venerdì 10 giugno 2011

Il Nord Est guarda altrove

Voce Repubblicana del 10 giugno 2011
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Daniele Marini

L’elettorato del Nord comincia a guardare altrove. Lo ha detto alla “Voce” Daniele Marini direttore scientifico della Fondazione Nord Est, Professore associato di Sociologia del Lavoro presso all’Università di Padova.
Professor Marini, qual è la sua analisi sul voto delle elezioni amministrative al Nord?
“Credo che ci sia una parte consistente di elettorato del Nord - che alle precedenti elezioni aveva trovato nelle forze di centrodestra un punto di riferimento politico molto attento – cerchi un nuovo interlocutore. Quelle attese che erano state riversate verso questi gruppi politici siano state disattese. Per questo motivo gli elettori hanno guardato altrove. Lo hanno fatto guardando al centrosinistra, che si è presentato al voto con un nuovo assetto, con discontinuità rispetto al passato. Quello di Pisapia a Milano è stato un caso eclatante. Anche in altri contesti ci sono stati successi politici che confermano questa tendenza. Poi c’è stato anche un cambiamento di natura culturale in qualche misura. Nelle scorse settimane si è tenuto un incontro degli industriali a Treviso, nel corso del quale si è registrato un lungo applauso quando è stato chiesto alla politica di litigare di meno e di fare qualcosa di più per il paese perché si è persa di vista la criticità che il paese sta vivendo”.
Lei ritiene che il governo non abbia dato una risposta alle attese del Paese?
“Credo che ci sia un problema di rappresentanza quando si arriva a ‘Roma’. Anche gruppi politici che partono da un forte radicamento territoriale, come può essere la Lega, poi sono costretti a mediare sul piano nazionale con gli alleati. Il ceto politico deve fare un salto qualitativo. Un conto è amministrare bene un comune, un altro conto è affrontare la politica nazionale. Le attese territoriali sono state disattese. Dopo anni di impegno della Lega nell’abbassare le tasse, gli amministratori non hanno visto molto rispetto alle promesse fatte negli anni precedenti. Ecco perché la disaffezione del mondo politico si è cominciata a farsi sentire. Gli elettori del Nord non hanno visto i risultati dell’azione Governativa. Questo discorso riguarda soprattutto la Lega. Il Pdl, che ha un radicamento territoriale diverso e meno forte del Carroccio, non possiede un’elite politica in grado di intercettare queste esigenze anche se Berlusconi è un imprenditore del Nord”.
In più di un’occasione lei ha detto che la questione federale e fiscale siano distintive per una forza politica che si candidi alla guida del Paese. Gli elettori del Nord sono rimasti delusi dal federalismo fiscale?
“Quello delle tasse è uno dei temi chiave. Quando si fa una riforma come questa è fisiologico che ci sia un aumento delle tasse. Questo elemento ha deluso molto l’elettorato del centrodestra”.

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