mercoledì 2 febbraio 2011

Siamo in un regime di natura giudiziaria

Voce Repubblicana del 3 febbraio 2011
Intervista a Giorgio Stracquadanio
di Lanfranco Palazzolo

Dopo la perquisizione a “Il Giornale” siamo in un regime di natura giudiziaria. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Giorgio Clelio Stracquadanio.
Onorevole Stracquadanio, in queste settimane è in corso un’offensiva giudiziaria contro il premier. Cosa pensa della perquisizione effettuata nella redazione del quotidiano “Il Giornale”?
“Sono molto preoccupato. Assistiamo alle iniziative di una magistratura sempre più aggressiva, che compie degli atti di regime. Di fronte ad un quotidiano che ha pubblicato degli atti pubblici. L’accusa rivolta al quotidiano diretto da Sallusti è stata quella di aver pubblicato degli atti relativi al pronunciamento del Consiglio Superiore della Magistratura sul magistrato Ilda Boccassini. Questi atti sono passati al vaglio del plenum del Csm. Si tratta di atti che furono diffusi all’epoca. Di fronte a questa pubblicazione, la magistratura perquisisce la sede di un giornale con un gesto intimidatorio. E arriva anche a perquisire la casa di una giornalista setacciando il suo pc. Di fronte a questi atti ci troviamo di fronte ad un regime di natura giudiziaria”.
Il Pd scenderà in piazza contro Berlusconi. Cosa prova ad ascoltare la retorica post-femminista delle donne del Pd sulla vicenda Ruby-Berlusconi?
“Sono particolarmente colpito dalla marea montante di ipocrisia e di politically correct da parte del Pd. Dopo aver seguito per anni la tesi secondo la quale ciascuno è libero di fare tutto quello che vuole nella sua vita privata, adesso il Pd si erge a censore della moralità addirittura invocando la carta costituzionale. E citando un articolo che non c’entra nulla. L’altro giorno, quando il segretario del Pd Bersani ha detto che i comportamenti privati di Berlusconi sarebbero contro la Costituzione, si è reso ridicolo agli occhi degli italiani”.
Il deputato finiano Luca Barbareschi pare indeciso sulla sua permanenza in Futuro e libertà dicendo che vuole restare in un partito di centrodestra.
“Il problema non è la linea politica di Gianfranco Fini. Il leader del FLI ha provocato la crisi del Pdl perché non voleva essere il numero due di Berlusconi. Adesso è diventato il numero due di Casini. Fini ha sempre parlato di destra moderna e ha finito per fare il centrista che dialoga con il Pd, candidandosi ad un’alleanza ancillare con il centrosinistra. Barbareschi si è trovato in questo caos. Gli hanno promesso la nuova destra e oggi si ritrova nella ‘Cosa prodiana’. Insomma….Lo capisco”.
Alcuni senatori del Pd hanno chiesto a Fini di dimettersi da Presidente della Camera per essere più libero.
“Aspetto che faccia altrettanto il capogruppo del Pd alla Camera. L’iniziativa avrebbe un peso se fosse portata avanti dai deputati del Pd in aula, durante i lavori della Camera. Sarebbe un gesto significativo”.

Separati alla nascita: Nello Formisano dell'IDV e il filosofo Martin Heiddegger

Nello Formisano Dell'IDV
Martin Heiddegger, filosofo

Equidistanti dalle parti in conflitto

Voce Repubblicana del 2 febbraio 2011
Intervista a Francesco Tempestini
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo italiano deve mantenere una linea di equidistanza tra le forze politiche che si stanno fronteggiando in Albania. Lo ha detto alla “Voce” il capogruppo del Pd alla Commissione esteri della Camera Francesco Tempestini.
Onorevole Tempestini, cosa pensa della situazione che si è creata in Albania dopo le contestazioni di questi giorni del Partito socialista contro il governo di centrodestra guidato da Sali Berisha?
“Siamo molto allarmati per quello che sta accadendo in queste settimane nei Balcani. In quest’area si sta operando un progressivo disimpegno delle presenze multilaterali per ragioni che attengono al miglioramento della situazione e anche per una certa stanchezza dei soggetti che sono presenti in questa regione. Alcuni paesi hanno deciso di allentare la loro presenza in alcune aree per evidenti ragioni di bilancio. Non abbiamo nulla da eccepire per questa situazione, ma siamo consapevoli che la stabilizzazione di quest’area non è ancora un fatto compiuto. Mi riferisco a paesi come la Bosnia, dove l’idea di procedere verso uno stato multietnico è difficile. Lo stesso discorso vale per il Kosovo e per la Serbia. L’Albania si aggiunge a questo quadro”.
Cosa sta accadendo in Albania?
“E’ in corso un conflitto politico che si trascina dalle ultime elezioni politiche. La crisi albanese può essere il sintomo di un aggravamento di questo quadro regionale. Gli italiani dovrebbero essere i primi ad essere preoccupati per gli sviluppi della situazione. Noi abbiamo il massimo interesse di far procedere i Balcani in Europa. Questo processo non deve fermarsi. Noi abbiamo bisogno dei Balcani stabilmente integrati in Europa, sottratti a rischi di instabilità”.
Cosa chiedete al Governo?
“Il governo italiano deve avere un atteggiamento neutro sulle vicende politiche albanesi. Il nostro esecutivo non deve giocare da nessuna delle due parti in causa. Sappiamo perfettamente che ci sono rapporti più intensi tra il governo Berlusconi e quello di Sali Berisha, ma guai a deflettere da una linea politica che chiede ad entrambi le due grandi forze politiche albanesi di ripristinare una dialettica parlamentare giusta. E’ necessario che la Commissione d’inchiesta sulla situazione in Albania sia inclusiva e paritaria. E dobbiamo permettere all’Unione europea di svolgere una funzione positiva per questo paese”.
Le ultime elezioni politiche in Albania erano truccate? I socialisti albanesi lanciano queste accuse.
“No, truccate, no. Mi attengo ai dati delle organizzazioni internazionali. In quel paese c’è stata una situazione nella quale il processo elettorale è stato contestato. Ci sono stati elementi di irregolarità. I due grandi partiti politici albanesi devono trovare una via d’uscita. Altrimenti il processo di avvicinamento all’Ue si allontana”.