martedì 11 gennaio 2011

La proposta di Direttiva sulla tratta degli esseri umani

La proposta di direttiva sulla tratta degli esseri umani prevede una nuova definizione dei reati di tratta. In particolare, l’articolo 2 prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie affinché siano considerati reati i seguenti atti intenzionali:
il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, compreso il passaggio o il trasferimento dell'autorità su queste persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o della posizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento.
Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, compreso l'accattonaggio, la schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, la servitù, lo sfruttamento di attività illecite, o il prelievo di organi (nella vigente decisione quadro manca l’esplicito riferimento a accattonaggio, sfruttamento di attività illecite e prelievo di organi).
Il consenso della vittima della tratta di esseri umani allo sfruttamento, programmato o effettivo, è irrilevante in presenza di uno dei mezzi suindicati. Qualora la condotta coinvolga minori, (cioè persone di età inferiore agli anni diciotto anni), essa è punita come reato di tratta degli esseri umani anche in assenza di uno dei mezzi suindicati .
Gli Stati membri adottano inoltre le misure necessarie affinché siano puniti l’istigazione, il favoreggiamento, il concorso e il tentativo nella commissione dei reati suddetti.
Sanzioni e Circostanze aggravanti
All’articolo 4, la proposta prevede che i reati suindicati vengano puniti con una reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni (nella decisione quadro vigente non è indicata l’entità della pena).
La reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni nella decisione quadro vigente il massimo è fissato a 8 anni) è prevista qualora ricorra una delle seguenti circostanze aggravanti:
(a) il reato è stato commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni (circostanza non prevista nella vigente decisione quadro);
(b) il reato è stato commesso nei confronti di una vittima particolarmente vulnerabile, compresi i minori e gli adulti particolarmente vulnerabili per motivi di salute, per una disabilità o una gravidanza;
(c) il reato è stato commesso nel contesto di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro 2008/841/GAI;
(d) il reato, commesso intenzionalmente o per negligenza grave, ha messo in pericolo la vita della vittima;
(e) il reato è stato commesso ricorrendo a violenze gravi o ha causato alla vittima un pregiudizio particolarmente grave.
All’articolo 7 si prevede che gli Stati membri stabiliscano, conformemente ai principi fondamentali del loro ordinamento giuridico, la possibilità di non perseguire né imporre sanzioni alle vittime della tratta di esseri umani coinvolte in attività criminali che sono state costrette a compiere come conseguenza diretta di uno degli atti di cui all'articolo
Analogamente a quanto già stabilito dalla decisione quadro 2002/629/GAI, la proposta prevede inoltre disposizioni relative alla responsabilità e alle sanzioni applicabili alle persone giuridiche (art. 11 e art. 12).
4.2 Giurisdizione e azione penale
Agli articoli 8 e 9 la proposta introduce una serie di disposizioni per agevolare lo svolgimento delle indagini e dell’azione penale.
In particolare l’articolo 8 prevede che:
· le indagini o l’azione penale avvengano d’ufficio e non siano subordinate all’iniziativa della vittima e il procedimento penale possa continuare anche se la vittima ritratta le proprie dichiarazioni;
· i reati possano essere perseguiti per un congruo periodo di tempo in misura proporzionata alla gravità del reato in questione anche dopo che la vittima abbia raggiunto la maggiore età;
Si prevede inoltre che le persone, le unità o i servizi incaricati delle indagini o dell'azione penale ricevano la formazione necessaria e dispongano di strumenti investigativi efficaci, quali quelli utilizzati per i casi di criminalità organizzata o altri reati gravi. Al considerando n. 8 la proposta sottolinea che sarebbe opportuno mettere a disposizione dei responsabili dell'indagine e dell'azione penale relative a tali reati gli strumenti investigativi usati contro la criminalità organizzata e le altre forme gravi di criminalità: l’intercettazione di comunicazioni, la sorveglianza discreta, compresa la sorveglianza elettronica, il controllo dei conti bancari o altre indagini finanziarie.
L’articolo 9 un meccanismo per coordinare l’azione fra più giurisdizioni, nonché la possibilità che gli autori del reato provenienti dall’UE siano perseguiti anche se commettono il fatto al di fuori dell’UE (ad esempio, il cosiddetto turismo sessuale). In particolare l’articolo stabilisce che gli Stati membri adottino le misure necessarie a stabilire la propria giurisdizione per i reati citati nei seguenti casi:
a) il reato è stato commesso anche solo parzialmente sul suo territorio, oppure
b) l'autore del reato è un suo cittadino o risiede abitualmente nel suo territorio, oppure
c) il reato è stato commesso contro un suo cittadino o contro una persona che risiede abitualmente nel suo territorio, oppure
d) il reato è stato commesso a vantaggio di una persona giuridica che ha sede nel suo territorio
Uno Stato membro può decidere di non applicare o di applicare solo in situazioni o circostanze specifiche le regole di giurisdizione di cui alle lettere c) e d), purché il reato sia commesso al di fuori del suo territorio.
Per le azioni penali relative a reati commessi al di fuori del territorio dello Stato membro interessato, da cittadini o residente abituale di uno Stato membro gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie affinché la loro giurisdizione non sia subordinata alla condizione:
a) che i fatti costituiscano reato nel luogo in cui sono stati commessi, oppure
b) che il reato sia perseguibile solo su querela della vittima nel luogo in cui è stato commesso o su segnalazione dello Stato in cui è stato commesso.
Sui profili relativi alla giurisdizione su reati commessi al di fuori del territorio di uno Stato membro sarebbe opportuno ricevere ulteriori chiarimenti dal Governo.
4.3 Assistenza e sostegno alle vittime
L’articolo 10 prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie affinché le vittime ricevano assistenza e sostegno prima, durante e per un congruo periodo di tempo dopo il procedimento penale. Dovranno inoltre essere predisposti adeguati meccanismi di individuazione precoce e di sostegno delle vittime, in cooperazione con le pertinenti organizzazioni di sostegno.
Le misure dovranno mirare a garantire alle vittime almeno un livello di vita che ne consenta la sussistenza fornendo loro un alloggio adeguato e sicuro e assistenza materiale, le cure mediche necessarie, fra cui assistenza psicologica, consigli e informazioni in una lingua che conoscono, servizi di traduzione ed interpretariato, se necessario, e l'accesso all'istruzione per i figli. Gli Stati membridovranno inoltre tenere conto delle esigenze particolari delle vittime.
Misure speciali sono previste per l’assistenza ai minori vittima della tratta e per la loro tutela nelle indagini e nei procedimenti penali (Artt. 12, 13 e 14)
4.4 Prevenzione
L’articolo 15 atabilisce che gli Stati membri adottino le misure necessarie per scoraggiare la domanda, fonte di tutte le forme di sfruttamento correlate alla tratta degli esseri umani. In questo quadro gli Stati membri saranno tenuti a valutare la possibilità di adottare misure affinché costituisca reato ricorrere consapevolmente ai servizi, oggetto dello sfruttamento, prestati da una persona che è vittima di uno dei reati di tratta.
Si prevede inoltre che gli Stati membri adottino campagne di informazione e sensibilizzazione e programmi di ricerca e istruzione, miranti a sensibilizzare e ridurre il rischio che le persone, soprattutto i minori, diventino vittime della tratta di esseri umani e promuovano la formazione regolare dei funzionari suscettibili di entrare in contatto con vittime effettive o potenziali.
4.5 Relatori nazionali o meccanismi equivalenti
In base all’articolo 16 della proposta, gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie per istituire relatori nazionali o meccanismi equivalenti cui sia affidato il compito di valutare le tendenze della tratta degli esseri umani, misurare i risultati delle azioni anti-tratta e riferire alle autorità nazionali competenti.
5. Attività del Parlamento europeo
La proposta di direttiva, che segue la procedura legislativa ordinaria, è stata assegnata per l’esame di merito alla Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo), con il parere
della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (relatrice Edit Bauer - gruppo del Partito popolare europeo).
Il 10 febbraio 2010 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla prevenzione della tratta degli esseri umani nella quale ha chiesto che la Commissione e agli Stati membri di tener conto dei seguenti elementi in fase di elaborazione di una proposta di strumento legislativo in materia:
- il livello delle pene e delle sanzioni per coloro - comprese le persone giuridiche - che si arricchiscono grazie al traffico di esseri umani dovrebbe riflettere la gravità del reato ed avere un effetto dissuasivo e il traffico di bambini dovrebbe essere punito in modo particolarmente severo;
- ulteriori azioni dovrebbero concentrarsi sulla protezione delle vittime - tenendo in debita considerazione la situazione dei bambini e delle donne - garantendo, tra l'altro, che l'assistenza alle vittime sia incondizionata, che il consenso di una vittima nei confronti dello sfruttamento sia sempre irrilevante e che le vittime abbiano diritto all'assistenza, indipendentemente dalla loro volontà di collaborare nei procedimenti penali;
- una prevenzione e un'azione ulteriori potrebbero anche concentrarsi sugli utilizzatori dei servizi prestati dalle persone vittime della tratta;
- dovrebbe essere prestata la dovuta attenzione alla necessità di fornire una giurisdizione extraterritoriale per i reati connessi alla tratta, nei confronti sia di cittadini che dei residenti comunitari;
- qualsiasi disposizione in materia di giurisdizione dovrebbe essere coordinata con la decisione quadro 2009/948/GAI del Consiglio, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali
Il Parlamento europeo ha inoltre invitato gli Stati membri e i Parlamenti nazionali - visto che la normativa non ha effetto se non viene attuata correttamente - a dare piena attuazione alle politiche comunitarie in materia di tratta di esseri umani a livello nazionale e a ratificare e ad applicare, quanto prima possibile, altri strumenti giuridici riguardanti questo settore;
In materia di protezione, sostegno e assistenza per le vittime, il Parlamento europeo ha inoltre auspicato che sia previsto:
- l’assistenza professionale, tra cui la consulenza legale gratuita (essenziale per permettere loro di sfuggire alla situazione di coercizione in cui si trovano), tenendo presente che esse non dispongono di mezzi finanziari e non sarebbero di conseguenza in grado di pagare per la propria assistenza;
- la concessione di un permesso di soggiorno temporaneo, indipendentemente dalla loro volontà di collaborare nell'ambito di un procedimento penale e un accesso agevolato al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione e altre forme di valorizzazione delle competenze, almeno ai sensi della direttiva 2004/81/CE;
- l'accesso a un alloggio adeguato e sicuro e a servizi di supporto specializzato, inclusa un'indennità alimentare/di sussistenza, l'accesso a cure mediche di emergenza, l'accesso a servizi di assistenza, traduzione e interpretazione ove necessario, assistenza per contattare la famiglia e gli amici e l'accesso all'istruzione per i bambini;
- una politica semplificata del ricongiungimento familiare per le vittime, in particolare nei casi in cui ciò sia necessario per la loro protezione.
Valutazione di impatto sull’ordinamento giuridico italiano
Nella valutazione degli effetti di un’eventuale trasposizione della direttiva nel nostro ordinamento, si deve tener conto della legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005 sulla lotta contro la tratta di esseri umani, approvata in via definitiva dalla Camera lo scorso 3 giugno.
Tali effetti si misurano in particolare in relazione ai seguenti aspetti:
Definizione della fattispecie di tratta (art. 2).
La definizione dell’illecito è più ampia di quella di cui all’art. 601 c.p. e coincide sostanzialmente con quella dell’art. 3 del Protocollo addizionale contro la tratta delle persone (ratificato dalla legge 146/2006 insieme alla Convenzione ONU contro il crimine organizzato transnazionale) e dell’art. 3 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005, appena ratificata.
Si segnala che la proposta di direttiva prevede come reato anche il passaggio o il trasferimento dell’autorità sulle persone oggetto della tratta.
Circostanze aggravanti (art. 4, par. 2).
Si segnalano le circostanze aggravanti contemplate:
· dalla lett. d), nel caso in cui il reato abbia messo in pericolo la vita della vittima.
· dalla lett. e), nel caso in cui il reato sia stato commesso ricorrendo a violenze gravi o causando alla vittima un pregiudizio particolarmente grave.
La legge di ratifica della Convenzione di Varsavia reca alcune modifiche al codice penale, tra le quali l’introduzione, quale nuova circostanza aggravante, del fatto che dal reato deriva un grave pericolo per la vita (salute) o l’integrità fisica o psichica della persona.
Sanzioni applicabili alle persone giuridiche (art. 6)
Il par 1, lett. d) prevede lo scioglimento tra le sanzioni amministrative interdittive applicabili alle persone giuridiche (in relazione alla commissione di reati previsti dalla proposta di direttiva), non contemplato dal D.Lgs 231 del 2001 (in materia di responsabilità da reato delle persone giuridiche).
Mancato esercizio dell’azione penale (art. 7)
L’art. 7 prevede la possibilità di non perseguire penalmente le vittime della tratta che siano coinvolte in attività illecita quando siano state costrette alla commissione dei reati; analoga disposizione è contenuta nell’art. 26 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005, appena ratificata.
Indagini e azioni penali (art. 8)
Il par. 1, prevede che la ritrattazione della vittima non interrompa il procedimento penale;
Il par. 2, stabilisce una disciplina speciale per la prescrizione dei reati basata sulla maggiore età della vittima come dies a quo del termine di perseguibilità;
Giurisdizione (art. 9)
Sono introdotte regole di giurisdizione parzialmente divergenti rispetto a quelle previste dal nostro ordinamento.
Nel nostro ordinamento tali regole generali sono fissate dagli articoli 6 e ss. c.p.
In primo luogo, in base al principio di territorialità, l’art. 6 c.p. prevede la punibilità secondo la legge italiana di chi commette un reato nel territorio dello Stato. Con riferimento a tale principio, la proposta di direttiva ne prevede l’applicazione anche rispetto a reati commessi solo parzialmente nel territorio dello Stato.
Rispetto alla disciplina della punibilità del cittadino per reati comuni commessi all’estero e dello straniero per reati commessi contro il cittadino italiano (artt. 9 e 10 c.p.): la proposta di direttiva sgancia la condizione di procedibilità dalla presenza del reo nel territorio dello Stato; al cittadino viene equiparata la persona abitualmente residente nel territorio dello Stato; si prevede la giurisdizione dello Stato anche per reati commessi a vantaggio di persone giuridiche che hanno sede nel territorio del medesimo. Con riferimento specifico ai reati commessi dal cittadino, la giurisdizione dello Stato è destinata ad operare a prescindere dal fatto che la fattispecie costituisca reato nel luogo in cui sono stati commessi o dalla querela o dalla richiesta dello Stato in cui è stato commesso (necessarie invece in base all’art. 9 c.p. nel caso di reato punito con pena restrittiva della libertà personale minore di 3 anni).
L’articolo 31, paragrafo 1, della Convenzione del Consiglio d’Europa appena ratificata prevede la giurisdizione della singola Parte secondo i seguenti principi: principio di territorialità (reato commesso nel proprio territorio, cui si aggiungono le ipotesi di reati commessi a bordo di una nave che batta bandiera della Parte in questione o di un velivolo immatricolato secondo le disposizioni di legge di detta Parte); principio di nazionalità (reato commesso da un proprio cittadino o da una persona apolide che abbia la propria abituale residenza nel suo territorio, se il reato è punibile penalmente nel luogo in cui è stato commesso o se, per territorio, il reato non ricade nella competenza di alcuno Stato); principio della legittimazione passiva (reato commesso contro un proprio cittadino).
Assistenza e sostegno alle vittime (art. 10)
L’articolo 10 della proposta di direttiva dispone una serie di misure di assistenza e sostegno alle vittime dellatratta che sostanzialmente riproducono quelle previste dall’art. 12 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005.
La legge 228/2003 (Misure contro la tratta di persone) ha previsto (art. 13) inoltre l’istituzione di uno speciale programma di assistenza per le vittime dei reati di riduzione in schiavitù e di tratta (artt. 600 e 601 del codice penale). Le misure di assistenza e sostegno contenuti in tale Programma, definiti con D.P.R. 237/2005, sono di minore ampiezza rispetto a quelli previsti dall’art. 10 della proposta di direttiva.
Tutela delle vittime nelle indagini e nei procedimenti penali (art. 11)
L’art. 11 introduce una serie di misure aggiuntive di protezione delle vittime della tratta nel procedimento penale solo parzialmente previste nel nostro ordinamento. In particolare, si segnalano le specifiche cautele volte ad evitare la cd. vittimizzazione secondaria di cui al paragrafo 5; alcune di tali cautele sono attualmente previste per l’esame dei collaboratori e testimoni di giustizia e per l’esame di minori.
Misure di assistenza, sostegno e protezione dei minori vittime della tratta (artt. 12-14)
· la previsione dell’art. 12 sulle misure da adottare in caso di incertezza sull’età del minore è contenuta nell’art. 10, par. 3, della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005;
· con riferimento alle misure a sostegno della famiglia del minore vittima della tratta (art. 13, par. 2) l’art. 28 della Convenzione del Consiglio d’Europa prevede misure di protezione dei familiari della vittima da possibili ritorsioni e intimidazioni nel corso delle indagini e nel processo;
· l’art. 14 prevede specifiche misure processuali a tutela del minore vittima della tratta (audizioni protette, videotestimonianze, udienze a porte chiuse, ecc.) in parte già previste dal codice di rito penale (cfr. art. 398 e 498 c.p.p.);
· l’art. 15 prevede misure di prevenzione, campagne informative nonché la formazione di funzionari destinati ad entrare in contatto con le vittime delle tratta; inoltre è lasciata alla valutazione degli Stati membri della UE la possibilità di considerare come reato il ricorso consapevole ai servizi forniti dalla vittima della tratta; l’art. 19 della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2005 appena ratificata prevede, invece, che il ricorso consapevole ai servizi forniti dalla vittima della tratta debba essere sempre considerata come reato (reato di utilizzo dei servizi di una vittima).
L’art. 14 della legge 228/2003 prevede che per rafforzare l'efficacia dell'azione di prevenzione nei confronti dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù e dei reati legati al traffico di persone, il Ministro degli affari esteri definisce le politiche di cooperazione nei confronti dei Paesi interessati dai predetti reati tenendo conto della collaborazione da essi prestata e dell'attenzione riservata dai medesimi alle problematiche della tutela dei diritti umani e provvede ad organizzare, d'intesa con il Ministro per le pari opportunità, incontri internazionali e campagne di informazione anche all'interno dei Paesi di prevalente provenienza delle vittime del traffico di persone. In vista della medesima finalità i Ministri dell'interno, per le pari opportunità, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali provvedono ad organizzare, ove necessario, corsi di addestramento del personale, nonché ogni altra utile iniziativa.
· L’art. 16 della proposta di direttiva prevede l’istituzione di un relatore nazionale o di meccanismi equivalenti per valutare le tendenze della tratta.
Gli organismi di controllo e valutazione del fenomeno della tratta previsti dalla disciplina nazionale sono tutti istituiti presso il Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità (DDPO) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta della Commissione Interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento (prevista dall’art. 25 del regolamento attuativo del TU immigrazione 286/1998), del Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta di esseri umani e dell’Osservatorio sul fenomeno della tratta degli esseri umani, questi ultimi istituiti dal Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, con DM 21 marzo 2007.
La Commissione Interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento svolge funzioni di indirizzo, di controllo e di programmazione delle risorse per l’espletamento degli interventi previsti dalla normativa.
Il Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta di esseri umani analizza il fenomeno tratta nei suoi molteplici aspetti, collaborando con il Dipartimento delle Pari opportunità per la definizione degli interventi necessari, e tenendo in considerazione eventuali cambiamenti della fenomenologia dovuti all’azione preventiva e repressiva. Tra i suoi obbiettivi, oltre a quello generale di definizione delle strategie di intervento sociale in favore delle vittime di tratta, vi è anche quello della raccolta di dati sulle variazioni quantitative e qualitative del fenomeno.
L’Osservatorio sul fenomeno della tratta degli esseri umani ha compiti di studio ed analisi del fenomeno tratta al servizio dello stesso Dipartimento delle Pari opportunità. Tra le sue attività vi è anche quella che prevede l’elaborazione ed implementazione di un sistema informatico che consenta un’efficace raccolta, lettura ed elaborazione dei dati concernenti il fenomeno, ovviamente nel rispetto delle garanzie di riservatezza dei dati sensibili. In altre parole, le azioni dell’Osservatorio sono di supporto alle attività del Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta e della Commissione interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento, nonché degli interventi previsti dal Piano Nazionale Antitratta elaborato dal Dipartimento delle pari opportunità.

Si tratta di spionaggio politico

Intervista a Francesco Nitto Palma
Voce Repubblicana dell'11 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Penso che i ministri Rotondi e Bossi siano stati vittime di atti di spionaggio politico. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma.
Senatore Nitto Palma, cosa pensa del furto del computer avvenuto a casa del ministro dell’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi e delle cimici trovate nello studio del ministro delle Riforme Umberto Bossi?
“Sono fatti particolarmente inquietanti. Ho saputo che taluno ha inteso fare dell’ironia o delle critiche in ordine all’episodio che ha riguardato il ministro per le Riforme Umberto Bossi. Ove ve ne fosse stato bisogno, quanto è accaduto in danno del ministro Gianfranco Rotondi fa strame di queste ironie e di queste critiche. Nel caso del ministro Bossi si è trattato della indebita intercettazione di conversazioni private riguardanti il ministro per le Riforme Istituzionali e principalmente il leader di uno dei due partiti della maggioranza”.
Come interpreta l’irruzione di ladri in casa del ministro Rotondi?
“La manomissione dei telefoni e il furto del computer del ministro Rotondi denotano che le persone entrate nell’abitazione del ministro Rotondi non avevano alcuna intenzione di impossessarsi di beni di valore, che pure ivi c’erano, ma semplicemente impossessarsi in modo mirato di quello che poteva servire ai suoi disegni oscuri”.
Come ha trovato l’atteggiamento delle forze politiche di fronte a questi fatti? Ci troviamo di fronte a dei casi di spionaggio politico?
“Come dicevo prima, nel caso del ministro Bossi l’atteggiamento delle forze politiche è stato deludente. Si è detto che il ministro delle Riforme Umberto Bossi avrebbe dovuto fare delle denunce. E si è adombrato che quanto detto dal ministro Bossi non fosse vero. L’episodio di Rotondi, correlato a quello di Bossi, denuncia in maniera chiara quanto affermato dal ministro Bossi. Si tratta evidentemente di apprendere notizie riservate che riguardano la vita politica di questo paese e di due autorevoli esponenti politici del governo. Immagino che si tratti di spionaggio politico. Dovranno essere le indagini a dirci di che tipo di spionaggio si tratta”.
Qualcuno tira in ballo i servizi segreti.
“Non abbia senso tirare in ballo i cosiddetti servizi deviati. Questo significa solo buttare in confusione quello che è accaduto in questi giorni. E questo significherebbe distogliere le indagini sui reali colpevoli di questi atti. Ogni volta che si presenta un mistero si cerca sempre di accreditare la responsabilità di questa situazione a qualcosa di deviato, ma mai a nulla di concreto. Certe azioni vengono commesse da uomini che hanno nomi e cognomi e che hanno la loro riferibilità a certi ambienti. Ecco perché mi auguro che ben presto vengano individuati coloro che hanno posto in essere questi atti”.

Fini? E' finito!

Intervista a Francesco Pionati
Voce Repubblicana, 11 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Gianfranco Fini è un uomo politico finito. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario di Alleanza di Centro (Adc) Francesco Pionati.
Onorevole Pionati, come è andata l’assemblea dell’Adc in Veneto nel corso della quale è intervenuto Silvio Berlusconi?
“E’ la quinta assemblea regionale che facciamo in un mese. La nostra forza politica è presente in almeno 11 regioni. Lo scorso anno eravamo presenti solo in tre regioni. Abbiamo quadruplicato la nostra presenza. Mi pare che ci sia grande attenzione per una forza politica moderata come la nostra, di ispirazione cattolica, vicina al centrodestra. In Veneto abbiamo ottenuto un significativo riconoscimento dal centrodestra e dalla giunta Zaia, che ci ha concesso la presidenza dell’Istituto case popolari di Padova. Il nostro risultato alle regionali è stato molto buono. Ed oggi andiamo avanti. Siamo stati l’unica forza che si è apparentata con il Pdl e la Lega. Questo è stato un segnale molto importante nel Nord per respingere l’offensiva politica lanciata dall’Udc di Pier Ferdinando Casini. L’Adc vuole affermarsi come una forza politica nazionale e non come un soggetto legato ad una sola regione o nel sud. E non è un caso che la nostra prossima assemblea si svolgerà in Lombardia”.
Il centrodestra ha bisogno di una terza gamba diversa dal Pdl e dalla Lega?
“Nel suo intervento alla nostra assemblea Silvio Berlusconi ha voluto proprio riconoscere questo nostro ruolo. E’ stata l’area di responsabilità nazionale a permettere la vittoria del centrodestra lo scorso 14 dicembre. Adesso vedremo cosa farà il centrodestra. Queste politiche ambigue verso l’Udc non ci convincono. Berlusconi deve puntare alla rifondazione del centrodestra e alla sua omogeneità politica. In Germania basta un voto in più per governare. In Italia si può fare lo stesso, ma a patto che il centrodestra sia omogeneo. Berlusconi deve puntare ad un centrodestra nuovo”.
E’ preoccupato per questi episodi di violenza che stanno caratterizzando il dibattito politico? L’abitazione del ministro Gianfranco Rotondi è stata messa a soqquadro da ignoti e l’onorevole Silvano Moffa è stato ricoperto dagli insulti degli avversari del Fli?
“Mi pare che il clima politico è diventato torbido. C’è un clima di caccia all’uomo nei confronti degli esponenti politici che vogliono difendere il governo. E’ un clima molto negativo che coincide con alcune iniziative giudiziarie. E’ un copione già visto. Ecco perché dobbiamo rifondare il centrodestra e rafforzare l’area di responsabilità nazionale. E il mese di gennaio sarà quello della verità”.
Gianfranco Fini è arrivato al capolinea della sua avventura?
“E’ finito. Qualche tempo fa avevo fatto una battuta dicendo Casini era finito e Fini era nei casini. Oggi Fini è finito e Casini è nei casini”.