martedì 18 gennaio 2011

Sessanta giorni non bastano

Intervista a Marco Perduca
Voce Repubblicana 18 gennaio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Sessanta giorni per la transizione democratica non bastano per la Tunisia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Radicale Marco Perduca.
Senatore Perduca, cosa pensa di quello che sta accadendo in Tunisia dopo la fine del regime di Ben Alì? E che ruolo dovrebbe svolgere l’Italia?
“Quella che abbiamo visto è una rivolta che ha avuto come casus belli l’aumento dei beni alimentari. Chi conosce bene le vicende politiche della Tunisia sa perfettamente che in quel paese non era consentito il minimo dissenso perché si temeva che il paese potesse cadere nelle reti del fondamentalismo islamico, come è accaduto nella vicina Algeria. Si temeva che la Tunisia potesse diventare un avamposto occidentale nel Maghreb. Ma gli unici interessi che sono andati avanti non sono stati quelli dell’Occidente, ma quelli del clan di Ben Alì. L’Italia è sempre stata vicina al regime di Ben Alì e ai regimi socialisti che volevano l’autodeterminazione dei popoli africani. Questa impronta politica ha portato alla nascita di una grossa fetta di parastato. L’esercito è stato il simbolo di ogni forma di cambiamento e di distribuzione delle terre al popolo. La Tunisia si è sempre considerata un bastione dell’Olp, che qui aveva il suo Quartier generale. In questo paese non ci sono state grosse riforme economiche. Ci troviamo di fronte ad una dittatura soft che si conclude nel sangue. Questa rivolta è contenuta rispetto a quello che è accaduto in Romania e in Jugoslavia”.
Rispetto a questi paesi, però le ragioni di questi moti sono prettamente economiche. La “rivolta del pane” del 1984 in questo paese del Maghreb ci insegna che in Tunisia i rivolgimenti politici hanno una ragione esclusivamente economica?
“La ricchezza di questo paese è concentrata nelle mani di poche oligarchie. Ma c’è anche uno scontento politico generalizzato. Nelle piazze di Tunisi e di altre città tunisine ci sono anche molti studenti che oggi non hanno un avvenire perché non c’è un sistema di opportunità che possa dare a questi ragazzi una speranza concreta per il futuro”.
Per anni si è detto che l’Italia abbia avuto un ruolo politico nel colpo di Stato costituzionale del 1987 che ha portato alla deposizione di Bourghiba. E’ giusto che l’Italia possa avere un ruolo in questo delicato momento della Tunisia?
“Il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi ha fatto delle dichiarazioni molto caute di apertura verso la transizione democratica in quel paese. Ma il ministro degli Esteri non ha manifestato ancora una posizione precisa. L’Italia, la Francia e la Spagna avrebbero dovuto preoccuparsi di dare una transizione politica più lunga dei 60 giorni proposti per la transizione politica. Questi paesi dovrebbero preoccuparsi del ruolo che potrebbe svolgere la Libia in questo quadro”.