venerdì 30 settembre 2011

Non c'è nessuna certezza su quel pronunciamento


Intervista a Carlo Fusaro
Voce Repubblicana 30 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Sul pronunciamento della Corte Costituzionale sui referendum elettorale non ci sono certezze, ma il Porcellum non piace a nessuno. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Carlo Fusaro, ex deputato del Pri e promotore dei referendum elettorali.
Prof. Fusaro, il comitato promotore dei referendum è riuscito a raccogliere le 500mila firme sui due quesiti elettorali. Cosa accadrà davanti alla Corte Costituzionale?
Questi due referendum sono un esercizio abile di tecnica costituzionale. Non saprei dire quale sarà l'esito sull'ammissibilità di questi referendum davanti alla Corte Costituzionale. Come cittadino sono promotore di questi referendum. Ciò implica un mio giudizio potenzialmente positivo su questi referendum. Tuttavia, dal punto di vista tecnico non mi nascondo che sarà necessario, da parte della Consulta, innovare la sua giurisprudenza in materia di referendum o la metta a punto rispetto alle precedenti pronunce. D'altra parte, le Corti costituzionali non agiscono nel vuoto. Mi auguro che la Consulta si pronunci favorevolmente a questi due referendum. Ma, ad oggi, nessuno può dire come andranno le cose”.
Sull'esito di questi referendum davanti alla Corte costituzionale quanto pesa la sentenza 24 del 2011 sugli ultimi referendum abrogativi?
E' difficile valutarlo. Non sono in grado di fare un'analisi di questo genere”.
Non pensa che quel pronunciamento abbia chiuso in anticipo ogni forma di dibattito sulla reviviscenza?
Ci troviamo di fronte ad un dibattito sulle fonti del diritto su cui la dottrina si è fronteggiata con le posizioni più diverse. Anche le sentenze della Corte costituzionali non sono sempre state coerenti. L'unica cosa è certa è che questa legge elettorale riceve troppe critiche. Tutti si dichiarano insoddisfatti di questa legge elettorale. Lo stesso Parlamento italiano è parso paralizzato di fronte al tema della legge elettorale. Ecco perché, ancora una volta, l'arma referendaria serve per stimolare il dibattito e indurre le forze politiche alla modifica dell'attuale legge. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ci aiuta perché non esiste una giurisprudenza certa da parte dei giudici costituzionali. Un ex presidente della Corte Costituzionale come Livio Paladin aveva ripensato ad alcune sentenze della Consulta, ammettendo che sarebbe stato giusto riflettere di più su alcune sentenze”.
Quali sono gli effetti dei due referendum elettorali sull'attuale legge? Gli effetti saranno due leggi elettorali al termine del voto referendario?
Credo che ce ne sarà una sola. L'effetto sostanziale dei due referendum è il tentativo di provocare la reviviscenza della legge Mattarella del 1993. Se la Consulta dovesse ravvisare questo problema renderebbe ammissibile uno dei due referendum e non tutti e due”.

giovedì 29 settembre 2011

Cosa è successo in quelle primarie?


Intervista ad Amedeo Laboccetta
Voce Repubblicana, 29 settembre 2011 
di Lanfranco Palazzolo

I cittadini napoletani vogliono sapere quello che è accaduto nelle elezioni primarie di Napoli. E la procura di Napoli deve indagare su questo. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Popolo delle Libertà Amedeo Laboccetta.
Onorevole Laboccetta, nei giorni scorsi si è sparsa la notizia che la Procura di Napoli avrebbe chiesto al Partito democratico gli elenchi dei votanti alle ultime primarie che si sono tenute in vista delle elezioni comunali. Quelle consultazioni erano state annullate dal Pd a causa di presunte irregolarità. Cosa sta accadendo?
Credo che nelle mani delle Procura di Roma ci sono elementi molto significativi su questa vicenda, che ritengo gravissima. Nella città di Napoli questa vicenda non è passata inosservata. I napoletani la conoscono bene e sono rimasti molto colpiti di quello che è accaduto nei giorni delle elezioni primarie, soprattutto per chi vive la politica nel territorio. Ricordo che la vicenda venne denunciata proprio dagli esponenti della sinistra del Partito democratico, i quali hanno denunciato operazioni poco chiare nei quartieri di Secondigliano. Tra l'altro, della vicenda se ne occuparono alcuni giornali. Poi la vicenda cadde nel silenzio dei mezzi di informazione. A quanto pare, oggi si è riaperto uno squarcio di verità su questa vicenda. Mi auguro che venga fatta chiarezza su una delle vicende più inquietanti della politica partenopea. Questa è una brutta pagina che è stata vissuta con grande sofferenza dai cittadini napoletani”.
I vertici del Pd napoletano hanno poi smentito che la procura avesse realmente chiesto questi elenchi.
Non credo che la procura di Napoli sia rimasta con le mani in mano. I magistrati napoletano hanno tra le mani più di un elemento su questa vicenda. Mi auguro che su questa vicenda la procura di Napoli vada fino in fondo”.
Non crede che la procura di Napoli sia troppo schierata politicamente per svolgere un'indagine seria su quello che è accaduto nelle recenti elezioni primarie di Napoli?
La procura di Napoli si distrae troppo spesso. Lo ha fatto anche su questa vicenda. Lo ha fatto anche sul caso dell'onorevole Milanese, trascurando alcuni aspetti emersi dalle carte processuali, evitando di indagare su alcuni filoni d'indagine. Infatti, nelle carte delle indagini relative al caso Milanese è apparso più volte il nome di Andrea Cozzolino”.
Il Pd avrebbe dovuto restituire i soldi delle elezioni primarie agli elettori?
Quello dei soldi è un aspetto marginale della vicenda. Gli elettori del Pd e i napoletani vogliono sapere se ci siano state in questa vicenda delle infiltrazioni poco chiare. Il punto è questo. Il Pd ha fatto della questione morale un suo punto d'onore. Se è caduto in incidente di questo tipo la dice lunga sull'integrità dei dirigenti di quel partito”.

mercoledì 28 settembre 2011

Con i comunisti non c'entriamo nulla


Intervista a Michele Boato
Voce Repubblicana 28 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il movimento non violento non ha alcun legame con l'ideologia comunista. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Michele Boato, docente di economia, ecopacifista, non-violento, direttore della storica rivista “Gaia”.
Michele Boato, come è andata la marcia delle pace Perugia-Assisi?
Il clima mi è sembrato buonissimo nonostante i limiti che tutti conoscono. Queste iniziative sono aperte a tutti e tutto. C'è chi viene alla marcia Perugia-Assisi con delle idee molto chiare sulla guerra e gli eserciti e c'è invece chi viene con idee molto generiche sul principio 'vogliamoci bene e non facciamo conflitti'. E' naturale, quando si parla di centinaia di migliaia di persone, che ci siano valutazioni così diverse. Tuttavia, in questa circostanza si sono incontrate molte persone per avviare iniziative e riprendere contatti per fare rete”.
Che ruolo hanno avuto i partiti nella crisi di questo tipo di associazionismo?
Da Aldo Capitini in poi il discorso è stato di indipendenza. Di collaborazione, ma di indipendenza rispetto ai partiti politici. Anche nella prima marcia Perugia-Assisi c'erano rappresentanti di partiti politici. Per la verità molto pochi. Alla prima marcia del 1961 c'erano molte persone comuni di tutte le classi sociali. Certo, l'associazionismo di base non è molto forte in Italia. Quando l'associazionismo si dimostra forte ciò avviene perché ci sono associazioni come l'Arci e l'Udi che si muovono. Questo è accaduto sempre. Se questo associazionismo riesce a portare con se sindaci e partiti sulle posizioni non-violente ciò è positivo”.
Qual è il ricordo più contraddittorio di queste iniziative?
Quello del periodo relativo alla Marcia del 1999, quando il Governo italiano era stato da poco impegnato nei bombardamenti contro la Serbia mentre, i rappresentanti del Governo D'Alema pretendevano di partecipare alla marcia Perugia-Assisi”.
Cosa è successo al movimento non-violento dopo la guerra in Iraq?
Io farei delle distinzioni precise tra pacifismo e non-violenza. I primi reagiscono alla guerra in termini generici e con grave ritardo. La non-violenza è un movimento molto più forte che mette le radici in una società basata sulla convivenza e sulla solidarietà. La non-violenza non è mai stato un movimento di massa”.
La non-violenza è estranea all'ideologia comunista?
Non c'è dubbio che non esistano legami. Basta citare il termine dittatura del proletariato per citare una frase che esprime violenza”.
Il movimento pacifista dei partigiani della pace ha limitato la non-violenza?
Il condizionamento negativo c'è stato. Bisogna distinguere il movimento di Aldo Capitini e del Partito d'azione con i partigiani della pace che hanno provocato solo disastri. Ricordo la figura del generale Nino Pasti, che era di fatto un portavoce del Kgb”.

martedì 27 settembre 2011

Qui c'è stato un corto circuito

Voce Repubblicana del 27 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Mao Valpiana

Massimo Valpiana, in che clima si è svolta l’edizione del 2011 della marcia Perugia-Assisi?
“L’importanza della marcia per la pace Perugia-Assisi è la stessa che aveva nel 1961, quando fu promossa da Aldo Capitini per la prima volta. Questa manifestazione ha il compito di far apparire il Movimento per la pace come soggetto autonomo dai partiti, con l’obiettivo di porre la questione decisiva del superamento della guerra. Oggi come ieri, questo movimento raccoglie attorno a se le espressioni più diverse, che si devono mescolare, confrontare, E’ un movimento molto variegato: Ecologisti, Radicali, ambientalisti, scout, parrocchie, partiti, che si uniscono con lo slogan: ‘Per la pace e la fratellanza tra i popoli’. Questi due obiettivi sono un vero e proprio programma politico. Questi devono tendere ad una politica che deve mettere al centro della questione politica il tema del disarmo ovvero drastico taglio delle spese militari. Questo è l’argomento forte, la questione unica che il movimento per la pace vuole proporre al mondo politico e al governo. E’ una questione che riguarda tutti i cittadini che vivono questa crisi politica ed economica. Su questo argomento possono trovarsi insieme in tanti”.
Perché il tema del disarmo è passato in secondo piano dopo la fine del bipolarismo mondiale avvenuto nel 1989?
“Sembrava che con il crollo del muro di Berlino la guerra fosse uscita dalla storia. Francis Fukuyama aveva detto che quello era il momento della ‘fine della storia’. E invece abbiamo visto che si è passati dall’equilibrio del terrore est-ovest alla politica della guerra infinita. Il XXI secolo si è aperto con una serie infinita di conflitti. Siamo passati dalla guerra fredda alle guerre calde. Ecco perché il movimento pacifista deve ritrovare la sua strada e riflettere che la maturazione del superamento della guerra deve trovare fondamento nella non-violenza. Ci si deve opporre alla guerra e alla sua preparazione”.
Perché nessuno è sceso in piazza contro la guerra in Libia? Cosa è successo al movimento pacifista? Ritiene che questo sia un elemento che prova la grave crisi di questo movimento?
“C’è stato un corto-circuito soprattutto nei partiti della sinistra, che condannano la guerra. Tuttavia, questi partiti hanno preferito optare per la linea della difesa dei diritti umani. I partiti progressisti hanno detto che questa guerra era giusta per la difesa dei diritti umani in Libia, per impedire che a Bengasi ci sia un massacro come avvenne a Sarajevo nel 1995. La sinistra ha pensato di giustificare la guerra attraverso la difesa dei diritti umani”.

Sulla guerra in Libia c’è stato un corto circuito nei partiti della sinistra. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Massimo Valpiana, Presidente del Movimento Non-violento.

venerdì 23 settembre 2011

Il dibattito su "ALLARME ROSSO" (5 anni di governo Togliatti) a Radio Radicale




Nel 1953 la OGAM pubblica un volume nel quale viene raccontato cosa sarebbe successo in Italia a seguito della vittoria del Fronte popolare. Questo racconto è viene ripubblicato oggi da "Stampa Alternativa" con il titolo "Allarme Rosso". Ma quanto pesa la figura di Palmiro Togliatti oggi? Ne abbiamo parlato con lo storico Francesco Perfetti, il giornalista e deputato Giancarlo Lehner e con il contributo del politologo Giorgio Galli. Ecco quali sono state le riflessioni del curatore e degli ospiti della trasmissione curata da Giuseppe Di Leo.

Gli Stati Uniti e quei "stati canaglia"

Intervista a Sergio D'Elia
Voce Repubblicana del 24 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Gli Stati Uniti non devono essere comparati con la Cina e l'Iran nell'applicazione della pena di morte. Lo ha detto alla “Voce” il segretario di “Nessuno tocchi Caino” Sergio D'Elia.
Sergio D'Elia, quali sono le vostre valutazioni sull'esecuzione della sentenza di condanna a morte di Troy Davis nello Stato della Georgia?
“Questa è l'ennesima esecuzione di un probabile innocente. Ho avuto modo di leggere tutti i resoconti della vicenda di Troy Davis che sono stati pubblicati da Amnesty International. Basterebbe ricordare che ci sono stati sette dei nove testimoni, che hanno deposto contro Davis, i quali hanno ritrattato le loro accuse contro questo cittadino americano. Quella su Davis è l'ennesima esecuzione di un innocente negli Stati Uniti. Per non parlare di quelli che si sono salvati pochi minuti prima di finire sulla sedia elettrica o per l'iniezione letale. Sono circa 140 i cittadini americani che sono stati riconosciuti innocenti prima che venisse applicata l'esecuzione della pena capitale. Ci sono anche casi di cittadini americani che hanno passato oltre 20 anni anni in carcere, nel braccio della morte, prima di essere prosciolti. Ma al di la dell'innocenza di Davis è il caso di fare una valutazione politica. La pena di morte è ormai fuori dalla storia. L'Assemblea generale dell'Onu ha, ripetutamente, approvato una risoluzione che considera la pena di morte come un ferro vecchio”.
Qual è lo stato di applicazione della pena di morte nel mondo?
“Il gruppo degli stati che applica la pena di morte si riduce di anno in anno. E, gli Stati Uniti, che certo non applicano la pena di Morte come fanno la Cina e l'Iran, si trovano in una compagnia poco allegra. Si tratta della compagnia di quelli che definiscono come 'Stati canaglia' per la loro politica estera poco chiara nei confronti delle democrazie”.
Quanti sono gli Stati americani che applicano la Pena di morte?
“Negli Usa sono 34, ma sono soltanto 12 quelli che la praticano. Il numero delle esecuzioni che vengono messe in pratica negli Stati Uniti non sono nemmeno lo 0,5 per cento del totale mondiale delle esecuzioni. Però gli Stati Uniti si devono assolutamente liberare di questo retaggio antico del passato. In questo paese c'è ancora un retaggio importante al principio dell''occhio per occhio, dente per dente', originario del Vecchio Testamento. Ma orma è giunto il tempo di cambiare. Alcuni stati americani si stanno muovendo. Lo Stato di New York ha abolito la pena di morte. L'ha abolita anche l'Illinois”.
Cosa pensa il Presidente Barack Obama della pena di morte?
“Gli Usa sono uno Stato federale. Le competenze degli stati sono assolute su alcune materie. Obama ha delle posizioni chiare sulla pena di morte: è contrario. Nei casi della giustizia federale ha mantenuto una linea chiara”.

Quei quesiti saranno ammissibili

Voce Repubblicana del 23 settembre 2011
Intervista a Marco Olivetti
di Lanfranco Palazzolo

La Corte Costituzionale riterrà ammissibili i referendum elettorali. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Marco Olivetti.
Prof. Olivetti, lei è considerato uno degli ideatori dei referendum elettorali. Cosa pensa dei rischi che corrono i quesiti di fronte alla Corte costituzionale?
“Io non sono uno degli ideatori di questi referendum. Avevo ipotizzato questi referendum come una soluzione possibile a questa situazione quattro anni fa. Ne avevo discusso con altre persone. Ma questo non ha molta importanza. Venendo al merito dei referendum questa è una questione molto controversa e problematica. Tuttavia, credo che questi referendum saranno ritenuti ammissibili dalla Corte costituzionale. Credo che la Corte costituzionale abbia dei margini amplissimo per decidere su questo”.
Non crede che la Corte avrà dei dubbi sulla reviviscenza del Mattarellum?
“Quello della reviviscenza è un tema molto tecnico che di solito non interessa il grande pubblico. Il problema è che quando si abroga una norma che aveva a sua volta abrogato una norma precedente la prima ritorni in vigore. E questo è quanto dovrebbe accadere eventualmente per il Mattarellum una volta abrogata la legge Calderoli del 2005”.
Perché quello della reviviscenza è un problema particolare?
“Nella sua giurisprudenza, la Corte costituzionale richiede, in materia di referendum elettorali, richiede che l'intervento abrogativo operato con referendum lasci in vigore una legge applicabile. Non è possibile abrogare una legge lasciando aperto un vuoto, ma occorre che risulti applicabile una legge elettorale perché è impensabile creare un vuoto che non permetta il funzionamento degli organi costituzionali. Questa è una giurisprudenza delineata sin dai tempi dei referendum Segni-Guzzetta degli anni '90. Al tempo stesso c'è il problema che la Corte costituzionale, in più pronunce – una delle quali recentissima (la sentenza 24 del 2011) – ha detto che se opera il referendum abrogativo non c'è reviviscenza. La Corte costituzionale lo ha detto chiaramente. La stessa Corte, richiamandosi a questo principio, ha citato due pronunciamenti precedenti nei quali la Corte costituzionale non aveva detto proprio la stessa cosa”.
Uno dei due referendum elettorali è totalmente abrogativo dell'attuale legge elettorale, mentre l'altro lo è parzialmente. Teme che da questi due referendum possano uscire due leggi elettorali diverse?
“A me sembra che la differenza normativa dall'esito dei due referendum non esista. La tecnica con la quale viene configurata l'abrogazione dei due quesiti è diversa. Solo apparentemente si avrebbero dei risultati diversi. Non credo che questo sia il problema principale. Anche nel 1981 vennero presentato due referendum opposti sull'aborto, ma quei due quesiti furono respinti”.

mercoledì 21 settembre 2011

Liberate mio figlio

Voce Repubblicana del 21 settembre 2011
Intervista ad Adriano Bon
di Lanfranco Palazzolo

Lo Stato non è stato in grado di liberare mio figlio e l’equipaggio della Savina Caylin dai pirati. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Adriano Bon, il padre di uno dei marinai italiani sequestrati nell’Oceano Indiano, al largo della Somalia, dai pirati mentre trasportavano Petrolio in un paese asiatico. Pochi giorni fa si è svolta a Trieste una fiaccolata per la liberazione di Eugenio Bon.
Adriano Bon, come sta suo figlio e come stanno gli altri ostaggi dei pirati a bordo della Savina Caylin?
“Sono ormai sette mesi che mio figlio e gli altri membri dell’equipaggio della nave, sono oltre 20 marinai, si trovano nelle mani dei pirati. Abbiamo fatto presentare interrogazioni alla Camera e al Senato sulla vicenda della petroliera sequestrata, abbiamo parlato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con il Papa. Sembra che né lo Stato, né l’armatore siano in grado di risolvere questa questione. Per mesi abbiamo avuto notizie dei membri dell’equipaggio attraverso la voce del comandante della petroliera. Poi ci sono stati mesi di silenzio. E quello che mi ha fatto molto male è aver ricevuto, qualche sera fa, la telefonata di mio figlio. Lui è giovane e forte, pensavo avesse la possibilità di resistere fisicamente e psicologicamente. Mi illudevo di questo. E avevo la forza di organizzare manifestazioni e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo. Ma le notizie relative a questo sequestro si fermavano solo alle cittadine dei cinque italiani sequestrati a bordo della Savina Caylin. Non è mai uscito nulla sulla stampa nazionale. Non riusciamo a comprendere questo silenzio nei confronti del sequestro della petroliera e del suo equipaggio. Quasi come se ci fosse una disposizione particolare di non trattare l’argomento”.
Cosa le ha detto suo figlio?
“Che non riesce più a camminare e che ogni tanto lui, e gli altri membri dell’equipaggio vengono torturati. Mi ha detto che il corpo non gli risponde più ed è sfinito, che le sue condizioni stanno peggiorando. E, infine, ha aggiunto che i pirati vogliono i soldi dall’armatore. Mio figlio ha detto di non sapere quanti giorni potrà resistere ancora. Questa è la condizione dei marinai che dallo scorso febbraio sono stati sequestrati”.
Quali contatti avete avuto con il ministero degli Esteri?
“Abbiamo parlato con i sottosegretari agli Esteri Alfredo Mantica ed Enzo Scotti, con il ministro dell’Unità di crisi Romano e con il ministro degli Esteri Franco Frattini. E, infine, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Il comportamento di Gianni Letta mi ha particolarmente rincuorato perché ha detto di volersi prendere personalmente l’incarico per cercare di risolvere questo problema. Eravamo molto soddisfatti di questo, ma poi non ci sono stati risultati.

martedì 20 settembre 2011

Quelle critiche troveranno ascolto

Intervista ad Alfonso Celotto
Voce Repubblicana del 20 settembe 2011
di Lanfranco Palazzolo

Abbiamo presentato questi referendum abrogativi della legge elettorale perché siamo convinti che le critiche dell’opinione pubblica contro il porcellum troveranno ascolto. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Alfonso Celotto, membro del Comitato promotore dei referendum.
Prof. Celotto, cosa farà la consulta sui referendum elettorali che avete presentato per abrogare il ‘Porcellum’?
“Dobbiamo ricordare che sui referendum sulla legge elettorale la Corte costituzionale è sempre stata particolarmente rigorosa nel senso che ci deve essere una norma di risulta auto applicativa. Per aggirare questo limite sono sorti i cosiddetti referendum manipolativi. Significa che non ci troviamo più di fronte ad un referendum secco, ma diventa un ritaglio della normativa vigente per avere una nuova normativa. Basta guardare i quesiti per capire che si tratta di questioni molto complesse e molto tecniche che non tutti riescono a comprendere. Tuttavia, l’esisto dell’abrogazione delle norme che vengono sottoposte al voto lasciano in vita una normativa autonoma che, praticamente, fa tornare in vita la normativa del cosiddetto Mattarellum, il sistema elettorale in vigore dal 1993 al 2005”.
Uno dei due quesiti è totalmente abrogativo del Porcellum?
“Abbiamo scelto un quesito totalmente abrogativo delle norme del porcellum per provocare la reviviscenza secca. D’altra parte la reviviscenza è un tipica successione delle norme nel tempo. L’abrogazione di una norma provoca un buco che viene colmato dalla reintroduzione della norma precedente. Sembra una questione molto complicata, invece è un effetto previsto nel diritto”.
Sarà anche un effetto naturale, ma lei ricorda se la Corte Costituzionale ha ammesso la reviviscenza in materia referendaria relativa alle leggi elettorali?
“Sul referendum non ricordo casi del genere. Ma la Corte costituzionale conosce la reviviscenza come istituto generale. Nel sindacato di costituzionalità delle leggi, parecchie volte sono capitate situazioni in cui la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale una norma di legge, si è accorta che da quella dichiarazione di incostituzionalità tornava in vigore un’altra norma incostituzionale e l’ha cancellata. Certo, in questo caso, si tratta di superare l’ostacolo di un referendum che porta alla reviviscenza. In questo caso concorre l’atteggiamento dell’opinione pubblica e delle forze politiche che da anni sostengono che questo è un sistema politico inadeguato e non riescono a trovare un accordo per modificare l’attuale legge elettorale. Ecco perché questo referendum può essere la spinta giusta per cambiare, soprattutto dopo che nell’ultima tornata referendaria si è giunti al quorum nei referendum abrogativi. Quindi c’è ancora uno spazio politico importante per i referendum”.

Quel partito è profondamente diviso

Intervista a Paolo Armaroli
Voce Repubblicana del 20 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico è profondamente diviso sui referendum elettorali. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Paolo Armaroli.
Prof. Armaroli, cosa accadrà sui due quesiti referendari? Saranno ammessi dalla Corte Costituzionale al giudizio degli italiani?
“I referendum elettorali hanno calcato la scena con grande successo per ben due volte. E’ accaduto nel 1991 (preferenza unica) e nel 1993 (per il Mattarellum). Questa terza riedizione referendaria ha una sua spiegazione nel fatto che in tutti questi anni il Parlamento se ne è stato con le mani in mano. In altre parole non è stato capace di modificare un sistema elettorale demonizzato da tutti, che faceva comodo a tutti. I capataz di partito possono mettere chiunque in una lista per farlo eleggere”.
Poi si spende anche meno. Le liste bloccate fanno spendere meno i candidati.
“Non c’è ombra di dubbio”.
Perché questo referendum è necessario e come si stanno comportando i partiti su questi quesiti referendari?
“Noi assistiamo ad un Partito democratico profondamente diviso su questo referendum e addirittura imbarazzato. Effettivamente, le ragioni di imbarazzo per il Pd sono molteplici. Il vecchio Partito comunista italiano, durante i lavori dell’assemblea costituente, vide sempre con grande sospetto gli istituti di democrazia diretta a cominciare dal referendum abrogativo. La riprova l’abbiamo avuta durante il periodo di solidarietà nazionale, quando esisteva una ‘grosse koalitionen’ tra Dc e Pci, quando i due grandi partiti fecero di tutto per bloccare i due referendum del 1978. Allora, il capogruppo del Pci Alessandro Natta fece presentare dal Pci un quesito teso a limitare i referendum”.
Ci sono delle contraddizioni da parte del Pd nell’avversione che molti suoi esponenti dichiarano contro questa legge elettorale?
“Eccome! In Toscana il Partito democratico ha fatto approvare una legge elettorale che prevede la cosiddetta lista bloccata. Questa è un’altra ragione di imbarazzo. E poi, il Pd ha presentato una sua proposta di legge che non collima affatto con la reviviscenza del Mattarellum. Con il ritorno in vigore di questa legge avremmo un maggioritario ad un turno con una quota proporzionale del 25 per cento. Mentre la proposta del Pd tende al doppio turno. Ad avviso del Pd, questa legge avvantaggerebbe il centrosinistra, che ha un elettorato irreggimentato che correrebbe alle urne al secondo turno. Ecco perché il Pd non sa che cosa fare su questi referendum. Se il Pd ha fatto delle aperture a questo referendum, questa scelta è dovuta alle pressanti richieste della base del Partito democratico. E non certo per ragioni di tipo ideale”.
Ma cosa sta accadendo nel Pd?
“C’è una guerra in corso tra Veltroni, che appoggia i referendum, e D’Alema che vuole il doppio turno”.

lunedì 19 settembre 2011

E' in arrivo "La clinica degli orrori" (Kaos Edizioni)

Fatti e Fattacci
Voce Repubblicana del 20 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

I mezzi di informazione italiani non perdono troppo tempo per occuparsi degli scandali sanitari relativi al nostro paese. Succede solo di rado che i grandi quotidiani puntino l’indice accusatore contro il rapporto tra sanità pubblica e sanità cattolica. Il caso della clinica Santa Rita ha davvero ben poco di miracoloso. A farci parlare del clamoroso caso di 88 interventi effettuati dalla clinica milanese è un libro della Kaos Edizioni dal titolo molto appropriato: “La clinica degli orrori”. In questo volume, che raccoglie il testo della sentenza della IV sezione del tribunale di Milano vengono elencate le motivazioni della condanna dei tre componenti dell’equipe del reparto di chirurgia toracica di questa clinica. Questi medici, in assenza di indicazioni chirurgiche, hanno eseguito resezioni polmonari (anche del tessuto mammario). Si tratta di operazioni abusive di una gravità inaudita, che sono costate ai tre medici una condanna durissima. I tre medici sono venuti meno al dovere di operare solo nell’esclusivo interesse dei loro pazienti. Lo scopo di queste operazioni non era quello di utilizzare questi poveri pazienti come cavie di qualche esperimento folle, ma di truffare il Servizio Sanitario Nazionale, che avrebbe garantito a queste operazioni, del tutto inutili, un adeguato rimborso. La pena per il responsabile del reparto di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone (15 anni di reclusione),  Pietro Fabio Presicci (10 anni di reclusione) e Marco Pansera (6 anni e 9 mesi di reclusione), avrebbe potuto essere più dura. Il tribunale ha ridotto la pena, rispetto alla richiesta dei Pm, perché il numero degli interventi nocivi sarebbe stato rivisto verso il basso dal tribunale di Milano. Per gli altri complici dell’equipe del reparto, accusati di aver falsificato le cartelle, è andata decisamente meglio. Loro se la sono cavata con pene di circa un anno. La vicenda è davvero raccapricciante perché svela dei retroscena agghiaccianti nei confronti dei pazienti operati senza che vi fosse una reale necessità di svolgere queste operazioni. Ma l’aspetto triste di questa vicenda è che il mondo politico era informato di quello che stava accadendo in quella che viene definita come “La clinica degli orrori”. Lo scandalo del Santa Rita scoppia nel giugno del 2008. Fin dal settembre del 2007 i membri della Commissione Salute del Senato sapevano delle gravi denunce di quanto stava accadendo in quella clinica. Basta leggere le parole del senatore Stefano Tomassini (Pdl) che, al “Sole 24 Ore” del 12 giugno del 2008 conferma questa verità. Però, come spesso accade, tutti i partiti politici si tirarono indietro rispetto a quello scandalo. Infatti, i membri della Commissione Salute del Senato decisero, all’unanimità, di secretare quegli atti. Un orrore dietro l’altro.

sabato 17 settembre 2011

Quel leader dimenticato tra Palmiro ed Enrico

Intervista ad Alexander Hobel
Voce Repubblicana del 17 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il periodo della segreteria di Luigi Longo nel Pci è stato ingiustamente trascurato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Alexander Hobel, autore de “Il Pci di Luigi Longo (1964-1969), pubblicato con Edizioni scientifiche italiane.
Alexander Hobel, la storia del Partito comunista italiano è stata studiata a fondo. Tuttavia, il periodo della segreteria di Luigi Longo non è stato altrettanto studiato con grande attenzione. Eppure, in quel periodo (1964-1969), sono accadute tante cose che hanno determinato cambiamenti epocali.
“La figura di Longo è stata sottovalutata nella storiografia italiana nell’ambito del dibattito sulla storia del Partito comunista italiano. Invece ci troviamo di fronte ad una figura e ad un periodo di grande importanza e molto significativi: sono gli anni in cui il Pci è all’opposizione rispetto al centrosinistra, il paese subisce delle trasformazioni notevoli. E in cui anche la capacità di proposta e di elaborazione del Pci, seppure dall’opposizione, si rafforza e matura. Vengono elaborate delle proposte che contribuiscono a quelle poche riforme che sono state fatte in Italia. E’ un periodo molto importante anche per quanto riguarda il versante internazionale con gli eventi che vanno avanti nel mondo comunista e per i fatti di Praga. Sono anni in cui viene avviato il dialogo con le forze politiche socialdemocratiche tedesche”.
La segreteria di Longo è diversa dall’impostazione voluta da Palmiro Togliatti?
“Longo affronta il suo mandato da segretario in modo diverso rispetto alla conduzione politica di Togliatti e di quella che sarà la conduzione politica di Enrico Berlinguer. Il modo di guidare il Pci sarà molto più collegiale, enfatizzando al massimo il dibattito politico interno nella Direzione, dibattito che, finché era stato in vita Togliatti, era già stato molto vivo. Ma poi tenuto insieme dalla figura di Togliatti. Ecco perché le polemiche, ai tempi di Togliatti, erano più sfumate. Longo ha avuto un ruolo molto positivo nell’incoraggiare questo dibattito e nell’ascoltare tutte le voci. Da questo punto di vista i dibattiti di quegli anni sono interessanti”.
Longo diventa segretario del Pci perché viene considerato l’erede naturale del “Migliore”. Qual è stato il comportamento di Longo dopo la crisi del Pci dopo il XXII congresso del Pcus che segnò la fine del mito staliniano?
“Longo è sempre stato molto vicino a Palmiro Togliatti. Era il suo collaboratore più fidato. Ecco perché Longo si trova al fianco di Togliatti anche nell’ultimo periodo della segreteria di Togliatti, così come sul versante internazionale. In quella occasione Togliatti dice che si possono fare delle critiche all’Urss, ma in Italia il Pci resta ancora ai margini del potere nel paese. Longo si ritrova al fianco di Togliatti in quel momento”.

I giudici costituzionali e quel referendum

Intervista a Paolo Tesauro
Voce Repubblicana del 16 settembre
di Lanfranco Palazzolo

Se i quesiti referendari abrogativi faranno sopravvivere un legge elettorale autonoma, la Consulta li considererà ammissibili. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il costituzionalista Paolo Tesauro.
Prof. Tesauro, cosa pensa dei referendum elettorali presentati per abrogare le norme del Porcellum? I quesiti determineranno il ritorno della precedente legge elettorale? Come si comporterà la Consulta?
“La Corte costituzionale non è un giudice di merito, ma è un giudice di legittimità. Non si pone il problema della difficoltà e della complessità del quesito referendario, ma si pone il problema unico dell’ammissibilità del quesito. In materia di riforma elettorale la Corte costituzionale ha assunto un orientamento che rende ammissibili i quesiti referendari a questa condizione: per effetto dell’abrogazione delle parziale delle norme in vigore possa sopravvivere una legge elettorale senza la necessità di un intervento legislativo. A questo punto ci troviamo di fronte ad una questione tecnica. Bisognerebbe leggere i quesiti uno ad uno ed assicurarsi che sopravviva una normativa all’esito del voto referendario. Io non ho letto i quesiti presentati dai comitati promotori, ma è necessario che all’esito del voto sopravviva una legge elettorale autonoma. Se si determinasse questa condizione, per effetto dell’abrogazione delle norme sottoposte al voto, il ritorno del precedente sistema elettorale, la Corte costituzionale dovrebbe considerare legittimo il referendum”.
Lei è convinto che questo referendum possa far tornare in vita la precedente legge elettorale?
“Se si toglie dalla legge elettorale un emendamento, che lascia in vigore un determinato testo, torna in vigore la precedente legge elettorale. E’ necessario fare un controllo tecnico, che io non ho ancora fatto”.
Non vede il rischio che il referendum sulla legge elettorale si trasformi in un referendum propositivo?
“Tutti gli interventi referendari parziali che servono ad amputare delle norme di una legge elettorale, per farne rivivere un’altra, non sono dei referendum abrogativi perché fanno tornare in vigore una diversa norma. I comitati promotori hanno deciso di presentare un quesito che da abrogativo si trasforma in propositivo. Si tratta di un escamotage. Ecco perché queste iniziative referendarie si trasformano spesso in uno stimolo al Parlamento per modificare l’attuale normativa in vigore prima che si voti per il referendum”.
Ricorda dei casi in cui un intervento referendario ha provocato la cosiddetta reviviscenza?
“Ci sono stati dei casi di referendum in cui sono state abrogate delle norme di una legge ed è rimasta in vita una parte della legge. In quel caso c’è stata la reviviscenza. Ma nel caso di un abrogazione totale di una legge non può esserci mai reviviscenza”.

La consulta mediterà sulla reviviscenza

Voce Repubblicana del 15 settembre 2011
Intervista a Stelio Mangiameli
di Lanfranco Palazzolo

La Corte costituzionale mediterà sulla ammissibilità dei referendum elettorali. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Stelio Mangiameli.
Prof. Mangiameli, molti studiosi si interrogano sulle reali possibilità che i referendum in materia elettorale possano superare l’esame della Consulta?
“L’idea di presentare un quesito referendario di abrogazione totale delle norme della legge elettorale del 2005 era già stata avanzata da parte mia diversi anni fa, quando furono proposti altri quesiti referendari. In quella occasione, il Comitato per i referendum decise di non accogliere questa mia proposta. E l’effetto si è visto: il referendum proposto da loro è andato male. Il tema delle reviviscenza è stato affrontato anche dalla dottrina più recente ha affrontato in modo molto serio”.
Quali sono state le valutazioni dottrinarie in materia?
“Si è ritenuto che, per via referendaria, si possa avere una reviviscenza delle norme abrogate . Il profilo tecnico è stato studiato dalla dottrina costituzionalistica italiana in modo molto approfondito, ma c’è anche un risvolto politico abbastanza chiaro. La Corte costituzionale non è solo un giudice, ma è anche un organo costituzionale che partecipa al dibattito costituzionale italiano nel nostro paese. E di fronte ad una forte richiesta dei cittadini che presenta un quesito referendario avrebbero motivo di meditare per accettare questa richiesta con la conseguente reviviscenza”.
Anche se si tratta di un referendum abrogativo, si può dire che l’elettore si trasformerebbe in legislatore attivo facendo tornare in vigore le norme del Mattarellum, trasformando questo quesito in un referendum propositivo?
“Il cittadino che partecipa al referendum è parte di una funzione legislativa, anche quando il referendum è meramente abrogativo. Da tempo immemore, la Corte costituzionale ha accettato ed ammesso quesiti referendari che operavano un ritaglio parziale delle disposizioni, dando vita a norme nuove. Quindi, già da tempo, è possibile produrre nuovi effetti normativi positivi attraverso il referendum abrogativo. Non si capisce il motivo in base al quale la Corte costituzionale possa bocciare un referendum che abroga una legge che permette di far rivivere le norme precedenti”.
Si è mai presentato il caso di un’abrogazione totale di una legge in un referendum?
“No, si tratterebbe di un caso nuovo. Ma il caso della cosiddetta ‘normativa di risulta’, in materia di abrogazione referendaria, non è meno impegnativo di quello dell’abrogazione totale. Anzi, lo è molto di più. Il Corte lo ha risolto dicendo che la normativa rimasta deve essere autosufficiente. Ma altrettanto potrebbe essere detto del corpo elettorale che abroga totalmente una legge in modo da far rivivere la legge precedente in modo autosufficiente”.

Aspettiamo quelle decisioni

Intervista a Tommaso Edoardo Frosini
Voce Repubblicana del 14 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Non voglio anticipare le decisioni della Consulta, ma sarà difficile che la Corte costituzionale ammetta i quesiti referendari che abrogano il Porcellum. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Tommaso Edoardo Frosini.
Prof. Frosini, i comitati promotori del referendum elettorale sono convinti, una volta raccolte le 500mila firme, di superare il vaglio del quesito davanti alla Corte Costituzionale. Tuttavia, i quesiti in questione, che mirano a cancellare di fatto il Porcellum approvato nel 2005, dovrebbero provocare la reviviscenza delle norme precedenti. Ci riferiamo alla legge elettorale maggioritaria in vigore prima del 2005. La Corte costituzionale può accettare questa impostazione?
“Questo intervento referendario si basa sul cosiddetto ‘ritaglio delle norme’. Il fatto che questo intervento dei comitati promotori dei referendum possa produrre un effetto positivo è controverso. La richiesta dei referendari è quella di abrogare tutte quelle norme – o meglio quelle disposizioni di norme – in modo tale da consentire il ripristino della precedente normativa entrata in vigore nel 1993: il cosiddetto Mattarellum. Si tratterebbe della cosiddetta reviviscenza delle norme in vigore prima dell’approvazione di questa legge. Se vengono abrogate le norme dell’attuale legge elettorale – secondo i promotori referendari - entrano automaticamente in vigore le norme pre-esistenti. Non c’è dubbio che la reviviscenza sia una teoria che ha un suo fondamento e sulla quale si discute da anni”.
Come si comporterà la Corte costituzionale?
“Immagino che sarà molto prudente sulla questione. Non so se la consulta arriverà ad accettare l’idea che con un voto referendario si arrivi a ripristinare la normativa precedente. I referendum hanno una finalità meramente abrogativa. Ricordo che le norma di cui parliamo e per le quali si evoca la reviviscenza sono state abrogate da un intervento legislativo nel 2005. Non voglio fare previsioni. Non è il mio compito. Naturalmente spetterà alla Consulta ogni valutazione degli aspetti giuridici dei quesiti. Però, credo che l’idea di far rivivere delle norme abrogate dal Parlamento per il tramite di un voto referendario possa trovare una certa resistenza da parte dei giudici della Corte costituzionale”.
La Corte costituzionale teme di avallare un referendum abrogativo che, nei fatti, è propositivo?
“In alcuni casi i referendum hanno avuto un ruolo propositivo. Non dimentichiamo che nel 1993 si riuscì ad abrogare alcune norme della legge elettorale del Senato. La normativa di risulta – ovvero ciò che rimaneva di quella legge elettorale – dava una legge di tipo maggioritario. Il compito dei referendum abrogativi è anche questo. Per la Consulta l’importante è che il referendum sia finalizzato ad abrogare delle norme”.

giovedì 15 settembre 2011

L'ANSA regala 8 voti alle opposizioni


Erroraccio dell'Ansa che ieri, al termine del voto di fiducia, aggiunge otto voti alle opposizioni facendole passare da 302 voti a 310.  

mercoledì 14 settembre 2011

Ecco come la monarchia colonizzò l'Italia

Voce Repubblicana, 13 settembre 2011
Intervista a Lorenzo Del Boca
di Lanfranco Palazzolo

Nel 1861 la monarchia sabauda ha conquistato l’Italia, allargando su essa il suo dominio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Lorenzo Del Boca, autore di “Risorgimento disonorato”, (Utet).
Lorenzo Del Boca, come è nata l’idea di un saggio sul “Risorgimento disonorato”?
“Questo libro è nato dall’esigenza di dire la verità. Non credo che per sentirsi dei buoni patrioti, dei buoni italiani sia necessario nascondere le magagne presenti e passate della nostra storia come si nascondeva la polvere sotto i tappeti, esaltando le virtù e nascondendo i piccoli e piccolissimi mali. E’ assurdo pensare che siamo stati un popolo di romantici e di altruisti fino a De Gasperi e solo dopo di allora abbiamo cominciato a rubare. Questo salto logico non può essere accettabile. Se la nostra società è profondamente corrotta dobbiamo risalire alle origini di questa condizione e capire chi ha cominciato. Ecco perché, ho voluto abbassare di qualche metro qualche personaggio del nostro Risorgimento”.
Questa visione distorta a cosa è dovuta?
“La politica ha costruito in maniera edulcorata e artefatta la nostra storia perché questo gli era utile. La monarchia voleva vantare i meriti dei Savoia; il fascismo voleva dimostrare come un manipolo di eroi fosse in grado di conquistare un regno. Poi, gli storici ci hanno messo del loro. Quando si è trattato di riscoprire questa storia molti si sono adagiati su quello che era stato già scritto evitando di cercare quello che realmente era stato il nostro Risorgimento. Tutti i principali storici italiani, come Villari e Tranfaglia, non hanno fatto altro che raccontare la stessa storia, che era una storia perlomeno parziale, settaria in certi passaggi. Alcuni eroi sono stati descritti troppo come eroi. La liberazione del Sud non è stata altro che un’impresa coloniale della monarchia sabauda contro il Meridione, che poi si è ripetuta in Libia, Somalia ed Eritrea con risultati nefasti che si pagano ancora oggi con la mancata risoluzione della ‘Questione meridionale’”.
C’è stato qualcosa di sbagliato nelle celebrazioni dell’Unità d’Italia?
“La data delle celebrazioni dell’Unità d’Italia. Si è voluto celebrare con ampollosità una data che ritengo sia sbagliata: il 17 marzo del 1861, giorno in cui Vittorio Emanuele II di Sardegna diviene nominato Vittorio Emanuele II re d’Italia. Qui ci troviamo di fronte ad un salto logico. Se si voleva fare davvero l’Italia il Re doveva chiamarsi Vittorio Emanuele I. Era necessario ricominciare daccapo con una nuova storia. Questa è la conferma inoppugnabile che quella del 1861 non fu la costruzione di una nuova Italia, ma dell’allargamento del Piemonte e della monarchia sabauda. Infatti, quella che doveva essere la prima legislatura del Regno d’Italia è ricordata come l’VIII legislatura”.

sabato 10 settembre 2011

Non cumulate altri stipendi

Intervista a Sandro Gozi
Voce Repubblicana del 10 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

I parlamentari non dovrebbero cumulare altri stipendi oltre all’indennità che percepiscono. Sarebbe un segnale importante da parte del mondo politico. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Sandro Gozi del Pd.
Onorevole Gozi, con questa manovra il Governo ha cercato di ridurre i costi della politica. Cosa ne pensa delle iniziative dell’esecutivo sulla diminuzione delle indennità dei parlamentari?
“Quella sui cosiddetti costi della politica è un’occasione persa. Il problema della crisi politica italiana non è certo legato alle indennità dei parlamentari. Il Paese ha bisogno di segnali di trasparenza e di sobrietà. Questi segnali di trasparenza e di sobrietà continuano a non arrivare dalla classe politica italiana che, in questa manovra al Senato, ha commesso due errori molto gravi”.
A quali errori si riferisce?
“Il senatore Follini a Palazzo Madama ed io, insieme ad altri deputati alla Camera, abbiamo proposto di escludere il cumulo delle indennità per i parlamentari. Se sei parlamentare e continui a svolgere la tua attività professionale questo significa che il deputato non può dedicarsi, come la politica richiede oggi, a tempo pieno al servizio del tuo paese. A nostro giudizio il cumulo tra l’indennità di parlamentare e quella della professione o del lavoro svolto al di fuori della politica non possono essere cumulate. Credo che sia immorale permettere l’esistenza di questo cumulo. Io lo trovo anche profondamente ingiusto nei confronti dei cittadini perché si da una segnale di rigetto contro la politica. Questo comportamento è ingiusto nei confronti di quei parlamentari che lasciano tutto per dedicarsi effettivamente all’attività politica”.
Esclude che sia giusto far decadere un parlamentare nel caso di doppia indennità?
“Sostengo che non sarebbe giusto che ricevano un’indennità da parte dello Stato nel caso non abbiano rinunciato ad altre attività per onorare il mandato parlamentare. Lo Stato spenderebbe meno soldi e ci sarebbe maggiore chiarezza. Il discorso vale anche per coloro che sono membri di un Consiglio di amministrazione che, prima di entrare in carica nel mandato da parlamentare dovrebbero firmare una lettera, con la data in bianco, di dimissioni”.
Cosa pensa del finanziamento pubblico ai partiti?
“Credo che sia stato un errore non intervenire su questo aspetto dei costi della politica. Il finanziamento ai partiti politici dovrebbe essere ridotto di almeno il 75%. Noi chiamiamo rimborsi ai partiti politici quello che è, nei fatti, un vero e proprio costo della politica”.
E’ giusto dimezzare i parlamentari?
“Il Senato deve essere soppresso e trasformato in una Camera di secondo livello a costo zero. E’ necessario superare il bicameralismo perfetto con una camera di 550 deputati e un sistema elettorale maggioritario ad un turno”.

venerdì 9 settembre 2011

Una manovra inevitabile

Intervista a Mario Baccini
Voce Repubblicana, 9 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

La manovra votata al Senato mercoledì era inevitabile di fronte alla crisi che stiamo vivendo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Mario Baccini del Popolo della libertà. Ecco quali sono le sue valutazioni sull’azione del Governo.
Onorevole Baccini, il Senato ha votato la manovra. Cosa pensa del provvedimento uscito da Palazzo Madama e del dibattito che si è svolto in queste settimane?
“Quella che è stata approvata dal Senato era una manovra inevitabile. In questa situazione, l’unica cosa di rilievo politico che abbiamo visto in questi giorni è stato il grande senso di responsabilità del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, con grande senso di responsabilità, ha richiamato più volte le forze politiche ad occuparsi dell’interesse generale del Paese, del bene comune del paese; come diciamo noi cattolici. Il Presidente della Repubblica ha svolto un ruolo importantissimo per rasserenare gli animi politici, rasserenare i mercati e fare le cose al meglio”.
Questa manovra smentisce l’impegno che si era dato il centrodestra in questi cinque anni di legislatura?
“Ritengo che il programma del centrodestra sia riferito ad un paese come il nostro che si è trovato in una condizione normale o ai limiti della normalità. Gli eventi che sono accaduti dopo la campagna elettorale del 2008 sono eventi di straordinaria attualità: la crisi finanziaria, l’instabilità della situazione internazionale. Questi fatti hanno messo in ginocchio i mercati. I grandi paesi come gli Stati Uniti e l’Italia sono stati costretti ad adottare provvedimenti straordinari e urgenti che non mettono in discussione quel programma, ma ridisegnano un nuovo impegno per far fronte alle emergenze”.
Teme che l’aumento dell’Iva possa bloccare la ripresa dei consumi e far crescere l’inflazione?
“Credo che la misura sull’Iva fosse doverosa. Credo che fosse necessario un coraggio maggiore nella lotta agli sprechi. Dovevamo insistere di più sul finanziamento pubblico ai partiti. Questo è un costo importante sulla politica. Nessuno ha sollevato con forza questo tema quando si è parlato dei costi della politica. Si tratta di una spesa che pesa di più rispetto ad altri sprechi”.
E’ favorevole al dimezzamento dei parlamentari?
“E’ una delle poche cose che mi convince. Parlerei di adeguamento della rappresentanza popolare alle nuove esigenze del territorio. Mi sembra una scelta di buon senso. Oggi viviamo in una società dove è più semplice comunicare e avere un rapporto diretto con i rappresentanti. Ecco perché è giusto adeguare le forme della rappresentanza. Non sono convinto che sia giusto diminuire le indennità dei parlamentari, che devono restare indipendenti. E per questa ragione non devono mai subire alcun condizionamento di tipo economico”.

giovedì 8 settembre 2011

Un'indagine dolorosa per il Pd

Intervista ad Emanuele Fiano
Voce Repubblicana, 8 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Quella su Filippo Penati è un'indagine molto dolorosa per noi. Lo ha detto alla “Voce” l'on. Emanuele Fiano del Pd.
Onorevole Fiano, cosa pensa della vicenda che ha coinvolto Filippo Penati?
“Quella di Filippo Penati è una vicenda molto dolorosa per noi perché mette in campo delle ipotesi di reato che sono per noi il male della politica: corruzione e concussione da parte di un pubblico amministratore. Queste ipotesi di reato sono la negazione stessa della politica, sono contrarie all'operato di migliaia di nostri amministratori in giro per il Paese. Credo che dopo un primo momento di shock iniziale, il Pd milanese, lombardo e nazionale abbiano reagito dimostrando la propria diversità nei comportamenti, rispetto ai nostri avversari politici. Non mi pare che gli On. Cosentino, Papa o Milanese, abbiano avuto lo stesso atteggiamento nei confronti delle istituzioni e del Pdl. Non si tratta di una diversità genetica, ma di una diversità nei comportamenti. Penati ha fatto delle scelte chiare: si è dimesso dalla vicepresidenza del Consiglio regionale, dal gruppo consiliare, si è autosospeso dal partito e, infine, ha annunciato la rinuncia alla prescrizione nel caso fosse rinviato a giudizio. Infine, il Pd lo ha sospeso. Sono tutti atti ai quali crediamo, che professiamo nelle aule parlamentari e nelle altre sedi istituzionali. Tutti i politici devono essere uguali agli altri di fronte alla legge. Gli imputati devono avere quelle garanzie che permettano una difesa adeguata per evitare che ci siano condanne preventive. ma è fondamentale difendersi nei processi e non dai processi”.
Come si è comportata la stampa su questa vicenda?
“Ho letto di un sistema “Sesto” , di una corruzione diffusa legata al Pd. Ma finora non ho letto nessuna dimostrazione concreta. Io non credo a queste ricostruzioni, non c'era nessun sistema, se ci sono stati reati, sono legati a singoli comportamenti”.
Ci sono state molte critiche per l'operato della magistratura. C'è un doppio binario da parte della magistratura?
“Non esiste alcun doppio binario. La prova è che anche per Penati è stata chiesta dai Pm la carcerazione preventiva, ma il Gip ha ritenuto di declassare la natura dell'ipotesi di reato, con la conseguenza della possibilità di prescrizione per il reato di corruzione. Questi atti non configurano un atteggiamento bonario della magistratura nei confronti di Penati. La procura di Monza viene considerata da tutti come autorevole. Bisogna accettare queste decisioni, sia quando piacciono che quando non piacciono”.
La Commissione di garanzia del Pd si è mossa con ritardo?
“La Commissione di garanzia ha sospeso Penati, questo è il punto. Credo che il Pd abbia fatto bene a dotarsi di una commissione come questa. Lasciamo lavorare tutti con tranquillità e aspettiamo”.

mercoledì 7 settembre 2011

Tutto l'impegno italiano in Libia giorno per giorno (Aggiornato al 2 settembre)


21 febbraio: Livello di allerta massimo per le forze aeree italiane. Il grado di prontezza della difesa aerea è stato infatti innalzato al massimo livello (cioè: decollo immediato di velivoli, se necessario, per neutralizzare eventuali minacce aeree) in particolare presso le basi dell'Aereonautica di Trapani e Gioia del Colle (Bari).

22 febbraio: In seguito all’acuirsi della crisi in Libia, la nave San Giorgio è salpata da Brindisi per concorrere alle operazioni di assistenza umanitaria con i propri mezzi aerei, logistici e sanitari.

24 febbraio: La corvetta Fenice e il pattugliatore d'altura Comandante Bettica (che imbarca un elicottero AB-212) sono impegnate nel servizio di sorveglianza marittima nello Stretto di Sicilia con compiti di vigilanza pesca e controllo flussi migratori. Anche la nave San Giorgio continua ad incrociare nelle acque al largo della Libia in attesa di condurre una missione per il recupero di cittadini italiani nella città di Misurata, per rimanendo al di fuori delle acque territoriali libiche fino a quando non riceva il nulla-osta diplomatico. Il cacciatorpediniere Mimbelli, partito dalla base navale di Taranto, si trova in acque internazionali per assicurare il controllo dello spazio aereo.

27 febbraio: La nave San Giorgio è rientrata in Italia dalla missione di soccorso umanitario in Libia sbarcando a Catania 258 persone, tra cui 122 italiani, imbarcate il 25 febbraio a Misurata, con i mezzi da sbarco manovrati dagli specialisti del Reggimento San Marco.

28 febbraio: Il cacciatorpediniere Francesco Mimbelli, nel porto di Al Burayqah (Libia), nel Golfo della Sirte, ha imbarcato 298 persone (per la maggior parte lavoratori stranieri impiegati dalle ditte italiane in Libia) per il successivo trasporto verso le coste italiane. La nave rifornitrice Vesuvio fornisce assistenza alle navi del dispositivo aeronavale della Marina Militare impegnato nell'operazione.

1° marzo: Il cacciatorpediniere Francesco Mimbelli è rientrato nel porto di Catania dalla missione di soccorso umanitario trasportando i lavoratori recuperati in Libia. Con l'arrivo del Mimbelli il numero complessivo di persone evacuate è salito a 810, di cui 274 italiani.

5 marzo: Il pattugliatore Libra è partito dal porto di Catania con 25 tonnellate di aiuti e materiale diretto a Bengasi per una missione di soccorso umanitario. La nave trasporta acqua potabile e unità di purificazione per l'acqua, tende, coperte, kit medici per patologie generali, cinque tonnellate di riso e cinque tonnellate di latte.

7 marzo: Il cacciatorpediniere Andrea Doria ha lasciato Taranto alla volta delle acque internazionali tra il basso Jonio e il canale di Sicilia. Il Doria va ad integrare il sistema di controllo degli spazi aerei, nell'ambito della missione di soccorso umanitario in Libia, fungendo da piattaforma per il controllo aereo del Mediterraneo meridionale.

9 marzo: Il pattugliatore Libra è rientrato alla base navale di Augusta dopo aver consegnato nel porto libico di Bengasi gli aiuti umanitari imbarcati a Catania. Oltre all’equipaggio di 83 militari, si sono aggiunti per l'espletamento di quest'ultima missione anche 18 fucilieri del Reggimento San Marco. Ad Augusta è sbarcato anche il giornalista francese Jean Marie Lemaire di France TV, che era stato ferito nella zona di Bengasi.

15 marzo: Il traghetto “Mistral Express”, con a bordo oltre 1.800 immigrati, quasi tutti marocchini, provenienti dalla Libia, partito da Tripoli il 13 marzo, è fermo nelle acque internazionali di fronte al porto siciliano di Augusta. La nave, diretta in Marocco, ha chiesto di sostare nel porto siciliano per fare rifornimento. Alla nave è stato vietato l’ingresso nelle acque territoriali italiane dalla corvetta della Marina militare “Sfinge”, dopo che il Ministero dell’Interno aveva chiesto a quello della Difesa di evitare l'avvicinamento della nave prima che si faccia chiarezza sulle persone a bordo e sulle loro reali intenzioni.
Il pattugliatore della Marina Militare Spica è entrato nel porto di Lampedusa per far sbarcare 129 persone tratte in salvo la notte precedente da un barcone alla deriva che stava imbarcando acqua a circa 20 miglia a Sud dell'isola.

16 marzo: Il traghetto “Mistral Express”, dopo aver terminato il rifornimento che si è svolto durante la notte nella rada del porto siciliano di Augusta, è ripartito, scortato dalla corvetta della Marina militare “Sfinge”, con destinazione Marocco.

18 marzo: Nell’ambito dell’operazione “Odyssey Dawn” l’Italia ha messo a disposizione della coalizione di Paesi: 4 velivoli Tornado ECR, 4 caccia F-16 con compiti di scorta e 2 velivoli Tornado IDS “Tanker” per il rifornimento in volo. La Marina Militare ha mobilitato la portaerei Garibaldi (con a bordo i caccia AV8 Harrier), che è salpata da Taranto per dislocarsi in Sicilia, il cacciatorpediniere Andrea Doria, che si occuperà della difesa aerea, e due unità che sono attualmente inserite nella SNMG1, la forza marittima della NATO: la fregata Euro e il rifornitore Etna.

20 marzo: La prima missione italiana nell’ambito dell’operazione “Odyssey Dawn” è iniziata alle ore 20.00 con il decollo di sei velivoli Tornado dell’Aeronautica Militare dall’aeroporto di Trapani Birgi per condurre azioni di accecamento o soppressione delle difese aeree radar libiche. La missione si è conclusa positivamente con il rientro dei velivoli alle 22.20 nell’aeroporto di partenza. Sono stati impiegati quattro Tornado ECR supportati da due Tornado “Tanker” per il rifornimento in volo. L’Aeronautica militare ha spiegato che la missione ha come obiettivo quello di rendere inefficaci le installazioni di difesa aerea nemica e che tale obiettivo può essere conseguito anche senza l’utilizzo di armamenti, in quanto i sistemi radar presenti sul territorio ostile vengono appositamente spenti per non essere localizzati e poi colpiti. Prosegue intanto l’attività della Marina Militare con una nuova missione del pattugliatore Libra della Marina militare, che è giunto nel porto di Derna – in Cirenaica, a est di Bengasi – per scaricare aiuti umanitari.

21 marzo: Nuova missione aerea italiana condotta da tre Tornado (due dei quali ECR e uno Tanker) e due F-16 (con funzioni di difesa aerea e scorta) e iniziata alle 13.50 dalla base di Trapani, con destinazione ignota. Tutti i velivoli sono rientrati alle 16.25 alla base.
E’ stato chiuso al traffico aereo civile a causa delle operazioni dell'Aeronautica militare che riguardano la Libia, l'aeroporto di Trapani Birgi.

22 marzo: L’Aeronautica Militare ha condotto due missioni in territorio libico, entrambe svolte da 5 velivoli (due Tornado ECR, un Tornado Tanker e 2 F-16). In aggiunta alle missioni svolte dai velivoli dell’Aeronautica Militare in ambito coalizione, le Unità navali della Marina Militare sono in navigazione nell’area sud e cooperano con gli assetti dell'Aeronautica per il controllo e la difesa dello spazio aereo nazionale. Nel Canale di Sicilia sono anche presenti la nave rifornitrice Etna ed il pattugliatore di squadra Borsini, che sta svolgendo la missione di vigilanza pesca e controllo dei flussi migratori.

23 marzo: Proseguono le attività dell’Aeronautica Militare, che ha condotto due missioni, svolte dai velivoli Tornado e F-16, cui si è aggiunto un C130J con funzioni di rifornimento in volo. Nell’ambito delle attività di concorso fornite dal Ministero della Difesa al Ministero dell’Interno riguardanti l’“Emergenza Profughi”, la Nave San Marco è arrivata nelle acque antistanti l'isola di Lampedusa ed ha iniziato le operazioni di imbarco di circa 550 migranti extracomunitari, che verranno trasportati presso il porto di Augusta.

24 marzo: Quattro missioni svolte dai velivoli Tornado, F-16 e C130 dell’Aeronautica Militare in territorio libico. Sono finora dieci le missioni effettuate dai velivoli italiani, per un totale di trentadue sortite, durante le quali non è stata rilevata alcuna significativa emissione dai radar libici. Dopo aver sbarcato circa 550 persone di nazionalità tunisina nel porto di Augusta in Sicilia, la nave anfibia San Marco è ripartita nuovamente alla volta dell'isola di Lampedusa dove proseguirà le attività di trasferimento.

25 marzo: Gli aerei dell’Aeronautica militare italiana hanno svolto due missioni in territorio libico.
Nell’ambito delle attività di supporto alla Protezione Civile, la Nave San Marco è giunta nuovamente a Lampedusa. Inoltre, per il supporto al dispositivo di vigilanza attuato sull’isola di Lampedusa, è stato completato il rischieramento di ulteriori 50 soldati portando così a 200 il totale degli uomini impegnati a Lampedusa e Mineo. La nave San Marco ha ultimato, nel tardo pomeriggio, l’imbarco di 547 cittadini extracomunitari ed è salpata alla volta di Taranto.

26 marzo: Sono state effettuate cinque missioni da parte di aerei dell’Aeronautica Militare italiana. Tutte le missioni si sono concluse con il rientro a Trapani degli ultimi velivoli alle ore 21.00 circa.

27 marzo: L’Aeronautica ha svolto quattro missioni nell’ambito dell’operazione “Odyssey Dawn”:
Ø due per la soppressione delle difese aeree libiche (con velivoli Tornado ECR e “Tanker”, nonchè di un C130J);
Ø due di pattugliamento condotte da velivoli F-16.
L’Italia ha trasferito alla NATO il controllo operativo di 4 velivoli a decollo verticale della Marina Militare AV8 Bravo plus (rischierati a bordo di Nave Garibaldi) e di 4 caccia dell’Aeronautica Militare Eurofighter per concorrere alle operazioni connesse con l’implementazione della “no fly zone” nell’ambito dell’Operazione “Unified Protector” della NATO. Contestualmente, sono stati ripresi sotto controllo nazionale i 4 caccia F16. La nave anfibia San Marco ha completato il suo secondo trasferimento di cittadini nordafricani sbarcando a Taranto 547 uomini di nazionalità tunisina da trasferireto al centro di accoglienza allestito a Manduria. Il gruppo di migranti essere stato rifocillato dal personale di bordo, è sbarcato. Al termine delle operazioni di sbarco, Nave San Marco ha ripreso la navigazione verso le coste della Sicilia.

28 marzo: Sono state effettuate sei missioni italiane nell’ambito dell’Operazione “Odyssey Dawn”, con l’utilizzo di Tornado ECR, Tornado Tanker e C130J.

29 marzo: Continua la predisposizione degli assetti da impiegare nell’operazione “Unified Protector", sotto il comando della NATO. Nell’ambito della risoluzione ONU 1973, la missione ha i compiti di protezione dei civili, anche attraverso l’implementazione della “No Fly Zone Plus” che ingloba la precedente area di interdizione al volo e “l’embargo navale”. La missione per il rispetto della No Fly Zone in Libia è prevista per un periodo di 90 giorni, prorogabile secondo necessità, il cui comando sarà insediato presso la base Joint Force Comande di Napoli, che si avvale del centro operativo CAOC (Combined Air Operations Center) di Poggiorenatico (Ferrara). Lo scopo della missione è la chiusura completa dei cieli libici, con la sola esclusione dei voli autorizzati. Il divieto riguarderà sia gli aerei del regime di Gheddafi sia quelli dei ribelli. Il mandato consente il diritto all'autodifesa.
Per la “No Fly Zone Plus” l’Aeronautica militare ha messo a disposizione i seguenti velivoli:
§ 4 velivoli Eurofigher Typhoon;
§ 4 velivoli Tornado ECR.
Nella giornata sono state svolte dall’Aeronautica italiana:
Ø due missioni di pattugliamento aereo con l’impiego di due coppie di caccia Eurofighter 2000 Typhoon;
Ø due missioni di pattugliamento per la difesa aerea del dispositivo navale, da parte di due coppie di velivoli AV8B II Harrier, a decollo verticale, della Marina Militare italiana, imbarcati sulla portaerei Garibaldi.
La Marina Militare ha messo a disposizione dell’Operazione “Unified Protector”, già dal 26 marzo, le seguenti unità navali:
§ unità di supporto logistico “Etna”;
§ portaerei “Giuseppe Garibaldi”, con a bordo 4 aerei a decollo verticale AV 8B II plus e 4 elicotteri da pattugliamento EH 101;
§ fregata “Libeccio”, con a bordo due elicotteri AB 212;
§ pattugliatore d’altura “Comandante Bettica”, con a bordo un elicottero AB212.
Tutte le unità navali della NATO che partecipano all’operazione Unified Protector sono poste alle dipendenze dell’Ammiraglio di Squadra Rinaldo Veri nella sua funzione di Comandante NATO di MCC (Maritime Component Command), di stanza a Napoli.
Continua infine il concorso della Marina Militare alla difesa aerea nazionale, con la presenza del cacciatorpediniere “Andrea Doria”, e all’emergenza immigrazione con la nave “San Marco”.

30 marzo: Sono state effettuate dieci missioni da velivoli AV8-B, Eurofighter, Tornado, riforniti in volo dai Tornado Tanker.
Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, continua il concorso della Marina Militare con la presenza della nave “San Marco” nelle acque antistanti Lampedusa, mentre l’Esercito Italiano ha inviato sull’isola, oltre a quelli già dislocati da giorni, ulteriori 11 militari del Genio, in supporto alle Autorità locali, per un totale di 160 unità.

31 marzo: Gli assetti militari italiani sono passati sotto il controllo NATO nell’ambito dell’operazione “Unified Protector”. Anche le sette basi aeree, precedentemente rese disponibili per l’operazione “Odyssey Dawn”, sono da oggi a disposizione delle operazioni NATO. Gli assetti aerei italiani hanno messo a punto cinque missioni, tutte condotte da coppie di aerei: una di Tornado (ricognizione), due di AV-8 B Plus (difesa aerea e ricognizione), due di Eurofighter (sorveglianza aerea). Gli aerei dell’Aeronautica Militare sono stati riforniti in volo da Tornado Tanker. È stato riaperto parzialmente al traffico civile dalle 7.30 di stamattina l'aeroporto di Trapani Birgi.

1° aprile: Sono state effettuate dodici missioni:
§ la prima, la seconda e la terza condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione:
§ la quarta e la quinta da due Eurofighter 2000 con funzione di sorveglianza aerea;
§ la sesta e la settima da AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ l'ottava e la nona da due coppie di Eurofigther 2000 con compiti di sorveglianza aerea,
§ la decima con due Tornado per ricognizione
§ la undicesima e dodicesima da una coppia di AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione.
Il cacciatorpediniere Andrea Doria è rientrato alla base navale Mar Grande di Taranto dall'attività di sorveglianza nello Stretto di Sicilia, dopo più di tre settimane di navigazione, durante le quali ha operato per garantire la sicurezza nelle aree di crisi che stanno interessando i paesi del nord Africa e in particolare la Libia.

2 aprile: Sono state svolte nove missioni:
§ la prima e la seconda condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza da due Eurofighter 2000 con funzione di sorveglianza aerea;
§ la quarta da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ la quinta da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la sesta e la settima da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ l’ottava e la nona da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione.
L’Ammiraglio di Divisione Claudio Gaudiosi, attuale vice comandante del Comando di Vertice Operativo Interforze (COI), è stato nominato Comandante dell’operazione militare, denominata EUFOR Libya, svolta nel quadro della Politica di sicurezza e difesa comune (CSDP). Il Quartier Generale della missione è situato all’interno dell’aeroporto di Centocelle a Roma. La decisione adottata definisce il quadro giuridico per l’operazione e l’avvio della missione avverrà a seguito della decisione del Consiglio dell’UE dopo l'approvazione della pianificazione militare discendente attualmente in fase di elaborazione. La decisione prevede che EUFOR Libya, su richiesta dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli affari umanitari (OCHA), conduca un'operazione militare al fine di:
• Contribuire alla circolazione sicura e l'evacuazione degli sfollati in condizioni di sicurezza;
• Sostenere, con capacità specifiche, le attività delle agenzie umanitarie.

3 aprile: Sono state effettuate nove missioni:
§ la prima e la seconda condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza e la quarta da due Eurofighter 2000 con funzione di sorveglianza aerea;
§ la quinta e la sesta da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ la settima e l'ottava da una coppia di Eurofighter 2000 con compiti di ricognizione;
§ la nona da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione.
I velivoli dell'Aeronautica Militare sono stati riforniti in volo da un KC130 e da Tornado con funzioni tanker.

4 aprile: Sono state effettuate otto missioni:
§ la prima, la terza e la quinta condotte da due Eurofighter 2000 con funzione di sorveglianza aerea;
§ la seconda, la quarta e la sesta da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la settima e l’ottava da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione.
I velivoli dell’Aeronautica Militare sono stati riforniti in volo da un KC130 e da Tornado con funzioni tanker.

5 aprile: Nelle ultime ventiquattro ore sono state effettuate otto missioni:
§ la prima condotta da un coppia di Eurofighter 2000 con compiti di sorveglianza aerea;
§ la seconda e la terza da due Tornado con compiti di ricognizione;
§ la quarta e la quinta due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ la sesta da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la settima e l’ottava da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione.
Le navi della Marina Militare continuano a pattugliare l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto.

6 aprile: Sono state portate a termine dieci missioni:
§ la prima e la seconda condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza e quarta da due Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza aerea;
§ la quinta e la sesta da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ la settima da due Eurofighter 2000 con compiti di sorveglianza aerea;
§ la ottava e la nona da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ la decima da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione.

7 aprile: Sono state effettuate otto missioni:
§ la prima e la quarta condotte da una coppia Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza aerea;.
§ la seconda, la terza e l’ottava da due Tornado con compiti di ricognizione;
§ la quinta, la sesta e la settima da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione.
Sono centootto le missioni compiute finora dagli aerei italiani messi a disposizione dell’Italia, inizialmente per l’operazione “Odyssey Dawn”, poi evoluta in “Unified Protector” a guida NATO.

8 aprile: Sono state svolte nove missioni:
§ la prima e l’ottava condotte da una coppia di Eurofighter 2000 con compiti di sorveglianza aerea;
§ la seconda e la terza da un Eurofighter 2000 ciascuna, con funzioni di sorveglianza aerea;
§ la quarta e la quinta da due Tornado con compiti di ricognizione;
§ la sesta da un AV-B8 Plus con compiti di a difesa aerea e ricognizione;
§ la settima e la nona da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione.
Salgono a centodiciassette le missioni compiute finora dagli aerei messi a disposizione dell’Italia.
L’Aeronautica Militare, nell’ambito della cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri, ha inviato, questa mattina, a Bengasi due aerei C-130 per operazioni umanitarie a favore della popolazione libica che sono stati rispettivamente impiegati, il primo per il trasporto di sedici tonnellate di beni medici e il secondo per il trasporto in Italia di 25 feriti che verranno curati in ospedali della Lombardia.
In applicazione dell’intesa Italo-Tunisina relativa all’emergenza immigrazione, la Marina Militare ha avviato le operazioni di sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque territoriali tunisine mediante l’impiego di corvetta Minerva. All’attività prende anche parte un aereo da pattugliamento marittimo Atlantic.

9 aprile: Sono state concluse sette missioni:
§ la prima la seconda e la quinta condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza e quarta da due Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza aerea;
§ la sesta e la settima da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione.
Sono rientrati in Italia i due C-130J dell’Aeronautica Militare inviati a Bengasi nell’ambito della cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri per operazioni umanitarie a favore della popolazione libica. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, la Marina Militare attualmente è impegnata con due navi ed un aereo. Nave “San Giorgio”, nella giornata di ieri ha imbarcato 285 migranti da Lampedusa e stamane ne ha sbarcati 87 a Porto Empedocle. I restanti arriveranno a Pozzallo domani mattina. Inoltre in applicazione dell’intesa Italo-Tunisina, proseguono le operazioni di sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque territoriali tunisine.

10 aprile: Sono state effettuate tre missioni: le prime due condotte da una coppia di AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione, e la terza da due Tornado con compiti di ricognizione. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, la Marina Militare è impegnata con due navi ed un aereo. La nave “San Giorgio” nella prima mattinata ha sbarcato a Pozzallo gli ultimi 198 migranti imbarcati a Lampedusa.

11 aprile: Sono state concluse otto missioni:
§ la prima, la seconda e l’ottava condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione.
§ la terza da due Eurofigther 2000 con funzioni di sorveglianza aerea.
§ la quarta, la quinta e la sesta da un Eurofigther 2000 ciascuna con funzioni di sorveglianza aerea.
§ la settima da una coppia di AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione.

12 aprile: Nella giornata sono state portate a termine otto missioni:
§ la prima, la seconda e l’ottava condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza da due AV-8B Plus adibiti a difesa aerea e ricognizione;
§ la quarta , la quinta, la sesta e la settima da una coppia di Eurofigther 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea.
Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, la nave “San Giorgio” ha affiancato la corvetta “Minerva” nell’attività di sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque territoriali tunisine.

13 aprile: Sono state effettuate nove missioni:
§ la prima, la quarta e l’ottava condotte da una coppia di AV-8B Plus con compiti di difesa aerea e ricognizione
§ la seconda, la terza e la nona da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la quinta, la sesta e la settima da una coppia di Eurofigther 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea.

14 aprile: Sono state portate a termine sei missioni:
§ la prima e la sesta condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la seconda con due AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione;
§ la terza, la quarta e la quinta una coppia di Eurofigther 2000 con compiti di sorveglianza e difesa aerea.

15 aprile: Sono state svolte sette missioni:
§ la prima condotta da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la seconda, la terza e la settima da due AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione;
§ la quarta, la quinta e la sesta da una coppia di Eurofigther 2000 con compiti di sorveglianza e difesa aerea.
La corvetta “Sfinge” ha sostituito la corvetta “Minerva” nell’attività di sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine, in applicazione dell’intesa italo-tunisina. Con il rifornimento notturno del Hms Liverpool (nave della Royal Navy), Nave Etna ha tagliato il traguardo dei 50 rifornimenti in mare in tre mesi esatti di attività operativa quale flagship dello Standing NATO Maritime Group 1.

16 aprile: Sono state effettuate tre missioni:
§ la prima e la seconda condotte da una coppia di AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione;
§ la terza da due Tornado con compiti di ricognizione.

17 aprile: Nelle ultime ventiquattro ore sono state effettuate sette missioni:
§ la prima, la seconda e la settima condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza, la quarta e la sesta da due Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea;
§ la quinta da due AV-8B Plus con compiti di difesa aerea e ricognizione.
Le navi della Marina Militare continuano a pattugliare l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto, nell’ambito della missione NATO, e a operare per l’applicazione dell’intesa italo-tunisina in materia di immigrazione.

18 aprile: Sono state effettuate cinque missioni:
§ la prima condotta da due Tornado con compiti di ricognizione;
§ la seconda, la terza e la quarta da una coppia di Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea;
§ la quinta da due AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione.
Continua l’impegno della Marina Militare:
Ø nell’ambito della missione NATO “Unified Protector” con la portaeromobili Giuseppe Garibaldi, la fregata Libeccio, la nave rifornitrice Etna e il pattugliatore Comandante Bettica;
Ø in applicazione dell’intesa italo-tunisina in materia di immigrazione con la corvetta “Sfinge”, la nave “San Giorgio” e un aereo Atlantic.
19 aprile: Nelle ultime ventiquattro ore sono state effettuate sei missioni:
§ le prime due condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ la terza e la quarta da una coppia di Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea;
§ la quinta e la sesta da una coppia AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione.
Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo - tunisina, Corvetta “Sfinge”, Nave “San Giorgio” e un aereo Atlantic sono impegnati nella sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

20 aprile: Sono state svolte otto missioni:
§ le prime due condotte da una coppia di Tornado con compiti di ricognizione;
§ le cinque successive da una coppia di Eurofighter 2000 ciascuna, con funzioni di sorveglianza e difesa aerea;
§ la settima da una coppia AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione.

21 aprile: Sono state effettuate sei missioni:
§ la prima, la terza e la sesta condotte da una coppia di Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea;
§ la seconda e la quinta da due Tornado con compiti di ricognizione;
§ la quarta due AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione.

22 aprile: Sono state effettuate sette missioni:
§ la prima, la quinta e la settima condotte da una coppia di AV-8B Plus con funzioni di difesa aerea e ricognizione;
§ la seconda e la terza da due Tornado con compiti di ricognizione;
§ la quarta e la sesta da una coppia di Eurofighter 2000 con funzioni di sorveglianza e difesa aerea.
Continua l’impegno della Marina Militare:
Ø nell’ambito della missione NATO “Unified Protector” con la portaeromobili Giuseppe Garibaldi, la fregata Libeccio, la nave rifornitrice Etna e il pattugliatore Comandante Bettica;
Ø in applicazione dell’intesa italo-tunisina in materia di immigrazione con la corvetta “Sfinge”, la nave “San Giorgio” e un aereo Atlantic.

23-28 aprile:Nell’ultima settimana sono state effettuate 38 missioni.
Dal 28 aprile gli assetti militari italiani hanno aumentato la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica, sempre nei limiti previsti dal mandato dell’operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il 28 aprile sono inoltre atterrati all’aeroporto di Bengasi gli istruttori italiani destinati ad operare, insieme con i colleghi britannici e francesi, a sostegno del personale libico operante nel costituendo comando operativo del CNT (Consiglio Nazionale Transitorio).
Continua l’impegno della Marina Militare:
Ø nell’ambito della missione NATO “Unified Protector” con la portaeromobili Giuseppe Garibaldi, la fregata Libeccio, la nave rifornitrice Etna e il pattugliatore Comandante Bettica;
Ø in applicazione dell’intesa italo-tunisina in materia di immigrazione con la corvetta “Sfinge”, la nave “San Giorgio” e un aereo Atlantic.

29 aprile: Il Ministro della difesa ha comunicato alla stampa che l’Italia fornisce gli assetti aerei alla NATO e che sarà eventualmente sempre la NATO a dare informazioni sulle missioni. “La NATO non distingue tra l'aereo francese, l'italiano, l'inglese: ha a disposizione i mezzi delle varie nazioni che partecipano alle azioni” Non sarà pertanto il Ministero della difesa italiano a “dire cosa fa l'aereo italiano rispetto al francese o all'inglese. Lo farà, se vorrà, soltanto la NATO”. Allo Stato maggiore della Difesa, il Ministro ha dato disposizioni “per proseguire nella diffusione di un comunicato settimanale. Se ci saranno notizie particolari, ci sarà anche un comunicato al giorno”.

30 aprile - 6 maggio 2011: Dalla fine dello scorso mese di aprile, pur fornendo lo stesso numero totale di vettori aerei, vengono utilizzati anche velivoli F 16 Falcon, in alternativa all’Eurofighter 2000. Nell’ultima settimana sono state effettuate 53 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000 e F16 Falcon, in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Le navi della Marina Militare: Portaeromobili Giuseppe Garibaldi, fregata Libeccio, nave rifornitrice Etna e pattugliatore Comandante Bettica, anche esse a disposizione della NATO, continuano a pattugliare l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Corvetta “Triade”, che ha sostituito il 30 aprile scorso Corvetta “Sfinge”, si è affiancata a Nave “San Giorgio” e ad un aereo Atlantic nella sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

7-13 maggio 2011: Nell’ultima settimana sono state effettuate 46 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000 e F16 Falcon, in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Le navi della Marina Militare: Portaeromobili Giuseppe Garibaldi, Fregata Libeccio, Nave rifornitrice Etna e Pattugliatore Comandante Borsini, che ha sostituito il Pattugliatore Comandante Bettica, anche esse a disposizione della NATO, continuano a pattugliare l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave “San Marco”, che ha sostituito Nave “San Giorgio”, unitamente a Corvetta “Driade” e ad un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

14-20 maggio 2011: Nell’ultima settimana sono state effettuate 54 missioni. Sono stati messi a disposizione della NATO due ulteriori velivoli: un G222VS e un KC 130 J o, in alternativa, un KC 767 A (questi ultimi due necessari per il rifornimento in volo degli aeromobili italiani). Gli assetti aerei impiegati sono pertanto: Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, G222 VS, KC 130 J e KC B767 in organico all’Aeronautica Militare, e AV-8B Plus della Marina Militare. Le navi della Marina Militare continuano a pattugliare l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto e, per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, il Pattugliatore “Vega” ha sostituito la Corvetta “Driade” ed affianca la Nave “San Marco”; un aereo Atlantic continua la sorveglianza e la monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

21-27 maggio 2011:Nell’ultima settimana sono state effettuate 45 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati: Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, KC 130 J e KC B767 in organico all’Aeronautica Militare, e AV-8B Plus della Marina Militare. La Fregata Euro sostituisce la Fregata Libeccio e si affianca alla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi, alla Nave rifornitrice Etna e al Pattugliatore Comandante Borsini, a disposizione della NATO per il pattugliamento dell’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Un C 130J dell’Aeronautica Militare ha riportato a Bengasi, nell’ambito della cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri per operazioni umanitarie a favore della popolazione libica, 24 feriti libici che sono stati curati presso strutture ospedaliere italiane. Nel viaggio di ritorno l’aeromobile ha trasportato 8 bambini libici feriti che sono stati ricoverati nell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma per ricevere le cure necessarie. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave “San Marco”, Pattugliatore “Vega”, e un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

28 maggio - 3 giugno 2011:Nell’ultima settimana sono state effettuate 49 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, KC 130 J e KC B767 in organico all’Aeronautica Militare, e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è stato riconfigurato. In particolare, la Fregata Euro e la Portaeromobili Giuseppe Garibaldi rimangono a disposizione della NATO per il pattugliamento dell’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Dal pomeriggio del 1 giugno, il Contrammiraglio Gualtiero Mattesi ha ceduto il comando del Task Group marittimo all’Ammiraglio di Divisione Filippo Maria Foffi. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave “San Marco”, Nave “Sirio” e un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

4-10 giugno 2011:Nell’ultima settimana sono state effettuate 35 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, KC 130 J e KC B767 in organico all’Aeronautica Militare, e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è composto dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Gli assetti navali pattugliano l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave “San Marco”, Nave “Sirio” e un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.
11-17 giugno 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 42 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, più due aerorifornitori (KC 130 J e KC B767) in organico all’Aeronautica Militare, e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è composto dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Gli assetti navali pattugliano l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, il 12 giugno le Corvette “Minerva” e “Borsini” hanno sostituito Nave “San Marco”, Nave “Sirio” e, unitamente ad un aereo Atlantic, continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine
18-24 giugno 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 51 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, più due aerorifornitori (KC 130 J e KC B767) in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è composto dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Un C-130J dell’Aeronautica Militare ha riportato a Bengasi, nell’ambito della cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri per operazioni umanitarie a favore della popolazione libica, 20 feriti di cui 4 bambini, che sono stati curati presso strutture ospedaliere italiane. Nel viaggio di ritorno l’aeromobile ha trasportato 15 feriti, di cui 8 minori libici, che sono stati ricoverati all’ospedale “San Camillo” di Roma per ricevere le cure necessarie. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, le Corvette “Minerva”, “Borsini” e un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

25 giugno – 1 luglio 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 37 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, più due aerorifornitori (KC 130 J e KC B767) in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è composto dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Gli assetti navali pattugliano l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, dal 24 giugno le navi Fenice e Foscari, in sostituzione delle navi Minerva e Borsini, insieme ad un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

2-8 luglio 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 38 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, più un aerorifornitore (KC 130 J) in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è composto dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Gli assetti navali pattugliano l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, dal 24 giugno le navi Fenice e Foscari, in sostituzione delle navi Minerva e Borsini, insieme ad un aereo Atlantic continuano la sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque tunisine.

9-15 luglio 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 50 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, più due aerorifornitori (KC 130 J e KC 767) in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è composto dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Gli assetti navali pattugliano l’area di competenza al fine di garantire il rispetto del mandato ricevuto. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo – tunisina, le Navi Bettica e Vega in sostituzione delle Navi Fenice e Foscari ed un aereo Atlantic continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

16-22 luglio 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 30 missioni. Gli assetti aerei impiegati sono stati Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon, più due aerorifornitori (KC 130 J e KC 767) in organico all’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Il dispositivo nazionale impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato dalla Fregata Euro e dalla Portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Quest’ultima, attualmente in porto a Taranto, continua ad assicurare il comando delle operazioni navali. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo – tunisina, le Navi Sfinge e Comandante Foscari nonché un aereo Atlantic, continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

23-29 luglio 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 31 missioni. Gli assetti impiegati sono stati Tornado, F16 Falcon, AMX più gli aerorifornitori KC 130 J, KC 767 e B767, in organico all’Aeronautica Militare. Gli AMX, che dal giorno 25 luglio partecipano alle operazioni, sono del 32° Stormo di Amendola. Il dispositivo della Marina Militare impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato dalla LPD San Giusto, che dal 26 luglio ha sostituito la portaeromobili Giuseppe Garibaldi, e dalla fregata Euro. Per quanto riguarda “l’emergenza immigrazione”, in applicazione dell’intesa italo – tunisina, la corvetta Sfinge e il pattugliatore Comandante Foscari nonchè un aereo Atlantic, continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

30 luglio - 5 agosto 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 30 missioni. Gli assetti impiegati sono stati: Tornado, F16 Falcon, AMX più gli aerorifornitori KC130J e KC767A, in organico all’Aeronautica Militare. Il 2 agosto un C130J dell’Aeronautica Militare ha riportato a Bengasi, nell’ambito della cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri per operazioni umanitarie a favore della popolazione libica, 14 cittadini libici che sono stati curati presso strutture ospedaliere italiane. Il dispositivo della Marina Militare impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato da Nave San Giusto e da Nave Bersagliere che dal 30 luglio ha sostituito Nave Euro. Per quanto riguarda l’emergenza immigrazione, in applicazione dell’intesa italo – tunisina, dal 31 luglio Nave Urania e Nave Spica hanno sostituito Nave Sfinge e Nave Foscari, ed insieme ad un aereo Atlantic, continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

6-12 agosto 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 34 missioni. Gli assetti impiegati sono stati: Tornado, F16 Falcon, AMX, gli aerorifornitori KC130J e KC767A e un velivolo a pilotaggio remoto Predator B, tutti in organico all’Aeronautica Militare. Quella del Predator, decollato dal 32° Stormo di Amendola (FG) per una missione di ricognizione, è la prima missione operativa sulla Libia. Il velivolo è rientrato alla base aerea foggiana dopo un volo di circa 12 ore in territorio libico e sul Canale di Sicilia. Il dispositivo della Marina Militare impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato da Nave San Giusto e da Nave Bersagliere. Per quanto riguarda l’emergenza immigrazione, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave Urania e Nave Spica stanno completando in queste ore il cambio di consegne rispettivamente con Nave Driade e Nave Borsini, che insieme a un aereo Atlantic continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

13-19 agosto 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 33 missioni. Gli assetti impiegati sono stati: Tornado, F16 Falcon, AMX, gli aerorifornitori KC130J e KC767A ed un velivolo a pilotaggio remoto Predator B, tutti in organico all’Aeronautica Militare. Il dispositivo della Marina Militare impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato da Nave San Giusto e da Nave Bersagliere. Per quanto riguarda l’emergenza immigrazione, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave Driade (che sarà sostituita il 21 agosto da Nave Chimera) e Nave Borsini (che sarà sostituita il 26 agosto da nave Spica) ed un aereo Atlantic continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

20-26 agosto 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 33 missioni. Gli assetti impiegati sono stati: Tornado, F16 Falcon, AMX, gli aerorifornitori KC130J e KC767A ed un velivolo a pilotaggio remoto Predator B, tutti in organico all’Aeronautica Militare. Il dispositivo della Marina Militare impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato da Nave San Giusto e da Nave Bersagliere. Per quanto riguarda l’emergenza immigrazione, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave Chimera (che sarà sostituita domani da Nave Urania), Nave Borsini (che in queste ore sta passando il testimone a Nave Spica) ed un aereo Atlantic continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.

27 agosto - 2 settembre 2011 Nell’ultima settimana sono state effettuate 31 missioni aeree. Gli assetti impiegati sono stati: Tornado, F16 Falcon, AMX, gli aerorifornitori KC130J e KC767A ed un velivolo a pilotaggio remoto Predator B, tutti in organico all’Aeronautica Militare. Il dispositivo della Marina Militare impegnato nell’operazione di Embargo Navale è assicurato da Nave San Giusto e da Nave Bersagliere. Per quanto riguarda l’emergenza immigrazione, in applicazione dell’intesa italo-tunisina, Nave Spica (che sarà sostituita il 7 settembre da Nave Sirio), Nave Urania (che il 10 settembre passerà il testimone a Nave Driade) ed un aereo Atlantic continuano la sorveglianza in prossimità delle acque tunisine.