martedì 15 marzo 2011

La pdl sulla remissione tacita della querela

La proposta di legge modifica il codice penale con la finalità di specificare le ipotesi di remissione tacita della querela.
Essa novella anche il codice di procedura penale e il d.lgs. n. 274 del 2000 (in tema di procedimento penale di competenza del giudice di pace) al fine di disporre che l’avvertimento al querelante in ordine alle conseguenze della mancata comparizione in udienza sia inserito negli atti che dispongono il giudizio.
Più in dettaglio, l’articolo 1, modificato nel corso dell’esame in sede referente, novella il secondo comma dell’articolo 152 c.p. e inserisce un comma aggiuntivo nella medesima disposizione; il testo novellato prevede che vi è remissione tacita, oltre che, come nel testo vigente, quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela, anche quando:
§ il querelante non compaia senza giustificato motivo in udienza, nonostante abbia ricevuto rituale notifica della citazione;
§ il querelante abbia ricevuto il risarcimento del danno;tale fattispecie di remissione tacita della querela è applicabile ai soli reati puniti con pena inferiore nel massimo a quattro anni; la disposizione precisa che in ogni caso si applica il terzo comma dell’articolo 609-septies che prevede l’irrevocabilità della querela per i reati di violenza sessuale semplice e aggravata e di atti sessuali con minorenne (fattispecie di reato che nel massimo peraltro sono punite con pena superiore a quattro anni);
§ il querelante abbia ricevuto un’offerta reale ai sensi dell’articolo 1209 c.c. e questa sia stata ritenuta congrua dal giudice procedente; in tal caso, l’offerta reale equivale a danno risarcito.
L’articolo 2 interviene sull’art. 337 c.p.p., in tema di formalità della querela, al fine di prevedere l’obbligo per l’autorità che riceve la querela di avvertire il querelante che, nelle fasi successive, la mancata comparizione all’udienza senza giustificato motivo sarà interpretata come remissione tacita della querela e comporterà l’estinzione del reato.
L’articolo 3 modifica l’art. 419 c.p.p., in tema di atti introduttivi dell’udienza preliminare. La novella è volta a integrare gli avvisi che il giudice deve comunicare, prevedendo l’obbligo di avvertire il querelante che la mancata comparizione all’udienza – in assenza di giustificato motivo – comporterà la remissione tacita della querela e la conseguente dichiarazione di estinzione del reato.
L’articolo 4, integralmente sostituito dalla Commissione, inserisce un comma aggiuntivo nell’articolo 484 c.p.p. che, nell’ambito degli atti introduttivi al dibattimento, prevede che il giudice rinnovi d'ufficio la citazione al querelante qualora sia provato o appaia probabile che questi non ne abbia avuto effettiva conoscenza.
L’articolo 5 integra il contenuto del decreto che dispone il giudizio di cui all’art. 429 c.p.p., con l’avvertimento al querelante – sempre nel caso di reati perseguibili a querela – che, in caso di mancata comparizione in dibattimento senza giustificato motivo, il reato sarà dichiarato estinto per remissione tacita della querela.
L’articolo 6 interviene sulla citazione diretta a giudizio disciplinata dall’art. 552 c.p.p. Anche in riferimento a questo rito, se il reato è procedibile a querela, si prevede che:
§ il decreto di citazione a giudizio deve contenere l’avvertimento al querelante che, in caso di mancata comparizione in dibattimento senza giustificato motivo, il reato sarà dichiarato estinto per remissione tacita della querela;
§ l’assenza di questo avvertimento comporta la nullità del decreto.
Analoga modifica è recata dall’articolo 7 all’art. 20 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, relativo alla citazione a giudizio nel procedimento penale davanti al giudice di pace, attraverso la previsione che la citazione contenga l’avvertimento e che la mancanza dell’avvertimento determina la nullità della citazione.

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