mercoledì 16 febbraio 2011

Ecco come potrebbe cambiare la professione di giornalista

Modifiche alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, in materia di ordinamento della professione di giornalista

CONTENUTO
Il nuovo testo della proposta di legge modifica vari aspetti della L. n. 69 del 1963, istitutiva dell’Ordine dei giornalisti.
Ai sensi della L. 69/1963, all’Ordine appartengono i giornalisti professionisti, che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista, e i pubblicisti, che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi.
Le funzioni relative alla tenuta dell’albo – ripartito in due elenchi distinti, uno per i professionisti, l’altro per i pubblicisti – e quelle relative alla disciplina degli iscritti sono esercitate, per ciascuna regione o gruppi di regioni, da un Consiglio dell’Ordine.
Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, istituito con sede presso il Ministero della giustizia, è composto da 2 professionisti e un pubblicista per ogni ordine regionale o interregionale.
Il regolamento di esecuzione è stato emanato con DPR 115/1965.
L’art. 1, comma 1, dispone che, ai fini dell’iscrizione al registro dei praticanti di cui all’art. 33 della L. 69/1963, i soggetti in possesso almeno della laurea (che, ai sensi dell’art. 8 del DM 270/2004, si consegue, di norma, al termine di un corso di studi di durata triennale e che, pertanto, si distingue dalla laurea magistrale, che si consegue dopo ulteriori 2 anni di studio) non devono sostenere l’esame di cultura generale di cui allo stesso art. 33.
La disposizione non è formulata come novella dell’art. 33 citato, il cui settimo comma, attualmente, esonera dalla prova di esame i soggetti in possesso di titolo di studio non inferiore alla licenza di scuola media superiore (ora, diploma di istruzione secondaria di secondo grado).
Appare opportuno riformulare la disposizione dell’articolo 1, comma 1, come novella all’art. 33 L. 69/1963.
Il comma 2 novella, invece, l’art. 35 della L. 69/1963, disponendo che per l’iscrizione al registro dei giornalisti pubblicisti è necessario superare un esame di cultura generale.
Quest’ultimo si aggiunge alla presentazione, già prevista, di giornali e periodici con articoli a firma del richiedente, e di certificati dei direttori delle pubblicazioni che comprovino l’attività pubblicistica regolarmente retribuita da almeno 2 anni.
A sua volta, l’art. 7 stabilisce che i soggetti che intendono iscriversi nell’elenco dei giornalisti professionisti possono presentare, in ciascun anno solare, solo due domande di ammissione alla prova di idoneità professionale di cui all’art. 32 della L. 69/1963.
Si autorizza, quindi, il Governo a modificare l’art. 46 del DPR 115/1965 - che, allo stato, non dispone nulla in merito - per adeguarlo alla nuova previsione.
Con riferimento ai Consigli dell’ordine, l’art. 2 attribuisce ad un regolamento del Ministro della giustizia (sostanzialmente, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della L. 400 del 1988), da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, la definizione della composizione del Consiglio nazionale e delle modalità di elezione. Si stabilisce sin d’ora, comunque, che il Consiglio ha un numero massimo di 90 componenti e un rapporto di 2 a 1 fra giornalisti professionisti e giornalisti pubblicisti.
L’art. 5 interviene sulle modalità di convocazione del Consiglio nazionale, prevedendo che la convocazione possa essere inviata, con effetto di notifica, anche per posta elettronica.
Una disposizione di natura procedurale che riguarda esclusivamente l’elezione dei Consigli dell’ordine regionali è contenuta nell’art. 6, che novella l’art. 4, secondo comma, della L. 69/1963, stabilendo che tra la I e la II convocazione dell’assemblea elettorale devono intercorrere 48 ore (invece di 8 giorni).
L’art. 3 istituisce la Commissione deontologica nazionale con il compito di accertare in secondo grado la responsabilità disciplinare degli iscritti all’ordine. Senza modificare le ulteriori disposizioni vigenti, si stabilisce che la Commissione deontologica nazionale è competente per le decisioni sui reclami contro le deliberazioni dei consigli regionali in materia disciplinare, e si prevede che ad essa si applicano le disposizioni del titolo IV della L. 69/1963.
Ove la sanzione disciplinare irrogata dalla Commissione consiste nell’avvertimento o nella censura, la decisione assunta ha carattere definitivo e può essere impugnata davanti all’autorità giudiziaria. Ove la sanzione è più grave (sospensione o radiazione dall’albo), è necessaria, prima di poter adire l’autorità giudiziaria, una ratifica della decisione della Commissione da parte del Consiglio nazionale dell’ordine, secondo modalità definite con regolamento del Ministro della giustizia, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti.
Infine, si autorizza il Governo a modificare l’art. 20-ter del DPR 115/1965, così da adeguare le norme ivi contenute alla nuova previsione della Commissione deontologica.
L’art. 4 istituisce, presso ogni distretto di Corte d’appello, il Giurì per la correttezza dell’informazione.
Tale organismo sarà composto da 5 membri – che durano in carica 5 anni, non prorogabili - di cui 1 nominato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, 2 dal consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti – uno dei quali nominato tra i magistrati di corte d’appello e con funzioni di presidente - e 1 dalla Federazione italiana degli editori e dei giornalisti. Ad essi si applicano le cause di incompatibilità previste per i componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Si demanda ad un regolamento del Ministro della giustizia - da emanarsi d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il Consiglio nazionale dell’ordine, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti – la disciplina dell’organizzazione e del funzionamento del Giurì. Quanto alle funzioni, si dispone che esso tutela le posizioni giuridiche di soggetti terzi anche attraverso provvedimenti d’urgenza.
Relazioni allegate
La pdl è corredata di relazione illustrativa.
Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite
La proposta di legge concerne la materia delle professioni, oggetto di competenza concorrente (art. 117, terzo comma, Cost.), per cui spetta alle regioni la potestà legislativa nel rispetto dei principi fondamentali dettati con legge statale.
In materia, la Corte Costituzionale ha più volte affermato che «la potestà legislativa regionale nella materia concorrente delle professioni deve rispettare il principio secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, è riservata, per il suo carattere necessariamente unitario, allo Stato» (ex multiis, cfr. sentenze nn. 300/2007; 179/2008).
Rispetto degli altri princìpi costituzionali
L’art. 21 della Costituzione garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.
Si ricorda, in proposito, che la Corte Costituzionale, con la sent. n. 11 del 1968, ha osservato come la L. n. 69 del 1963 disciplini l'esercizio professionale giornalistico e non l'uso del giornale come mezzo della libera manifestazione del pensiero. La stessa istituzione dell’Ordine e l'obbligatorietà dell’iscrizione all'albo non costituiscono, quindi, di per sé, unaviolazione della sfera di libertà di chi al giornalismo voglia dedicarsi.
L’articolo 4, comma 3, secondo periodo, prevede che il Giurì per la correttezza dell’informazione tutela le posizione giuridiche di soggetti terzi rispetto all’ordinamento professionale anche attraverso provvedimenti di urgenza.
Con riferimento all’articolo 4, comma 3, secondo periodo, deve essere valutata l’opportunità di definire specificamente i poteri dei Giurì per la correttezza dell’informazione e di disciplinare il procedimento per l’adozione dei relativi provvedimenti. I poteri dei Giurì appaiono infatti suscettibili di incidere su situazioni giuridiche soggettive tutelate dall’articolo 21 Cost.
Attribuzione di poteri normativi
E’ previsto l’intervento di 3 regolamenti ministeriali agli articoli 2, comma 1, 3, comma 1, 4, comma 3 (si veda il paragrafo Contenuto).
Inoltre, con gli articoli 3, comma 2, e 7, comma 1, si autorizza il Governo ad apportare modifiche al DPR 115 del 1965, per adeguare le disposizioni specificamente indicate alla nuova normativa.

L'informazione deve tenere conto della maggioranza

Voce Repubblicana 16 febbraio 2011
Intervista ad Alessio Butti
di Lanfranco Palazzolo

L’informazione della Rai deve tenere conto della maggioranza degli elettori italiani. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pdl Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Commissione di Vigilanza Rai.
Senatore Butti, in questi giorni molti giornali hanno parlato dell’atto di indirizzo sulla par condicio che lei ha presentato per la maggioranza in Vigilanza.
“Siamo partiti dal presupposto che negli approfondimenti della Rai non vi sia quel pluralismo indispensabile per il servizio pubblico. Non voglio fare alcun elenco perché non mi interessa fare delle liste di proscrizione. Tuttavia, ben il 95% degli approfondimenti della Rai sono condotti da giornalisti e giornaliste con il torcicollo a sinistra. Non è nostro interesse sopprimere nessuno spazio di informazione. Ecco perché abbiamo creato il neologismo di ‘pluralismo aggiuntivo’. Vogliamo anche spazi condotti da giornalisti che si riconoscano nella maggioranza degli italiani. In questo momento, l’informazione della Rai sta ignorando la maggioranza degli italiani”.
Lei ha anche accusato il capogruppo del Pd in Vigilanza, il senatore Morri, di aver voluto lo scontro in Vigilanza.
“Il Presidente della Vigilanza Zavoli ha irritualmente indicato due relatori per due diversi atti di indirizzo. Questo è stato il primo errore. Forse bisognava fare un solo atto di indirizzo, con un solo relatore. E poi emendare tutto. Ho cercato il dialogo con il centrosinistra. E con Morri avevamo anche individuato dei punti in comune su cui lavorare. All’improvviso, Morri ha detto in Vigilanza che non c’erano le condizioni politiche per giungere ad un testo condiviso. A quel punto non potevo far altro che depositare un testo di bandiera”.
La stampa ha riportato correttamente questo dibattito?
“La Vigilanza deve ancora discutere tutto, deve ancora emendare l’atto di indirizzo. Ed è possibile che esca anche un altro testo. Il Pdl non vuole imporre nulla. Non è nostra intenzione promuovere una crociata. Tuttavia, invito i colleghi dell’informazione di conoscere la mia prima bozza depositata in Vigilanza Rai. Questo atteggiamento è stato scorretto. Anzi, questo nostro contributo è un punto a favore per chi vuole aumentare l’offerta del pluralismo televisivo”.
Cosa cambierebbe ad Annozero con il suo atto di indirizzo?
“Santoro non potrebbe fare quello che ha fatto giovedì scorso: avere un esponente politico di sinistra con tre giornalisti in studio; non si potrebbe organizzare una claque che applaude il conduttore e gli ospiti di sinistra, con il pubblico che mugugna quando parlano gli ospiti di centrodestra. In questa trasmissione dovrebbe esserci un altro opinionista in grado di manifestare una diversa posizione. Altrimenti ‘una’ verità di Travaglio diventa ‘la’ verità in assoluto. Questo non è corretto”.

Giù le mani da Joe Jordan

Questa sera, il centrocampista del Milan Gattuso ha provato a menare al tecnico del Tottenham Joe Jordan. Questo è il momento di gridare a suarciagola "giù le mani dal campione dell'Hellas Verona", che ha pure giocato nel Milan. Bell'esempio di sportività da parte dei rossoneri.