martedì 1 febbraio 2011

L'Unione europea e la Nuova Politica Agricola Comune

Risoluzione del Parlamento europeo
Il Parlamento europeo nella riunione plenaria dell’8 luglio 2010 ha approvato una risoluzione sul futuro della PAC dopo il 2013, su proposta del documento di indirizzo della commissione parlamentare Agricoltura, presieduta da Paolo De Castro, nella quale esprime la necessità di una politica alimentare e agricola multifunzionale e sostenibile.
In particolare, il Parlamento europeo ha individuato cinque obiettivi della PAC dopo il 2013: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e il commercio equo; garantire la sostenibilità ambientale ed economica; mantenere l’attività agricola nelle aree svantaggiate e nelle regioni ultraperiferiche; garantire la qualità degli alimenti; contribuire alla biodiversità e alla protezione ambientale, favorendo la crescita ‘verde’.
Nella risoluzione si chiede inoltre di affiancare agli strumenti finanziari classici nuovi strumenti economici e finanziari (polizze assicurative, mercati a termine, fondi mutualistici), prevedendo una riserva destinata a rispondere rapidamente a situazioni di crisi.
Conferenza sugli esiti del dibattito online
Nel corso della conferenza sulla ‘PAC dopo il 2013’, tenutasi a Bruxelles nei giorni 19-20 luglio 2010, è stata presentata una rassegna dei contributi ricevuti, che sono stati utilizzati per l’elaborazione della comunicazione sul futuro della PAC.
Comunicazione della Commissione europea (COM(2010)672)
Il 18 novembre 2010 la Commissione europea ha presentato la comunicazione "La politica agricola comune (PAC) verso il 2020 – Rispondere alle sfide future dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio" (COM(2010)672).
Iter
Il Consiglio agricoltura del 29 novembre ha avviato uno scambio di opinioni sulla comunicazione; ha preso atto dell’intenzione della Presidenza belga di tenere un dibattito orientativo in occasione della riunione del Consiglio del 13 dicembre e ha ripercorso le tappe dell’evoluzione della politica della PAC negli ultimi anni.
La presidenza ungherese ha confermato la volontà di impegnarsi nel proseguire il lavoro in modo tale che il Consiglio possa elaborare delle conclusioni nel mese di marzo 2011.
Consultazione pubblica sulla valutazione d’impatto
Il 6 dicembre 2010 la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica[1] che si concluderà il 25 gennaio 2011 rivolta agli interessati del settore che vogliano esprimere il proprio parere sulla riforma della politica agricola comune, sulla definizione delle problematiche più importanti, sugli obiettivi dell'azione legislativa e sui possibili scenari futuri dell'agricoltura europea. La Valutazione di Impatto, che sarà pubblicata nell'estate 2011, terrà conto dei risultati della consultazione.
La Commissione dovrà presentare le proposte legislative nel mese di luglio 2011.
La risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2011
Nell’ambito della risoluzione sul riconoscimento dell’ “agricoltura come settore strategico nel contesto della sicurezza alimentare”, approvata dal Parlamento europeo in sessione plenaria il 18 gennaio 2011, si afferma che una forte politica agricola comune è la base per assicurare un approvvigionamento sicuro di prodotti alimentari a prezzi accessibili, scoraggiare la speculazione su materie prime e aiutare i giovani a intraprendere l'attività agricola, mantenere la vitalità delle zone rurali.
Dal punto di vista dell’occupazione, poiché l'Ue avrà bisogno di 4.5 milioni di agricoltori nei prossimi 10 anni, il documento approvato propone di rafforzare le misure esistenti per attrarre i giovani verso l'agricoltura, come i premi d'installazione e i tassi d'interesse agevolati sui prestiti. Sottolinea inoltre la necessità di attuare una PAC più equa, che garantisca una distribuzione equilibrata del sostegno agli agricoltori, sia tra gli Stati membri che al loro interno, una maggiore coesione territoriale e la progressiva eliminazione dei sussidi all'esportazione e invita l'UE a riconoscere l'importanza di sostenere i settori agricoli dei paesi in via di sviluppo. La Pac del futuro dovrà anche permettere la diffusione d'informazioni nutrizionali e favorire la realizzazione di programmi come ‘Latte nelle scuole’ e ‘Frutta nelle scuole’.
La nuova PAC
La riforma, che si inserisce nell’ambito della strategia "Europa 2020" volta a conseguire una crescita sostenibile, intelligente e inclusiva, intende rendere il settore agricolo europeo più dinamico, competitivo ed efficace. Poiché il quadro finanziario della Pac si concluderà nel 2013, occorre adeguare la nuova PAC del post-2013 alla Strategia Europa 2020.
La comunicazione della Commissione (COM(2010)672) indica le tre sfide più importanti e i tre obiettivi principali della nuova PAC.
Le sfide
· le sfide economiche (sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, variabilità dei prezzi e crisi e instabilità economica);
· le sfide ambientali (emissioni di gas serra, degrado dei terreni, qualità dell’acqua e dell’aria, habitat e biodiversità);
· le sfide territoriali (vitalità delle zone rurali, diversità dell'agricoltura nei vari territori dell'UE).
Gli obiettivi
- produzione alimentare economicamente redditizia;
- gestione sostenibile delle risorse naturali e azione a favore del clima: promozione della crescita “verde” mediante l'innovazione, attenuazione e adattamento ai cambiamenti climatici;
- mantenimento dell'equilibrio territoriale e della diversità delle zone rurali: sostegno della vitalità delle aree rurali e dell'occupazione; promozione della diversificazione, della diversità sociale e strutturale nelle zone rurali.
Gli strumenti
La comunicazione esamina i futuri strumenti che consentiranno di realizzare tali obiettivi.
Pagamenti diretti: razionalizzazione degli aiuti e sostegno al reddito, sulla base di criteri economici e ambientali oggettivi ed equi, facilmente comprensibili per il contribuente orientati verso gli agricoltori attivi.
Uno degli approcci possibili potrebbe consistere nel fornire un sostegno di base ai redditi (eventualmente uniforme per regione, ma non forfettario per tutta l'Unione, basato su nuovi criteri e con un massimale predefinito); un pagamento per vincoli naturali specifici (definiti a livello dell'UE) e importi complementari versati tramite le misure di sviluppo rurale; un'opzione limitata di pagamento "accoppiato" per alcune forme di agricoltura particolarmente sensibili. Un regime di sostegno semplice e specifico dovrebbe rafforzare la competitività delle piccole aziende, ridurre le formalità amministrative e contribuire alla vitalità delle zone rurali.
Misure di mercato (intervento pubblico e aiuto all'ammasso privato): possibile adozione di misure di razionalizzazione e di semplificazione, eventualmente introducendo nuovi elementi volti a migliorare il funzionamento della catena alimentare.
Benché tali meccanismi costituissero gli strumenti tradizionali della PAC, le successive riforme hanno potenziato l'orientamento al mercato dell'agricoltura dell'UE riducendo queste misure a "reti di sicurezza", al punto che le scorte pubbliche sono state praticamente eliminate. Mentre nel 1991 le misure di mercato rappresentavano ancora il 92% della spesa della PAC, solo il 7% del bilancio PAC è stato loro destinato nel 2009.
La politica di sviluppo rurale ha permesso di rafforzare la sostenibilità economica, ambientale e sociale del settore agricolo e delle zone rurali, ma esiste una forte richiesta di integrare tutti i programmi con le necessarie considerazioni in materia di ambiente, cambiamento climatico e innovazione.
Ai fini di una maggiore efficacia si propone di adottare una strategia basata principalmente sui risultati, eventualmente con obiettivi quantificati. Dovrebbe essere previsto un pacchetto di strumenti per la gestione dei rischi per affrontare le incertezze dei mercati e l'instabilità dei redditi. Gli Stati membri dovrebbero potere fare fronte ai rischi legati alla produzione e al reddito, o con strumenti di stabilizzazione dei redditi compatibile con l'OMC oppure con un sostegno rafforzato agli strumenti assicurativi e ai fondi comuni. Sarebbe auspicabile, altresì, l’introduzione di una nuova ripartizione dei fondi basata su criteri oggettivi.
Le opzioni
La comunicazione delinea tre opzioni per il futuro orientamento della PAC:
1) ovviare alle carenze più urgenti della PAC tramite cambiamenti graduali;
2) rendere la PAC più ecologica, equa, efficiente ed efficace;
3) abbandonare le misure di sostegno al reddito e le misure di mercato e concentrare l'azione sugli obiettivi in materia di ambiente e cambiamenti climatici.
Nell'ambito di tutte e tre le opzioni, la Commissione prevede il mantenimento dell'attuale sistema a due pilastri – un primo pilastro che include i pagamenti diretti e le misure di mercato, in cui le norme sono chiaramente definite a livello dell'UE ed è previsto un sostegno erogato a tutti gli agricoltori su base annuale, e un secondo pilastro, comprendente misure pluriennali di sviluppo rurale, in cui il quadro di opzioni è fissato a livello dell'UE ma la scelta finale dei regimi spetta agli Stati membri o alle regioni nell'ambito di una gestione congiunta.
Un altro elemento comune a tutte e tre le opzioni è l'idea che il futuro sistema di pagamenti diretti non potrà essere basato su periodi di riferimento storici, ma dovrà essere legato a criteri oggettivi come peraltro gli stanziamenti per lo sviluppo rurale.

L'accordo culturale tra Italia e Siria

L’Accordo, sottoscritto tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica Araba siriana l’11 settembre 2008, reca disposizioni analoghe a quelle contenute in intese simili concluse con altri Stati in materia culturale, rientrando nelle attività internazionali finalizzate a rafforzare i legami di amicizia tra Paesi, in una concezione della collaborazione culturale quale strumento di politica estera.
Come si evince dall’Analisi tecnico-normativa che accompagna il disegno di legge, l’Accordo ha lo scopo di rafforzare la cooperazione culturale tra i due Paesi già avviata con l’Accordo culturale bilaterale del 2 dicembre 1971, divenuto ormai obsoleto in ragione della rapida evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: infatti l’Accordo all’esame della III Commissione determinerà, all’entrata in vigore, la decadenza dell’Accordo del 1971 – che ha comunque sinora reso possibili proficue iniziative in campo linguistico e archeologico. Il nuovo Accordo si propone l’estensione della portata della cooperazione culturale italo-siriana a nuovi settori, prevedendo – diversamente dal precedente - le risorse finanziarie necessarie.
L'Accordo in esame si compone di un breve preambolo e di 16 articoli.
L'articolo 1 individua lo scopo dell’Accordo, che mira arafforzare la cooperazione bilaterale nei settori della cultura e dell’istruzione, promuovendo altresìprogetti multilaterali nell’ambito di programmi dell'Unione europea.
L'articolo 2 enuncia i previsti settori della cooperazione culturale bilaterale, ovvero quelli dell'arte e cultura, della protezione e conservazione del patrimonio culturale, degli archivi, dei musei e delle biblioteche, dell'istruzione superiore e universitaria – inclusi gli scambi di studenti -, della formazione professionale, della produzione radiotelevisiva.
Le Parti dovranno (articolo 3) favorire la collaborazione in campo culturale tra i rispettivi organismi pubblici e privati: in particolare, a fronte della disponibilità siriana a facilitare l'attività dell'Istituto italiano di cultura di Damasco, il nostro Paese si impegna a render possibile la creazione di analoga istituzione in territorio italiano.
Per quanto riguarda il settore artistico (articolo 4), è previsto tra Italia e Siria lo scambio di mostre di vario soggetto, come anche la cooperazione nei settori della musica, della danza, del teatro e del cinema, con la partecipazione di entrambe le Parti a festival ed eventi di rilievo. E’ inoltre contemplata la cooperazione tra le istituzioni e associazioni musicali, teatrali e operistiche dei due Paesi. L’articolo 5 prevede la collaborazione reciproca con riferimento agli archivi, biblioteche e musei, da attuare mediante lo scambio di informazioni, materiali, esperti e pubblicazioni, nonché mediante progetti condivisi.
Per quanto concerne l'istruzione, gli articoli 6 e 7 prevedono lo scambio di informazioni e programmi scolastici e universitari, nonché lo scambio di insegnanti ed esperti nei settori dell'istruzione e della formazione. A livello universitario è altresì previsto lo scambio di docenti e ricercatori, e l'attuazione di comuni progetti di ricerca. Ciascuna delle Parti esaminerà la possibilità di offrire borse di studio a laureandi e laureati dell’altra Parte, onde permettere la frequenza di corsi universitari e post universitari presso istituzioni culturali, Accademie e conservatori.
Le Parti favoriranno altresì lo scambio di informazioni ed esperienze con riferimento alle attività giovanili, nonché la circolazione bilaterale dei programmi culturali radiotelevisivi dei due paesi (articoli 8 e 9). La cooperazione sportiva, con la partecipazione a eventi bilaterali, è prevista dall’articolo 11.
L'articolo 10 prevede la cooperazione per il ritrovamento e la conservazione del patrimonio archeologico, promuovendo la fondazione di apposite istituzioni. Le rispettive amministrazioni collaboreranno nella prevenzione del contrabbando di opere d'arte, beni culturali e opere protette dalle leggi sui diritti d'autore, come anche di documenti e oggetti di valore artistico.
L'articolo 13 prevede la collaborazione nel campo della protezione dei diritti d'autore, conformemente agli obblighi contenuti negli accordi internazionali relativi firmati dalle parti, e con la disponibilità delle parti a negoziare ulteriori accordi specifici in materia. Le informazioni scientifiche e tecnologiche protette da diritto d'autore derivanti dalle attività previste dall'accordo in esame saranno divulgate a terze parti solo previa autorizzazione scritta di entrambe le parti, e in conformità con le leggi sul diritto d’autore.
In base all'articolo 14è istituita una Commissione congiunta per l'attuazione dell'accordo e la messa a punto di programmi esecutivi pluriennali, i cui incontri saranno convocati a livello diplomatico e si terranno alternativamente a Damasco e a Roma. Il precedente articolo 12 prevede, per tutte le attività contemplate nell'accordo e per i programmi esecutivi negoziati nell’ambito della Commissione congiunta, il finanziamento secondo le disponibilità stanziate dalle parti.
Infine, gli articoli 15 e 16 contengono le clausole finali, prevedendo in particolare la decadenza del precedente accordo culturale del 1971 all'entrata in vigore dell'accordo in esame, il quale avrà durata illimitata, salvo denuncia inoltrata tramite i canali diplomatici.

Il quadro politico ed istituzionale della Siria


In base all’art. 1 della Costituzione del 1973, la Repubblica Araba di Siria è uno “Stato democratico, popolare, socialista e sovrano”.
La Costituzione riconosce, all’art. 8, un ruolo di partito guida nella società e nello Stato, al partito arabo socialista Ba’ath (Rinascita), che, in particolare, guida il fronte progressista nazionale, composto anche da altri piccoli partiti “satellite”.
Il partito Ba’ath, di orientamento socialista panarabista, ha conquistato il potere in Siria nel 1963, due anni dopo il fallimento dell’unione tra Siria ed Egitto nella Repubblica Araba Unita. E’ ideologicamente affine (anche se politicamente e strategicamente rivale) al partito Ba’ath iracheno, al potere in quel paese fino alla caduta di Saddam Hussein nel 2003.
Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica, eletto, con un mandato di sette anni, sulla base di un meccanismo che prevede la designazione di un candidato da parte del Parlamento, su proposta del partito Ba’ath, e la sua conferma da parte dei cittadini con referendum, nel quale il candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi (in caso contrario il Parlamento indica un altro candidato).
Il Parlamento monocamerale (Assemblea del popolo), composto da 250 membri, è eletto per quattro anni, con un sistema elettorale maggioritario plurinominale, basato su 15 circoscrizioni corrispondenti ai distretti amministrativi del paese. Ciascuna lista deve includere almeno due terzi dei candidati appartenenti al fronte progressista nazionale, che ha garantiti almeno 131 seggi.
I partiti del Fronte progressista nazionale rappresentano gli unici partiti legali in Siria, mentre, come si è visto, al di fuori dei partiti del Fronte sono consentite solo candidature indipendenti.
Molte fonti evidenziano peraltro come l’esercizio concreto delle libertà fondamentali civili e politiche, pure riconosciute dalla Costituzione, e nonostante le aperture che hanno caratterizzato l’inizio della presidenza di Bashar al Assad (cfr. infra), risulti pregiudicato in vari modi: il codice penale, la legge di emergenza (in vigore dal 1963) e la legge sulle pubblicazioni del 2001 impediscono la pubblicazione di materiali che danneggino l’unità nazionale, infanghino l’immagine dello Stato e minaccino gli “obiettivi della rivoluzione”; l’accesso a Internet è consentito solo attraverso server statali che impediscono l’accesso a molti siti; le dimostrazioni pubbliche sono illegali senza autorizzazione ufficiale e la costituzione delle associazioni risulta subordinata alla registrazione governativa. Infine, se la magistratura ordinaria appare dimostrare, secondo diverse fonti, margini significativi di indipendenza, i casi politicamente rilevanti sono affrontati dalla Corte suprema per la sicurezza dello Stato, tribunale speciale istituito dalla legge di emergenza che nega il diritto di appello, limita il diritto alla difesa e tratta molti casi in udienze non pubbliche.
La situazione politica interna
Presidente della Repubblica Araba di Siria è, dal luglio 2000, Bashar Al Assad (n. 1965), succeduto al padre, Hafez Al Assad (1930-2000); presidente ininterrottamente dal 1971 al 2000.
Hafez Al Assad, generale dell’aviazione, già ministro della difesa dal 1966, conquistò il potere con un colpo di Stato nel 1971 (la famiglia Assad appartiene alla minoranza islamica degli Alawiti, di orientamento sciita, che fornisce la maggior parte dei quadri dirigenti del Ba’ath siriano). La sua presidenza fu caratterizzata dalla partecipazione alla guerra del Kippur contro Israele nel 1973 (che tuttavia fallì nel tentativo di riconquista delle alture del Golan occupate da Israele nel 1967), dall’intervento nella guerra civile libanese nel 1976, dalla repressione dei fondamentalisti sunniti della Fratellanza musulmana, massacrati nella città di Hamah nel 1982, dall’adesione alla coalizione internazionale anti-irachena nel corso della prima guerra del Golfo nel 1990-’91.
Bashar Al Assad è stato confermato presidente per il suo secondo mandato dal referendum tenuto il 27 maggio 2007, nel quale la sua candidatura è stata approvata con il 97,6 per cento dei voti.
Le ultime elezioni per l’Assemblea del popolo, svoltesi il 22 e il 23 aprile 2007 hanno visto il Fronte nazionale progressista guidato dal partito Ba’athconquistare 172 dei 250 seggi.
In politica interna, l’avvento alla presidenza di Bashar al Assad, nel 2000, era apparso coincidere con l’avvio di un processo di cauta liberalizzazione politica ed economica, caratterizzato dal rilascio di prigionieri politici, dal rientro di dissidenti in esilio e dall’avvio di una discussione pubblica sul futuro del paese. Fin dal 2001 il processo è apparso però indebolirsi, con l’arresto di esponenti riformisti e l’inasprimento di interventi repressivi e di censura. Le varie componenti dell’opposizione al regime di Assad (quella islamista, quella laica, quella riconducibile alla minoranza curda presente nel paese) hanno peraltro tentato, nell’ultimo decennio, di sviluppare forme di aggregazione., sottoscrivendo, nel 2005, la Dichiarazione di Damasco per il cambiamento democratico nazionale, costituendo nel 2006 il Fronte nazionale di salvezza e promuovendo nello stesso anno, la dichiarazione di Beirut-Damasco per il riconoscimento della sovranità libanese (cfr. infra). L’aggregazione delle forze di opposizione è tuttavia stata messa in discussione nel 2009 dall’abbandono del Fronte di salvezza nazionale da parte della fratellanza musulmana siriana, come segno di apprezzamento per la posizione del governo di Assad a sostegno di Hamas.
In politica estera, la Siria occupa un ruolo strategico in Medio Oriente: tradizionalmente alleata dell’Iran, la Siria ha, a partire dagli accordi Taif del 1990 che posero fine alla guerra civile, esercitato una sorta di “protettorato” in Libano. Tale ruolo è stato messo in discussione dagli eventi successivi all’omicidio, nel febbraio 2005, dell’ex primo ministro libanese Hariri, avvenuto in circostanze tali da lasciar presumere un coinvolgimento di esponenti del movimento filoiraniano e filosiriano libanese di Hezbollah (ed anche, specialmente in una prima fase, di esponenti dei servizi segreti siriani). Le proteste successive all’omicidio di Hariri indussero allora la Siria a decidere il ritiro delle truppe presenti in Libano. La Siria continua comunque ad esercitare una notevole influenza nelle vicende libanesi, come testimoniato ancora nel 2009 e nel 2010 dal sostegno, insieme all’Arabia Saudita, al “dialogo nazionale” avviato dal governo di unità nazionale di Saad Hariri, figlio di Rafiq (sostenuto anche da Hezbollah). La Siria riveste dunque un ruolo importante anche nei tentativi in corso di soluzione della crisi di governo apertasi ad inizio 2011 con le dimissioni dei ministri di Hezbollah dal governo Hariri per protesta contro le attività del Tribunale internazionale per il Libano istituito dall’ONU (e presieduto dall’italiano Antonio Cassese) per indagare sulla morte di Rafiq Hariri (il tribunale ha depositato il 17 gennaio le prime incriminazioni che ancora non risultano pubbliche; diverse fonti indicano tuttavia che tra gli incriminati vi sarebbero esponenti di Hezbollah).
Si segnala che, nell’ambito delle trattative per la formazione del nuovo governo libanese, il 24 gennaio 2011, la coalizione di partiti guidata da Hezbollah ha indicato come primo ministro il sunnita Miqati, già primo ministro nel 2005.
Più in generale, nello scacchiere mediorientale si sono registrati ripetuti tentativi diplomatici volti a spingere ad un diverso atteggiamento la Siria, e, in particolare, a incrinare l’alleanza tra Siria e Iran e a promuovere un negoziato tra Siria e Israele. In particolare, in tale tentativo si è adoperata, negli scorsi anni, la Turchia, che recentemente ha rafforzato le sue relazioni con la Siria (fino ad annunciare, nel giugno 2010, il progetto di costituzione di un’area di libero scambio tra Turchia, Siria, Libano e Giordania): la Turchia ha condotto, dal maggio 2008 al gennaio 2009, negoziati indiretti tra Siria e Israele (le operazioni militari israeliane a Gaza di fine 2008 – inizi 2009 hanno bloccato tali negoziati; successivamente ulteriori difficoltà sono derivate dal raffreddamento delle relazioni tra Israele e Turchia). Anche gli USA appaiono alternare, nei confronti della Siria, atteggiamenti di chiusura e di apertura: momenti particolarmente critici, negli ultimi anni, nelle relazioni tra Siria, da un lato, e USA e paesi occidentali, dall’altro, sono stati rappresentati dalle accuse di offrire protezione ad esponenti dell’ex regime iracheno, rivolte dagli USA alla Siria nel 2003; dalla già ricordata vicenda dell’omicidio Hariri (che determinò la sospensione delle relazioni diplomatiche tra USA e Siria) e dal bombardamento israeliano del settembre 2007 ad installazioni siriane sospettate di produrre energia nucleare a fini militari (l’AIEA sta da allora svolgendo negoziati con la Siria per la verifica della presenza di simili siti sul suo territorio). Da ultimo, merita però rilevare che il presidente Obama ha nominato, il 29 dicembre 2010, per la prima volta dal 2005, un ambasciatore in Siria, Robert Ford.
Infine, dal punto di vista economico, la Siria appare essere stata colpita moderatamente, anche per la chiusura della sua economia, dalla crisi economica internazionale, registrando nel 2009 una crescita del PIL del 4 per cento. Come già si è accennato, dal 2000 è comunque in corso un cauto processo di liberalizzazione economica, caratterizzato dalla ricerca di diversificazione rispetto alla rendita petrolifera e dall’abbandono del sistema economico di impronta socialista. In questo quadro, assume rilievo, nel 2011, l’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto.

I diritti da difendere ogni giorno

Voce Repubblicana del 1 febbraio 2011
Intervista a Massimo Polledri
di Lanfranco Palazzolo

Proprio mentre si celebra la giornata della memoria dobbiamo ricordare ai cubani e a tutto il mondo che i diritti umani si difendono quotidianamente. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato della Lega Nord Massimo Polledri della Lega Nord, ricordando il dramma del dissidente cubano Oscar Elias Biscet.
Onorevole Polledri, giovedì scorso la Camera ha dibattuto della sorte del dottor Oscar Elias Biscet, presidente della fondazione Lawton per i diritti umani, incarcerato dal regime comunista cubano. Cosa ha chiesto al nostro governo nella interpellanza urgente che ha illustrato?
“Il dottor Biscet è un uomo coraggioso, un esempio di martire per la libertà dei diritti civili. Questo prigioniero politico è nato nel 1961 da una famiglia molto umile. Biscet ha denunciato l’utilizzo di un farmaco dannoso per le donne, imposto dal regime cubano per l’aborto. A causa di questa denuncia, Biscet viene incarcerato e inizia un suo percorso sui diritti civili. Quando viene messo in carcere viene picchiato selvaggiamente, ma nello stesso tempo perdona i suoi carnefici. Ma questo non gli impedisce di far nascere la fondazione Lawton. Per questa ragione viene internato 18 volte e condannato a 25 anni di reclusione. Per anni rimane in una cella situata in un sotterraneo. Qui contrae una malattia che gli fa perdere quasi tutti i denti. Nonostante queste punizioni inflitte, Biscet resta un uomo non violento. Tra le sue iniziative voglio ricordare il suo digiuno di ben 40 giorni contro le condizioni imposte dal regime cubano ai detenuti politici”.
Il regime cubano ha “graziato” questi detenuti?
“A seguito dell’intervento della Chiesa cattolica molti detenuti politici sono stati espulsi da Cuba, ma nessuno li ha graziati. Il dottor Biscet ha rifiutato la scelta dell’espulsione perché ama profondamente il suo paese. Il mio invito è quello di firmare l’appello scritto dalla figlia del dottor Biscet per la difesa dei diritti umani a Cuba, che testimonia il lucido impegno di quest’uomo per la libertà del suo paese”.
Qual è la posizione del governo italiano su Cuba?
“La situazione di Cuba è molto difficile. Il governo italiano si sta impegnando per evitare il peggioramento della situazione in quell’isola. I principi ispiratori della politica estera europea sono quelli di garantire uno sviluppo economico migliore per Cuba in cambio di maggiori libertà e garanzie civili. In questo villaggio globale non possiamo accettare che ci siano paesi che non tutelano la libertà religiosa, la libertà di espressione. Penso che questo sia il momento giusto per incalzare questo regime comunista con un’opera costante. Nei giorni della Shoà dobbiamo ricordare agli italiani e a tutto il mondo che la difesa dei diritti di tutti deve essere messa in campo tutti i giorni”.