domenica 22 maggio 2011

Gli Stati Uniti e Oddissea all'alba

Il 31 marzo 2001, presso la Commissione Forze armate del Senato, si sono svolte audizioni relative all’operazione Odyssey Dawn e alla situazione in Libia ( http://armed-services.senate.gov/Transcripts/2011/03%20March/11-21%20-%203-31-11.pdf ).
Il Segretario alla difesa Robert M. Gates ha illustrato gli avvenimenti mediorientali degli ultimi mesi; ciascun Paese della regione presenta pericoli e promesse per gli Stati Uniti, e la stabilità e il progresso di questa parte del mondo è un vitale interesse nazionale. L’approccio dell’amministrazione americana si basa su un nucleo di principi elaborati dal Presidente Obama, che comprende l’opposizione alla violenza, il riconoscimento dei valori universali e la necessità di riforme e mutamenti politici. Nel caso della Libia, il regime di Gheddafi rappresenta un pericolo per la reazione avuta di fronte a legittime proteste popolari, che ha provocato vittime civili e centinaia di migliaia di rifugiati. Il leader libico ha d’altronde ignorato i richiami del Consiglio di sicurezza dell’ONU e gli appelli della Lega araba e del Consiglio di cooperazione del Golfo volti alla cessazione degli attacchi. Lo scopo dell’operazione Odyssey Dawn, iniziata il 19 marzo, aveva come obiettivo militare di far rimanere a terra le forze aeree del Colonnello e di neutralizzare le sue difese. La responsabilità dell’operazione è stata affidata ad un comando NATO integrato, in cui i militari americani hanno messo a disposizione le proprie capacità. In ogni caso, la missione ha un carattere limitato, che non comprende l’obiettivo di abbattere il regime. Per Gates, la rimozione di Gheddafi può avvenire solo per intervento del popolo libico. In chiusura, egli ha sottolineato come la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti siano collegati alla sicurezza e alla prosperità del Medio Oriente e come sia un interesse americano prevenire una crisi umanitaria in Libia.
Dal canto suo, l’ammiraglio Michael G. Mullen, Capo dello stato maggiore congiunto, ha illustrato alcuni aspetti militari della missione. Essa, sotto il comando della NATO, coinvolge più di 20 Paesi, che vi contribuiscono in maniera diversa: dalla partecipazione attiva alle operazioni all’aiuto finanziario, all’assistenza umanitaria. Nella coalizione sono coinvolti anche Paesi arabi, e d’altronde nessuno Stato sarebbe stato in grado di compiere una siffatta operazione da solo. Egli ha inoltre ricordato l’ampiezza dei mezzi a disposizione, che comprende anche la portaerei italiana Garibaldi, oltre a 220 aerei, alcuni dei quali messi a disposizione dal Qatar e dagli Emirati arabi uniti. Nelle ultime 24 ore, la coalizione ha operato ripetutamente a Misurata, vicino Tripoli, e ad Agedabia. Egli ha quindi sottolineato come la coalizione abbia potuto garantire un’ingente e veloce mobilitazione di forze, senza precedenti. Sebbene il carattere della missione possa essere deciso solo dai leader politici, Mullen ha assicurato che i militari americani continueranno a sostenere la NATO con la stessa professionalità già dimostrata nell’operazione.

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