sabato 5 febbraio 2011

"Storia di un impiegato" tutta da vedere

Il mio amico Fabrizio Catarci è un ottimo attore e regista teatrale. Nei prossimi giorni porterà in scena a Roma "Storia di un impiegato". Riprendendo l'LP di Fabrizio De Andrè, Catarci porta in teatro il filo narrativo delle canzoni del cantante ligure. Quel 33 giri è stato forse il disco più schierato politicamente di De Andrè. Rivederlo in questa trasposizione teatrale è una bella sorpresa.

Ho intervistato Peppe, anzi Pippo Civati

Peppe x Pippo. Oggi ho intervistato Giuseppe Civati del Pd collezionando una figuraccia. Quando ho iniziato l'intervista volevo dire "siamo con l'onorevole Civati". Ma Civati è un consigliere regionale. Allora sono stato costretto anche a dire il nome, che però non ricordavo bene. Allora ho detto: "Radio Radicale, siamo con Peppe Civati". Lui mi ha guardato perplesso, ma non ha battuto ciglio. Alla fine dell'intervista mi ha detto: "Per la prossima volta, io non mi chiamo Peppe, ma Pippo".

Il caudatario della sinistra

Voce Repubblicana del 5 febbraio 2011
Intervista a Luigi Compagna
di Lanfranco Palazzolo

Sul federalismo municipale, Mario Baldassarri (Foto a sinistra) è stato il caudatario dela sinistra. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Luigi Compagna del Pdl.
Senatore Compagna, cosa pensa del pareggio nella Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale? Cosa pensa del comportamento del senatore Baldassarri?
“E’ Baldassarri che deve spiegare il suo comportamento. Il parlamentare di Futuro e libertà è stato uno dei protagonisti politici degli ultimi giorni. A sentire quello che si è detto in questi giorni, Baldassarri ha avuto contatti continui con esponenti di Governo, con Berlusconi e via dicendo”.
Cosa è successo negli ultimi due giorni?
“Questo provvedimento ha avuto una prima fase nella quale il testo del governo è apparso a tutta la Commissione scombinato, contraddittorio e mal redatto. Poi, grazie ad un’autentica opera di riscrittura, alla quale si sono dedicati il ministro Calderoli e il Presidente La Loggia, è venuto fuori un testo abbastanza accettabile. Su quel testo si è sovrapposto, nei lavori della Commissione, con l’associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). Direi che proprio da questo punto di vista, in sede di consultazione con l’Anci, è emerso come ci sia un federalismo fiscale, più o meno praticato da sempre dalla sinistra, per il quale è necessario avere delle risorse statali per tenere in vita quelle associazioni come ambientaliste come i ‘No tav’, ‘No nuclerare’, ‘No discariche’”.
E allora cosa ha chiesto il presidente dell’Anci Chiamparino?
“Chiamparino non ha difeso questa visione del federalismo fiscale. E ha dato il suo via libera al testo voluto dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e dal Presidente della Bicamerale Enrico La Loggia. A questo punto, in sede di bicameralina, si è riaperta una discussione costruttiva, nella quale il finiano Baldassari è stato il ‘grande protagonista’. Le forze politiche si sono prodigate nei confronti del senatore Baldassarri. Ad esempio, è stato accolto il suo suggerimento di sostituire la compartecipazione dei comuni sull’Irpef con quella relativa all’Iva. Neanche questo è stato sufficiente per smuovere Baldassarri dal suo ruolo di caudatario del federalismo di sinistra. Questo atteggiamento ci ha riportato ai tempi dei cosiddetti decreti Stammati, che servivano a ripianare i debiti dei comuni in dissesto economico provocati dalle giunte di sinistra degli anni ‘70”.
Come si sono comportati la sinistra e Baldassarri?
“Pensavo che Baldassarri avesse un’altra concezione dei rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Il suo atteggiamento è parso quello di voler barattare un parere favorevole al provvedimento del governo in cambio di voler aumentare l’addizionale Irpef. A quel punto la maggioranza ha detto: ‘non ci sto’. E ha fatto bene”.

Quel federalismo non è buono

Intervista a Massimo Bordignon
Voce Repubblicana del 4 febbraio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il decreto sul federalismo municipale non garantisce una buona riforma dell’autonomia impositiva dei Comuni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Massimo Bordignon, docente di Scienza delle Finanze all’università cattolica di Milano.
Prof. Bordignon, cosa pensa dell’evoluzione del decreto legislativo sul federalismo municipale?
“Nelle stesure che abbiamo conosciuto fino all’inizio di questa settimana, il testo non mi piaceva. Non so come si evolverà la riscrittura del decreto legislativo. La struttura generale del provvedimento fallisce l’obiettivo del federalismo fiscale dei municipi: dare ai comuni dei tributi nell’ambito dei quali muoversi con una certa autonomia e permettere ai cittadini di controllarli. Nel provvedimento si introduce, come imposta fondamentale, la tassa sul patrimonio immobiliare. E questo va bene. Ciò accade in tutte le parti del mondo. Ma vengono esclusi dalla tassazione i residenti, che hanno il maggior interesse nel controllare il comportamento fiscale degli enti locali. Si costruisce una sorta di federalismo alla rovescia dove, se un comune vuole davvero costruire una propria autonomia finanziaria, l’unico spazio che ha è quello della tassazione dei proprietari delle seconde case o delle imprese commerciali. Non mi sembra un buon viatico per l’autonomia. Il decreto legislativo è poco chiaro per gli sviluppi futuri del sistema di finanziamento dei comuni”.
Ritiene che ci sia un’impostazione di tipo feudale nello stabilire alcune imposte ai non residenti?
“Mi sembra una valutazione estrema. Sono convinto che questo tipo di sistema non può funzionare bene. Oltre alle imposte immobiliari, si reintroduce l’imposta sul soggiorno. L’unica cosa che si fa è che si riaprono gli spazi sull’imposta relativa al reddito. Ma nell’imposta sul reddito sappiamo cosa c’è in Italia. Nella base imponibile dell’Irpef ci sono, almeno all’80 per cento, i redditi da lavoro dipendente. C’è il rischio che l’offerta dei servizi pubblici locali venga sempre finanziata sulle spalle dei soliti”.
Questo provvedimento andava preceduto da una grande riforma fiscale?
“Mi sembra indubbio che ci sia bisogno di una riforma del sistema tributario. Il carico fiscale degli ultimi anni si è concentrato sempre di più su alcuni cespiti: i redditi da lavoro dipendente e da impresa. E sempre meno sui consumi e sulla proprietà. Ci vuole un riequilibrio perché l’Italia ha problemi di crescita. Almeno avrebbe dovuto esserci una modifica che modifica questa distribuzione fiscale”.
Assisteremo al fallimento dei comuni con il federalismo municipale?
“In questi anni il governo è intervenuto pesantemente sugli enti locali abolendo alcune tasse e diminuendo i trasferimenti. E chiaro che questo introduce una situazione di grave difficoltà per i comuni”.