giovedì 28 luglio 2011

"Fumus persecutionis" fa il picco a Retequattro

Un duetto che trascina Da Da Da 4.353.000 spettatori, 20,28% di share martedì 19 luglio, ore 20.43. Minuto picco: 5.855.000 spettatori, clip da «Speciale per me» del 2005, Melato e Arbore cantano «In cerca di te» (ore 21.20) Palazzolo e il voto La versione di Banfi 847.000 spettatori, 4,62% di share giovedì 21 luglio, ore 21.16. Minuto picco: 526.000 spettatori, Lanfranco Palazzolo spiega la rarità dell' appello al voto palese, che Banfi attribuisce a Internet (ore 23.01)
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(25 luglio 2011) - Corriere della Sera

Non siamo diversi

Intervista a Daniele Marantelli
Voce Repubblicana del 28 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Non vogliamo rivendicare una diversità genetica dagli altri partiti sarebbe da arroganti. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Daniele Marantelli del Pd.
Onorevole Marantelli, dopo il caso Penati nel Pd è scoppiata la questione morale?
“Abbiamo bisogno di ricostruire il Paese. Oggi manca la prospettiva di una riforma dello Stato e una strategia di rilancio della crescita. Questi sono i problemi irrisolti degli ultimi 20 anni. La politica deve dare il segno del cambiamento attraverso nuovi comportamenti e nuovi costumi. Da parte del Pd sarebbe arrogante rivendicare una diversità genetica che non esiste. In questa fase, il Pd deve rivendicare comportamenti diversi rispetto al Pdl. Questo è indispensabile. Non bisogna alimentare dietrologie nei confronti della magistratura. Nello stesso tempo dobbiamo salvaguardare il principio della presunzione d’innocenza”.
L’ex sindaco di Torino Chiamparino è giunto a chiedere l’abolizione della richiesta di autorizzazione all’arresto per i parlamentari. E’ giusto?
“Se i Costituenti hanno tutelato la libertà del parlamentare hanno avuto i loro motivi. Oggi, però, non me la sento di prendere le distanze da Chiamparino. Tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge. Anche i parlamentari. Anche se non mi sfugge l’esigenza di trovare il giusto equilibrio tra i poteri dello Stato”.
Se Filippo Penati fosse parlamentare e la magistratura chiedesse il suo arresto se la sentirebbe di votare in modo palese a favore del suo arresto?
“Non posso ragionare per assurdo sul caso Penati senza aver letto le carte. La richiesta di arresto nei confronti di Papa è stata corredata da una copiosa documentazione. E’ evidente che di fronte ad una vicenda come questa siamo tutti colpiti. Quando era Presidente della Provincia di Milano, ha assunto una visibilità molto forte al Nord. Di fronte alle notizie che sono apparse sulla stampa sono rimasto profondamente colpito. Mi auguro che Penati dimostri che queste richieste siano infondate”.
Il senatore Tedesco ha lasciato il Pd. Dovrebbe farlo anche Penati?
“Filippo Penati è in grado di valutare i fatti. Intanto, si è dimesso da Vicepresidente della Regione Lombardia e dagli incarichi nel Pd. E’ un atteggiamento diverso da quello tenuto da altri partiti”.
Due anni fa Penati si scagliò contro Lucio Stanca perché era AD dell’expo di Milano e parlamentare. Tuttavia, Penati ha mantenuto per mesi la carica di consigliere regionale e provinciale.
“Sono due doppi incarichi. Lucio Stanca aveva tutti i titoli per essere l’AD dell’Expo. Secondo me la carica di parlamentare rendeva Stanca incompatibile. Su Penati non do’ giudizi, ma penso che sarebbe sempre bene evitare i doppi incarichi. Ci vorrebbe una nuova legislazione per togliere ogni discussione sui doppi incarichi”.

mercoledì 27 luglio 2011

Un caso da non sottovalutare

Voce Repubblicana del 27 luglio 2011
Intervista a Pierluigi Castagnetti
di Lanfranco Palazzolo

Nel Pd nessuno sottovaluta il caso di Filippo Penati, ma nessuno di noi ha pensato ad un complotto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il Presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera Pierluigi Castagnetti (Pd).
Presidente Castagnetti, il Pd è alle prese con un caso spinoso. L’ex vicepresidente della Regione Lombardia Filippo Penati ha lasciato ogni incarico nel Pd. Cosa pensa di questa vicenda all’indomani delle polemiche incandescenti sull’autorizzazione all’arresto dell’onorevole Alfonso Papa?
“Mi pare che il gesto di Penati sia doveroso. Io apprezzo questa scelta. E’ giusto che Penati si difenda nelle sedi giudiziarie, ma è altrettanto giusto che il partito venga trascinato in una questione nella quale ha nulla a che fare. Capisco l’accanimento degli avversari del Partito democratico che cercano di montare questo caso, che è molto serio. Non lo sto sottovalutando. Con il caso Penati i nostri avversari vorrebbero dimostrare che siamo tutti uguali. A me pare che non si possa arrivare a questo tipo di conclusione. Questo è un caso personale molto grave. Per questa ragione ne riconosciamo il rilievo. Mi pare che la diversità di fondo di questa vicenda sia rappresentata dal comportamento del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, il quale non ha gridato al complotto. Anzi, il segretario del Pd ha invitato i giudici ad andare avanti. E ha chiesto ai dirigenti del Pd coinvolti di fare un passo indietro. Penati ha fatto un passo indietro. Questo è il modo di comportarsi di fronte a casi del genere. In casi come questo è giusto che le persone coinvolte non trascinino il partito nelle loro vicende, né pretendano dal partito delle coperture che il partito non vuole assolutamente offrire”.
Non ha nulla da dire sul fatto che Penati è stato un membro della segreteria di Pierluigi Bersani?
“Intanto ci troviamo solo di fronte ad un’inchiesta. I fatti devono essere acclarati. Quando parlo della gravità del caso mi riferisco alla qualità del personaggio coinvolto. Penati non è un personaggio di secondo piano. Quello di Penati è solo un caso. Non ci troviamo di fronte ad un sistema. Credo che il Pd si sia comportato diversamente da altri partiti. Questo la dice lunga sull’atteggiamento del nostro partito. La magistratura vada avanti. Non c’è nessun disegno politico. I giudici devono valutare”.
L’atteggiamento che ha assunto il Pd durante i dibattiti sulle autorizzazioni agli arresti dell’on. Papa e del sen. Tedesco si sta ritorcendo contro di voi?
“Il Pd non ha chiesto l’arresto dell’on. Papa. E’ stata la magistratura a chiederlo. Il Parlamento doveva valutare il fondamento di questa richiesta. Secondo noi non c’era fumus persecutionis contro Papa. E non c’è nemmeno verso Penati. La magistratura può indagare”.

martedì 26 luglio 2011

Una proposta fuori luogo

Intervista a Francesco Casoli
Voce Repubblicana del 26 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La proposta di un governo Maroni è fuori luogo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Francesco Casoli, vicepresidente del gruppo parlamentare del Pdl al Senato.
Senatore Casoli, il Presidente della Camera Gianfranco Fini si è dimenticato di essere la terza carica dello Stato scendendo il campo contro il Governo. L’esponente politico del Terzo polo chiede un governo Maroni per togliere dalla scena politica Silvio Berlusconi.
“Ho trovato l’intervista di Gianfranco Fini a ‘la Repubblca’ del tutto fuori luogo. Trovo che il Presidente della Camera si trovi in una posizione molto imbarazzante. Il Presidente della Camera continua a scendere in politica senza avere alcun riguardo per la carica che ricopre”.
La proposta Fini è in qualche modo figlia dello scontro politico giudiziario che abbiamo visto nei due rami del Parlamento?
“Se si riferisce alle votazioni sulle autorizzazioni all’arresto dei senatori Alfonso Papa e Alberto Tedesco, la scorsa settimana abbiamo vissuto momenti difficili e di grande delicatezza. Ed è proprio per questa ragione sarebbe opportuno un altro atteggiamento da parte del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera dovrebbe evitare di usare il suo ruolo per mettere in scena una strumentalizzazione politica di questo genere. Il Paese ha bisogno di altro. Gli italiani non vogliono che si apra una crisi al buio”.
In che clima si è svolto il dibattito sull’autorizzazione a procedere contro il senatore Tedesco? Avete compreso che atteggiamento aveva assunto il Pd?
“Il Pd è arrivato in aula con le idee non molto chiare. All’interno del gruppo parlamentare guidato dalla Finocchiaro c’erano diverse correnti sul comportamento da tenere sull’autorizzazione all’arresto del senatore Tedesco. Invece la nostra posizione è stata chiara. La stessa Lega Nord ha avuto un atteggiamento diverso da quello che abbiamo visto alla Camera su Alfonso Papa”.
Ha capito perché i parlamentari del Pd non hanno manifestato apertamente il loro voto al Senato come hanno fatto i loro colleghi alla Camera?
“Questo non posso saperlo. Ritengo che il quel gruppo parlamentare abbia prevalso la logica dell’autoconservazione politica. Al senato si trattava di mandare in galera uno del Pd, mentre alla Camera si doveva mandare in carcere uno del Pdl. Il centrodestra è stato molto trasparente su quello che avrebbe fatto. Il senatore Quagliariello [vicepresidente del gruppo pdl al Senato] è stato molto chiaro sulle scelte del nostro gruppo”.
Con la Lega è stato chiarito tutto dopo le polemiche sul voto nei confronti di Alfonso Papa?
“No, non penso che sia stato risolto tutto. Sono convinto che ci dovranno essere altri chiarimenti. La Lega sta cercando una sua identità e vuole restare quel movimento portatore di rinnovamento”.

domenica 24 luglio 2011

Dichiarazione dei capi di Governo Ue sull'Eurozona (21 luglio 2011)

“Ribadiamo l'impegno a favore dell'euro e la ferma intenzione di prendere tutti i provvedimenti necessari per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri. Ribadiamo altresì la nostra determinazione a rafforzare la convergenza, la competitività e la governance nella zona euro. Fin dall'inizio della crisi del debito sovrano, sono state adottate misure importanti per stabilizzare la zona euro, riformare le regole e sviluppare strumenti di stabilizzazione nuovi. Nella zona euro la ripresa è ben avviata e l'euro poggia su fondamentali economici sani. Tuttavia, le sfide cui siamo confrontati hanno palesato la necessità di misure più incisive.
Abbiamo concordato oggi le misure seguenti:

Grecia
1. Plaudiamo alle misure avviate dal governo greco per stabilizzare le finanze pubbliche e riformare l'economia, nonché al nuovo pacchetto di misure, fra cui le privatizzazioni, adottate recentemente dal parlamento nazionale. Si tratta di sforzi senza precedenti, eppur necessari per riportare l'economia greca su un percorso di crescita sostenibile. Siamo consapevoli degli sforzi che le misure di aggiustamento comportano per i cittadini greci e siamo convinti che questi sacrifici siano indispensabili per la ripresa economica e che contribuiranno alla stabilità e al benessere futuri del paese.
2. Conveniamo di sostenere un nuovo programma per la Grecia e di colmare totalmente, assieme all'FMI e con il contributo volontario del settore privato, il deficit di finanziamento. Secondo le stime il finanziamento ufficiale totale ammonterà a 109 miliardi di euro. Il programma sarà inteso a migliorare radicalmente, in particolare grazie a tassi d'interesse più bassi e scadenze più lunghe, la sostenibilità del debito e il profilo di rifinanziamento della Grecia. Chiediamo all'FMI di continuare a contribuire al finanziamento del nuovo programma per la Grecia. Intendiamo ricorrere al (Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria (FESF) quale veicolo di finanziamento per la prossima erogazione e monitoreremo molto attentamente la rigorosa attuazione del programma sulla base della valutazione periodica effettuata dalla Commissione in collaborazione con la BCE e l'FMI.
3. Abbiamo deciso di prorogare al massimo possibile la scadenza dei futuri prestiti del FESF alla Grecia, passando dagli attuali 7,5 anni a un minimo di 15 anni e fino a un massimo di 30 anni con un periodo di grazia di 10 anni. Provvederemo in quest'ambito ad un monitoraggio post-programma adeguato. Accorderemo prestiti del FESF a tassi equivalenti a quelli del meccanismo di sostegno alla bilancia dei pagamenti (attualmente, il 3,5% circa) che si avvicinano al costo di finanziamento del FESF, senza scenderne al di sotto. Abbiamo inoltre deciso di prorogare sostanzialmente le scadenze dello strumento in vigore per la Grecia. Correderemo queste iniziative con un meccanismo che preveda incentivi adeguati all'attuazione del programma.
4. Esortiamo all'attuazione di una strategia globale di crescita e d'investimento in Grecia. Ci rallegriamo della decisione della Commissione di creare una task force che collabori con le autorità greche per orientare i fondi strutturali alla competitività e crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla formazione. Mobiliteremo i fondi e le istituzioni dell'UE, quali la BEI, per il raggiungimento di questo obiettivo e il rilancio dell'economia greca. Gli Stati membri e la Commissione mobiliteranno immediatamente tutte le risorse necessarie per mettere a disposizione della Grecia un'assistenza tecnica eccezionale che la aiuti ad attuare le riforme. La Commissione riferirà in ottobre sui progressi conseguiti al riguardo.
5. Il settore finanziario si è detto disposto a sostenere la Grecia, su base volontaria, con una gamma di opzioni che rafforzino ulteriormente la sostenibilità globale. Il contributo netto del settore privato è stimato a 37 miliardi di euro[1].Sarà concesso un supporto di credito a sostegno della qualità delle garanzie, affinché le banche greche possano ricorrervi continuativamente per accedere alle operazioni di liquidità dell'Eurosistema. Se necessario forniremo risorse adeguate per ricapitalizzare le banche greche.

Coinvolgimento del settore privato
6. Relativamente al nostro approccio generale al coinvolgimento del settore privato nella zona euro, teniamo a precisare che la Grecia necessita di una soluzione eccezionale e senza uguali.
7. Tutti gli altri Paesi della zona euro ribadiscono solennemente la ferma determinazione ad onorare pienamente la propria firma sovrana, così come tutti gli impegni assunti per conseguire una situazione di bilancio sostenibile e attuare riforme strutturali. I Capi di Stato o di governo della zona euro sostengono pienamente la determinazione in tal senso, perché la credibilità di tutte le loro firme sovrane è un elemento fondamentale per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso.
Strumenti di stabilizzazione
8. Per migliorare l'efficacia del FESF e del Meccanismo europeo di stabilità (MES) e contrastare il contagio, conveniamo di accrescerne la flessibilità, legata a un'adeguata condizionalità, consentendo loro di:
· agire sulla base di un programma precauzionale;
· finanziare la ricapitalizzazione degli istituti finanziari mediante prestiti ai governi, anche nei Paesi che non partecipano al programma;
· intervenire sui mercati secondari in base a un'analisi della BCE che riconosca l'esistenza di circostanze eccezionali sui mercati finanziari e rischi per la stabilità finanziaria e in base a una decisione adottata di comune accordo dagli Stati membri del FESF/MES al fine di evitare il contagio.
Al più presto avvieremo le procedure necessarie per l'attuazione di tali decisioni.
9. Ove opportuno, sarà stabilita una garanzia cauzionale a copertura del rischio derivante agli Stati membri della zona euro dalle loro garanzie al FESF.

Risanamento di bilancio e crescita nella zona euro
10. Siamo determinati a continuare a fornire sostegno ai Paesi nel quadro dei programmi finché non abbiano di nuovo accesso ai mercati, a condizione che detti programmi siano attuati con esito positivo. Ci rallegriamo della volontà dell'Irlanda e del Portogallo di attuare i loro programmi in modo rigoroso e ribadiamo il nostro forte impegno per la buona riuscita degli stessi. I tassi e le scadenze di prestito del FESF che abbiamo convenuto per la Grecia saranno applicati anche al Portogallo e all'Irlanda. In questo contesto, notiamo la disponibilità dell'Irlanda a partecipare in modo costruttivo alle discussioni in merito al progetto di direttiva sulla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB) e alle discussioni strutturate in materia di politica fiscale nel quadro del Patto euro plus.
11. Tutti gli Stati membri della zona euro si atterranno rigorosamente agli obiettivi di bilancio concordati, miglioreranno la competitività e affronteranno gli squilibri macroeconomici. In tutti i paesi eccetto quelli che partecipano a un programma, il disavanzo pubblico sarà portato al di sotto del 3% al più tardi entro il 2013. In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Ci rallegriamo inoltre delle ambiziose riforme intraprese dalla Spagna in materia finanziaria, strutturale e di bilancio. A seguito dei risultati delle prove di stress sulle banche, gli Stati membri metteranno a loro disposizione misure "anticaduta", se del caso.
12. Attueremo le raccomandazioni adottate a giugno in merito a riforme che favoriscano la nostra crescita. Invitiamo la Commissione e la BEI a potenziare le sinergie tra i programmi di prestiti e i fondi UE in tutti i paesi che beneficiano dell'assistenza UE/FMI. Sosteniamo tutti gli sforzi intesi a migliorare la loro capacità di assorbire i fondi dell'UE al fine di stimolare la crescita e l'occupazione, anche mediante un aumento temporaneo dei tassi di cofinanziamento.

Governance economica
13. Chiediamo la rapida messa a punto del pacchetto legislativo per il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita e la nuova sorveglianza macroeconomica. I membri della zona euro sosterranno pienamente la presidenza polacca al fine di raggiungere un accordo con il Parlamento europeo in merito alle regole di voto nel braccio preventivo del Patto.
14. Ci impegniamo a introdurre entro la fine del 2012 i quadri nazionali di bilancio previsti nella direttiva sui quadri di bilancio.
15. Conveniamo che dovrebbe essere ridotta, tenendo conto delle recenti proposte della Commissione in tal senso, la dipendenza dai rating creditizi esterni nel quadro normativo dell'UE e attendiamo con interesse le proposte della Commissione relative alle agenzie di rating del credito.
16. Invitiamo il presidente del Consiglio europeo a presentare entro ottobre, in stretta consultazione con il presidente della Commissione e il presidente dell'Eurogruppo, proposte concrete sulle modalità con cui migliorare i metodi di lavoro e potenziare la gestione delle crisi nella zona euro”.

Il figlio segreto di Alberto da Giussano

Il Tempo, 25 luglio 2011 
di Lanfranco Palazzolo

Il figlio segreto di Alberto da Giussano. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è diventato un fan della Lega Nord. L’iniziativa di proporre come nuovo Presidente del Consiglio l’attuale ministro dell’Interno Roberto Maroni non ha stupito nessuno. Chi vuole il potere è disposto a tutto pur di abbattere il proprio nemico [Berlusconi]. E pensare che un tempo Gianfranco Fini odiava la Lega. Dopo il primo successo della Lega alle elezioni europee, Fini apostrofò questo partito così: “Roba da asilo infantile” (“Il Giorno” del 18 agosto 1989). Nel 1990 Fini teorizzò anche il processo di massa ai dirigenti della Lega perché offendevano i padri del Risorgimento: “Gli insulti dei leghisti agli indimenticabili eroi della nostra storia debbono essere portati davanti alla magistratura, perché il vilipendio di questi avventurieri della politica deve essere punito come si merita” (Ansa, 22 aprile 1990). Il 3 marzo del 1992 Fini definì Bossi come “Un imbroglione” (“Il Messaggero”). Il 13 luglio del 1993 arrivò a definire la Lega Nord “una forza di regime”. Una settimana dopo, sul quotidiano “La Repubblica” aggiunse: “La Lega Nord è oggettivamente pericolosa non tanto per l’unità dello Stato, ma perché diffonde i germi che minano l’unità nazionale” (20 luglio 1993). E pochi giorni dopo, non pago degli attacchi precedenti, disse: “Cari camerati, la Lega Nord è il trionfo degli egoismi, come si fa a non capirlo?”. Il 15 aprile del 1994, pochi giorni dopo la vittoria delle elezioni politiche, Fini fece questo ritratto di Umberto Bossi: “E’ uno che passa il tempo a smentire se stesso, e senza mai pagarne le conseguenze. E’ veramente rozzo” (“L’Espresso”). La verità è che Fini non ha mai condiviso nulla della politica della Lega. Infatti, sull’annosa questione delle quote latte, Fini aveva definito l’atteggiamento della Lega come un esempio di malcostume e di cattiva politica” (“La Repubblica”, 14 luglio 2010). Ma anche tra Fini e Maroni non sempre è corso buon sangue. I due hanno litigato nel 2009 sulla proposta di Maroni, che avrebbe voluto dare ai Presidi il diritto di denunciare i genitori degli alunni non in regola con il permesso di soggiorno. Il 4 maggio del 2009 Fini scrisse una lettera a Maroni per bloccare l’iniziativa. Il 30 giugno del 2009 la fondazione finiana Farefuturo attaccò il ministro dell’Interno Roberto Maroni, proponendo di affidare il controllo della gestione dei flussi migratori dal ministero degli Interni a quello degli Esteri. Il quotidiano “La Padania” del 30 giugno del 2009 non ebbe alcun dubbio nel definire quell’offensiva frutto della volontà di Fini: “Sarà – scrisse il quotidiano della Lega – che al Presidente della Camera non va il taglio dei flussi che Maroni ha attuato da quando siede al Quirinale?”. E oggi arriva la promozione a Palazzo Chigi.

24 luglio 2011: incendio alla Stazione Tiburtina di Roma












29 giugno 1966, luca Giurato racconta l'incendio alla Stazione Termini di Roma

sabato 23 luglio 2011

Quel voto su Papa è irregolare

Intervista a Francesco Paolo Sisto
Voce Repubblicana del 23 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il voto su Alfonso Papa non è stato regolare. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Francesco Paolo Sisto, membro della Giunta per le autorizzazioni della Camera.
Onorevole Sisto, perchè ha chiesto l'annullamento del voto sull'autorizzazione all'arresto nei confronti dell'on. Papa?
“Non ho proposto di invalidare il voto sull'onorevole Papa, ma l'invalidazione del verbale della seduta della Camera di mercoledì. Nello stenografico era stata annunciata una votazione con scrutinio segreto elettronico. In realtà, il Partito democratico ha realizzato una votazione con il voto palese. Nel resoconto della seduta del 20 luglio il capogruppo del Pd Dario Franceschini ha detto: 'I deputati del Pd renderanno comunque palese il loro voto con un accorgimento tecnico che il nostro sistema di votazione consente e che spazza via in ogni caso tutti i tentativi di trucco, tutti i veleni che sono stati messi in circuito in queste ore'. Ho detto alla vicepresidente Bindi, la quale non ha ben recepito la mia richiesta, che non c'era stato alcun voto segreto in aula. E che quanto era scritto nello stenografico non corrispondeva al vero. Da qui la richiesta di modifica”.
Il Pd ha violato l'articolo 49 del Regolamento della Camera?
“Si, è stato violato questo articolo. Ma l'aspetto grave di questa vicenda è che c'è stata una palese violazione dell'articolo 67 della Costituzione, sulla libertà del Parlamentare. Questo articolo permette al Parlamentare di esprimere il proprio voto in totale libertà. Se la votazione riguarda la libertà personale dell'individuo, è poi garantita la segretezza del voto. A questo diritto, a questa garanzia di rango costituzionale il Pd – per espressa dichiarazione del suo capogruppo - si è sottratto; ma, soprattutto, ha fatto in modo che i suoi parlamentari non fossero messi in condizione di esprimere liberamente il proprio voto. Questo è un atto gravissimo”.
Come ha trovato l'atteggiamento della vicepresidente Bindi di fronte alle vostre richieste?
“Quella della Bindi è una conduzione che – qualche volta – corre il rischio di apparire a doppia velocità. Quando si tratta delle questioni che riguardano la maggioranza c'è un determinato atteggiamento. Ho l'impressione che la Bindi appaia più disponibile ad ascoltare le voci dell'opposizione. Ma può darsi che la mia sia solo un'impressione”.
Nel voto di mercoledì il Pd è stato obiettivo?
“Noi del Pdl siamo sempre stati garantisti. Nel 2008 abbiamo votato contro l'arresto dell'on. Margiotta (Pd), accusato di gravi reati (e poi pienamente assolto). Allora anche il Pd fu ipergarantista. Non capisco perché oggi non lo sia più, anzi cavalchi la tigre del giustizialismo. O dovrei forse pensare ad un garantismo di sinistra, a corrente alternata, legato alle appartenenze?”.

"Fumus persecutionis" presentato a "La versione di Banfi"

venerdì 22 luglio 2011

Non arrestate Alberto Tedesco

Intervista a Luigi Compagna
Voce Repubblicana del 22 luglio
di Lanfranco Palazzolo

Ho votato contro la richiesta di arresto nei confronti del senatore Tedesco perché gli istituti di garanzia, come quello relativo alla libertà del Parlamentare, devono essere tutelati. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pdl Luigi Compagna.
Senatore Compagna, proprio mentre infuria il dibattito sull’autorizzazione all’arresto del senatore Alberto Tedesco e del deputato Alfonso Papa, lei resta uno dei pochi che ricorda in prima persona il dibattito sulla riforma dell’articolo 68 della Costituzione. Perché lei voto contro quella riforma che permetteva ai giudici di indagare i parlamentari?
“Come parlamentare del gruppo liberale non diedi assenso a quella riforma fu dettata dalla piazza dopo il voto su alcune autorizzazioni a procedere nei confronti di Bettino Craxi. In occasione del voto al Senato sull’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Giulio Andreotti, quando l’ex presidente del Consiglio chiese all’assemblea di votare per le indagini, dissi che mi rifiutavo di votare a favore dell’inchiesta perché l’istituto di parlamentare dove essere tutelato a garanzia del Parlamento. Per questo motivo ho votato contro la richiesta di arresto nei confronti del senatore Alberto Tedesco. Credo che sia necessario rispettare lo spirito della norma costituzionale. Si tratta di difendere il principio di separazione dei poteri, che vale di più del principio di eguaglianza dei cittadini. Per questa ragione, nel corso dell’attuale legislatura ho presentato una riforma del vecchio articolo 68”.
La riforma costituzionale del 1993 fu determinata dall’iniziativa di Oscar Luigi Scalfaro?
“Scalfaro era interessato a costruire, per se medesimo, un profilo meno anti-giacobino di quello che lo aveva accompagnato nel suo lungo corso da parlamentare. E questo gli portò fortuna perché grazie a quel profilo gli capitò di essere eletto Presidente della Camera e poi Presidente della Repubblica. E da quel vertice istituzionale gli capitò di alternare momenti di crudo giacobinismo a qualche critica nei confronti degli eccessi manettari della magistratura. Indubbiamente, lui fu uno dei protagonisti di quegli anni”.
Cosa pensa delle richieste di arresto formulate dai giudici contro i parlamentari?
“Gli esempi che abbiamo visto nella XIII legislatura lasciano pochi dubbi. Credo che la richiesta di arresto di un parlamentare sia un metodo demagogico al quale ricorre la magistratura procedente. Serve per far diventare la custodia cautelare una sanzione”.
L’autorizzazione a procedere concessa contro Craxi nel luglio del 1993 fu il vero via libera alla riforma dell’articolo 68?
“Allora era emersa una nuova figura di magistrato, che dava alle norme penali un’interpretazione creativa. Questo avrebbe cambiato il rapporto tra politica e giustizia”.

giovedì 21 luglio 2011

Quei casi non sono sistemici

Intervista a Gianfranco Pasquino
Voce Repubblicana del 21 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

I casi di autorizzazione all'arresto che il Parlamento deve esaminare non rivelano una corruzione sistemica. Lo ha spiegato alla “Voce” il politologo Gianfranco Pasquino.
Professor Pasquino, il dibattito politico di questi giorni è caratterizzato dallo scontro tra politica e magistratura.
“E' necessario chiarire un concetto. I magistrati chiedono l'arresto di alcuni esponenti politici come Alfonso Papa non perché è chiara la loro colpevolezza, ma perché la loro presenza consentirebbe la reiterazione del reato. Il compito delle camere è quello di verificare se ci sia o meno il 'Fumus persecutionis'. Qui non si tratta di essere giustizialisti. Credo che la rete di corruzione sia abbastanza evidente. Questi tre casi non hanno nessun legame tra di loro, ma tutti dimostrano l'evidenza dei fatti. Non siamo di fronte ad una corruzione sistemica, ma di fronte alla corruzione di alcune persone”.
Trova che ci sia una maggiore insistenza nei confronti di Alfonso Papa? Nei confronti del senatore Alberto Tedesco il Senato non aveva dimostrato quella fretta che ha evidenziato la Camera su Papa. Non trova che sia così?
“Credo che Papa si trovi in una situazione più delicata perché sfruttava il suo facile accesso alla procura di Napoli per utilizzare quello che apprendeva. Siamo di fronte ad un magistrato che sfruttava la sua rete di conoscenze, la sua posizione per acquisire dei meriti non solo per andare in Parlamento, ma anche per un buon tenore di vita”.
Questo clima determinerà la fine della legislatura?
“Potrebbe non accadere. La maggioranza dovrebbe prendere atto di quello che sta accadendo. Il segretario del Pdl ha detto che vuole un 'partito degli onesti'. Consentiamo ai magistrati di fare il loro lavoro”.
Crede che la procura di Napoli sia obiettiva? Questa procura ha fatto saltare dalla poltrona il segretario dell'Anm Luca Palamara, che non voleva che un magistrato che fa parte di quell'ufficio entrasse nella giunta De Magistris. Qualcuno, e non si tratta certo di pochi isolati visionari, considerano quella procura molto politicizzata.
“Certo, i magistrati hanno le loro preferenze politiche. Però, in questi casi il ministro della Giustizia ha il diritto di svolgere un'ispezione per verificare se ci siano motivazioni politiche alla base di queste inchieste. Se non lo ha fatto significa che non ritiene opportuna un'iniziativa del genere”.
Da Senatore ha mai votato a favore dell'autorizzazione a procedere per un parlamentare?
“Non ero presente in aula quando sono state discusse in aula richieste d'arresto. Però ho votato per autorizzazioni a procedere. Votai a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti di Ciriaco De Mita. Lui mi telefonò dopo il voto”.
Era innocente?
“Fortunatamente fu prosciolto”.

Fumus Persecutionis: Radio Popolare intervista Lanfranco Palazzolo

mercoledì 20 luglio 2011

Fate pagare le tasse al Vaticano

Intervista a Mario Guarino
Voce Repubblicana del 20 luglio 2011

di Lanfranco Palazzolo

Se la Chiesa pagasse le tasse molti dei problemi economici italiani potrebbero essere risolti. Lo ha detto alla “Voce” il saggista Mario Guarino, autore di “Vaticano proibito” (Koinè nuove edizioni), con l’introduzione di Margherita Hack.
Mario Guarino, perché ha deciso di scrivere questo libro sulla storia delle malefatte vaticane?
“Io ho scritto questo libro perché ho notato che la vita della Chiesa è intessuta, da 2000 anni, di questi tre aspetti fondamentali: il sangue, il sesso e il denaro. Questo è molto interessante perché delinea il modo di fare di pontefici e cardinali fin dall’antichità. E’ una storia che i fatti del secolo scorso e di quello attuale hanno sempre cercato di occultare. Devo dire che fino all’inizio del XX secolo mi sono avvalso di fonti molto qualificate come, ad esempio i libri di Claudio Rendina, che ha studiato la storia della Chiesa. Ho scoperto delle cose che nemmeno immaginavo: di pontefici baby, di papi gay, assassini, clienti di prostitute, simoniaci. Il peggio del peggio che si possa immaginare. Intorno al 1400, la storia della Chiesa di Roma è stata bollata dal popolo con dei cartelli affissi nelle colonne della capitale con delle scritte che bollavano queste operazioni fatte dai papi con delle pasquinate. Si trattava di racconti nei quali venivano narrate le imprese dei Papi in rima”.
A quando ha fatto risalire nel libro la prima ondata corruttiva della Chiesa cattolica? Il potere temporale della Chiesa ha influito in questo fenomeno?
“Da quando è sorta la Chiesa di Roma che esiste la corruzione in seno alle istituzioni del Vaticano. Nell’antichità i sacerdoti erano gli unici che avevano studiato insieme ai nobili. Questo dava un grosso vantaggio agli uomini di Chiesa, i quali avevano un grande potere. Un Papa che ha fatto molto discutere è stato Rodrigo Borgia, passato alla storia come Alessandro VI. Rodrigo Borgia se la spassava con tante donne, aveva avuto dei figli, se la spassava con donne diverse. Era giusto raccontare questa storia”.
Cosa dice nella sua introduzione l’astronoma Margherità Hack?
“E’ stata molto esplicita. Sostiene che la Chiesa è un’associazione per delinquere”.
Che ruolo ha avuto la nobiltà nera della Capitale nella degenerazione dei costumi papali?
“Le famiglie nobili romane hanno sempre avuto un ruolo importante nella scelta dei papi. Per questa scelta dovevano vedersela con imperatori di altri paesi. E quindi brigavano per far eleggere questo o quell’altro Papa, che prometteva ai nobili di dare ricchezze ai nobili”.
Se la Chiesa tassasse la Chiesa cattolica oggi risolverebbe molti problemi economici?
“Certamente. La Chiesa non paga l’Ici sugli immobili, riceve l’8 per mille. La Chiesa non pubblica mai i suoi bilanci. E non sappiamo che fine fanno i suoi soldi”.

martedì 19 luglio 2011

Addio era delle cicale

Voce Repubblicana del 19 luglio 2011
Intervista a Luca Bellotti
di Lanfranco Palazzolo

“E’ finita l’era delle cicale. Ora dobbiamo imparare, da formiche, a tutelare il tenore di vita dei nostri concittadini.” Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario al Welfare Luca Bellotti.
On. Bellotti, quali sono le sue valutazioni sulla manovra del Governo?
"E’ un provvedimento che il Governo non ha voluto, ma è stato costretto a fare a causa della crisi dei debiti sovrani che ha investito l’Eurozona. Tuttavia il Governo è riuscito, nonostante i sacrifici richiesti quando occorre reperire risorse, a mantenere equità chiedendo un maggior sforzo a chi ha più da dare e tutelando chi non ha. Basti pensare ai tagli sulle “pensioni d’oro” e al blocco delle rivalutazioni di quelle elevate.
Ma la manovra non è fatta solo di tagli: punta allo sviluppo e al futuro delle nuove generazioni, per esempio nelle misure a favore dell’imprenditoria giovanile".
La manovra colpisce il welfare?
"La manovra non colpisce il welfare: cerca di far sì che in futuro un welfare ci sia, cosa impensabile in un Paese con i conti in rosso. In tal senso tutela tutti, sia chi dovrà percepire una pensione, sia chi già la percepisce e che, con la stabilità dei conti, potrà contare su un sistema previdenziale solido. Lo stesso dicasi per tutte le misure legate al mantenimento dello stato sociale".
Le opposizioni chiedono a Berlusconi di dimettersi dopo il varo della Finanziaria? Ritiene che sia una proposta irresponsabile?
“Assolutamente irresponsabile. Si sono dimenticati in fretta di Prodi!… Non solo l’Europa ma il mondo intero ci guarda: non possiamo permetterci una crisi in un momento in cui il nostro Paese subisce attacchi speculativi con forti ripercussioni sul sistema economico. L’unica risposta possibile è la forza che deriva dalla coesione e dalla collaborazione responsabile di tutte le forze politiche, anche dell’opposizione, che in certi momenti deve sentirsi chiamata a garantire stabilità al Paese. Lo spirito giusto è quello che ha portato all’approvazione in tempi rapidi di questa manovra, dando la possibilità all’Italia di recuperare credibilità a livello internazionale”.
L'Italia è vittima di un attacco speculativo oppure il vero obiettivo è di questi attacchi è l'euro?
"Entrambe le ipotesi sono realistiche: se l’Italia, con un debito pari al 25% del PIL europeo, si trovasse in difficoltà (cosa che siamo riusciti ad evitare) sarebbe la stessa moneta unica ad averne pregiudizio".
In passato lei è stato assessore regionale, cosa pensa dei tagli nei confronti di questi enti?
“Gli Enti locali devono imparare a gestire meglio le risorse loro attribuite. Alcuni dovrebbero essere soppressi. Inoltre i tagli comportano sacrifici richiesti a tutto il Paese, dallo Stato ai cittadini, e tutti sono chiamati ad utilizzare al meglio quanto è a disposizione”.

domenica 17 luglio 2011

Su Papa vincerà il "No"

Il Tempo, 17 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Secondo me prevarrà il ‘No’ all’arresto. Lo pensa il radicale eletto nelle liste del Pd Maurizio Turco, membro della Giunta della Camera.
Onorevole Turco, pensa che un’eventuale sì all’autorizzazione agli arresti contro il deputato Papa possa rivoluzionare la consuetudine di tutelare i parlamentari in carica?
“No, non credo che ci sia questo rischio. Ogni caso ha una sua storia. Non vedo questo rischio. Il nostro compito non è quello di fare il processo al processo o valutare la fondatezza delle accuse o meno. Noi dobbiamo solo appurare se c’è ‘Fumus persecutionis’. A mio avviso, nel caso di Papa, non c’è ‘Fumus persecutionis’. Per il resto posso solo dire che la richiesta di arresto in carcere è sproporzionata. Non si tratterà certo di un precedente. Potrebbe essere un precedente se il Presidente della Giunta nominasse un nuovo relatore che potrebbe riferire in aula. Per il resto non vedo precedenti”.
E allora cosa succederà in aula dopo la confusione delle ultime due sedute in Giunta?
“Può succedere di tutto. Bossi ha rivendicato di non essere stato ascoltato. Questo potrebbe accadere anche in aula. Qualcuno potrebbe fare delle dichiarazioni a favore dell’arresto scegliendo la politica del tanto peggio tanto meglio. E poi, nel segreto dell’urna, votare contro l’arresto. E’ una partita tutta da vedere. A conti fatti dovrebbe prevalere il no all’arresto”.
Gli orientamenti della Giunta quali sono?
“Sono chiari. La Giunta si è sempre orientata a votare contro gli arresti e le intercettazioni telefoniche dei parlamentari. Ma in questa giurisprudenza parlamentare convivono posizioni estreme: c’è quella dell’on. Paniz e del Pdl che vota sempre no ad ogni richiesta per non impedire l’esercizio dei mandato dei parlamentari; quella dell’Idv – che non è una bell’orientamento - sempre favorevole agli arresti e alle intercettazioni; quella del Pd che, in alcune occasioni, non ha concesso il voto favorevole all’arresto nel caso dell’on. Angelucci (Pdl) non ha concesso gli arresti e poi ci siamo noi radicali che valutiamo esclusivamente il ‘fumus persecutionis’”.
Vede analogie tra il caso Papa e quello di Bettino Craxi della primavera del 1993?
“Vedo più analogie con il caso P2. Il caso di Papa sembrava di ordinaria amministrazione. I magistrati lo accusano di un reato associativo. Il Gip fa capire che ci sono altre accuse. Ma la reazione di difesa della maggioranza verso Papa fa comprendere che il contesto nel quale si è mosso il parlamentare è molto più ampio di quanto si possa credere, nel quale sono coinvolte figure molto importanti come generali della Gdf e dei carabinieri”.

Quel caso non toccherà la maggioranza

Il Tempo, 17 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il caso Papa non toccherà la maggioranza, che resta fortissima. Lo ha detto il deputato del Pdl Maurizio Paniz, componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.
Onorevole Paniz, pensa che il caso Papa possa essere un precedente attraverso il quale possa cambiare la tradizione della Giunta che nega l’autorizzazione agli arresti e alle intercettazioni?
“Penso che si sarà celebrata una pagina che la storia che non potrà cancellare. Credo che Papa dimostrerà la sua innocenza in sede penale. A noi non compete fare un processo morale all’onorevole Papa, ma capire se c’è un accanimento della magistratura contro l’onorevole Papa. Io penso che ci sia”.
E’ preoccupato per gli equilibri politici della maggioranza?
“Terrei distinta la vicenda personale dell’onorevole Papa con quella del Governo. La maggioranza è solida e lo ha dimostrato in mille modi”.
E allora cosa pensa di quello che potrebbe succedere in questo caso?
“Il caso dell’onorevole Papa riguarda un singolo parlamentare, una singola persona. Ritengo che non ci siano ragioni di privare l’onorevole Papa della sua libertà. Sono convinto che ci sia ‘Fumus persecutionis’ contro di lui. Basti pensare che l’onorevole Papa ha chiesto per ben cinque volte di essere sentito dai Pm che indagano contro di lui per fornire loro delle prove documentali e per dimostrare l’insussistenza delle accuse che gli sono state contestate. I magistrati non lo hanno ammesso al colloquio perché non è stato accettata la sua richiesta”.
Il parlamentare è stato intercettato senza autorizzazione?
“E’ successo anche questo. E tutto ciò non è conforme ai presupposti legislativi in essere. L’onorevole Papa è stato pedinato anche pedinato e fotografato fino all’ingresso di Montecitorio. Noi non vogliamo che Papa si sottragga alla giustizia. Se la giustizia riterrà che sia colpevole lo condannerà, ma a noi compete i giudizio sul ‘fumus persecutionis’, io penso che questo elemento ci sia da parte dei magistrati”.
Pensa che il voto segreto peserà in aula?
“Mi è del tutto indifferente. Spero che il voto segreto permetterà ai parlamentari di sottrarsi alla spinta polulista che vuole tutti i parlamentari in carcere”.
Cosa pensa del comportamento del Presidente della Giunta Castagnetti?
“Ha violato l’articolo 18 del regolamento della Giunta, che non gli consentiva di sostituire il relatore. Quest’ultimo avrebbe dovuto esaminare centinaia di pagine di relazione. E questo è impossibile. Ma lo capisco. Lui rappresenta una linea politica diversa”.

La violenza come metodo politico

Intervista ad Antonio Carioti
Voce Repubblicana del 16 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

I giovani della destra neofascista consideravano la violenza come uno dei metodi della lotta politica. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Antonio Carioti, autore de “I ragazzi della fiamma” (Mursia), un libro che racconta la storia dei giovani neofascisti e del progetto della grande destra voluto da Arturo Michelini.
Antonio Carioti, come è nata l’idea di fare questo libro che riguarda il percorso dei giovani della destra neofascista degli anni ’50?
“Il libro si colloca in piena continuità con il mio precedente saggio dal titolo ‘Gli orfani di Salò’ (Mursia). Ma mentre nel precedente si parlava di un Movimento sociale che era agli albori, che doveva lottare per affermarsi nell’Italia post-bellica. In questo caso parliamo di un partito che, in qualche modo, aveva già preso piede, che alle elezioni del 1953 ottenendo un discreto successo elettorale. Il Msi passò dal 2 per cento delle elezioni del 1948 al 6 per cento delle elezioni del 1953. Questo partito, di fronte all’equilibrio politico centrista, fondato da una maggioranza della Democrazia cristiana, tentò di inserirsi nel gioco politico democratico per svolgere un ruolo che alterasse gli equilibri politici. Questa politica provocò delle polemiche interne perché il Msi era nato per perpetuare la memoria del fascismo. I giovani della destra dimostrarono di essere i fascisti più intransigenti e non vollero accettare la sfida ‘democratica’ del segretario Arturo Michelini”.
Quale fu il fattore che determinò il successo del Msi alle elezioni politiche del 1953?
“Il Msi aveva ottenuto delle importanti affermazioni elettorali alle elezioni amministrative del 1951 e del 1952. I missini riuscirono ad andare al governo in molte città del Sud, prima fra tutte Napoli dove venne eletto sindaco Achille Lauro. Le ragioni di questa affermazione fu la convinzione che la riforma agraria voluta dalla Dc fosse stata un errore. Quella riforma non fu apprezzata dai grandi proprietari terrieri. E poi c’era il problema di Trieste, città che ancora non è stata restituita all’Italia. E la posizione dei governi centristi su Trieste venne considerata debole, anche perché c’era stata la rottura tra Tito e Stalin. E per questa ragione gli americani non erano più disposti ad accettare le rivendicazioni italiane. I giovani neofascisti scesero in piazza per rivendicare quella battaglia”.
All’epoca esisteva un destra “eversiva”?
“L’Msi considerava la violenza come un metodo di lotta politica che si poteva usare per combattere la minaccia comunista. Le manifestazioni di piazza dei missini erano aggressive. E si manifestavano in assalti, come quello realizzato nel marzo del 1955 alla sede del Pci in via delle Botteghe oscure. A quell’assaltò partecipò Vittorio Sbardella, che poi passò alla Democrazia cristiana”.

Berlusconi ha gestito la crisi benissimo

Voce Repubblicana del 15 luglio 2011
Intervista a Giuseppe Menardi
di Lanfranco Palazzolo

Silvio Berlusconi ha gestito benissimo la difficile situazione dei giorni scorsi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del gruppo parlamentare Coesione nazionale Giuseppe Menardi.
Senatore Menardi, lei è stato per qualche mese in Futuro e libertà. Cosa pensa della proposta lanciata da Fabio Granata per un’alleanza con Antonio Di Pietro?
“Mi sarei stupito se quella iniziativa coinvolgesse tutto il Fli. Sono convinto che non tutti condividono questa iniziativa in quel partito. Questa uscita era stata ampiamente anticipata da alcuni ex esponenti del partito. E proprio per questo posizionamento politico che io, insieme ad altri esponenti politici che erano confluiti in Futuro e libertà, ho deciso di lasciare il partito di Fini”.
Quando ha compreso l’inconsistenza del progetto politico di Gianfranco Fini?
“L’excursus è cominciato da Bastia Umbra in poi. Nel periodo tra questo appuntamento politico e il congresso di Milano si sono consumate le rotture più importanti”.
Qual è stato l’errore clamoroso commesso al congresso di Milano da Fini?
“L’errore è stato quello di scegliere un gruppo dirigente tutto collocato su un posizionamento politico favorevole all’apertura a sinistra”.
Prima di quell’appuntamento politico si aspettava delle scelte diverse da parte di Fini?
“Dopo aver ingaggiato lo scontro politico con Silvio Berlusconi mi aspettavo da Fini alcune iniziative: le dimissioni da Presidente della Camera dei deputati e che assumesse la guida del Fli. Il partito doveva essere governato da coloro che avevano creduto nella scelta che era stata fatta in primavera e a Mirabello: essere effettivamente la terza gamba del centrodestra. Tutto questo non è successo al congresso di Milano. Inoltre, il 14 dicembre, quando si è svolta la discussione parlamentare sulla fiducia al governo Berlusconi, il comportamento dei gruppi parlamentari del Fli è stato un autentico suicidio politico”.
In questi giorni ha visto un reale spirito di collaborazione sulla manovra tra maggioranza ed opposizione?
“Le opposizioni hanno accettato l’invito che è stato rivolto loro dal Capo dello Stato. E sono state più ossequiose al richiamo del Presidente della Repubblica piuttosto che ai richiami fatti dalla maggioranza. Però, direi che questo cambio di atteggiamento deve essere registrato come un fatto positivo. Tuttavia, le opposizioni vorrebbero le dimissioni del Governo dopo l’approvazione della manovra. Trovo che questo sarebbe un passaggio precipitoso ed irrealistico perché il Governo ha una sua maggioranza”.
Come ha trovato le critiche contro Berlusconi sul silenzio assunto durante la crisi dei giorni scorsi?
“Credo che Berlusconi abbia gestito benissimo tutte le fasi della discussione politica sulla crisi di questi giorni. E i risultati si sono visti”.

La manovra da sola non basta

Voce Repubblicana del 14 luglio 2011
Intervista a Giuliano Cazzola
di Lanfranco Palazzolo

L’approvazione della manovra è un passo importante per l’Italia. Ma non ce la caveremo solo con questo. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giuliano Cazzola del Popolo delle libertà.
Onorevole Cazzola, quella di martedì è stata una giornata drammatica per i mercati internazionali. Cosa pensa di quello che è accaduto?
“La situazione dell’Italia è particolare. Il nostro paese – tanto per utilizzare un gergo calcistico – non è in zona retrocessione, però è vicino a quella zona. Basta perdere una partita e il nostro paese finisce nella lotta per non retrocedere. A noi è successo esattamente questo: abbiamo fatto una manovra che certo non brillava per rigore. E, soprattutto, la politica voleva che ci fosse attaccata questa riforma fiscale. Penso che non sia giusto fare una riforma fiscale proprio oggi perché noi non siamo nelle condizioni economiche per fare una riforma fiscale. E poi c’è anche questa escalation scandalistica che ha preso il paese. E sostanzialmente abbiamo perso la partita e rischiato di finire in zona retrocessione. La classe politica se ne è resa conto. Io vorrei notare – e questo mi ha fatto riflettere – che è stata l’opposizione a cambiare atteggiamento rispetto alla maggioranza. Io sono rimasto molto impressionato dalla dichiarazione di Casini, Bersani e dello stesso Di Pietro nella giornata di sabato. Indubbiamente è intervenuto qualcosa. Penso che il Quirinale ha svolto un ruolo molto importante. Il nuovo clima ha dato respiro ai mercati. Il fatto che approveremo la manovra subito ha dato dei risultati. Poi vedremo quello che succederà”.
Come interpreta la telefonata della Merkel a Berlusconi? L’ex Presidente del Consiglio e della Commissione Ue ha attaccato l’attuale capo del Governo per il suo silenzio. Trova questa critica sostenibile?
“Ho trovato singolari le affermazioni di Bonaiuti che ha detto: Berlusconi non interviene per non creare problemi. Non è il caso di fare dietrologie. Credo che ci sia stato un sostegno politico dei principali governi europei all’Italia. Come è stato scritto giustamente martedì, noi siamo un paese troppo grande per essere salvato, ma anche troppo grande per mandare a picco tutto. L’intervento dei governi è un aiuto importante. Però i mercati ragionano anche con la loro testa. La scelta di chiudere la manovra entro domenica ci lascia respirare. Poi è chiaro che non ce la caviamo solo con questo. Però non ci sono le condizioni per cambiare la manovra e le sue cadenze. A settembre andrà fatto qualcos’altro”.
Perché Berlusconi ha fatto sapere che la Fininvest pagherà De Benedetti sul Lodo Mondadori?
“Questo può essere un contributo per dare fiducia al paese. I guai del premier sono anche riverberati sul paese. Credo che Berlusconi abbia anche il diritto di difendersi su questa vicenda”.

Una tassa per la separazione

Intervista ad Alessandro Gerardi
Voce Repubblicana del 13 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La scelta del Governo di introdurre un contributo unificato per chi chiede la separazione e il divorzio è censurabile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'avvocato Alessandro Gerardi, tesoriere della Lega italiana per il divorzio breve, che si batte per eliminare le lungaggini burocratiche delle separazioni e dei divorzi.
Avvocato Gerardi, nella Finanziaria è presente un nuovo balzello che aumenta le difficoltà economiche delle coppie che voglio separarsi. Di cosa si tratta?
“Per la prima volta, con questa manovra, è stata introdotta una tassa sui procedimenti di separazione e divorzio. Fino a questo momento chi promuoveva un giudizio di separazione e di divorzio non pagava il contributo unificato per iscrivere a ruolo la causa. Questo avveniva sia nel caso il divorzio fosse consensuale, sia nel caso il divorzio fosse giudiziale non si pagava alcunché. Oggi, con questa disposizione, anche le coppie in crisi, che sono costrette a rivolgersi ad un legale, saranno costretti anche a pagare le spese vive per pagare l'iscrizione a ruolo della causa civile. L'importo di questo contributo unificato varia a secondo del tipo di causa. Nel caso di una causa consensuale il contributo stabilito nella Finanziaria sarà di 37 euro. Se la causa sarà giudiziale, il contributo sarà di 85 euro. La separazione giudiziale avviene quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni e sui termini della separazione. In quel caso il contezioso è più forte. Perciò, il contributo unificato aumenta”.
Come giudicate questa scelta del governo?
“La consideriamo censurabile. Fino a questo momento c'era un motivo per il quale la separazione e il divorzio non erano sottoposte al pagamento del contributo unificato. Il legislatore aveva ritenuto opportuno, visto che si trattava di procedimenti di diritto di famiglia, di non gravare eccessivamente sul portafoglio dei cittadini. Secondo l'interpretazione di alcuni, l'intenzione del governo è stata quella di disincentivare i coniugi a promuovere questo tipo di procedimenti. Questa scelta ha comunque lasciato interdette molti esperti giuridici. Il diritto di famiglia era sempre rimasto fuori dal pagamento di questo tipo di spese”.
Chi se ne è accorto di questa norma finora?
“Se ne sono accorte solo le associazioni che si occupano di questa materia. Naturalmente ci saranno delle nostre iniziative per contrastare questa norma. Ricordo che è stata anche introdotta una tassa per coloro che vogliono chiedere la modifica delle condizioni della separazione e del divorzio. In questo caso il contributo unificato è di 85 euro. Si tratta di una cifra non del tutto irrilevante. In molti casi ci troviamo di fronte a coppie che hanno degli stipendi molto bassi e che si trovano già in condizioni economicamente difficili”.

Attenzione a quella sentenza sul lodo

Intervista a Maurizio Paniz
Voce Repubblicana del 12 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Quando si emettono sentenze come quella sul Lodo Mondadori ci vuole molta attenzione. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Maurizio Paniz del Pdl.
Onorevole Paniz, cosa pensa della sentenza civile di secondo grado sul lodo Mondadori?
“Credo che il problema di questa sentenza non riguardi solo il Presidente Silvio Berlusconi e la sua famiglia, ma tutti gli azionisti italiani. Non dimentichiamo che la Fininvest, e con essa Mondadori, sono delle realtà che costituiscono un polmone molto importante per il quadro finanziario del nostro paese e per milioni di persone che lì hanno fatto il loro investimento. Ci vuole molta attenzione quando si emettono decisioni di questa portata. Personalmente ho sempre avuto un grande rispetto per la magistratura. E mi auguro che la magistratura non sia stata condizionata da risvolti politici che hanno dimostrato di incidere non poco sul sistema giudiziario”.
Come valuta il silenzio di Silvio Berlusconi, che ha deciso di annullare alcuni impegni?
“E’ stata una decisione molto saggia restare in silenzio. Berlusconi ha fatto bene ad evitare strumentalizzazioni e clamori. Berlusconi non avrebbe certamente espresso il suo consenso per questa sentenza. Questa decisione è stato un segnale molto importante, forse più importante di una qualche dichiarazione”.
Cosa pensa di questa causa civile che tocca il rapporto tra i principali investitori nel nostro paese? E ritiene che questo tipo di sentenza possa arrivare a quasi 20 anni dallo svolgimento dei fatti relativi al lodo?
“Quando la giustizia arriva con così tanta lentezza ci troviamo di fronte ad un procedimento ingiusto perché avvenuto con grave ritardo. La tempestività delle decisioni è fondamentale per dare l’impressione che l’autorità giudiziaria abbia agito con equità. Detto questo, il mio augurio è che non ci siano state influenze politiche che abbiano determinato questa sentenza. Certo, quando si passa da una sentenza di primo grado ad una sentenza di secondo grado che modifica il risarcimento di 190 milioni in meno (La sentenza di primo grado aveva stabilito un risarcimento di 750 milioni di euro per Franco De Benedetti, la sentenza di secondo grado 560 milioni di risarcimento) qualche pensiero viene. A me piacerebbe una giustizia che non fosse orientata politicamente. Ritengo che i miei dubbi siano legittimi anche se non metto in discussione la correttezza della corte. Quando ci sono sentenze fortemente discrepanti tra il primo e il secondo grado di giudizio la giustizia ne esce condizionata. Il messaggio che dà la giustizia non è di sicurezza. Anche Andreotti ha dovuto subire le conseguenze dei diversi gradi di giudizio. Alla fine il giudizio su di lui è stato totalmente ribaltato. Questo è quello che potrebbe accadere anche per il Lodo Mondadori”.

Intervista a Lanfranco Palazzolo "Il Fatto quotidiano" del 15 luglio 2011

Intervista realizzata da Luca Telese.

I grandi errori dell'Ansa: la Libia cambia nome



Appuntamento oggi su "Il Tempo" con le mie interviste a Paniz e Maurizio Turco: buona lettura

giovedì 14 luglio 2011

Il "Fatto" cita "Fumus Persecutionis". Intervista di Luca Telese a Santo Versace


Versace: "Ho letto le carte e mi sono anche consultato con dei magistrati di cui mi fido. Per Alfano questa deve essere la prova del nove, anzi, la cartina tornasole del nuovo corso". Mancato taglio ai costi della politica: "Una schifezza voluta soprattutto dalla maggioranza". “È il Fatto Quotidiano? Allora questa non deve essere un’intervista, ma una poesia. Ha trovato un deputato del Pdl che ha a cuore la legalità più di qualsiasi altra cosa”. Scherza Santo Versace, pidiellino (ex finiano) ma nemmeno tanto. Ha già fatto sapere, da tempo, che lui sull’autorizzazione a procedere per il suo collega Papa (di cui nel tardo pomeriggio discuterà l’ufficio di presidenza del Pdl per la prima volta presieduto da Alfano) non intende fare sconti a nessuno. Voterà a favore delle richieste dei giudici. E pensa anche che questo non debba essere un voto in dissenso dal gruppo: “Angelino Alfano ha detto che il Pdl deve diventare il partito degli onesti? Ebbene, questa è la prova del nove, anzi, la cartina di tornasole del nuovo corso. Se l’intenzione è questa, il voto su Papa deve essere il primo passo”.
Onorevole Versace, si sente bene?
Benissimo perché?
Perché lei conosce i precedenti. C’è un bellissimo libro della Kaos, “Fumus persecutionis”, che documenta tutte le volte in cui i parlamentari si sono autoassolti…
Ah, lo so, lo so. È un malcostume della politica a destra e a sinistra, una delle malattie di questo Paese.
Tranne in un caso, Montecitorio ha detto sempre di no.
Guardi, proprio per questo se si volesse dare un segnale, sarebbe l’occasione giusta. Ha qualcosa contro l’onorevole Papa?
Nulla. Ci siamo anche conosciuti, all’inizio della legislatura. Ma vorrei che si ribaltasse il costume per cui si vota secondo simpatia o appartenenza.
Che parametro ha scelto per prendere la sua posizione?
Le carte. Non solo me le sono lette, facendomi l’opinione che le accuse mosse dai magistrati abbiano un fondamento. Mi sono anche consultato con dei magistrati di cui mi fido.
Ecco, i soliti magistrati comunisti, adesso influenzano pure lei!
Macché, tutt’altro. Si tratta di persone molto vicine al Pdl, in questo caso, ma convinte che ci sia un malcostume trasversale nella politica, che va combattuto.
Ha visto come è andata a finire la battaglia contro i costi della politica? L’avete spostata alla prossima legislatura.
Non ho esitazione a dire che si tratta di una schifezza.
Voluta dalla sua maggioranza?
Voluta dalla maggioranza, con maggiore responsabilità, ma anche dall’opposizione, che cosa crede.
Lei non ha bisogno dei soldi dell’indennità?
Per nulla. Io spendo tutto quello che mi viene dalla politica per la politica.
Quando dichiarerà quest’anno, scusi?
Non ho ancora il conto definitivo, ma credo circa un milione e ottocentomila euro.
Salute.
Sono i dividendi della società. Ed è tutto merito di Donatella che ci sta amministrando con capacità straordinaria. Peccato che la maggior parte dei profitti vengano dall’estero.
Colpa del governo?
Sto cercando di essere serio. Qui i principali nemici sono la burocrazia e le tasse. È il sistema paese che non funziona. Lo sa che dei miei amici per aprire un oleificio hanno dovuto aspettare sei anni per le autorizzazioni?
Ma lei si ricandiderà a fine legislatura o no?
Guardi, io con la politica, come vede, non ci guadagno. Se lo faccio è perché spero di poter offrire qualcosa dopo quarant’anni di lavoro in questo paese.
Dove taglierebbe se potesse rubare il mestiere a Tremonti?
Ci sono 60 miliardi di capitali illeciti, e 45 miliardi di trasferimenti alle imprese. Ci sarebbero risorse per abbattere l’Irap, la più indecente delle tasse.
Lei un tempo aveva un ottimo rapporto con Fini, che l’ha voluto in lista.
Ce l’ho ancora. Lo stimo, è un ottimo leader. Ha fatto, a mio parere, un solo errore. Se fosse rimasto nel Pdl avrebbe un gruppo grande il doppio e potrebbe condizionare il governo
È stato sedotto da Alfano?
Mi è piaciuto ma lo aspetto al varco. La gente si aspetta dei fatti.
Lei dice che voterà a favore delle richieste dei magistrati. Ha paura delle eventuali proteste?
Ah, ah ah…
Prego?
Di chi?
Dei suoi elettori?
Sta scherzando? La gente del Pdl è incazzata nera per le troppe concessione ai partiti dei furbetti, alle cricche, a quelli che si fanno gli affaracci loro.
Quindi?
Quindi protesteranno con quelli che vogliono assolvere gli inquisiti, non certo il contrario.
Ne è sicuro?
Sicurissimo. Alle elezioni amministrative abbiamo avuto un segnale di avvertimento, quello di cambiare rotta. Poi Alfano ha preso un impegno. Adesso ai fatti devono seguire le parole.
Ma mica vorrà dirmi che spera in un voto favorevole alle richieste dei giudici da parte del Pdl, vero?
Favorevole non so.
Quindi?
La cosa di cui sono certo è che la posizione più corretta sarebbe quella di dare libertà di coscienza. Se Alfano arrivasse a questo passo potremmo liberarci dagli ordini di scuderia e fare un servizio al Paese.
E se le dicesse di no?
L’ho già detto: un’idea me la sono fatta. E non la cambio.

lunedì 11 luglio 2011

Il dramma della piscia al Tour de France



Un consiglio sentito a tutti coloro che trovano delle borracce al seguito del tour del France. Non raccoglietele.

domenica 10 luglio 2011

Il terremoto in Provincia di Roma e il Televideo

 Domenica sera ero in casa quando ho appreso la notizia del terremoto vicino a Roma. La notizia mi ha messo una certa inquietudine perchè ho immediatamente pensato alle scosse di due anni fa. Ho appreso la notizia intorno alle 20.20 di questa sera da Rainews24 attraverso un flash della rete Rai. Ho cercato immediatamente riscontro sul Televideo. Invece, come notizia dell'ultima ora ho trovato una breve sui disordini al matrimonio del ministro Brunetta. Pochi minuti dopo, intorno alle 20.30, il celerissimi giornalisti di Rainews24 si erano messi in contatto con il professor Boschi e lo stavano intervistando con in bella vista una cartina del luogo del sisma. Ma dal televideo non è giunta nessuna notizia. Alla fine, 20 minuti dopo che la notizia era stata data da Rainews24 anche il Televideo passa la notizia. Sono le 20.40: miracolo al Televideo......