giovedì 21 luglio 2011

Quei casi non sono sistemici

Intervista a Gianfranco Pasquino
Voce Repubblicana del 21 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

I casi di autorizzazione all'arresto che il Parlamento deve esaminare non rivelano una corruzione sistemica. Lo ha spiegato alla “Voce” il politologo Gianfranco Pasquino.
Professor Pasquino, il dibattito politico di questi giorni è caratterizzato dallo scontro tra politica e magistratura.
“E' necessario chiarire un concetto. I magistrati chiedono l'arresto di alcuni esponenti politici come Alfonso Papa non perché è chiara la loro colpevolezza, ma perché la loro presenza consentirebbe la reiterazione del reato. Il compito delle camere è quello di verificare se ci sia o meno il 'Fumus persecutionis'. Qui non si tratta di essere giustizialisti. Credo che la rete di corruzione sia abbastanza evidente. Questi tre casi non hanno nessun legame tra di loro, ma tutti dimostrano l'evidenza dei fatti. Non siamo di fronte ad una corruzione sistemica, ma di fronte alla corruzione di alcune persone”.
Trova che ci sia una maggiore insistenza nei confronti di Alfonso Papa? Nei confronti del senatore Alberto Tedesco il Senato non aveva dimostrato quella fretta che ha evidenziato la Camera su Papa. Non trova che sia così?
“Credo che Papa si trovi in una situazione più delicata perché sfruttava il suo facile accesso alla procura di Napoli per utilizzare quello che apprendeva. Siamo di fronte ad un magistrato che sfruttava la sua rete di conoscenze, la sua posizione per acquisire dei meriti non solo per andare in Parlamento, ma anche per un buon tenore di vita”.
Questo clima determinerà la fine della legislatura?
“Potrebbe non accadere. La maggioranza dovrebbe prendere atto di quello che sta accadendo. Il segretario del Pdl ha detto che vuole un 'partito degli onesti'. Consentiamo ai magistrati di fare il loro lavoro”.
Crede che la procura di Napoli sia obiettiva? Questa procura ha fatto saltare dalla poltrona il segretario dell'Anm Luca Palamara, che non voleva che un magistrato che fa parte di quell'ufficio entrasse nella giunta De Magistris. Qualcuno, e non si tratta certo di pochi isolati visionari, considerano quella procura molto politicizzata.
“Certo, i magistrati hanno le loro preferenze politiche. Però, in questi casi il ministro della Giustizia ha il diritto di svolgere un'ispezione per verificare se ci siano motivazioni politiche alla base di queste inchieste. Se non lo ha fatto significa che non ritiene opportuna un'iniziativa del genere”.
Da Senatore ha mai votato a favore dell'autorizzazione a procedere per un parlamentare?
“Non ero presente in aula quando sono state discusse in aula richieste d'arresto. Però ho votato per autorizzazioni a procedere. Votai a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti di Ciriaco De Mita. Lui mi telefonò dopo il voto”.
Era innocente?
“Fortunatamente fu prosciolto”.

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