venerdì 10 giugno 2011

Quella commissione d'inchiesta fa perdere voti

Voce Repubblicana dell'11 giugno 2011
Intervista a Marco Beltrandi
di Lanfranco Palazzolo

Fare una commissione d’inchiesta sul calcio mette paura a tanti parlamentari. Lo ha detto alla “Voce” il deputato radicale eletto nelle liste del Pd Marco Beltrandi.
Onorevole Beltrandi, qualche mese fa lei e altri parlamentari avevate presentato, come primi firmatari alla Camera, una proposta d’inchiesta parlamentare sul settore calcistico nonché sulle vicende connesse agli illeciti contestati in relazione ai campionati nazionali di calcio disputati nel triennio 2003-2006. Cosa pensa dello scandalo che si sta travolgendo molte società di calcio?
“Tutti sanno che nel mondo del calcio esistono una serie di grossi problemi che non sono del tutto marginali. Il vecchio scandalo di calciopoli e questa nuova vicenda confermano le necessità di una Commissione d’inchiesta per far acquisire al legislatore le conoscenze necessarie sul mondo del calcio. Non è possibile che un’industria così importante, anche dal punto di vista sentimentale ed emozionale, venga lasciata in balia di scandali ricorrenti. E con decisioni molto affrettate da parte della giustizia sportiva. E poi scopriremo – quando si svolgerà il processo – che le cose erano andate in maniera diversa. Ho la sensazione che ci sia un sistema complessivamente problematico di fronte al quale si preferisce chiudere gli occhi”.
Cosa chiedevate nella proposta di inchiesta parlamentare sul calcio?
“Avevamo chiesto che la Commissione d’inchiesta facesse luce su quanto era emerso nello scandalo di Calciopoli del 2006. E anche su quanto sta emergendo nei processi su calciopoli. Quando nel 2006 esplose la vicenda Moggi-calciopoli, senza passioni per una squadra o per un’altra ricordo che ebbi una netta sensazione già da allora. Se le imputazioni fatte a Moggi fossero state vere era evidente che tutto il sistema era marcio. E il sistema non avrebbe potuto ancora reggere. Qualcuno avrebbe dovuto porsi molte più domande. Se esisteva un sistema così oliato di corruzione non era possibile che quel sistema non coinvolgesse complessivamente tutto il sistema. Il giochetto non poteva funzionare solo su poche squadre e su una manciata di giocatori. La questione doveva essere affrontata politica”.
Ha una riflessione da fare sulla crisi finanziaria dei club di calcio?
“Questo è uno dei casi in cui ci sarebbe bisogno di riforme di struttura. Se si guardano i bilanci delle squadre si pensa che i responsabili dei club siano in continua rimessa. Una cosa del genere non è credibile. Credo che ci sia una realtà parallela sommersa. Tutti dovrebbero chiedersi perché un imprenditore decide di perdere così tanti soldi”.
Perché il Parlamento non ha voluto questa inchiesta parlamentare?
“Molti deputati sono convinti della necessità di un’inchiesta parlamentare sul calcio, ma hanno tutti paura di perdere voti”.

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