mercoledì 1 giugno 2011

Quella non fu la rivoluzione delle elites

Voce Repubblicana del 31 maggio 2011
Intervista a Giovanna Motta
di Lanfranco Palazzolo

Il Risorgimento non fu una rivoluzione delle elites. Ad esso partecipò tutto il popolo italiano. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Giovanna Motta, docente di storia economica e sociale a “La Sapienza” e autrice de “Baroni in camicia rossa” (Passigli), libro che racconta la liberazione della Calabria da parte delle truppe garibaldine, accolte con grande favore dalle popolazioni di quella regione.
Giovanna Motta, come è nata l’idea di scrivere un libro su un capitolo dimenticato del nostro Risorgimento come quello relativo alla liberazione garibaldina della Calabria?
“L’idea nasce dal substrato culturale che ognuno di noi si porta dietro. In questo caso si tratta della mia cultura di calabrese. Da calabrese mi piaceva raccontare questa storia, legata ad una realtà poco conosciuta. Mentre tutti conoscono la spedizione dei Mille, che è giustamente esaltata come un momento importante. Tuttavia la storiografia non ha mai preso troppo in considerazione questo periodo. Mi piaceva raccontare il consenso dei calabresi nei confronti di un Garibaldi vittorioso nell’agosto del 1860. Questo è il percorso nel quale si inserisce la storia che ho raccontato. Con il mio libro ho voluto smentire il giudizio storiografico che vuole il Risorgimento come una Rivoluzione delle elites. Tra gli addetti ai lavori si discute sempre se le rivoluzioni siano frutto della volontà delle elites o del popolo. Ma questo non è il punto centrale del mio libro. Il Risorgimento è indubbiamente nato dalle elites, in una società dove la percentuale degli analfabeti era altissima, ma ha coinvolto tutte le classi sociali”.
Qual è il suo giudizio storico su la realtà di quegli anni che è stata ben descritta ne “Il Gattopardo” e che ha visto episodi controversi come Bronte, largamente sfruttati dalla sinistra contro il Risorgimento?
“Nel Risorgimento c’è stato anche questo. Non c’è stato un solo segno a caratterizzarlo. Da questo punto di vista possiamo parlare di Risorgimenti e non solo di Risorgimento. Alla fine del processo unitario, nel 1861, è prevalsa quella che oggi definiamo la soluzione moderata che, purtroppo, non approda alla Repubblica, ma sceglie la soluzione della monarchica. In quegli anni l’Italia non aveva caratteristiche diverse che potessero consentire un passo più deciso a quella stagione di cambiamento. Ecco perché il Risorgimento è stato anche una conquista parzialmente riuscita. Ecco perché le memorie del Risorgimento sono tante. E non sono sempre legate ad una visione comune”.
La Calabria è stata sempre dimenticata della grandi commemorazioni del Risorgimento?
“Direi che la Calabria ha avuto un ruolo di minor rilievo. Ecco perché all’università di Roma abbiamo cercato di riscoprire i personaggi minori. Con il mio libro ho voluto fare anche questo”.

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