martedì 8 febbraio 2011

La strana coppia Gianfranco Fini & Cesare Beccaria

Voce Repubblicana
del 9 febbraio 2011
di Lanfranco Palazzolo


Fino al 22 febbraio prossimo, presso la Sala della Regina di Montecitorio, si svolgerà la mostra “Cesare Beccaria, la civiltà dei diritti”. L’evento è stato inaugurato alle ore 11 da un convegno che si è tenuto alla Sala della Lupa, aperto dal Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini. Al convegno sono intervenuti Pietro Folena, Giovanni Francioni, Vito Mancuso, Vladimiro Zagrebelsky. La mostra vede esposto il patrimonio della veneranda Biblioteca Ambrosiana del quale fa parte il manoscritto originale del Trattato “Dei Delitti e delle Pene”. L’aspetto interessante di questo appuntamento è che ad aprirlo sarà un uomo che ha apertamente sostenuto l’esecuzione della pena capitale in Italia. Gianfranco Fini. La terza carica dello Stato ha fatto tante abiure, ma forse è il caso di soffermarsi sul suo atteggiamento passato. Ad aiutarci in questo viaggio ci ha pensato il saggio di Corrado De Cesare dal titolo “Il Fascista del 2000” (Kaos edizioni). In una dichiarazione del gennaio del 1990, Fini disse che “la domanda di sicurezza che sale dalla società civile può e deve avere una risposta organica e coerente nell’inasprimento della sanzione giuridica, fino al massimo della pena capitale per alcuni reati particolarmente efferati. O lo Stato riesce a creare una deterrenza efficace per i delinquenti o sarà costretto a inseguire a vuoto vittime e assassini”. Cesare Beccaria avrebbe risposto a Fini con questa frase: “Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo?”; oppure avrebbe detto: “Non vi è libertà ogni qualvolta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”. Ma all’inizio degli anni Novanta le idee di Beccaria erano molto lontane dal Fini missino. Il 10 agosto del 1991, l’allora leader del Movimento sociale italiano fece questa dichiarazione poco allineata alle idee di Beccaria: “Senza bisogno di cambiare la legge si può attuare l’applicazione – in casi particolari – del codice militare di pace, che prevede anche la pena capitale”. Il 3 settembre del 1991 Gianfranco Fini torna a Cesare Beccaria: “E’ ora di dichiarare in Sicilia lo stato di guerra interna con l’applicazione della pena di morte per gli assassini mafiosi. Tutto il resto è acqua fresca”. Ma la dichiarazione che avrebbe fatto più male al giurista lombardo è quella pronunciata da Fini il 30 agosto del 1991: “Basta con il garantismo, basta con quella larva di Stato impotente, basta con la legge che premia i delinquenti e abbandona i cittadini onesti”. Il 17 ottobre del 1991 Fini supera se stesso affermando la necessità di “Passare per le armi” i capi mafiosi. Ma Fini spiega anche il metodo di esecuzione: la fucilazione. Infatti, il 17 novembre del 1991 Gianfranco Fini spiega ai suoi elettori qual è il metodo da seguire: “Bisogna acciuffare i criminali, applicare con durezza le pene…e metterli al muro” (17 novembre 1991). E, infine, per Fini la ricetta di autodifesa dello stato, enunciata nel marzo del 1992 è questa: “Se lo stato vuole vincere deve caricare la pistola”. Naturalmente Fini ha evitato di ricordare queste sue frasi aprendo il convegno su Beccaria. Ma forse era il caso di ricordargliele.

Ci confrontiamo per il bene del paese

Voce Repubblicana dell'8 febbraio 2011
Intervista a Giorgio Tonini
Di Lanfranco Palazzolo

Nel nostro partito ci sono sensibilità diverse. Ed è bene che queste diversità si confrontino per il bene del Paese. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Pd Giorgio Tonini.
Senatore Tonini, qual è il suo giudizio sulla relazione di Pierluigi Bersani all’assemblea del Pd?
“Non si è trattato di una relazione vera e propria, ma di un’introduzione ai lavori dell’assemblea. L’introduzione di Bersani ha riguardato l’attualità politica. Era lecito attendersi questo tipo di introduzione da parte di Bersani”.
Come siete giunti a questa assemblea? Le varie correnti del partito come si stanno confrontando sulla situazione politica? Nell’ultima Direzione del Pd la minoranza (Modem), di cui lei fa parte, si è astenuta sulla relazione di Bersani. Siete in una situazione di tregua armata?
“Non parlerei di tregua armata. Ci sono due piani diversi su come affrontare questa dolorosa fase finale della stagione di Berlusconi. Sapevamo di trovarci di fronte a questa situazione. Il gruppo dirigente è impegnato a smentire la sua paura di andare al voto. Da questo punto di vista siamo tutti uniti. Nel nostro appuntamento al Lingotto di Torino abbiamo cercato di dare una risposta al Partito democratico e al paese su queste emergenze. Naturalmente, su questo, la discussione continua”.
Non ci sono due partiti democratici?
“No, francamente, direi che non ci sono due Pd. Siamo un partito grande. E dentro un grande partito ci sono sensibilità acutamente diverse. Però, noi della minoranza, abbiamo dimostrato di voler svolgere una nostra funzione di stimolo, mai preconcetta e personalizzata. Credo che questo sia molto utile. Credo che sia utile dare l’immagine di un partito che discute e si confronta su temi importanti per gli italiani”.
Essere un grande partito è sempre molto complicato. La legge dell’inclusione impone molte scelte che fanno discutere. Alla vigilia di questa assemblea è stato chiesto al Pd di essere più cattolico.
“Nel Partito democratico ci sono tanti cattolici. Molti di questi cattolici vivono un rapporto molto stretto tra la loro appartenenza ecclesiale e il loro modo di fare politica. Questo ci ha creato dei problemi. Se si tratta di culture che si confrontano, il dibattito è sempre molto utile per noi”.
In merito al caso Ruby-Berlusconi, la Chiesa cattolica aveva il diritto di puntare l’indice contro Berlusconi dopo quello che è accaduto nella chiesa cattolica?
“Ho trovato le posizioni della Chiesa cattolica molto corrette. La Chiesa ha evitato di entrare nel gioco in gamba tesa. Credo che la Chiesa abbia fatto bene a fare un richiamo alle questioni di tipo morale e culturale. Per quanto riguarda gli scandali nella Chiesa cattolica, penso che Benedetto XVI abbia affrontato correttamente gli scandali che hanno toccato la Chiesa”.

Il Consiglio europeo del 4 febbraio 2011 (La situazione economica e l'Euro)


Il Consiglio europeo ha esaminato la situazione economica, raggiungendo un accordo sulla linea da seguire in vista del Consiglio europeo di marzo, che sarà dedicato in gran parte alle questioni relative al completamento e all’attuazione del nuovo sistema di governance economica.
Il Consiglio europeo ha, anzitutto, invitato il Consiglio a definire in marzo un orientamento generale sulle sei proposte legislative della Commissione in materia di riforma della governance economica(concernenti la revisione del Patto di stabilità, l’istituzione di una procedura per gli squilibri macroeconomici eccessivi e i requisiti minimi dei quadri nazionali di bilancio), garantendo la piena attuazione delle raccomandazioni presentate nell’ottobre 2010 dalla task force presieduta dal Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy. Il Consiglio europeo ha ribadito l’obiettivo di pervenire a un accordo definitivo tra il Consiglio e il Parlamento europeo entro giugno 2011.
Il Consiglio europeo ha, in secondo luogo, ribadito che, nell’ambito della nuova procedura di coordinamento ex ante delle politiche economiche (c.d. semestre europeo), il Consiglio europeo di marzo individuerà, sulla scorta dell'analisi annuale della crescita presentata dalla Commissione il 12 gennaio, le priorità in materia di riforme strutturali e di risanamento di bilancio. Su tale base, e guidati dagli orientamenti integrati della strategia per la crescita e l'occupazione UE 2020, gli Stati membri presenteranno in aprile i programmi nazionali di riforma e i programmi di stabilità o di convergenza.
I Capi di stato e di governo hanno, in terzo luogo, rinviato al Consiglio europeo di marzo l'adozione della decisione definitiva sulla modifica dell'art. 136 del Trattato sul funzionamento dell'UE, ai fini dell'istituzione di un meccanismo permanente di stabilità dell’area euro.
Il Consiglio europeo ha infine invitato l'istituenda Autorità bancaria europea e le altre autorità competenti a condurre “stress test” sugli istituti di credito (intesi a valutare se tali istituti hanno capitale sufficiente a reggere l'impatto di situazioni di crisi) e gli Stati membri a garantire la messa a punto di piani concreti, conformi alle norme dell'UE sugli aiuti di Stato, a cui ricorrere nel caso in cui dagli stress test emerga la vulnerabilità di una banca.
Dichiarazione dei Capi di Stato o di governo della zona euro
Il Consiglio europeo ha accolto con favore la dichiarazione dei Capi di Stato o di governo della zona euro e delle istituzioni dell'UE, allegata alle conclusioni, che indica alcune ulteriori misure da mettere a punto al Consiglio europeo di marzo:
· continua ed efficace attuazione dei programmi di stabilizzazione relativi alla Grecia e all'Irlanda;
· valutazione, da parte della Commissione in cooperazione con la BCE, dei progressi compiuti negli Stati membri della zona euro nell'attuazione delle misure adottate per rafforzare le posizioni di bilancio e le prospettive di crescita;
· proposte concrete avanzate dall'Eurogruppo in ordine al rafforzamento del Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria (FESF), così da garantire l'efficacia necessaria per fornire un sostegno adeguato;
· messa a punto, sotto la guida del presidente dell'Eurogruppo, delle caratteristiche operative del meccanismo europeo di stabilità in linea con il mandato convenuto dal Consiglio europeo di dicembre.
Nella dichiarazione, i capi di Stato o di governo si impegnano inoltre ad adottare, muovendo dal nuovo quadro di governance economica, ulteriori misure atte a conseguire una nuova qualità nel coordinamento della politica economica della zona euro al fine di migliorare la competitività e realizzare in tal modo un più elevato grado di convergenza senza pregiudicare il mercato unico.
A questo scopo, presidente del Consiglio europeo è invitato ad avviare, in cooperazione con il presidente della Commissione, consultazioni con i capi di Stato o di governo dell'Eurozona, definendo con concretezza le vie da seguire in conformità del Trattato, ed assicurando che i capi di Stato o di governo degli Stati membri non appartenenti alla zona euro interessati siano debitamente coinvolti nel processo.

Il Consiglio europeo del 4 febbraio 2011 (L'innovazione)

L'innovazione

Al fine di promuovere l'innovazione e trarre pieno vantaggio dal capitale intellettuale dell'Europa, a beneficio dei cittadini, delle imprese - in particolare le PMI - e dei ricercatori, il Consiglio europeo propone di adottare un approccio strategico e integrato, nel contesto del quale gli investimenti nel settore dell'istruzione, della ricerca e della tecnologia sono considerati essenziali. Il Consiglio europeo, altresì, ha invitato la Commissione a mettere a punto un indicatore integrato unico che favorisca un migliore monitoraggio dei progressi compiuti nell’UE in materia di innovazione.
Il Consiglio europeo ritiene che la competenza e le risorse europee debbano essere mobilitate in modo coerente e che debba essere sviluppata una programmazione congiunta delle risorse e delle sinergie tra l'UE e gli Stati membri.
Lo spazio europeo della ricerca deve essere completato entro il 2014 al fine di creare un reale mercato della conoscenza, della ricerca e dell'innovazione. Occorre in particolare adoperarsi per migliorare la mobilità e le prospettive di carriera dei ricercatori, la mobilità degli studenti già laureati e l'attrattiva dell'Europa sui ricercatori stranieri.
Sarebbe opportuna, inoltre, una migliore diffusione delle informazioni sulle attività di R&S che beneficiano di finanziamenti pubblici, istituendo un inventario della R&S finanziata dall'UE, collegato ad analoghi inventari dei programmi di R&S finanziati a livello nazionale.
Andrebbero incoraggiati gli investimenti privati in prodotti e servizi innovativi, ed al riguardo, si invita la Commissione a:
· presentare proposte per accelerare, semplificare e modernizzare le procedure di normalizzazione;
· fornire orientamenti riguardo all'applicazione delle direttive sugli appalti pubblici, che dovrebbero essere maggiormente orientati a incentivare la domanda di beni e servizi innovativi;
· effettuare, nel 2011, un riesame intermedio dei quadri normativi in materia di aiuti di Stato;
· vagliare le opzioni per la creazione di uno strumento per la valorizzazione dei diritti di proprietà intellettuale a livello europeo, al fine di agevolare l'accesso delle PMI al mercato della conoscenza e riferire al Consiglio entro la fine del 2011.
Il Consiglio europeo invita la Commissione europea a compiere progressi rapidi per assicurare la creazione del mercato unico digitale entro il 2015.
Il Consiglio europeo invita inoltre a rimuovere i restanti ostacoli giuridici e amministrativi al funzionamento transfrontaliero del capitale di rischio ed invita la Commissione a presentare entro la fine del 2011 proposte per:
· istituire un regime UE per il capitale di rischio, basato sul Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e sulle altre istituzioni finanziarie pertinenti e in cooperazione con gli operatori nazionali;
· rafforzare gradualmente il meccanismo di finanziamento con ripartizione dei rischi;
· la fattibilità di un programma a favore della ricerca per l'innovazione delle piccole imprese.
Il Consiglio europeo invita gli Stati membri, nei loro sforzi di risanamento del bilancio, a dare priorità a una spesa propizia alla crescita sostenibile, in settori quali la ricerca e l'innovazione, l'istruzione e l'energia e ad adottare misure di riforma volte a rafforzare l'efficacia delle loro azioni in materia di ricerca e innovazione. A livello nazionale, gli Stati membri hanno manifestato la disponibilità a destinare almeno il 50% delle entrate dell'ETS al finanziamento di interventi in materia di clima, inclusi i progetti innovativi.
Il Consiglio europeo ritiene essenziale che gli strumenti dell'UE volti a promuoverela ricerca, lo sviluppo e l’innovazionesiano semplificati, e invita la Commissione a presentare proposte entro la fine dell'anno, assicurando che tutti gli strumenti di finanziamento per la ricerca e l'innovazione agiscano all'interno di un quadro strategico comune. Andrebbe valutata, infine, la possibilità di sviluppare meccanismi adeguati per il finanziamento di grandi progetti europei che costituiscono importanti motori per la ricerca e l'innovazione.

Il Consiglio Europeo del 4 febbraio 2011 (Il mercato energetico)

Il Mercato energetico

Il Consiglio europeo ritiene che l'UE abbia bisogno di un mercato interno dell'energia pienamente funzionante, interconnesso ed integrato entro il 2014. A tal fine chiede agli Stati membri di attuare rapidamente e completamente la legislazione sul mercato interno dell'energia, rispettando le scadenze concordate, e al Consiglio e al Parlamento europeo di adottare rapidamente la proposta di regolamento della Commissione concernente l'integrità e la trasparenza del mercato dell'energia (COM(2010)726). Secondo il Consiglio europeo, regolatori nazionali e gestori dei sistemi di trasmissione, in cooperazione con l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell'energia (ACER), dovrebbero intensificare i lavori relativi all’armonizzazione dei codici di rete, mentre gli Stati membri, in collegamento con gli organismi europei di normalizzazione e l'industria dovrebbero adottare norme tecniche per i sistemi di carica per i veicoli elettrici e per le reti, entro la metà del 2011, e per i contatori intelligenti entro la fine del 2012. Nelle sue regolari relazioni sullo stato del mercato interno dell’energia, la Commissione presterà particolare attenzione alle questioni relative ai consumatori.
Il Consiglio considera fondamentale modernizzare ed ampliare le infrastrutture energetiche europee e realizzare l'interconnessione transfrontaliera delle reti, semplificando e migliorando le procedure di autorizzazione per la costruzione di nuove infrastrutture, nel rispetto delle competenze e procedure nazionali. Dopo il 2015 nessuno Stato membro dell'UE dovrebbe rimanere isolato dalle reti europee di gas ed elettricità o veder minacciata la sua sicurezza energetica per la mancanza delle connessioni appropriate. Il Consiglio ritiene che la maggior parte del finanziamento degli investimenti per le infrastrutture dovrà essere fornito dal mercato. Al fine di promuovere un quadro normativo attraente per gli investimenti, il Consiglio ritiene che si dovrebbe prestare particolare attenzione alla fissazione di tariffe a livelli coerenti con le necessità di finanziamento, tenendo conto dell'impatto sui consumatori. Nel caso di progetti che non riescano ad attrarre sufficienti finanziamenti dal mercato, potranno essere previsti limitati finanziamenti pubblici. Tali progetti dovrebbero essere selezionati in base a criteri chiari e trasparenti. Il Consiglio invita la Commissione a riferire al Consiglio, entro giugno 2011, i dati relativi alle necessità di investimento per le infrastrutture energetiche nell’UE.
Al fine d'incrementare ulteriormente la sicurezza dell'approvvigionamento, si dovrebbe valutare il potenziale dell'Europa per l'estrazione sostenibile e per l'uso delle risorse di combustibile fossile (gas e olio di scisto) convenzionali e non convenzionali.
Efficienza energetica ed energie rinnovabili
Il Consiglio europeo considera fondamentali gli investimenti necessari a raggiungere l'obiettivo di efficienza energetica del 20% entro il 2020, convenuto dal Consiglio europeo del giugno 2010, il cui raggiungimento non appare prossimo. A tal fine chiede un'azione decisa per sfruttare il potenziale di risparmio energetico nel settore degli edifici e dei trasporti, nonché nei processi di produzione. Al 1º gennaio 2012 tutti gli Stati membri dovrebbero inserire norme sull'efficienza energetica che tengano conto, negli appalti pubblici per i nuovi edifici e servizi pubblici, dell'obiettivo principale dell'UE. Il Consiglio è chiamato a esaminare rapidamente la prossima proposta relativa un nuovo piano per l'efficienza energetica della Commissione, nonché a riesaminare, entro il 2013, l'attuazione dell'obiettivo di efficienza energetica dell'UE considerando, se necessario, l’adozione di ulteriori misure.
La Commissione dovrebbe intensificare i lavori con gli Stati membri per favorire la piena attuazione della direttiva relativa alle energie rinnovabili, in particolare per quanto riguarda regimi di sostegno nazionali e meccanismi di cooperazione coerenti. L'UE e gli Stati membri dovranno altresì promuovere gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili e delle tecnologie a basse emissioni di CO2, sicure e sostenibili, nonché concentrarsi sull'attuazione delle priorità tecnologiche stabilite nel piano strategico europeo per le tecnologie energetiche. La Commissione è invitata a presentare nuove iniziative sulle reti intelligenti, comprese quelle connesse allo sviluppo di veicoli puliti, allo stoccaggio dell'energia, ai biocarburanti sostenibili e a soluzioni di risparmio energetico per le città.
Energia e relazioni esterne
Il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare entro giugno 2011 una comunicazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento e la cooperazione internazionale volta a migliorare ulteriormente la coerenza dell'azione esterna dell'UE nel settore dell'energia. Il Consiglio europeo invita gli Stati membri a comunicare dal 1º gennaio 2012 alla Commissione tutti gli accordi energetici bilaterali nuovi e vigenti con paesi terzi. La Commissione metterà a disposizione di tutti gli altri Stati membri tali informazioni in forma appropriata, tenuto conto della necessità di proteggere le informazioni commercialmente sensibili. La dimensione della sicurezza energetica dovrà essere tenuta in debita considerazione sia dall'Alto rappresentante, sia nel contesto della politica di vicinato.
In accordo con i Trattati, l'UE dovrebbe prendere iniziative nei consessi internazionali pertinenti e sviluppare partenariati per l'energia reciprocamente vantaggiosi con gli attori principali e relativamente ai corridoi strategici. Il Consiglio europeo ritiene prioritario portare avanti al più presto i lavori per sviluppare un partenariato nel settore dell'energia con la Russia - affidabile, trasparente e fondato su regole in settori di interesse comune - nell'ambito dei negoziati sul processo successivo all'accordo di partenariato e di cooperazione e alla luce delle attività in corso riguardanti il partenariato per la modernizzazione e il dialogo sull'energia. L’UE dovrebbe altresì incoraggiare i paesi vicini ad aderire alla regolamentazione del mercato interno dell'energia dell'UE, estendendo e approfondendo il trattato che istituisce la Comunità dell'energia e promuovendo iniziative di cooperazione regionale. L'UE dovrebbe inoltre esaminare le opzioni per assicurare parità di condizioni ai produttori di energia. Al fine di diversificare rotte e fonti di approvvigionamento, la Commissione è invitata a proseguire negli sforzi tesi a facilitare lo sviluppo di corridoi strategici per il trasporto di gas, come ad esempio il corridoio meridionale. L'UE coopererà con i paesi terzi per far fronte alla volatilità dei prezzi dell'energia e porterà avanti i lavori al riguardo in sede di G20.
Prospettiva a lungo termine
Il Consiglio europeo attende con interesse la messa a puntodella strategia di riduzione delle emissioni di CO2 all'orizzonte 2050, da avviare ora, nel settore dell'energia e altri settori connessi, al fine di conseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’80-95% entro il 2050 rispetto ai valori del 1990, come convenuto dal Consiglio europeo nell'ottobre 2009. A tale scopo, ritiene opportuno vagliare attentamente l'opportunità di fissare fasi intermedie verso il raggiungimento dell'obiettivo per il 2050.