sabato 9 luglio 2011

Il servizio idrico integrato dopo il referendum del 12 giugno

Prima del referendum
§ Maria Alessandra Sandulli, Il servizio idrico integrato (16 febbraio 2011)3
§ S. Staiano, Note sul diritto fondamentale all’acqua. Proprietà del bene, gestione del servizio, ideologie della privatizzazione (marzo 2011)34
§ L. Manassero, Il Servizio Idrico Integrato - e gli altri Servizi Pubblici Locali - ed il Referendum 2011: alle soglie di una (contro) rivoluzione? (www.diritto dei servizi pubblici locali.it del 6 giugno 2011)55

Dopo il referendum
§ F. Petrucci, Referendum, con la vittoria del "Sì" cosa cambia per servizi locali e acqua (tratto da Rete Ambiente del 14 giugno 2011)67§ G. Bassi, Quali scenari per i servizi pubblici locali di rilevanza economica dopo il referendum abrogativo? (in A&C Pubblic Utilities - giugno 2011)72
§ G. Guzzo, L’assetto della disciplina SPL di rilevanza economica all’indomani del risultato del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011: riflessioni minime (www.diritto dei servizi pubblici.it del 15 giugno 2011)77
§ Anci, Prime osservazioni sull'affidamento dei servizi pubblici locali e sulla tariffa del servizio idrico integrato in esito al referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011 81
§ Assonime Servizi pubblici locali: Mercato e garanzie – Note e studi (luglio 2011)86 SIWEB
Premessa
Il presente dossier raccoglie una serie di documenti recentemente pubblicati riguardanti le modalità di affidamento del servizio idrico integrato, e più in generale dei servizi pubblici locali, nonché la tariffa del servizio idrico integrato nella prospettiva dello svolgimento della consultazione referendaria svoltasi il 12-13 giugno 2001 e in esito alla medesima. La documentazione è stata suddivisa in due categorie a seconda che si tratti di articoli pubblicati prima o dopo lo svolgimento del referendum.
L’affidamento dei servizi pubblici locali
Per quanto riguarda l’abrogazione dell’articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, si ricorda che la sentenza della Corte Costituzionale n. 24 del 26 gennaio 2011, con la quale la Consulta ha ritenuto ammissibile il referendum, ha rilevato come “…all’abrogazione dell’art. 23-bis, da un lato, non conseguirebbe alcuna reviviscenza delle norme abrogate da tale articolo (reviviscenza, del resto, costantemente esclusa in simili ipotesi sia dalla giurisprudenza di questa Corte − sentenze n. 31 del 2000 e n. 40 del 1997 –, sia da quella della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato); dall’altro, conseguirebbe l’applicazione immediata nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria (meno restrittiva rispetto a quella oggetto di referendum) relativa alle regole concorrenziali minime in tema di gara ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione di servizi pubblici di rilevanza economica”.
In esito alla consultazione referendaria, pertanto, si applica la disciplina comunitaria in materia di servizi di interesse economico generale e rivive per gli enti locali la facoltà di utilizzare proprie strutture per la gestione dei servizi pubblici locali, fermo restando il rispetto delle condizioni poste dalla giurisprudenza comunitaria (sulla scorta di quanto disposto dalla sentenza Teckal e dalle altre pronunce fondamentali della Corte di Giustizia) e salvo l’obbligo di motivazione. In sostanza, la libertà di autorganizzazione dell’ente sarebbe comprensiva della facoltà di scegliere se ricorrere o meno all’autoproduzione dei servizi mediante proprie entità.
Alcuni autori sottolineano che, “in generale, è possibile affermare che resta del tutto immutata la libertà dell’ente pubblico di scegliere tra le diverse opzioni gestionali: ricorso al privato (in forma singola o associata), a moduli societari misti o all’autoproduzione. In ogni caso, la scelta dovrà essere coerente con i principi comunitari”.

La tariffa del servizio idrico integrato
Relativamente all’abrogazione del comma 1 dell’art. 154 del D.Lgs. 152/2006, limitatamente alla parte che prevedeva che la tariffa garantisse un’adeguata remunerazione del capitale investito da parte del gestore (fissata al 7% dal metodo normalizzato previsto dal D.M. Lavori Pubblici 1° agosto 1996), da più parti è stato sottolineato (ancora prima dello svolgimento della consultazione referendaria) che gli effetti riguarderebbero non solo i privati, ma tutte le aziende idriche anche quelle interamente pubbliche”.
L’abrogazione del richiamo all’adeguata remunerazione del capitale investito tra i criteri per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato non farebbe comunque venire meno il principio europeo della full recovery cost, in base al quale la tariffa deve tendere alla copertura dei costi. Gli stessi giudici costituzionali, nella sentenza in cui hanno dichiarato ammissibile il quesito referendario hanno riconosciuto il carattere coessenziale della copertura dei costi.
In ogni caso viene sottolineata da più parti l’esigenza di un intervento normativo anche alla luce della recente istituzione dell’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua nel decreto-legge n. 70 del 2011, chiamata a predisporre i nuovi metodi di tariffazione, e al fatto che “nel frattempo la determinazione delle tariffe resta in capo alle Autorità d’ambito di cui è stata già disposta la cessazione dell’attività al 31/12/2011, con conseguente regionalizzazione delle decisioni in materia di sostituzione delle stesse”.

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