domenica 22 maggio 2011

La Francia e la nuova Libia

Il 22 marzo 2011, l’Assemblea nazionale e il Senato hanno proceduto, ciascuno nella rispettiva sede, ad un dibattito dopo le dichiarazioni del Governo sull’attuazione della Risoluzione n. 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU che ha autorizzato gli Stati membri a prendere le misure necessarie al fine di proteggere le popolazioni civili in Libia contro gli attacchi delle forze fedeli al leader libico Mohammar Gheddafi ed ha deciso, in particolare, l’attuazione di una no-fly zone sui cieli libici ( http://www.assemblee-nationale.fr/13/cri/2010-2011/20110144.asp#P75_2766; http://www.senat.fr/seances/s201103/s20110322/s20110322.pdf ). Il dibattito costituisce la prima applicazione dell’articolo 35 della Costituzione nella nuova formulazione approvata dalla riforma del 2008.
Il Primo Ministro François Fillon, nelle sue dichiarazioni alle due assemblee, ha evocato il “vento di democratizzazione” di questi ultimi mesi nei Paesi arabi e, dopo aver sottolineato che il Governo aveva sperato per la rivolta libica in una sorte analoga a quelle di Tunisia ed Egitto, ha sostenuto l’inevitabile uso delle forze armate negli affari interni della Libia “per non sentirsi colpevoli di aver assistito a braccia conserte alla repressione” del popolo libico. Il Governo francese, ha detto Fillon, ha ben chiare le quattro condizioni che giustificano ogni intervento: bisogno reale sul territorio, appoggio degli altri Paesi della regione, base giuridica solida ed azione collettiva. La risoluzione dell’ONU n. 1973 autorizza, secondo il Primo Ministro, l’uso della forza, intesa come operazione di protezione della popolazione civile, con la creazione di una no-fly zone e l’esclusione di qualsiasi invio di una forza d’occupazione da terra. Nei dibattiti successivi alle dichiarazioni del Governo, tutte le forze politiche sono intervenute dichiarandosi in linea di principio favorevoli alla decisione del Governo francese, sia pure con diverse sfumature, dalle posizioni di massimo sostegno espresse dagli esponenti del gruppo dell’Union centriste e dell’UMP, che hanno espresso pieno apprezzamento per il lavoro della diplomazia nazionale, ai rappresentanti del gruppo socialista-radicale SRC, che hanno tuttavia ricordato gli indugi e gli errori di analisi per i quali la Francia non si è schierata subito a sostegno delle primavere arabe, alle riserve espresse dai rappresentanti della Gauche democratica e repubblicana sulla risoluzione n. 1973, causate dal rifiuto della mediazione internazionale e dal mancato incoraggiamento degli sforzi dell’Unione africana prima dell’adozione della risoluzione dell’ONU.
Tra le domande di chiarimento più pressanti sono emerse in particolare quelle legate alla necessità di una partecipazione dei paesi arabi, relative alla posizione dell’Unione africana e all’ambiguità della Lega araba sull’applicazione della no-fly zone decisa con la risoluzione dell’ONU, e al prossimo ruolo della NATO nelle operazioni. Alcune perplessità sono state manifestate per il riconoscimento, l’11 marzo scorso, del Consiglio libico di transizione da parte francese, considerato da alcuni “precipitoso” e quasi pari agli indugi del recente passato. Per quanto riguarda l’Unione europea, è stato espresso da più parti il rammarico per l’occasione mancata dell’Unione di muoversi con una voce unica e tendere una mano ai popoli al di là del Mediterraneo. Ai diversi interventi ha risposto il nuovo Ministro degli Affari esteri, Alain Juppé, alla determinazione del quale si deve in gran parte la decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il Ministro si è dichiarato felice che la politica del Governo abbia incontrato una così larga approvazione del Parlamento ed ha reso omaggio alla professionalità e al coraggio dei soldati francesi. In particolare Juppé ha ricordato, a motivazione della mancata mediazione con il regime libico, che Gheddafi ha costantemente calpestato le risoluzioni dell’ONU e che la risoluzione n. 1973, il cui progetto è stato presentato da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Libano, è stata adottata grazie al sostegno dei Paesi arabi. Per quanto riguarda il riconoscimento politico del Consiglio nazionale di transizione, il Ministro ne ha chiarito il carattere non “improvvisato” portando a dimostrazione il fatto che, dopo l’11 marzo, sia stato convalidato da tutti i Paesi europei. Sulla gerarchia del comando delle operazioni egli ha espresso la posizione della Francia secondo la quale la NATO non sarebbe adatta a dirigere operazioni in un Paese arabo, in quanto l’operazione “Odissey Dawn“ viene condotta da una coalizione di Paesi non tutti membri della NATO. A proposito dell’Unione europea il Ministro ha ricordato comunque l’adozione di una posizione comune e l’impegno nell’azione umanitaria a favore della popolazione civile, nonché la mobilitazione europea per accompagnare la transizione democratica nel sud del Mediterraneo, sebbene non ci sia stata unanimità sull’utilizzo della forza militare.
Anche il Ministro della difesa, Gérard Longuet, dopo aver ringraziato a sua volta per il sostegno parlamentare all’azione governativa, ha ricordato che l’azione militare francese punterà all’efficacia della risoluzione n. 1973, senza andare oltre l’ambito della risoluzione, e riposerà sulla mobilitazione di tutti i mezzi aerei distribuiti sul territorio nazionale, mentre la Marina potrà svolgere un ruolo importante, in un contesto dove la popolazione vive essenzialmente su una stretta fascia della costa, con l’obiettivo di impedire che le armi da guerra di Gheddafi divengano l’arbitro del conflitto contro il suo popolo.

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