giovedì 13 gennaio 2011

Fini ha utilizzato Bocchino per i suoi scopi

Voce Repubblicana del 14 gennaio 2011
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Quelli del Fli sono praticamente morti. Lo ha detto il deputato del Pdl Giancarlo Lehner alla “Voce Repubblicana”.
Onorevole Lehner, cosa pensa dei continui ripensamenti di Futuro e libertà che ha proposto alla maggioranza un patto di legislatura dopo aver tentato di far fuori Silvio Berlusconi?
“Sono praticamente morti. Sono tutti in coma profondo. E quando una forza politica è in coma profondo si attacca a tutto. Lo sono morti politicamente lo scorso 14 dicembre. Questa intervista viene pubblicata proprio un mese dopo quella sconfitta. Questa è una legge bronzea della storia umana. Chiunque tenti una congiura di palazzo, un colpo di Stato, un golpe, un putsch è costretto a vincere. Chi perde scompare politicamente. In altri tempi gli sconfitti perdevano anche la testa. Oggi invece non c’è la ghigliottina, la fucilazione. Però, da un punto di vista politico si scompare. I congiurati hanno tentato il colpo grosso contro l’ex partito. Questa congiura è fallita il 14 dicembre scorso. Da un punto di vista politico sono morti. Adesso stanno cercando una respirazione bocca a bocca con chiunque possa dargli ossigeno. Si tratta solo di un estremo tentativo di tornare in vita. Quello che stanno tentando è un accanimento terapeutico su se stessi. L’unica speranza per loro è quella di trovare qualche alleato nel Pdl che dovrebbe essere mandato alla neurodeliri della politica”.
Casini si sta prendendo gioco dei finiani per buttarli a mare alla prima occasione utile?
“Ma certo, Casini è una persona troppo intelligente per mettersi a fare da balia a Gianfranco Fini. Fino a quando questa situazione potrà fargli gioco, Casini porterà a tavola con se Fini. Ma questa situazione fa davvero ridere. Gianfranco Fini non voleva essere il numero due del Pdl, mentre adesso è retrocesso alla terza posizione nel terzo polo dopo Casini e Francesco Rutelli”.
Per quanto riguarda la situazione di Fini, che oggi si è pentito di non essersi dimesso dalla presidenza della Camera e aver fatto perdere un voto agli avversari di Berlusconi, come interpreta il fatto che solo la Lega abbia chiesto un dibattito sulle dimissioni del Presidente della Camera?
“Credo che Fini debba dimettersi se ha una pulsione nella sua coscienza. Se questa pulsione non c’è penso che non si dimetterà mai. Del voto in più da dare alla sua maggioranza se ne frega. Fini pensa solo a sfruttare la sua posizione di Presidente della Camera, che gli da un certo margine di manovra. Anche se Gianfranco Fini è finito”.
Italo Bocchino è caduto in disgrazia?
“Bocchino ha dato tutto quello che poteva dare a Fini. Non so se Fini gliene sarà grato. Non mi pare che Fini brilli per gratitudine. Bocchino si travestito da Fabio Granata, svolgendo un ruolo che non è suo. Il risultato è questo. Lo vedo molto male”.

Cesare Battisti: identificazione di un terrorista

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana del 13 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La sinistra italiana deve ricordare che Cesare Battisti è un terrorista politico. Lo ha detto alla “Voce” Giorgio Galli, uno dei principali studiosi della lotta armata in Italia. Lo studioso ha pubblicato “Storia del partito armato” (Kaos edizioni) e “Piombo Rosso”, (Baldini e Castoldi).
Professor Galli, qual è il profilo criminale di Cesare Battisti?
“Cesare Battisti era in carcere per reati comuni. Si è politicizzato in carcere come hanno fatto molti detenuti in quegli anni. Una volta uscito dal carcere, Battisti si è collocato nel cosiddetto ‘spontaneismo armato’. Allora, molti giovani speravano che il potere della Democrazia cristiana tramontasse. E avevano riposto una grande speranza nel Partito comunista. Ma la Democrazia cristiana non aveva alternative a causa della collocazione internazionale del Pci. I due grandi partiti politici avevano una responsabilità comune e diversa di quella che era la situazione politica del nostro paese. La Dc e il Pci crearono un autentico blocco nel quadro della necessità di un grande trasformazione del nostro Paese. Nelle elezioni amministrative del 1975 e in quelle politiche del 1976 gli elettori premiarono il Pci”.
Cosa provocarono queste aspettative?
“Una grande delusione. L’unica cosa che seppe fare il Pci nel 1976 fu quella di appoggiare il governo della Democrazia cristiana con la sua astensione. E di sostenere Giulio Andreotti, che veniva considerato dallo stesso Pci come un politico tra i meno accettabili”.
Cosa provocò quella delusione?
“Quella situazione di delusione politica provocò l’allargamento del cosiddetto ‘spontaneismo armato’ che aveva la caratteristica dell’improvvisazione. Pertanto sorsero parecchi gruppi armati che sarebbero stati incomprensibili fuori da quel clima politico caotico. E’ necessario fare questa ricostruzione perché dobbiamo evitare di considerare questi atti di violenza come se fossero stati una stravaganza politica. Ecco perché dobbiamo evitare di definire Battisti come un criminale comune. Si tratta di un terrorista politico”.
Di chi è la colpa di questa travisazione?
“Anche della sinistra italiana, la quale non contesta con argomenti storici la vulgata dell’omicidio insensato. Questa era una vulgata tipica della destra, che ha coinvolto settori di grande tradizione democratica”.
Era frequente che un criminale comune si trasformasse in un terrorista?
“Si era un percorso molto comune. Il gruppo politico ‘Lotta continua’ teorizzò a lungo l’utilizzo politico delle carceri e la politicizzazione dei condannati per reati comuni. Negli anni successivi i Nuclei armati rivoluzionari (Nap) nacquero per trasformare la politicizzazione in carcere dei detenuti comuni in futuri combattenti per la lotta armata. La figura criminale politico di Battisti nasce in questo contesto”.