venerdì 22 luglio 2011

Non arrestate Alberto Tedesco

Intervista a Luigi Compagna
Voce Repubblicana del 22 luglio
di Lanfranco Palazzolo

Ho votato contro la richiesta di arresto nei confronti del senatore Tedesco perché gli istituti di garanzia, come quello relativo alla libertà del Parlamentare, devono essere tutelati. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pdl Luigi Compagna.
Senatore Compagna, proprio mentre infuria il dibattito sull’autorizzazione all’arresto del senatore Alberto Tedesco e del deputato Alfonso Papa, lei resta uno dei pochi che ricorda in prima persona il dibattito sulla riforma dell’articolo 68 della Costituzione. Perché lei voto contro quella riforma che permetteva ai giudici di indagare i parlamentari?
“Come parlamentare del gruppo liberale non diedi assenso a quella riforma fu dettata dalla piazza dopo il voto su alcune autorizzazioni a procedere nei confronti di Bettino Craxi. In occasione del voto al Senato sull’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Giulio Andreotti, quando l’ex presidente del Consiglio chiese all’assemblea di votare per le indagini, dissi che mi rifiutavo di votare a favore dell’inchiesta perché l’istituto di parlamentare dove essere tutelato a garanzia del Parlamento. Per questo motivo ho votato contro la richiesta di arresto nei confronti del senatore Alberto Tedesco. Credo che sia necessario rispettare lo spirito della norma costituzionale. Si tratta di difendere il principio di separazione dei poteri, che vale di più del principio di eguaglianza dei cittadini. Per questa ragione, nel corso dell’attuale legislatura ho presentato una riforma del vecchio articolo 68”.
La riforma costituzionale del 1993 fu determinata dall’iniziativa di Oscar Luigi Scalfaro?
“Scalfaro era interessato a costruire, per se medesimo, un profilo meno anti-giacobino di quello che lo aveva accompagnato nel suo lungo corso da parlamentare. E questo gli portò fortuna perché grazie a quel profilo gli capitò di essere eletto Presidente della Camera e poi Presidente della Repubblica. E da quel vertice istituzionale gli capitò di alternare momenti di crudo giacobinismo a qualche critica nei confronti degli eccessi manettari della magistratura. Indubbiamente, lui fu uno dei protagonisti di quegli anni”.
Cosa pensa delle richieste di arresto formulate dai giudici contro i parlamentari?
“Gli esempi che abbiamo visto nella XIII legislatura lasciano pochi dubbi. Credo che la richiesta di arresto di un parlamentare sia un metodo demagogico al quale ricorre la magistratura procedente. Serve per far diventare la custodia cautelare una sanzione”.
L’autorizzazione a procedere concessa contro Craxi nel luglio del 1993 fu il vero via libera alla riforma dell’articolo 68?
“Allora era emersa una nuova figura di magistrato, che dava alle norme penali un’interpretazione creativa. Questo avrebbe cambiato il rapporto tra politica e giustizia”.

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