martedì 15 febbraio 2011

Annagloria - "La paura di morire"

Quel FLI è ancora troppo confuso

Voce Repubblicana del 15 febbraio 2011
Intervista a Massimo Franco
di Lanfranco Palazzolo

Futuro e libertà è ancora un Movimento politico molto confuso. Lo ha spiegato alla “Voce” Massimo Franco editorialista del “Corriere della Sera” e saggista.
Massimo Franco, Futuro e libertà ha svolto la sua prima assemblea nazionale. Cosa pensa della situazione di questo Movimento?
“Non ci sono grosse novità rispetto a quello che si pensava. Mi pare che prevalga una forte carica contro Silvio Berlusconi. D’altronde la situazione è oggettivamente tesa. Continuo a vedere nel Fli un protagonismo diffuso con molte contraddizioni. Abbiamo ascoltato alcuni esponenti dire che Fini deve essere candidato a Palazzo Chigi; altri che non è il momento di parlarne; altri ancora non escludono un'alleanza con la sinistra perfino di Vendola pur di battere Berlusconi. Infine, qualcuno vorrebbe restare ancorato al centrodestra con Berlusconi. Mi sembra che si tratti di un movimento ancora troppo confuso, che ha come elemento comune la leadership di Gianfranco Fini. E una forte carica antiberlusconiana”.
Cosa ha frenato la crescita di questo movimento?
“C'è stato un arresto vistoso quando è fallito il tentativo di spallata al Governo il 14-15 dicembre scorsi. Questo stop ha dato un colpo alla leadership finiana e alle sue ambizioni. Inoltre, noto una certa vaghezza rispetto alle alleanze. Non si capisce bene con chi potrebbe allearsi questo partito in caso di elezioni anticipate. Infine, c'è il dilemma sul ruolo irrisolto di Gianfranco Fini, capo del partito e, nello stesso tempo, Presidente della Camera. E' una questione che viene scansata da Futuro e libertà. Su questo deve naturalmente decidere Fini. Tuttavia, si tratta di un elemento di ambiguità”.
Fini si sentirebbe politicamente depotenziato senza la Presidenza della Camera?
“Fini sa perfettamente che la carica di Presidente della Camera è la cosa più importante che gli è rimasta. E se la tiene stretta. Naturalmente questo permette al centrodestra berlusconiano di attaccarlo. Soprattutto, ho l’impressione che una situazione del genere metta anche in imbarazzo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Avere delle istituzioni che, in qualche modo, siano sponde naturali del Capo dello Stato è una cosa importante in momenti di crisi. Su questo, oggi - per paradosso - Fini è considerato meno affidabile rispetto a Schifani”.
Fli ha tolto il nome di Fini dal simbolo del Movimento.
“Penso che sia accaduto per dimostrare che FLI vuole distinguersi rispetto ai partiti personali. In questi mesi, in attesa del voto anticipato che non può ancora essere escluso, ci sarà l'esigenza di conciliare le ambizioni di Fini con quelle di Pierferdinando Casini, che sembra il vero leader del Terzo Polo. E forse c'è anche il calcolo di non creare altri imbarazzi con la sua carica di Presidente della Camera”.

Ecco come il Parlamento si prepara a celebrare i 200 anni della nascita di Giuseppe Verdi

Le proposte di legge prendono tutte le mosse dalla ricorrenza - nell’anno 2013 -del bicentenario della nascita di G. Verdi, proponendo interventi in parte comuni e in parte differenti.
Si distanzia dalle altre la pdl 2777, che dispone che Villa Verdi in Sant’Agata di Villanova sull’Arda, residenza e luogo in cui sono conservate importanti memorie della vita e dell’opera del compositore, è dichiarata di interesse nazionale.
Elemento che accomuna, invece, le pdl 1373, 1656 e 2110 è rappresentato dalla volontà di favorire, in occasione dell’anniversario, iniziative celebrative per le quali è prevista la concessionedi contributi e l’istituzione di un Comitato con il compito di promuoverle ecoordinarle. L’obiettivo è quello di promuovere, salvaguardare e diffondere la conoscenza dellavita, dell’opera e dei luoghi legati alla figura di Verdi, attraverso una serie di interventi differentispecificati nell’art. 2 di ciascuna delle tre pdl. Tra questi:
- l’organizzazione di convegni, mostre, concerti ed altre iniziative divulgative, anche a carattere didattico (nel caso delle pdl 1373 e 1656, anche attraverso la collaborazione con associazioni e altri soggetti);
- la concessione di borse di studio (nella pdl 1656 destinate ai soli studenti dell’università di Parma e non esplicitamente collegate al compositore, nella pdl 1373 finalizzate alla promozione dell’opera verdiana nelle università, nelle scuole e nei conservatori di musica);
- la ricerca, il riordino e il recupero di fonti e materiali riguardanti la figura di Verdi e la loro pubblicazione;
- il recupero edilizio e il restauro dei luoghi verdiani (nonché, nelle pdl 1656 e 2110, l’eventuale acquisto di edifici e locali da utilizzare quali sedi espositive per diffondere la memoria dell’artista). In particolare, la pdl 1656 prevede di destinare una quota non inferiore al 20% del contributo ad interventi migliorativi degli immobili riferibili al compositore, mentre la pdl 1373 sottolinea la finalità anche di promozione turistica di tali interventi;
- la valorizzazione delle attività svolte da soggetti attivi nel campo della conservazione, dello studio e della diffusione dei materiali verdiani (pdl 1373);
- la promozione di attività musicali verdiane che coinvolgano giovani artisti (ovvero, nella pdl 1656, la valorizzazione del concorso per giovani cantanti lirici “Corale G. Verdi” di Parma).
Per la promozione e il coordinamento degli interventi è prevista, come ante anticipato, la costituzione di un Comitato, la cui composizione varia nelle 3 pdl (artt. 3 e 4 pdl 1373; art. 3 pdl 1656; art. 1 pdl 2110). In particolare: il Comitato previsto dalla pdl 1656 ha solo componenti espressione della regione e degli enti locali interessati; quello previsto dalla pdl 1373 vede anche la presenza di un rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali e di tre studiosi di chiara fama della vita e delle opere di Verdi, nominati con decreto del Ministro, d’intesa con la regione e gli enti locali interessati; quello previsto dalla pdl 2110 è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, o da un suo delegato, e vede la partecipazione del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro per i beni e le attività culturali, o di loro delegati, nonché, in aggiunta a rappresentanti regionali e locali, di esponenti insigni della cultura e dell’arte musicale italiani ed europei, nominati dai due Ministri. Le pdl 1373 e 2110 dispongono, inoltre, che al Comitato possono aderire altri soggetti, nei termini da esse indicati.
Quanto alla durata dell’attività del Comitato, le pdl 1373 e 2110 prevedono che esso rimanga in carica fino al 31.12.2014, mentre, dal tenore letterale, sembrerebbe che la pdl 1656 ne preveda la cessazione al termine delle celebrazioni. Tutte e 3 le pdl dispongono la redazione di un documento conclusivo sulle iniziative svolte (nel caso delle pdl 1656 e 2110, anchesull’utilizzazione del contributo; la pdl 2110 prevede, inoltre, che il documento sia inviato ai Presidenti delle Camere, come la pdl 1656,che vi aggiunge il Presidente del Consiglio). Le pdl 1656 e 2110 dispongono che il Comitato può costituire un comitato d’onore che formula gli indirizzi generali per le celebrazioni, le quali sono poste sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica.
Con riferimento ai contributi, occorre, preliminarmente, evidenziare che la pdl 1373 (art. 1) prevede il riconoscimentoquale patrimonio di interesse nazionale del Festival Verdi di Parma e Busseto e (art. 2, c. 2) ne affida la realizzazione – con la collaborazione di altri soggetti – alla Fondazione Teatro Regio di Parma (v. anche, infra, pdl 1656, art. 4), alla quale, conseguentemente (art. 2, c. 3), viene destinato un contributo annuo di 4 milioni di euro dal 2008 al 2013. Ulteriori 4 milioni di euro annui dal 2009 al 2014 sono destinati alle spese di funzionamento del Comitatopromotore (art. 3, c. 3).
La pdl 1656 (art. 1) autorizza, invece, un contributo straordinario di 12 milioni di euro per il triennio 2008-2010 a favore della provincia di Parma per la predisposizione e l’attuazione del piano di interventi.
Anche la pdl 2110 (art. 2) autorizza un contributo straordinario di 12 milioni di euro da destinare agli interventi, ma esso è riferito al triennio 2009-2011 ed è suddiviso in quota pari fra le province di Parma e di Piacenza.
Alla copertura finanziaria degli oneri le tre pdl (art. 5, pdl 1373; art. 6, pdl 1656; art. 3, pdl 2110) stabiliscono che si provveda mediante riduzione del Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del MEF. Allo scopo, la pdl 1373 prevede l’utilizzo di quota parte degli accantonamenti destinati al MIUR; le pdl 1656 e 2110 stabiliscono che si attinga all’accantonamento MEF.
La pdl 1656 (art. 5) reca anche talune disposizioni contabili. In particolare, stabilisce che il contributo previsto dall'art. 1 è iscritto nello stato di previsione del MEF per essere successivamente trasferito al bilancio della provincia di Parma (c. 1), la quale provvede direttamente – secondo proprie norme contabili, anche mediante procedure semplificate – alla liquidazione e al pagamento delle spese (c. 2). Prevede, inoltre (c. 3), che le somme non impegnate entro il 31.12.2010 sono versate in apposita u.p.b. dello stato di previsione dell'entrata del bilancio dello Stato.
La medesima pdl 1656 dispone, inoltre, come si è già accennato, in ordine al Teatro Regio di Parma. In particolare, l’art. 4 dispone che,solo ai fini dell’ottenimento dei contributi pubblici concessi nell’ambito dei fondi per il sovvenzionamento delle attività liriche e musicalidi cuiall’art. 2, primo comma, lett. a), della L. 800/1967, a decorrere dal 2009 la Fondazione Teatro Regio di Parma è inserita fra gli enti lirici autonomi di cui all’art. 6, primo comma, dellamedesima legge ed è riconosciuta fondazione di prioritario interesse nazionale operante nel settore musicale, ai sensi dell’art. 2 del D.lgs. 367/1996.
La L. 800/1967 ha dichiarato il “rilevante interesse generale” dell’attività lirica e concertistica ed ha attribuito agli enti autonomi lirici e alle istituzioni concertistiche assimilate la personalità giuridica di diritto pubblico, sottoponendoli alla vigilanza dell’autorità di Governo competente. L’art. 6, primo comma, della legge ha riconosciuto come enti autonomi 11 teatri lirici[3]. Il secondo comma ha individuatol’Accademia nazionale di S. Cecilia di Romae il teatro lirico G.P. da Palestrina (Cagliari) quali istituzioni concertistiche assimilate.
Per il raggiungimento dei fini di tutela e sviluppo dell’attività lirica e concertistica, l’art. 2, primo comma, lett. a), della medesima legge aveva previsto un fondo, da erogare agli enti di cui al citato art. 6.
Con riguardo ai finanziamenti statali, si ricorda, peraltro, che con L. 163/1985è stato istituito il FUS (Fondo unico dello spettacolo), per il sostegno ai soggetti operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, che ha sostanzialmente sostituito precedenti strumenti di finanziamento.
Successivamente, il D.lgs. 367/1996 ha stabilito che gli “enti di prioritario interesse nazionale che operano nel settore musicale” devono trasformarsi in fondazioni di diritto privato, al fine di eliminare rigidità organizzative connesse alla natura pubblica e di rendere disponibili risorse private in aggiunta al finanziamento statale, costituito principalmente dal FUS. L’art. 2 ha poi chiarito – ai fini dell’applicazione del medesimo decreto – che sono considerati “enti di prioritario interesse nazionale che operano nel settore musicale” gli enti autonomi lirici e le istituzioni concertistiche assimilate di cui alla L. 800/1967, nonché altri enti operanti nel settore della musica, del teatro e della danza, identificati sulla base di criteri previamente definiti dal Ministro per i beni e le attività culturali, anche con riferimento alle categorie operanti nell’allestimento di manifestazioni musicali (festival, concorsi, rassegne per la promozione della musica e attività sperimentali).
Ancora in seguito, il D.L. 345/2000 (L. 6/2001) ha fissato al 23 maggio 1998 la decorrenza della trasformazione in fondazioni degli enti di cui alla L. 800/1967.
Attualmente, le fondazioni lirico-sinfoniche sono 14. Agli enti sopra indicati (11+2) si è aggiunta, infatti, a seguito della L. n. 310 del 2003, la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, costituita con l’art. 1, c. 1, e per la quale il comma 5 - come modificato, da ultimo, dall’art. 2 del D.L. 262/2006 - ha stabilito, a decorrere dal 2010, la concorrenza al riparto ordinario delle risorse assegnate alle fondazioni lirico-sinfoniche.
Alla luce della ricostruzione normativa, posto che l’obiettivo è quello di includere la Fondazione Teatro Regio di Parma fra le fondazioni lirico-sinfoniche che hanno diritto a quota parte degli appositi contributi statali, occorre valutare una formulazione più aggiornata.
Con riferimento alla dichiarazione di interesse nazionale della Villa Verdi, disposta dalla pdl 2777, èutile ricordare che il concetto di “beni culturali di interesse nazionale” è presente nell’art. 10 del D.lgs. 368/ 1998 – come modificato dal c. 52 dell’art. 80 della L. finanziaria 2003 (L. 289/2002) – il quale individuava come tali i beni inalienabili elencati all’art. 2, c. 1, lett. b) e c), del DPR 283/2000. Si trattava, in particolare,dei beni che, ai sensi del TU in materia di beni culturali e ambientali (D.lgs. 490/1999), fossero di interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, nonché dei beni di interesse archeologico.
Il DPR 283 del 2000 è stato poi abrogato dal nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004), il cui art. 10, c. 3, stabilisce che sono beni culturali, fra gli altri, e come tali tutelabili, quando sia intervenuta la dichiarazione di interesse culturale prevista dall'art. 13: a) le cose immobili e mobili che presentano particolare interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, appartenenti a soggetti diversi da quelli pubblici o dalle persone giuridiche private senza fine di lucro; b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante; c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale; d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica, dell'industria e della cultura in genere. Sono compresi fra gli elementi indicati i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio, le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico. Ai sensi dell’art. 14, la dichiarazione dell'interesse culturale è adottata dal Ministero, quando si è concluso il procedimento avviato dal soprintendente, anche su motivata richiesta della regione e di ogni altro ente territoriale interessato, che comporta comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa. Tra le disposizioni di tutela, si ricorda l’art. 54, in base al quale sono inalienabili, fra gli altri, gli immobili dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi dell’art. 10, c. 3, lett. d), nonché gli immobili dichiarati monumenti nazionali a termini della normativa all’epoca vigente.
Con riferimento a quest’ultima categoria, è utile ricordare, preliminarmente, che l’attuale normativa non prevede una specifica procedura da porre in essere per la dichiarazione di monumento nazionale. In altra circostanzail Ministero per i beni e le attività culturali ha evidenziato come non sia casuale la scelta del Codice di “menzionare i monumenti nazionali in sede di disciplina della circolazione, piuttosto che nell’ambito delle disposizioni concernenti i modi di individuazione dell’oggetto della tutela. Tale scelta connota la considerazione del monumento nazionale non come distinta tipologia di ‘cosa’ suscettibile di essere riconosciuta ‘bene culturale’. Si evidenzia, infatti, come significativamente già la legge di tutela n. 1089 del 1939, “in luogo della definizione di monumento nazionale si preoccupava invece di introdurre nel sistema la nozione di interesse storico-relazionale attraverso la previsione della ordinaria procedura di ‘notifica’ per le cose immobili che presentassero un interesse particolarmente importante ‘a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere’. Tale scelta è stata riconfermata dal Codice nel quale, mentre si è provveduto ad assicurare ai monumenti nazionali, riconosciuti tali nelle forme giuridiche consone all’ordinamento dell’epoca (legge o decreto), la tutela rafforzata tipica dei beni culturali di maggiore rilevanza, si è però confermata l’incongruenza del ricorso a tale nozione per l’accertamento della sussistenza del grado di interesse storico-artistico richiesto dalla legge per la operatività degli istituti della tutela”. Peraltro, si evidenzia che quanto detto “non esclude che il legislatore possa riconoscere valore storico o culturale ad un immobile, al limite, anche qualificandolo monumento nazionale”.
In relazione alla circostanza che la “dichiarazione di interesse nazionale” non è contemplata nel vigente codice dei beni culturali, occorre, quindi, chiarire quali effetti si intende conseguire con la pdl 2777.