cose stanno così dovrebbero nominarmi direttore di qualche cosa a Mediaset.

Chiudete Regina Coeli


Intervista a Roberto Giachetti 
Voce Repubblicana, 28 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il carcere di Regina Coeli dovrebbe essere chiuso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Pd Roberto Giachetti.
Onorevole Giachetti, il giorno di Natale lei ha visitato il carcere di Regina Coeli. Che situazione ha trovato? Ritiene che questo istituto si trovi in una situazione di illegalità?
“Basterebbe entrare in questo carcere per capire che non esiste alcuna forma di legalità in questo carcere. In questo istituto si vive in condizioni peggiori di quelle degli animali. Credo che sia molto difficile spiegare a parole la situazione di questo carcere. E’ anche molto difficile immaginare in che situazione si vive in questo carcere. Non è la prima volta che entro in un carcere e non è la prima volta che visito questo istituto. Conosco molto bene il livello di stress che c’è nelle carceri italiane. Non c’è dubbio che Regina Coeli rappresenti una particolarità nel quadro delle pessime condizioni del sistema carcerario italiano. Prima di legalità parlerei di assenza di umanità nella condizione carceraria. Nel carcere di Regina Coeli manca qualsiasi forma di umanità nelle condizioni in cui vivono i detenuti. Condivido le critiche che sono state formulate da Pannella sul sistema carcerario italiano che vive in una situazione di totale illegalità”.
Pannella critica anche il Presidente della Repubblica, sostenendo che nel nostro paese è assente ogni forma di legalità.
“Pannella imputa a Napolitano di aver fatto delle dichiarazioni sulla situazione delle carceri e, poi, di non aver fatto seguire nulla a quelle parole. Io non credo che si possa imputare al Presidente della Repubblica questa mancanza. Il problema non è certo il Capo dello Stato. E’ la classe dirigente italiana che si deve sentire responsabile per quello che sta accadendo nel nostro sistema carcerario. Il Parlamento potrebbe mettere in campo quei provvedimenti necessari per dare almeno un segno di discontinuità”.
Il carcere di Regina Coeli dovrebbe essere chiuso?
“Sono d’accordo. Ma questo non è il solo carcere che andrebbe chiuso. In questo istituto penitenziario si vive in totale insicurezza. Inoltre, per questo carcere si spendono tanti soldi inutilmente. Appena fatto un investimento da una parte si apre una falla dall’altra. Sono soldi assolutamente persi che non porta nessun beneficio”.
Il provvedimento svuota carceri del ministro Severino è utile?
“Penso che possa servire, ma da solo non è efficace”.
Il deputato del Pdl Alfonso Papa è tornato libero. Voterebbe ancora per il suo arresto?
“Voterei di nuovo per il suo arresto. Nessuno di noi può pensare di essere privilegiato perché parlamentare rispetto ai comuni detenuti. Se si vuole evitare quello che è accaduto a Papa è necessario evitare che altri vivano la condizione di Papa. Io sono qui per questo”.

domenica 25 dicembre 2011

"Italia Oggi" cita "Il Compagno Napolitano" (20 dicembre 2011)

Diritto & Rovescio

«La prima della Scala (era il 7 dicembre 1960, ndr) provoca polemiche per lo sfoggio di lusso ostentato, vere e proprie manifestazioni di sperpero» che costituiscono un «vero insulto alla miseria di tanta parte del popolo italiano» e che si deve «colpire con severe ed efficienti misure fiscali». L'indignato proseguiva: «Lo sfoggio di abiti e gioielli è il frutto anche di redditi di capitale non colpiti dal fisco». Lo diceva l'attuale presidente della Repubblica quando aveva 35 anni. Lo ricorda Lanfranco Palazzolo nel suo libro Il compagno Napolitano che il 7 dicembre scorso, dal Palco Reale della Scala, presiedeva (compiaciuto, questa volta) a un'altra «manifestazione di sperpero».


sabato 24 dicembre 2011

Il peggio di Rosi Bindi

Questo Natale sarà molto amaro per Rosi Bindi. La vicepresidente della Camera e Presidente del Pd si è arrampicata sugli specchi per giustificare il suo appoggio al Governo Monti e alle sue belle riforme. come quella relativa alle pensioni A futura memoria vogliamo proporvi tutte le arrampicate sugli specchi di questa politica che per anni ha fatto la moralista contro Silvio Berlusconi e poi, quando sono arrivati i professori con la mazza, si è piegata in due giustificando in tutti i modi lo schifo di questi giorni. Buona lettura e buono schifo. 
Rosi Bindi bella addormentata nell'aula di Montecitorio
2 dicembre ("La nostra bussola")
''La bussola del Pd è l'equità l'attenzione alle fasce più deboli, alle situazioni più complesse, agli interventi sui privilegi, alla solidarietà tra le generazioni''. E' con questo metro che il Partito democratico si prepara a giudicare la riforma previdenziale del governo Monti secondo il presidente del partito, Rosy Bindi, che in un'intervista a Repubblica conferma la volontà di non porre veti e invità l'esecutivo a far "conoscere presto le sue proposte sulle pensioni". 

4 dicembre (Equità)
"Le misure di rigore finanziario che si annunciano vanno attentamente valutate e per noi resta decisivo
rafforzare gli elementi di equita' della manovra. In questi mesi il Pd ha piu' di una volta dimostrato di avere a cuore l'interesse dell'Italia. Continuera' a farlo, soprattutto ora quando e' in gioco la tenuta dell'Europa. Ma siamo convinti che i sacrifici che sono richiesti debbano essere ripartiti con maggiore equilibrio e maggiore attenzione alle condizioni reali delle famiglie, dei lavoratori e delle donne". 

7 dicembre (Equità 2)
 "Noi ci assumiamo la responsabilita' di sostenere questo Governo ed una manovra impegnativa per evitare quella che lo stesso Capo dello Stato ha definito una catastrofe, ma riteniamo che si possano introdurre elementi di maggior equita' con particolare attenzione ai pensionati, alle donne ed alla casa".

8 dicembre (Attentato ad Equitalia)
''Al direttore Marco Cuccagna, vittima di un vile attentato, la nostra sincera solidarieta' e i migliori auguri di una pronta guarigione. E' un episodio gravissimo che non deve essere sottovalutato nel particolare contesto, politico e sociale, che sta vivendo il nostro Paese''.
 
13 dicembre (Di Pietro che fai?!)
''Invito io Di Pietro a non lavarsi le mani in una situazione cosi' grave per il paese. Non stiamo votando a scatola chiusa misure cosi' dure; continueremo ad incalzare il Governo perche' venga colpita l'evasione fiscale e tassando i grandi patrimoni attuando il principio che chi piu' ha piu' deve dare. Di Pietro non puo' permettersi di stare all'opposizione perche' ha votato la fiducia a Monti. Non e' corretto dire 'non voto' perche' in ogni caso lo voteranno tutti gli altri''.

14 dicembre (Ovvietà)
''Il nostro e' un partito di credenti e non credenti. E' un'ovvieta', e' cosi' per tutti i partiti, ma per noi non vuole essere un'ovvieta' perche' consideriamo il rapporto tra credenti e non credenti come un potenziale bacino di risorse per l'identita' del nostro partito''.

14 dicembre (Rinvio)
"Ciascuno di voi e' consapevole dell'importanza delle decisioni che il Parlamento si appresta a prendere e sono sicura che comprenderete quanto sia essenziale che il gruppo del Pd assicuri la propria presenza in aula", ha proseguito, "d'altro canto e' fondamentale che la sessione dell'Assemblea chiamata a discutere di un momento storico per il paese e per l'Unione Europea possa riunirsi alla presenza e con il contributo attivo dei nostri parlamentari".  Per questo motivo, ha spiegato Bindi, "pur consapevole del grave disagio che questo potra' causare a coloro di voi che avevano gia' provveduto ad organizzare la trasferta a Roma, del quale mi scuso personalmente e a nome del partito sin d'ora, ho preferito consultarmi con l'ufficio di Presidenza e con la segreteria e decidere per il rinvio, che gia' vi annuncio, alle date del 20 e 21 gennaio 2012, sempre a Roma".

(Dal 15 al 18 dicembre nessuna dichiarazione)

19 dicembre (Riforme strutturali)
"Se parliamo adesso di nuove riforme strutturali - aggiunge Bindi intervistata da Repubblica - il governo Monti deve mettersi in testa che le proposte vanno costruite con le forze politiche che lo sostengono e con le parti sociali". "La flessibilità in uscita - sottolinea Bindi - si fa in tempi di crescita, non di recessione. Prima ci vogliono gli ammortizzatori, cioè un impianto di sicurezza che renda la flessibilità sopportabile per il lavoratore. Per tutto ciò occorrono risorse. Il governo le ha ?".

19 dicembre (Vinceremo)
 "Nessuna grande coalizione dopo Monti. Dopo Monti ci sarà chi vince e chi perde le elezioni. Noi vinceremo con un progetto e su questo si ricostruira' il Paese".

22 dicembre (Il nostro riscatto)
"Ho ancora fiducia nel fatto che le forze politiche si sapranno riscattare, non con un salvatore esterno, ma con la capacita' di autoriforma della politica".

24 dicembre (Quello non è il nostro Governo)
 ''E' una vittoria del Pd che il governo Berlusconi non ci sia piu'. Abbiamo voluto, votato e stiamo sostenendo il governo Monti, ma non e' il nostro governo. Abbiamo un programma e un progetto politico diverso''.

Perchè non pagate l'Ici?


La Voce Repubblicana del 24 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Maurizio Buzzegoli

La diocesi di Firenze deve pagare l'Ici per tutte le sue strutture ricettive. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Maurizio Buzzegoli di Radicali Firenze, che ha condotto una ricerca, grazie alla collaborazione dei gruppi consiliari della sinistra fiorentina, sulle proprietà della Chiesa cattolica a Firenze e sul pagamento dell’Ici in quella città governata dal rottamatore Matteo Renzi.
Maurizio Buzzegoli, cosa avete scoperto a Firenze sul pagamento dell’Ici della Chiesa cattolica a Firenze?
Come radicali fiorentini abbiamo deciso di replicare l’esperienza maturata a Roma sui beni della Chiesa. Abbiamo voluto fornire ai cittadini fiorentini un’ulteriore strumento di conoscenza sulle strutture alberghiere di cui è titolare la diocesi di Firenze. Avviando questa iniziativa sui beni della Chiesa abbiamo voluto rispondere al quotidiano della Conferenza episcopale italiana ‘Avvenire’ che ha parlato di favole sui beni della Chiesa. Il giornale dei vescovi ha scritto che la chiesa fiorentina paga mezzo milione di Ici. Il giornalista di ‘Avvenire’ Claudio Torrini ha riportato i dati relativi al pagamento dell’Ici da parte della diocesi di Firenze. Grazie all’aiuto di Tommaso Grassi, il primo consigliere comunale non radicale ad aver ottenuto i dati sulle strutture alberghiere della Chiesa cattolica fiorentina”.
Cosa avete scoperto?
Su 29 strutture alberghiere della diocesi di Firenze, solo 7 di queste pagano l’Ici al Comune di Firenze. Noi ci siamo assicurato che queste fossero davvero delle strutture alberghiere perché abbiamo fatto un paio di telefonate che pubblicheremo sui nostri siti internet. Non ci risulta che queste strutture siano riservate agli studenti, ai membri del clero o al turismo religioso. Invece, queste strutture svolgono, a tutti gli effetti, dei veri servizi alberghieri con prezzi che oscillano tra i 70 e i 120 euro a notte per la matrimoniale. Perciò c’è una chiara violazione della legge del 1992 sulle esenzioni alla Chiesa cattolica”.
La stampa locale ha seguito questa iniziativa?
Tutti i mezzi di informazione locale ne hanno parlato. Sulle pagine cittadine della stampa fiorentina sono apparsi i dati che abbiamo diffuso in questi giorni. Non sono nemmeno mancate le repliche. Il primo cittadino di Firenze Matteo Renzi si è subito dichiarato favorevole a far pagare l’Ici a quelle che sono le attività non di culto della Chiesa cattolica nella diocesi di Firenze. Voglio precisare che abbiamo ottenuto questi dati dal catasto di Firenze e che perciò non abbiamo fatto nessuna ricerca fuori dalle fonti ufficiali”.
Come ha replicato la Chiesa fiorentina?
Loro hanno detto che pagano l’Ici per mezzo milione di euro. Il prossimo 29 gennaio vogliamo manifestare di fronte alla diocesi di Firenze per chiedere verità e fare un censimento proprio per far pagare alla Chiesa l’Ici per tutte le sue strutture”.

venerdì 23 dicembre 2011

Qui ci vuole una grande politica estera


Intervista ad Alfredo Mantica
Voce Repubblicana del 23 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo Monti ha compreso bene l’importanza della politica estera nel Mediterraneo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore ed ex sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica (Pdl).
Senatore Mantica, alla fine del suo incarico da sottosegretario ha fatto il suo ritorno a Palazzo Madama. Quali sono le sue valutazioni sul Governo Monti e sulla manovra?
Il mio ritorno al Senato è stato drammatico. Sono stato eletto per la prima volta nel 1987. Al Senato non c’è nemmeno un clima da ultimo giorno di scuola. I parlamentari che sono a Palazzo Madama pensano a tutt’altro. Io dico che questo ‘esproprio’ del Governo dei tecnici – anche se formalmente corretto come ha detto Napolitano – non permette al Parlamento di partecipare. Le forze politiche si devono solo limitare a dire di sì senza la possibilità di aggiungere altro. I gruppi parlamentari si devono adeguare. Vista la situazione a cui siamo giunti non è possibile fare altro”.
Pensa che il clima possa cambiare?
Io sono molto pessimista in questo. Questa situazione potrà cambiare se i partiti troveranno ragioni politiche ed istituzionali per aprire un dibattito sui grandi temi del confronto politico, anche a partire dalla legge elettorale all’organizzazione del territorio, alla riduzione del numero dei parlamentari. Si dovrà fare tutto quello che è necessario per accompagnare questa manovra economica”.
Cosa pensa del Governo Monti?
Io ho votato a favore di questo governo. E continuerò a farlo. Il mio dubbio è non tanto su quello che sta facendo il governo Monti, ma sulla cultura che il governo Monti esprime. Credo che l’Europa intergovernativa, con un direttorio a due, che difendono gli interessi tedeschi e poi quelli francesi, non è la politica che serve all’Italia. Trovo che alcune scelte fatte dall’Unione europea e dalle istituzioni europee siano penalizzanti per l’Italia in maniera ingiusta. Basta ricordare che le banche si sono ritrovate in crisi di liquidità e di patrimonio solo perché i Bot devono essere valutati al prezzo corrente di borsa e non al prezzo di riscatto. Credo che questo accada per la prima volta. Credo che Monti sia troppo europeista alla tedesca. Io, ad esempio, credo ancora negli Eurobond”.
Si può fare una politica estera con un governo Tecnico? Il ministro Terzi merita grande stima, ma i limiti in cui opera sono evidenti.
Questo governo è chiamato e costretto a fare una grande politica estera. Gli interessi che dobbiamo difendere nel Mediterraneo sono importanti. Siamo il primo partner commerciale di tanti paesi di quest’area. Dobbiamo muoverci per mantenere il nostro ruolo. Credo che nel Governo abbiano capito molto bene l’importanza della politica estera. E i primi passi del governo Monti, nell’area del Mediterraneo, lo stanno a dimostrare”.

giovedì 22 dicembre 2011

Mai più suicidi causati dalle condizioni nelle carceri


Intervista ad Eugenio Sarno 
Voce Repubblicana del 22 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

I suicidi degli ultimi giorni non devono ripetersi mai più. Ecco perché l'organico della polizia penitenziaria deve crescere. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario della Uil Penitenziari Eugenio Sarno.
Eugenio Sarno, alcuni giorni fa un'altra guardia penitenziaria si è tolta la vita. In questo grave atto c'è tutta la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Nelle ultime settimane sono stati due i suicidi di guardie penitenziarie. Questi due agenti erano definiti da tutti come dei bravissimi lavoratori, disponibili con tutti. Questi due agenti avevano svolto sempre il loro lavoro con grande professionalità e stima da parte di tutti. Una vita professionale irreprensibile, che certo non faceva presupporre questo epilogo”.
Cosa farete?
Noi abbiamo detto con grande chiarezza che non intendiamo strumentalizzare queste morti. Non vogliamo puntare l'indice accusatore verso nessuno. Ciò non toglie che le persone e le istituzioni devono accelerare necessariamente le iniziative per trovare un percorso o una via d'uscita a questa condizione. E' anche vero che il capo del Dap ha istituito un gruppo di lavoro per approfondire le condizioni delle nostre carceri ed è vero che studi universitari hanno accertato che le condizioni di disagio lavorativo tra le guardie penitenziarie è superiore rispetto ad altre società di lavoro. Sono anni che denunciamo condizioni infamanti nel luogo di lavoro e le condizioni dei diritti soggettivi degli agenti e le carenze di organico a cui devono sopperire. Il contratto di lavoro dovrebbe garantire condizioni migliori di lavoro per gli agenti che lavorano negli istituti penitenziari”.
Chi è il responsabile di questa situazione. In un comunicato di lunedì avete detto che l'organico degli agenti è diminuito del 9 per cento e che ci sono troppi agenti che vengono utilizzati nei servizi all'esterno. La responsabilità di questa condizione può essere individuata?
Le colpe e il dolo e le responsabilità attengono ad un profilo processuale. Noi siamo favorevoli al dialogo e al confronto con i nostri interlocutori. Parlare solo di vacanze organiche potrebbe non fornire il quadro di quella che è la catastrofe organica della polizia penitenziaria. Nel 2001 erano in servizio 43mila agenti di polizia penitenziaria. I detenuti superavano appena le 45mila unità. A distanza di 11 anni, dopo l'apertura di altri istituti penitenziari l'organico della polizia penitenziaria è sceso a 37mila unità, mentre la popolazione detenuta è aumentata del 51 per cento. In ragione ai nuovi compiti attribuiti alla polizia penitenziaria è evidente che i carichi di lavoro sono aumentati ed è sempre meno facile riuscire a lavorare nelle sezioni detentive. Ecco perché vogliamo che questi episodi non si ripetano mai più”.

mercoledì 21 dicembre 2011

Siamo un partito forte


Intervista ad Elvira Savino
Voce Repubblicana, 21 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Pdl è e resta un partito solido. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Elvira Savino del Popolo delle libertà, membro della Commissione Finanze della Camera dei deputati.
Onorevole Savino, qual è oggi la situazione del Popolo delle libertà dopo la fine dell'esperienza del Governo Berlusconi. Il partito resta un soggetto politico solido?
Il Popolo delle libertà è un partito solido. Ne sono profondamente convinta. E' normale che in un partito a vocazione maggioritaria ci sia una dialettica interna che permette il confronto è su tutti i temi del dibattito politico. In passato ci veniva contestato il pensiero unico, la leadership indiscussa, l'assenza di democrazia. Questo era un giudizio del tutto sbagliato. In questa fase stiamo avviando un serio processo di democratizzazione interna. Il Pdl si sta strutturando e vuole avere una sua legittimazione dal basso”.
Come è andato il tesseramento del Pdl?
E' andato molto bene. Ed è stato un autentico successo. Abbiamo il maggior numero di iscritti in Europa per quanto riguarda i partiti di massa. Abbiamo avviato il ciclo dei nostri congressi. Accanto a questi appuntamenti ci stiamo organizzando anche per fare le elezioni primarie per decidere i candidati alle amministrative. Il nostro partito non si è fermato. Ritengo che la dialettica interna resti un fatto estremamente positivo. Noi vogliamo continuare a svolgere bene il nostro impegno politico. Coloro che sollevano polemiche all'interno del Popolo delle libertà sono gli stessi di sempre. Oggi tutti si affrettano a puntare il dito contro di loro. Ma i cosiddetti 'malpancisti' del Pdl erano gli stessi anche prima. Oggi la stampa li segue con maggiore attenzione. Ma all'interno del Pdl è logico che ci siano queste posizioni. Sono convinta che con il senso di responsabilità e con il dialogo è possibile trovare la sintesi su tutto. Naturalmente questo non significa avallare l'anarchia. Le decisioni vanno prese ed è bene che vincolino tutti”.
Il Pdl le ha mai posto dei limiti alle sue iniziative politiche?
No, mai. Nessuno mi ha mai criticato per nulla. Devo dire che nessuno ha mai cercato di indottrinarmi o mi ha detto quali fossero le iniziative da assumere”.
Cosa pensa della possibilità di fare una gara per l'assegnazione delle frequenze del digitale terrestre? Il Partito democratico preme per l'asta. Cosa ne pensa?
Su questo argomento ci sono state troppe semplificazioni. La richiesta di un'asta è stata formulata dalle autorità europee. In linea teorica non ho nulla contro l'asta, ma sarebbe più giusto far pagare un canone di concessione più alto a chi le frequenze a chi le possiede o stabilire un canone di concessione. Credo che un'asta non porterà quei benefici economici, per le nostre finanze, di cui tutti parlano”.

Gian Antonio Stella cita su "Sette" del "Corriere della Sera" il Compagno Napolitano (Kaos edizioni)

martedì 20 dicembre 2011

Perchè nessuno parla di Don Verzè?


Intervista a Lorenzo Ruggiero
Voce Repubblicana del 20 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Nessuno vuole parlare apertamente delle vicende su don Verzè. La reticenza è totale. Lo ha detto alla “Voce” Lorenzo Ruggiero, curatore di “Dossier Don Verzè. Opere, miracoli, maneggi e scandali di un prete manager col dio denaro” (Kaos Edizioni).
Lorenzo Ruggiero, come è nata l'idea di questo libro sul San Raffaele, la clinica degli intrallazzi fondata da don Verzè, che è oggetto di numerose inchieste della magistratura?
Libri, come quello su don Verzè, non trovano udienza presso nessuno. Tutti hanno qualche imbarazzo a parlare di questi argomenti. La prima volta che abbiamo parlato di questo argomento è stato nel lontano 1994 con un libro del giornalista Giovanni Ruggieri dal titolo “Gli affari del Presidente”, in cui si narrava la vicenda dell'ospedale milanese San Raffaele, utilizzato come luogo di affari e speculazione immobiliare nota come 'Milano 2' negli anni '70. Questo 'Dossier' non è solo una raccolta di documenti, ma è una sorta di biografia di don Verzè. In realtà siamo di fronte ad una cronologia esatta delle vicende che riguardano questo prete affarista, 'prete manager' come lui stesso si è autodefinito nella sua autobiografia”.
Da quando avete cominciato a raccontare la storia di Don Verzé?
Dal 1964, quando la diocesi di Milano prese un provvedimento molto grave contro don Verzè, impedendo a questo sacerdote di esercitare il Sacro ministero nella diocesi di Milano, dove operava. Già allora la situazione di questo prete risultava strana”.
Come avete trovato questi documenti?
Quella di don Verzè è una vicenda notissima, della quale nessuno ha mai voluto parlare. Se ne è occupato qualcuno, ma non certo in maniera organica. Don Verzè ha chiesto riconoscimenti pubblici per la sua clinica, il San Raffaele, ancor prima che questo istituto fosse una realtà. Infatti, fin dall'inizio degli anni '70 ci sono tante interrogazioni parlamentari su questa vicenda. Il Partito radicale, nell'aprile del 1978, si chiedeva come questo prete potesse avere, sin dagli anni '70 libera udienza presso il ministero della Sanità e della Pubblica istruzione. Inoltre, nel corso degli anni alcuni mezzi di informazione si sono occupati, in maniera molto saltuaria, della situazione del San Raffaele. Se ne è occupata la stampa di destra e ancheil quotidiano parastatale 'Il Giorno'”.
In quali procedimenti penali è implicato don Verzé?
Le vicende di don Verzè sono molto complicate. E' molto facile perdere il lume della ragione prima di trovare il bandolo della matassa. Don Verzè è stato coinvolto in abusi edilizi, tentativi di corruzione (procedimento concluso con la prescrizione). Ci sono provvedimenti giudiziari per ricettazione di opere d'arte, di tele di dimensione di tre per 4 metri sottratte a Chiese napoletane. C'è davvero un po' di tutto”.

Marco Pannella cita "Il Compagno Napolitano" (Kaos Edizioni)

sabato 17 dicembre 2011

Quella multa inattesa


Intervista a Roberta Gisotti
Voce Repubblicana, 17 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Non mi aspettavo la multa dell'Antitrust contro l'Auditel, ma sono soddisfatta. Lo ha detto alla “Voce” la giornalista Roberta Gisotti, autrice dei saggi “La favola dell’Auditel”, Editori Riuniti (2002) e “La favola dell’Auditel. Parte seconda: fuga dalla prigione di vetro”, Nutrimenti (2005).
Roberta Gisotti, l'Antitrust ha multato l'Auditel con una sanzione di 1.806.604 euro perché la società “detiene una posizione dominante nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi e ha posto in essere tre abusi in grado di causare un pregiudizio alle dinamiche competitive dei mercati della raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo che, di fatto hanno avvantaggiato la Rai e Mediaset. Come ha trovato questa multa?
Non mi aspettavo questa multa. E' da molti anni che l'argomento era stato messo in secondo piano. Ho appreso questa notizia con grande soddisfazione. Sono passati ormai 15 anni da quando, nel gennaio del 1997, scrissi una lettera aperta a molti giornali. In questa lettera dicevo quello che è stato sostenuto nelle motivazioni della multa comminata dall'Auditel. Ora è necessario che alla denuncia dell'Antitrust seguano i fatti. E' necessario cambiare il sistema degli ascolti televisivi in Italia. Sappiamo molto bene che i dati Auditel hanno finito per inquinare il clima del nostro paese e della democrazia”.
Perchè il sistema di rilevazione Auditel viene considerato poco credibile?
Il sistema Auditel è considerato poco attendibile ed inaffidabile dal punto di vista tecnico. Si tratta di un sistema del tutto fuorviante per l'uso che se ne fa nelle redazioni dei giornali. Il Consiglio nazionale degli Utenti, nel lontano 1996, aveva considerato poco credibile il campione degli utenti che partecipano alle rilevazioni Auditel. Ricordo che l'Auditel è nato come strumento di misurazione del marketing e anche per dare un prezzo agli spot pubblicitari. Questa necessità era sorta negli anni '80 con l'ingresso delle televisioni private nel sistema radiotelevisivo italiano”.
Come viene scelto il campione degli utenti per valutare i gusti del pubblico?
Fino al 2004 si ricorreva all'elenco telefonico per scegliere il campione del pubblico Auditel. Questo sistema è stato giudicato duramente. Il campione è stato poi estratto dalle liste elettorali. Per partecipare al programma Auditel bisogna avere una linea telefonica fissa. Grazie al Meter, uno strumento che viene applicato al televisore vengono scaricati tutti i dati relativi ai programmi che vengono visti dalle famiglie italiane. Dal rilevamento Auditel sono lasciati i cittadini stranieri che vivono in Italia, che rappresentato una grossa fetta di pubblico. Non vengono considerati i luoghi pubblici. Questo è un danno per alcune televisioni che vengono viste nei luoghi pubblici”.

venerdì 16 dicembre 2011

Abbiamo fatto la nostra parte


Intervista a Giovanni Centrella
Voce Repubblicana 16 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Di fronte alla manovra del governo Monti il sindacato ha fatto la sua parte. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario nazionale dell'Ugl Giovanni Centrella.
Segretario Centrella, il vostro sindacato ha presentato una piattaforma rivendicativa per il settore penitenziario. Qual è la condizione di coloro che lavorano nel settore delle carceri italiane e cosa chiedete al Governo Monti?
La condizione in cui si trovano ad operare le guardie penitenziarie non è quello di un paese civile. All'interno delle carceri italiane si vive in una condizione disumana. Il discorso non riguarda solo chi ha commesso i reati e deve scontare una pena detentiva, ma anche coloro che lavorano nel carcere. Chi sconta una pena in carcere deve essere trattato nel rispetto della dignità che si deve. Gli agenti penitenziari non devono lavorare in un ambiente malsano in condizioni non idonee. Quello che è accaduto all'interno delle carceri italiane dimostra quanto la situazione sia critica all'interno delle carceri. Noi stiamo ponendo l'attenzione al problema perché vogliamo essere ascoltati e vogliamo, se non subito, affrontare e risolvere il problema”.
Il problema del sovraffollamento delle carceri è dovuto all'incapacità dei magistrati e al malfunzionamento della giustizia italiana? Dai dati che l'Ugl ha fornito risulta che il 42 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio.
Il sistema giudiziario italiano è eccessivamente burocratizzato. I tempi per lo svolgimento di un processo sono troppo lunghi. Abbiamo immesso nuove forme di giudizio: il patteggiamento e il giudizio immediato, ma la situazione non è cambiata affatto. Queste novità non hanno affatto dato quei risultati che tutti si aspettavano. Credo che sia necessario avere più personale tra la polizia e nella polizia penitenziaria. Non è giusto che ci sia il 42 per cento dei detenuti in carcere in attesa di giudizio. Se vogliamo ammettere di essere una nazione civile non possiamo pensare al pareggio di bilancio, ma badare anche a queste cose”.
Come ha trovato la risposta dei sindacati di fronte alla manovra e quali saranno i sacrifici dei lavoratori impegnati nel settore penitenziario?
Da parte di tutti i sindacati ho visto una risposta risoluta. Mi auguro che questa coesione. Credo che sulla previdenza sia necessario mettere dei capoversi che non ci sono. Chi lavora all'interno del comparto sicurezza non può andare in pensione a 66 anni. Questo è un lavoro usurante che ha dei limiti evidenti e non può essere svolto con la stessa efficienza fisica nel corso degli anni. Il sindacato e tutti i sindacati stanno facendo tutto il possibile per cambiare la manovra e per ridurre gli effetti sulle classi sociali più deboli. Spero che si continui su questa strada. Noi faremo la nostra parte”.

giovedì 15 dicembre 2011

Il ritorno di un operaia in Parlamento: l'onorevole Munerato (Lega Nord)


Non c'è dubbio che quello di Emanuela Munerato sia stato l'intervento parlamentare più bello mai ascoltato in aula. La deputata leghista ha detto: ''Presidente Monti, alla Bocconi di operai non ne avra' visti tanti. E io, anche se lei adesso non e' in Aula, mi sono vestita con la stessa divisa che indossavo fino a due giorni prima di essere eletta deputata''. La deputata della Lega è operaia in Veneto. Per intervenire sul complesso degli emendamenti alla manovra economica, la parlamentare si è presentata nell'emiciclo di Montecitorio con addosso la sua ''tuta blu''. La deputata del Carroccio ostenta orgogliosamente la sua divisa e tiene un breve intervento, ricordando che ''il professore ha la babysitter, mentre l'operaio deve arrangiarsi con 1.000-1.200 euro al mese''. E conclude il suo breve discorso tra gli applausi dei deputati del Carroccio.

Quella legge esiste da 30 anni in Francia


Intervista a Gianni Gremese
Voce Repubblicana 15 dicembre 2011 
di Lanfranco Palazzolo

In Francia esiste dal 1980 una legge per impedire gli sconti selvaggi delle grandi case editrici. In Italia ci siamo arrivati solo da pochi mesi. Lo ha detto alla “Voce” Gianni Gremese fondatore della omonima casa editrice.
Gianni Gremese, il settore della piccola e media editoria è in crisi e come ha trovato l'interesse nei confronti della fiera “Più libri più liberi”?
L'interesse del pubblico nei confronti di questa mostra è stato assolutamente genuino. Coloro che vengono a 'Più libri, più liberi' rappresentano lo zoccolo duro dei lettori italiani. Sono ormai dieci anni che questa mostra continua a raccogliere grandi successi. Certo, la crisi ha 'bastonato' il pubblico italiano. I lettori sono molto abbacchiati: sfogliano, guardano i libri, ma non li comprano. Si vede che il loro interesse è reale, ma fanno delle scelte più contenute. Rispetto agli anni precedenti abbiamo visto molta più attenzione”.
Come ha trovato alcune iniziative politiche per controllare il prezzo dei libri sul mercato di Internet? Pensa che questa sia stata una scelta giusta per dare respiro agli editori o vi ha danneggiato?
La legge a cui lei fa riferimento è stata approvata provvidenzialmente dal Parlamento italiano anche se protegge limitatamente il mercato degli editori indipendenti. Voglio sottolineare questa parola. Siamo piccoli, ma indipendenti. E siamo delle specie in via di estinzione. La concorrenza selvaggia degli anni scorsi, la politica delle catene librarie, alleate con la grande editoria, ha di fatto coperto ogni angolo del mercato dei libri. Ai piccoli editori è rimasto un margine ristretto. Non mi riferisco solo al margine economico, ma anche a quello culturale e intellettuale. Noi piccoli editori siamo attenti a quei libri e a quei temi che la grande editoria trascura per ragioni economiche. La grande editoria punta solo a risultati industrialmente interessanti, a grandi best-sellers, a grandi tirature. Le grandi aziende editoriali non sono interessate ad un libro troppo intelligente perché sono interessate poco a questo tipo di produzione. Questo aspetto è sottovalutato”.
La Francia aveva pensato prima ad una legge sul prezzo del libro?
Loro sono stati molto più intelligenti. E' dal 1980 che in questo paese esiste una legge che non permette alle grandi case editrici di fare sconti selvaggi. In quel caso la legge è stata provvidenziale. Infatti, in questo paese si è mantenuto un settore di piccole e medie case editrici e di piccole librerie. Ecco perché la Francia resta una delle poche isole felici per il mercato della piccola e media editoria”.
Perchè in Italia non esistono periodici specializzati in libri come, ad esempio, in tutti gli altri paesi europei?
Questo dipende dall'opinione pubblica italiana, che considera il libro un bene inutile”.

mercoledì 14 dicembre 2011


Intervista ad Achille Serra
Voce Repubblicana 14 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

E’ stato un errore nascondere l’allarme sul ritorno del terrorismo. Lo ha detto alla “Voce” l’ex prefetto e senatore Achille Serra dell’Udc.
Senatore Serra, nelle ultime settimane si sono verificati degli episodi gravissimi: un attentato, di presunta matrice anarchica, contro un dirigente di Equitalia e sono state recapitate due buste con dei bossoli calibro 40 all’indirizzo del ministro della Giustizia Severino e del sindaco di Roma Alemanno. Le nuove Brigate Rosse hanno rivendicato questi atti. Come interpreta questi episodi?
Anche io fui destinatario di una busta con dell’esplosivo nei giorni del social forum di Firenze nel 2002. All’epoca ero prefetto di Firenze. Allora fui fortunato. Riuscii a cavarmela per un pelo…. Per quanto riguarda i fatti di questi giorni sono preoccupato da almeno un anno. Quando qualche mese fa ho espresso le mie valutazioni sui pericoli di un ritorno al terrorismo la mia è stata una voce nel deserto. Anzi, ho ricevuto molte critiche da parte del mondo politico perché creavo allarmismo. Le mie valutazioni erano basate sulla mia esperienza professionale. Secondo me è difficile pensare al ritorno delle Brigate Rosse o le organizzazioni criminali terroristiche come le abbiamo conosciute in passato. Oggi manca la condivisione generale, che c’era allora, intorno a questi soggetti”.
Che tipo di analogie vede tra la situazione di quegli anni ed oggi?
Negli anni ’70 la scuola era in subbuglio, le università erano un luogo abituale per i contestatori, le fabbriche erano in crisi, la sanità affondava. Queste situazioni si stanno ripetendo oggi con molte aggravanti. La crisi economica degli anni ‘70 è un fattore comune con la situazione odierna. Oggi le condizioni delle famiglie sono molto più difficili. Ecco perché ho pensato che il rischio del ritorno del terrorismo potesse materializzarsi”.
Nell’ultima relazione del ministro dell’Interno Maroni sull’ordine pubblico era stato escluso il ritorno del terrorismo politico legato alle Br. Era rimasto sorpreso dalle valutazioni del Viminale?
L’ex ministro dell’Interno Maroni, che io stimo, non ha affatto minimizzato la realtà dei fatti. L’errore è che si cerca di non creare allarme nella popolazione. Ritengo che questo sia un errore. L’opinione pubblica non è stupida. E’ uno sbaglio gravissimo nascondere la realtà dei fatti. L’opinione pubblica italiana deve essere sempre informata. Anche quando si diceva che tutto andava bene sotto il profilo economico e finanziario è stato commesso un altro errore. Il precedente governo sapeva benissimo qual era la situazione dei conti pubblici e dei rischi che correva e corre il nostro paese. Se si nascondono i pericoli la gente non si sente responsabilizzata. E il risveglio, come abbiamo visto in questi giorni, può essere duro”.

Un consiglio utile per i capelloni

Solidarietà agli amici senegalesi

La scorsa estate, nei giorni successivi alla strage di Oslo, molti amici su facebook hanno pensato bene di mettere la bandiera norvegese per manifestare solidarietà verso quel popolo. Oggi non ho visto, nemmeno per sbaglio, qualcuno che ha pensato di mettere quella senegalese dopo il gravissimo fatto accaduto ieri a Firenze....................Lo faccio io ricordando a tutti che certe cose non devono succedere mai più.

martedì 13 dicembre 2011

Il Parlamento europeo e le modifiche alla Costituzione ungherese

La risoluzione sottolinea che l’Unione europea si fonda sui valori della democrazia e dello Stato di diritto, sul rispetto inequivocabile dei diritti e delle libertà fondamentali e sul riconoscimento del valore giuridico di tali diritti, libertà e principi. Tutto ciò è sancito dagli articoli 2, 3, 4, 6 e 7 del Trattato sull'Unione europea (tue), dagli articoli 49, 56, 114, 167 e 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo (CEDU). A tal riguardo, si ricorda che l’Ungheria ha sottoscritto la CEDU, il patto internazionale sui diritti civili e politici e altri strumenti giuridici internazionali che la obbligano a rispettare ed attuare i principi sul-la separazione dei poteri, l'attuazione di controlli ed equilibri istituzionali e la promozione della democrazia e dei diritti umani. Gli Stati membri e l'UE hanno pertanto il dovere di assicurare che i contenuti e le procedure ottemperino ai valori dell'UE, alla Carta dei diritti fondamentali, alla CEDU, e che le Costituzioni adottate non siano in contrasto con tali valori. Diversi degli attuali Stati membri dell'Unione europea, infatti, hanno dovuto rivedere e modificare le loro Costituzioni per aderire all'UE o adattarle ai successivi requisiti dei Trattati UE, in particolare su richiesta della Commissione.
Il Parlamento europeo condivide le preoccupazioni espresse in particolare dalla Commissione di Venezia soprattutto per quanto riguarda la trasparenza, l'apertura e il carattere inclusivo nonché la tempistica del processo di adozione e per quanto riguarda le modifiche del sistema di controlli ed equilibri, in particolare le disposizioni riguardanti la nuova Corte costituzionale e i nuovi tribunali e giudici, che potrebbero mettere a rischio l'indipendenza della magistratura ungherese.
La nuova Costituzione, inoltre, omette di stabilire esplicitamente una serie di principi che l'Ungheria, in base ai propri obblighi internazionali, è tenuta a rispettare e a promuovere (ad esempio, il divieto della pena di morte, dell'ergastolo, di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale e la sospensione o la restrizione dei diritti fondamentali attraverso ordinanze speciali), e utilizza formulazioni ambigue in ordine a nozioni fondamentali come “famiglia” e “diritto alla vita dal momento del concepimento”. Ciò rischia di creare discriminazione nei confronti di alcune categorie sociali, in particolare, le minoranze etniche, religiose e sessuali, le famiglie monoparentali, le persone che vivono in unioni di fatto e le donne.
La risoluzione considera anche la questione relativa all’ambigua formulazione del preambolo della nuova Costituzione, al quale viene attribuita forza giuridica. In particolare, le parti relative agli obblighi dello Stato ungherese nei confronti delle persone di etnia ungherese che vivono all'estero, può creare una base giuridica per azioni che i Paesi vicini potrebbero considerare come ingerenza nelle loro questioni interne, determinando tensioni nella regione. Questo potrebbe avere implicazioni legali e politiche e comportare incertezza del diritto; ciò si somma al fatto che l'inclusione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nella nuova Costituzione potrebbe dare adito a sovrapposizioni di competenze tra i tribunali ungheresi e internazionali. La nuova Costituzione, inoltre, stabilisce norme assai generali per quanto riguarda il sistema giudiziario e non chiarisce se la Suprema corte, sotto il suo nuovo nome, proseguirà col suo attuale presidente.
Sotto il profilo legislativo, la risoluzione sottolinea come la nuova Costituzione preveda l'ampio uso di leggi cardinali la cui adozione è soggetta alla maggioranza di due terzi, che contempleranno un'ampia serie di questioni relative al sistema istituzionale ungherese, all'esercizio dei diritti fondamentali e a importanti disposizioni nella società, concernenti ad esempio i sistemi fiscale e pensionistico. 
Ulteriori preoccupazioni sono sollevate dal fatto che un organo non parlamentare, il consiglio del bilancio, con limitata legittimità democratica, avrà il potere di veto sull'adozione del bilancio generale dell'Assemblea nazionale. In questo caso, il Capo dello Stato potrà scioglierla, limitando fortemente il campo d'azione del legislatore democraticamente eletto. Infine, l'efficace sistema di quattro commissari parlamentari sarà ridimensionato in un sistema formato da un mediatore generale e due vice, che potrebbe non fornire lo stesso livello di tutela dei diritti e che non includerà fra le sue competenze quelle dell'ex commissario per i dati personali e la libertà d'informazione. Le competenze di quest'ultimo saranno trasferiti ad un'autorità il cui modus operandi non è specificato. Alla luce delle suddette questioni, il Parlamento europeo:
1) invita le autorità ungheresi ad affrontare le questioni e le preoccupazioni sollevate dalla Commissione di Venezia e ad attuarne le raccomandazioni, emendando la nuova Costituzione o attraverso future leggi cardinali e ordinarie, in particolare a:
· cercare attivamente un consenso, garantire una maggiore trasparenza e promuovere un'autentica inclusione politica e sociale e un ampio dibattito pubblico in relazione alla prossima elaborazione ed adozione di leggi cardinali, previste nella nuova Costituzione;
· adottare unicamente il campo di applicazione di base, chiaramente definito, delle leggi cardinali sul sistema fiscale e pensionistico, le politiche per la famiglia, culturali, in materia di religione e socioeconomiche, che consenta ai futuri Governi e Parlamenti democraticamente eletti di adottare decisioni autonome su tali politiche; rivedere l'attuale mandato del consiglio del bilancio;
· assicurare che ogni cittadino abbia diritto a una pari protezione dei propri diritti, a prescindere dal gruppo religioso, sessuale, etnico o societario a cui appartiene, nel rispetto dell'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, nella Costituzione e nel suo preambolo;
· garantire esplicitamente, nella Costituzione, compreso nel preambolo, che l'Ungheria rispetterà l'integrità territoriale degli altri Paesi quando chieda il sostegno delle persone di etnia ungherese che vivono all'estero;
· ribadire l'indipendenza della magistratura, ripristinando il diritto della corte costituzionale a rivedere la normativa in materia di bilancio senza eccezione, come richiesto dal diritto basato sulla CEDU, rivedendo la disposizione sull'abbassamento dell'età pensionabile obbligatoria dei giudici e garantendo esplicitamente la gestione indipendente del sistema giudiziario;
· tutelare esplicitamente, nella nuova Costituzione, tutti i diritti civili e sociali fondamentali, nel rispetto degli obblighi internazionali dell'Ungheria, vietare la pena di morte, l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale e la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, fornire sufficienti garanzie per quanto riguarda la protezione dei diritti fondamentali e chiarire che i diritti fondamentali sono acquisiti alla nascita e non sono soggetti a condizioni;
· garantire che la riorganizzazione del sistema dei commissari parlamentari non serva per attenuare le garanzie esistenti per quanto riguarda la protezione e la promozione dei diritti in materia di protezione delle minoranze nazionali, la protezione dei dati personali e la trasparenza dell'informazione pubblica importante, nonché l'indipendenza dei rispettivi organi responsabili al riguardo;
· garantire che l'inserimento della Carta dei diritti fondamentali nella nuova Costituzione non provochi problemi d'interpretazione e sovrapposizione di competenze tra i tribunali nazionali, la nuova Corte costituzionale ungherese e la Corte di giustizia europea.
2) Il Parlamento invita la Commissione ad effettuare una revisione ed un’analisi complete della nuova Costituzione e delle leggi cardinali da adottare in futuro, in modo da controllare che esse siano coerenti con l'acquis comunitario e in particolare la Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea, che l’Ungheria ha sottoscritto, nonché con la lettera e lo spirito dei Trattati.
3) A tal riguardo, il Parlamento incarica le sue commissioni competenti a seguire l'evoluzione della questione, in collaborazione con la Commissione di Venezia e il Consiglio d'Europa, e a valutare se e come le raccomandazioni siano state applicate.