mercoledì 29 giugno 2011

Le armi non bastano per risolvere la crisi libica

Intervista ad Alfredo Mantica
Voce Repubblicana del 28 giugno 2011 
di Lanfranco Palazzolo

L’opzione militare sulla Libia non basta. Oggi è necessario svolgere un’azione di tipo politico. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica.
Senatore Mantica, l’offensiva della Nato contro il regime di Gheddafi sta incontrando molte difficoltà. Quali sono le sue valutazioni?
“Credo che sulla questione libica ci siano ancora troppe valutazioni emozionali. Ricordo che le operazioni di No fly-zone sono molto lunghe e complesse. Ci sono stati casi in cui queste operazioni sono durate circa 100 giorni. Questo è stato il caso delle operazioni sulla Serbia nel 1999. Lo stesso numero di giorni delle operazioni militari della Nato sulla Libia. Non darei giudizi affrettati sulla situazione politica e non fare valutazioni errate su quello che sta accadendo. E’ ovvio che quello che ci si aspettava – il collasso del regime di Gheddafi per abbandono – non sta avvenendo. E questo resta il problema perché il regime del dittatore libico ha una capacità superiore di sopravvivenza rispetto alle aspettative. In ogni caso va registrata la dichiarazione di Gheddafi che si sente messo al muro dalle offensive della Nato. Ma questo è quello che vuole la comunità internazionale. Tutti sperano in un’uscita di scena di Gheddafi e auspicano la ricomposizione politica della Libia. Perciò, prima di dare giudizi negativi penso che ci voglia tempo. L’opzione militare non basta. Bisogna anche insistere su una soluzione politica”.
L’AIEA ha messo sul mercato le riserve strategiche di petrolio. Una scelta, appoggiata dagli Stati Uniti, che mirava ad abbassare il prezzo del greggio.
“Sulla decisione presa dall’AIEA, di mettere sul mercato 70 miliardi di barili di petrolio, penso che la scelta riguardi anche la situazione libica. Ma non solo. Questa iniziativa ha voluto ricordare ai paesi produttori di petrolio dell’OPEC che hanno approfittato della crisi libica. Il prezzo del barile di petrolio oltre i 100 dollari. Questo aumento non è legato strettamente alla crisi libica. In questo braccio di ferro avevamo chiesto – in qualità di paese AIEA – di vedere i paesi dell’Opec per rinegoziare la produzione dei barili di petrolio. A quel punto abbiamo pensato di assumere questa decisione. Il prezzo del barile è crollato a 92 dollari. La crisi libica non è all’origine di questo scontro”.
Gli Usa si sono assicurati la prima commessa di Petrolio del CNT. Teme che l’Italia stia perdendo terreno rispetto alla Francia e ad altri paesi per le commesse di petrolio?
“Tutti pensano che dietro questo conflitto ci sia una guerra tra Italia e Francia. Invece la questione è più complessa. Le concessioni di petrolio sono una partita che si gioca su più fronti. Noi non eravamo gli unici ad essere gli interlocutori della Libia. E non siamo gli unici con il CNT”.

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