sabato 25 giugno 2011

Come funzionano le elezioni primarie (1 puntata): gli Stati Uniti

Negli Stati Uniti le elezioni primarie costituiscono un procedimento elettorale utilizzato per definire le candidature elettorali dei partiti; tale procedimento è caratterizzato da determinate regole[3]. Sebbene la primaria costituisca la tipologia prevalente di selezione elettorale, in alcuni Stati viene invece utilizzato un sistema di selezione differente, conosciuto come caucus.
Il caucus è un’assemblea di sostenitori di un partito che si riunisce per prendere una determinata decisione, in particolare per eleggere dei delegati o dei candidati alle elezioni. In genere, nel caucus vi è una divisione fisica tra i sostenitori dei diversi candidati, che si pongono da una parte o dall’altra, con un spazio riservato anche agli indecisi. Alla fine del processo di discussione, si verifica la consistenza dei diversi gruppi e si proclama quindi il risultato della consultazione.
Per sua natura, il caucus può coinvolgere solo una determinata quantità di persone, per cui in genere è necessario all’interno di un distretto elettorale (o di uno Stato) prevedere anche più livelli di caucus, al fine di giungere alla designazione finale. Ad esempio in Alaska il caucus elegge direttamente i delegati alla convention statale del partito, mentre altrove si svolgono diversi caucus a seconda dei differenti livelli politico-amministrativi.
Tra i caucus più importanti e strutturati vi sono quelli che si svolgono nello Stato dell’Iowa. In questo Stato, sia il Partito democratico, sia il Partito repubblicano utilizzano il caucus come strumento di selezione elettorale. Ognuna delle convention delle 99 contee in cui è diviso lo Stato seleziona dei delegati per le convention dei distretti congressuali e dello Stato, che poi eleggono i delegati alla convention nazionale del partito. Vi sono comunque alcune differenze organizzative tra i procedimenti dei due partiti principali.
Per il Partito repubblicano ogni votante riceve una scheda bianca, senza nomi, su cui è possibile scrivere il nome del candidato prescelto ed il partito raccoglie poi i risultati di ogni circoscrizione; in effetti tale scelta non appare strettamente vincolante, poiché è la convention dello Stato che ha il potere finale di selezionare i delegati nazionali.
Il procedimento utilizzato dai democratici nei caucus dell’Iowa è più complesso. Ogni circoscrizione divide il numero dei suoi delegati in proporzione ai partecipanti ai caucus. Questi indicano il loro sostegno a un candidato raggruppandosi materialmente in gruppi; inizia quindi la discussione per convincere gli indecisi, che si conclude entro 30 minuti, al termine dei quali si contano i sostenitori di ciascun candidato. A seconda del numero dei partecipanti, viene stabilita una soglia di passaggio (in genere è almeno del 15%); in tal caso i sostenitori dei candidati che non superano la soglia possono riaggregarsi agli altri gruppi oppure unirsi tra di loro. Alla fine del nuovo conteggio, ogni circoscrizione determina i suoi delegati. Questi si riuniscono a un livello di caucus superiore, la convention di contea, allo scopo di scegliere i delegati per il distretto e quindi per la convention statale.
In generale, il caucus può essere aperto a tutti gli elettori o solo a quelli registrati al partito. Esso comunque è uno strumento che presuppone una certa partecipazione popolare, ma che tuttavia, per la sua natura, non può coinvolgere oltre un determinato numero di soggetti; proprio per questo le elezioni primarie sembrano un tipo di processo elettorale più aperto, a cui prende effettivamente parte un numero maggiore di persone rispetto ai caucus.
Si tenga presente che il sistema dei caucus è oggi utilizzato in pochi Stati, essendo le elezioni primarie divenute il metodo più importante di selezione delle candidature.

Le tipologie di primarie
All’interno della categoria delle elezioni primarie, in realtà è possibile distinguere diverse tipologie.
Per votare alle elezioni è necessario innanzitutto iscriversi nelle liste elettorali, mediante la voter registration; al momento dell’iscrizione, si può dichiarare la propria appartenenza a un partito oppure registrarsi come indipendenti.
Le primarie chiuse sono appunto quelle riservate ai sostenitori del partito, cioè a coloro che si sono registrati come elettori del partito.
Le primarie chiuse modificate o semi-chiuse sono un tipo di elezione primaria aperto anche agli indipendenti, ossia a quanti non si sono registrati come simpatizzanti di un partito.
Le primarie aperte con dichiarazione pubblica (crossover primaries) prevedono la possibilità per l’elettore di dichiarare il giorno stesso dell’elezione il partito prescelto e di partecipare alle relative primarie. In questo caso è però possibile che una persona registrata in precedenza come elettore del Partito democratico possa prendere parte alle primarie del Partito repubblicano (o viceversa).
Le primarie coperte (blanket) vedono la possibile partecipazione di tutti gli elettori, che ricevono due schede, una per ciascun partito, potendo poi però scegliere uno solo dei due.
Le primarie non-partitiche (nonpartisan) si caratterizzano per la presenza di una sola scheda con i candidati di tutti i partiti; gli elettori possono votare un solo candidato, vince colui che raggiunge la maggioranza assoluta dei voti, altrimenti si ricorre a un secondo turno tra i due candidati più votati.
Si tenga presente che queste diverse tipologie di primarie si intersecano a livello di partito e a livello di Stato, nel senso che in un certo Stato ciascuno dei partiti può utilizzare un determinato tipo di primaria, che non è necessariamente uguale a quello dell’altro partito, così come, dal punto di vista del partito, esso può utilizzare il caucus in uno Stato, la primaria aperta in un altro, la primaria chiusa in un altro Stato, e così via. Si aggiunga che in alcuni Stati esistono delle primarie miste, che combinano quindi le caratteristiche di alcune di queste tipologie, così come è possibile combinare caucus e primarie all’interno del medesimo Stato.
Anche il sistema elettorale per determinare la scelta dei delegati può variare, nel senso che può aversi un sistema di tipo proporzionale (più o meno corretto) per assegnare i delegati, oppure un sistema di tipo maggioritario per cui al candidato vincente spettano tutti (o quasi tutti) i seggi in palio all’interno dello Stato, secondo il principio del first past the post.
Sebbene le primarie siano conosciute per il loro collegamento alle elezioni presidenziali, esse sono normalmente utilizzate in diversi tipi di elezioni ed a differenti livelli: si svolgono primarie per designare i candidati al Senato, alla Camera dei Rappresentanti, ai Governatorati, ad elezioni di contea e locali. Le primarie statali si tengono in un determinato giorno deciso dalla legislazione di quello Stato.

La nascita e l’evoluzione delle primarie
Esempi di elezioni primarie si sono avuti fin dalla metà del XIX secolo in alcune città degli Stati Uniti, diffondendosi in maniera significativa alla fine dello stesso secolo: negli anni ’90 le primarie furono utilizzate a Cleveland (Ohio) ed a Minneapolis (Minnesota). Il primo Stato a disciplinarle a livello statale fu il Wisconsin nel 1903, con il governatore La Follette, ed entro il 1916 furono estese alla maggior parte degli Stati.
Nel 1912 si tennero delle combattute primarie presidenziali in campo repubblicano tra l’ex Presidente Theodore Roosevelt e il Presidente in carica William H. Taft, sebbene limitate a 13 Stati. Roosevelt vinse la maggior parte delle primarie, ma Taft ottenne la nomina alla Presidenza da parte della convention nazionale. Ciò indusse Roosevelt a partecipare ugualmente alle elezioni presidenziali, in concorrenza con il candidato repubblicano Taft, e favorendo di fatto la vittoria del democratico Woodrow Wilson.
Nel periodo compreso tra la prima guerra mondiale e la fine del secondo conflitto mondiale (cd. “periodo del riflusso”), si assistette a un arretramento nella scelta delle primarie: in questo periodo, infatti, otto Stati abrogarono la normativa esistente in materia.
Nel 1948 le primarie presidenziali per il Partito repubblicano risvegliarono l’interesse per tale strumento. In rapida successione, alcuni Stati reintrodussero la regolamentazione delle primarie, in precedenza abrogata.
Per le elezioni presidenziali del 1968, si svolsero primarie democratiche in 15 Stati. L’andamento iniziale delle consultazioni indusse il Presidente in carica Lyndon B. Johnson a ritirare la propria candidatura. È dopo le importanti primarie della California (5 giugno 1968), vinte da Robert Kennedy con il 46,3% dei voti, che questi venne ucciso. Sebbene le primarie fossero poi vinte da Eugene McCarthy, la convention democratica finì per candidare alla presidenza il Vicepresidente in carica Hubert H. Humphrey.
In ogni caso, dopo il 1968, le primarie finirono per affermarsi lentamente quale metodo principale di selezione delle candidature, quelle per le elezioni presidenziali in particolare.
Negli anni successivi, proprio per correggere alcune distorsioni del sistema, le primarie vennero riformate. Nel campo democratico la cd. riforma McGovern-Fraser (1970) si pose l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione degli elettori democratici, rendendo predominante l’uso delle primarie, limitando il potere degli apparati di partito e garantendo quindi la rappresentatività delle convention.
Si assistette così alla loro affermazione definitiva, che finì per coinvolgere anche il Partito repubblicano in questo nuovo scenario: per le elezioni presidenziali del 1972 si svolsero primarie in 23 Stati per il Partito democratico e in 22 Stati per quello repubblicano.
Sebbene negli anni successivi il sistema delle primarie abbia conosciuto ulteriori riforme, alcune delle quali hanno probabilmente rafforzato il potere del partito rispetto a quello degli elettori[16], appare indiscutibile l’importanza delle primarie nell’odierno scenario politico americano.
Nel 2008 le primarie presidenziali si sono tenute in 37 Stati per il Partito democratico e in 40 Stati per quello repubblicano.

Le primarie per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti
Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America sono una lunga e complessa procedura elettorale, attraverso la quale sono eletti il Presidente e il Vicepresidente per un mandato di quattro anni, che inizia il 20 gennaio dell’anno successivo a quello delle elezioni.
L’elezione è effettuata, in realtà, con un metodo indiretto: i cittadini scelgono gli elettori i quali formano il collegio elettorale degli Stati Uniti (United States Electoral College), composto da 538 “grandi elettori” divisi tra i vari Stati[19], e regolato dall’art. II della Costituzione.
L’elezione avviene quindi in due fasi: una prima, che non è prevista esplicitamente dalla Costituzione, in cui la popolazione partecipa attivamente alla designazione dei candidati dei due principali partiti, e una seconda che invece è costituzionalmente regolata. La prima fase consiste nell’elezione dei candidati alle cariche di Presidente e di Vice Presidente, e avviene nelle convention nazionali dei due maggiori partiti. Per eleggere i delegati a queste convention, a livello di ciascuno Stato si tengono i procedimenti elettivi per i delegati, consistenti nello svolgimento di un caucus o più probabilmente di un’elezione primaria in una delle tipologie presentate.
In sintesi, in ogni Stato vi sono competizioni tra i candidati alla nomination presidenziale per entrambi i partiti principali, ogni Stato avendo diritto a una quota di delegati alla convention nazionale del partito. Il candidato risultato vincitore dello Stato si aggiudica la maggioranza (o la totalità) dei delegati spettanti a quello Stato.
Le primarie presidenziali si svolgono in periodi diversi a seconda dello Stato, che è competente anche a fissare la tempistica elettorale.

La convention nazionale
I due principali partiti americani scelgono, pertanto, i candidati alla Presidenza attraverso una lunga serie di elezioni primarie (o di caucus), durante le quali, alcuni candidati si sfidano per conseguire la nomination, fino all’esito finale deciso nell’apposita convention del partito.
In effetti tocca alla Democratic National Convention o alla Republican National Convention la scelta ufficiale del candidato del partito alla Presidenza (e alla Vicepresidenza). Tali consessi si svolgono qualche mese prima della data delle elezioni (novembre). Nella stessa sede viene decisa la piattaforma programmatica del partito che dovrà convincere gli elettori a votare per il candidato prescelto. A seguito delle riforme della disciplina delle primarie, la convention, a partire dagli anni ’80, ha perso la sua funzione di designazione reale dei candidati, finendo con l’assumere le caratteristiche di un grande evento simbolico e mediatico. La convention è quindi il passaggio finale in cui il vincitore delle primarie viene “incoronato” come candidato del Partito: la nomina ufficiale è effettuata durante la convention, ma la scelta concreta è stata compiuta direttamente dagli elettori nei mesi precedenti. Ciò è possibile anche perché la maggior parte dei delegati è vincolata (pledged) a sostenere il candidato in nome del quale essi sono stati eletti alla convention. Una parte dei delegati non è eletta, ma è riservata ai rappresentanti e ai leader del partito, conosciuti anche come “superdelegati” (superdelegates o unpledged delegates), che non hanno vincoli di voto con i candidati alla nomina presidenziale.
In particolare, l’art. 2 dello statuto del Partito democratico prevede che la convention nazionale si riunisca ogni anno in cui è indetta l’elezione del Presidente. Essa è composta da un numero uguale di delegati uomini e donne, selezionati attraverso un processo che, tra l’altro: assicuri che le delegazioni rispecchino fedelmente la varietà delle preferenze espresse dai partecipanti al processo di selezione del candidato alla Presidenza; escluda l’attribuzione su base maggioritaria dell’intero blocco dei delegati di uno Stato; permetta la partecipazione in buona fede di tutti gli elettori democratici e, se ritenuto opportuno da una direzione statale del partito, anche degli elettori non iscritti né affiliati ad alcun partito. Il numero di deleganti votanti da assegnare a ciascuno Stato è stabilito sulla base dei seguenti criteri: pesando in modo uguale la popolazione - misurabile come numero di elettori presidenziali assegnati allo Stato - e il voto democratico alle elezioni presidenziali; prevedendo elettori presidenziali aggiuntivi che possano essere stati specificatamente designati dalla Commissione nazionale democratica (Democratic National Committee); prevedendo eventualmente ulteriori delegati in favore di democratici che rivestono cariche elettive.
Anche lo statuto del Partito repubblicano disciplina la convention nazionale del partito. Tra l’altro, l’art. 13, concernente i membri della convention nazionale, prevede un complesso meccanismo di ripartizione dei delegati, in cui ai delegati eletti (dieci provenienti da ognuno dei 50 Stati), si aggiungono altri delegati (tra cui tre delegati distrettuali dei rappresentanti di ogni Stato per ogni rappresentante presso la Camera dei rappresentanti).
La disciplina delle primarie presidenziali
La normativa delle primarie presidenziali, decisa dalla legislazione di ogni singolo Stato, è poi integrata da quanto deciso dai regolamenti interni dei partiti. In materia alcuni principi fondamentali sono stati poi sanciti da diverse sentenze della Corte Suprema.
In effetti è ciascuno Stato che decide se adottare le primarie e quale tipo di primaria utilizzare (chiusa, aperta o altre varianti). In pratica, la legislazione statale decide la composizione dell’elettorato attivo per la selezione, quindi con legge si individuano i criteri di registrazione degli elettori, le modalità di identificazione dei votanti, le forme di partecipazione alle primarie. Tali elementi sono poi integrati dalle decisioni interne dei partiti che organizzano le primarie. In particolare, la Corte Suprema ha affermato che l’elettorato attivo alle primarie spetti agli elettori che abbiano un rapporto preferenziale con il partito e che la scelta dei requisiti in base ai quali verificare l’esistenza del rapporto sia di competenza del partito stesso.
Ad esempio, lo Stato della California disciplina la materia all’interno del California Elections Code. In esso sono stabilite le condizioni in base alle quali un partito può partecipare alle primarie (section 5100-5102) ed è contenuta una precisa normativa delle primarie dei partiti: democratico, repubblicano e due partiti minori.
Per quanto concerne le discipline interne dei partiti, esse individuano il numero di delegati che spettano a ciascuno Stato, in base alla popolosità dello stesso e dei risultati precedenti del partito in quello Stato. Infatti gli Stati più popolosi hanno diritto a un numero maggiore di delegati ed è in quegli Stati che si decide spesso la vittoria di un candidato. Anche il sistema elettorale è deciso dal regolamento interno del partito. I democratici tendono ad utilizzare una forma di sistema proporzionale con soglia di sbarramento per la divisione dei delegati tra i diversi candidati, mentre nel Partito repubblicano si preferisce puntare su un sistema prevalentemente maggioritario, per cui al vincitore sono assegnati tutti (o quasi tutti) i delegati in palio in quello Stato o all’interno delle circoscrizioni elettorali dello Stato.
Il finanziamento delle elezioni primarie è stato regolato a livello normativo nel 1971 con il Revenue Act e con il Federal Election Campaign Act, successivamente modificato a partire dal 1974. Nel 2002 è stato approvato il Bipartisan Campaign Reform Act.
Le risorse a disposizione dei candidati sono di tipo privato o pubblico. Le risorse private sono quelle ottenute tramite donazioni individuali o mediante dei comitati di azione politica (Political Action Committees), promossi da organizzazioni o associazioni. Per quanto riguarda i fondi pubblici, essi spettano ai candidati che riescono a raccogliere almeno 5.000 dollari in venti Stati, in misura uguale al finanziamento privato ricevuto. L’accettazione dei fondi pubblici comporta il rispetto di numerose regole e vincoli, che spesso induce i candidati che non hanno problemi di raccolta dei fondi a rinunciare al finanziamento pubblico.
Esistono inoltre dei fondi federali a livello statale o locale, costituiti dai comitati di partito e che possono essere spesi solo per determinate attività (ad esempio, pubblicità).
In ogni caso è possibile per chiunque finanziare direttamente un partito, a livello federale o statale.
La Federal Election Commission (FEC) è incaricata di far rispettare la legge sul finanziamento delle campagne elettorali federali.

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