giovedì 28 aprile 2011

Quella bestemmia dietro il 25 aprile

Voce Repubblicana del 26 aprile 2011
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

La dicotomia tra fascismo e antifascismo è una bestemmia. Ecco perché dobbiamo fare davvero i conti con la storia della nostra Resistenza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle libertà Giancarlo Lehner.
Onorevole Lehner, anche quest’anno il 25 aprile è stato caratterizzato da un aspro scontro politico. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è stato duramente contestato.
“In queste critiche non c’è alcun contenuto ideale. Siamo davanti ad una guerra civile continua. Questo conflitto va avanti dal 1945 perché fa comodo alla sinistra. Queste polemiche, che in qualche modo fanno credere all’utilità di questa ‘guerra civile’ tra fascisti e antifascisti, nasce da un grande errore e da una grande viltà: questo paese non ha mai avuto il coraggio di fare i conti con la sua storia”.
A cosa allude?
“Al fatto che non si riesce a fare una riflessione serena e sincera anche sull’antifascismo, che certo non è stato tutto oro. La verità storica è stata cancellata. Infatti, gran parte degli antifascisti provengono pari, pari dal fascismo. A ben vedere, il 90 per cento dell’Intellighezia del Pci nasce dalle colonne della rivista fascista “Primato”. Il critico d’arte Giulio Carlo Argan scriveva su “Primato”, anche Renato Guttuso era fascista. Lo stesso dicasi per Pietro Ingrao. I veri antifascisti come Ugo La Malfa erano in carcere o si nascondevano. Lo stesso Giorgio Bocca, che è stato nella Resistenza, fino al 1942 è stato un antisemita”.
Qual è stato il peggior stereotipo che si è formato sull’antifascismo?
“Lo scontro tra fascisti e antifascisti è una bestemmia culturale. Ecco perché esorterei tutti a fare i conti con la storia. Basta ricordare l’esempio del partigiano Rocca, che comandava una formazione partigiana garibaldina (comunista). Questo personaggio aveva il compito di uccidere personalmente i prigionieri squartandoli a colpi di vanga. Questa storia è raccontata dal partigiano azionista Giorgio Bocca che scrive al comando di Giustizia e libertà per denunciare queste violenze”.
Ci sono altri esempi?
“L’Italia è stata liberata dagli alleati e non dai partigiani. Basta fare l’esempio della liberazione della città di Bologna. Questa città viene liberata con il sangue dell’armata polacca e degli ebrei polacchi. Non c’è un comunista che libera Bologna. Tra il 1945 e il 1947 i partigiani comunisti continuano a combattere la loro guerra. Il loro obiettivo non era la liberazione dal nazifascismo, ma la rivoluzione bolscevica in Italia. E per questo arrivano ad ammazzare 150 preti per la sola colpa di essere stati preti. E fanno stragi nel triangolo della morte. E di questa mancata evoluzione sono vittime anche i fascisti che il 25 aprile hanno affisso quei manifesti che inneggiano al regime”.

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