venerdì 14 gennaio 2011

Wojtyla, ecco i meriti del compagno beato

Voce Repubblicana del 14 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo
"Il Peccati di Wojtyla" (Kaos edizioni)
I peccati politici del compagno Karol. Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, consegnerà con ogni probabilità sabato prossimo a Papa Benedetto XVI il fascicolo completo per la beatificazione di Giovanni Paolo II, incompleto ormai solo della firma di Papa Ratzinger al quale spetterà la decisione finale e sulla data del via libera definitivo e sul giorno della elevazione agli altari di Karol Wojtyla, su cui si sono acquisiti pareri favorevoli sia di medici che di teologi sulla possibilità di classificare come miracoli alcuni suoi interventi in vita. Lo stesso Benedetto XVI il 19 dicembre 2009 ha già approvato le virtù eroiche di Giovanni Paolo II. Proprio nelle settimane in cui matura questo delicatissimo processo vogliamo consigliare ai lettori della “Voce Repubblicana” un libro che però non mette in luce le virtù eroiche di questo pontefice. Alludiamo ad libro “I peccati di papa Wojtyla” (Kaos Edizioni). Gli autori, i misteriosi “Discepoli di verità” hanno confezionato un libro che, se fosse letto dai teologi Wojtyliani farebbe fare cento passi indietro all’aspirante beato Giovanni Paolo II. In questo saggio viene messo in luce l’ottimo rapporto tra il Partito comunista polacco e Karol Wojtyla negli anni ’60-’70 e il suo agnosticismo per il nazismo. Anzi, nel libro è documentato che Wojtyla, durante l’occupazione nazista e antisemita dei tedeschi, lavorò nella Solvay, la fabbrica di esplosivi per le truppe naziste nel corso della Seconda guerra mondiale. A raccomandare il futuro pontefice fu la signora Skocka, appartenente ad una delle più ricche famiglie di Cracovia. Con l’inizio del sacerdozio e l’arrivo dell’Armata Rossa, il sacerdote Karol Wojtyla non formulò nessuna critica al regime comunista che vessava il cattolicesimo polacco. Non a caso il cardinale Wyszynski arrivò a definire Wojtyla, appena nominato vescovo di Ombi, “un opportunista”, come è ben riportato nel saggio “L’uomo del secolo” di J. Kwitny. Non è un caso che i maggiori esponenti del comunismo polacco avallarono la nomina di Wojtyla come Arcivescovo di Cracovia. Infatti, il presidente del comunistissimo parlamento polacco Zenon Kliszko appoggiò apertamente la nomina di Wojtyla. Uno dei premi per il silenzio del compagno Karol nei confronti del regime comunista fu, prima dell’agognata nomina all’arcivescovado di Cracovia, il visto concesso dalle autorità comuniste per l’arcivescovo Wojtyla a partecipare al Concilio Vaticano II. Al contrario di Wyszynski, per Wojtyla tutto fu molto semplice, anche la sua nomina come cardinale della Chiesa polacca. Uno delle poche nomine avallate dal regime comunista. Ma nessuno si è posto mai un serio interrogativo su queste vicende. L’unica divisione emersa riguarda le due possibili date per la sua beatificazione. Il prossimo 2 Aprile, in coincidenza con il sesto anniversario della sua morte e che battezzò in piazza San Pietro lo slogan 'santo subito', intonato per giorni. O il prossimo 16 Ottobre, trentatre anni dopo la sua elezione a Pontefice. Finora, però, non sono mai arrivate conferme sugli orientamenti di Benedetto XVI a cui solo spetta la decisione. L`arcivescovo di Cracovia, Stanislao Dziwisz, che è stato segretario privato di Karol Wojtyla per alcuni decenni ha tempo fa annunciato di voler costruire a Cracovia una chiesa dedicata al pontefice defunto, non appena diverrà beato. L’auspicio è che almeno un ringraziamento al regime comunista di Gomulka possa ricordare i meriti e i servigi del compagno Karol al regime comunista.

Tunisia, nulla sarà più come prima

Voce Repubblicana del 15 gennaio 2011
Intervista a Jean Lèonard Touadì
di Lanfranco Palazzolo

Questa rivolta è un punto di non ritorno per la Tunisia. Nulla sarà più come prima. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Partito democratico Jean-Léonard Touadi. Il parlamentare ha scritto alcuni saggi sull’Africa dal titolo “Africa. La pentola che bolle”, EMI, 2003 e “L'Africa in pista”, (Società editrice internazionale), 2006.
Onorevole Touadì, la rivolta tunisina contro il regime di Ben Alì abbia una causa economica oppure ritiene che le ragioni di questo durissima guerra civile sia solo politica?
“Noi abbiamo sempre considerato la Tunisia come una sorta di paradiso turistico. Andavamo in questo paese, ma nessuno di noi si è accorto di quello che stava succedendo in questo paese del Maghreb. La stampa del regime in carica è molto controllata. Tuttavia, coloro che entravano nei quartieri di Tunisi si rendevano conto che i giovani di quel paese avevano studiato, avevano una buona formazione culturale, ma non erano nelle condizioni di potersi creare un avvenire. Il regime autoritario di Ben Alì non ha dato a questi ragazzi nessuna speranza. La famiglia di Ben Alì controlla dalla seconda metà degli anni ’80 il paese. La corruzione ha toccato tutti gli angoli di quel paese. Questa rivolta, prima o poi, sarebbe esplosa. Quel ragazzo che si è dato fuoco, che ha dato il ‘là’ alla rivolta ha immolato il proprio corpo lanciando un messaggio a coloro che rimanevano. Questa persona ha voluto dirci che non aveva più speranze per il suo futuro”.
Nel recente passato si è parlato molto della Libia, ma troppo poco della vicina Tunisia.
“Alcuni stati hanno avuto un rapporto di connivenza con il regime tunisino. Mi riferisco in particolare alla Francia. Molti paesi europei hanno dato grande credito a Ben Alì perché questo paese garantiva la stabilità in quella zona del Maghreb. E la stabilità è un presupposto importante per gli investimenti, per lo sviluppo economico di questo paese. Ma è pur sempre una ‘non stabilità’, basata sulla non-democrazia, il non rispetto dei diritti umani. Quella di Bel Alì è stata una stabilità fragile, che sta compromettendo gli affari con la Tunisia”.
Un governo di unità nazionale può salvare la Tunisia?
“Non credo che le cose torneranno come prima in Tunisia. La rivolta del pane in Algeria ha creato sconvolgimenti politici irreversibili. Anche per la Tunisia ci troviamo di fronte ad un punto di non ritorno. Oggi è necessario limitare lo strapotere della famiglia Ben Alì e aprire ai partiti democratici”.
Chi potrebbe svolgere un ruolo di mediazione a favore della Tunisia?
“Le rivolte in Tunisia vanno avanti da dicembre. L’Ue si è espressa solo due giorni fa. Credo che l’Italia, in quanto paese che non mai stato un paese colonizzatore della Tunisia, potrebbe svolgere un ruolo di pacificazione”.