domenica 29 maggio 2011

Hanno fallito perchè si sono affidati ad Italo Bocchino

Voce Repubblicana del 28 maggio 2011
Intervista a Vincenzo D'Anna
di Lanfranco Palazzolo

Futuro è libertà ha fallito perché si è affidato ad Italo Bocchino. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Vincenzo D’Anna di Iniziativa Responsabile.
Senatore D’Anna, nel dibattito che si è svolto mercoledì scorso sul decreto Omnibus ha parlato a nome del gruppo sostenendo il provvedimento varato dal Governo. Perché avete ribadito il sostegno al Governo Berlusconi?
“Questo decreto contiene tutta una serie di norme che riguardano la sanità, la Cassa depositi e prestiti, gli stanziamenti relativi al settore dei beni culturali, il sito archeologico di Pompei. Inoltre, questo provvedimento contiene anche la moratoria sul nucleare. Il provvedimento fornisce una serie di risposte importanti ad alcuni problemi che sono di grande rilevanza”.
Nei giorni scorsi era girate molte voci su una grave spaccatura del gruppo parlamentare di Iniziativa responsabile. Cosa c’è di vero?
“Il nostro gruppo parlamentare è cresciuto da 29 a 30 parlamentari. Noi siamo il quarto gruppo parlamentare per consistenza nel Parlamento. Il nostro gruppo parlamentare ha dimostrato di essere coeso sulla fiducia al governo Berlusconi. Quando si è votato il decreto omnibus tutti i parlamentari del nostro gruppo erano presenti in aula. Il nostro gruppo parlamentare non si è sfaldato perché qualche membro non è stato nominato sottosegretario”.
La stampa ha un atteggiamento negativo nei confronti del vostro gruppo parlamentare?
“L’avversione nei nostri confronti è dovuta solo alla nostra volontà di sostenere il governo. Dopo il voto del 14 dicembre scorso si è tentato di far passare i Responsabili come un gruppo politico di mercenari e di venduti della politica, dimenticando che in Parlamento ci sono deputati che sono stati eletti con il Pdl che sono passati con le opposizioni. Nel nostro gruppo la maggior parte dei parlamentari è stata eletta nel Popolo delle libertà. I deputati che giungono da altre forze politiche sono una minoranza. Il parlamentare che è stato attaccato di più del nostro gruppo è stato l’onorevole Scilipoti, che certo non meritava simili attacchi. Di fronte a queste accuse gratuite, l’onorevole Scilipoti ha dimostrato di essere una persona per bene, dimostrando di non voler entrare nel governo. Il suo comportamento ha spiazzato molti osservatori che si erano dichiarati molto critici nei nostri confronti”.
Come giudica il fallimento delle liste di Futuro e libertà al primo turno delle elezioni amministrative?
“Quando ci si affida a personaggi come Italo Bocchino, che è uno specialista in tattica della sconfitta, si può fare davvero ben poco. Lo stesso dicasi per Fabio Granata che tutto è tranne che un uomo di destra. Loro hanno fatto la scelta di mettersi contro il centrodestra dopo essere stati votati dall’elettorato moderato. Hanno sbagliato”.

venerdì 27 maggio 2011

Il Pd sostituisce Di Pietro con la sinistra

Intervista a Piergiorgio Corbetta
Voce Repubblicana del 27 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

I partiti della sinistra radicale stanno sostituendo l’Idv come principale alleato del Pd. Lo ha detto alla “Voce” il sociologo Piergiorgio Corbetta, docente responsabile delle ricerche elettorali dell’Istituto Cattaneo.
Prof. Corbetta, cosa pensa dell’esito del primo turno delle elezioni amministrative? Che tipo di valutazioni può ricavare dai numeri?
“Prima di fare un’analisi di questo tipo dobbiamo decidere su quali consultazioni dobbiamo confrontarci. La nostra scelta è stata quella di confrontarci con le ultime elezioni regionali del 2010. Anche se il confronto tra diversi tipi di elezioni è metodologicamente scorretto. E’ chiaro che il cambiamento elettorale è avvenuto nell’anno corrente”.
Una volta stabilito questo criterio di valutazione a quali conclusioni siete arrivati?
“La coalizione di centrodestra ha perso nettamente. E la coalizione di centrosinistra ha parzialmente vinto. E poi hanno vinto anche le liste minori”.
Qual è stato il flusso elettorale più importante?
“Secondo i flussi delle città di Bologna, Milano, Torino e Napoli e delle città sopra i 15 mila abitanti, che abbiamo analizzato come Istituto Cattaneo, abbiamo verificato che c’è stata un’avanzata dell’area di sinistra che si è ristrutturata e ridefinita al suo interno. Ma c’è stata anche una grave sconfitta da parte dell’Italia dei Valori. Questa sconfitta è stata in parte occultata dal grande successo elettorale di Luigi De Magistris a Napoli. Ma il partito di Antonio Di Pietro è nettamente in crisi. Il Partito democratico ha cominciato a crescere di nuovo nel Nord. Questa è una novità perché il Pd ha ricominciato a crescere dopo una serie di sconfitte. E’ andata bene anche la sinistra radicale, soprattutto a Bologna. Anche il Movimento Cinquestelle ha avuto una forte crescita. Noi lo collochiamo a sinistra anche se si tratta di un movimento anti-partiti. Queste aree della sinistra stanno sostituendo l’Idv”.
Cosa può dire in particolare del centrodestra?
“Non ha perso solo il Popolo delle libertà, ma ha perso anche la Lega. E questo era il fatto politicamente inatteso. Da qui è nata la frizione tra Bossi e Berlusconi. I due leader hanno siglato una tregua. Ma credo che questo conflitto esploderà dopo i ballottaggi. Siamo alla vigilia di una grave crisi perché la Lega è andata veramente male”.
Il terzo polo ha dato una buona prova di se?
“Il Terzo polo non ha sfondato. Anche se c’erano tutte le premesse dopo la crisi del centrodestra siamo di fronte ad un ‘aborto’. Siamo in una situazione che definirei di crisi anche per questa coalizione di partiti”.
Il centrodestra ha perso consensi a causa dell’astensionismo?
“No, perché rispetto alla partecipazione delle precedenti regionali i votanti sono aumentati. Siamo agli stessi livelli delle comunali del 2006”.

Separati alla nascita: Cosima Misseri & Gigi Del Neri

Cosima Misseri
L'ex allenatore della Juve Gigi Del Neri

mercoledì 25 maggio 2011

Quel candidato vuole la forca

Voce Repubblicana del 26 maggio 2011
Iintervista a Pasquale Giuliano
di Lanfranco Palazzolo

Luigi De Magistris è un candidato sindaco politicamente confuso. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente della Commissione Lavoro del Senato Pasquale Giuliano del Pdl.
Presidente Giuliano, quali sono le sue valutazioni dopo il primo turno delle elezioni amministrative a Napoli?
“Ritengo che fosse giusto attendersi qualcosa di più dai risultati elettorali. Abbiamo colto il significato del voto di protesta dopo quello che è accaduto in questi anni a Napoli. Questa situazione è puramente addebitabile alla disastrosa gestione del centrosinistra. Forse non si è tenuto troppo conto di questo e si è parlato troppo del ruolo antipolitico del candidato dell’Italia dei valori Luigi De Magistris. Le forze politiche non hanno parlato abbastanza dei disastri del centrosinistra partenopeo”.
Il sindaco uscente Rosa Russo Iervolino ha detto che voterà a favore di Luigi De Magistris. Pensa che questa dichiarazione di voto danneggerà il candidato dell’Idv?
“Non lo so. Le posso dire che sulla Iervolino la cittadinanza napoletana ha riservato delle critiche dure, che sono sempre risultate fondate”.
Qual è stato il suo giudizio sul faccia a faccia tra il candidato del Pdl Lettieri e quello dell’Idv De Magistris nel corso della trasmissione “Porta a porta”?
“La mia valutazione era che il faccia a faccia non fosse necessario. Conosco perfettamente De Magistris per le dichiarazione che ha fatto nel corso della campagna elettorale, per come si muove, per quello che dice. Credo che la scelta peggiore che un napoletano possa fare è quella a favore di Luigi De Magistris. Il candidato dell’Idv è un uomo praticamente senza programma e senza idee, confuso. Credo che De Magistris è solo ispiratore di un giustizialismo peggiore di quello di Antonio Di Pietro”.
Una delle incognite del voto delle elezioni amministrative di Napoli è il ruolo che potrebbe avere il Partito democratico, che al primo turno è praticamente crollato.
“Penso che l’appoggio del Partito democratico nei confronti di De Magistris avvenga solo attraverso le parole. E non con il voto. Un Partito democratico figlio del vecchio Partito comunista e del Pds non può avallare le idee di un forcaiolo come De Magistris. Il candidato dell’Idv è solo un uomo politicamente confuso”.
Come interpreta il successo che hanno attribuito i napoletani al primo turno nei confronti di questo personaggio?
“Quello nei confronti di De Magistris è stato solo un voto di protesta. Il segnale è stato recepito. Credo che un napoletano di buon senso non potrà mai dare il suo sostegno a un candidato del genere”.
Che differenza ha notato tra l’approccio del centrodestra a Napoli e a Milano?
“A Milano c’è stato qualche errore che abbiamo pagato. Ma credo che anche in Lombardia la borghesia moderata non si affiderà a Pisapia”.

Vendola non ha fatto nulla per i carcerati

Voce Repubblicana del 25 maggio 2011
Intervista a Sergio D'Elia
di Lanfranco Palazzolo

Il Governatore della Regione Puglia Nichi Vendola non ha fatto nulla per nominare il garante dei detenuti in Puglia. Lo ha denunciato il Segretario di “Nessuno tocchi Caino” Sergio D’Elia.
Sergio D’Elia, 194 detenuti del carcere di Brindisi hanno appoggiato l’iniziativa di Marco Pannella che prosegue il suo sciopero della fame iniziato lo scorso 20 aprile anche per ridare dignità ai detenuti italiani.
“Si tratta praticamente di tutti i detenuti della casa circondariale di Brindisi, tranne due sottoposti ad una terapia che necessità una particolare alimentazione. La conferma di questa iniziativa mi è giunta dall’Associazione Famiglie fratelli ristretti e dalla direzione della casa circondariale. Uno degli obiettivi di questa battaglia radicale è quello dell’amnistia. Lo stesso Pannella si è recato in visita nel carcere di Brindisi lo scorso agosto. Il carcere di Brindisi è uno dei pochi carceri italiani dove non c’è un sovraffollamento pazzesco. I detenuti sono trattati bene. E’ uno dei pochi casi in cui la condizione dei detenuti non è terribile. I detenuti di Brindisi hanno intenzione di condurre una battaglia non violenta”.
Qual è la condizione degli istituti penitenziari in Puglia?
“Questa regione è ai primi posti nella classifica del sovraffollamento. Nelle carceri pugliesi ci sono almeno 4449 detenuti, 2000 oltre la capienza naturale secondo i dati di marzo. Sono comunque 600 in più della soglia del tollerabile. Tra il 2010 e il 2011 sono circa una dozzina i detenuti che si sono tolti la vita o sono morti per cause da accertare o naturali nelle carceri pugliesi. Nel carcere di Lecce c’è una vera e propria emergenza carceraria. In quel penitenziario sono reclusi circa 1600 detenuti ammassati in spazi che, a norma di regolamento, potrebbero ospitarne almeno 600. In 12 metri quadrati sono sistemati 3 detenuti in un letto a castello. Ogni detenuto in quel carcere ha a disposizione 1,7 metri quadrati calpestabili. Questo significa che uno dei tre detenuti in cella si può muovere solo quando gli altri restano stesi sul letto. La giustizia europea ha condannato un detenuto bosniaco che aveva a disposizione circa 3 metri quadrati”.
Nichi Vendola, che passa per essere un Governatore progressista e attento ai diritti dei più deboli, come si è comportato di fronte all’emergenza carceraria?
“Nichi Vendola è apprezzato e votato perché ha un bel linguaggio. Il governatore della Puglia tollera che nella sua regione i detenuti siano trattati in questo modo. Vendola aveva ed ha tutti gli strumenti per intervenire in questa materia. Avrebbe potuto farlo già cinque anni fa, quando la Regione Puglia ha istituito la figura del garante regionale dei detenuti. A distanza di cinque anni questo garante non è mai stato nominato. Questo è inaccettabile”.

martedì 24 maggio 2011

L'on. Stracquadanio fa incazzare la Bindi, che gli toglie la parola.......


.....anche se il tempo a sua disposizione non era esaurito........

A Milano c'è un problema

Intervista ad Domenico Mennitti
Voce Repubblicana del 24 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Per il centrodestra esiste un problema di fiducia da parte degli elettori, ma sarebbe un errore prendersela con alcuni comportamenti assunti nel corso della campagna elettorale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il fondatore di “Ideazione” e sindaco di Brindisi Domenico Mennitti.
Onorevole Mennitti, cosa pensa dopo il voto del primo turno delle elezioni amministrative? Pensa che il centrodestra sia in una crisi profonda o ritiene che questa sia superabile?
“Intanto, le elezioni amministrative hanno dimostrato che in Italia c’è un problema politico che, in verità, è più difficile riscontrare in Parlamento che nel Paese. Le vicende che hanno determinato l’instabilità in questi ultimi mesi si sono manifestate quando il Parlamento è stato chiamato ad esprimersi. Ora, le elezioni amministrative sono state l’occasione per vedere se questa grande polemica politica nel centrodestra era un fatto mediatico oppure se influiva sulla valutazione del corpo elettorale. Credo che si possa dire tranquillamente che ha influito. I numeri stabiliscono in maniera evidente che l’aggregazione liberale, dopo la defezione di Fini, ha difficoltà di fiducia con il corpo elettorale”.
Come valuta questa situazione?
“Non credo che si possa valutare una questione di questo tipo, in riferimento alla campagna elettorale che si è svolta, criticando i toni troppo accesi e la paura degli elettori per l’utilizzo di questi toni. Le elezioni amministrative sono profondamente diverse da quelle politiche. Le elezioni amministrative rappresentano un elemento che non sempre coincide con quelle nazionali. E questo è un dato per cui si chiama in causa l’espressione periferica delle diverse forze politiche. Credo che sia sbagliato andare a cercare in alcuni comportamenti – che certo non sono stati edificanti – la causa del risultato elettorale: mi sembra mi sembra una valutazione riduttiva”.
Pensa che sia un errore attaccare l’estre mismo di Pisapia per vincere a Milano?
“Non mi affiderei molto a questa speranza per vincere le elezioni amministrative di Milano. Coloro che hanno avuto una loro storia politica hanno avuto il tempo e il modo per fare i conti con il proprio passato. E per maturare una propria posizione. Questo ragionamento vale per tutti. Ognuno di noi ha una propria storia. Chi non ce l’ha, avverte la debolezza di non averla. Quindi il problema non è quello di attaccare il passato di una persona che si è svincolata da un passato poco edificante”.
Qual è il dato politico che emerge da questo voto?
“Non è vero che vincono i moderati. Il dato elettorale ha cancellato queste aspirazioni di centro. Vince chi è su posizioni di destra e chi è più a sinistra. Pisapia deve essere giudicato dal suo programma e non dal suo passato. Sarebbe bene che questa regola valesse per tutti”.

E' uscito il capolavoro letterario di Serena Dandini

Voce Repubblicana 
del 24 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il giardino misterioso di Serena Dandini. In questi giorni molti si saranno accorti che la conduttrice televisiva Serena Dandini è ospite in varie trasmissioni televisive. L’onnipresenza della conduttrice (di sinistra) è dovuta ad un precisa necessità promozionale. In questi giorni esce in tutta Italia un suo libro dal titolo “Dai diamanti non nasce niente”. La conduttrice della trasmissione “Parla con me” ha deciso di dare questo titolo al libro che ha scritto “rubando” un passo della canzone “Via del campo” di De André. In questo passaggio della canzone si parla di una prostituta dagli “occhi grandi color di foglia”, e si conclude proprio con una delle frasi più celebri che il cantautore italiano abbia mai scritto: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Dietro questo titolo, la conduttrice si improvvisa sociologa e analista della società d’oggi. Ovviamente questo frutto della fantasia della Dandini è stato recensito da importanti settimanali e ha ricevuto l’attenzione della televisione pubblica. Inoltre è stato acquistato da almeno 10 librerie pubbliche in Italia. Schiumano di rabbia gli altri autori, soprattutto quelli invenduti. Non poteva accadere diversamente visto che si tratta di un libro edito dalla Rizzoli e di una conduttrice popolare (del resto anche Vespa vende molto bene). La Rizzoli lo presenta così: “Serena Dandini ci conduce in una passeggiata sentimentale alla ricerca della bellezza che potrà salvarci, con un libro dedicato ‘a chi voleva cambiare il mondo e invece dopo un po’ si è accorto che è stato il mondo a cambiargli i connotati’. Viaggiando tra parchi incantati e vivai sconosciuti, imbarcandoci sulle navi di cacciatori di piante d’altri tempi, sbirciando gli amori romantici per un raffinato musicista o per un carico di concime, scopriamo insieme con lei che non è mai troppo tardi per mettere dei fiori nei nostri cannoni e bombardare almeno il perimetro del balconcino di casa. Perché, come recita un antico proverbio cinese, chi pianta un giardino semina la felicità”. Siamo perfettamente d’accordo con la Dandini. Resta alquanto oscuro il motivo perché sia lei a doverci impartire questa lezione di saggezza. Forse perché l’idea è venuta a lei per prima. La Dandini è stata intervistata dal sito del “Corriere della Sera”, da dove ha distribuito i suoi giudizi botanici su alcuni colleghi, affermando che Michele Santoro sarebbe “un olivo grande radicato nel terreno. Oppure un limone che dà frutti tutto l’anno”. E così questo libro è servito per scoprire una grande amica delle piante che associa i suoi amici a quelle gradevoli, mentre quelli antipatici si devono accontentare di quelle più odiose. Per i fan scatenati di “Parla con me” questa diventerà ben presto la loro bibbia per distinguere le piante buone da quella destinate alla morte. Ma il buon giardiniere è quello capace di tenerle in vita tutte, dice un altro vecchio proverbio.

domenica 22 maggio 2011

Gli Stati Uniti e Oddissea all'alba

Il 31 marzo 2001, presso la Commissione Forze armate del Senato, si sono svolte audizioni relative all’operazione Odyssey Dawn e alla situazione in Libia ( http://armed-services.senate.gov/Transcripts/2011/03%20March/11-21%20-%203-31-11.pdf ).
Il Segretario alla difesa Robert M. Gates ha illustrato gli avvenimenti mediorientali degli ultimi mesi; ciascun Paese della regione presenta pericoli e promesse per gli Stati Uniti, e la stabilità e il progresso di questa parte del mondo è un vitale interesse nazionale. L’approccio dell’amministrazione americana si basa su un nucleo di principi elaborati dal Presidente Obama, che comprende l’opposizione alla violenza, il riconoscimento dei valori universali e la necessità di riforme e mutamenti politici. Nel caso della Libia, il regime di Gheddafi rappresenta un pericolo per la reazione avuta di fronte a legittime proteste popolari, che ha provocato vittime civili e centinaia di migliaia di rifugiati. Il leader libico ha d’altronde ignorato i richiami del Consiglio di sicurezza dell’ONU e gli appelli della Lega araba e del Consiglio di cooperazione del Golfo volti alla cessazione degli attacchi. Lo scopo dell’operazione Odyssey Dawn, iniziata il 19 marzo, aveva come obiettivo militare di far rimanere a terra le forze aeree del Colonnello e di neutralizzare le sue difese. La responsabilità dell’operazione è stata affidata ad un comando NATO integrato, in cui i militari americani hanno messo a disposizione le proprie capacità. In ogni caso, la missione ha un carattere limitato, che non comprende l’obiettivo di abbattere il regime. Per Gates, la rimozione di Gheddafi può avvenire solo per intervento del popolo libico. In chiusura, egli ha sottolineato come la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti siano collegati alla sicurezza e alla prosperità del Medio Oriente e come sia un interesse americano prevenire una crisi umanitaria in Libia.
Dal canto suo, l’ammiraglio Michael G. Mullen, Capo dello stato maggiore congiunto, ha illustrato alcuni aspetti militari della missione. Essa, sotto il comando della NATO, coinvolge più di 20 Paesi, che vi contribuiscono in maniera diversa: dalla partecipazione attiva alle operazioni all’aiuto finanziario, all’assistenza umanitaria. Nella coalizione sono coinvolti anche Paesi arabi, e d’altronde nessuno Stato sarebbe stato in grado di compiere una siffatta operazione da solo. Egli ha inoltre ricordato l’ampiezza dei mezzi a disposizione, che comprende anche la portaerei italiana Garibaldi, oltre a 220 aerei, alcuni dei quali messi a disposizione dal Qatar e dagli Emirati arabi uniti. Nelle ultime 24 ore, la coalizione ha operato ripetutamente a Misurata, vicino Tripoli, e ad Agedabia. Egli ha quindi sottolineato come la coalizione abbia potuto garantire un’ingente e veloce mobilitazione di forze, senza precedenti. Sebbene il carattere della missione possa essere deciso solo dai leader politici, Mullen ha assicurato che i militari americani continueranno a sostenere la NATO con la stessa professionalità già dimostrata nell’operazione.

Ecco come la Spagna cambia la politica di cooperazione

Il 9 marzo 2011, presso la Commissione cooperazione internazionale per lo sviluppo del Congresso dei deputati, è intervenuto il Ministro degli affari esteri e della cooperazione Trinidad Jiménez García-Herrera, al fine di spiegare le nuove linee politiche di attuazione in materia di cooperazione internazionale allo sviluppo e di informare sul bilancio e sulle linee prioritarie della cooperazione spagnola, con particolare riferimento agli aiuti umanitari ( http://www.congreso.es/public_oficiales/L9/CONG/DS/CO/CO_724.PDF ).
Il Ministro ha innanzitutto fornito delucidazioni sul dispositivo di emergenza attivato per far fronte alla crisi umanitaria emigratoria alla frontiera tra Tunisia e Libia. L’Agenzia spagnola di cooperazione ha inviato tre aerei con oltre 35 tonnellate di aiuti umanitari, e altre 40 sono state inviate dalla Croce Rossa, a cui si aggiungono 390 chili di medicinali e materiale sanitario. In totale la Spagna ha destinato 2.260.000 euro per fronteggiare l’emergenza umanitaria.
Il Mediterraneo è d’altronde un’area prioritaria per la cooperazione spagnola, e il Maghreb in maniera particolare. La Spagna e l’Unione europea sono impegnate con alcuni Stati, quali la Tunisia e l’Egitto, in un programma che favorisca le riforme democratiche e lo sviluppo economico.
Il Ministro ha poi illustrato il Piano annuale della cooperazione (PACI) 2011, nel cui contesto è data grande attenzione al mondo arabo. Ella ha sottolineato alcune caratteristiche del nuovo PACI, tra cui la coordinazione con le istanze europee, la ridefinizione dei processi di programmazione e l’attenzione alla prospettiva umanitaria. Nel PACI sono stati però ridotti gli aiuti ufficiali allo sviluppo e le tempistiche per raggiungere gli obiettivi prefissati. La crisi ha infatti indebolito la capacità di reazione della maggior parte dei Paesi donatori, per cui il Governo spagnolo ha ridotto gli aiuti a 800 milioni di euro nel biennio 2010-2011, e l’obiettivo di destinare lo 0,7% del PIL agli aiuti potrà essere raggiunto nel 2015 (e non nel 2012). Ella ha quindi illustrato le linee prioritarie di lavoro del PACI 2011, quali la lotta alla carestia, la promozione di uno sviluppo umano e sostenibile, in particolare mediante il contrasto dei mutamenti climatici, lo sforzo per coinvolgere il settore privato nel combattere il problema della povertà.
L’azione umanitaria sarà una delle principali linee di lavoro della politica di cooperazione del Governo, insieme ai programmi bilaterali e alla collaborazione con le organizzazioni non governative (ONG). Un capitolo specifico relativo agli aiuti umanitari è stato inserito nel PACI. Pertanto, nel 2011 saranno potenziati i programmi bilaterali, in particolare quelli con i Paesi dell’Africa sub-sahariana e con quelli del Mediterraneo, oltre ai tradizionali rapporti con l’America latina. Sarà quindi sviluppata la collaborazione con le ONG, sia spagnole sia dei Paesi soci. In tale ambito, il Ministro ha sottolineato come le ONG spagnole lavorino con 3.400 soci locali in tutto il mondo. Ella ha quindi sottolineato la necessità di sviluppare, sulla base di un dialogo con il settore, il raggruppamento delle ONG in strutture più grandi ed efficienti. Il Governo cercherà quindi di favorire la partecipazione delle imprese e di consolidare i passi iniziati nel 2010 per realizzare alleanze pubblico-privato in favore dello sviluppo e della cooperazione. Per quanto concerne l’azione umanitaria, la Spagna ha concluso accordi con molti soggetti, tra cui la FAO, il Programma alimentare mondiale e l’Unicef, in tale ambito appare necessario migliorare la qualità del sistema, sviluppando un quadro di monitoraggio e di valutazione. Inoltre il porto di Las Palmas sarà convertito in una base operativa strategica di risposta umanitaria per l’Africa.
Altro progetto a cui la Spagna lavora, ha ricordato l’esponente del Governo, è il fondo “handshakes for hunger”, consistente in un progetto triangolare per cui un Paese in via di sviluppo realizza una donazione in natura, la Spagna conferisce un contributo finanziario e il Programma alimentare mondiale realizza il trasporto e la distribuzione degli alimenti.
Insieme al PACI 2011 il Governo ha inoltre approvato il Piano di azione di efficacia degli aiuti, cui hanno partecipato i diversi attori della cooperazione spagnola, grazie al quale sarà possibile compiere un salto importante nella capacità di contribuire al risultato dello sviluppo. Il Governo si impegna inoltre a fornire coerenza e trasparenza negli aiuti ufficiali allo sviluppo, approvando il regolamento del Fondo para la Promoción del Desarrollo (FONPRODE).
In chiusura, il Ministro ha fatto un confronto tra gli aiuti erogati nel periodo intercorrente tra l’anno 2004 e il 2009, sottolineando come gli aiuti siano passati da 1.985 milioni di euro fino a 4.728 milioni e ha quindi ricordato i passi importanti fatti dalla Spagna negli ultimi anni nella politica di cooperazione, tra cui il consolidamento degli organi consultivi e l’approvazione nel 2006 dello Statuto del cooperante.

La Francia e la nuova Libia

Il 22 marzo 2011, l’Assemblea nazionale e il Senato hanno proceduto, ciascuno nella rispettiva sede, ad un dibattito dopo le dichiarazioni del Governo sull’attuazione della Risoluzione n. 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU che ha autorizzato gli Stati membri a prendere le misure necessarie al fine di proteggere le popolazioni civili in Libia contro gli attacchi delle forze fedeli al leader libico Mohammar Gheddafi ed ha deciso, in particolare, l’attuazione di una no-fly zone sui cieli libici ( http://www.assemblee-nationale.fr/13/cri/2010-2011/20110144.asp#P75_2766; http://www.senat.fr/seances/s201103/s20110322/s20110322.pdf ). Il dibattito costituisce la prima applicazione dell’articolo 35 della Costituzione nella nuova formulazione approvata dalla riforma del 2008.
Il Primo Ministro François Fillon, nelle sue dichiarazioni alle due assemblee, ha evocato il “vento di democratizzazione” di questi ultimi mesi nei Paesi arabi e, dopo aver sottolineato che il Governo aveva sperato per la rivolta libica in una sorte analoga a quelle di Tunisia ed Egitto, ha sostenuto l’inevitabile uso delle forze armate negli affari interni della Libia “per non sentirsi colpevoli di aver assistito a braccia conserte alla repressione” del popolo libico. Il Governo francese, ha detto Fillon, ha ben chiare le quattro condizioni che giustificano ogni intervento: bisogno reale sul territorio, appoggio degli altri Paesi della regione, base giuridica solida ed azione collettiva. La risoluzione dell’ONU n. 1973 autorizza, secondo il Primo Ministro, l’uso della forza, intesa come operazione di protezione della popolazione civile, con la creazione di una no-fly zone e l’esclusione di qualsiasi invio di una forza d’occupazione da terra. Nei dibattiti successivi alle dichiarazioni del Governo, tutte le forze politiche sono intervenute dichiarandosi in linea di principio favorevoli alla decisione del Governo francese, sia pure con diverse sfumature, dalle posizioni di massimo sostegno espresse dagli esponenti del gruppo dell’Union centriste e dell’UMP, che hanno espresso pieno apprezzamento per il lavoro della diplomazia nazionale, ai rappresentanti del gruppo socialista-radicale SRC, che hanno tuttavia ricordato gli indugi e gli errori di analisi per i quali la Francia non si è schierata subito a sostegno delle primavere arabe, alle riserve espresse dai rappresentanti della Gauche democratica e repubblicana sulla risoluzione n. 1973, causate dal rifiuto della mediazione internazionale e dal mancato incoraggiamento degli sforzi dell’Unione africana prima dell’adozione della risoluzione dell’ONU.
Tra le domande di chiarimento più pressanti sono emerse in particolare quelle legate alla necessità di una partecipazione dei paesi arabi, relative alla posizione dell’Unione africana e all’ambiguità della Lega araba sull’applicazione della no-fly zone decisa con la risoluzione dell’ONU, e al prossimo ruolo della NATO nelle operazioni. Alcune perplessità sono state manifestate per il riconoscimento, l’11 marzo scorso, del Consiglio libico di transizione da parte francese, considerato da alcuni “precipitoso” e quasi pari agli indugi del recente passato. Per quanto riguarda l’Unione europea, è stato espresso da più parti il rammarico per l’occasione mancata dell’Unione di muoversi con una voce unica e tendere una mano ai popoli al di là del Mediterraneo. Ai diversi interventi ha risposto il nuovo Ministro degli Affari esteri, Alain Juppé, alla determinazione del quale si deve in gran parte la decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il Ministro si è dichiarato felice che la politica del Governo abbia incontrato una così larga approvazione del Parlamento ed ha reso omaggio alla professionalità e al coraggio dei soldati francesi. In particolare Juppé ha ricordato, a motivazione della mancata mediazione con il regime libico, che Gheddafi ha costantemente calpestato le risoluzioni dell’ONU e che la risoluzione n. 1973, il cui progetto è stato presentato da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Libano, è stata adottata grazie al sostegno dei Paesi arabi. Per quanto riguarda il riconoscimento politico del Consiglio nazionale di transizione, il Ministro ne ha chiarito il carattere non “improvvisato” portando a dimostrazione il fatto che, dopo l’11 marzo, sia stato convalidato da tutti i Paesi europei. Sulla gerarchia del comando delle operazioni egli ha espresso la posizione della Francia secondo la quale la NATO non sarebbe adatta a dirigere operazioni in un Paese arabo, in quanto l’operazione “Odissey Dawn“ viene condotta da una coalizione di Paesi non tutti membri della NATO. A proposito dell’Unione europea il Ministro ha ricordato comunque l’adozione di una posizione comune e l’impegno nell’azione umanitaria a favore della popolazione civile, nonché la mobilitazione europea per accompagnare la transizione democratica nel sud del Mediterraneo, sebbene non ci sia stata unanimità sull’utilizzo della forza militare.
Anche il Ministro della difesa, Gérard Longuet, dopo aver ringraziato a sua volta per il sostegno parlamentare all’azione governativa, ha ricordato che l’azione militare francese punterà all’efficacia della risoluzione n. 1973, senza andare oltre l’ambito della risoluzione, e riposerà sulla mobilitazione di tutti i mezzi aerei distribuiti sul territorio nazionale, mentre la Marina potrà svolgere un ruolo importante, in un contesto dove la popolazione vive essenzialmente su una stretta fascia della costa, con l’obiettivo di impedire che le armi da guerra di Gheddafi divengano l’arbitro del conflitto contro il suo popolo.

sabato 21 maggio 2011

Un nuovo mostro scultoreo si aggira per la Stazione Termini: la statua di Giovanni Paolo II°







Uno strano settembre da non dimenticare

Intervista a Francesco Perfetti
Voce Repubblicana del 21 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

“Lo strano settembre 1950” meritava di essere ripubblicato. Lo ha detto alla “Voce” lo storico Francesco Perfetti, autore dell’introduzione de “Lo strano settembre 1950”, libro di fantapolitica scritto 61 anni fa da Donato Martucci e Uguccione Ranieri, che racconta la visita segreta di Stalin a Roma per farsi confessare da Pio XII.
Professor Perfetti, come è nata l’idea di ripubblicare “Lo strano settembre 1950”?
“L’idea della pubblicazione de ‘Lo strano settembre 1950’ è nata con lo straordinario successo della riproposizione di ‘Non votò la famiglia De Paolis’ (1948), racconto che fu pubblicato poco prima delle elezioni politiche del 1948. Questo libro del 1948, che racconta le vicissitudini di una famiglia che decide di non votare il 18 aprile del 1948 contribuendo a determinare la vittoria del Fronte Popolare, fu stampato e diffuso in centinaia di migliaia di copie come strumento di propaganda politica. L’idea della pubblicazione non è solo di natura editoriale, ma anche all’interesse su un lavoro di fantapolitica o anche di fantastoria. Questo “Strano settembre 1950” è un lavoro di fantasia che ricostruisce in maniera mirabile il clima particolare della guerra fredda”.
Chi è il protagonista di questo racconto?
“E’ uno Stalin che giunge a Roma in incognito durante il Giubileo del 1950 per capire il successo del Vaticano e del cattolicesimo. Nel libro ci sono una serie di episodi esilaranti che vedono Stalin ansioso di farsi confessare dal Pontefice. E’ una lavoro di grande interesse storico. Ne furono fatte anche molte edizioni all’estero in paesi come gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Il libro è interessante perché racconta molto bene il clima della Roma politica degli anni ’50. E soprattutto quel mondo di giornalisti stranieri con i quali Martucci e Ranieri erano in collegamento. La cosa divertente di questo volume racconta personaggi reali con precisione e in situazioni verosimili”.
Anche Curzio Malaparte aveva scritto nel 1949 un racconto di fantapolitica come “Storia di domani”.
“Il tentativo di Malaparte fu molto diverso perché raccontava le vicende di un domani futuribile e delle elezioni vinte dalla sinistra con Nenni e Togliatti, con De Gasperi e gli altri esponenti dei partiti politici democratici in carcere. Mentre il libro di Martucci e di Ranieri su Stalin è un divertimento intellettuale”.
“Lo strano settembre 1950” è stato scritto anche da Leo Longanesi?
“Quando ho scritto la prefazione de volume avevo qualche dubbio su chi avesse scritto questo racconto perché si parlava di Martucci e Ranieri come due autori di fantasia. Dai documenti consultati alla Fondazione Ranieri, ho capito che Longanesi aveva seguito da vicino questa pubblicazione ed era entusiasta. Ma gli autori sono Martucci e Ranieri”.

venerdì 20 maggio 2011

Quelle proposte devono emergere

Intervista a Giorgio Stracquadanio
Voce Repubblicana del 20 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Se emergeranno le proposte di Letizia Moratti per Milano la maggioranza dei milanesi voterà per la candidata del centrodestra a Milano. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Giorgio Clelio Stracquadanio.
Onorevole Stracquadanio, quali sono le sue valutazioni generali sul voto delle amministrative?
“Se guardiamo complessivamente il voto di queste elezioni amministrative dobbiamo renderci conto che ogni città ha fatto una storia a se. E che non c’è una tendenza favorevole o contraria al governo o all’opposizione. Cercare di trarre considerazioni generali da vicende di tipo territoriale non è mai utile. Questa è la prima considerazione”.
Cosa pensa del voto di Milano?
“Noi abbiamo dato un carattere politico alla consultazione di Milano. Come se dovessimo sostituire alla competizione per la città la competizione per il Governo. Ma gli elettori votano quello che hanno da votare: il rinnovo dell’amministrazione della città. La nostra posizione e le nostre proposte su Milano non sono emerse. E non è nemmeno emerso il nostro bilancio positivo sul mandato della Moratti. E non è nemmeno emersa la loro proposta politica su Milano, che è rimasta avvolta nel fumo dei buoni sentimenti. Se fosse emersa, come la faremo emergere, da qui al voto del secondo turno, ci accorgeremo che la maggior parte dei milanesi vuole la città di Moratti. E non vuole la città di Pisapia negli aspetti specifici”.
Se vincerà Pisapia cosa succederà a Milano?
“Con la vittoria di Pisapia avremo la certezza che ci sarà una maggiore tolleranza nei confronti dell’immigrazione clandestina. Con noi non succederà. Inoltre, per Pisapia ci sarà maggiore tolleranza nel dare le case agli immigrati che ricongiungono le loro famiglie per avere più punti. E portano in Italia i loro parenti. Pisapia vorrebbe che ci fosse un’Expo da strapaese a Milano. Invece, la Moratti vorrebbe che l’Expo proiettasse l’immagine positiva di Milano in tutto il mondo. Nel programma di Pisapia non vuole che si costruisca nessuna infrastruttura per Milano. Ma Pisapia questo non lo dice. Si tratta di una nostra carenza, che ha permesso a Pisapia di presentarsi come il candidato civico della città. Ecco perché dobbiamo far conoscere il programma della Moratti”.
Cosa dovrebbe fare Berlusconi per la campagna elettorale?
“Berlusconi ha dato il massimo in tutte le campagne elettorali, mettendosi in gioco. Questo dimostra la sua generosità. Noi sapevamo che questo sostegno era per la prima fase della campagna elettorale. Nella seconda fase sono i candidati che si confrontano”.
Cosa sta succedendo in Parlamento?
“Nulla di grave. C’è stata qualche votazione negativa su mozioni perché chi è mancato non pensava che ci fossero voti contrapposti. E’ solo un incidente di percorso. Non è un fatto politico”.

giovedì 19 maggio 2011

Non facciamo eleggere Pisapia

Voce Repubblicana del 19 aprile 2011
Intervista a Potito Salatto
di Lanfranco Palazzolo

Fli non può rendersi responsabile dell’elezione di Giuliano Pisapia a Milano e di quella di Luigi De Magistris a Napoli. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato europeo di Futuro e libertà Potito Salatto, che torna a criticare la presentazione di una lista fascio comunista a Latina.
Onorevole Salatto, cosa pensa del risultato di queste elezioni amministrative?
“Questo voto ha dato la visibilità ad un sistema bipolare non perfetto”.
Per quale ragione?
“Il bipolarismo viene inteso come un’alternativa tra due posizioni contrapposte, che però si esprimono tra forze politiche omogenee. Invece, qui c’è una dispersione di liste, di posizioni che certo non fanno parte del bipolarismo”.
Cosa pensa del risultato del Pdl?
“Per quanto riguarda il Popolo delle libertà Berlusconi deve rendersi conto che non è invincibile. Inoltre, questo partito deve comprendere che se non si riposiziona in una situazione di coinvolgimento di altre forze moderate del terzo polo non riesce a vincere. E anche quando vince non riesce a governare”.
Il Terzo polo come è andato in queste elezioni? In nessun caso è andato al ballottaggio. Come spiega questo risultato?
“Per quanto riguarda il Terzo polo ritengo che ci sia un elemento di insoddisfazione dovuto ai risultati. Il Terzo polo è una forza politica moderata che si muove all’interno del centrodestra. Questo nuovo soggetto non può essere alleato di volta in volta con il Pd e poi con il Pdl perché questa situazione crea un forte sbandamento nell’elettorato”.
Il Terzo polo non esiste?
“No, ritengo che il Terzo polo debba ripartire da questa situazione perché deve comprendere che questo schieramento deve trovare una linea omogenea ed univoca da proporre all’elettorato moderato, in concorrenza al Pdl e in alternativa alla sinistra. Questa è la posizione espressa da Fini e da Casini in varie occasioni”.
Cosa ne pensa dell’esperimento fascio comunista a Latina?
“Ritengo che sia stato un esperimento sciocco. E’ stato una fuga in avanti. E che sapevamo non aveva alcuna prospettiva di consenso. La lista Pennacchi ha preso appena lo 0,64% per cento. Questo dimostra che si è trattato di un esperimento contro-natura”.
Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Adolfo Urso e Andrea Ronchi che vorrebbero appoggiare il Pdl?
“Loro hanno fatto questa dichiarazione sapendo che nell’incontro che avremo con i candidati sindaci a queste amministrative, Fli lascerà gli elettori liberi di scegliere il candidato a sindaco. E’ impensabile che il Fli si renda responsabile dell’elezione di un sindaco come Pisapia o come De Magistris. Ma visto che il Pdl non è chiaro sui programmi penso che finirà tutto con la libertà di voto. In questo senso Urso e Ronchi hanno dato la loro preferenza alla Moratti. Io consiglierei di non andare a votare”.

mercoledì 18 maggio 2011

Siamo un partito da 12 per cento

Voce Repubblicana del 18 maggio 2011
Intervista ad Antonio De Poli
di Lanfranco Palazzolo

Alle elezioni politiche potremmo prendere il 12 per cento. Lo ha detto alla “Voce” il deputato dell’Udc Antonio De Poli.
Onorevole De Poli, cosa pensa dei risultati dei ballottaggi delle amministrative, che hanno dato un risultato negativo per il centrodestra, che a Milano deve fare i conti con l’affermazione di Giuliano Pisapia? Che ruolo svolgerà il terzo polo, che non andrà a nessun ballottaggio?
“Il risultato più importante è quello di Milano, dove Letizia Moratti è stata superata da Pisapia di molti punti percentuali. Questo è il dato politico vero delle amministrative, visto che il Presidente del Consiglio ha voluto presentarsi come capolista a Milano per ottenere una conferma del lavoro svolto dal governo. Ritengo che questo sia il dato politico di queste consultazioni. Questo risultato di commenta da solo. L’altro aspetto di questo voto è che il terzo polo rappresenta un’area importante verso la quale molti elettori stanno guardando. Il dato dell’Udc e del terzo polo è raddoppiato rispetto al passato. A Napoli il Terzo Polo ha ottenuto almeno l’8 per cento. Questo significherebbe avere alle elezioni politiche una percentuale del 12 per cento. Credo che questo sia un aspetto molto importante. Siamo appena partiti. Dobbiamo lavorare. Ma questo significa esserci. Ed esserci in maniera importante. Nei ballottaggi, come abbiamo detto prima, valuteremo insieme ai nostri dirigenti locali cosa fare. Lo decideremo nei prossimi due giorni. Decideremo dove schierarci in base ai progetti e ai programmi che hanno i candidati sindaci. Credo che questo sia il metodo di scelta più democratico senza imporre scelte dall’alto a nessuno”.
Una forza moderata come la vostra farebbe la scelta di appoggiare un candidato come Giuliano Pisapia?
“Non credo che il problema sia quello di appoggiare questo o quel candidato. La questione è quella di verificare se esiste un percorso comune con i nostri programmi. E vedere se le nostre richieste saranno accolte. Lo valuteremo a livello territoriale. Io potrei dire qualsiasi cosa. Ma quello che dico potrebbe essere smentito da una scelta politica fatta dall’Udc locale in questo o quel comune. La politica si fa partendo dalla base. E non dal centro”.
Come giudica la scomposizione politica che abbiamo visto a Napoli, dove De Magistris andrà al ballottaggio contro il candidato del Pdl Lettieri?
“Quello di Napoli è un dato molto interessante. Nel senso che i partiti che rappresentano posizioni estremiste raccolgono i consensi dei cittadini. Questo significa che le politiche fatte in quel territorio hanno fatto esplodere la rabbia dell’elettorato. E a raccogliere questo tipo di consenso sono stati i grillini e anche l’Italia dei Valori. Quest’ultimo candidato ha scelto una linea molto dura contro Berlusconi”.

Ora siamo sereni, ma basta con i ritardi ai danni dei cittadini di Lampedusa

Intervista a Stefano Nastasi
Voce Repubblicana del 17 maggio 2011
Di Lanfranco Palazzolo

La situazione di Lampedusa è serena e sicura rispetto al caos delle scorse settimane. Lo ha detto alla “Voce” don Stefano Nastasi parroco di parrocchia di San Gerlando di Lampedusa.
Don Nastasi, con quale spirito vi preparate alla visita del Presidente della Cei Bagnasco?
“Il nostro spirito è molto sereno. Si tratterà, con semplicità, di una visita che ribadirà la vicinanza della Conferenza episcopale italiana alla comunità ecclesiale di Lampedusa per quello che abbiamo fatto e per quello che continueremo a fare nella vita di ogni giorno per quello che riguarda il problema relativo all’immigrazione. Siamo gratificati da questa presenza perché dimostra che la Chiesa non ci ha lasciati soli e che resta accanto a chi cammina con noi. La presenza di Bagnasco è importante perché ci suggerisce come possiamo continuare a vivere il Vangelo con il nostro impegno”.
Qual è la situazione di Lampedusa?
“La situazione è serena rispetto al caos delle scorse settimane. E’ anche vero che continuano ad arrivare flussi di nuovi profughi. La situazione è gestita con molta serenità sia dalle forze dell’ordine che dalle associazioni umanitarie che lavorano ogni giorno sul territorio dell’isola. Se questo traffico è gestito con un transito che va dalle 24 alle 48 ore, la vita dell’isola diventa serena. Non ci sono polemiche su come viene gestita la situazione allo stato attuale. Se ci riferiamo alle scorse settimane abbiamo qualcosa da ridire su come è stata affrontata quell’emergenza. Ma la situazione attuale è molto più lineare rispetto a prima. Tutto avviene con molta serenità e serietà. Una mezza risposta del governo è arrivata quando sono state messe a disposizione le navi per il trasferimento degli immigrati e dei profughi sulla terraferma”.
Avete delle critiche da fare oggi?
“Se possiamo dire qualcosa su quello che sta accadendo, possiamo dire che non vediamo un grande impegno del Governo per quelli che sono i bisogni quotidiani dell’isola. Abbiamo sentito mille promesse, ma fino ad oggi è stato realizzato ben poco. I cittadini di quest’isola hanno bisogno di maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Spesso si è parlato dei disagi che vivono gli isolani quotidianamente”.
Vi sentite traditi?
“La parola tradimento non è la più appropriata. Il termine giusto ritardo. Ci sono dei ritardi sulle risposte da dare a Lampedusa. Comprendiamo che la situazione non è facile per nessuno vista la situazione internazionale. Per dare maggiori aiuti agli immigrati e ai profughi, i cittadini di Lampedusa vogliono essere considerati e aiutati, anche per dare un’immagine positiva dell’isola nella quale i turisti devono continuare a venire. Contrariamente a quello che pensano molti, Lampedusa è un’isola sicura dove c’è mai stato nessun incidente con gli immigrati”.

lunedì 16 maggio 2011

Ecco come si finanziano i partiti politici nella patria di Strauss Kahn

Il sistema di finanziamento dei partiti politici, disciplinato per la prima volta nel 1988 (legge n. 88-227 dell’11 marzo 1988: Loi relative à la trasparence financière de la vie politique), è stato poi riformato più volte (da ultimo nel 2009) e può essere definito un sistema misto, basato sia sul finanziamento pubblico che su quello privato.
Le principali modifiche della legge n. 88-227 sono state effettuate: nel 1990 (legge n. 90-55 del 15 gennaio 1990), nel 1993 (legge n. 93-122 del 29 gennaio 1993), nel 1995 (legge n. 95-63 del 19 gennaio 1995), nel 1996 (legge n. 96-300 del 10 aprile 1996), nel 2000 (legge n. 2000-493 del 6 giugno 2000), nel 2003 (ordinanza n. 2003-1165 dell’8 dicembre 2003).

Contributo annuale
Il finanziamento pubblico è a carico del bilancio dello Stato e l’entità dell’erogazione è stabilita annualmente dalla legge finanziaria sulla base delle proposte presentate congiuntamente al Governo da parte degli Uffici di Presidenza di Assemblea Nazionale e Senato (art. 8, L. n.88-227).

L’ammontare individuato dalla legge finanziaria è ripartito in due frazioni eguali:

la prima frazione è destinata ai partiti politici in funzione dei voti ottenuti in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Requisito per l’accesso al contributo è che il partito abbia presentato candidati in almeno 50 circoscrizioni che abbiano ottenuto almeno l’1% dei voti espressi in tali circoscrizioni (art. 9, L. 88-227)[1]; in tal caso il finanziamento viene erogato in proporzione ai voti ottenuti al primo turno di queste elezioni [2]. Il requisito della presentazione di candidature in 50 circoscrizioni non si applica ai partiti che abbiano presentato candidati solo in uno o più dipartimenti d’oltremare;

la seconda frazione è destinata ai partiti politici in funzione della loro rappresentanza parlamentare. Accedono alla ripartizione della seconda frazione i partiti - aventi i requisiti previsti per la ripartizione della prima frazione - che sono riusciti ad ottenere degli eletti all’Assemblea nazionale o al Senato. A tal fine, ogni parlamentare, all’inizio della sessione ordinaria, comunica all’Ufficio di presidenza della propria assemblea a quale partito è collegato. Entro il 31 dicembre di ogni anno gli uffici di presidenza delle Assemblee comunicano al Primo ministro la ripartizione dei parlamentari fra i partiti politici (art. 9, L. 88-227).

Con riferimento alla prima frazione, è possibile che un partito riceva alcune sanzioni finanziarie se non assicura, tra i suoi candidati, un’adeguata rappresentatività femminile. Con la Loi n°2000-493 du 6 juin 2000 tendant à favoriser l'égal accès des femmes et des hommes aux mandats électoraux et fonctions électives, che ha recato modifiche alla Legge n. 88-227, èstato infatti stabilito che siano applicabili decurtazioni sulla prima frazione di finanziamento per i partiti il cui scarto tra il numero di candidati di ciascun sesso, per le elezioni legislative, sia superiore al 2% del numero complessivo dei candidati (art. 9-1, L. n. 88-227)[3].

Lo stanziamento per il contributo statale annuale ai partiti politici è stato invariato dal 1995 al 2007: circa 80,2 milioni di euro. Tuttavia, tra il 2003 e il 2007, in applicazione della Legge n. 2000-493, circa 7 milioni di euro non sono stati versati ai partiti per le sanzioni finanziarie inflitte per il non rispetto dell’obbligo della parità tra i sessi nell’accesso alle cariche elettive. Pertanto l’ammontare effettivo del contributo pubblico ai partiti previsto per questi anni è stato di circa 73,2 milioni di euro.

L’ammontare effettivo del contributo pubblico per i partiti, a seguito delle elezioni legislative del giugno 2007 risulta essere in parte modificato. Nel 2010 l’ammontare di tale contributo è stato di circa 74, 8 milioni di euro[4].

Rimborso delle spese elettorali
Il Codice elettorale francese prevede (Capitolo V bis, Financement et plafonnement des dépenses électorales, L52-4/L52-18) un contributo statale per il parziale rimborso delle spese elettorali sostenute dai candidati alle elezioni presidenziali[5], politiche, europee nonché alle elezioni nei cantoni e municipi con più di nove mila abitanti (art. L52-4, Code électoral).

I candidati a dette elezioni sono soggetti al rispetto di limiti di spesa (plafond des dépenses électorales). La determinazione del limite di spesa è effettuata in funzione del numero di abitanti della circoscrizione d’elezione.

Per le elezioni dei componenti dell’Assemblea nazionale, il limite di spesa è fissato a 38.000 euro a candidato, cifra da maggiorare di 0,15 euro per ogni abitante della circoscrizione elettorale (art. L52-11 del Code électoral). Inoltre, a partire dalle elezioni del 2002, il limite viene ulteriormente maggiorato di un coefficiente moltiplicatore (attualmente fissato a 1,26)[6].

Una volta individuato il limite di spesa, il sistema dei rimborsi elettorali segue un doppio binario:

rimborso effettivo delle spese connesse alla c.d. campagna ufficiale, cioè alla campagna che si sostanzia nell’uso di una certa tipologia tipica di mezzi di propaganda. Tale rimborso avviene dopo il deposito dei conti delle campagne ed è subordinata all’avvenuto ottenimento per un candidato di almeno il 5% dei voti per le elezioni legislative;

rimborso forfettario delle spese di campagna (intesa quest’ultima nella sua generalità), che è in buona sostanza un finanziamento non collegato ad una effettiva dimostrazione di spesa, ma avente i connotati del sussidio. In particolare, il rimborso spetta ai soli candidati che abbiano ottenuto almeno il 5% dei suffraginel primo turno elettorale e siano in regola con le disposizioni di legge in materia di dichiarazione delle spese elettorali. Il rimborso è pari al 50% del limite di spesa fissato per ciascun candidato ma non può, in ogni caso, superare l’ammontare delle effettive spese sostenute dal candidato secondo quanto riportato nella dichiarazione da questi presentata (art. L 52-11-1, Code électoral)

Per quanto riguarda l’elezione a suffragio universale del Presidente della Repubblica, l’articolo 3 della loi n. 62-1292 du 6 novembre 1962 relative à l'élection du Président de la République au suffrage universel, modificato dalla legge organica n. 2006-404 del 5 aprile 2006, fissa il limite delle spese elettorali per i candidati in 13,7 milioni di euro per i candidati presenti soltanto al primo turno e 18.3 milioni di euro per i candidati presenti anche al ballottaggio.

A seguito della presentazione delle liste di candidati il Ministero degli Interni versa a ciascun candidato alla presidenza 153.000 euro a titolo di acconto sul futuro rimborso delle spese per la campagna elettorale (art. 3, legge n. 62-1292).

In generale, per quanto riguarda il “costo delle elezioni” per il bilancio francese, è possibile segnalare a titolo di esempio che il rimborso forfettario dello Stato delle spese per le elezioni presidenziali tenutesi nell’anno 2007 (22 aprile e 6 maggio 2007) è ammontato a 44.014.596 euro[7]:

Alle elezioni legislative del 2007 (10 e 17 giugno 2007), alle quali si sono presentati 7.634 candidati nelle 577 circoscrizioni (con una media di 13 candidati per circoscrizione), l’ammontare complessivo delle spese elettorali dichiarate è stato di 78.789.614 euro. Dei 7.634 candidati, 239 non hanno presentato il conto della campagna elettorale, dunque la “Commission Nationale des comptes de campagne et des financements politiques”[8], incaricata di verificare le spese elettorali, ha effettuato i suoi controlli su 7.395 rendiconti di spese elettorali.

L’ammontare complessivo del rimborso forfettario dello Stato ai candidati alle elezioni legislative per tali spese – esclusi i candidati che non hanno raggiunto il il 5% dei voti e altri candidati per ragioni stabilite dalla Commissione – è stato di 43.137.676 euro[9].

Contributi ai parlamentari
I parlamentari francesi percepiscono - a carico dei bilanci delle rispettive assemblee - indennità di carica. Le somme stanziate a questo fine si sommano con gli oneri legati alla predisposizione di servizi per i parlamentari e al finanziamento degli oneri sociali.

Nella legge finanziaria per il 2011 (Loi n° 2010-1657 du 29 décembre 2010 de finances pour 2011, per l’Assemblea nazionale è stato previsto uno stanziamento di 533.910 000 euro, per il Senato invece uno stanziamento di 327 694 000euro.

Come si evince dalla Relazioneal projet de loi de finances 2011, relativo ai “Poteri pubblici”, negli ultimi quattro anni le due assemblee parlamentari hanno previsto nel loro bilancio una stessa dotazione: circa 533,9 milioni di euro l’Assemblea e circa 327,7 milioni di euro il Senato (fondi destinati alle spese per: la missione istituzionale del Senato; la gestione del Jardin du Luxembourg; la gestione del Musée du Luxembourg)[10].

Ai sensi dell’art. 51-.1 della legge organica n. 2001-692del 1° agosto 2001 relativa alle leggi finanziarie (LOLF) è previsto che ogni progetto di legge finanziaria sia dotato di un allegato contenente le dotazioni finanziarie specifiche dei poteri pubblici.

Per una presentazione delle dotazioni finanziarie previste per il 2011 per la Presidenza della Repubblica, l’Assemblea Nazionale, il Senato,il Consiglio Costituzionale e la Corte di Giustizia della Repubblica, è possibile consultare l’allegato: “Annexe au projet de loi de finances pour 2011. Dotations. Pouvoirs publics”, in cui sono indicate le specifiche voci di spesa presupposte.
In particolare, si riportano di seguito due tabelle relative alle spese previste (in euro) per gli “oneri parlamentari” (le “charges parlamentaires”), presentate nei Bilanci 2010 e 2011 dell’Assemblea Nazionale e del Senato:
Assemblea nazionale
Impegni di spesa
Bilancio 2010
Bilancio 2011
Variazione 2010/2011
Valore assoluto
In %
Indennità parlamentari
50.154.000
50.346.500
+ 192.500
+ 0,38%
Sicurezza sociale e pensioni
63.642.500
62.137.400
- 1.505.100
-2,36%
Segreterie parlamentari
158.300.000
159.506.500
+1.206.500
+ 0,76%
Altri oneri
19.726.000
19.835.000
+ 109.000
+ 0,55%
TOTALE
291.822.500
291.825.400
+2.900
-0,67%
Senato
Impegni di spesa
Bilancio 2010
Bilancio 2011
Variazione 2010/2011
Valore assoluto
In %
Indennità parlamentari
30.379.600
30.773.100
+ 393.500
+ 1,30%
Sicurezza sociale e pensioni dei senatori
13.985.900
14.664.300
+ 678.400
+ 4,85%
Supporti all’esercizio del mandato parlamentare
101.053.300
105.489.100
+4.435.800
+ 4, 39%
TOTALE
145.418.800
150.926.500
+5.507.700
+ 10,54%
Disciplina del finanziamento privato
Le modalità ed i limiti entro i quali è ammesso il finanziamento privato dei partiti politici sono stabiliti dagli artt. 11 e seguenti della legge n. 227 del 1988, modificati da ultimo dalla legge n°2005-1719 del 30 dicembre 2005.Anzitutto, la legge dispone che i partiti politici possano raccogliere fondi e contributi per il finanziamento della loro attività esclusivamente per il tramite di un mandatario, che può essere sia una associazione di finanziamento, sia una persona fisica (art. 11, L. n. 88-227).
Le associazioni di finanziamento devono ricevere l’approvazione della “Commission Nationale des comptes de campagne et des financements politiques”, l’autorità amministrativa indipendente cui si è già accennato. L’approvazione della Commissione è subordinata alla condizione che l’associazione abbia quale unico scopo sociale quello del reperimento dei fondi necessari per il finanziamento di un partito politico e che nel suo statuto sia definita la circoscrizione territoriale all’interno della quale essa intende svolgere la propria attività.
Il mandatario finanziario, sia esso associazione o persona fisica, è tenuto ad aprire un conto bancario o postale unico, sul quale deve depositare tutti i fondi ricevuti in vista del finanziamento di un partito politico (art. 11-2, L. n. 88-227).
Inoltre, la legge fissa i divieti e i limiti del finanziamento privato.
Donazioni a partiti politici e a candidati possono essere effettuate solo da persone fisiche.
A partire dal 1995 sono stati infatti vietati i finanziamenti da parte delle persone giuridiche, i finanziamenti che provengono da enti di diritto pubblico, enti privati con maggioranza del capitale appartenente ad enti pubblici, casinò e case da gioco, nonché Stati esteri.
Inoltre, le donazioni delle persone fisiche a favore di uno stesso partito politico non possono eccedere la cifra di 7.500 euro all’anno e le donazioni superiori a 150 euro devono essere fatte per assegno, bonifico, prelievo automatico o carta di credito (art. 11-4, L. n. 88-227).
Il mandatario rilascia una ricevuta al donatore nella quale è possibile, secondo particolari modalità, non menzionare la denominazione del partito o del gruppo politico beneficiario per i doni di importo pari o inferiore a 3000 euro (art. 11-4, L. n. 88-227).
La sanzione prevista per la violazione di queste disposizioni è, per le ipotesi più gravi, l’ammenda di 3750 euro insieme alla detenzione per 1 anno (o una delle due pene) (art. 11-5, L. n. 88-227).
Le donazioni effettuate a beneficio dei partiti e delle formazioni politiche, al pari delle quote di iscrizione agli stessi, sono fiscalmente deducibili per una percentuale del loro importo totale.

Disciplina dei controlli sulla gestione finanziaria
I partiti ed i movimenti politici beneficiari del finanziamento pubblico non sono sottoposti al controllo della Corte dei conti. Lo afferma - derogando così ad una norma generale - l’art. 10 della legge n. 88-227.
In ogni caso, la legge obbliga i partiti e movimenti che beneficiano di finanziamenti sia pubblici che privati a tenere una contabilità, nella quale devono essere esposti sia il rendiconto del partito, sia i rendiconti degli enti e delle società dei quali il partito detiene la metà del capitale, o nei quali abbia dei rappresentanti nel consiglio di amministrazione o comunque eserciti un potere preponderante di decisione o di gestione (art. 11-7, L. 88-227).
Tali rendiconti debbono essere certificati da due revisori dei conti e devono essere depositati entro il primo semestre dell’anno successivo a quello cui si riferisce l’esercizio presso la “Commission nationale des comptes de campagne et des financements politiques” che ne assicura una pubblicazione sommaria sul “Journal officiel” della Repubblica francese.
Qualora la Commissione accerti la violazione di uno degli obblighi previsti dalla legge, il partito perde il diritto ad ottenere il finanziamento pubblico per l’anno successivo (art. 11-7, L. 88-227).
Ulteriori controlli - e relative sanzioni - sono previsti in ordine alle campagne elettorali e concernono sia la contabilità tenuta dai candidati che il rispetto dei limiti di spesa.
Ad esempio, in caso di superamento dei limiti di spesa, accertato dalla Commissione nazionale, il candidato è tenuto a versare al Tesoro una somma pari all’ammontare per il quale ha superato il limite (art. L 52-15 del Code électoral). Oltre alla sanzione pecuniaria possono essere applicate sanzioni elettorali e penali. La sanzione dell’ineleggibilità del candidato per un anno può essere comminata dal Consiglio costituzionale, mentre l’autorità giudiziaria può infliggere un’ammenda di 3.750 euro unitamente all’arresto fino ad un anno (o alternativamente una delle due pene) a carico del candidato nella circoscrizione uninominale o del capolista in caso di sistema proporzionale che abbia raccolto o accettato fondi in violazione della legge, che abbia superato i limiti di spesa o violato le disposizioni sulla contabilità elettorale (art. L 113-1 del Code électoral).
A titolo di esempio, per conoscere il volume delle entrate dei principali 10 partiti politici per il 2007, è possibile consultare l’ Onzième Rapport d'activité (2008) della Commission nationale des comptes de campagne et des financements politiques (Cfr. Annexe IIAvis relatif à la publication générale des comptes des partis et groupements politiques au titre de l’exercice 2007” délibéré par la commission en sa séance du 13 novembre 2008. Par. II Des donnes générales sur les comptes des partis en 2007).
Ecco quanto alzano i partiti politici in Francia.

Formazione politica
Versamenti degli iscritti
Contributi degli eletti
Donazioni di persone fisiche
Finanziamento
pubblico
2007
Altre entrate (*)
TOTALE
entrate
Union pour un Mouvement populaire
7.893.621
  1.986.194
9.125.105
32.207.036
7.373.042
58.584.998
Parti Socialiste
11.413.742
12.164.800
   743.432
 18.792.483
20.346.867
63.461.324
Parti communiste français
3.024.917
16.555.046
6.138.798
  3.746.705
  8.016.769
37.482.235
Front national
   757.591
        2.973
 1.218.503
  4.579.546
  2.269.775
  8.828.388
Union pour la démocratie française
  477.145
    
 144.241

  157.731
4.612.929
 
646.049
 
6.038.095
Les Verts
906.652
  1.494.734   
    115.289
  2.194.485
  3.017.876
  7.729.036
Lutte ouvrière
1.049.360
     13.117
    462.704
     495.169
  1.048.825
  3.069.175
Mouvement pour la Franca
340.471
0
570.570
604.563
1.793.898
3.309.502
Ligue Communiste Révolutionnaire
732.218
0
201.711
525.707
832.669
2.292.305
Parti radical de gauche
138.470
93.153

137.578
1.295.850
263.358
 
1.928.409