domenica 17 luglio 2011

Una tassa per la separazione

Intervista ad Alessandro Gerardi
Voce Repubblicana del 13 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La scelta del Governo di introdurre un contributo unificato per chi chiede la separazione e il divorzio è censurabile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'avvocato Alessandro Gerardi, tesoriere della Lega italiana per il divorzio breve, che si batte per eliminare le lungaggini burocratiche delle separazioni e dei divorzi.
Avvocato Gerardi, nella Finanziaria è presente un nuovo balzello che aumenta le difficoltà economiche delle coppie che voglio separarsi. Di cosa si tratta?
“Per la prima volta, con questa manovra, è stata introdotta una tassa sui procedimenti di separazione e divorzio. Fino a questo momento chi promuoveva un giudizio di separazione e di divorzio non pagava il contributo unificato per iscrivere a ruolo la causa. Questo avveniva sia nel caso il divorzio fosse consensuale, sia nel caso il divorzio fosse giudiziale non si pagava alcunché. Oggi, con questa disposizione, anche le coppie in crisi, che sono costrette a rivolgersi ad un legale, saranno costretti anche a pagare le spese vive per pagare l'iscrizione a ruolo della causa civile. L'importo di questo contributo unificato varia a secondo del tipo di causa. Nel caso di una causa consensuale il contributo stabilito nella Finanziaria sarà di 37 euro. Se la causa sarà giudiziale, il contributo sarà di 85 euro. La separazione giudiziale avviene quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni e sui termini della separazione. In quel caso il contezioso è più forte. Perciò, il contributo unificato aumenta”.
Come giudicate questa scelta del governo?
“La consideriamo censurabile. Fino a questo momento c'era un motivo per il quale la separazione e il divorzio non erano sottoposte al pagamento del contributo unificato. Il legislatore aveva ritenuto opportuno, visto che si trattava di procedimenti di diritto di famiglia, di non gravare eccessivamente sul portafoglio dei cittadini. Secondo l'interpretazione di alcuni, l'intenzione del governo è stata quella di disincentivare i coniugi a promuovere questo tipo di procedimenti. Questa scelta ha comunque lasciato interdette molti esperti giuridici. Il diritto di famiglia era sempre rimasto fuori dal pagamento di questo tipo di spese”.
Chi se ne è accorto di questa norma finora?
“Se ne sono accorte solo le associazioni che si occupano di questa materia. Naturalmente ci saranno delle nostre iniziative per contrastare questa norma. Ricordo che è stata anche introdotta una tassa per coloro che vogliono chiedere la modifica delle condizioni della separazione e del divorzio. In questo caso il contributo unificato è di 85 euro. Si tratta di una cifra non del tutto irrilevante. In molti casi ci troviamo di fronte a coppie che hanno degli stipendi molto bassi e che si trovano già in condizioni economicamente difficili”.

Nessun commento: