sabato 29 gennaio 2011

Queste mozioni di sfiducia non ci spaventano

Voce Repubblicana del 29 gennaio 2011
Intervista a Gregorio Fontana
di Lanfranco Palazzolo

Il centrosinistra può presentare una mozione di sfiducia alla settimana. Questi attacchi contro il governo non ci fanno paura perché abbiamo la maggioranza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà Gregorio Fontana dopo la sconfitta del centrosinistra sulla sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.
Onorevole Fontana, il centrodestra ha incassato una nuova vittoria sul ministro Bondi.
“Il dibattito che si è svolto alla Camera sul ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha messo in evidenza la strumentalizzazione della politica delle opposizioni. Il centrosinistra ha pensato di sfruttare le difficoltà del Pdl e dei suoi alleati. L’iniziativa è delle scorso novembre. Il centrodestra ha confermato la propria maggioranza in modo più netto rispetto a quanto era accaduto lo scorso dicembre. Adesso dovrebbero essere le opposizioni a riflettere meglio sulla loro situazione. Le vicende che hanno cercato di strumentalizzare i partiti delle opposizioni non hanno fatto breccia. Il centrosinistra non ha voluto fare un dibattito serio sui veri problemi della cultura in Italia”.
Dopo la sconfitta del centrosinistra in aula il 14 dicembre avevate pensato che la mozione di sfiducia fosse ritirata dal centrosinistra?
“Noi pensiamo solo a governare per il bene del Paese. Se le opposizioni pensano di fare una mozione di sfiducia possono farla quando vogliono. Ne pagheranno le conseguenze politiche della sconfitta. Se vogliono fare una sfiducia individuale ad un ministro la facciano pure. Noi abbiamo i numeri per governare. Noi andiamo avanti. Questa è una riflessione che devono fare le opposizioni. Il nostro obiettivo è quello di andare avanti con il programma di governo”.
Quali sono le valutazioni numeriche da fare sulla conferma dei 314 voti a favore della maggioranza?
“La maggioranza conferma di esserci. Noi avevamo due assenti giustificati in aula. La nostra consistenza numerica è superiore a quella del precedente voto di fiducia sul governo. Anche sul voto relativo alla relazione del ministro Alfano sulla giustizia la maggioranza ha confermato i suoi numeri. Ormai è evidente a tutti che gli attacchi delle opposizioni non portano a nessun risultato apprezzabile”.
Nella mozione del centrosinistra, Bondi veniva accusato di essere anche il coordinatore del Pdl. E’ accettabile questo passaggio in una mozione che riguarda la sostanza della politica del ministero dei Beni Culturali?
“Quella del doppio incarico di Bondi è una sciocchezza assoluta. Il voto della Camera ha messo la parola fine su queste polemiche, che non hanno nulla a che fare con la politica concreta del governo. Il commento da fare riguarda solo la vittoria del centrodestra che vede la conferma di un ottimo ministro come Sandro Bondi”.

venerdì 28 gennaio 2011

Ho salvato l'Italia dalla crisi

Voce Repubblicana del 28 gennaio 2011
Intervista ad Antonio Razzi
di Lanfranco Palazzolo

Ho salvato il governo Berlusconi per fermare la crisi economica. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato di Iniziativa Responsabile- ‘Noi Sud’, Antonio Razzi.
Onorevole Razzi, perché ha abbandonato l’Idv di Antonio Di Pietro e ha scelto di sostenere il Governo Berlusconi?
“Vede, io sono stato eletto in una circoscrizione all’estero. Ho risieduto per 41 anni in Svizzera. Io sono stato eletto con le preferenze. Non sono stato nominato. In questa situazione non sono mai stato calcolato e valutato da parte del mio ex partito. Io spero che in questa nuovo soggetto politico, ‘Noi Sud’, abbiamo pensato di rimettere il meridione al centro della nostra iniziativa politica. Sono sempre stato convinto che il Sud sia il motore dell’Italia. Ai tempi del grande sviluppo economico del Nord, sono stati gli operai del Sud a dare un grande contributo allo sviluppo economico dell’Italia intera. E’ stata la manodopera del Sud a dare il segno della grande crescita dell’Italia. La nostra scelta di formare un gruppo di responsabili è stata senza dubbio giusta”.
Perché ritiene che il gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile sia utile per il paese?
“In questi mesi ho viaggiato molto per ragioni istituzionali. Sono stato recentemente a New York e ho notato una grande attenzione alle vicende politiche italiane. Si discuteva molto delle sorti dell’economia italiana. Ho notato che molti osservatori italiani non aspettavano altro che il voto anticipato, le elezioni e la fine dell’Italia. Io ed altri miei colleghi abbiamo voluto impedire questa situazione. Grazie al mio voto di fiducia al Governo Berlusconi questa situazione non si è verificata. Con la nostra scelta abbiamo difeso l’Italia e anche l’esistenza dell’Euro”.
E’ vero che Di Pietro non la sopportava perché nel Partito lavorava troppo?
“Io ho sempre lavorato nell’Italia dei valori. Ma ho lavorato molto per gli italiani all’estero. E continuerò a farlo. La prima volta che sono stato eletto all’estero (Europa), il partito ha ricevuto 27mila voti. Nel 2008 abbiamo quasi raddoppiato i voti, arrivando a 42mila. Questo significa che il lavoro che avevo svolto era ottimo. Appena finivano le sedute alla Camera andavo in Europa a sostenere il partito e per dare forza agli italiani all’estero. Tutto questo non è mai stato apprezzato. Ho fatto tante proposte, come quella dell’abolizione della tassa sul passaporto, che non sono state apprezzate nel mio partito. Hanno cercato di seppellirmi in vista delle prossime elezioni. Ne ho preso atto”.
Lei è stato un operaio. Cosa pensa del sostegno di Di Pietro alla Fiom?
“Ho lavorato per anni come operaio. La proposta di Marchionne è eccezionale. Le opportunità di lavoro vanno sempre colte. Oggi non possiamo permetterci di portare la Fiat fuori dall’Italia”.

giovedì 27 gennaio 2011

La casa del cognato di Fini a Montecarlo

INTERROGAZIONE SULLA VICENDA RELATIVA AD UN IMMOBILE DI MONTECARLO

(3-01868) (25 gennaio 2011)

COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che: dallo scorso mese di agosto 2010 tutti i quotidiani italiani hanno riportato la cronistoria riguardante la proprietà di un appartamento situato a Montecarlo, al numero 14 di rue Princesse Charlotte, facente parte di un lascito di una nobildonna al partito Alleanza Nazionale; in detto immobile, risultato nella proprietà di una società offshore con sede a Santa Lucia, "viveva" un cittadino italiano, il signor Giancarlo Tulliani, titolare di un contratto di locazione sempre secondo quanto riportato dai quotidiani italiani, in una missiva il Ministro della giustizia di Santa Lucia informava il suo premier che la titolarità della società proprietaria dell'immobile apparteneva al medesimo signor Giancarlo Tulliani;

considerato che:

detta informazione del guardasigilli caraibico provocava un'aspra polemica in Italia tra coloro i quali sostenevano l'autenticità della missiva citata e delle informazioni in essa contenute e coloro i quali, al contrario, paventavano un complotto ordito da parte di settori deviati dei servizi segreti italiani o di altri organismi, italiani e stranieri, anche questi deviati, allo scopo di favorire politicamente il Governo italiano;

preso atto che in data 25 gennaio 2011, dopo un breve periodo di silenzio, i quotidiani italiani sono tornati sulla questione relativa alla proprietà del citato immobile formulando ulteriori ipotesi e riportando indiscrezioni;

rilevato che:

il Governo italiano, chiamato in causa, avrebbe dovuto, a giudizio dell'interrogante, intraprendere ogni iniziativa utile a chiarire l'intera vicenda e sgomberare il campo degli inutili quanto dannosi sospetti e illazioni di intromissione;

tuttavia, non risulta all'interrogante che sia stata promossa alcuna iniziativa o sia stato avviato alcun contatto con il Governo dello Stato di Santa Lucia al fine di acquisire chiare e inequivocabili informazioni,

l'interrogante chiede di sapere se e quali atti il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo abbiano compiuto al fine di verificare la veridicità degli elementi riportati dalla stampa riguardanti la proprietà dell'immobile situato a Montecarlo e se detti elementi siano sufficienti a chiarire definitivamente e in modo rispondente alla verità dei fatti l'intera vicenda

Svolgimento di interrogazioni (ore 11,20)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interrogazione 3-01868 sulla vicenda relativa ad un immobile di Montecarlo.

Il ministro degli affari esteri, onorevole Frattini, ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. (Numerosi senatori dei Gruppi PD, IdV e Misto-ApI abbandonano l'Aula. Commenti).

PEDICA (IdV). Uscite, colleghi, sono solo bugie.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli senatori, è assolutamente essenziale che prima di rispondere nel merito alla prima delle quattro interrogazioni previste per la seduta odierna io svolga una precisazione sul metodo, avendo ascoltato, ovviamente, il dibattito sul Regolamento

Lo dico anzitutto alla presidente Finocchiaro: il Ministro degli affari esteri non si scomoda mai, quando viene in Parlamento, fa semplicemente il suo dovere. Io stesso sono stato personalmente ascoltato dal Parlamento nelle scorse settimane non una, ma molte volte su questioni urgenti, e anche i miei Sottosegretari, ad esempio relativamente alle situazioni in Medio Oriente e in Mediterraneo. Sono stato ascoltato dalle Commissioni di Camera e Senato in seduta congiunta, perché così il Parlamento - e non il Governo - ha deciso. Credo che un punto sia assolutamente chiaro: il Governo non può e non deve decidere se e dove essere ascoltato, in quale Camera, se in Commissione oppure in Aula. Oggi vengo chiamato in Aula su quattro interrogazioni e ritengo che sia mio dovere essere qui. Non farò mai alcuna iniziativa che possa ritardare o, peggio, evitare la mia presenza dinanzi al Parlamento, se così il Parlamento decide.

Rispondo quindi all'interrogazione 3-01868, che è ora al nostro esame, presentata dall'onorevole Compagna

Come tutti ricorderanno, la scorsa estate è sorta un'accesa polemica sulla vicenda riguardante la proprietà di un appartamento situato a Montecarlo, già facente parte di un legato ad un partito politico italiano, Alleanza Nazionale, che si trovava nella disponibilità materiale di un cittadino italiano, Giancarlo Tulliani

Oggetto della polemica sono stati anche l'origine e l'autenticità di un documento a firma del Ministro della giustizia di Santa Lucia, che attribuiva allo stesso signor Giancarlo Tulliani la titolarità di società offshore intestatarie dell'immobile. In detto documento, si sarebbe precisata e indicata l'esistenza di un'inchiesta disposta dalle autorità di Santa Lucia, nata dalla circostanza di dover accertare perché il prezzo di vendita di quell'appartamento fosse basso, in relazione al livello medio del prezzo di mercato di immobili collocati in Montecarlo.

Vi fu una polemica che investì anche una presunta manipolazione del documento e quindi la sua autenticità; da alcuni organi di stampa, si era indicato anche un presunto ruolo di organi dello Stato in tali attività.

Ecco la ragione per cui, a suo tempo, ritenni di chiedere non ovviamente una rogatoria, ma un chiarimento puro e semplice alle autorità di Santa Lucia circa la genesi e l'autenticità del predetto documento pubblicato da organi di informazione in Italia, e non solo in Italia, onde fugare dubbi, indiscrezioni, retroscena.

Alcune settimane fa, ho ricevuto una risposta dal Primo ministro di Santa Lucia, il quale, allegando il documento a suo tempo prodotto a lui stesso dal Ministro della giustizia, me ne ha certificato l'autenticità e la veridicità dei dati in esso contenuti. Sia la lettera, sia il documento allegato sono stati da me inviati, per le valutazioni di competenza, e quindi non per l'indicazione di eventuali fattispecie di illecito penale, alla procura della Repubblica di Roma, poiché mi risulta che vi sia ancora un fascicolo aperto sulla vicenda.

Lasciando quindi agli organi giurisdizionali ogni valutazione di loro competenza, mi limito oggi a ribadire quanto vi ho appena detto. Il documento ovviamente non può essere messo ad integrale disposizione e quindi sui particolari di questo documento non posso e non debbo aggiungere altro. Sarà la procura della Repubblica, se lo riterrà, a farne uso. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dal Gruppo FLI).

COMPAGNA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, nel prendere atto delle affermazioni del Governo mi preme rilevare come la vicenda internazionale dipanatasi negli ultimi mesi tra il Principato monegasco e l'isola di Santa Lucia su cui era incentrato il mio atto di sindacato ispettivo, ha acquisito nel corso di questi miei un profilo istituzionale a mio giudizio improprio che spero possa ora diradarsi, grazie alla linearità di argomenti di metodo, fatta valere qualche minuto fa dall'onorevole Ministro.

Instancabili protagonisti del cosiddetto giornalismo investigativo avevano ricamato e continuano a ricamare su questa vicenda con accanimento. Direi che c'è un tipo di giornalismo investigativo che qualche volta mi viene di definire quello dei centrocampisti di Procura, cioè quel «copia ed incolla» che ha come fonte il terzo potere e, come dissi quando discutevamo un disegno di legge sulle intercettazioni, ha il suo eroe eponimo nel giornalismo alla D'Avanzo, giornalismo che merita garanzie di libertà ma che non è proprio lo stesso giornalismo di Enzo Bettiza o di Alberto Ronchey Vi è poi il giornalismo investigativo più liberale, più liberistico, più scollacciato, più spregiudicato, quello di Feltri che ha iniziato ad animare fin dal luglio-agosto la vicenda alimentandole per proprio poco profili di diceria, di insinuazione, di pettegolezzo.

È poi comparso un terzo tipo di giornalismo investigativo, quello che vorrebbe avere un ruolo parastatale. Vi è un agilissimo e non so se anche abilissimo giornalista editore che ha cercato di rivendicare per sé un ruolo parastatuale di indagatore su questa vicenda. Mi riferisco alle vicende di ottobre. Da questo punto di vista ho ritenuto che un percorso istituzionale più nitido dovesse svolgersi, certamente in procura se - ha detto bene il ministro Frattini - la procura lo riterrà. E lì i miei sentimenti non hanno nulla di mancanza di rispetto, di affetto oltre ovviamente che per l'amico, collega Pontone per il Presidente della Camera, per il suo diritto alla trasparenza.

Da questo punto di vista credo di dover prendere atto che proprio quest'appuntamento parlamentare, tanto contestato da alcuni colleghi, ha ritenuto di riprodurre un clima più pacato, di garanzie. Del resto, se posso concludere, colleghi, con una battuta sdrammatizzante, siamo quasi a metà o un po' più della metà di questa legislatura.

Francamente non è mai stata l'Aula del Senato ad investire o ad aggredire prerogative, ordini del giorno, calendari dell'altro ramo del Parlamento. E così mi onoro - se poi ho sbagliato ne porterò l'ignominia nella storia del Senato - di aver contribuito con questo atto di sindacato ispettivo, per il quale esprimo gratitudine alla sensibilità del Ministro per averlo inserito tra appuntamenti assai più importanti di politica internazionale ma proprio per riportare minor disordine nel nostro dibattito istituzionale. (Applausi dal Gruppo PdL).

Quelle mozioni contro Bondi erano ridicole

Voce Repubblicana del 27 gennaio 2011
Intervista ad Emerenzio Barbieri
di Lanfranco Palazzolo
Le mozioni di sfiducia contro il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi sono state ridicole. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Popolo delle libertà.
Onorevole Barbieri, cosa pensa delle mozioni di sfiducia presentate contro il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi?
“Le mozioni che sono state presentate contro il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi sono due. Il dibattito è cominciato lunedì pomeriggio alla Camera dei deputati. La prima mozione di sfiducia è stata presentata dal Partito democratico e dall’Italia dei valori. L’altra è stata presentata dai centristi del Terzo polo. Io sono intervenuto in aula lunedì pomeriggio a nome del Popolo delle libertà. Nel mio intervento ho precisato che ci troviamo di fronte ad un’iniziativa politicamente ridicola. Nella mozione il ministro viene accusato di dedicare troppo poco tempo al suo incarico di ministro per favorire il suo ruolo di coordinatore del Popolo delle libertà. Nel corso del mio intervento in aula mi sono augurato che sarebbe davvero un ottima cosa se Bondi si dedicasse anche al suo incarico di coordinatore del Popolo delle libertà. Probabilmente avrebbe evitato una serie di errori”.
Cosa pensa di questo pesantissimo attacco giudiziario contro Silvio Berlusconi?
“Potrei riassumere queste vicende con una semplice valutazione: questo attacco è una vergogna incredibile. Non è assolutamente immaginabile che vicende di questo genere finiscano sulle prime pagine di tutti i quotidiani come se fossero come il principale problema che deve affrontare questo paese. Trovo che sia davvero grave che si concentri sul Presidente del Consiglio un attacco che non viene più solo da una parte della magistratura, ma anche da autorevoli organi di informazione”.
In questi giorni si è parlato molto di manovre contro Silvio Berlusconi. Qualcuno ha cercato di alimentare un assurdo dualismo con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e con altri autorevoli esponenti del Pdl come Roberto Formigoni. Cosa ne pensa?
“Non ho mai avuto alcuna notizia diretta di eventuali contrasti al vertice del Popolo delle libertà e nemmeno tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Non riesco proprio a comprendere chi possa aver messo in giro questa voce. Per quanto riguarda il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, ho visto che lui, insieme ad altri colleghi, ha firmato una lettera di grande solidarietà al Presidente del Consiglio. Questo significa che se avesse avuto in mente qualcos’altro non avrebbe certo fatto questa iniziativa”.
La voce su Marina Berlusconi che succede al padre Silvio al vertice del Pdl è un’altra invenzione?
“Non ho mai letto di queste intenzioni. Marina Berlusconi è un’ottima imprenditrice. Non credo che sia un’ipotesi credibile”.

martedì 25 gennaio 2011

Tunisia, per saperne di più

§ ’Tunisia, effetto domino?’, dal sito internet http://ispinews.ispionline.it3/
§ A. Sanguini ‘Le incognite del dopo-Ben Ali’; G. Calchi Novati ‘Algeria tra necessità di riforme e continuità’; S. Torelli ‘Le sfide della regione dopo la crisi tunisina’, in: ISPI, Commentary, 17 gennaio 2001 3
§ S. Torelli ‘Ventitre anni da sovrano assoluto la Tunisia di Ben Ali’; S. Felician ‘Una nuova pagina per la Tunisia’; S. Torelli ‘In Tunisia e Algeria non c’è la stessa crisi’; Rubrica EuroMeDitazioni ‘Europa: la crisi da sud’, in: Limes – rivista italiana di geopolitica, dal sito http://temi.repubblica.it/limes 18 gennaio 2001 3
§ ’Tunisia: le relazioni con la UE’, in: Equilibri (http://www.equilibri.net/nuovo, 28 ottobre 2010)3
§ D. Jerone ‘Understanding Tunisia’s Tremors’; S. A. Cook ‘Tunisia after Ben Ali’, in: Council on Foreign Relations (http://www.cfr.org/publication 14 gennaio 2011)3
§ D. Abou ‘Tunisia: A Moment of Destiny for the Tunisian People and Beyond?’, in: ISN ETH Zurich ( http://www.isn.ethz.ch/isn ) 14 gennaio 2011 3
§ L. Sadiki ‘The ‘bin Laden’ of marginalisation’, in AlJazeera.net (http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/01 ), 14 gennaio 2011 3
§ ’Ces quarante-huit heures qui ont change Tunis’, in: Jeune Afrique (http://www.jeuneafrique.com/ ), 12 gennaio 2011 3
§ D. Moisi ‘Is Tunisia the first domino to fall’, http://www.moroccoboard.com/news ) 16 gennaio 2011 3
§ ‘Riots Rock the Tunisian Government’; ’Tunisian Troubles in a Volatile Region’ http://www.moroccoboard.com/news ), 13 gennaio 2011 3
§ ‘State of Emergency, Government Dissolved in Tunisia’; ’Tunisian President Leaves in Army Coup’; ’North Africa After Tunisia’, in: Stratfor (http://www.stratfor.com/), 14 gennaio 2011 3
§ ’Arab Leaders Fear Coup Contagion, (http://www.stratfor.com/), 17 gennaio 2011

Non chiudiamo i rapporti con Minsk

Intervista a Riccardo Migliori
Voce Repubblicana del 26 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo
In attesa delle nuove sanzioni dell’Unione europea contro la Bielorussia, non dobbiamo chiudere definitivamente la porta al dialogo con Minsk. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Riccardo Migliori del Pdl.
Onorevole Migliori, la Camera è impegnata nella discussione delle mozioni parlamentari sulla difesa dei diritti umani in Bielorussia. Cosa pensa degli attacchi che hanno rivolto le opposizioni alla politica estera del governo nei confronti di Minsk?
“Esiste un certo tasso provincialismo nell’interpretazione della politica estera italiana. Questo atteggiamento è figlio dell’atteggiamento della stampa italiana. Fatte alcune eccezioni, l’interesse per la politica estera italiana è minimale. Quando si discute di politica estera in Parlamento, alle forze politiche di opposizione non interessa molto quello che accade a Minsk. A queste forze politiche interessa contestare solo alcune osservazioni di Silvio Berlusconi sul premier bielorusso Lukashenko. L’esigenza della politica estera italiana è di quella europea è di avere una linea politica chiara. Lo scorso anno l’Unione europea ha tolto le sanzioni più gravi nei confronti di Cuba, mentre oggi le forze politiche italiane chiedono di inasprire le sanzioni contro la Bielorussia. Questo zigzagare della nostra politica estera italiana non serve all’autorevolezza dei paesi democratici. Se Lukaschenko non rappresenta un esempio di democrazia, devo registrare che questo atteggiamento negativo verso la Bielorussia non c’è stato contro altri paesi assai meno democratici, come ad esempio il Turkmenistan. Romano Prodi ha visitato questo paese, ma nessuno ha avuto mai nulla da ridire su questo”.
Nel corso del suo intervento in aula, lei ha spiegato che l’atteggiamento del governo italiano verso la Bielorussia è cambiato dopo le elezioni politiche di dicembre.
“Noi abbiamo lavorato molto in Bielorussia. In passato, l’Italia ha sempre fatto pressioni verso la Bielorussia affinché cambi la legge elettorale, che non permette la presenza parlamentare delle opposizioni. Lukashenko ha dichiarato di voler eliminare la pena di morte, ma le esecuzioni capitali non si sono fermate. Ma ci sono stati cambiamenti democratici grazie anche alla diplomazia italiana. Purtroppo siamo stati traditi nella fiducia. Le elezioni politiche del 19 dicembre si sono svolte con numerosi brogli. Il Governo italiano ha incontrato il ministro degli Esteri bielorusso Martynov e gli ha espresso il proprio sconcerto per quanto era accaduto durante il voto alle elezioni politiche”.
Ci saranno sanzioni contro la Bielorussia?
“C’è un dibattito europeo in corso circa l’individuazione di nuove sanzioni. Ma dobbiamo mantenere aperto il dialogo con quella parte della Bielorussia che vuole crescere. Non dobbiamo isolarli”.

Eliminare Bondi politicamente è un errore

Voce Repubblicana del 25 gennaio 2011
Intervista a Domenico Scilipoti
di Lanfranco Palazzolo

E’ sbagliato tentare di eliminare politicamente Sandro Bondi. Lo ha detto alla “Voce” il deputato Domenico Scilipoti, di Iniziativa Responsabile.
Onorevole Scilipoti, con la nascita del gruppo parlamentare dei Responsabili che tipo di obiettivo vi siete dati?
“La nostra intenzione è quella di continuare a legiferare per il bene e l’interesse del popolo italiano”.
Avete trovato delle difficoltà per la costituzione del gruppo?
“No, non abbiamo trovato difficoltà per la formazione del nostro gruppo parlamentare. Siamo uniti dal senso di responsabilità affinché questo paese continui ad avere un suo governo nell’interesse degli italiani. Questo è quello che ci tiene insieme. Stiamo elaborando un progetto ed un programma da sottoporre al Governo per risolvere nel più breve tempo possibile le problematiche che assillano l’Italia”.
Cosa c’era che non andava nel partito di Antonio Di Pietro. E’ vero che ha ricevuto delle minacce?
“E’ vero che io ho ricevuto delle minacce. Ma poi si sono anche viste. E’ stato gettato del fango contro di me senza che ci fosse qualcosa di concreto su di me. Sono state fatte le insinuazioni più incredibili. Nel giro di qualche giorno è stato smontato tutto. Dal 14 dicembre ho scelto di seguire una determinata linea politica perché gli interessi del popolo italiano devono venire prima di quelli del singolo partito. Quando gli interessi del popolo non coincidono con quelli del partito, ogni parlamentare ha il diritto di affrontare serenamente le problematiche del paese. Responsabilità significa assumersi il peso di decisioni importanti. I veri responsabili dovrebbero essere quei politici che da 30 anni sono sulla scena politica. Soffiare sul fuoco ogni giorno è un danno per il nostro Paese. Quando si cerca di danneggiare ad ogni costo una persona significa non essere maturi dal punto di vista politico”.
Cosa ne pensa della sfiducia contro il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi?
“E’ un errore. Sarebbe stato opportuno aprire un confronto politico in Parlamento per capire quello che è successo a Pompei. Le forze politiche avrebbero dovuto accertare le responsabilità politiche del ministro Bondi. Ma credo che in questo caso le responsabilità del ministro dei Beni Culturali siamo molto limitate. Trovo che sia stata un’esagerazione parlare di sfiducia contro il ministro. Quello della sfiducia non è un linguaggio da politici responsabili. Non si deve pensare sempre ad eliminare qualcuno. Il danno a quello che viene definito come un avversario politico si può trasformare in un danno per tutto il paese. Ma i primi a fare questa riflessione dovrebbero essere altri”.
Cosa direbbe oggi a Di Pietro?
“Secondo me, la sua opposizione è di estrema sinistra. Si lascia accecare troppo dall’odio verso gli avversari politici”.

domenica 23 gennaio 2011

La falsa testimonianza della Macrì. Ecco perchè Berlusconi non poteva partecipare a quel festino

Ma che razza di giornalisti ci sono in Italia? La testimonianza della ex escort Macrì sul festino con Berlusconi è totalmente fals. La Macrì avrebbe confermato ai PM quanto raccontato l'altra sera in televisione ad "ANNOZERO", aggiungendo altri particolari e consegnando agli inquirenti alcuni oggetti - braccialetti, collanine, fotografie autografate - regalati da Berlusconi. "Sono stata ad Arcore il 24 aprile e quella sera ho visto Ruby. Nella saletta del bunga bunga si dimenava a seno nudo e un po' ubriaca attorno a un palo da lap dance. Poi ci fu un'orgia...". Bastava ripercorrere la giornata di Berlusconi il 24 aprile per capire che quella festa non era possibile. Ecco gli spostamenti di Berlusconi quel giorno:
Alle 10.05 le agenzie diffondono la notizia della partenza di Berlusconi da Roma, diretto a Milano.

Nel corso della giornata vengono annunciati due videomessaggi di Berlusconi per le elezioni in Alto Adige e per le celebrazioni del 25 aprile.

Alle 16.50 le agenzie danno conto dell'arrivo di Berlusconi alla Scala di Milano per le celebrazioni del 25 aprile. Deve assistere alla rappresentazione di un'opera di Toscanini.

Alle 17.13 Berlusconi incontra Rosi Bindi per un breve colloquio privato.

Alle 18.20 stretta di mano tra Berlusconi e Napolitano alla Scala. Il Presidente del Consiglio è stanco e chiaramente provato dalla giornata. Infatti, durante la rappresentazione dell'opera di Toscanini, si addormenta nella sala. Poco dopo Berlusconi rilascia delle dichiarazioni distensive sul suo rapporto con Berlusconi.
Alle 18.50 le agenzie danno conto dell'uscita di Berlusconi dal teatro de La Scala di Milano.

Dopo una giornata così è difficile pensare per chiunque un festino come quello che è stato descritto dalla Macrì con Berlusconi visto nelle condizioni di stanchezza che vi ho descritto con queste foto.

Il dramma di Totò Cuffaro

Vedere qualcuno finire in galera non è mai bello. Devo dire che mi è dispiaciuto osservare queste immagini di Totò Cuffaro. Il parlamentare, condannato in Cassazione per favoreggiamento a Cosa Nostra, è decaduto dal suo incarico di senatore e si è recato nel carcere di Rebibbia per espiare la sua pena. Di fronte ad un gesto di grande dignità forse la cosa più giusta da fare è il silenzio. Qualcuno ha gioito. Non è uno spettacolo edificante vedere qualcuno infierire su persone che finiscono in carcere, come ha fatto l'europarlamentare dell'Idv Sonia Alfano: ''La conferma della condanna all'ormai prossimo ex senatore Cuffaro e' il trionfo della giustizia. Mi auguro che Cuffaro varchi la soglia delle patrie galere al piu' presto, così la Sicilia potra' gustare i propri cannoli in pace. Questo gesto d'ora in poi non avra' la stessa valenza: Cuffaro aveva dato ai cannoli un significato che oggi viene sovvertito: oggi illustrano una Sicilia che alza la testa e comincia a mettere a posto i tasselli di un complicato mosaico". Adesso capisco perchè da quel partito ogni tanto qualcuno scappa.


venerdì 21 gennaio 2011

Caso Ruby: intervista a Renato Farina


Due giorni fa ho fatto una bella intervista con Renato Farina. Abbiamo parlato del caso Ruby e delle mistificazioni della magistratura contro Silvio Berlusconi. Il quadro di Farina su Berlusconi è credibile perchè si basa sulla conoscenza diretta del Presidente del Consiglio e del suo rapporto personale con il premier. Il giornalista mi ha spiegato il suo rapporto diretto con Berlusconi. E alla fine dell'intervista mi ha ringraziato dicendo che ha fatto un'intervista senza sentire la necessità di difendersi.

Gli Stati Uniti e il diritto alla diffamazione

Diffamati in democrazia. Nei giorni scorsi il vicepremier britannico Nick Clegg si è svegliato dal suo abituale torpore e ha minacciato di cambiare la legge sulla diffamazione che, a suo dire, non tutela la libertà di espressione. Per una volta possiamo dare ragione a Nick Clegg. Negli Stati Uniti il problema è stato risolto da qualche mese proprio partendo da un caso spinoso che ha coinvolto la Gran Bretagna. Gli americani molto attenti a tutelare i valori del Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: “Il Congresso non promulgherà leggi che favoriscano qualsiasi religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti ”. Per questa ragione, il Congresso ha approvato una legge volta a contrastare ciò che nel mondo anglosassone è definito “libel tourism” (“turismo della diffamazione”), consente alle corti federali statunitensi di non accogliere sentenze per diffamazione pronunciate da tribunali stranieri, a meno che il paese di provenienza non garantisca la libertà di espressione in termini equivalenti a quelli del Primo Emendamento della Costituzione americana. Il provvedimento introduce a livello federale disposizioni di identico tenore approvate negli ultimi tre anni dalle assemblee legislative di alcuni Stati americani. Il “Libel Terrorism Protection Act”, varato nell’aprile 2008 dal Parlamento dello Stato di New York, rappresenta la prima norma statunitense finalizzata a combattere il “libel tourism”, seguita da analoghe misure approvate, in ordine di tempo, dagli Stati dell’Illinois, della Florida, della California, del Tennessee, del Maryland e dello Utah. Tanto la legge federale, quanto le norme statali che l’hanno preceduta, traggono origine da un caso giudiziario, il caso Ehrenfeld. Nel gennaio 2004, infatti, il finanziere saudita Khalid bin Mahfouz aveva citato in giudizio la studiosa americana Rachel Ehrenfeld, che nel suo volume del 2003 “Funding Evil” lo indicava come finanziatore occulto di Al Qaeda. Il volume era stato pubblicato negli Stati Uniti, ma dal momento che nell’ordinamento britannico i criteri di accettazione della giurisdizione del Regno Unito per l’istituzione di un processo per diffamazione sono tutt’altro che rigidi, sono bastate 23 copie del volume acquistate su Internet tramite siti web registrati nel Regno Unito perché Mahfouz potesse intentare causa contro l’autrice del libro. Infatti, mentre negli Stati Uniti vige una normativa in materia di “libel” che tende a privilegiare gli autori, nel Regno Unito la legge che regola il reato di diffamazione è sostanzialmente favorevole alla persona diffamata (o presunta tale), dal momento che l’onere della prova è a carico del diffamatore. La Ehrenfeld ha tuttavia deciso di non difendersi nel Regno Unito – il che le è costato una condanna in contumacia con un risarcimento di 110.000 sterline in favore di Mahfouz -, ma di intentare a sua volta causa contro Mahfouz, sostenendo che la sentenza della Corte inglese non poteva essere applicata a New York in quanto la legislazione britannica in materia di diffamazione offre minore tutela della libertà d’espressione rispetto alle corrispondenti normative statunitensi, sia federali che statali. La battaglia legale si è conclusa il 20 dicembre del 2007 quando la Corte d’Appello di New York, dando torto all’autrice, ha stabilito di non avere giurisdizione su Mahfouz, ma ha lasciato tuttavia uno spiraglio aperto, affermando che le norme sulle quali si era basata la sentenza di non giurisdizione avrebbero potuto essere modificate dal Parlamento statale. Dall’esito di questo caso il parlamento americano si è messo al lavoro e ha votato per l’approvazione della legge federale sul “Libel Tourism” dell’agosto del 2010.

Non sono le procure ad stabilire chi è il premier

Intervista a Jole Santelli
Voce Repubblicana del 21 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Non deve essere una procura della Repubblica a stabilire chi è il Presidente del Consiglio. Lo ha detto alla “Voce” l’ex sottosegretario alla Giustizia e deputata del Pdl Jole Santelli.
Onorevole Santelli, cosa pensa dell’inchiesta sul caso Ruby? Questa polemica è giunta anche alla Camera dei deputati con la richiesta di autorizzazione alla perquisizione di un ufficio del Presidente del Consiglio. Cosa pensa del meccanismo utilizzato dai giudici contro Silvio Berlusconi?
“Questo caso, almeno da quanto possiamo vedere dalle carte, è stato caratterizzato da tante e tali anomalie da lasciare molti dubbi, del tutto legittimi, a partire dalla configurazione stessa dei reati. Credo che questa inchiesta si trasformerà in una sorta di boomerang, un autogol pesante della stessa magistratura. Utilizzare un’indagine per un fine palesemente politico è un problema che dovranno porsi all’interno della magistratura”.
In questi giorni molte personalità politiche stanno chiedendo a Berlusconi di fare un passo indietro. Qualcuno parla addirittura di possibili successori del premier. Cosa pensate di questa situazione?
“Se posso esprimermi in termini giudiziari, dico che il giudizio politico prevede un unico grado: il voto degli italiani. Alcuni sostengono che questo giudizio prevede due gradi: quello degli elettori e quello del Parlamento. Il metodo che altri vorrebbero applicare è questo: gli elettori votano e la magistratura sovverte l’esito del voto. Questo sistema è assurdo”.
Lei vede all’orizzonte un dopo-Berlusconi?
“No, non lo vedo. E ci mancherebbe che fossero le procure della Repubblica a stabilire chi debba ricoprire o meno la carica di Presidente del Consiglio”.
Come interpreta la stabilità dei sondaggi per il Pdl e per Berlusconi?
“Il sistema che ha agito in questi anni contro Silvio Berlusconi ha immunizzato gli italiani. Gli strumenti utilizzati contro Silvio Berlusconi sono stati imponenti. Nemmeno i più grandi criminali della storia hanno avuto il trattamento che ha avuto Silvio Bersluconi. Gli italiani sono stufi di questi mezzi utilizzati contro il Presidente del Consiglio. Il popolo italiano ha compreso che c’è una grande differenza tra quello che dice una procura della Repubblica e la verità”.
In questi giorni tutti accusano il centrodestra di non aver mai fatto una riforma della giustizia. La riforma dell’ordinamento giudiziario non lo era?
“Era una riforma della giustizia che non toccava uno dei punti fondamentali del sistema giudiziario: il Pubblico ministero. Oggi dobbiamo decidere se è necessario cambiare la Costituzione e dare un determinato ruolo al Pm oppure, a costituzione vigente, non possiamo permettere che siano i Pm a gestire la polizia giudiziaria. Oggi i Pm hanno un ruolo politico. Lo abbiamo visto in questi mesi”.

Quella speculazione produce instabilità

Intervista a Margherita Boniver
Voce Repubblicana del 21 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La speculazione internazionale sulle derrate alimentari ha determinato l’instabilità in Tunisia. Questa situazione potrebbe ripetersi in altri paesi Africani. Lo ha detto alla “Voce” la deputata del PdL Margherita Boniver.
Onorevole Boniver, come ha trovato l’intervento del ministro degli Esteri Frattini sulla situazione in Tunisia?
“Molto positivo ed accurato nei particolari. Il ministro degli Esteri ha fatto un quadro molto chiaro della situazione in questo paese. L’intervento del ministro degli Esteri si ripeterà. Proprio mentre stiamo parlando la Tunisia non ha risolto nessuno dei suoi molti problemi. L’implosione del regime di Ben Alì è stata rapidissima. Credo che ci sia una data nella quale è cominciata questo processo. Mi riferisco al 17 dicembre scorso, giorno in cui un ambulante si è dato fuoco perché gli era stato tolto il permesso per questioni di tipo burocratico. Da quel giorno c’è stato un rapidissimo susseguirsi di eventi che ha portato alla fuga di Ben Alì. Questo regime ha avuto degli aspetti positivi dal punto di vista dell’apertura economica e dello sviluppo dei valori laici. Questo è stato un passaggio molto importante per la crescita di quest’area del Maghreb. La storia di questo paese si incrocia con quella italiana. In Tunisia ci sono state decine di migliaia di emigranti all’inizio del ‘900. Durante il fascismo sono fuggiti in questo paese molti ebrei dalle leggi razziali. Il legame tra Italia e Tunisia si è rafforzato dal 1987, anno della conquista del potere da parte di Ben Alì”.
L’Italia come guarda a questa fase di transizione?
“Con trepidazione. Non vogliamo certamente interferire con quello che sta accadendo in quel paese. Non possiamo farlo, né siamo intenzionati ad entrarci. Credo che anche l’Unione europea debba fare così. Al massimo, l’Ue può dare degli aiuti di carattere finanziario alla Tunisia. Ma solo se ci venissero chiesti. Se la Tunisia dovesse chiedere un contributo all’Italia per un nuovo processo elettorale sarebbe positivo. Ma dovrebbe essere il nuovo governo di Tunisi a chiedercelo. Il regime di Ben Alì è stato rapace e corrotto al di la di ogni immaginazione. L’Italia deve continuare ad avere nei confronti della Tunisia un rapporto buono, di affetto, come se fosse una parte integrante della nostra visione del mondo”.
Crede che il fattore determinante che ha portato a questa rivolta sia esclusivamente economico o ritiene che i tunisini vogliano anche democrazia e più diritti?
“I tunisini sono interessati al ‘pane’ e alla democrazia. La rapida crescita della speculazione internazionale ha fatto sì che le rivolte del pane si sono susseguite in molti paesi del Maghreb, ma anche in altri paesi africani. Si tratta di popolazioni molto giovani e molto istruite, che non hanno prospettive”.

Quella regione deve fare la raccolta differenziata

Intervista a Gaetano Pecorella
Voce Repubblicana del 20 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La raccolta differenziata dei rifiuti in Sicilia è nulla. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Gaetano Pecorella, Presidente della Commissione d’inchieste sulle attività illecite sul ciclo dei rifiuti nella Regione Sicilia, che ha presentato la relazione conclusiva dei propri lavori e l’ha discussa in aula.
Presidente Pecorella è soddisfatto del lavoro che avete svolto e del fatto che la relazione conclusiva della Commissione sia stata discussa dall’aula?
“E’ la prima volta che una Commissione d’inchiesta riesce a portare la relazione conclusiva e le sue proposte all’attenzione dell’aula della Camera dei deputati. Il problema dei rifiuti è uno dei temi centrali che hanno le nostre Regioni e il Parlamento. In passato non vi è stata attenzione su questi temi. Ecco perché la situazione è giunta a questo punto. La Camera ha dato il giusto riconoscimento al nostro lavoro, che è stato molto approfondito e molto impegnativo da parte della Commissione. Abbiamo aperto inchieste sulla nave dei veleni, sulla Campania, ci siamo anche occupati della situazione in Lombardia, quando c’è stata l’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in quella regione. La presidenza della Camera e l’ufficio di presidenza hanno voluto dare un riconoscimento importante al nostro lavoro”.
Cosa avete proposto nella risoluzione finale?
“Nella risoluzione abbiamo elencato l’attività svolta nel corso dei nostri lavori. E’ importante che la risoluzione conclusiva porti la firma di tutti i gruppi parlamentari. Questo mi pare assai significativo perché è la testimonianza che il nostro non è stato un lavoro di parte. Non abbiamo voluto utilizzare questa grave carenza nazionale per accusare questa o quella parte politica. Abbiamo voluto fare un lavoro completo nel corso delle nostre audizioni. Le carenze che abbiamo riscontrato nel nostro lavoro riguardano tutte le forze politiche”.
La Sicilia ha una raccolta differenziata dei rifiuti al 7 per cento, mentre la Sardegna, che era fino a qualche anno fa al 4 per cento, è al 35 per cento. Quello è un modello da seguire?
“La nostra Commissione ha svolto il suo lavoro anche all’estero. E la distanza tra il nostro paese e altre realtà è enorme. Siamo andati a Parigi, dove abbiamo riscontrato che sotto la città c’è un’altra città dedicata al riciclo e allo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, ci siamo resi conto che in Germania stanno scomparendo le discariche. E c’è l’utilizzo del 60 per cento del materiale per fare nuove cose. L’aspetto fondamentale della raccolta differenziata è quello di poter riutilizzare i rifiuti per fare nuove cose. In Germania i rifiuti sono una risorsa. Da noi sono un problema. In Sicilia la raccolta differenziata è al 7 per cento, una percentuale nulla. Le discariche sono un problema per l’ambiente”.

mercoledì 19 gennaio 2011

Ayn Rand contro il discorso di insediamento di JFK

Nel mio libro su Kennedy, "Kennedy shock" (Kaos Edizioni), ho dedicato un capitolo al discorso di insediamento del 20 gennaio 2011. L'ho fatto riportando per la prima volta in Italia le critiche della scrittrice americana Ayn Rand, che aveva definito la "Nuova Frontiera" e "Ask Not" come fasciste. Vi invito a leggere le ragioni di queste critiche nel capitolo "La nuova frontiera fascista".

Lasciamoci quel risultato alle spalle

Voce Repubblicana del 19 gennaio 2011
Intervista a Giuliano Cazzola
di Lanfranco Palazzolo

Ora dobbiamo lasciarci il risultato di Mirafiori alle spalle. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giuliano Cazzola del Popolo delle Libertà.
On. Cazzola, cosa pensa della vittoria dei Sì al referendum che si è svolto a Mirafiori sull’accordo tra la Fiat e le rappresentanze sindacali per il rilancio dell’azienda?
“Prima del referendum, avevo dichiarato a ‘l’Unione Sarda’ che questo referendum sarebbe andato come quello di Pomigliano d’Arco prevedendo una vittoria dei ‘Sì’ al 60 per cento. In realtà avevo sbagliato di poco. Infatti, i ‘Sì’ all’accordo hanno ottenuto il 54 per cento. C’è stata una fortissima mobilitazione a favore del ‘No’. L’opinione pubblica era orientata negativamente nei confronti dell’accordo raggiunto il 23 dicembre. Credo che la cosa migliore da fare sia quella di lasciare il risultato dietro le spalle e andare avanti. Mi pare che questo orientamento sia ancora lontano dall’essere acquisito. Noto che la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso aveva invitato più volte la Cgil a trovare una soluzione per la firma tecnica. Oggi, impressionata da questo risultato, è tornata sulle posizioni della Fiom per chiedere l’apertura di una trattativa, che non mi pare sia nel novero delle cose possibili”.
La Fiom ha ripreso quota con questo risultato, che resta migliore di quello di Pomigliano?
“La Fiom non era emarginata nemmeno a Pomigliano. Il risultato raggiunto in Campania era comunque importante. Chi cavalca la protesta e il ‘no’ e lascia intendere ai lavoratori che c’è un’alternativa a questo tipo di accordi. Chi protesta si rifiuta di fare un’analisi realistica della situazione. Certo, a Mirafiori la Fiat ha giocato in modo più pesante. Ma qui erano in gioco investimenti molto importanti. Qui la Fiat ha pensato di andarsene. Ma i lavoratori hanno espresso democraticamente le loro opinioni. Tutti hanno manifestato il loro pensiero sull’accordo senza il timore di rappresaglie”.
Il corpo elettorale dei votanti era drogato? Si è parlato del voto dei ‘Colletti bianchi’ come determinante. E’ così?
“I ‘colletti bianchi’ sono dei dipendenti della Fiat come gli altri. Anche loro perdono il posto di lavoro se l’investimento non viene fatto. Credo che anche loro avevano il dovere di esprimere la loro posizione. Certo, loro sono meno coinvolti dall’onere che questo contratto comporta”.
Come si è comportata la Fiom?
“Sono indignato del fatto che in queste settimane si sia parlato tanto della Fiom come se fosse l’unico sindacato in Italia. Mentre tutti gli altri sindacati sono stati tutti scaricati. Mentre la Cisl e la Uil sono stati descritti come ‘venduti al padrone’. Questa idea della ‘purezza sindacale’ porta a dire che gli unici lavoratori che contano sono solo quelli che lavorano alla catena di montaggio”.

martedì 18 gennaio 2011

Sessanta giorni non bastano

Intervista a Marco Perduca
Voce Repubblicana 18 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Sessanta giorni per la transizione democratica non bastano per la Tunisia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Radicale Marco Perduca.
Senatore Perduca, cosa pensa di quello che sta accadendo in Tunisia dopo la fine del regime di Ben Alì? E che ruolo dovrebbe svolgere l’Italia?
“Quella che abbiamo visto è una rivolta che ha avuto come casus belli l’aumento dei beni alimentari. Chi conosce bene le vicende politiche della Tunisia sa perfettamente che in quel paese non era consentito il minimo dissenso perché si temeva che il paese potesse cadere nelle reti del fondamentalismo islamico, come è accaduto nella vicina Algeria. Si temeva che la Tunisia potesse diventare un avamposto occidentale nel Maghreb. Ma gli unici interessi che sono andati avanti non sono stati quelli dell’Occidente, ma quelli del clan di Ben Alì. L’Italia è sempre stata vicina al regime di Ben Alì e ai regimi socialisti che volevano l’autodeterminazione dei popoli africani. Questa impronta politica ha portato alla nascita di una grossa fetta di parastato. L’esercito è stato il simbolo di ogni forma di cambiamento e di distribuzione delle terre al popolo. La Tunisia si è sempre considerata un bastione dell’Olp, che qui aveva il suo Quartier generale. In questo paese non ci sono state grosse riforme economiche. Ci troviamo di fronte ad una dittatura soft che si conclude nel sangue. Questa rivolta è contenuta rispetto a quello che è accaduto in Romania e in Jugoslavia”.
Rispetto a questi paesi, però le ragioni di questi moti sono prettamente economiche. La “rivolta del pane” del 1984 in questo paese del Maghreb ci insegna che in Tunisia i rivolgimenti politici hanno una ragione esclusivamente economica?
“La ricchezza di questo paese è concentrata nelle mani di poche oligarchie. Ma c’è anche uno scontento politico generalizzato. Nelle piazze di Tunisi e di altre città tunisine ci sono anche molti studenti che oggi non hanno un avvenire perché non c’è un sistema di opportunità che possa dare a questi ragazzi una speranza concreta per il futuro”.
Per anni si è detto che l’Italia abbia avuto un ruolo politico nel colpo di Stato costituzionale del 1987 che ha portato alla deposizione di Bourghiba. E’ giusto che l’Italia possa avere un ruolo in questo delicato momento della Tunisia?
“Il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi ha fatto delle dichiarazioni molto caute di apertura verso la transizione democratica in quel paese. Ma il ministro degli Esteri non ha manifestato ancora una posizione precisa. L’Italia, la Francia e la Spagna avrebbero dovuto preoccuparsi di dare una transizione politica più lunga dei 60 giorni proposti per la transizione politica. Questi paesi dovrebbero preoccuparsi del ruolo che potrebbe svolgere la Libia in questo quadro”.

sabato 15 gennaio 2011

Un point de non retour pour la Tunisie

Voce Repubblicana, 15 Janvier 2011
Interview à Jean Léonard Touadì
de Lanfranco Palazzolo
"Cette révolte est un point de non retour en Tunisie". Rien ne sera jamais, comme avant, a déclaré à la " Voce repubblicana ", le député du Parti démocrate (PD) Jean-Léonard Touadi. Il a écrit des essais sur l’Afrique: "L’Afrique-La marmite en ébullition", Editions EMI, 2003 et "L’Afrique sur la bonne voie", (Società editrice internazionale), 2006.
V.R: Deputé Touadi, la révolte contre le régime de Ben Ali en Tunisie, est une cause économique ou c’est simplement un soulèvement civile et politique?
Touadi:Nous avons toujours considéré la Tunisie, comme une sorte de paradis touristique. Nous sommes allés dans ce pays, mais aucun d’entre nous, a réalisé auparavant, ce qui se passait dans ce pays du Maghreb. Le bureau de presse du régime est très contrôlée. Toutefois, ceux qui ont connu les banlieues de Tunis, étaient au courant; ils savaient que les jeunes de ce pays, avaient étudié, avaient une bonne éducation, une bonne culture, mais ils n’étaient pas en mesure, de se créer un avenir. Le régime autoritaire de Ben Ali, n’a donné aucun espoir, à ces jeunes là. La famille de Ben Ali, contrôle le pays, depuis les années ( 1980 ). La corruption a touché présque tous les coins du pays. Cette révolte, tôt ou tard, aller explosé. Le jeune qui s’est immolé par le feu, et qui a donné lieu à la révolte, a sacrifié son corps, en envoyant un message aux autres. Cette personne a voulu, tout simplement nous dire, qu’il n’avait aucun autre espoir, pour son avenir. Récemment, on a beaucoup parlé de la Libye, mais trop peu de la Tunisie voisine! Certains Etats ont eu une relation de complicité avec le régime tunisien. Je pense en particulier à la France. De nombreux pays européens, ont donné beaucoup de crédit à Ben Ali, parce que, ce pays pouvait assurer la stabilité dans cette région du Maghreb et la stabilité est un développement important, préalable à l’investissement, pour l’économie de ce pays. Mais c’est un pas de la stabilité, fondée sur la non-démocratie, de respect des droits de l’homme. Celle de Ben Alì, a été une stabilité fragile, qui est atteinte d’affaires avec la Tunisie.
V.R: Un gouvernement d’union nationale peut sauver la Tunisie?
Touadi:Je ne pense pas que les choses reviendront comme avant en Tunisie. Les émeutes du pain, dans la tourmente politique de l’Algérie est irréversible. Pour la Tunisie, nous sommes confrontés à un point de non retour. Aujourd’hui, il est nécessaire de limiter le pouvoir excessif de la famille de Ben Ali et s’ouvrir aux partis démocratiques.
V.R: Qui pourrait jouer un rôle de médiateur pour la Tunisie?
Touadi:Les émeutes en Tunisie ont été en cours depuis décembre. L’Union Européenne s’est exprimé il ya deux jours, sur le sujet. Et je crois que l’Italie, étant un pays qui n’a jamais été un pays colonisateur de la Tunisie, pourrait jouer un rôle important, pour la paix.
Un ringraziamento a M. Ba per la traduzione dall'italiano al francese.

venerdì 14 gennaio 2011

Wojtyla, ecco i meriti del compagno beato

Voce Repubblicana del 14 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo
"Il Peccati di Wojtyla" (Kaos edizioni)
I peccati politici del compagno Karol. Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, consegnerà con ogni probabilità sabato prossimo a Papa Benedetto XVI il fascicolo completo per la beatificazione di Giovanni Paolo II, incompleto ormai solo della firma di Papa Ratzinger al quale spetterà la decisione finale e sulla data del via libera definitivo e sul giorno della elevazione agli altari di Karol Wojtyla, su cui si sono acquisiti pareri favorevoli sia di medici che di teologi sulla possibilità di classificare come miracoli alcuni suoi interventi in vita. Lo stesso Benedetto XVI il 19 dicembre 2009 ha già approvato le virtù eroiche di Giovanni Paolo II. Proprio nelle settimane in cui matura questo delicatissimo processo vogliamo consigliare ai lettori della “Voce Repubblicana” un libro che però non mette in luce le virtù eroiche di questo pontefice. Alludiamo ad libro “I peccati di papa Wojtyla” (Kaos Edizioni). Gli autori, i misteriosi “Discepoli di verità” hanno confezionato un libro che, se fosse letto dai teologi Wojtyliani farebbe fare cento passi indietro all’aspirante beato Giovanni Paolo II. In questo saggio viene messo in luce l’ottimo rapporto tra il Partito comunista polacco e Karol Wojtyla negli anni ’60-’70 e il suo agnosticismo per il nazismo. Anzi, nel libro è documentato che Wojtyla, durante l’occupazione nazista e antisemita dei tedeschi, lavorò nella Solvay, la fabbrica di esplosivi per le truppe naziste nel corso della Seconda guerra mondiale. A raccomandare il futuro pontefice fu la signora Skocka, appartenente ad una delle più ricche famiglie di Cracovia. Con l’inizio del sacerdozio e l’arrivo dell’Armata Rossa, il sacerdote Karol Wojtyla non formulò nessuna critica al regime comunista che vessava il cattolicesimo polacco. Non a caso il cardinale Wyszynski arrivò a definire Wojtyla, appena nominato vescovo di Ombi, “un opportunista”, come è ben riportato nel saggio “L’uomo del secolo” di J. Kwitny. Non è un caso che i maggiori esponenti del comunismo polacco avallarono la nomina di Wojtyla come Arcivescovo di Cracovia. Infatti, il presidente del comunistissimo parlamento polacco Zenon Kliszko appoggiò apertamente la nomina di Wojtyla. Uno dei premi per il silenzio del compagno Karol nei confronti del regime comunista fu, prima dell’agognata nomina all’arcivescovado di Cracovia, il visto concesso dalle autorità comuniste per l’arcivescovo Wojtyla a partecipare al Concilio Vaticano II. Al contrario di Wyszynski, per Wojtyla tutto fu molto semplice, anche la sua nomina come cardinale della Chiesa polacca. Uno delle poche nomine avallate dal regime comunista. Ma nessuno si è posto mai un serio interrogativo su queste vicende. L’unica divisione emersa riguarda le due possibili date per la sua beatificazione. Il prossimo 2 Aprile, in coincidenza con il sesto anniversario della sua morte e che battezzò in piazza San Pietro lo slogan 'santo subito', intonato per giorni. O il prossimo 16 Ottobre, trentatre anni dopo la sua elezione a Pontefice. Finora, però, non sono mai arrivate conferme sugli orientamenti di Benedetto XVI a cui solo spetta la decisione. L`arcivescovo di Cracovia, Stanislao Dziwisz, che è stato segretario privato di Karol Wojtyla per alcuni decenni ha tempo fa annunciato di voler costruire a Cracovia una chiesa dedicata al pontefice defunto, non appena diverrà beato. L’auspicio è che almeno un ringraziamento al regime comunista di Gomulka possa ricordare i meriti e i servigi del compagno Karol al regime comunista.

Tunisia, nulla sarà più come prima

Voce Repubblicana del 15 gennaio 2011
Intervista a Jean Lèonard Touadì
di Lanfranco Palazzolo

Questa rivolta è un punto di non ritorno per la Tunisia. Nulla sarà più come prima. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Partito democratico Jean-Léonard Touadi. Il parlamentare ha scritto alcuni saggi sull’Africa dal titolo “Africa. La pentola che bolle”, EMI, 2003 e “L'Africa in pista”, (Società editrice internazionale), 2006.
Onorevole Touadì, la rivolta tunisina contro il regime di Ben Alì abbia una causa economica oppure ritiene che le ragioni di questo durissima guerra civile sia solo politica?
“Noi abbiamo sempre considerato la Tunisia come una sorta di paradiso turistico. Andavamo in questo paese, ma nessuno di noi si è accorto di quello che stava succedendo in questo paese del Maghreb. La stampa del regime in carica è molto controllata. Tuttavia, coloro che entravano nei quartieri di Tunisi si rendevano conto che i giovani di quel paese avevano studiato, avevano una buona formazione culturale, ma non erano nelle condizioni di potersi creare un avvenire. Il regime autoritario di Ben Alì non ha dato a questi ragazzi nessuna speranza. La famiglia di Ben Alì controlla dalla seconda metà degli anni ’80 il paese. La corruzione ha toccato tutti gli angoli di quel paese. Questa rivolta, prima o poi, sarebbe esplosa. Quel ragazzo che si è dato fuoco, che ha dato il ‘là’ alla rivolta ha immolato il proprio corpo lanciando un messaggio a coloro che rimanevano. Questa persona ha voluto dirci che non aveva più speranze per il suo futuro”.
Nel recente passato si è parlato molto della Libia, ma troppo poco della vicina Tunisia.
“Alcuni stati hanno avuto un rapporto di connivenza con il regime tunisino. Mi riferisco in particolare alla Francia. Molti paesi europei hanno dato grande credito a Ben Alì perché questo paese garantiva la stabilità in quella zona del Maghreb. E la stabilità è un presupposto importante per gli investimenti, per lo sviluppo economico di questo paese. Ma è pur sempre una ‘non stabilità’, basata sulla non-democrazia, il non rispetto dei diritti umani. Quella di Bel Alì è stata una stabilità fragile, che sta compromettendo gli affari con la Tunisia”.
Un governo di unità nazionale può salvare la Tunisia?
“Non credo che le cose torneranno come prima in Tunisia. La rivolta del pane in Algeria ha creato sconvolgimenti politici irreversibili. Anche per la Tunisia ci troviamo di fronte ad un punto di non ritorno. Oggi è necessario limitare lo strapotere della famiglia Ben Alì e aprire ai partiti democratici”.
Chi potrebbe svolgere un ruolo di mediazione a favore della Tunisia?
“Le rivolte in Tunisia vanno avanti da dicembre. L’Ue si è espressa solo due giorni fa. Credo che l’Italia, in quanto paese che non mai stato un paese colonizzatore della Tunisia, potrebbe svolgere un ruolo di pacificazione”.

giovedì 13 gennaio 2011

Fini ha utilizzato Bocchino per i suoi scopi

Voce Repubblicana del 14 gennaio 2011
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Quelli del Fli sono praticamente morti. Lo ha detto il deputato del Pdl Giancarlo Lehner alla “Voce Repubblicana”.
Onorevole Lehner, cosa pensa dei continui ripensamenti di Futuro e libertà che ha proposto alla maggioranza un patto di legislatura dopo aver tentato di far fuori Silvio Berlusconi?
“Sono praticamente morti. Sono tutti in coma profondo. E quando una forza politica è in coma profondo si attacca a tutto. Lo sono morti politicamente lo scorso 14 dicembre. Questa intervista viene pubblicata proprio un mese dopo quella sconfitta. Questa è una legge bronzea della storia umana. Chiunque tenti una congiura di palazzo, un colpo di Stato, un golpe, un putsch è costretto a vincere. Chi perde scompare politicamente. In altri tempi gli sconfitti perdevano anche la testa. Oggi invece non c’è la ghigliottina, la fucilazione. Però, da un punto di vista politico si scompare. I congiurati hanno tentato il colpo grosso contro l’ex partito. Questa congiura è fallita il 14 dicembre scorso. Da un punto di vista politico sono morti. Adesso stanno cercando una respirazione bocca a bocca con chiunque possa dargli ossigeno. Si tratta solo di un estremo tentativo di tornare in vita. Quello che stanno tentando è un accanimento terapeutico su se stessi. L’unica speranza per loro è quella di trovare qualche alleato nel Pdl che dovrebbe essere mandato alla neurodeliri della politica”.
Casini si sta prendendo gioco dei finiani per buttarli a mare alla prima occasione utile?
“Ma certo, Casini è una persona troppo intelligente per mettersi a fare da balia a Gianfranco Fini. Fino a quando questa situazione potrà fargli gioco, Casini porterà a tavola con se Fini. Ma questa situazione fa davvero ridere. Gianfranco Fini non voleva essere il numero due del Pdl, mentre adesso è retrocesso alla terza posizione nel terzo polo dopo Casini e Francesco Rutelli”.
Per quanto riguarda la situazione di Fini, che oggi si è pentito di non essersi dimesso dalla presidenza della Camera e aver fatto perdere un voto agli avversari di Berlusconi, come interpreta il fatto che solo la Lega abbia chiesto un dibattito sulle dimissioni del Presidente della Camera?
“Credo che Fini debba dimettersi se ha una pulsione nella sua coscienza. Se questa pulsione non c’è penso che non si dimetterà mai. Del voto in più da dare alla sua maggioranza se ne frega. Fini pensa solo a sfruttare la sua posizione di Presidente della Camera, che gli da un certo margine di manovra. Anche se Gianfranco Fini è finito”.
Italo Bocchino è caduto in disgrazia?
“Bocchino ha dato tutto quello che poteva dare a Fini. Non so se Fini gliene sarà grato. Non mi pare che Fini brilli per gratitudine. Bocchino si travestito da Fabio Granata, svolgendo un ruolo che non è suo. Il risultato è questo. Lo vedo molto male”.

Cesare Battisti: identificazione di un terrorista

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana del 13 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La sinistra italiana deve ricordare che Cesare Battisti è un terrorista politico. Lo ha detto alla “Voce” Giorgio Galli, uno dei principali studiosi della lotta armata in Italia. Lo studioso ha pubblicato “Storia del partito armato” (Kaos edizioni) e “Piombo Rosso”, (Baldini e Castoldi).
Professor Galli, qual è il profilo criminale di Cesare Battisti?
“Cesare Battisti era in carcere per reati comuni. Si è politicizzato in carcere come hanno fatto molti detenuti in quegli anni. Una volta uscito dal carcere, Battisti si è collocato nel cosiddetto ‘spontaneismo armato’. Allora, molti giovani speravano che il potere della Democrazia cristiana tramontasse. E avevano riposto una grande speranza nel Partito comunista. Ma la Democrazia cristiana non aveva alternative a causa della collocazione internazionale del Pci. I due grandi partiti politici avevano una responsabilità comune e diversa di quella che era la situazione politica del nostro paese. La Dc e il Pci crearono un autentico blocco nel quadro della necessità di un grande trasformazione del nostro Paese. Nelle elezioni amministrative del 1975 e in quelle politiche del 1976 gli elettori premiarono il Pci”.
Cosa provocarono queste aspettative?
“Una grande delusione. L’unica cosa che seppe fare il Pci nel 1976 fu quella di appoggiare il governo della Democrazia cristiana con la sua astensione. E di sostenere Giulio Andreotti, che veniva considerato dallo stesso Pci come un politico tra i meno accettabili”.
Cosa provocò quella delusione?
“Quella situazione di delusione politica provocò l’allargamento del cosiddetto ‘spontaneismo armato’ che aveva la caratteristica dell’improvvisazione. Pertanto sorsero parecchi gruppi armati che sarebbero stati incomprensibili fuori da quel clima politico caotico. E’ necessario fare questa ricostruzione perché dobbiamo evitare di considerare questi atti di violenza come se fossero stati una stravaganza politica. Ecco perché dobbiamo evitare di definire Battisti come un criminale comune. Si tratta di un terrorista politico”.
Di chi è la colpa di questa travisazione?
“Anche della sinistra italiana, la quale non contesta con argomenti storici la vulgata dell’omicidio insensato. Questa era una vulgata tipica della destra, che ha coinvolto settori di grande tradizione democratica”.
Era frequente che un criminale comune si trasformasse in un terrorista?
“Si era un percorso molto comune. Il gruppo politico ‘Lotta continua’ teorizzò a lungo l’utilizzo politico delle carceri e la politicizzazione dei condannati per reati comuni. Negli anni successivi i Nuclei armati rivoluzionari (Nap) nacquero per trasformare la politicizzazione in carcere dei detenuti comuni in futuri combattenti per la lotta armata. La figura criminale politico di Battisti nasce in questo contesto”.

mercoledì 12 gennaio 2011

Cosa ci fa Anna Finocchiaro all'inaugurazione dell'ospedale di Giarre?

In Sicilia c'è una legge regionale del 2009 che vieta l'affidamento diretto degli appalti. Tuttavia, per un miracolo di cui nessuno riesce a spiegare la ragione, la Solsamb, la società di Melchiorre Fidelbo (il marito della senatrice Anna Finocchiaro), si è aggiudicata un incarico da 1,7 milioni di euro per informatizzare l'ospedale di Giarre. Lo scorso 15 novembre la Finocchiaro (vedi la foto sopra tratta da "Panorama") era presente all'inaugurazione dell'ospedale di Giarre insieme alla compagna Livia Turco. Il periodico catanese "Sudpress" ha fatto scoppiare il caso. Grazie al coraggioso direttore di questo periodico, Antonio Condorelli, abbiamo appreso questa storia. Alla fine, l'affare salta. L'assessore alla Sanità Massimo Russo fa saltare l'appalto perchè riscontra dei "profili di illeggittimità" nell'appalto. A questo punto la domanda è legittima: ma perchè questa si permette di fare la moralista contro Berlusconi quando suo marito si mette a fare l'inciucione senza nemmeno riuscirci?

martedì 11 gennaio 2011

La proposta di Direttiva sulla tratta degli esseri umani

La proposta di direttiva sulla tratta degli esseri umani prevede una nuova definizione dei reati di tratta. In particolare, l’articolo 2 prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie affinché siano considerati reati i seguenti atti intenzionali:
il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, compreso il passaggio o il trasferimento dell'autorità su queste persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o della posizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento.
Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, compreso l'accattonaggio, la schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, la servitù, lo sfruttamento di attività illecite, o il prelievo di organi (nella vigente decisione quadro manca l’esplicito riferimento a accattonaggio, sfruttamento di attività illecite e prelievo di organi).
Il consenso della vittima della tratta di esseri umani allo sfruttamento, programmato o effettivo, è irrilevante in presenza di uno dei mezzi suindicati. Qualora la condotta coinvolga minori, (cioè persone di età inferiore agli anni diciotto anni), essa è punita come reato di tratta degli esseri umani anche in assenza di uno dei mezzi suindicati .
Gli Stati membri adottano inoltre le misure necessarie affinché siano puniti l’istigazione, il favoreggiamento, il concorso e il tentativo nella commissione dei reati suddetti.
Sanzioni e Circostanze aggravanti
All’articolo 4, la proposta prevede che i reati suindicati vengano puniti con una reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni (nella decisione quadro vigente non è indicata l’entità della pena).
La reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni nella decisione quadro vigente il massimo è fissato a 8 anni) è prevista qualora ricorra una delle seguenti circostanze aggravanti:
(a) il reato è stato commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni (circostanza non prevista nella vigente decisione quadro);
(b) il reato è stato commesso nei confronti di una vittima particolarmente vulnerabile, compresi i minori e gli adulti particolarmente vulnerabili per motivi di salute, per una disabilità o una gravidanza;
(c) il reato è stato commesso nel contesto di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro 2008/841/GAI;
(d) il reato, commesso intenzionalmente o per negligenza grave, ha messo in pericolo la vita della vittima;
(e) il reato è stato commesso ricorrendo a violenze gravi o ha causato alla vittima un pregiudizio particolarmente grave.
All’articolo 7 si prevede che gli Stati membri stabiliscano, conformemente ai principi fondamentali del loro ordinamento giuridico, la possibilità di non perseguire né imporre sanzioni alle vittime della tratta di esseri umani coinvolte in attività criminali che sono state costrette a compiere come conseguenza diretta di uno degli atti di cui all'articolo
Analogamente a quanto già stabilito dalla decisione quadro 2002/629/GAI, la proposta prevede inoltre disposizioni relative alla responsabilità e alle sanzioni applicabili alle persone giuridiche (art. 11 e art. 12).
4.2 Giurisdizione e azione penale
Agli articoli 8 e 9 la proposta introduce una serie di disposizioni per agevolare lo svolgimento delle indagini e dell’azione penale.
In particolare l’articolo 8 prevede che:
· le indagini o l’azione penale avvengano d’ufficio e non siano subordinate all’iniziativa della vittima e il procedimento penale possa continuare anche se la vittima ritratta le proprie dichiarazioni;
· i reati possano essere perseguiti per un congruo periodo di tempo in misura proporzionata alla gravità del reato in questione anche dopo che la vittima abbia raggiunto la maggiore età;
Si prevede inoltre che le persone, le unità o i servizi incaricati delle indagini o dell'azione penale ricevano la formazione necessaria e dispongano di strumenti investigativi efficaci, quali quelli utilizzati per i casi di criminalità organizzata o altri reati gravi. Al considerando n. 8 la proposta sottolinea che sarebbe opportuno mettere a disposizione dei responsabili dell'indagine e dell'azione penale relative a tali reati gli strumenti investigativi usati contro la criminalità organizzata e le altre forme gravi di criminalità: l’intercettazione di comunicazioni, la sorveglianza discreta, compresa la sorveglianza elettronica, il controllo dei conti bancari o altre indagini finanziarie.
L’articolo 9 un meccanismo per coordinare l’azione fra più giurisdizioni, nonché la possibilità che gli autori del reato provenienti dall’UE siano perseguiti anche se commettono il fatto al di fuori dell’UE (ad esempio, il cosiddetto turismo sessuale). In particolare l’articolo stabilisce che gli Stati membri adottino le misure necessarie a stabilire la propria giurisdizione per i reati citati nei seguenti casi:
a) il reato è stato commesso anche solo parzialmente sul suo territorio, oppure
b) l'autore del reato è un suo cittadino o risiede abitualmente nel suo territorio, oppure
c) il reato è stato commesso contro un suo cittadino o contro una persona che risiede abitualmente nel suo territorio, oppure
d) il reato è stato commesso a vantaggio di una persona giuridica che ha sede nel suo territorio
Uno Stato membro può decidere di non applicare o di applicare solo in situazioni o circostanze specifiche le regole di giurisdizione di cui alle lettere c) e d), purché il reato sia commesso al di fuori del suo territorio.
Per le azioni penali relative a reati commessi al di fuori del territorio dello Stato membro interessato, da cittadini o residente abituale di uno Stato membro gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie affinché la loro giurisdizione non sia subordinata alla condizione:
a) che i fatti costituiscano reato nel luogo in cui sono stati commessi, oppure
b) che il reato sia perseguibile solo su querela della vittima nel luogo in cui è stato commesso o su segnalazione dello Stato in cui è stato commesso.
Sui profili relativi alla giurisdizione su reati commessi al di fuori del territorio di uno Stato membro sarebbe opportuno ricevere ulteriori chiarimenti dal Governo.
4.3 Assistenza e sostegno alle vittime
L’articolo 10 prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie affinché le vittime ricevano assistenza e sostegno prima, durante e per un congruo periodo di tempo dopo il procedimento penale. Dovranno inoltre essere predisposti adeguati meccanismi di individuazione precoce e di sostegno delle vittime, in cooperazione con le pertinenti organizzazioni di sostegno.
Le misure dovranno mirare a garantire alle vittime almeno un livello di vita che ne consenta la sussistenza fornendo loro un alloggio adeguato e sicuro e assistenza materiale, le cure mediche necessarie, fra cui assistenza psicologica, consigli e informazioni in una lingua che conoscono, servizi di traduzione ed interpretariato, se necessario, e l'accesso all'istruzione per i figli. Gli Stati membridovranno inoltre tenere conto delle esigenze particolari delle vittime.
Misure speciali sono previste per l’assistenza ai minori vittima della tratta e per la loro tutela nelle indagini e nei procedimenti penali (Artt. 12, 13 e 14)
4.4 Prevenzione
L’articolo 15 atabilisce che gli Stati membri adottino le misure necessarie per scoraggiare la domanda, fonte di tutte le forme di sfruttamento correlate alla tratta degli esseri umani. In questo quadro gli Stati membri saranno tenuti a valutare la possibilità di adottare misure affinché costituisca reato ricorrere consapevolmente ai servizi, oggetto dello sfruttamento, prestati da una persona che è vittima di uno dei reati di tratta.
Si prevede inoltre che gli Stati membri adottino campagne di informazione e sensibilizzazione e programmi di ricerca e istruzione, miranti a sensibilizzare e ridurre il rischio che le persone, soprattutto i minori, diventino vittime della tratta di esseri umani e promuovano la formazione regolare dei funzionari suscettibili di entrare in contatto con vittime effettive o potenziali.
4.5 Relatori nazionali o meccanismi equivalenti
In base all’articolo 16 della proposta, gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie per istituire relatori nazionali o meccanismi equivalenti cui sia affidato il compito di valutare le tendenze della tratta degli esseri umani, misurare i risultati delle azioni anti-tratta e riferire alle autorità nazionali competenti.
5. Attività del Parlamento europeo
La proposta di direttiva, che segue la procedura legislativa ordinaria, è stata assegnata per l’esame di merito alla Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo), con il parere
della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (relatrice Edit Bauer - gruppo del Partito popolare europeo).
Il 10 febbraio 2010 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla prevenzione della tratta degli esseri umani nella quale ha chiesto che la Commissione e agli Stati membri di tener conto dei seguenti elementi in fase di elaborazione di una proposta di strumento legislativo in materia:
- il livello delle pene e delle sanzioni per coloro - comprese le persone giuridiche - che si arricchiscono grazie al traffico di esseri umani dovrebbe riflettere la gravità del reato ed avere un effetto dissuasivo e il traffico di bambini dovrebbe essere punito in modo particolarmente severo;
- ulteriori azioni dovrebbero concentrarsi sulla protezione delle vittime - tenendo in debita considerazione la situazione dei bambini e delle donne - garantendo, tra l'altro, che l'assistenza alle vittime sia incondizionata, che il consenso di una vittima nei confronti dello sfruttamento sia sempre irrilevante e che le vittime abbiano diritto all'assistenza, indipendentemente dalla loro volontà di collaborare nei procedimenti penali;
- una prevenzione e un'azione ulteriori potrebbero anche concentrarsi sugli utilizzatori dei servizi prestati dalle persone vittime della tratta;
- dovrebbe essere prestata la dovuta attenzione alla necessità di fornire una giurisdizione extraterritoriale per i reati connessi alla tratta, nei confronti sia di cittadini che dei residenti comunitari;
- qualsiasi disposizione in materia di giurisdizione dovrebbe essere coordinata con la decisione quadro 2009/948/GAI del Consiglio, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali
Il Parlamento europeo ha inoltre invitato gli Stati membri e i Parlamenti nazionali - visto che la normativa non ha effetto se non viene attuata correttamente - a dare piena attuazione alle politiche comunitarie in materia di tratta di esseri umani a livello nazionale e a ratificare e ad applicare, quanto prima possibile, altri strumenti giuridici riguardanti questo settore;
In materia di protezione, sostegno e assistenza per le vittime, il Parlamento europeo ha inoltre auspicato che sia previsto:
- l’assistenza professionale, tra cui la consulenza legale gratuita (essenziale per permettere loro di sfuggire alla situazione di coercizione in cui si trovano), tenendo presente che esse non dispongono di mezzi finanziari e non sarebbero di conseguenza in grado di pagare per la propria assistenza;
- la concessione di un permesso di soggiorno temporaneo, indipendentemente dalla loro volontà di collaborare nell'ambito di un procedimento penale e un accesso agevolato al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione e altre forme di valorizzazione delle competenze, almeno ai sensi della direttiva 2004/81/CE;
- l'accesso a un alloggio adeguato e sicuro e a servizi di supporto specializzato, inclusa un'indennità alimentare/di sussistenza, l'accesso a cure mediche di emergenza, l'accesso a servizi di assistenza, traduzione e interpretazione ove necessario, assistenza per contattare la famiglia e gli amici e l'accesso all'istruzione per i bambini;
- una politica semplificata del ricongiungimento familiare per le vittime, in particolare nei casi in cui ciò sia necessario per la loro protezione.
Valutazione di impatto sull’ordinamento giuridico italiano
Nella valutazione degli effetti di un’eventuale trasposizione della direttiva nel nostro ordinamento, si deve tener conto della legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005 sulla lotta contro la tratta di esseri umani, approvata in via definitiva dalla Camera lo scorso 3 giugno.
Tali effetti si misurano in particolare in relazione ai seguenti aspetti:
Definizione della fattispecie di tratta (art. 2).
La definizione dell’illecito è più ampia di quella di cui all’art. 601 c.p. e coincide sostanzialmente con quella dell’art. 3 del Protocollo addizionale contro la tratta delle persone (ratificato dalla legge 146/2006 insieme alla Convenzione ONU contro il crimine organizzato transnazionale) e dell’art. 3 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005, appena ratificata.
Si segnala che la proposta di direttiva prevede come reato anche il passaggio o il trasferimento dell’autorità sulle persone oggetto della tratta.
Circostanze aggravanti (art. 4, par. 2).
Si segnalano le circostanze aggravanti contemplate:
· dalla lett. d), nel caso in cui il reato abbia messo in pericolo la vita della vittima.
· dalla lett. e), nel caso in cui il reato sia stato commesso ricorrendo a violenze gravi o causando alla vittima un pregiudizio particolarmente grave.
La legge di ratifica della Convenzione di Varsavia reca alcune modifiche al codice penale, tra le quali l’introduzione, quale nuova circostanza aggravante, del fatto che dal reato deriva un grave pericolo per la vita (salute) o l’integrità fisica o psichica della persona.
Sanzioni applicabili alle persone giuridiche (art. 6)
Il par 1, lett. d) prevede lo scioglimento tra le sanzioni amministrative interdittive applicabili alle persone giuridiche (in relazione alla commissione di reati previsti dalla proposta di direttiva), non contemplato dal D.Lgs 231 del 2001 (in materia di responsabilità da reato delle persone giuridiche).
Mancato esercizio dell’azione penale (art. 7)
L’art. 7 prevede la possibilità di non perseguire penalmente le vittime della tratta che siano coinvolte in attività illecita quando siano state costrette alla commissione dei reati; analoga disposizione è contenuta nell’art. 26 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005, appena ratificata.
Indagini e azioni penali (art. 8)
Il par. 1, prevede che la ritrattazione della vittima non interrompa il procedimento penale;
Il par. 2, stabilisce una disciplina speciale per la prescrizione dei reati basata sulla maggiore età della vittima come dies a quo del termine di perseguibilità;
Giurisdizione (art. 9)
Sono introdotte regole di giurisdizione parzialmente divergenti rispetto a quelle previste dal nostro ordinamento.
Nel nostro ordinamento tali regole generali sono fissate dagli articoli 6 e ss. c.p.
In primo luogo, in base al principio di territorialità, l’art. 6 c.p. prevede la punibilità secondo la legge italiana di chi commette un reato nel territorio dello Stato. Con riferimento a tale principio, la proposta di direttiva ne prevede l’applicazione anche rispetto a reati commessi solo parzialmente nel territorio dello Stato.
Rispetto alla disciplina della punibilità del cittadino per reati comuni commessi all’estero e dello straniero per reati commessi contro il cittadino italiano (artt. 9 e 10 c.p.): la proposta di direttiva sgancia la condizione di procedibilità dalla presenza del reo nel territorio dello Stato; al cittadino viene equiparata la persona abitualmente residente nel territorio dello Stato; si prevede la giurisdizione dello Stato anche per reati commessi a vantaggio di persone giuridiche che hanno sede nel territorio del medesimo. Con riferimento specifico ai reati commessi dal cittadino, la giurisdizione dello Stato è destinata ad operare a prescindere dal fatto che la fattispecie costituisca reato nel luogo in cui sono stati commessi o dalla querela o dalla richiesta dello Stato in cui è stato commesso (necessarie invece in base all’art. 9 c.p. nel caso di reato punito con pena restrittiva della libertà personale minore di 3 anni).
L’articolo 31, paragrafo 1, della Convenzione del Consiglio d’Europa appena ratificata prevede la giurisdizione della singola Parte secondo i seguenti principi: principio di territorialità (reato commesso nel proprio territorio, cui si aggiungono le ipotesi di reati commessi a bordo di una nave che batta bandiera della Parte in questione o di un velivolo immatricolato secondo le disposizioni di legge di detta Parte); principio di nazionalità (reato commesso da un proprio cittadino o da una persona apolide che abbia la propria abituale residenza nel suo territorio, se il reato è punibile penalmente nel luogo in cui è stato commesso o se, per territorio, il reato non ricade nella competenza di alcuno Stato); principio della legittimazione passiva (reato commesso contro un proprio cittadino).
Assistenza e sostegno alle vittime (art. 10)
L’articolo 10 della proposta di direttiva dispone una serie di misure di assistenza e sostegno alle vittime dellatratta che sostanzialmente riproducono quelle previste dall’art. 12 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005.
La legge 228/2003 (Misure contro la tratta di persone) ha previsto (art. 13) inoltre l’istituzione di uno speciale programma di assistenza per le vittime dei reati di riduzione in schiavitù e di tratta (artt. 600 e 601 del codice penale). Le misure di assistenza e sostegno contenuti in tale Programma, definiti con D.P.R. 237/2005, sono di minore ampiezza rispetto a quelli previsti dall’art. 10 della proposta di direttiva.
Tutela delle vittime nelle indagini e nei procedimenti penali (art. 11)
L’art. 11 introduce una serie di misure aggiuntive di protezione delle vittime della tratta nel procedimento penale solo parzialmente previste nel nostro ordinamento. In particolare, si segnalano le specifiche cautele volte ad evitare la cd. vittimizzazione secondaria di cui al paragrafo 5; alcune di tali cautele sono attualmente previste per l’esame dei collaboratori e testimoni di giustizia e per l’esame di minori.
Misure di assistenza, sostegno e protezione dei minori vittime della tratta (artt. 12-14)
· la previsione dell’art. 12 sulle misure da adottare in caso di incertezza sull’età del minore è contenuta nell’art. 10, par. 3, della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005;
· con riferimento alle misure a sostegno della famiglia del minore vittima della tratta (art. 13, par. 2) l’art. 28 della Convenzione del Consiglio d’Europa prevede misure di protezione dei familiari della vittima da possibili ritorsioni e intimidazioni nel corso delle indagini e nel processo;
· l’art. 14 prevede specifiche misure processuali a tutela del minore vittima della tratta (audizioni protette, videotestimonianze, udienze a porte chiuse, ecc.) in parte già previste dal codice di rito penale (cfr. art. 398 e 498 c.p.p.);
· l’art. 15 prevede misure di prevenzione, campagne informative nonché la formazione di funzionari destinati ad entrare in contatto con le vittime delle tratta; inoltre è lasciata alla valutazione degli Stati membri della UE la possibilità di considerare come reato il ricorso consapevole ai servizi forniti dalla vittima della tratta; l’art. 19 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005 appena ratificata prevede, invece, che il ricorso consapevole ai servizi forniti dalla vittima della tratta debba essere sempre considerata come reato (reato di utilizzo dei servizi di una vittima).
L’art. 14 della legge 228/2003 prevede che per rafforzare l'efficacia dell'azione di prevenzione nei confronti dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù e dei reati legati al traffico di persone, il Ministro degli affari esteri definisce le politiche di cooperazione nei confronti dei Paesi interessati dai predetti reati tenendo conto della collaborazione da essi prestata e dell'attenzione riservata dai medesimi alle problematiche della tutela dei diritti umani e provvede ad organizzare, d'intesa con il Ministro per le pari opportunità, incontri internazionali e campagne di informazione anche all'interno dei Paesi di prevalente provenienza delle vittime del traffico di persone. In vista della medesima finalità i Ministri dell'interno, per le pari opportunità, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali provvedono ad organizzare, ove necessario, corsi di addestramento del personale, nonché ogni altra utile iniziativa.
· L’art. 16 della proposta di direttiva prevede l’istituzione di un relatore nazionale o di meccanismi equivalenti per valutare le tendenze della tratta.
Gli organismi di controllo e valutazione del fenomeno della tratta previsti dalla disciplina nazionale sono tutti istituiti presso il Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità (DDPO) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta della Commissione Interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento (prevista dall’art. 25 del regolamento attuativo del TU immigrazione 286/1998), del Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta di esseri umani e dell’Osservatorio sul fenomeno della tratta degli esseri umani, questi ultimi istituiti dal Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, con DM 21 marzo 2007.
La Commissione Interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento svolge funzioni di indirizzo, di controllo e di programmazione delle risorse per l’espletamento degli interventi previsti dalla normativa.
Il Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta di esseri umani analizza il fenomeno tratta nei suoi molteplici aspetti, collaborando con il Dipartimento delle Pari opportunità per la definizione degli interventi necessari, e tenendo in considerazione eventuali cambiamenti della fenomenologia dovuti all’azione preventiva e repressiva. Tra i suoi obbiettivi, oltre a quello generale di definizione delle strategie di intervento sociale in favore delle vittime di tratta, vi è anche quello della raccolta di dati sulle variazioni quantitative e qualitative del fenomeno.
L’Osservatorio sul fenomeno della tratta degli esseri umani ha compiti di studio ed analisi del fenomeno tratta al servizio dello stesso Dipartimento delle Pari opportunità. Tra le sue attività vi è anche quella che prevede l’elaborazione ed implementazione di un sistema informatico che consenta un’efficace raccolta, lettura ed elaborazione dei dati concernenti il fenomeno, ovviamente nel rispetto delle garanzie di riservatezza dei dati sensibili. In altre parole, le azioni dell’Osservatorio sono di supporto alle attività del Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta e della Commissione interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento, nonché degli interventi previsti dal Piano Nazionale Antitratta elaborato dal Dipartimento delle pari opportunità.