giovedì 5 maggio 2011

Quel mondo islamico che non attacca l'Occidente

Intervista a Pietro Marcenaro
Voce Repubblicana del 4 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

C’è un mondo islamico che non brucia le bandiere americane e che vive da tempo oltre il terrorismo di Bin Laden. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pd Pietro Marcenaro.
Senatore Marcenaro, quali sono le sue valutazioni sulla cattura di Osama Bin Laden? Siamo alla fine della strategia di Al Qaeda?
“Mi sembra una valutazione esagerata pensare che siamo alla fine di quel tipo di terrorismo. La morte di Bin Laden non significa affatto la fine del terrorismo internazionale. Le speranze dell’occidente non possono spingersi oltre il realismo su quanto è accaduto in Pakistan con l’uccisione di Bin Laden. La speranza è quella che questa morte rappresenti la fine di una fase del terrorismo internazionale come lo abbiamo conosciuto dall’11 settembre del 2001. Questa è la speranza che noi tutti abbiamo. Credo che il terrorismo di matrice fondamentalista abbia radici più forti. In questi mesi abbiamo visto dal mondo arabo dei segnali molto diversi da quelli che avevamo conosciuto negli anni precedenti”.
Ma adesso cosa cambia?
“Questi nuovi fatti ci permetteranno di guardare al mondo arabo con occhi diversi da quelli che avevamo imparato a conoscere in precedenza. Non ci siamo accorti che il mondo islamico maturava altre aspettative ed altre ambizioni. Nelle mobilitazioni di questi mesi non abbiamo visto nessuno bruciare le bandiere americane. Questo significa che c’è un mondo islamico che vive già oltre il terrorismo. Io spero che l’uccisione di Bin Laden dia la forza all’Occidente di guardare oltre questo mondo al quale non abbiamo sempre prestato grande attenzione. Il terrorismo non è stata la componente prevalente del mondo arabo. Se vogliamo guardare con fiducia a questa realtà dobbiamo sostenere queste dinamiche positive. Finora non abbiamo fatto abbastanza”.
L’uccisione di Bin Laden cambierà il giudizio degli americani nei confronti dell’amministrazione democratica americana, che si trovava in una condizione di difficoltà?
“Non ho avuto l’impressione che Obama fosse nel suo momento peggiore. In questi mesi stava affrontando la crisi economica del paese con provvedimenti sociali molto importanti. Naturalmente quello dell’uccisione di Bin Laden è evidentemente un grande successo politico. Le elezioni presidenziali sono ancora molto lontane. Ma questo successo che neanche l’opposizione repubblicana, che aveva fondato gran parte della sua azione politica nella lotta al terrorismo, era mai riuscito a raggiungere”.
L’Italia corre il rischio di essere vittima del terrorismo internazionale anche da parte della Libia?
“L’Italia è uno dei paesi impegnati nelle missioni sulla Libia. Non è il solo. Quelle di Gheddafi sono minacce difficili da attuare. Ma io sarei più prudente di quanto non è stato il Presidente del Consiglio Berlusconi su questo ”.

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