mercoledì 31 agosto 2011

Per le pensioni ci vuole un provvedimento organico

Intervista a Gilberto Pichetto Fratin
Voce Repubblicana del 31 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Sono favorevole ad un intervento sulle pensioni, ma il mio augurio è che la questione sia affrontata in un provvedimento organico e non solo in una manovra d’urgenza come la manovra. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pdl Gilberto Pichetto Fratin.
Senatore Pichetto Fratin, cosa ne pensa del confronto sulla manovra?
“E’ naturale che in questi giorni si sia sviluppata una discussione così ampia. La posizione del Pdl era a favore dell’abrogazione di tutte le provincie, mentre nella Lega c’è stata un’impostazione diversa. Il problema che è stato posto in questa manovra è di rendere efficiente il sistema degli enti locali, in particolare dei piccoli comuni. La manovra consente il mantenimento delle municipalità, ma accorpa i servizi. Su questo si è aperto un ampio dibattito con delle contestazioni. Il provvedimento in questione è una manovra economica e non un disegno di legge organico che deve ridisegnare le funzioni degli enti locali. Da questo punto di vista non si possono pensare grandi riforme. L’obiettivo è quello di incassare 47mila miliardi. L’importante è che questi tagli non costino il doppio per i cittadini. Il rischio è che gli enti locali impongano nuovi tributi sui cittadini. E questo quadro non migliorerebbe la situazione”.
Pensa che l’imposta di solidarietà sia stato un errore?
“In questi giorni si è presentato il dilemma tra Iva e imposta di solidarietà. Visto che questa è una manovra che deve fare cassa, il gettito sull’Irpef è quello che individua chiaramente i soggetti che devono pagare le tasse. Sono però convinto che un intervento sulle imposte dirette deprima l’economia molto di più dell’Iva perché demotiva alla produzione di redditi. Anzi, un intervento del genere rischia di incentivare l’evasione. Il sistema economico deve essere motivato a produrre redditi. Questo deve essere un fattore importante di crescita”.
E’ favorevole ad un intervento sulle pensioni?
“Il percorso di parificazione del sistema pensionistico italiano è una questione di tempi e parametri. Io avrei accorciato i tempi per il settore privato. Sarebbe un bel segnale di tenuta del sistema pensionistico. Bisognerebbe cambiare i regolamenti che hanno portato all’esplosione del combinato disposto tra pensioni di invalidità e assegni di accompagnamento, che nel giro di pochi anni è passato da 4-5 miliardi a 16 miliardi. Il problema della reversibilità deve essere affrontato”.
In che termini?
“Ci sono dei casi particolari. Una vedova giovane, senza figli, che gode della pensione di reversibilità potrebbe godere di questo beneficio per decenni rispetto ad una vedova, di età superiore, che deve mantenere dei figli. Si tratta di questioni difficili da affrontare in una manovra d’urgenza. Ecco perché mi auguro che ci sia una riflessione più complessiva”.

martedì 30 agosto 2011

Bersani ipocrita

Voce Repubblicana del 30 agosto 2011
Intervista a Carlo Giovanardi
di Lanfranco Palazzolo

Il comportamento di Pierluigi Bersani di fronte al caso Penati e di “un’ipocrisia devastante”. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi.
Onorevole Giovanardi, cosa ne pensa del comportamento del Partito democratico rispetto allo scandalo che ha coinvolto Filippo Penati?
“Nel mio libro dal titolo ‘Storie di straordinaria ingiustizia’ (Koinè – 1997) ho testimoniato come, nei due anni fatali della politica italiana (1992-1994), mentre veniva applicata ai leader dei partiti democratici – alludo a Craxi, Forlani e La Malfa – la teoria che i segretari di questi partiti non potevano non sapere nulla della corruzione che toccava i loro partiti, al Partito comunista italiano non veniva contestato nulla. I magistrati non sequestrarono mai l’armadio sigillato con i segreti scottanti del Pci. Quell’armadio sparì misteriosamente una notte, con tutta la documentazione di corruttele che riguardava il vecchio Pci. Fino al 1994 nessuno ha mai pensato di contestare nulla ad Achille Occhetto e ad altri dirigenti del Pci. Alcune inchieste scottanti sul Pci furono immediatamente archiviate. Tutto questo accadeva mentre esponenti del Partito Repubblicano e del Partito Socialista finivano in carcere o davanti ad un tribunale. Purtroppo, quella situazione di immunità giudiziaria si è perpetuata negli anni all’interno di un sistema di potere che ha continuato ad alimentare quel partito attraverso una serie di meccanismi che sono venuti alla luce solo perché hanno parlato degli imprenditori ‘pentiti’”.
Pensa che la magistratura non abbia dei meriti in questo caso?
“La magistratura si è trovata di fronte a delle denuncie ben documentate. Non ci sono state indagini o intercettazioni telefoniche. Alcuni imprenditori hanno detto basta al sistema delle tangenti che dovevano subire da alcuni esponenti del Partito democratico. In altre regioni, dove non ci sono imprenditori ‘pentiti’ il sistema è quello. In quelle regioni Marche, Emilia-Romagna e Umbria) assistiamo ad una perversa commistione tra potere politico, amministrativo ed economico. Questa anomalia ha continuato ad alimentarsi in questi anni con l’incredibile corollario che Bersani e D’Alema hanno continuato a puntare l’indice contro gli altri partiti”.
Il Pd è in imbarazzo?
“Nelle scorse settimane è stato arrestato il deputato Alfonso Papa. In passato, esponenti politici sono stati arrestati con accuse meno gravi di quelle che pendono su Filippo Penati. La magistratura è stata molto benevola nei confronti di alcuni esponenti politici”.
Bersani doveva espellere Penati?
“Il comportamento di Bersani è stato di un’ipocrisia devastante. Le accuse sul sistema che alimentava il Pd parla chiaro. Questo soggetto politico continua ad alimentarsi in quel modo”.

lunedì 29 agosto 2011

Rosi Bindi international

Orrori del Televideo

Finalmente ho capito dove posso andare a lavorare se chiudono "Radio Radicale": al Televideo! Da quelle parti uno come me passa inosservato. Guardate quanti errori in poche righe.......: "danni" (riga 7); "Seconfo" (riga 11); "sarenne" (riga 12).

martedì 23 agosto 2011

Nucara: ecco cosa dirò a Berlusconi sulla manovra e sulla Chiesa

Intervista al segretario del Pri
Francesco Nucara
di Paolo Martini

Il Segretario del Pri Francesco Nucara ha rilasciato la seguente intervista al direttore di Radio Radicale Paolo Martini sulla manovra economica del Governo.
Parliamo di manovra economica e delle decisioni che il governo e la maggioranza dovranno prendere. Ne parliamo con il segretario del Partito Repubblicano Italiano Francesco Nucara che, ancor prima dell’annuncio della manovra da parte del Governo, aveva sollecitato il governo a farla senza indugi. Sembra che questa manovra abbia soddisfatto pochi dello schieramento riformatore del centrodestra.
Onorevole Nucara, a lei piace il decreto che il governo ha varato?
“No, credo che domani presenteremo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una proposta alternativa. Siccome noi crediamo che questa manovra non sarà nemmeno sufficiente, invece di fare una manovra ogni tre mesi il Presidente del Consiglio dovrebbe dire la verità e ricordare in quali condizioni disastrate si trova l’economia italiana. Sarebbe necessario fare una manovra definitiva. E poi si penserà a una manovra successiva più dura, rispetto all’attuale, per lo sviluppo e la crescita di competitività di questo paese. Mi ha fatto molto piacere che il Presidente del Consiglio abbia detto che la Lega ha rotto”.
Nelle sue parole c’è anche il richiamo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha invitato le parti politiche e la maggioranza a dire la verità.
Io credo che sia necessario dire la verità agli italiani. E gli italiani saranno disposti a fare sacrifici come li hanno fatti tante altre volte in passato in queste condizioni. E’ inutile – ogni tre mesi – mettere un palliativo alla situazione economica senza curare la causa della malattia. Se non si cura la malattia alla radice il virus è destinato a tornare. La crisi non si cura con le aspirine”.
Cosa serve in questa manovra? Molti chiedono una riforma della previdenza.
“Noi pensiamo che servono le riforme strutturali. Se dobbiamo dare un senso alla manovra è necessario che tutti gli italiani paghino le tasse. Non so se lei pensa che i preti siano italiani?!...
…I preti sono italiani…
“..E allora dovrebbero pagare le tasse come le pago io”.
La maggioranza è sensibile a questo argomento?
“La maggioranza non ci sentirà. Ma siccome noi abbiamo fatto delle battaglie nel passato su questo argomento, il deputato Teodoro Buontempo si alzò in aula, alla Camera, dicendo che questa era una manovra fatta dai comunisti e dai massoni che vogliono solo affossare la Chiesa cattolica. L’emendamento di Maurizio Turco lo votammo in 24 alla Camera. Si vede che i comunisti e i massoni sono pochi alla Camera. Il problema è serio. Se la Chiesa pagasse l’Ici per le attività commerciali non ci sarebbe bisogno – tanto per fare un esempio – di tassare i redditi sopra i 90mila euro. Se devo essere sincero io sono favorevole anche a quel tipo di tassazione, ma lo Stato avrebbe un introito superiore introducendo questo tributo rispetto a quello stabilito per chi guadagna più di 90 mila euro. Ma c’è di più dal punto di vista morale. La Commissione europea ha svolto un approfondimento sull’iniziativa voluta dagli avvocati Carlo Pontesilli e Alessandro Nucara, appoggiata dal deputato radicale Maurizio Turco. Io mi auguro che le autorità europee riconoscano l’infrazione dell’Italia e avviino questa procedura nei confronti del nostro paese. La questione è ancora sotto l’esame della Corte di Giustizia europea. E che lo Stato faccia pagare alla Chiesa l’Ici per le attività commerciali. Questa è una norma che fu introdotta dal ministro delle Attività produttive Bersani quando fece le liberalizzazioni nel 2006: da allora basta mettere un santino dentro un albergo per permettere l’esenzione dell’Ici. Ci sono paesi più cattolici dell’Italia, come la Polonia e l’Irlanda, che non riconoscono nessuna esenzione alla Chiesa. Ma c’è di più. Come Stato italiano – sulla base del Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica – siamo costretti a fornire acqua in quantità adeguata allo Stato della Città del Vaticano. Ci sono ben 13 appendici – fuori dalle Mura Leonine – che sono costrette ad operare affinché venga garantita la fornitura di acqua al Vaticano. Il problema è che il Vaticano non paga nemmeno lo scarico delle acque reflue nelle fognature della città di Roma. Finora nessuno ha pagato. Adesso che nell’Acea entrano anche i privati probabilmente, l’ingegner Caltagirone, un grande imprenditore italiano che ha anche qualche parente in politica (Pier Ferdinando Casini, ndc) ha detto che lui i soldi li vuole o dallo Stato italiano o dalla Chiesa”.
Speriamo che non sia lo Stato.
“Per l’acqua. Ma non per le acque reflue che certo non impegnano direttamente lo Stato italiano. Il Concordato l’ho letto bene. Ho presentato anche un’articolata interrogazione sull’argomento. A casa mia pago l’acqua e lo scarico dell’acqua. Per far pagare l’acqua al Vaticano è necessario modificare il Concordato, mentre per il pagamento delle acque reflue non è necessaria nessuna modifica di questo accordo. Basterebbe solo mandare la bolletta al Vaticano”.
Questo dibattito si è riaperto dopo che il Cardinal Bagnasco ha incautamente chiesto agli italiani di fare la loro parte.
“Come si dice volgarmente: Bagnasco predica bene, ma razzola male. Se lui mi chiede di pagare le tasse io non posso far altro che rispondere a Bagnasco di fare altrettanto”.
Cosa si aspetta dall’incontro con Silvio Berlusconi?
“Noi presenteremo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi un documento di quattro pagine nel qualche chiediamo che venga detta la verità sulla manovra agli italiani. Siccome eravamo stati noi a dire per primi che era necessario varare subito la manovra, diremo a Berlusconi quello che pensiamo delle liberalizzazioni e sulla situazione dell’Ici rispetto al Vaticano. Sentir dire dalla Presidente del Partito democratico Rosi Bindi che la Chiesa deve mantenere questa esenzione perché svolge opere di carità è assurdo. Noi non vogliamo opere di carità. Vogliamo che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge; vogliamo che tutti abbiano pari opportunità. La Chiesa non fa opere di carità perché non vende i suoi palazzi, le sue ricchezze per aiutare i poveri. Se vogliamo fare opere di carità – la mia è ovviamente una provocazione – mettiamo un centro sociale ne Vaticano in modo che gli immigrati – che non sanno dove andare – trovino riparo e accoglienza. Così, quando gli immigrati sbarcano a Lampedusa verranno immediatamente ricevuti in Vaticano. Sarebbe un’ottima prova di carità. Negli ospedali gestiti dalla Chiesa cattolica si paga: o pago io o paga lo Stato italiano attraverso il Sistema sanitario nazionale. Quindi io non riesco a capire dove siano le opere di carità che vede Rosi Bindi”.
Come giudica l’operato del ministro dell’Economia Giulio Tremonti visto che si è parlato di una sua uscita dal governo a settembre?
“Penso che Giulio Tremonti sia stato un ottimo ministro dell’Economia. Ha mantenuto i nervi saldi. Io credo che il problema sia connesso alla situazione dell’onorevole Milanese quando sarà affrontata il prossimo settembre”.
Secondo lei regge fino a settembre e poi cade?
“Non lo so se cadrà. Qualche problema nascerà. Se il suo collaboratore più stretto, quello che ha maggiore autorevolezza, viene arrestato qualche problema ci sarà al di la delle capacità tecniche di Tremonti”.
Quello di Tremonti su Milanese è stato un errore di valutazione oppure c’è qualcosa di più?
“In ogni caso sarebbe grave. Non credo che Giulio Tremonti sia coinvolto in quello che viene contestato all’onorevole Milanese. Non ci crederei nemmeno se lo vedessi. Se uno si sceglie come collaboratore un uomo di malaffare politicamente se ne deve assumere la colpa. Questa situazione mi ricorda la storia della fuga dal Celio del criminale nazista Herbert Kappler che fuggì dall’ospedale militare Il Celio nell’agosto del 1977. Il ministro della Difesa Vito Lattanzio rispose ad Ugo La Malfa che la colpa di quella fuga non era la sua in quanto non era il diretto guardiano di Kappler, accusando il capitano dei carabinieri che non aveva controllato a sufficienza il criminale nazista in ospedale. Ugo La Malfa gli rispose dicendo: ‘La colpa politica e tua. E te ne devi andare’. Io voterò a favore dell’arresto dell’onorevole Milanese. Ho sempre votato contro queste richieste della magistratura. L’ho fatto anche nei confronti di Alfonso Papa. Se questi esponenti politici hanno delle colpe, quando andranno definitivamente a giudizio saranno arrestati. Voterò sicuramente a favore della sfiducia per il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano”.

lunedì 8 agosto 2011

Il Tg2 inventa una nuova moneta per uscire dalla crisi

Un piccione minaccia Giorgio Napolitano



Il 28 luglio ho seguito per Radio Radicale il convegno sulla giustizia e sulle carceri organizzato dai radicali. Ero molto stanco, ma l'appuntamento era interessante. Tuttavia, a calamitare la mia attenzione non è stato tanto il convegno quanto un piccione che è riuscito a penetrare nella bellissima Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Gli addetti del Senato e anche i vigili hanno fatto di tutto per mandarlo via, ma non c'è stato verso di cacciarlo quel piccione. Tutti erano terrorizzati perchè temevano che il volatile potesse cagare sul Presidente della Repubblica mentre svolgeva il suo intervento. Fortunatamente non è successo. Però il piccione è rimasto prigioniero di quel posto......Un detenuto in più...

Quando lo togliete quel manifesto?


Quando alla fine di luglio sono andato alla Festa del Partito democratico di Roma, alle Terme di Caracalla, non ci potevo credere. In quell'occasione ho trovato all'ingresso della festa un manifesto che pensavo fosse sparito dalla circolazione: quello della donna con la gonna alzata dal vento che pubblicizzava la festa del Partito democratico capitolino. Quell'immagine aveva sollevato tante polemiche perchè le morigeratissime donne del Pd non avevano gradito che fosse data di loro un'immagine così supeficiale e volgare. Poi, dopo tante polemiche, c'è stato il silenzio. Ero convinto che il manifesto fosse stato rimosso a furor di popolo. Avevo anche chiesto ad una mia amica vicina al Pd romano chi fosse l'ideatore di quel manifesto. Lei mi ha risposto: "E' un raccomandato. Non lo cacci via nemmeno con le cannonate". E così il manifesto alla "Marylin" è rimasto. Forse lo hanno lasciato in onore di quel segretario del circolo del Pd che andava in giro a violentare le donne nei garage dei palazzi della periferia romana oppure avranno pensato a quella tipa di San Miniato che ha fatto quel filmetto con Alex Magni della Centoxcento. A questo punto cosa posso dire: "Se non ora quando dobbiamo mandarli a quel paese quelli del Pd?!".

sabato 6 agosto 2011

Il Pd vuole il golpe bianco

Voce Repubblicana del 6 agosto 2011
Intervista ad Arturo Jannaccone
di Lanfranco Palazzolo

Il governo tecnico che chiedono le opposizioni sarebbe un golpe bianco antidemocratico. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Arturo Jannaccone, segretario di “Noi Sud”.
Onorevole Jannaccone, qual è il suo giudizio sull’intervento del Presidende del Consiglio Berlusconi a Montecitorio, lo scorso 3 agosto, sulla situazione economica del Paese?
“L’intervento del Presidente del Consiglio è stato positivo perché ha messo in evidenza che, di fronte ad una crisi internazionale l’Italia ha comunque retto meglio di altri paesi. L’Italia ha indubbiamente parametri migliori rispetto a quelli di paesi che si trovano in condizioni economiche ben peggiori. L’opposizione ha voluto utilizzare questa vetrina per rilanciare la proposta di un governo tecnico o di un governo di unità nazionale, come l’ha definito il leader dell’Udc Casini. Insomma, l’opposizione, attraverso formule politiche, immagina, pur non avendo risposte, di uscire dalla crisi senza idee. Invece, questo governo, con l’approvazione di una manovra da 80 miliardi, con i tagli ai costi della politica, con le misure a favore del Sud, sta dando quelle risposte che saranno colte positivamente dai mercati”.
Ad di la delle proposte presentate dalle opposizioni ritiene che i gruppi parlamentari di minoranza si siano presentati divisi a questo confronto con il governo?
“Credo che le opposizioni abbiano perso una grossa occasione. Il peggior intervento che c’è stato in aula è stato quello di Antonio Di Pietro che ha puntato la sua proposta solo su un nuovo presidente del Consiglio. I gruppo della maggioranza hanno ribadito che si arriva alla fine della legislatura con questo Presidente del Consiglio, lasciando cadere qualunque ipotesi di governo tecnico. Il governo tecnico sarebbe un golpe bianco antidemocratico. Personalmente sono fiducioso sul cammino del governo. Come è stato ribadito dai gruppi di maggioranza e anche dal Presidente del Consiglio, il popolo italiano ha la capacità e la forza di uscire da solo dalla crisi. Questo governo riuscirà a far uscire il nostro paese dalla crisi”.
Quest’anno il Parlamento tornerà a lavorare ad agosto. Perché è importante tornare subito al lavoro?
“Noi torneremo al lavoro già il prossimo 29 agosto. Da quella data cominceranno a riunirsi del commissioni permanenti di Montecitorio. E la prima seduta d’aula ci sarà il prossimo 6 settembre. Il Parlamento resterà chiuso meno di un mese. Credo che questo sia un importante segnale di attenzione. Però dobbiamo stare attenti ad evitare il rischio che, in questo clima di mobilitazione continua, si dia l’impressione che siamo un paese veramente in crisi. In questo momento non ci troviamo in una condizione del genere. Siamo consapevoli di stare in un contesto internazionale difficile, ma il nostro paese sta bene”.

Quell'ordine da abolire

Intervista a Giancarlo Mazzuca
Voce Repubblicana, 5 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Ci vuole l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Quella che stiamo facendo è una legge ponte. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giancarlo Mazzuca del Pdl.
Onorevole Mazzuca, cosa è successo alla Camera sulla riforma dell’Ordine dei giornalisti?
“Per quanto riguarda l’ordine dei giornalisti il provvedimento ha avuto il via libera della Camera in Commissione Cultura, dove il provvedimento è stato esaminato in sede legislativa. La riforma è stata approvata da tutti i parlamentari all’unanimità tranne che dal Popolo delle libertà. Prima di entrare nel merito della riforma dell’ordine volevo dire che anche io sono d’accordo con l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, così come sono favorevole all’abolizione di altri ordini professionali. Il problema è che qui rischiamo di fare la stessa cosa che è accaduta con l’abolizione delle provincie. Tutti vogliono l’abolizione delle provincie, ma al momento di decidere l’abolizione di questo ente tutti si tirano indietro. Sono almeno trent’anni che si parla di abolizione delle provincie, ma non succede mai nulla”.
Ci spiega con quale spirito ha portato avanti questa riforma?
“L’ho fatto in attesa dell’abolizione dell’ordine. La considero una riforma ponte in attesa di un cambiamento più radicale. Ricordo che la legge sull’ordine dei giornalisti risale al 1963. La legge sull’ordine ha 50 anni e li dimostra tutti. Era importante cambiare cercando di rendere più snello il Consiglio nazionale dell’Ordine, che è composto da 150 membri. Ed è un consiglio pletorico e ingestibile. Abbiamo ridotto a 90 il numero dei membri di quest’organo. Inoltre, abbiamo dato anche regole più precise per quanto riguarda l’iscrizione all’elenco dei pubblicisti e anche per quanto riguarda l’elenco dei professionisti. E’ un piccolo cambiamento”.
I propositi di questa riforma erano più ambiziosi?
“Io avevo proposto anche altre soluzioni, come la creazione di un giurì che avrebbe dovuto dirimere tutti i problemi legati alla deontologia professionale, anche per quanto riguarda il tema dibattuto delle intercettazioni telefoniche. Questa parte della riforma mi è stata bloccata dal ministero della Giustizia. Spero di poter ripresentare un provvedimento bipartisan in autunno. Adesso il provvedimento arriva al Senato. Mi auguro che venga approvato al più presto. Il progetto di riforma è stato anche approvato dalla Fnsi e dallo stesso ordine dei giornalisti”.
L’ordine dei giornalisti ha mai avuto un ruolo risolutivo nei rapporti tra il professionista e la pubblicità e le forme di lavoro che entrano in conflitto con la professione?
“Su questo l’ordine ha fatto ben poco. Ecco perché avevamo proposto un giurì e una commissione deontologica. Credo che anche il giornalismo dovrebbe guardare al proprio interno e alle proprie magagne”.

Quel decreto con lo spirito giusto

Intervista a Guido Crosetto
Voce Repubblicana del 4 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo ha varato il decreto sulle missioni internazionali con uno spirito bipartisan. Ed è stato giusto così. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto del Pdl.
Sottosegretario Crosetto, il Parlamento ha convertito il decreto legge sulle missioni. Le opposizioni hanno criticato il Governo per l’assenza di un membro dell’esecutivo. Cosa è accaduto?
“Voglio difendere il collega Giuseppe Cossiga, che è accorso alla Camera. Lui non aveva nessuna responsabilità come sottosegretario alla Difesa. Nella seduta di lunedì mattina doveva essere presente in aula un rappresentante del ministero degli Esteri, il sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti. Cossiga è stato chiamato vista l’assenza di Scotti. Tutti se la sono presa con Cossiga. Anzi, lui è arrivato a Montecitorio subito. Si è trattato di un semplice malinteso. Non è successo niente di grave visto che il decreto è stato convertito il giorno dopo. Succede alle persone normali. In questo caso è successo al Governo. Non è il caso di enfatizzare l’assenza”.
Il decreto è stato votato con spirito Bipartisan dopo le polemiche alimentate dalla Lega sul provvedimento di rifinanziamento delle missioni?
“Si è votato con spirito bipartisan perché è giusto che l’azione italiana all’estero, condivisa con gli alleati e con l’Onu abbia il sostegno più ampio possibile in Parlamento. C’è stato solo il voto contrario dell’Italia dei valori. Ritengo che l’Idv abbia preso questa posizione solo per guadagnare qualche voto in più con il proprio elettorato. Tutti sanno che un paese come il nostro ha la necessità di agire di concerto con la Comunità internazionale e di concerto con il Mondo per risolvere le emergenze internazionali. Le organizzazioni internazionali e le alleanze militari servono proprio a questo: difendere la pace e la stabilità internazionale”.
E’ necessaria una razionalizzazione della nostra spesa militare e delle nostre missioni all’estero?
“In questo decreto abbiamo affrontato il tema della razionalizzazione e della distribuzione delle nostre forze militari all’Estero. Stiamo lavorando per concentrare le forze del nostro paese in due grosse missioni internazionali: l’Afghanistan e quella molto più piccola in Libano. La missione in Libia è stata prorogata solo di altri tre mesi e non fino alla fine dell’anno. Ma anche nel 2012 inizieremo il nostro ritiro dall’Afghanistan. Anche i nostri alleati stanno seguendo la stessa strada. Anche in Kosovo la nostra presenza è diminuita. Quindi il tentativo di razionalizzazione è in corso sulla base dell’accordo con gli alleati. Inoltre stiamo lavorando anche alla razionalizzazione del nostro sistema interno di Difesa per non perdere la nostra capacità di intervento e per pesare economicamente meno sul bilancio italiano”.

Un governo tecnico? Ridicolo!

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 3 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Un governo tecnico in questo momento sarebbe una scelta ridicola. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Popolo delle libertà.
Onorevole Barbieri, cosa pensa degli attacchi rivolti dalle opposizioni al Governo per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi e la formazione di un governo di tecnici? In questo clima non accennano a placarsi di gravissimi attacchi al ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
“Trovo che in una democrazia sia del tutto naturale che le opposizioni attacchino con toni forti il governo. Fa parte delle regole del gioco. Io non mi stupisco di questo. Sulla questione di Tremonti bisogna solo valutare con grande attenzione cosa significherebbe – in un momento di turbolenza economica e finanziaria come questo – rischiare di mettere in crisi il ministro dell’Economia che, se ha fatto delle marachelle, è giusto che le paghi. Tuttavia, è necessario fare una valutazione che comprenda anche il momento economico”.
In occasione del dibattito, che si svolgerà a settembre, sugli arresti dell’onorevole Milanese assisteremo ad un attacco simile a quello visto contro Alfonso Papa?
“Credo che questa domanda dovrebbe rivolgerla ai leader dell’opposizione. Immagino che ci sarà un attacco durissimo contro il Governo. La vicenda Milanese è molto più preoccupante della vicenda Papa. Credo che l’attacco ci sarà e sarà duro”.
Qualcuno ha detto che, in questa vicenda, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è gestito molto male. Cosa ne pensa?
“Non c’è ombra di dubbio che la gestione non sia stata buona. Tremonti si è gestito male, anzi malissimo. Su questa vicenda restano ancora delle zone d’ombra. Credo che sia un suo interesse chiarire al più presto queste vicende. Gli italiani hanno il diritto di avere dal ministro dell’Economia una risposta chiara che non lasci aperto nessun dubbio”.
Cosa pensa dell’ipotesi di governo tecnico o, in alternativa di elezioni anticipate?
“Io non preferisco nessuna delle due ipotesi. Penso che il governo tecnico dovrebbe avere una soluzione che ha i connotati di ridicolo. Ogni governo tecnico dovrebbe poggiare su una maggioranza. In ogni caso, questo nuovo governo dovrebbe essere sostenuto da una nuova maggioranza. Quindi, in un momento come questo non so cosa voglia dire un governo del genere. Considero le elezioni politiche anticipate una scelta sbagliata e disperata. Non capisco cosa significherebbe l’ipotesi di una campagna elettorale in un momento di contingenza politica come questa. Credo che in sedici mesi questo governo è in grado di fare qualcosa di utile per il paese”.
Cosa comporterebbe la crisi di questo governo sui mercati?
“Sarebbe assurdo affrontare una crisi del genere senza sapere come se ne esce politicamente. Ecco perché è un rischio da evitare”.

martedì 2 agosto 2011

Come funziona il finanziamento pubblico in Germania

L’attuale sistema tedesco di finanziamento pubblico dei partiti è il frutto del serrato confronto che si è sviluppato in oltre 50 anni, fra legislatore e giudice costituzionale, e che ha portato, da ultimo, alla legge 31 gennaio 1994 (Gesetz über die politischen Parteien - Parteiengesetz).
Con una prima pronuncia nel 1966 il Tribunale costituzionale federale dichiarò l’incostituzionalità di qualsiasi forma di sovvenzione pubblica delle organizzazioni partitiche, ammettendo soltanto il rimborso delle spese elettorali. Il legislatore dette seguito alla sentenza approvando la legge sui Partiti (24 luglio 1967), che disciplinava compiutamente e generosamente i rimborsi elettorali.
I costi della politica crebbero pesantemente costringendo a distanza di alcuni anni (9 aprile 1992) il Tribunale costituzionale ad intervenire nuovamente, dichiarando l’incostituzionalità di importanti profili della normativa. In particolare, il Tribunale sanzionò:
· il fatto che il contributo pubblico continuasse ad essere presentato come "rimborso delle spese elettorali", pur essendo di fatto divenuto un finanziamento in via continuativa delle formazioni politiche;
· le forti deduzioni fiscali ammesse dalla legge per le donazioni ai partiti;
· le disposizioni che ripartivano parte del contributo pubblico ai partiti indipendentemente dal loro effettivo seguito elettorale.
· Il Tribunale costituzionale è intervenuto nuovamente con la sentenza del 26 ottobre 2004 accogliendo il ricorso di due piccoli partiti che lamentavano l’incostituzionalità del c.d. Drei-Länder-Quorum, in base al quale se un partito non fosse riuscito a ottenere almeno lo 0,5% dei voti nelle elezioni per il rinnovo del Bundestag o del Parlamento europeo, avrebbe potuto accedere al contributo statale calcolato sulla quota di autofinanziamento, soltanto riportando almeno l’1% dei voti nelle tre più recenti elezioni regionali, o in alternativa, almeno il 5% dei voti in una sola di esse. La Corte costituzionale federale ha considerato tale previsione legislativa in contrasto con l’obbligo di imparzialità a cui deve rispondere il legislatore nei confronti della competizione politica, in quanto ha ritenuto che la norma fosse discriminante per le forze politiche minori.
Entità dei contributi e requisiti per l’accesso
La legge del 1994 così come modificata dall’articolo 2 della legge del 22 dicembre 2004 prevede che alle formazioni politiche venga annualmente corrisposto, a carico del bilancio dello Stato (art. 18, c. 3):
· un contributo proporzionale ai voti ricevuti (Wählerstimmen), pari a 0,85 euro per ogni voto valido, fino a 4 milioni di voti e a 0,70 euro per ogni voto ulteriore ottenuto da ciascuna formazione nelle ultime elezioni per il Bundestag, per il Parlamento europeo e per i Parlamenti del Länder.;
· un contributo calcolato sulla quota di autofinanziamento (Zuwendungsanteil), di 0,38 euro per ogni euro che il singolo partito abbia ricevuto come donazione o a titolo di quota di iscrizione da una persona fisica (si tiene conto soltanto dei finanziamenti che non superano i 3.300 euro).
Per accedere ai suddetti contributi è necessario il raggiungimento di determinati risultati elettorali minimi.
In particolare, ottengono tali finanziamenti le formazioni politiche che hanno conseguito una percentuale di voti di lista validi pari allo 0,5% del totale dei voti validi (per le elezioni europee e del Bundestag) o all’1% dei voti validi (per le elezioni dei Parlamenti dei Länder).
Queste forme di sovvenzione rispondono ai principi enunciati dal Tribunale costituzionale, secondo cui la ripartizione delle disponibilità complessive tra i partiti deve corrispondere, in parte, al risultato elettorale effettivamente conseguito ed, in parte, al loro "radicamento nella società", misurabile proprio in base all’ammontare del finanziamento ottenuto mediante forme lecite.
La nona modifica della legge 22 dicembre 2004 ha accolto la sentenza del Tribunale costituzionale sopra ricordata abrogando l’articolo 3 dell’ottava legge di modifica della legge sui partiti, relativo al Drei-Länder-Quorum, e ha introdotto ulteriori norme relative alla documentazione contabile dei partiti.
Limiti aicontributi
La legge stabilisce un limite assoluto ai contributi annuali federali (absolute Obergrenze): il finanziamento pubblico complessivo non può superare i 133 milioni di euro.
Un ulteriore limite, relativo, riguarda inoltre la quota di finanziamento pubblico da destinare al singolo partito (relative Obergrenze): tale quota non potrà eccedere l’importo annuale ottenuto dal partito stesso tramite i contributi d’iscrizione, donazioni spontanee di sostenitori ed iscritti, i proventi derivanti da attività imprenditoriali e partecipazioni nonché quelli derivanti da beni patrimoniali.


Prospetto del finanziamento pubblico ai maggiori partiti politici per l’anno 2010 (in euro)         (fonte Deutscher Bundestag) 
Partito
Voti
Auto finanziamento
Contributo pubblico in base ai voti
Contributo pubblico in base all’auto finanziamento
Totale contributo pubblico calcolato
Limite assoluto al contributo pubblico
Limite relativo al contributo pubblico
SOMMA EROGATA
Ripartizione della somma tra federazioni regionali e nazionali dei partiti
(Land)
(Bund)
CDU
30.600.119
77.468.773
22.020.083
29.438.134
51.458.217
42.882.008
119.124.648
42.882.008
5.350.225
37.531.783
SPD
25.183.323
75.078.534
18.228.326
28.529.842
46.758.169
38.965.287
126.132.697
38.965.287
4.860.134
34.105.152
FDP
12.357.781
17.972.977
9.250.447
6.829.731
16.080.178
13.400.199
30.3877.944
13.400.199
12.576.808
11.823.390
GRÜNE
11.302.956
13.638.780
8.512.069
5.182.736
13.694.806
11.412.381
18.310.491
11.412.381
1.732.587
9.679.793
Die Linke
10.240.155
13.766.438
7.768.108
5.231.246
12.999.355
10.832.836
16.112.004
10.832.836
1.557.491
9.275.345
CSU
7.028.980
15.811.871
5.520.266
6.008.511
11.528.797
9.607.367
29.933.305
9.697.367
1.150.990
8.456.377
Piraten
1.261.868
467.745
1.072.587
177.743
1.250.330
1.041.946
585.162
585.162
92.267
492.895
NPD
1.056.268
1.352.374
897.828
513.902
1.411.730
1.176.446
1.956.275
1.176.446
210.371
966.074
Tierschutzpartei
557.498
95.117
473.873
36.144
510.017
425.016
100.417
100.417
18.466
81.951
REP
550.923
2.990.277
468.284
1.136.305
1.604.590
1.337.163
3.070.302
1.337.163
101.518
1.235.645


Contributi ai parlamentari e ai gruppi parlamentari
Al finanziamento della politica appartiene anche l’indennità finanziaria che ricevono i deputati (l’art. 48, comma 3 della legge fondamentale riconosce il diritto dei deputati ad “un’adeguata indennità, che assicuri la loro indipendenza”).
Peraltro, gli statuti di tutti i partiti obbligano i propri rappresentanti a versare una cospicua somma al partito (Parteisteuer). Di fatto, dunque, nell’indennità ai parlamentari si nasconde in parte un ulteriore e indiretto contributo al partito, anche tenuto conto che il contributo "volontario" è detraibile dalle tasse.
Si ricorda, infine, che la legge tedesca sullo status del parlamentare prevede l’erogazione di contributi pubblici ai gruppi parlamentari per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali.
Disciplina del finanziamento privato
Le modalità del finanziamento privato, ovvero delle donazioni (Spenden), ai partiti politici sono disciplinate dagli art. 25 e ss. della legge sui partiti.
Fino ad una somma di 1.000 euro, la donazione può essere corrisposta sotto forma di denaro contante.
Al contrario, le donazioni in favore di un partito o delle sue articolazioni interne (associazioni territoriali) il cui controvalore complessivo nel corso di un anno solare risulti superiore a 10.000 euro devono essere registrate nella rendicontazione contabile con l’indicazione del nome e dell’indirizzo del donatore. Le donazioni che superino la cifra di 50.000 euro nel singolo caso devono essere invece immediatamente annunciate al Presidente del Bundestag, che ha cura di renderle pubbliche unitamente all’indicazione del donatore pubblicandole sotto forma di atti parlamentari.
I divieti
La legge, pur affermando il diritto dei partiti di accettare donazioni da privati, introduce alcuni divieti.
Sono vietate le donazioni:
· effettuate da organismi di diritto pubblico o imprese che abbiano una componente azionaria, a partire dal 25%, di origine pubblica, gruppi e comitati parlamentari nonché gruppi o comitati di rappresentanze comunali;
· effettuate da fondazioni politiche, enti, associazioni di persone e fondazioni che, in base al rispettivo atto costitutivo, perseguano esclusivamente e direttamente fini sociali, caritatevoli o ecclesiastici;
· effettuate da associazioni di categoria che le abbiano a loro volta ricevute a condizione di trasmetterle ad un partito politico;
· che superino i 1.000 euro quando non sia noto il donatore;
· che perseguano lo scopo di ottenere vantaggi economici o politici;
· che provengano dall’estero.
Tutte le donazioni devono essere comunicate al Presidente del Bundestag che ha cura di renderli noti tramite la pubblicazione della Rendicontazione (Rechenschaftsbericht).
Le donazioni provenienti dall’estero sono lecite soltanto se:
· provengono dal patrimonio di un cittadino tedesco o dell’Unione europea o da un’impresa a prevalente proprietà (più del 50%) tedesca;
· sono destinate a partiti che rappresentano minoranze nazionali nella regione di origine e provengono da Stati confinanti con la Repubblica federale di Germania nei quali vivono persone aventi quella stessa origine etnica (es. Alto Adige);
· il donatore è straniero, ma la donazione non supera i 1.000 euro.
Le sanzioni
L’art. 31c determina le sanzioni applicabili in caso di donazioni ottenute illegalmente o non pubblicate. Qualora un partito abbia ottenuto donazioni vietate e non le abbia di conseguenza trasferite al Presidente del Parlamento, perde il diritto a una somma pari all’ammontare di tre volte gli importi ottenuti illegalmente. In caso di donazioni non pubblicate nella rendicontazione, il partito perde invece il diritto a godere di una somma pari all’ammontare doppio le somme non pubblicate.
Il presidente del Bundestag trasferisce i fondi così ricevuti ad istituzioni che perseguono finalità caritatevoli, religiose o scientifiche.
Il regime fiscale del finanziamento privato
I privati che partecipano al finanziamento dei partiti godono di alcune agevolazioni fiscali.
Anzitutto, le somme versate ai partiti a titolo di donazione o di versamento di quote sociali possono infatti essere dedotte dal reddito imponibile sino ad un massimo di 3.300 euro, elevabile a 6.600 euro in caso di cumulo dei redditi tra i coniugi.
A tale agevolazione fiscale la legge ne aggiunge una seconda, introdotta in seguito alle decisioni del Tribunale costituzionale che aveva giudicato eccessivamente penalizzante nei confronti dei cittadini meno abbienti il sistema delle deduzioni dall’imponibile per il finanziamento dei partiti: chi effettua una donazione ad un partito può infatti optare, anziché per la deduzione dell’imponibile, per uno sconto sull’imposta dovuta pari ad un massimo di 767 euro, elevabili a 1.534 euro in caso di cumulo dei redditi tra i coniugi. Possono beneficiare di tale agevolazione anche i cittadini che versano delle somme a movimenti ed associazioni non costituiti in partiti politici come definiti dall’art. 2 della legge del 1967, purché tali enti partecipino alle elezioni politiche con propri candidati.
Disciplina dei controlli sulla gestione finanziaria
Punto di partenza del controllo pubblico sulle finanze dei partiti tedeschi è l’articolo 21, I, 4 della Legge fondamentale, in forza del quale i partiti “devono rendere conto pubblicamente della provenienza e dell’uso delle loro risorse finanziarie come pure del loro patrimonio”. La legge sui partiti politici introduce quindi all’art. 23 un obbligo di rendicontazione.
La presidenza di ciascun partito è tenuta a rendere conto pubblicamente, attraverso la rendicontazione, della provenienza e dell’uso dei mezzi finanziari che sono affluiti al partito nel corso dell’anno, così come della consistenza del patrimonio del partito. Il rendiconto consta pertanto del conteggio delle entrate e delle uscite e del conto patrimoniale, articolati secondo le voci individuate dall’art. 24, nonché di una parte illustrativa. Nella rendicontazione deve essere altresì indicato il numero degli iscritti al partito soggetti al pagamento della quota d’iscrizione. La legge sui partiti politici dispone inoltre che siano applicate tutte le norme di diritto commerciale sulla rendicontazione nella misura in cui non sia indicato diversamente.
Prima della presentazione al Presidente del Bundestag, la rendicontazione deve essere deliberata dalla Presidenza del partito. Essa si forma sulla base delle rendicontazioni fornite dalle direzioni regionali e dalle sezioni territoriali, ognuna responsabile della propria rendicontazione. A tal fine la legge indica i responsabili per la firma di attestazione nei vari gradi di formazione del rapporto contabile.
Prima di essere presentata al Presidente del Bundestag, la rendicontazione deve essere verificata preventivamente da un revisore dei conti o da una società di revisione contabile. A quanto sopra descritto derogano soltanto i partiti che non dispongono, per l’anno di riferimento, né di entrate né di un patrimonio superiore ai 5.000 euro. In tal caso il partito può inviare al Presidente del Bundestag una rendicontazione non verificata, che però dovrà essere esaminata in occasione del successivo congresso federale del partito.
Il revisore può chiedere al presidente del partito o alle persone da questo delegate, qualsiasi chiarimento o prova che ritenga necessario. Egli può altresì controllare i documenti giustificativi del rendiconto, i registri e gli atti, nonché la consistenza della cassa e del patrimonio. Una nota di verifica da atto del risultato e deve essere consegnata alla presidenza del partito.
Il rendiconto e la relativa nota di verifica sono quindi trasmessi, entro il 30 settembre dell’anno seguente all’esercizio finanziario cui si riferiscono, al Presidente del Bundestag, il quale può prorogare il termine fino a un massimo di tre mesi, scaduti i quali cessa per il partito il diritto a godere la parte dei contributi statali per l’anno di interesse. Il presidente del Bundestag ne verifica quindi la regolarità formale, riferendo annualmente all’Assemblea sullo stato delle finanze dei partiti e sui loro rendiconti e fornendo ogni due anni un rapporto circa l’evoluzione delle finanze dei partiti con riferimento alle rendicontazioni fornite dagli stessi.
Nel caso il Presidente del Bundestag abbia dei dubbi circa la correttezza della rendicontazione, concede al partito l’opportunità di esprimersi al riguardo o può incaricare un revisore o una società a sua scelta al fine di verificarne la conformità al disposto della legge.
A conclusione del procedimento il Presidente rilascia una notifica in cui vengono rilevate le eventuali inesattezze e fornito l’ammontare della somma corrispondente ai dati inesatti. I dati acquisiti nel corso del procedimento che non siano stati indicati nella documentazione contabile del partito non possono essere resi pubblici. Contestualmente il partito perde il diritto a godere di una somma di un ammontare pari a due volte le somme riportate in modo inesatto. Nel caso in cui le inesattezze riguardino proprietà immobiliari o partecipazioni ad imprese, il partito perde il diritto a godere di una somma pari al 10% dei valori patrimoniali non inseriti o indicati in maniera inesatta.
Rispetto alle donazioni o ai dati inesatti, un partito non è soggetto alle conseguenze giuridiche sopra illustrate nel caso in cui sia esso stesso a darne notizia per primo al Presidente del Bundestag correggendoli contestualmente.
I rendiconti dei partiti e le relative note di verifica sono pubblicati come atti del Bundestag.
Spetterà poi alla Corte federale dei Conti il compito di verificare che il Presidente del Bundestag, nella sua qualità di amministratore dei fondi erogati dallo Stato, abbia provveduto al rimborso delle spese elettorali.
La legge dispone infine le sanzioni penali per coloro che occultino l’origine o l’uso delle risorse finanziarie o patrimoniali del partito o eludano la pubblica rendicontazione (pena detentiva fino a tre anni o ammenda in denaro). La legge ugualmente dispone le stesse sanzioni per chi, come revisore dei conti o collaboratore di questo, accerti l’esito della verifica in modo inesatto. Nel caso in cui il reo agisca dietro compenso o con l’intenzione di favorire o danneggiare un terzo soggetto, la pena corrisponde a una ammenda in denaro o a una pena detentiva fino a cinque anni.
Le fondazioni politiche
Origini delle Parteinahe Stiftungen
In Germania, un tratto caratteristico del sostegno pubblico alla formazione in ambito politico-sociale e alla cooperazione internazionale è costituito dalla destinazione di ingenti risorse del bilancio statale alle fondazioni culturali collegate ai partiti politici, definite come “fondazioni vicine ai partiti” (parteinahe Stiftungen) o “fondazioni politiche” (politische Stiftungen).
L’istituzione di fondazioni culturali da parte dei maggiori partiti tedeschi risale agli anni ‘50 e si inserisce nell’ambito delle iniziative avviate in più sedi, anche con l’aiuto delle potenze vincitrici del conflitto mondiale, per sensibilizzare la società civile nei confronti dei valori democratici.
La SPD e la CDU diedero per prime vita a fondazioni culturali, quali enti provvisti di distinta personalità giuridica. In un primo tempo, l’attività delle fondazioni era prevalentemente concentrata nell’organizzazione di incontri seminariali e corsi di formazione, nel finanziamento di borse di studio e nell’effettuazione di ricerche sociopolitiche. Per la realizzazione di iniziative specifiche, già a partire dai primi anni ’60, le fondazioni divennero beneficiarie di modesti contributi pubblici.
Il salto di qualità si ebbe nel 1962, quando il Bundestag decise di inserire nello stato di previsione del neoistituito Ministero per lo sviluppo un contributo di 130.000 DM a favore delle fondazioni vicine ai partiti per la realizzazione di progetti di educazione politica nei Paesi in via di sviluppo. Tale contributo doveva conoscere negli anni seguenti un notevole incremento, sino a raggiungere nel 1970 la somma di 45 milioni di DM, inaugurando la già ricordata prassi di disporre il finanziamento pubblico a favore di questo tipo di fondazioni unicamente sulla base dell’inserimento di finalizzazioni di spesa “ad hoc” nei capitoli della legge di bilancio, prescindendo da qualsiasi forma di disciplina legislativa “sostanziale” della materia.
La medesima procedura venne adottata nel 1966, quando, all’indomani della prima sentenza con cui il Tribunale costituzionale ebbe a dichiarare illegittimo il finanziamento pubblico dell’attività generale dei partiti, il Bundestag inserì nella legge di bilancio per il 1967, nei capitoli del Ministero dell’interno, un finanziamento globale a favore delle fondazioni vicine ai partiti rappresentati nel Bundestag.
Beneficiarie dei finanziamenti sono, come si è detto, le fondazioni vicine ai partiti rappresentati nel Bundestag. Si tratta delle seguenti fondazioni:
· Friedrich-Ebert-Stiftung (SPD);
· Konrad-Adenauer-Stiftung (CDU);
· Hanns-Seidel-Stiftung (CSU);
· Heinrich-Böll-Stiftung (Bündnis 90/Die Grünen)
· Friedrich-Naumann-Stiftung (FDP);
· Rosa-Luxemburg-Stiftung (PDS)
Fondazioni e partiti
Per quanto concerne i rapporti con i partiti di riferimento, le fondazioni hanno una distinta personalità giuridica, fanno assegnamento su risorse proprie e perseguono finalità specifiche ed estranee al diretto confronto politico.
Il ruolo assegnato alle fondazioni politiche dai loro statuti, condiviso e in seguito sostenuto finanziariamente dallo Stato federale e dai Länder, diviene tanto più comprensibile se inserito nei compiti individuali e collettivi che fanno capo all’idea cardine della formazione (Bildung), un tratto caratteristico della cultura tedesca fin dal Settecento.
Partendo da tale presupposto, appare evidente come finora le fondazioni politiche abbiano potuto operare, in assenza di una specifica disciplina normativa, sulla base di una prassi consolidatasi nel corso degli anni.
a. La sentenza del Tribunale federale costituzionale del 14 luglio 1986
Il più importante fondamento giuridico in materia è individuabile nella giurisprudenza del Tribunale federale costituzionale (Bundesverfassungsgericht), che con la sentenza del 14 luglio 1986, ha riconosciuto la rispondenza al principio costituzionale dell’adeguatezza del finanziamento statale, e più precisamente la rispondenza dei finanziamenti globali fissati dalle Leggi di bilancio annuali.
La sentenza ha stabilito l’esistenza e definito le finalità formative delle fondazioni politiche, specificando che esse devono essere, da un punto di vista normativo, ma anche da un punto di vista oggettivo, istituzioni indipendenti in grado di compiere con senso di responsabilità le azioni formative rispondenti agli scopi dichiarati nei loro Statuti, dimostrando allo stesso tempo una certa autonomia e distanza dai partiti ai cui principi il loro operato deve però ispirarsi. Tale distinzione rispetto ai partiti deve risultare evidente anche dai criteri che guidano la scelta di coloro che occupano le posizioni ai vertici delle fondazioni. Esse eleggono infatti i loro organi di vigilanza e rappresentanza, nonché i dirigenti amministrativi, in piena autonomia: il presidente e il portavoce del direttivo, i dirigenti amministrativi e il tesoriere di una fondazione non possono però svolgere alcuna funzione comparabile all’interno del partito ai cui ideali e alla cui storia la fondazione si riferisce.
La sentenza enumera anche le attività che una fondazione non può svolgere, in quanto troppo attigue o identificabili con le attività proprie del partito di riferimento. Fra queste, in prima istanza le attività di sostegno ed aiuto durante il periodo elettorale, riportate dalla sentenza in maniera dettagliata (acquistare e distribuire pubblicistica del partito o riferibile ai suoi membri; produrre o diffondere materiale elettorale; finanziare annunci; utilizzare personale della fondazione fra i volontari o il personale attivo durante la campagna elettorale; tenere corsi finalizzati alla formazione di personale da utilizzare durante il periodo elettorale).
La sentenza indica infine l’inopportunità di trasferimenti di donazioni dalla fondazione al partito, onde evitare che le agevolazioni fiscali previste per queste vengano usufruite dai partiti politici di riferimento.
b. La Gemeinsame Erklärung
Ugualmente rilevanti in tal senso appaiono i riferimenti alle fondazioni contenuti nelle Raccomandazioni della Commissione di esperti indipendenti sul finanziamento dei partiti politici (Empfehlungen der Komission unabhängiger Sachverständiger zur Parteifinanzierung), istituita dal Presidente federale von Weizsäcker a seguito della sentenza del 9 aprile 1992 del Tribunale federale costituzionale che dichiarava incostituzionali alcuni profili della Legge sui partiti politici (Gesetz über die politischen Parteien – Parteien Gesetz).
Nel 1998, molte delle indicazioni contenute nel rapporto della Commissione sono state raccolte e sistematizzate in una Dichiarazione comune delle Fondazioni politiche sul finanziamento statale (Gemeinsame Erklärung zur staatlichen Finanzierung der politischen Stiftungen), che ne costituisce una sorta di codice di autoregolamentazione.
La dichiarazione comune, sottoscritta da cinque delle fondazioni politiche (ad eccezione della Rosa-Luxemburg-Stiftung), fornisce, a partire dalla Legge Fondamentale, un quadro normativo generale di riferimento.
Partendo dal presupposto che le fondazioni sono associazioni di diritto privato, che forniscono in modo del tutto indipendente servizi di pubblico interesse che non possono essere prestati dallo Stato, il loro operato trova il proprio fondamento costituzionale negli artt. 5 [Libertà di espressione], 9, comma 1 [Libertà di associazione] e nell’art. 12, comma 1[Libertà della professione] della Legge Fondamentale.
L’attività delle fondazioni risulta quindi estranea a quanto stabilito dall’art. 21 [Partiti politici] della Legge Fondamentale, relativamente al ruolo e all’importanza dei partiti nella determinazione della volontà politica collettiva attraverso il voto.
Natura dei contributi pubblici
La prima formale ricognizione del sostegno pubblico alle fondazioni politiche risale al 1986 quando il Governo fu richiesto dal gruppo parlamentare dei Verdi (Grünen) di documentare e quantificare le singole voci del finanziamento statale alle fondazioni politiche.
a. Finanziamenti globali e a progetto
Le fondazioni risultano destinatarie di finanziamenti globali erogati dal Ministero degli Interni (Globalzuschüsse) e di finanziamenti a progetto (Projektförderung) erogati per la maggior parte dal Ministero federale per lo sviluppo e la cooperazione economica (Bundesministerium für wirtschaftliche Zusammenarbeit und Entwicklung - BMZ) edal Ministero degli Affari Esteri (Auswärtiges Amt).
Gli stanziamenti sono determinati annualmente dalla Commissione Bilancio (Haushaltsaussschuss) del Bundestag, e quindi approvati dalla Legge di Bilancio (Haushaltsgesetz) all’interno degli stati di previsione 06 (per il Ministero dell’Interno) e 023 (per il Ministero per lo Sviluppo e la cooperazione economica).
La suddivisione di entrambe le fattispecie di trasferimenti viene determinata sulla base della rappresentanza dei partiti, così come essa si esprime all’interno del Bundestag.
I finanziamenti vengono assegnati in base a criteri consolidatisi nel corso degli anni all’interno della prassi parlamentare. Il punto di partenza è costituito dalla ripetuta presenza di un gruppo parlamentare e dalla sua consistenza numerica all’interno del Bundestag.
Nella prima determinazione dei trasferimenti, la Commissione Bilancio del Bundestag parte da un importo base (Sockelbetrag), corrisposto in maniera continuativa per un certo periodo di legislature, che, solo in seguito, viene adeguato alla forza numerica reale della rappresentanza. Nel caso in cui un partito non sia più rappresentato in Parlamento, la fondazione di riferimento continua a ricevere il sostegno pubblico per almeno una legislatura.
Nel 2011 è stato stimato che la rappresentanza della Friedrich-Ebert-Stiftung fosse pari al 32,8%, quella della Konrad Adenauer Stiftung al 29,2,5%, quelle della Friedrich-Naumann-Stiftung, della Hanns-Seidel-Stiftung e della Heinrich-Böll-Stiftung allo 10,3%, mentre la Rosa-Luxemburg-Stiftung ha ottenuto un importo base corrispondente al 7% del valore attribuito ai finanziamenti globali nella Legge di Bilancio.
I finanziamenti globali, che fanno capo al Ministero dell’Interno,rappresentano la premessa indispensabile per la pianificazione dell’attività ordinaria delle fondazioni politiche, infatti sono prevalentemente utilizzati per finanziare:
· congressi, seminari e incontri di formazione politica;
· pubblicazioni e mostre;
· progetti di ricerca e documentazione nonché tenuta degli archivi sulla storia dei movimenti e dei partiti di riferimento;
· uscite amministrative relative al personale, alle strutture e agli investimenti.
Attingendo dalla quota parte loro spettante, le fondazioni possono finanziare anche altre organizzazioni operanti nel settore della pubblica utilità, purché queste perseguano finalità compatibili con quelle fissate negli statuti delle stesse fondazioni.
Nel 2011 i finanziamenti globali sono stati pari a 95 milioni di euro.
I finanziamenti a progetto rappresentano circa i due terzi dei finanziamenti ricevuti dalle fondazioni. La richiesta, l’uso e il pagamento del servizio prestato si basano su quanto disposto dal Regolamento federale sul bilancio (Bundeshaushaltsordnung - BHO), che agli artt. 23 e 44 fornisce le norme generali. Per le norme di dettaglio si rimanda invece alle Disposizioni accessorie riguardanti la promozione a progetto (Allegemeine Nebenbestimmungen für Zuwendungen zur Projektförderung – ANBest-P).
L’art. 23 (Elargizioni – Zuwendungen) stabilisce infatti che “uscite e stanziamenti d’impegno per prestazioni finalizzate (elargizioni) da effettuare a organismi posti al di fuori dell’Amministrazione federale, possono essere preventivati solo nel caso in cui la Federazione abbia un interesse rilevante all’esecuzione della prestazione tramite tali organismi, e solo nel caso in cui senza le elargizioni tale interesse non possa, in tutto o necessariamente, essere soddisfatto”. L’art. 44 (Elargizioni, amministrazione di mezzi o elementi patrimoniali – Zuwendungen, Verwaltung von Mitteln oder Vermögensgegenständen), partendo dalle premesse illustrate all’art. 23, indica nella Corte Federale dei Conti l’organo competente al controllo della rispondenza e correttezza dell’uso delle elargizioni. Lo stesso articolo stabilisce che organismi giuridici di diritto privato possono assumersi compiti amministrativi discendenti da elargizioni, solo nel caso in cui forniscano le garanzie necessarie affinché i servizi siano prestati in maniera rispondente al diritto interno e nel pubblico interesse. Il conferimento e la sospensione competono al Ministero competente, che per il conferimento dovrà agire di concerto con il Ministero delle Finanze.
Attraverso lo stato di previsione 023 della legge di Bilancio, il Ministero federale per lo sviluppo e la cooperazione economica finanzia e coordina la cooperazione tecnica e finanziaria con i paesi partner, nonché il sostegno alla cooperazione allo sviluppo delle organizzazioni non governative, dell’associazionismo confessionale e delle numerose tipologie di fondazioni, tra cui quelle politiche, presenti in Germania.
Nel 2011 in questo settore sono stati destinati 233 milioni di euro per il lavoro all’estero delle fondazioni.
I finanziamenti assegnati, finalizzati al sostegno dello sviluppo ecologico, sostenibile e socialmente accettabile dei paesi in via di sviluppo e trasformazione, vengono elargiti a paesi partner con orientamenti compatibili a quelli del governo tedesco nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, primi fra tutti la costruzione e il rafforzamento delle strutture democratiche, della comprensione regionale e internazionale e della cooperazione pacifica. In tale quadro generale, le fondazioni politiche hanno il compito di contribuire al rafforzamento delle organizzazioni espressioni della società civile e del mondo del lavoro, di svolgere consulenza parlamentare, di accelerare la democratizzazione dei mezzi di informazione e di intervenire attivamente affinché vengano introdotte abitudini sanitarie, familiari e consuetudinarie in grado di migliorare le condizioni generali di vita.
Sistemi di controllo
La Dichiarazione comune delle Fondazioni politiche sul finanziamento statale dedica la sezione finale al controllo e alla trasparenza, indicando che l’uso dei finanziamenti globali viene verificato dal Ministero dell’Interno sulla base delle Disposizioni accessorie riguardanti i finanziamenti statali (Allegemeine Nebenbestimmungen zur institutionellen Förderung – ANBest-I), a ciò deve aggiungersi il già ricordato controllo della Corte dei Conti Federale e, a livello regionale, dei corrispondenti organi preposti al controllo. Relativamente al rispetto delle disposizioni fiscali, la verifica avviene da parte delle autorità finanziarie a questo preposte.
Le Fondazioni, accogliendo i suggerimenti della Commissione di esperti, pubblicano annualmente una Rapporto annuale delle entrate e delle uscite, ovvero un bilancio d’esercizio che deve essere sottoposto al controllo di un revisore dei conti.
Sebbene le fondazioni non siano sottoposte ad un obbligo di pubblicità, tali documenti sono pubblicati sui siti delle fondazioni e nella Dichiarazione comune viene ripetutamente sottolineata l’importanza della trasparenza nell’ambito dell’uso dei finanziamenti pubblici.