mercoledì 29 giugno 2011

Pornocrazia nel Pd

Era la segretaria di un circolo Pd e faceva anche l'attrice in film porno. Così la segretaria di un circolo del Partito Democratico di San Miniato, in provincia di Pisa, ha deciso di dimettersi. La giovane, protagonitsa di 'E' venuto a saperlo mia madre', fino a ieri, era anche componente della segreteria comunale del Pd. In una nota il segretario provinciale del Pd pisano Francesco Nocchi ed il segretario comunale di San Miniato Massimo Baldacci, fanno sapere che la giovane ha recapitato ''una lettera di dimissioni volontari dagli incarichi", cioè dalla segretaria di circolo e da quella comunale del partito. ''Non e' vero - precisano poi i due dirigenti - che il Pd abbia discusso in nessuno dei suoi organismi della vicenda della ragazza''. La ragazza non è stata neanche sospesa dal partito, a cui e' tuttora regolarmente iscritta. "Da alcuni mesi - spiegano spiegano ancora i dirigenti PD - si e' allontanata, senza che sia intervenuta nessuna rottura politica, per motivi personali, anche di studio: tra l'altro, anche se i giornali non hanno riportato questa notizia, si e' laureata pochi giorni fa'".

Porno Partito Democratico

La ormai ex segretaria di un circolo Pd della provincia di Pisa protagonista di un film porno si e' dimessa dagli incarichi, ma non e' stata sospesa dal partito, al quale e' ancora ''regolarmente iscritta''. A dirlo sono il segretario provinciale del Pd pisano Francesco Nocchi ed il segretario comunale di San Miniato (Pisa) Massimo Baldacci. La giovane, infatti, era anche componente della segreteria comunale del Pd oltre che segretaria di un circolo del partito. In una nota i due dirigenti affermano tra l'altro che da parte della giovane neo-attrice hard c'e' stata ''una lettera di dimissioni volontarie dagli incarichi, recapitata a maggio alla federazione pisana del Pd e agli organismi comunali di San Miniato (Pisa), dalla segretaria di circolo e membro della segreteria comunale del partito. ''Non e' vero - scrivono i due dirigenti riferendosi a quanto pubblicato in alcuni casi - che il Pd abbia discusso in nessuno dei suoi organismi della vicenda della ragazza''. Ne' - aggiungono - che quella ragazza sia stata sospesa dal partito, a cui e' tuttora regolarmente iscritta''. ''Da alcuni mesi - spiegano - si e' allontanata, senza che sia intervenuta nessuna rottura politica, per motivi personali, anche di studio: tra l'altro, anche se i giornali non hanno riportato questa notizia, si e' laureata pochi giorni fa''.

Il centrodestra si può ricomporre

Il Tempo, 28 gennaio 2011
Intervista ad Adolfo Urso
di Lanfranco Palazzolo

Credo ancora in una ricomposizione del centrodestra sulla base delle cose da fare insieme e su un rinnovamento che mi sembra necessario. Lo ha detto al “Tempo” il portavoce di Futuro e libertà Adolfo Urso.
Onorevole Urso, oggi alle 16 presso la caffetteria della Galleria Alberto Sordi a Roma, si svolgerà primo appuntamento dei “Coffee for Italy”, che lei ha lanciato nell'ultimo numero della rivista “Charta Minuta”. Qual è il significato di questo incontro?
“Occorre ripartire dal basso per ricostruire il centrodestra. E' necessario coinvolgere la piazza italiana, che è rappresentata dal caffè, dove ci si ritrova insieme per discutere, confrontarsi e partecipare. Questo è quello di cui ha bisogno il centrodestra se vuole imboccare la strada del rinnovamento e della ricomposizione, entrambe necessarie. Chiunque verrà al nostro caffè potrà prendere la parola e dare il suo contributo”.
Crede che un nuovo centrodestra possa essere costruito attraverso una forza politica che si pone al di fuori dell'area di Governo?
“Per costruire un nuovo centrodestra si devono impegnare tutti coloro che si riconoscono nel popolarismo europeo, così come si è evoluto negli ultimi anni. Lo scopo è quello di realizzare una compiuta alternativa al populismo. Questo valore è stato interpretato dalla sinistra massimalista, che sembra aver prevalso su quella riformista nei recenti risultati elettorali, e dal localismo che finisce per interpretare un egoismo territoriale. Questo egoismo frena la crescita del paese”.
Qual è l'alternativa a questi valori?
“Il popolarismo inteso come responsabilità, il senso del dovere, l'interesse generale. Ecco perché questo cambiamento deve passare attraverso il rinnovamento del centrodestra. Questo nuovo spirito può esprimersi attraverso le elezioni primarie a tutti i livelli. Anche per la premiership quando questa legislatura volgerà al termine. Quello è lo strumento del rinnovamento delle classi dirigenti. Oltre a questo ritengo sia necessario proseguire nel lavoro di ricomposizione delle aree culturali cattoliche, liberali che si trovano nella stessa casa comune del Parlamento europeo, dove i nostri rappresentanti siedono nello stesso gruppo. Ecco perché è necessario individuare un percorso comune per fondare un partito aperto, plurale e partecipativo. Un grande partito popolare europeo”.
Come si trova in un partito dove queste aperture non sono comprese del tutto?
“Ovviamente a disagio proprio perchè Fli è nato per un atto di rottura in un partito che negava il confronto. Oggi, però, il disagio si trova anche nelle altre forze politiche del centrodestra. Noi vogliamo raddrizzare questo piano incrinato sul quale si collocano le forze politiche che si definiscono di centrodestra. Ecco perché guardiamo con grande attenzione le riforme annunciate dal governo nella speranza che siano tali. Mi auguro che l'attenzione e il dialogo siano reciproci”.
Nei prossimi giorni lei parteciperà alla festa tricolore di Mirabello...
“...Io partecipo ad ogni appuntamento a cui mi invitano. Sono andato anche alla festa de l'Unità. Non vedo perché non dovrei essere presente a Mirabello”.
Certo, ma questa partecipazione è diversa. Alla festa de l'Unità l'aspettano per il confronto. A Mirabello per il dialogo e il riavvicinamento.
“Vado a Mirabello appunto per ricreare le condizioni di un nuovo percorso unitario, che si deve basare sul rispetto delle idee e delle persone. E su un progetto comune che si deve costruire alla luce del sole”.

Le armi non bastano per risolvere la crisi libica

Intervista ad Alfredo Mantica
Voce Repubblicana del 28 giugno 2011 
di Lanfranco Palazzolo

L’opzione militare sulla Libia non basta. Oggi è necessario svolgere un’azione di tipo politico. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica.
Senatore Mantica, l’offensiva della Nato contro il regime di Gheddafi sta incontrando molte difficoltà. Quali sono le sue valutazioni?
“Credo che sulla questione libica ci siano ancora troppe valutazioni emozionali. Ricordo che le operazioni di No fly-zone sono molto lunghe e complesse. Ci sono stati casi in cui queste operazioni sono durate circa 100 giorni. Questo è stato il caso delle operazioni sulla Serbia nel 1999. Lo stesso numero di giorni delle operazioni militari della Nato sulla Libia. Non darei giudizi affrettati sulla situazione politica e non fare valutazioni errate su quello che sta accadendo. E’ ovvio che quello che ci si aspettava – il collasso del regime di Gheddafi per abbandono – non sta avvenendo. E questo resta il problema perché il regime del dittatore libico ha una capacità superiore di sopravvivenza rispetto alle aspettative. In ogni caso va registrata la dichiarazione di Gheddafi che si sente messo al muro dalle offensive della Nato. Ma questo è quello che vuole la comunità internazionale. Tutti sperano in un’uscita di scena di Gheddafi e auspicano la ricomposizione politica della Libia. Perciò, prima di dare giudizi negativi penso che ci voglia tempo. L’opzione militare non basta. Bisogna anche insistere su una soluzione politica”.
L’AIEA ha messo sul mercato le riserve strategiche di petrolio. Una scelta, appoggiata dagli Stati Uniti, che mirava ad abbassare il prezzo del greggio.
“Sulla decisione presa dall’AIEA, di mettere sul mercato 70 miliardi di barili di petrolio, penso che la scelta riguardi anche la situazione libica. Ma non solo. Questa iniziativa ha voluto ricordare ai paesi produttori di petrolio dell’OPEC che hanno approfittato della crisi libica. Il prezzo del barile di petrolio oltre i 100 dollari. Questo aumento non è legato strettamente alla crisi libica. In questo braccio di ferro avevamo chiesto – in qualità di paese AIEA – di vedere i paesi dell’Opec per rinegoziare la produzione dei barili di petrolio. A quel punto abbiamo pensato di assumere questa decisione. Il prezzo del barile è crollato a 92 dollari. La crisi libica non è all’origine di questo scontro”.
Gli Usa si sono assicurati la prima commessa di Petrolio del CNT. Teme che l’Italia stia perdendo terreno rispetto alla Francia e ad altri paesi per le commesse di petrolio?
“Tutti pensano che dietro questo conflitto ci sia una guerra tra Italia e Francia. Invece la questione è più complessa. Le concessioni di petrolio sono una partita che si gioca su più fronti. Noi non eravamo gli unici ad essere gli interlocutori della Libia. E non siamo gli unici con il CNT”.

sabato 25 giugno 2011

Francesco Barbato manda le sfogliatelle napoletane a Berlusconi

La crisi libica e in Medio Oriente. Per saperne di più

Documenti ufficiali
§ USA – Discorso del Presidente Obama al Parlamento Britannico – The White House, 25 maggio 2011 21
§ Renewed commitment for freedom and democracy, dichiarazione G8, dal sito http://www.g20-g8.com/ , 26-27 maggio 2011 30
§ Declaration of the G8 on the arab spring, dichiarazione del G8, dal sito: http://www.g20-g8.com/ , 26-27 maggio 2011 39
§ Focus Libia: Frattini a Bengasi, memorandum d’intesa con il Cnt, dal sito: http://www.esteri.it/ , 31 maggio 2011 39
§ Human Rights Council, Report of the International Commissiono f Inquiry to investigate all alleged violations of international human rights law in the Libyan Arab Jamahiriya (summary), 1 giugno 2011 39
§ Yemen: dichiarazione congiunta leader europei, dal sito: http://www.governo.it/ , 6 giugno 2011 39

Profili generali
§ A.R. Norton e A. El-Sherif, North Africa’s Epochal Year of Freedom, in: Current History, maggio 2011 43
§ J. Parello-Plesner, China and the Arab Spring: External and Internal Consequences and Implications for EU-China Cooperation, in: ISPI Analysis, n. 53, maggio 2011 43
§ M.H. Schwoebel, Women and the Arab Spring, in: http://www.usip.org/ , 5 maggio 2011 43
§ K. Kuehnast, President Obama’s Speech and Gender, in: http://www.usip.org/ , 20 maggio 2011 43
§ Ifri – Programme Turquie contemporaine, Turquie/Monde arabe: quell role pour la Turquie?, 20 maggio 2011 43
§ B. Jones, The West, the Rest, and the New Middle East: Obama in London, in: http://www.brookings.edu/ , 27 maggio 2011 43
§ L. Ozzano, Le strategie di Ankara tra Israele e mondo arabo-islamico, in: http://www.aspeninstitute.it/ , 27 maggio 2011 43
§ R. Pacheco Pardo, The G8 and the EU meet the Arab Spring, in: http://www.aspeninstitute.it/ , 30 maggio 2011 43
§ P.R. Pillar, Bringing Closure to a Disruptive Decade, in: http://www.isn.ethz.ch/ , 31 maggio 2011 43
§ L. Vidino, Facing the New Islamist Challenge, in: http://www.isn.ethz.ch/ , 31 maggio 2011 43
§ P. Rogers, Al-Qaida, and a World in Balance, in: http://www.isn.ethz.ch/ , 6 giugno 2011 43
§ M. Vicenzino, The Obama administration, the G8 and Middle East dynamics, in: http://www.aspeninstitute.it/ , 6 giugno 2011 43
§ A. Wilner, From Radicalization to Terrorism, in: http://www.isn.ethz.ch/ , 8 giugno 2011 43

Egitto
§ H. Youssef, Défis économiques et sociaux pour l’Egypte postrévolutionnaire: quel role pour l’Europe?, in: ISS Opinion, aprile 2011 59
§ D. Pioppi, M.C. Paciello, I. El Amrani e P. Droz-Vincent, Egypt: A Neo-authoritarian State Steering the Winds of Change (estratti), in: Mediterranean Paper Series, maggio 2011 59
§ M. Guglielmo, Il nuovo Egitto riparte dal Corno d’Africa, in: Limes – rivista italiana di geopolitica, 26 maggio 2011 59
§ U. Profazio, Parla egiziano il rinnovamento della Lega araba, in: http://www.affarinternazionali.it/ , 30 maggio 2011 59
§ H. Sallam, The Current State of the Egyptian Opposition, in: http://www.usip.org/ , 31 maggio 2011 59
§ U. Profazio, Egitto: il nuovo governo e la riconciliazione palestinese, in: http://www.equilibri.net/ , 2 giugno 2011 59
§ D.J.N. Ferrié, À quoi joue l’armée égyptienne?, in: http://www.telos-eu.com/ , 8 giugno 2011 59
§ R. Tait, Egypt Staves Off Revolution Of The Hungry, in: http://www.isn.ethz.ch/ , 9 giugno 2011 5

Libia
§ M. Omar, Post-Mubarak Egypt, in: http://www.usip.org/ , 25 maggio 2011 185
§ R. Gowan, The EU and Libya: Missing in action in Misrata, in: European Council on Foreign Relations, 31 maggio 2011 185
§ S. Van Genugten, Libya after Gadhafi, in: Survival, vol. 53, n. 3, giugno-luglio 2011 185
§ B. D. Jones, Libya and the Responsibilities of Power, in: Survival, vol. 53, n. 3, giugno-luglio 2011 185
§ International Crisis Group, Popular protest in North Africa and the Middle East: making sense of Libya, in: Middle East/North Africa Report n. 107, 6 giugno 2011 185
§ Libya: A New Rebel Front and Gadhafi’s Strategy, in: http://www.stratfor.com/ , 8 giugno 2011 185
§ L. De Vita, In Libia è in gioco la credibilità della Nato, in: Limes – rivista italiana di geopolitica, 8 giugno 2011 185
§ Libya: Prospects and Challenges, in: http://www.chathamhouse.org.uk/ , 8 giugno 2011 185

Altri contesti di crisi
§ S. Philipps, Al-Queda and the Struggle for Yemen, in: Survival vol. 53, n. 1, febbraio-marzo 2011 221
§ G. Hill e G. Nonneman, Yemen, Saudi Arabia and the Gulf States: Elite Politics, Street Protests and Regional Diplomacy, in: http://www.chathamhouse.org.uk/ , maggio 2011 221
§ B. Loidolt, Managing the Global and Local: The Dual Agendas of Al Qaeda in the Arabian Peninsula, in: Studies in Conflict & Terrorism, n. 23, 2011 221
§ V. Curato, Israele: di fronte a un nuovo scenario regionale, in: http://www.equilibri.net/ , 23 maggio 2011 221
§ R. Ayadi, Supporting the challenges of democratic transitino in Tunisia, CEPS Commentary, 26 maggio 2011 221
§ G. Dentice, Giordania: il futuro del Paese nel contesto mediorientale, in: http://www.equilibri.net/ , 30 maggio 2011 221
§ R. H. Santini, The Libyan Crisis Seen from European Capitals, in: http://www.brookings.edu/ , 1 giugno 2011 221
§ In Bahrain, a Crisis Averted Leaves Long-Term Challenges, in: http://www.stratfor.com/ , 1 giugno 2011 221
§ S. Zolanetta, Medio Oriente: i salafiti e Hamas, lotta per il controllo di Gaza, in: http://www.equilibri.net/ , 3 giugno 2011 221
§ I. Black, Yemen slides towards all-out war after President Saleh survives rocket attack, in: http://www.guardian.co.uk/ , 4 giugno 2011 221
§ A Possible Political Exit by Yemen’s President, in: http://www.stratfor.com/ , 4 giugno 2011 221
§ Saudi Arabia, a Burdened Mediator, in: http://www.stratfor.com/ , 8 giugno 2011 221
§ E. Maestri, L’incerto equilibrio dell’Arabia Saudita, in: http://www.affarinternazionali.it/ , 8 giugno 2011 221
§ G. Dentice, Arabia Saudita: la difficile sfida con la modernità, in: http://www.equilibri.net/ , 11 giugno 2011 222
§ Yemen: caratteristiche e contraddizioni, in: http://www.equilibri.net/ , 15 giugno 2011 222

L’Unione europea e la gestione dei flussi migratori dal Nord Africa
§ H. Zaafrane, Les défis socio-économiques de la démocratie naissante en Tunisie et le rôle de l’Union Européenne: plaidoyer pour une iniziative pacdet, in: ISS Opinion, maggio 2011 311
§ S. Silvestri, A European Strategy for Democracy, Development and Security for the Mediterranean, in: IAI Working Papers, maggio 2011 311
§ F. Caffio, Un accordo euromediterraneo per il salvataggio dei migranti, in: http://www.affarinternazionali.it/ , 6 giugno 2011 311.



Parte la caccia alla poltrona dell'ENPALS

Il secondo mandato della presidente dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo ENPALS, Amalia Ghisani, essendo stato rinnovato con D.P.R. del 31 luglio 2007, scadrà il 31 luglio 2011 (il primo era scaduto il 29 maggio 2007, essendo stata nominata con D.P.R. del 29 maggio 2003).
L’ENPALS, istituito con D.L.vo C.P.S. 16/7/1947, n. 708, gestisce l’assicurazione obbligatoria (per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti) a favore dei lavoratori dello spettacolo e degli sportivi professionisti.
La figura del presidente dell’ENPALS è disciplinata dagli articoli 2 e 3 del D.P.R. 24 novembre 2003, n. 357 (“regolamento concernente norme per l'organizzazione ed il funzionamento dell'ENPALS in attuazione dell'articolo 43, comma 1, lettera c, della L. 27 dicembre 2002, n. 289”) secondo cui, e secondo quanto previsto dall’articolo 3 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, e successive modificazioni, il presidente è nominato ai sensi della Legge 24 gennaio 1978 n. 14, con la procedura di cui all’articolo 3 della Legge 23 agosto 1988 n. 400, su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa espressione del parere parlamentare, dura in carica quattro anni e può essere confermato una sola volta.
Contestualmente alla richiesta di parere parlamentare prevista dalle predette disposizioni, si provvede ad acquisire l'intesa del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'ente, che deve intervenire nel termine di trenta giorni. In caso di mancato raggiungimento dell'intesa entro tale termine, il Consiglio dei Ministri può comunque procedere alla nomina con provvedimento motivato.
Si ricorda che con decreto dell'11 settembre 2008, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in vista del riordino dell'ente e dovendo assicurare la continuità dell’azione amministrative dello stesso in modo da favorire la tempestiva adozione dei provvedimenti di riorganizzazione, aveva nominato la presidente Ghisani commissario straordinario dell’ENPALS fino all’adozione dei provvedimenti di riorganizzazione e di riordino sopra richiamati e comunque non oltre la data del 31 marzo 2009. Tale data era stata successivamente prorogata con due decreti ministeriali, non comunicati alle Camere, del 27/3/2009 e del 12/1/2010. Il 20 novembre 2008 (fino al 31 dicembre), al commissario erano stati attribuiti anche i poteri del Consiglio di indirizzo e di vigilanza, quest'ultimo ricostituito a gennaio 2009.

Inizia il totonomine per il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura

Il 31 luglio 2011 scadrà il mandato di Commissario straordinario di Paolo Cescon (con i subcommissari Francesco Adornato, Antonio Michele Coppi e Antonio Palmisano) presso il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura CRA. Il 5 dicembre 2010 era scaduto il mandato di Romualdo Coviello come presidente del CRA (nominato per un quadriennio con D.P.C.M. del 5 dicembre 2006). Alla conclusione del successivo periodo di 45 giorni di prorogatio, di cui al D.L. n. 293/1994, convertito dalla L. n. 444/1994, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ha nominato Paolo Cescon commissario straordinario dell’ente, coadiuvato da tre subcommissari.
Il CRA è stato istituito con il D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 454 di riorganizzazione del settore della ricerca in agricoltura, a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997, n. 59. E’ un ente nazionale di ricerca e sperimentazione con competenza scientifica generale nel settore agricolo, agroindustriale, ittico e forestale e con istituti distribuiti sul territorio. Il CRA ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è posto sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed è dotato di autonomia scientifica, statutaria, organizzativa, amministrativa e finanziaria. Gli istituti scientifici e tecnologici e le relative sezioni operative, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n. 1318, e alla legge 6 giugno 1973, n. 306, costituiscono gli istituti del Consiglio, mantenendo la propria autonomia scientifica, amministrativa, contabile e finanziaria. Il Consiglio, attraverso i suoi istituti, svolge, valorizza e promuove la ricerca scientifica e applicata e l'innovazione, anche al fine di promuovere uno sviluppo agricolo e rurale sostenibile; individua processi produttivi e tecniche di gestione innovativi anche attraverso miglioramenti genetici e l’applicazione e il controllo delle biotecnologie; fornisce consulenza ai ministeri, alle regioni e alle province autonome; favorisce il processo di trasferimento dei risultati ottenuti alle imprese e collabora a tal fine con le regioni; esegue ricerche a favore di imprese del settore agricolo, ittico e agroindustriale. Tali attività sono svolte anche nel quadro della collaborazione scientifica e tecnologica con le università e le loro strutture di ricerca, con gli istituti e laboratori del Consiglio nazionale delle ricerche e con altri enti pubblici di ricerca.

Nuovo presidente per la Cassa di previdenza delle forze armate

Il Consiglio dei ministri del 9 giugno 2011 ha deliberato, su proposta del Ministro della difesa, la nomina di Alberto Gauzolino a presidente della Cassa di previdenza delle Forze armate. Il precedente presidente, Cristano Bettini, era stato nominato per tre anni con D.P.R. 2 luglio 2010, con decorrenza 1° luglio 2010 (a seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro della difesa del 18 giugno 2010) ed era previsto in scadenza il 1° luglio 2013, ma a maggio 2011 è stato nominato Sottocapo di Stato Maggiore della difesa: è stato pertanto richiesto il parere parlamentare sulla proposta di nomina di Gauzolino a nuovo presidente sulla quale, si anticipa, le competenti commissioni di Camera e Senato hanno formulato parere favorevole rispettivamente l'8 e il 1° giugno 2011.
Il consiglio di amministrazione della Cassa era stato nominato con D.M. del Ministro della difesa del 21 aprile 2010, con decorrenza dal 1° luglio 2010. Con successivo decreto del 27 luglio 2010 il consiglio è stato integrato dei due membri effettivi mancanti, Piga e Palmieri.
Le sei preesistenti casse militari di Esercito, Marina militare, Aeronautica militare e Arma dei carabinieri, sono state riordinate attraverso il loro accorpamento e la razionalizzazione dei relativi organi di indirizzo, amministrazione, gestione e controllo, con D.P.R. 4 dicembre 2009, n. 211, pubblicato sulla G.U. del 29 gennaio 2010, n. 23, al fine di conseguire generali economie d'impiego delle risorse umane, strumentali e finanziarie, nonché di incrementare l'efficienza e migliorare la qualità dei servizi resi agli iscritti. Le suddette casse sono state accorpate quindi nella Cassa di previdenza delle Forze armate, quale organo con personalità giuridica di diritto pubblico istituito nell'ambito della struttura organizzativa del Ministero della difesa, alla cui vigilanza è sottoposta, avvalendosi del Capo di stato maggiore della difesa.
Il consiglio di amministrazione è costituito da tredici membri titolari, nominati con decreto del Ministro della difesa, e ha poteri di indirizzo, programmazione, amministrazione e controllo strategico nei confronti di ciascun fondo previdenziale. Formano il consiglio: a) personale militare in servizio attivo, rappresentante le singole categorie di personale di Forza armata, di cui due membri per l'Esercito, due per la Marina militare, due per l'Aeronautica militare e tre per l'Arma dei carabinieri, proposti per la nomina, rispettivamente, dai Capi di stato maggiore di Forza armata e dal Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, nell'ambito di una terna di candidati segnalata per ciascun membro al Ministro della difesa dal Capo di stato maggiore della difesa, in modo da garantire anche la piena libertà di scelta nella nomina del presidente e del vice presidente. Con le stesse modalità, dalla medesima terna di candidati sono altresì nominati nove supplenti, i quali possono partecipare con diritto di voto ai lavori del consiglio di amministrazione in sostituzione dei corrispondenti titolari nei casi di assenza o impedimento; b) un magistrato contabile e un dirigente del Ministero dell'economia e delle finanze, designati dalle istituzioni di rispettiva appartenenza, nonché un esperto del settore attuariale o previdenziale, scelto dal Ministro della difesa; c) un rappresentante degli ufficiali in quiescenza titolari dell'assegno speciale, scelto tra il personale in congedo su proposta delle associazioni di categoria. Il presidente è scelto tra i membri effettivi del consiglio di amministrazione, e nominato su proposta del Ministro della difesa, secondo le modalità previste dall'articolo 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni. Per la nomina a presidente è designato un ufficiale di grado non inferiore a generale di divisione o corrispondente, in base a un criterio di rotazione tra le Forze armate, sentito il Capo di stato maggiore della difesa e previa intesa con gli organi di vertice delle Forze armate. È coadiuvato o, in caso d'impedimento, sostituito da un vice presidente, nominato con decreto del Ministro della difesa tra i consiglieri, su proposta dello stesso presidente. Se militare, il vice presidente è di grado non inferiore a generale di brigata o corrispondente, nonché di Forza armata diversa dal presidente.

Nasce l'agenzia di regolamentazione del settore postale

Il Consiglio dei ministri del 9 giugno 2011 ha deliberato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, la nomina di Carlo Deodato a presidente e di Giovanni Bruno e Francesco Soro a componenti del collegio dell’Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale. Le proposte di nomina erano state trasmesse al Parlamento dal Ministro per i rapporti con il Parlamento e annunciate il 17 maggio 2011, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, del D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, come modificato dall’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 31 marzo 2011, n. 58 (attuazione della direttiva 2008/6/CE che modifica la direttiva 97/67/CE, per quanto riguarda il pieno completamento del mercato interno dei servizi postali della Comunità, pubblicato nella Gazzetta ufficiale 29 aprile 2011, n. 98) e assegnate per il parere, obbligatorio e vincolante, alle Commissioni Trasporti della Camera e Lavori pubblici e comunicazioni del Senato, che hanno espresso parere favorevole rispettivamente il 31 maggio 2011 e, si anticipa, l'8 giugno 2011.
Il citato comma 2 dell'articolo 1 del D.Lgs. n. 58/2011, stabilisce tra l'altro che: 1. è istituita l'Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale (...) la quale è designata autorità nazionale di regolamentazione per il settore postale ai sensi dell'articolo 22 della direttiva 97/67/CE e successive modificazioni. 2. L'Agenzia è soggetto giuridicamente distinto e funzionalmente indipendente rispetto agli operatori del settore postale. 3. L'Agenzia opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico-operativa, gestionale, di trasparenza e di economicità. (...). L'Agenzia svolge, con indipendenza di valutazione e di giudizio, le seguenti funzioni: a) regolazione dei mercati postali; b) partecipazione ai lavori e alle attività dell'Unione europea e internazionali (...); c) adozione di provvedimenti regolatori in materia di qualità e caratteristiche del servizio postale universale di cui all'articolo 12 (...); d) adozione di provvedimenti regolatori in materia di accesso alla rete postale e relativi servizi, determinazione delle tariffe dei settori regolamentati e promozione della concorrenza nei mercati postali; e) svolgimento (...) dell'attività di monitoraggio, controllo e verifica del rispetto di standard di qualità del servizio postale universale; f) vigilanza (...) sull'assolvimento degli obblighi a carico del fornitore del servizio universale e su quelli derivanti da licenze ed autorizzazioni (...); g) analisi e monitoraggio dei mercati postali, con particolare riferimento ai prezzi dei servizi (...).
6. Le funzioni dell'Agenzia di programmazione, indirizzo, regolazione e controllo nelle materie di cui al comma 4 sono affidate ad un Collegio costituito da tre membri, di cui uno con funzioni di Presidente, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico. Le designazioni effettuate dal Governo sono previamente sottoposte al parere delle competenti Commissioni parlamentari. In nessun caso le nomine possono essere effettuate in mancanza del parere favorevole espresso dalle predette Commissioni. Le medesime Commissioni possono procedere all'audizione delle persone designate. I membri del Collegio sono scelti tra persone dotate di indiscusse moralità e indipendenza, alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore. La carica di componente del Collegio è incompatibile con incarichi politici elettivi, né possono essere nominati componenti coloro che abbiano interessi di qualunque natura in conflitto con le funzioni dell'Agenzia. (...). 9. I membri del Collegio dell'Agenzia durano in carica tre anni e possono essere confermati una sola volta. (...).
12. Sono trasferite all'Agenzia le funzioni di cui al comma 4, attualmente svolte dal Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per la regolamentazione del settore postale, di cui all'articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 2008, n. 197, con le inerenti risorse umane, finanziarie e strumentali. (...).
15. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, entro un mese dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2008/6/CE, è approvato lo statuto dell'Agenzia, con cui sono definite, nel rispetto del presente decreto, le finalità e i compiti istituzionali, i criteri di organizzazione e funzionamento, le competenze degli organi e le modalità di esercizio delle funzioni. (...).

Come funzionano le elezioni primarie (1 puntata): gli Stati Uniti

Negli Stati Uniti le elezioni primarie costituiscono un procedimento elettorale utilizzato per definire le candidature elettorali dei partiti; tale procedimento è caratterizzato da determinate regole[3]. Sebbene la primaria costituisca la tipologia prevalente di selezione elettorale, in alcuni Stati viene invece utilizzato un sistema di selezione differente, conosciuto come caucus.
Il caucus è un’assemblea di sostenitori di un partito che si riunisce per prendere una determinata decisione, in particolare per eleggere dei delegati o dei candidati alle elezioni. In genere, nel caucus vi è una divisione fisica tra i sostenitori dei diversi candidati, che si pongono da una parte o dall’altra, con un spazio riservato anche agli indecisi. Alla fine del processo di discussione, si verifica la consistenza dei diversi gruppi e si proclama quindi il risultato della consultazione.
Per sua natura, il caucus può coinvolgere solo una determinata quantità di persone, per cui in genere è necessario all’interno di un distretto elettorale (o di uno Stato) prevedere anche più livelli di caucus, al fine di giungere alla designazione finale. Ad esempio in Alaska il caucus elegge direttamente i delegati alla convention statale del partito, mentre altrove si svolgono diversi caucus a seconda dei differenti livelli politico-amministrativi.
Tra i caucus più importanti e strutturati vi sono quelli che si svolgono nello Stato dell’Iowa. In questo Stato, sia il Partito democratico, sia il Partito repubblicano utilizzano il caucus come strumento di selezione elettorale. Ognuna delle convention delle 99 contee in cui è diviso lo Stato seleziona dei delegati per le convention dei distretti congressuali e dello Stato, che poi eleggono i delegati alla convention nazionale del partito. Vi sono comunque alcune differenze organizzative tra i procedimenti dei due partiti principali.
Per il Partito repubblicano ogni votante riceve una scheda bianca, senza nomi, su cui è possibile scrivere il nome del candidato prescelto ed il partito raccoglie poi i risultati di ogni circoscrizione; in effetti tale scelta non appare strettamente vincolante, poiché è la convention dello Stato che ha il potere finale di selezionare i delegati nazionali.
Il procedimento utilizzato dai democratici nei caucus dell’Iowa è più complesso. Ogni circoscrizione divide il numero dei suoi delegati in proporzione ai partecipanti ai caucus. Questi indicano il loro sostegno a un candidato raggruppandosi materialmente in gruppi; inizia quindi la discussione per convincere gli indecisi, che si conclude entro 30 minuti, al termine dei quali si contano i sostenitori di ciascun candidato. A seconda del numero dei partecipanti, viene stabilita una soglia di passaggio (in genere è almeno del 15%); in tal caso i sostenitori dei candidati che non superano la soglia possono riaggregarsi agli altri gruppi oppure unirsi tra di loro. Alla fine del nuovo conteggio, ogni circoscrizione determina i suoi delegati. Questi si riuniscono a un livello di caucus superiore, la convention di contea, allo scopo di scegliere i delegati per il distretto e quindi per la convention statale.
In generale, il caucus può essere aperto a tutti gli elettori o solo a quelli registrati al partito. Esso comunque è uno strumento che presuppone una certa partecipazione popolare, ma che tuttavia, per la sua natura, non può coinvolgere oltre un determinato numero di soggetti; proprio per questo le elezioni primarie sembrano un tipo di processo elettorale più aperto, a cui prende effettivamente parte un numero maggiore di persone rispetto ai caucus.
Si tenga presente che il sistema dei caucus è oggi utilizzato in pochi Stati, essendo le elezioni primarie divenute il metodo più importante di selezione delle candidature.

Le tipologie di primarie
All’interno della categoria delle elezioni primarie, in realtà è possibile distinguere diverse tipologie.
Per votare alle elezioni è necessario innanzitutto iscriversi nelle liste elettorali, mediante la voter registration; al momento dell’iscrizione, si può dichiarare la propria appartenenza a un partito oppure registrarsi come indipendenti.
Le primarie chiuse sono appunto quelle riservate ai sostenitori del partito, cioè a coloro che si sono registrati come elettori del partito.
Le primarie chiuse modificate o semi-chiuse sono un tipo di elezione primaria aperto anche agli indipendenti, ossia a quanti non si sono registrati come simpatizzanti di un partito.
Le primarie aperte con dichiarazione pubblica (crossover primaries) prevedono la possibilità per l’elettore di dichiarare il giorno stesso dell’elezione il partito prescelto e di partecipare alle relative primarie. In questo caso è però possibile che una persona registrata in precedenza come elettore del Partito democratico possa prendere parte alle primarie del Partito repubblicano (o viceversa).
Le primarie coperte (blanket) vedono la possibile partecipazione di tutti gli elettori, che ricevono due schede, una per ciascun partito, potendo poi però scegliere uno solo dei due.
Le primarie non-partitiche (nonpartisan) si caratterizzano per la presenza di una sola scheda con i candidati di tutti i partiti; gli elettori possono votare un solo candidato, vince colui che raggiunge la maggioranza assoluta dei voti, altrimenti si ricorre a un secondo turno tra i due candidati più votati.
Si tenga presente che queste diverse tipologie di primarie si intersecano a livello di partito e a livello di Stato, nel senso che in un certo Stato ciascuno dei partiti può utilizzare un determinato tipo di primaria, che non è necessariamente uguale a quello dell’altro partito, così come, dal punto di vista del partito, esso può utilizzare il caucus in uno Stato, la primaria aperta in un altro, la primaria chiusa in un altro Stato, e così via. Si aggiunga che in alcuni Stati esistono delle primarie miste, che combinano quindi le caratteristiche di alcune di queste tipologie, così come è possibile combinare caucus e primarie all’interno del medesimo Stato.
Anche il sistema elettorale per determinare la scelta dei delegati può variare, nel senso che può aversi un sistema di tipo proporzionale (più o meno corretto) per assegnare i delegati, oppure un sistema di tipo maggioritario per cui al candidato vincente spettano tutti (o quasi tutti) i seggi in palio all’interno dello Stato, secondo il principio del first past the post.
Sebbene le primarie siano conosciute per il loro collegamento alle elezioni presidenziali, esse sono normalmente utilizzate in diversi tipi di elezioni ed a differenti livelli: si svolgono primarie per designare i candidati al Senato, alla Camera dei Rappresentanti, ai Governatorati, ad elezioni di contea e locali. Le primarie statali si tengono in un determinato giorno deciso dalla legislazione di quello Stato.

La nascita e l’evoluzione delle primarie
Esempi di elezioni primarie si sono avuti fin dalla metà del XIX secolo in alcune città degli Stati Uniti, diffondendosi in maniera significativa alla fine dello stesso secolo: negli anni ’90 le primarie furono utilizzate a Cleveland (Ohio) ed a Minneapolis (Minnesota). Il primo Stato a disciplinarle a livello statale fu il Wisconsin nel 1903, con il governatore La Follette, ed entro il 1916 furono estese alla maggior parte degli Stati.
Nel 1912 si tennero delle combattute primarie presidenziali in campo repubblicano tra l’ex Presidente Theodore Roosevelt e il Presidente in carica William H. Taft, sebbene limitate a 13 Stati. Roosevelt vinse la maggior parte delle primarie, ma Taft ottenne la nomina alla Presidenza da parte della convention nazionale. Ciò indusse Roosevelt a partecipare ugualmente alle elezioni presidenziali, in concorrenza con il candidato repubblicano Taft, e favorendo di fatto la vittoria del democratico Woodrow Wilson.
Nel periodo compreso tra la prima guerra mondiale e la fine del secondo conflitto mondiale (cd. “periodo del riflusso”), si assistette a un arretramento nella scelta delle primarie: in questo periodo, infatti, otto Stati abrogarono la normativa esistente in materia.
Nel 1948 le primarie presidenziali per il Partito repubblicano risvegliarono l’interesse per tale strumento. In rapida successione, alcuni Stati reintrodussero la regolamentazione delle primarie, in precedenza abrogata.
Per le elezioni presidenziali del 1968, si svolsero primarie democratiche in 15 Stati. L’andamento iniziale delle consultazioni indusse il Presidente in carica Lyndon B. Johnson a ritirare la propria candidatura. È dopo le importanti primarie della California (5 giugno 1968), vinte da Robert Kennedy con il 46,3% dei voti, che questi venne ucciso. Sebbene le primarie fossero poi vinte da Eugene McCarthy, la convention democratica finì per candidare alla presidenza il Vicepresidente in carica Hubert H. Humphrey.
In ogni caso, dopo il 1968, le primarie finirono per affermarsi lentamente quale metodo principale di selezione delle candidature, quelle per le elezioni presidenziali in particolare.
Negli anni successivi, proprio per correggere alcune distorsioni del sistema, le primarie vennero riformate. Nel campo democratico la cd. riforma McGovern-Fraser (1970) si pose l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione degli elettori democratici, rendendo predominante l’uso delle primarie, limitando il potere degli apparati di partito e garantendo quindi la rappresentatività delle convention.
Si assistette così alla loro affermazione definitiva, che finì per coinvolgere anche il Partito repubblicano in questo nuovo scenario: per le elezioni presidenziali del 1972 si svolsero primarie in 23 Stati per il Partito democratico e in 22 Stati per quello repubblicano.
Sebbene negli anni successivi il sistema delle primarie abbia conosciuto ulteriori riforme, alcune delle quali hanno probabilmente rafforzato il potere del partito rispetto a quello degli elettori[16], appare indiscutibile l’importanza delle primarie nell’odierno scenario politico americano.
Nel 2008 le primarie presidenziali si sono tenute in 37 Stati per il Partito democratico e in 40 Stati per quello repubblicano.

Le primarie per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti
Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America sono una lunga e complessa procedura elettorale, attraverso la quale sono eletti il Presidente e il Vicepresidente per un mandato di quattro anni, che inizia il 20 gennaio dell’anno successivo a quello delle elezioni.
L’elezione è effettuata, in realtà, con un metodo indiretto: i cittadini scelgono gli elettori i quali formano il collegio elettorale degli Stati Uniti (United States Electoral College), composto da 538 “grandi elettori” divisi tra i vari Stati[19], e regolato dall’art. II della Costituzione.
L’elezione avviene quindi in due fasi: una prima, che non è prevista esplicitamente dalla Costituzione, in cui la popolazione partecipa attivamente alla designazione dei candidati dei due principali partiti, e una seconda che invece è costituzionalmente regolata. La prima fase consiste nell’elezione dei candidati alle cariche di Presidente e di Vice Presidente, e avviene nelle convention nazionali dei due maggiori partiti. Per eleggere i delegati a queste convention, a livello di ciascuno Stato si tengono i procedimenti elettivi per i delegati, consistenti nello svolgimento di un caucus o più probabilmente di un’elezione primaria in una delle tipologie presentate.
In sintesi, in ogni Stato vi sono competizioni tra i candidati alla nomination presidenziale per entrambi i partiti principali, ogni Stato avendo diritto a una quota di delegati alla convention nazionale del partito. Il candidato risultato vincitore dello Stato si aggiudica la maggioranza (o la totalità) dei delegati spettanti a quello Stato.
Le primarie presidenziali si svolgono in periodi diversi a seconda dello Stato, che è competente anche a fissare la tempistica elettorale.

La convention nazionale
I due principali partiti americani scelgono, pertanto, i candidati alla Presidenza attraverso una lunga serie di elezioni primarie (o di caucus), durante le quali, alcuni candidati si sfidano per conseguire la nomination, fino all’esito finale deciso nell’apposita convention del partito.
In effetti tocca alla Democratic National Convention o alla Republican National Convention la scelta ufficiale del candidato del partito alla Presidenza (e alla Vicepresidenza). Tali consessi si svolgono qualche mese prima della data delle elezioni (novembre). Nella stessa sede viene decisa la piattaforma programmatica del partito che dovrà convincere gli elettori a votare per il candidato prescelto. A seguito delle riforme della disciplina delle primarie, la convention, a partire dagli anni ’80, ha perso la sua funzione di designazione reale dei candidati, finendo con l’assumere le caratteristiche di un grande evento simbolico e mediatico. La convention è quindi il passaggio finale in cui il vincitore delle primarie viene “incoronato” come candidato del Partito: la nomina ufficiale è effettuata durante la convention, ma la scelta concreta è stata compiuta direttamente dagli elettori nei mesi precedenti. Ciò è possibile anche perché la maggior parte dei delegati è vincolata (pledged) a sostenere il candidato in nome del quale essi sono stati eletti alla convention. Una parte dei delegati non è eletta, ma è riservata ai rappresentanti e ai leader del partito, conosciuti anche come “superdelegati” (superdelegates o unpledged delegates), che non hanno vincoli di voto con i candidati alla nomina presidenziale.
In particolare, l’art. 2 dello statuto del Partito democratico prevede che la convention nazionale si riunisca ogni anno in cui è indetta l’elezione del Presidente. Essa è composta da un numero uguale di delegati uomini e donne, selezionati attraverso un processo che, tra l’altro: assicuri che le delegazioni rispecchino fedelmente la varietà delle preferenze espresse dai partecipanti al processo di selezione del candidato alla Presidenza; escluda l’attribuzione su base maggioritaria dell’intero blocco dei delegati di uno Stato; permetta la partecipazione in buona fede di tutti gli elettori democratici e, se ritenuto opportuno da una direzione statale del partito, anche degli elettori non iscritti né affiliati ad alcun partito. Il numero di deleganti votanti da assegnare a ciascuno Stato è stabilito sulla base dei seguenti criteri: pesando in modo uguale la popolazione - misurabile come numero di elettori presidenziali assegnati allo Stato - e il voto democratico alle elezioni presidenziali; prevedendo elettori presidenziali aggiuntivi che possano essere stati specificatamente designati dalla Commissione nazionale democratica (Democratic National Committee); prevedendo eventualmente ulteriori delegati in favore di democratici che rivestono cariche elettive.
Anche lo statuto del Partito repubblicano disciplina la convention nazionale del partito. Tra l’altro, l’art. 13, concernente i membri della convention nazionale, prevede un complesso meccanismo di ripartizione dei delegati, in cui ai delegati eletti (dieci provenienti da ognuno dei 50 Stati), si aggiungono altri delegati (tra cui tre delegati distrettuali dei rappresentanti di ogni Stato per ogni rappresentante presso la Camera dei rappresentanti).
La disciplina delle primarie presidenziali
La normativa delle primarie presidenziali, decisa dalla legislazione di ogni singolo Stato, è poi integrata da quanto deciso dai regolamenti interni dei partiti. In materia alcuni principi fondamentali sono stati poi sanciti da diverse sentenze della Corte Suprema.
In effetti è ciascuno Stato che decide se adottare le primarie e quale tipo di primaria utilizzare (chiusa, aperta o altre varianti). In pratica, la legislazione statale decide la composizione dell’elettorato attivo per la selezione, quindi con legge si individuano i criteri di registrazione degli elettori, le modalità di identificazione dei votanti, le forme di partecipazione alle primarie. Tali elementi sono poi integrati dalle decisioni interne dei partiti che organizzano le primarie. In particolare, la Corte Suprema ha affermato che l’elettorato attivo alle primarie spetti agli elettori che abbiano un rapporto preferenziale con il partito e che la scelta dei requisiti in base ai quali verificare l’esistenza del rapporto sia di competenza del partito stesso.
Ad esempio, lo Stato della California disciplina la materia all’interno del California Elections Code. In esso sono stabilite le condizioni in base alle quali un partito può partecipare alle primarie (section 5100-5102) ed è contenuta una precisa normativa delle primarie dei partiti: democratico, repubblicano e due partiti minori.
Per quanto concerne le discipline interne dei partiti, esse individuano il numero di delegati che spettano a ciascuno Stato, in base alla popolosità dello stesso e dei risultati precedenti del partito in quello Stato. Infatti gli Stati più popolosi hanno diritto a un numero maggiore di delegati ed è in quegli Stati che si decide spesso la vittoria di un candidato. Anche il sistema elettorale è deciso dal regolamento interno del partito. I democratici tendono ad utilizzare una forma di sistema proporzionale con soglia di sbarramento per la divisione dei delegati tra i diversi candidati, mentre nel Partito repubblicano si preferisce puntare su un sistema prevalentemente maggioritario, per cui al vincitore sono assegnati tutti (o quasi tutti) i delegati in palio in quello Stato o all’interno delle circoscrizioni elettorali dello Stato.
Il finanziamento delle elezioni primarie è stato regolato a livello normativo nel 1971 con il Revenue Act e con il Federal Election Campaign Act, successivamente modificato a partire dal 1974. Nel 2002 è stato approvato il Bipartisan Campaign Reform Act.
Le risorse a disposizione dei candidati sono di tipo privato o pubblico. Le risorse private sono quelle ottenute tramite donazioni individuali o mediante dei comitati di azione politica (Political Action Committees), promossi da organizzazioni o associazioni. Per quanto riguarda i fondi pubblici, essi spettano ai candidati che riescono a raccogliere almeno 5.000 dollari in venti Stati, in misura uguale al finanziamento privato ricevuto. L’accettazione dei fondi pubblici comporta il rispetto di numerose regole e vincoli, che spesso induce i candidati che non hanno problemi di raccolta dei fondi a rinunciare al finanziamento pubblico.
Esistono inoltre dei fondi federali a livello statale o locale, costituiti dai comitati di partito e che possono essere spesi solo per determinate attività (ad esempio, pubblicità).
In ogni caso è possibile per chiunque finanziare direttamente un partito, a livello federale o statale.
La Federal Election Commission (FEC) è incaricata di far rispettare la legge sul finanziamento delle campagne elettorali federali.

venerdì 24 giugno 2011

Ground Swell

Alcuni errori dell'agenzia ANSA



Quell'emergenza è contraddittoria

Intervista ad Eugenio Sarno
Voce Repubblicana del 25 giugno 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo ha decretato per due anni lo stato di emergenza nelle carceri italiane, ma nello stesso tempo ha tagliato i fondi per l’amministrazione penitenziaria. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Eugenio Sarno, segretario della Uil Pa Penitenziari.
Eugenio Sarno, Marco Pannella è in sciopero della sete per difendere i diritti dei detenuti. Lei è intervenuto per ringraziare Pannella. Cosa è necessario fare?
“Le iniziative del leader radicale hanno ottenuto il mio sostegno personale e quello della Uil penitenziari. Queste battaglie hanno sempre fatto passare nel paese un messaggio di speranza per la situazione nelle carceri italiane. Purtroppo, da quale anno, è calato il sipario su tutto ciò che accade nel sistema penitenziario. Non ci riferiamo solo alle incivili condizioni di detenzione nelle carceri, ma anche le infamanti condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli operatori penitenziari. Per questa ragione ho sentito la necessità di ringraziare Pannella per la sua iniziativa. Ho anche sentito la necessità di ringraziare il Presidente della Repubblica per l’attenzione che ha rivolto a questa battaglia scrivendo al leader radicale”.
Nel suo comunicato del 23 giugno sulla condizione nelle carceri lei ha rivolto delle critiche al Governo.
“Credo che le responsabilità della situazione nelle carceri non siano solo in capo al Governo e al ministro della Giustizia Angelino Alfano. Credo che questa situazione dipenda anche dal disinteresse dimostrato da molti parlamentari. Il comportamento del Governo è stato contraddittorio. Per ben due anni il governo ha deliberato lo stato di emergenza nelle carceri italiane, ma nello stesso tempo ha tagliato i fondi relativi all’amministrazione penitenziaria. Mi pare che questa sia un’incoerenza in termini. Si è trattato di tagli molto importanti, che potrebbero portare alla quasi paralisi delle attività amministrative all’interno delle carceri italiane. In alcuni casi non vengono nemmeno garantite le risorse per il trasferimento dei detenuti in Calabria. Anche in Lombardia c’è il rischio di non poter garantire la presenza dei detenuti in aula. Non solo non si garantisce il diritto alla difesa dei detenuti, ma non si garantisce nemmeno lo svolgimento dei processi”.
Quali sono i rischi che corrono le strutture carcerarie?
“A metà settembre potrebbero addirittura finire i fondi per garantire il vitto nelle strutture carcerarie. Parliamo della colazione, del pranzo e della cena, che costano per lo Stato 3,40 euro per detenuto al giorno. Questo è l’aspetto più rischioso circa le condizioni dei detenuti nelle carceri italiane. Oggi si riesce a garantire ai detenuti una colazione con caffè e latte, un primo e un modesto secondo per i due pasti. Sulla qualità di questi pasti non voglio pronunciarmi”.

Questo è peggio della Iervolino

Intervista ad Amedeo Laboccetta
Voce Repubblicana del 24 giugno 2011
di Lanfranco Palazzolo

Alla prima verifica politica concreta De Magistris è andato a sbattere addosso ad un muro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato napoletano del Popolo delle libertà Amedeo Labocetta.
Onorevole Labocetta, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris aveva promesso di liberare Napoli dall’immondizia in cinque giorni. Il sesto giorno la città è ancora un cumulo di sporcizie. Quali sono le sue valutazioni sul dramma di Napoli?
“Qualcuno deve avvisare rapidamente Luigi De Magistris che la campagna elettorale è finita da un pezzo. Evidentemente, il nuovo sindaco non se ne è accorto. Continua a sparare palle e ad imbrogliare i cittadini. Alla prima verifica politica concreta, De Magistris è andato a sbattere addosso ad un muro. Il sindaco di Napoli De Magistris aveva promesso che in cinque giorni avrebbe risolto politicamente ogni problema. De Magistris ha cominciato a capire che risolvere il problema dell’immondizia a Napoli non è così semplice come si poteva immaginare. Una cosa sono le parole, un’altra sono i fatti. Neanche San Gennaro, che a Napoli ha fatto tanti miracoli, poteva risolvere in così poco tempo una problematica così complessa come quella dell’immondizia. Lo scorso febbraio De Magistris, in qualità di Parlamentare europeo, era stato il protagonista di un’azione politica mirata a bloccare i fondi per Napoli. Oggi, De Magistris sta facendo di tutto per sbloccare questi fondi che lui stesso non voleva far arrivare nel capoluogo partenopeo. Per questa ragione è andato con il presidente della Regione Campania Caldoro a Bruxelles”.
Perché questi soldi non arrivano?
“Questi fondi possono essere sbloccati a condizione che il sistema integrato per la raccolta dei rifiuti funzioni. Quando De Magistris dice di no alla realizzazione di un termovalorizzatore si mette fuori da ogni scenario di modernizzazione del territorio impedendo la risoluzione di un problema complesso come quello dei rifiuti. Se continua così, tra qualche mese De Magistris dovrà cominciare a pensare ad una via di fuga”.
De Magistris ha parlato di un complotto della camorra contro di lui.
“Quello che dice De Magistris è scontato. Oggi accusa la camorra; domani dirà che c’è un piano di Berlusconi con la camorra; poi dirà che anche la mafia è entrata a Napoli. E’ troppo facile dire che a Napoli c’è la camorra. La camorra c’era anche prima. Oggi tocca affrontare l’emergenza napoletana con la tecnologia. I napoletani torneranno ad invidiare la Iervolino”.
Perché De Magistris ha arruolato in giunta un giudice della procura di Napoli?
“De Magistris avrà un occhio di riguardo da parte della magistratura napoletana. I suoi ex colleghi non gli creeranno problemi. Se alla guida della giunta ci fosse stato un altro sindaco l’atteggiamento della procura sarebbe stato diverso”.

Il dilemma dei ministeri al Nord

Voce Repubblicana del 23 giugno 2011
Intervista a Mario Bertolissi
di Lanfranco Palazzolo

Non esiste una norma costituzionale che impedisce il trasferimento dei ministeri al Nord. Lo ha detto alla “Voce” Mario Bertolissi, docente di diritto costituzionale all’università di Padova.
Prof. Bertolissi, in questi giorni si è parlato del trasferimento dei ministeri al Nord. Il leader della Lega Umberto Bossi lo ha chiesto al governo.
“Il diritto serve a risolvere i problemi e non deve essere di ostacolo. La dislocazione dei ministeri è uno strumento della politica del governo per la produzione di beni e di servizi. Non si deve mai ritenere che la produzione dei beni e dei servizi sia funzionale alla presenza dei ministeri in una determinata parte del paese. Sarebbe un errore. In punta di diritto la mia osservazione è la seguente. L’articolo 5 della Costituzione spiega che ‘la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento’. Da questo articolo non si desume nulla. Parlare di ‘Unità’ di ‘indivisibilità’ della Repubblica non permette di ritenere che lo spostamento dei ministeri minano questi due principi costituzionali. Mentre l’articolo 97 prevede che siano ‘assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione’”.
Qual è il problema allora?
“A cosa mirano questi trasferimenti. In teoria, la migliore delle soluzioni può rivelarsi la peggiore. La richiesta della Lega è però estemporanea. E in essa manca una visione generale dei problemi, manca una valutazione dei costi/benefici della scelta, con la fattibilità e la sostenibilità della scelta. Se si dovesse attuare questa scelta non si terrebbe conto dei compiti che gravano sul nostro paese. Si tratta di una proposta monca e improvvisata”.
Esiste una norma costituzionale dalla quale è possibile ritenere che il trasferimento dei ministeri sia vietato?
“Non esistono norme costituzionali che impediscono questo trasferimento. Non c’è in nessun articolo della Costituzione una disposizione che impedisce il trasferimento dei ministeri altrove, lontano dalla Capitale. Non c’è nessun articolo che stabilisce l’obbligatorietà dello stabilimento dei ministeri a Roma. Tuttavia, quello dei ministeri resta un importante questione di organizzazione dello Stato. L’organizzazione è un importante strumento della realizzazione delle azioni politiche”.
E’ necessaria una norma di legge per trasferire i ministeri?
“Sì, è necessaria. Ci vuole un dibattito in Parlamento e una decisione politica che tenga conto delle necessità politiche. La complessità dell’operazione comporta che questo atto sia compiuto con una legge del Parlamento e non con un decreto legge del governo”.

Noi crediamo in quella alleanza

Voce Repubblicana 22 giugno 2011
Intervista a Maurizio Fugatti
di Lanfranco Palazzolo

La Lega crede nell’alleanza con il Pdl, ma non vuole tirare a campare. Lo ha detto alla “Voce” il deputato della Lega Nord Maurizio Fugatti.
Onorevole Fugatti, quali sono le sue valutazioni sull’intervento politico di Umberto Bossi di domenica scorsa a Pontida?
“Noi crediamo che quanto è accaduto a Pontida sia un’azione di coraggio da parte della Lega. Il nostro partito ha posto sul piatto politico alcuni temi politici che sono molto importanti per il nostro paese. La crisi greca e alcune crisi finanziarie che stanno investendo alcuni paesi come la Grecia ci dicono che non possiamo tirate troppo la corda. Quindi questo è stato un momento di grande responsabilità e di coraggio da parte di Umberto Bossi. La Lega Nord ha posto sul tappeto molte questioni importanti, come quanti soldi si spendono per la missione della Nato Libia, alla quale l’Italia partecipa. Inoltre, la Lega ha presentato uno scadenziario di questi temi, in modo che siano”.
Per quanto riguarda Equitalia e il fisco, tema largamente evocato da Bossi, che cosa sta accadendo al Nord? Molti agricoltori del Nord sono stati sommersi dalle cartelle di pagamento.
“Ci sono ancora molte assurdità nel comportamento del fisco. Non è giusto che per una multa di poche centinaia di euro venga bloccata l’automobile oppure per 12 mila euro di debito venga messa un’ipoteca sulla prima casa. Questi comportamenti generano dei drammi incredibili per le persone che devono chiedere dei finanziamenti per le proprie attività economiche dalle banche. Gli istituti di credito, di fronte ad una nuova ipoteca, arrivano anche a bloccare i finanziamenti. Tutta questa serie di comportamenti di Equitalia hanno creato una serie di problemi che hanno provocato tante situazioni di disagio economico”.
Non avete mai pensato di introdurre una norma che avverta il cittadino sulle ipoteche messe sulla prima casa?
“Infatti, sotto i 2000 euro di multa adesso vengono inviate due lettere, a distanza di sei mesi, per annunciare che stanno per essere messe le ganasce alle macchine”.
Il discorso vale anche per la prima casa?
“Sotto i 20mila euro non verrà iscritta l’ipoteca sulla prima casa”.
Per la missione in Libia la Lega Nord pensa che sia meglio chiudere questa collaborazione con la Nato per trasferire queste risorse al contrasto contro l’immigrazione clandestina?
“Il ministro dell’Interno Maroni ha sottolineato proprio questa contraddizione. Si è creato un blocco in entrata verso la Libia per impedire che arrivino armi alla Libia, ma questo blocco deve avvenire anche in uscita per fermare i clandestini. Questo è anche quello che chiederemo alla Nato”.
Lo spirito dell’alleanza tra Lega e Pdl è solido?
“E’ solido fino al punto in cui le richieste fatte dalla Lega avranno risposta. Altrimenti non si può tirare a campare”.

Ha fatto bene a restare nell'alleanza

Intervista a Gregorio Fontana
Voce Repubblicana del 21 giugno 2011
di Lanfranco Palazzolo

Bossi ha fatto bene a restare nel governo perché con la sinistra non potrebbe mai realizzare il suo programma. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Gregorio Fontana.
Onorevole Fontana, le opposizioni avevano atteso con ansia l’intervento di Umberto Bossi a Pontida.
“Nei giorni che hanno preceduto l’intervento di Umberto Bossi la sinistra ha fatto il suo gioco disegnando scenari irrealistici. La Lega Nord fa parte della maggioranza di governo. Il partito di Umberto Bossi ha dato segnali di attenzione rispetto a quello che bisognerà fare nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Trovo che questa indicazione sia giusta. Anche nel Pdl questo tema è stato posto dopo le ultime sconfitte elettorali nelle amministrative. La coalizione deve ricominciare a dare risposte complete a quelle che sono le richieste dei cittadini e a quello che è il nostro programma di governo”.
Cosa è necessario fare sul fisco. Nel suo intervento Bossi ha parlato di Equitalia.
“L’arroganza del fisco sottolinea una certa arroganza della burocrazia. Lo Stato ha il dovere di esigere le tasse dai cittadini, ma non sempre è in grado di dare ai cittadini quei servizi che è lecito attendersi. E’ giusto che vi sia da parte del fisco la necessità di riscuotere le somme dovute, ma è anche necessario che lo Stato sia in grado di dare segnali di efficienza. Lo Stato deve essere in grado di fare sempre la sua parte e non perseguitare i cittadini che pagano le tasse”.
La Lega vuole diminuire l’impegno italiano nelle missioni di pace e in Libia.
“L’Italia ha fatto la sua parte sulla Libia. Le cose sono andate in maniera diversa rispetto alle previsioni della Nato. La situazione sul campo è stata forse sottovalutata. Adesso occorre cambiare strategia perché quella in corso rischia di essere una guerra lunga che potrebbe costarci molto politicamente. E’ giusto che ci sia un ripensamento su questo. Naturalmente questo ripensamento non ha nulla a che vedere con il grado di solidarietà e di rispetto che dobbiamo ai nostri uomini impegnati nelle missioni di pace all’estero che fanno benissimo il loro dovere”.
L’asse di governo Pdl -Lega tiene?
“Dobbiamo metterci un impegno maggiore. Non tenere conto di quello che è successo alle amministrative e sui referendum è suicida. Ricordo che il centrodestra italiano è però quello che ha dimostrato una tenuta politica superiore rispetto ad altri paesi come la Francia. Con il suo intervento a Pontida Bossi ha dimostrato di avere senso di responsabilità politica, ma anche avvertito che con la sinistra le idee della Lega non avrebbero mai potuto essere realizzate. L’elettorato della Lega è molto esigente. Il fatto che questo elettorato abbia mandato ai vertici del Carroccio questi segnali significa che queste richieste devono essere ascoltate”.

lunedì 20 giugno 2011

Ecco come ci rovina Equitalia (Camera dei deputati, 10 marzo 2010)

(Iniziative per una moratoria di un anno per il recupero dei crediti vantati da Equitalia nei confronti delle famiglie e delle imprese in Italia e, in particolare, in Piemonte - n. 3-00958)
Rocco BUTTIGLIONE. L'onorevole Libè ha facoltà di illustrare l'interrogazione Vietti n. 3-00958, concernente iniziative per una moratoria di un anno per il recupero dei crediti vantati da Equitalia nei confronti delle famiglie e delle imprese in Italia e, in particolare, in Piemonte (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), che ha sottoscritto in data odierna.
MAURO LIBÈ. Signor Presidente, quello in oggetto è un tema che riguarda tante famiglie e tante piccole aziende nel nostro Paese. Partiamo dal caso del Piemonte, sollevato dal nostro consigliere Goffi. Vorrei ricordare che, per esempio, solo a Torino vi sono 50 mila ipoteche sui mobili e 70 mila procedure di ganasce fiscali sulle automobili.

Pertanto, chiediamo che le procedure di Equitalia, al fine di riscuotere anche una serie di imposte e di tasse, naturalmente, dovute, tengano conto - e chiediamo che il Governo si impegni su questo - della crisi in atto. È una crisi che riguarda tutti: lo Stato per primo, perché ha dei tempi lenti, per esempio, di pagamento dei servizi che richiede alle aziende private. Chiediamo una moratoria di un anno, tenendo conto che la crisi esiste e che è forte. Questo potrebbe essere un segnale concreto.
Rocco BUTTIGLIONE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.
ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, mi dispiace che questa volta, a nome del Governo, non potremo concordare con la conclusione auspicata dall'onorevole Libè e cercherò brevemente di spiegarne le ragioni.

Innanzitutto ricordo che, a partire dalle norme di riforma del sistema di riscossione dei tributi che risalgono alla fine degli anni Novanta, a Equitalia è stato attribuito per legge il compito di riscuotere - anche mediante ricorso a procedure esecutive - i crediti degli enti erariali e degli enti locali. La riforma ha prodotto effetti positivi per l'incremento dei volumi di riscossione, per il contrasto all'evasione fiscale e per il miglioramento del servizio offerto rispetto a quello fornito dal precedente sistema.

Sotto un altro aspetto, l'attività svolta dal gruppo Equitalia si realizza in piena trasparenza ed è comunque improntata a criteri di equità. In particolare, il più diffuso utilizzo di solleciti, preavvisi e procedure cautelari ha prodotto la contrazione delle procedure esecutive, quali ad esempio l'espropriazione e il pignoramento degli stipendi, con un conseguente aumento della riscossione, che è raddoppiata nell'anno 2009 rispetto ai valori dell'anno 2005.

Inoltre, sono state poste in essere - e in questo senso, andiamo nella direzione chiesta dall'onorevole Libè - apposite azioni a favore dei contribuenti, come ad esempio l'ampliamento dei periodi di rateizzazione del debito da cinque a sei anni e l'eliminazione dell'obbligo di fideiussione bancaria. Ciò ha permesso a oltre 640 mila contribuenti di rateizzare il proprio debito. Pag. 56

Circa la preoccupazione esposta dagli interroganti su possibili attività di sequestri ed espropri di massa nelle realtà in cui la riscossione è gestita da Equitalia Nomos - in particolare per il Piemonte, a cui fa riferimento l'interrogazione - il Ministero dell'economia e delle finanze, sentite l'Agenzia delle entrate ed Equitalia Spa, ci comunica che, sulla base dei dati a disposizione, gli scenari prefigurati non sono ipotizzabili e che, comunque, il Ministero dell'economia e delle finanze ritiene che un'eventuale richiesta moratoria nei termini non appare condivisibile (a parte il fatto che occorrerebbero provvedimenti normativi).

Vi è, infatti, la necessità di tenere conto, a tal fine, sia delle inevitabili conseguenze in termini di minor gettito atteso, sia della prevedibile diminuzione del tasso di adesione spontanea all'adempimento tributario.

Queste sono le ragioni per le quali rispondo alla sua interrogazione in questi termini.
Rocco BUTTIGLIONE. L'onorevole Libè ha facoltà di replicare.
MAURO LIBÈ. Signor Presidente, vorrei ringraziare il signor Ministro. Non posso dichiararmi soddisfatto della risposta, anche perché sono convinto che lei non possa concordare formalmente. La sostanza c'è e credo che trovi la concordia di tutti. Tuttavia, il problema è uno: capiamo le norme; il Ministro dell'economia e delle finanze ha anche annunciato l'emanazione di un provvedimento che conterrà disposizioni tributarie; le norme sono difficili e vanno rispettate, lo capiamo.

Vorrei capire bene se quegli effetti positivi siano tali per il Governo o per le famiglie che devono pagare. Teniamo conto che in mezzo vi sarà sicuramente una parte di contribuenti che hanno, come si suol dire nel gergo, «fatto i furbi», ma vi sono anche tante aziende e tante famiglie che hanno a che vedere - e sono la stragrande maggioranza - con la crisi in atto.

Dunque, ritengo che nelle iniziative per combattere la crisi si sarebbe potuta prevedere una moratoria. Essa è stata prevista per altre cose, signor Ministro, ad esempio per la presentazione delle liste. Ebbene, se viene prevista per la presentazione delle liste, non capisco perché non debba esserlo per un evento molto più difficile e molto più grave per i tanti cittadini che si trovano bloccati e in preda al terrore. Infatti, molti possono anche fare i furbi, ma molti hanno il terrore anche solo per l'arrivo della lettera: si tratta di un terrore reale, che getta nello sconcerto relativamente ai rapporti interni, verso i propri figli e la propria moglie, e che, sicuramente, crea grande difficoltà.

Ci sono difficoltà in Piemonte, a Torino più che in altre città, ma ci sono anche in altre città, perché l'applicazione sarà probabilmente coerente con la normativa, ma non è sicuramente coerente con la situazione economica: basta andare a vedere i tassi di interesse applicati e le multe che conseguentemente vengono applicate.

Dunque, ci auguriamo che il Governo, non solo in conseguenza della nostra interrogazione urgente, ma anche perché penso che sia una questione condivisibile, possa rivedere la propria posizione nei prossimi giorni e, indipendentemente dal successo di qualcuno, trarre delle sollecitazioni e delle valutazioni per andare incontro a tutta questa gente.
Rocco BUTTIGLIONE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16.