giovedì 10 febbraio 2011

Fini doveva dimettersi per guidare Fli

Intervista a Piero Ignazi
Voce Repubblicana dell'11 febbraio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Gianfranco Fini avrebbe dovuto lasciare la Presidenza della Camera e assumersi la responsabilità politica di guidare Futuro e libertà. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politologo Pietro Ignazi. Lo studioso ha scritto numerosi saggi sulla storia della destra italiana. Tra questi ricordiamo “L'estrema destra in Europa”, “Postfascisti? La trasformazione del Movimento sociale in Alleanza nazionale”, entrambi editi da Il Mulino.
Professor Ignazi è stupito dall’allontanamento del professor Alessandro Campi e di Sofia Ventura da Futuro e libertà. A cosa sono dovute queste perplessità sul soggetto politico guidato da Gianfranco Fini?
“Le critiche che ho sentito in questi giorni mi sembrano ben ponderate. Ovviamente, Futuro e libertà sconta l’insuccesso del dibattito parlamentare del 14 dicembre scorso, quando la maggioranza è riuscita a restare tale nel corso del dibattito sulla fiducia al Governo Berlusconi. Questa sconfitta ha provocato una serie di reazioni all’interno di Futuro e libertà. A questo punto si è innescato un dibattito su quale fosse la strategia più opportuna per definire la strategia di questo nuovo movimento. E’ chiaro che questo movimento aveva creato molte aspettative lo scorso autunno. Adesso, Futuro e libertà si trova in una situazione molto difficile. Una situazione che definirei di ‘risacca’. Ecco perché trovo opportuno che, in una fase come questa, ci siano delle voci di riflessione politica che possano stimolare la dirigenza di questo partito a riflettere sul da farsi”.
Qual è stato l’errore più grosso fatto da Gianfranco Fini quando è nato Futuro e libertà?
“Credo che il primo errore politico sia stato quello di non prendere direttamente la guida politica di questo movimento quando sono nati i gruppi parlamentari. Credo che Fini avrebbe dovuto abbandonare lo scranno di Montecitorio. Credo che Fini avrebbe dovuto farlo solo per questa ragione. E non per le sciocchezze che abbiamo sentito la scorsa estate sulla casa di Montecarlo. Credo che Fini avrebbe dovuto dare un grande segnale di partecipazione a questo movimento”.
Crede che Fini non abbia saputo sfruttare il momento giusto per far cadere Berlusconi?
“Il secondo errore che ha fatto Fini è stato quello di accettare l’invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di spostare al 14 dicembre del 2010 la data della fiducia. In quelle settimane Silvio Berlusconi ha messo in atto tutte le sue risorse politiche per recuperare i voti mancanti”.
C’è stato un problema relativo al messaggio politico per Fli, forza di centrodestra che finisce Terzo Polo?
“La confluenza nel terzo polo è avvenuta dopo il 14 dicembre. E’ stata una sorta di ritirata in trincea. Questo partito deve mettere a fuoco la sua identità. Non so se tutti siano sulla stessa linea”.

Ecco perchè Fini dovrebbe dimettersi

Voce Repubblicana del 10 febbraio 2011
Intervista a Lucio D'Ubaldo
di Lanfranco Palazzolo

Non è immaginabile pensare che la Presidenza della Camera possa entrare in modo così diretto nello scontro politico. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Fini. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pd Lucio D’Ubaldo.
Senatore D’Ubaldo, nei giorni scorsi, insieme ad altri colleghi di Palazzo Madama, lei ha chiesto le dimissioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini.
“Vorrei precisare che noi non abbiamo chiesto le dimissioni del Presidente della Camera. Questo sarebbe a dir poco inelegante dal punto di vista formale visto che siamo dei senatori. Abbiamo fatto un ragionamento di ordine generale. In un momento difficile come questo c’è l’esigenza di restituire la dignità a tutte le funzioni pubbliche. Noi che siamo all’opposizione possiamo avere l’interesse ad utilizzare qualsiasi spinta contro questa maggioranza. Tuttavia, la maggioranza e l’opposizione devono sentire l’esigenza di ristabilire delle regole alla fine di un ciclo politico. A questo punto, non si può immaginare che la Presidenza della Camera entri in modo così diretto nell’agone politico. Il nostro non è un attacco a Fini, ma una preoccupazione per la tutela delle istituzioni. Ecco perché è necessario ripristinare alcuni elementi di certezza istituzionale. Le istituzioni devono essere dirette da uno spirito che non deve essere contaminato da uno spirito politico. Infatti, la Presidenza della Repubblica gode oggi una popolarità fortissima perché ha saputo restare fuori dallo scontro politico quotidiano restando imparziale. Questo dovrebbe essere il parametro di comportamento. Noi chiediamo le dimissioni di Fini nell’ambito di questo ragionamento”.
La Presidenza della Camera oggi ha un nuovo ruolo politico?
“Dal 1945 in poi non si è mai visto un accentuarsi delle valutazioni specifiche di appartenenza politica dei presidenti delle Camere. Negli ultimi 15 anni questa tendenza si è invertita. Nel 2006 il Presidente della Camera Bertinotti sentiva la libertà di intervenire nel dibattito politico e criticare il governo di centrosinistra. Oggi non possiamo pensare che questo comportamento sia il sintomo del buon funzionamento delle istituzioni”.
Nel Pd qualcuno vi ha sostenuto?
“Nel partito prevale una duplice preoccupazione: una parte del Pd pensa che sia necessario rafforzare tutte le opposizioni contro Berlusconi; altri, come noi, pensano che la democrazia viva di regole da rispettare. E tra queste c’è il rispetto della Presidenza della Camera. Se l’opposizione vuole guadagnare un ampio consenso deve farlo in nome di regole da rispettare, intangibili”.
Quando pensa alla correttezza istituzionale, il suo primo pensiero a chi è diretto?
“Penso ad Amintore Fanfani, che aveva un grande peso politico. Ma non lo utilizzò mai quando era alla Presidenza del Senato”.