mercoledì 19 gennaio 2011

Ayn Rand contro il discorso di insediamento di JFK

Nel mio libro su Kennedy, "Kennedy shock" (Kaos Edizioni), ho dedicato un capitolo al discorso di insediamento del 20 gennaio 2011. L'ho fatto riportando per la prima volta in Italia le critiche della scrittrice americana Ayn Rand, che aveva definito la "Nuova Frontiera" e "Ask Not" come fasciste. Vi invito a leggere le ragioni di queste critiche nel capitolo "La nuova frontiera fascista".

Lasciamoci quel risultato alle spalle

Voce Repubblicana del 19 gennaio 2011
Intervista a Giuliano Cazzola
di Lanfranco Palazzolo

Ora dobbiamo lasciarci il risultato di Mirafiori alle spalle. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giuliano Cazzola del Popolo delle Libertà.
On. Cazzola, cosa pensa della vittoria dei Sì al referendum che si è svolto a Mirafiori sull’accordo tra la Fiat e le rappresentanze sindacali per il rilancio dell’azienda?
“Prima del referendum, avevo dichiarato a ‘l’Unione Sarda’ che questo referendum sarebbe andato come quello di Pomigliano d’Arco prevedendo una vittoria dei ‘Sì’ al 60 per cento. In realtà avevo sbagliato di poco. Infatti, i ‘Sì’ all’accordo hanno ottenuto il 54 per cento. C’è stata una fortissima mobilitazione a favore del ‘No’. L’opinione pubblica era orientata negativamente nei confronti dell’accordo raggiunto il 23 dicembre. Credo che la cosa migliore da fare sia quella di lasciare il risultato dietro le spalle e andare avanti. Mi pare che questo orientamento sia ancora lontano dall’essere acquisito. Noto che la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso aveva invitato più volte la Cgil a trovare una soluzione per la firma tecnica. Oggi, impressionata da questo risultato, è tornata sulle posizioni della Fiom per chiedere l’apertura di una trattativa, che non mi pare sia nel novero delle cose possibili”.
La Fiom ha ripreso quota con questo risultato, che resta migliore di quello di Pomigliano?
“La Fiom non era emarginata nemmeno a Pomigliano. Il risultato raggiunto in Campania era comunque importante. Chi cavalca la protesta e il ‘no’ e lascia intendere ai lavoratori che c’è un’alternativa a questo tipo di accordi. Chi protesta si rifiuta di fare un’analisi realistica della situazione. Certo, a Mirafiori la Fiat ha giocato in modo più pesante. Ma qui erano in gioco investimenti molto importanti. Qui la Fiat ha pensato di andarsene. Ma i lavoratori hanno espresso democraticamente le loro opinioni. Tutti hanno manifestato il loro pensiero sull’accordo senza il timore di rappresaglie”.
Il corpo elettorale dei votanti era drogato? Si è parlato del voto dei ‘Colletti bianchi’ come determinante. E’ così?
“I ‘colletti bianchi’ sono dei dipendenti della Fiat come gli altri. Anche loro perdono il posto di lavoro se l’investimento non viene fatto. Credo che anche loro avevano il dovere di esprimere la loro posizione. Certo, loro sono meno coinvolti dall’onere che questo contratto comporta”.
Come si è comportata la Fiom?
“Sono indignato del fatto che in queste settimane si sia parlato tanto della Fiom come se fosse l’unico sindacato in Italia. Mentre tutti gli altri sindacati sono stati tutti scaricati. Mentre la Cisl e la Uil sono stati descritti come ‘venduti al padrone’. Questa idea della ‘purezza sindacale’ porta a dire che gli unici lavoratori che contano sono solo quelli che lavorano alla catena di montaggio”.