venerdì 18 febbraio 2011

Fini, l'amico dei "Girotondi"

Voce Repubblicana del 19 febbraio 2011
Intervista a Francesco Casoli
di Lanfranco Palazzolo

Con l’attacco contro Berlusconi sul "Secolo", Gianfranco Fini prova a copiare le tesi dei “girotondi”. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il vicepresidente dei senatori del Popolo delle libertà al Senato Francesco Casoli.
Senatore Casoli, cosa pensa dell’implosione del gruppo parlamentare del Fli al Senato? E rimasto sorpreso?
“No, non sono rimasto sorpreso da quello che è accaduto. Era da diverso tempo che al Senato vivevamo questo disagio. Si tratta di nostri amici che erano con noi nel gruppo parlamentare e che adesso stanno tornando. I rapporti con loro sono rimasti molto stretti. Era da diverso tempo che sentivamo e vedevamo il loro malessere”.
Adesso Schifani sarà costretto a decretare lo scioglimento del gruppo parlamentare di Futuro e libertà dopo le ultime fuoriuscite dal gruppo al Senato?
“I regolamenti del Senato sono molto chiari. Per fare un gruppo parlamentare è necessario essere almeno in dieci. Mi sembra che Menardi e Pontone porterebbero questo gruppo ben al di sotto della soglia dei 10 parlamentari. Non credo che sarà possibile mantenere un gruppo parlamentare così risicato. Credo che gli esponenti rimasti del Fli dovranno confluire nel gruppo misto oppure confluire in gruppi parlamentari che sono in formazione”.
Il Presidente della Camera Fini ha scritto un articolo su “Il Secolo”, nel quale attacca il potere economico di Berlusconi, spiegando che i suoi parlamentari hanno abbandonato il Fli perché il peso economico del Presidente Berlusconi è forte. Cosa pensa di questa critica?
“Se le accuse politiche di Gianfranco Fini sono arrivate a questo livello di banalità sono messi veramente male. Se questi sono gli argomenti politici su cui fondare un nuovo partito quale doveva essere Futuro e libertà, penso che siamo all’ABC della politica. Erano temi che utilizzavano i “girotondi” di Nanni Moretti contro Berlusconi qualche anno fa. Noi abbiamo una classe dirigente di grande rilievo. E lo abbiamo dimostrato. All’interno del partito ci sono persone e idee valide. Siamo convinti che questa linea e le persone che lavorano con noi funzioneranno anche in un futuro meno prossimo”.
Pensa che la causa di questo Big-Bang del Fli sia stato causato dal decreto Milleproroghe o le cause sono più remote?
“Le posso garantire che tutti i malumori recenti del Fli sono nati tutti durante il congresso di Milano. La vicenda decisiva è stata quella relativa alle nomine ai vertici del partito. Questa è stata la vicenda che ha fatto scoppiare il giocattolo finiano”.
Per mettere una toppa a tutti questi errori, Fini ha detto che il Fli è un partito del centrodestra. E’ una tesi credibile?
“Non posso rispondere. Fini ha fondato il suo partito sull’antiberlusconismo. E poi è andato al centro, a destra e a sinistra. Non lo sa nemmeno lui dove si trova”.

Adolfo Urso tornerà con noi nel Pdl

Voce Repubblicana del 18 febbraio 2011
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Adolfo Urso tornerà con noi. Lo ha detto alla "Voce Repubblicana" il deputato del Popolo delle Libertà Giancarlo Lehner.
Onorevole Lehner, cosa pensa del crollo politico-organizzativo di Futuro e libertà dopo l’assemblea di Milano?
“Avevamo capito da giorni quello che stava accadendo in Futuro e libertà. Quel gruppo non nasce solo per avversione contro Silvio Berlusconi. E direi anche verso la Lega Nord. Nel caso di Fini si trattava di un’avversione personalistica contro Berlusconi. In questo contesto si sono inserite persone ragionevoli, che poi si sono sfilate. Accanto a questi esponenti politici ce ne sono stati altri che poi hanno scoperto che stare in Futuro e libertà significa stare fuori dal centrodestra. Alcuni di loro hanno voluto dare il segnale che si sentono esponenti politici del centrodestra e che non sono pronti a trasformismi che purtroppo sono il segno di una tradizione italica. Il fatto che Futuro e libertà sia diventato un movimento diverso dalle intenzioni di chi vi ha aderito è qualcosa di abnorme. Senza dare giudizi su Fini e i suoi, dico che loro non si sono resi conto di aver fatto un danno molto serio al Paese. In questi mesi avremmo potuto varare tante buone leggi e fare tante cose buone per questo paese. Questa scissione finiana è stata un colpo grave al partito, che in Parlamento ha ancora in numeri per governare. E ha ancora un progetto politico che, a un certo punto, si è interrotto. In questo modo, il Fli ha aumentato lo spazio politico alla Lega. Berlusconi è stato costretto a stringere di più il suo rapporto con Bossi”.
Perché Fini insiste nella promozione politica di un personaggio come Italo Bocchino?
“Da un certo punto di vista politico è giusto. Italo Bocchino è stato l’ariete politico di Gianfranco Fini. Mentre altri, come Fabio Granata, hanno messo in atto azioni da avanspettacolo, quello che ha attaccato tutti con una violenza straordinaria è stato Bocchino. Il parlamentare del Fli si è speso tanto nella distruzione politica di Berlusconi. Ecco perché Fini lo ha promosso. Con questo gesto, Fini ha ammesso che Bocchino ce l’ha messa tutta nel tentativo di annientare Berlusconi. I discorsi più velenosi contro di noi e contro Berlusconi sono stati fatti da Italo Bocchino”.
Perché Fini ha gettato Adolfo Urso ai margini del partito? Eppure, Urso è stato quello che ci ha rimesso di più di tutti lasciando il posto di vice-ministro.
“Ti posso dire che Adolfo Urso tornerà con noi, per quanto ne so io, insomma. Ma non solo Urso insomma. Nell’originaria pattuglia finiana c’era una persona intelligente come Silvano Moffa si sfila dal Fli in un momento difficile per il Pdl significa che ha capito che questo partito non funziona. Lo hanno visto tutto. E, infatti, il risultato del congresso è stata una scissione”.

Signori e signore, il nuovo Presidente della Repubblica

I giudici della quarta sezione del tribunale di Milano Giulia Turri (c), Carmen D'Elia (s) e Orsolina De Cristofaro, che comporranno il collegio che giudichera' il premier Silvio Berlusconi il 6 aprile prossimo e decideranno, se vorranno, lo scioglimento del Parlamento italiano.

Decreto Milleproroghe, cosa cambia per Roma, i grandi comuni e le città metropolitane

Attenzione, i dati sono riferiti dopo l'approvazione del decreto del 16 febbraio al Senato.
Articolo 2, comma 7 (Disciplina delle operazioni di dismissione degli immobili della difesa ai fini del finanziamento del piano di rientro del comune di Roma)
Il comma 7 novella l'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria per il 2010), introducendo due nuovi commi, il 196-bis e il 196-ter, relativi alle procedure per la dismissione degli immobili della difesa, i cui proventi sono destinati, in parte, ai sensi del comma 195 della medesima legge, a garantire copertura finanziaria al rifinanziamento autorizzato per l’anno 2010 per il ripiano dei debiti ricompresi nel piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma, predisposto dal Commissario straordinario del Governo, fino a concorrenza dell’importo indicato nel comma 196-ter.
In particolare, il nuovo comma 196-bis dell'articolo 2 della legge finanziaria per il 2010 fissa al 31 dicembre 2011 la conclusione delle operazioni di dismissione degli immobili militari, nei limiti delle quali, ai sensi del comma 195, articolo 2, della finanziaria 2010, è attribuito per l’anno 2010 al comune di Roma e al Commissario straordinario del Governo un contributo di complessivi 600 milioni di euro.
Resta fermo quanto previsto, a tal fine, dal comma 195, articolo 2, della finanziaria 2010 e dal comma 2, articolo 314, del Codice dell'ordinamento militare, che detta la procedura di individuazione degli immobili militari da alienare o valorizzare.
Si ricorda che l’articolo 2, comma 195, della finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009), come successivamente modificato dall’articolo 4, commi 7-8, del D.L. n. 2/2010 (legge n. 42/2010) e poi dall’art. 2130 del Codice dell'ordinamento militare, ha previsto per l’anno 2010 l’attribuzione al comune di Roma e al Commissario straordinario del Governo di complessivi 600 milioni di euro, di cui 100 milioni al comune di Roma e 500 milioni al Commissario straordinario, attraverso assegnazione di quote dei fondi comuni di investimento immobiliari costituiti dal Ministero della difesa ai sensi dell'articolo 314, comma 1, del citato Codice dell'ordinamento militare ovvero attraverso i proventi realizzati con i trasferimenti degli immobili stessi ai fondi comuni. In sostanza, dunque, l’assegnazione del contributo di 500 milioni per il 2010 in favore del Commissario straordinario di Governo del comune di Roma è legata alla costituzione dei suddetti fondi comuni di investimento immobiliare, ad opera del Ministero della difesa.
Tali fondi comuni sono promossi dal Ministro della difesa allo scopo di conseguire, attraverso la valorizzazione e l’alienazione degli immobili militari, le risorse necessarie a soddisfare le esigenze infrastrutturali e alloggiative delle Forze armate.
Il contributo è peraltro concesso nei limiti del trasferimento o conferimento ai fondi degli immobili individuati dal Ministro della difesa con decreti emanati ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 314 del Codice dell'ordinamento militare.
Ai fini della formulazione del testo va considerato, con riferimento al primo periodo del nuovo comma 196-bis, che va eliminato il riferimento al comma 196, per quanto concerne le operazioni di dismissione immobiliare, in quanto il comma 196, come novellato dal successivo comma 8, non contiene più alcun riferimento a tali operazioni.
In merito occorre osservare che la versione previgente del comma 196 faceva esplicito riferimento alla vendita delle quote dei fondi immobiliari in relazione all'estinzione, entro il 31 dicembre 2010, dell’anticipazione di tesoreria concessa al Commissario. La versione vigente, come modificata dal comma 8 dell'articolo 2 del presente provvedimento, non contempla un riferimento esplicito a tale procedura ai fini della copertura dell’anticipazione, che è stata interamente posta a carico del bilancio dello Stato.
Il nuovo comma 196-bis dispone, inoltre, che nell'ambito delle procedure di alienazione degli immobili militari, siano da considerarsi urgenti quelle relative agli immobili contemplati ai punti 1-4 dell'articolo 4 del protocollo di intesa per la valorizzazione e alienazione degli immobili militari, sottoscritto dal Comune di Roma e dal Ministero della difesa firmato in data 4 giugno 2010, e cioè:
Ø stabilimento militare materiali elettrici e di precisione, via Guido Reni;
Ø direzione magazzini del commissariato, via del Porto fluviale;
Ø magazzini A.M., via dei Papareschi;
Ø Forte Boccea, area libera adiacente.
Le alienazioni dovranno essere condotte assicurando la congruità del valore degli immobili con le finalizzazioni ivi previste
Gli immobili oggetto delle disposizioni in commento sono alienati con le procedure previste dall'articolo 1, comma 436, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005); mentre non trova applicazione il successivo comma 437.
Il comma 436 citato (come sostituito dall'articolo 2, comma 223, della finanziaria per il 2010) autorizza l’Agenzia del Demanio ad alienare beni immobili di proprietà dello Stato singolarmente o in blocco, con le seguenti modalità:
· mediante trattativa privata, se di valore unitario o complessivo non superiore ad euro 400.000,00;
· mediante asta pubblica ovvero invito pubblico ad offrire, se di valore unitario o complessivo superiore ad euro 400.000,00. Ove tali beni non siano aggiudicati, si può ricorrere anche in questo caso alla trattativa privata.
Si osserva che l’alienazione deve avvenire nel rispetto del principio di trasparenza dell'azione amministrativa, nonché delle procedure disciplinate dall'articolo 14-bis, comma 3, lettera f), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 in materia di alienazione di immobili della Difesa; in particolare, sono fatte salve le procedure richieste per la verifica dell’interesse storico-artistico dei beni da alienare.
Per quanto attiene all’aggiudicazione, nel caso di esperimento di procedure concorsuali, essa avviene a favore dell'offerta più alta rispetto al prezzo di base.
Nelle procedure ad offerta libera, l’aggiudicazione è in favore dell'offerta migliore, previa valutazione della sua convenienza economica da parte dell'Agenzia del demanio, sulla base dei valori indicati nell'Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento, avendo riguardo alla tipologia di immobile e all'andamento del mercato. In caso di procedura ad offerta libera, l'Agenzia del demanio può riservarsi di non procedere all'aggiudicazione degli immobili.
Il comma 437, anch'esso sostituito dalla legge finanziaria 2010, non trova applicazione nell'ambito della disciplina qui considerata e prevede diritti di opzione e di prelazione in favore delle regioni e degli enti locali territoriali sul cui territorio insistono gli immobili in vendita.
Per quanto concerne i proventi derivanti dalla vendita degli immobili militari, il nuovo comma 196-bis prevede che essi siano versati - unitamente ai proventi realizzati a qualsiasi titolo con riferimento all'intero territorio nazionale con i fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l’alienazione di immobili militari costituiti dal Ministero della difesa ai sensi dell’articolo 314, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. n. 66/2010) - al bilancio dello Stato per essere riassegnati alla contabilità speciale 1778, denominata "Fondi di bilancio", intestata all'Agenzia delle entrate, su cui confluiscono, tra l'altro, gli stanziamenti di spesa destinati alla regolazione contabile dei rimborsi e dei crediti di imposta. I proventi della vendita degli immobili devono essere versati alla suddetta contabilità fino a concorrenza dell'importo indicato ai sensi del successivo (vedi infra) comma 196-ter (pari a 500 milioni), incrementato degli interessi legali maturati.
Qualora i proventi in questione risultino superiori ai predetti importi, le somme eccedenti sono destinati ad assicurare al Ministero della difesa le somme occorrenti per le attività di riallocazione delle funzioni svolte negli immobili alienati.
Eventuali ulteriori eccedenze sono destinate all'entrata del bilancio, per essere riassegnate al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.
Il Fondo, istituito dalla legge 27 ottobre 1993, n. 432 con l’obiettivo di destinare i proventi delle operazioni di privatizzazione alla riduzione del debito pubblico, è attualmente disciplinato dal D.Lgs. n. 396/2003 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di debito pubblico” (Testo A), Capo III del Titolo I (artt. 44-52).
Le risorse finanziarie di cui il Fondo può disporre (art. 45, D.Lgs. n. 396/2003) sono individuate in:
a) titoli di Stato corrisposti dagli acquirenti come prezzo dovuto per la vendita di beni del patrimonio immobiliare ovvero di partecipazioni dello Stato;
b) proventi relativi alla vendita di partecipazioni dello Stato; sono in ogni caso esclusi i proventi derivanti dalle dismissioni immobiliari;
c) gettito derivante da entrate straordinarie dello Stato;
d) eventuali assegnazioni da parte del Ministero dell’economia e delle finanze;
e) proventi derivanti da donazioni o da disposizioni testamentarie, comunque destinate al conseguimento delle finalità del Fondo;
f) proventi derivanti dalla vendita di attività mobiliari e immobiliari confiscate dall'autorità giudiziaria e corrispondenti a somme sottratte illecitamente alla pubblica amministrazione.
Le somme destinate al Fondo affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato, per essere poi trasferiti ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia (capitolo 9565 dell’UPB 26.2.9) ed essere infine accreditate presso la Banca d'Italia, in un conto intestato appunto al Fondo.
Si ricorda che in base all’art. 48 del D.P.R. n. 397/2003 le disponibilità che affluiscono al Fondodebbono essere interamente impiegate nell'acquisto di titoli di Stato o nel rimborso di titoli in scadenzaa decorrere dal 1995, nonché per l'acquisto di partecipazioni azionarie possedute da società delle quali il Tesoro sia unico azionista, ai fini della loro dismissione.
L'ultimo periodo del nuovo comma 196-bis si riferisce ai compiti del nuovo Commissario straordinario di Governo del comune di Roma, nominato ai sensi dell'articolo 4, comma 8-bis, del richiamato D.L. n. 2/2010, in tema di accertamento di ulteriori partite debitorie e creditorie rispetto alla rilevazione già certificata nel documento predisposto alla data del 30 luglio 2010, in base all’articolo 14, comma 13-bis, del D.L. n. 78/2010 (legge n. 122/2010).
Si ricorda che ai sensi dell’articolo 78, comma 1, del D.L. n. 112/2008 il Sindaco del comune di Roma era stato nominato Commissario straordinario del Governo, con il compito di provvedere alla ricognizione della situazione economico-finanziaria del comune e di predisporre e attuare il piano di rientro dall’indebitamento pregresso del comune. Il piano di rientro è stato approvato con D.P.C.M. 5 dicembre 2008.
Con il D.L. n. 2/2010 (articolo 4, comma 8-bis), l’articolo 78, comma 1, del D.L. n. 112/2008 è stato novellato, al fine di evitare che il Commissario straordinario del Governo dovesse necessariamente essere individuato nella figura del Sindaco del Comune stesso. La norma ha inoltre previsto che il Commissario del Governo, non più individuato nella persona del Sindaco di Roma, procedesse alla “definitiva ricognizione” della massa attiva e passiva da computare nel piano di rientro.
Successivamente, il comma 13-bis dell'articolo 14 del D.L. n. 78 del 2010 – peraltro interamente riformulato dal successivo comma 9 dell’articolo 2 del provvedimento in esame, cui si rinvia - ha ribadito che il nuovo Commissario di Governo proceda all'accertamento definitivo del debito del comune di Roma, al fine di redigere successivamente il piano di rientro delle passività pregresse del Comune di Roma, aggiornato in termini di crediti certi, liquidi ed esigibili, documento questo da approvare con decreto del Ministro dell’economia e da allegare al contratto di servizio previsto dal comma medesimo.
L’accertamento definitivo del debito del Comune di Roma, previsto dal citato comma 13-bis, è stato effettuato con il Documento predisposto dal Commissario straordinario del Governo di luglio 2010.
In particolare, la norma prevede che il Commissario, in quanto in possesso di comprovati requisiti di elevata professionalità nella gestione economico-finanziaria, acquisititi nel settore privato, necessari per gestire la fase operativa di attuazione del piano di rientro, provveda ad accertare, con propri provvedimenti, le eventuali ulteriori partite debitorie e creditorie, rispetto al documento di accertamento del debito predisposto alla data del 30 luglio 2010.
Il predetto documento si intende approvato con effetti decorrenti dalla data del 29 dicembre 2010.
Il nuovo comma 196-ter della legge 191/2009, introdotto dal presente comma, prevede l’utilizzo di quota parte delle risorse disponibili sulla contabilità speciale 1778 a finalità di copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla corresponsione al Commissario del Governo del Comune di Roma dell'anticipazione, prevista dal comma 196 della legge finanziaria 2010, del contributo di 500 milioni assegnato al Commissario.
A tal fine, la norma prevede il versamento all'entrata del bilancio dello Stato di parte delle risorse disponibili sulla suddetta contabilità speciale, fino a concorrenza dell'importo indicato ai sensi del comma 196-ter, da riassegnare allo stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze, per essere destinata all'estinzione dell'anticipazione di tesoreria complessivamente concessa ai sensi del medesimo comma 196 (vedi successivo comma 8).
Il comma 196 dell'articolo 2 della legge finanziaria 2010, più volte modificato, concede un'anticipazione di tesoreria di 500 milioni per l’anno 2010 al Commissario straordinario del Governo, fino a concorrenza dell’importo ad esso attribuito (i cinque sesti dei 600 milioni complessivi previsti dal suddetto comma 195). Tale anticipazione è finalizzata al pagamento di specifiche esigenze ricomprese nel piano di rientro dell’indebitamento del comune di Roma, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2008, ai sensi dell'articolo 78 del decreto legge n. 112 del 2008, e in particolare al pagamento delle rate di ammortamento e degli oneri di parte corrente relativi ad oneri di personale, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di servizi e forniture, ricompresi nel predetto piano di rientro. Al riguardo, il comma 196 prevedeva, nel testo previgente, che quota parte di tale anticipazione, per un importo pari a 200 milioni di euro, fosse erogata entro il mese di gennaio 2010, mentre la restante quota (ulteriori 300 milioni di euro) fosse erogata soltanto subordinatamente al conferimento nonché al trasferimento degli immobili ai fondi comuni costituiti dal Ministero della difesa qui sopra ricordati.
Articolo 2, commi 8 e 9(Piano di rientro finanziario del Comune di Roma)
Il comma 8 reca una novella al comma 196 dell’articolo 2 della legge n. 191/2009 (legge finanziaria per il 2010), che reca disposizioni relative al comune di Roma, con riferimento all’attribuzione di un contributo di 500 milioni di euro per l’anno 2010 per il ripiano dei debiti ricompresi nel piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma, predisposto dal Commissario straordinario del Governo, ai sensi dell’articolo 78 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 (legge n. 133/2008), ed approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2008.
La novella in esame è volta:
§ a precisare le modalità di erogazione dell’anticipazione di tesoreria concessa nell’anno 2010 al Commissario straordinario del Governo in relazione al contributo autorizzato per tale anno dall’articolo 2, comma 195-196, della legge finanziaria 2010,
§ nonché a porre a carico del bilancio dello Stato gli oneri derivanti dall'estinzione dell'anticipazione stessa, che invece, la normativa previgente poneva in capo alla Gestione commissariale del comune di Roma al bilancio.
A tal fine si ricorda che l’articolo 2, comma 195, della finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009), come successivamente modificato dall’articolo 4, commi 7-8, del D.L. n. 2/2010 (legge n. 42/2010) e poi dall’art. 2130 del Codice dell'ordinamento militare, ha disposto per l’anno 2010 l’attribuzione al comune di Roma e al Commissario straordinario del Governo di complessivi 600 milioni di euro, di cui 100 milioni al comune di Roma e 500 milioni al Commissario straordinario del Governo, attraverso assegnazione di quote dei fondi comuni di investimento immobiliari costituiti ai sensi del comma 189 dell’articolo 2 della finanziaria medesima ovvero attraverso i proventi realizzati con i trasferimenti degli immobili stessi ai fondi comuni.
In base alla normativa introdotta dalla legge finanziaria per il 2010, dunque, l’assegnazione del contributo di 500 milioni di euro per il 2010 in favore del Commissario straordinario di Governo del comune di Roma era legata alla costituzione di uno o più fondi comuni di investimento immobiliare, ad opera del Ministero della difesa, da attuarsi d’intesa con i comuni attraverso accordi di programma, secondo la disciplina recata dai commi 189-194 dell’articolo 2 della legge finanziaria medesima.
Si segnala che tali commi sono stati abrogati dall'art. 2268, comma 1, n. 1083), del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare). La disciplina in tema di fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l’alienazione di immobili militari, è ora contenuta nell’articolo 314 del citato D.Lgs. n. 66/2010.
In merito all’assegnazione del contributo, il comma 196 della legge finanziaria 2010 ha autorizzato una anticipazione di tesoreria al Commissario straordinario del Governo fino a concorrenza dell’importo complessivamente attribuito (500 milioni), da erogarsi per 200 milioni di euro entro il mese di gennaio 2010 e per la restante quota subordinatamente al conferimento o al trasferimento degli immobili ai fondi comuni, secondo una apposita convenzione tra il Ministero dell'economia e delle finanze e il Commissario straordinario del Governo, al fine di provvedere al pagamento delle rate di ammortamento e degli oneri di parte corrente, relativi ad oneri di personale, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di servizi e forniture, ricompresi nel predetto piano di rientro.
Il comma prevedeva inoltre che l’anticipazione fosse estinta entro il 31 dicembre 2010, anche tramite il ricavato della vendita delle quote dei fondi immobiliari spettanti al Commissario straordinario del Governo.
Con la novella introdotta dal comma in esame si dispone, in particolare, che l’anticipazione venga accreditata direttamente sulla contabilità speciale intestata al Commissario straordinario di Governo, e che venga erogata per 200 milioni di euro entro il mese di gennaio 2010, come già previsto, e per la parte residua entro il 31 dicembre 2010.
L’anticipazione si estingue entro il 31 dicembre 2010con oneri a carico del bilancio dello Stato.
Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, la previsione di porre in capo al bilancio statale l'onere di 500 milioni per l’anno 2010, quale contributo al rifinanziamento del piano di rientro dall’indebitamento del Comune di Roma determina effetti finanziari negativi esclusivamente in termini di saldo netto da finanziare, e non anche in termini di indebitamento netto e fabbisogno del settore statale, in quanto restano invariati, rispetto all'originario testo del comma 196 già citato, gli interventi finanziabili con l'anticipazione in questione (pagamento delle rate di ammortamento e degli oneri di parte corrente, relativi ad oneri di personale, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di servizi e forniture, compresi nel piano), a suo tempo specificatamente individuati, per evitare che l'utilizzo della ripetuta anticipazione da parte della Gestione commissariale potesse peggiorare l'indebitamento netto e il fabbisogno del settore statale.
Per quanto concerne la copertura finanziaria di tali oneri, si ricorda che ai sensi del nuovo comma 196-ter, introdotto dal precedente comma 7, all’articolo 2 della legge finanziaria per il 2010, gli oneri derivanti dall’estinzione dell’anticipazione sono coperti mediante corrispondente versamento al bilancio dello Stato di una quota, paria a 500 milioni per l'anno 2010, delle risorse complessivamente disponibili sulla contabilità speciale 1778 "Agenzia delle entrate - Fondi di Bilancio", relative a rimborsi e compensazioni di crediti di imposta, da riassegnare ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze, per essere destinata all'estinzione dell'anticipazione di tesoreria complessivamente concessa ai sensi del comma 196 in questione.
Il comma 9 reca alcune novelle alle disposizioni recate dall’articolo 14 del D.L. n. 78/2010, concernenti la disciplina ed il rifinanziamento per l’anno 2011 del piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma.
La lettera a) del comma 9 in esame sostituisce il comma 13-bis dell'articolo 14 del decreto-legge n. 78, relativo alle modalità per la stipula del contratto di servizio, previsto dall’articolo 5 del DPCM del 5 dicembre 2008 di approvazione del piano di rientro, finalizzato al reperimento dei finanziamenti occorrenti al finanziamento del piano stesso e per la relativa copertura di spesa (complessivamente, 500 milioni di euro annui).
Al riguardo, si ricorda che il comma prevedeva che la stipula fosse effettuata previa approvazione, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di apposito piano di estinzione per quanto attiene ai 300 milioni di finanziamento posi a carico dello Stato, nonché d'intesa con il Comune di Roma per quanto attiene gli ulteriori 200 milioni di euro, posti a carico della gestione commissariale.
La norma prevedeva altresì che il Commissario straordinario procedesse all'accertamento definitivo del debito, anch’esso da approvarsi con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.
A seguito delle modifiche introdotte dal comma in esame, viene precisato:
1) che l’apposito contratto di servizio per i finanziamenti occorrenti al ripiano dei debiti può essere stipulato dal Commissario straordinario del Governo, sotto qualsiasi forma tecnica, eliminando pertanto la previsione in base alla quale si dovesse procede alla definizione di un apposito piano di estinzione, per quanto attiene ai 300 milioni di finanziamento posi a carico dello Stato, ovvero procedere d'intesa con il Comune di Roma, per quanto attiene gli ulteriori 200 milioni di euro, posti a carico della gestione commissariale;
2) per quanto attiene al definitivo accertamento del debito, la nuova formulazione del comma stabilisce, come peraltro già richiesto dalla precedente formulazione, che vi proceda il Commissario straordinario del governo, ma non ne viene più richiesta l’approvazione con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. La nuova formulazione prevede una semplice comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze congiuntamente alle comunicazione delle modalità di attuazione del piano di rientro.
Per quanto concerne l’accertamento del debito del Comune di Roma effettuato dal Commissario alla data di entrata in vigore del decreto in esame cfr. la scheda relativa al comma 7.
3) Viene inserita una ulteriore disposizione volta a precisare che la titolarità del debito resta in capo all'emittente, mentre l'ammortamento è a carico della gestione commissariale. Il Commissario straordinario è, inoltre, autorizzato a rinegoziare i prestiti con rimborso unico a scadenza, anche al fine dell'eventuale eliminazione del vincolo di accantonamento, recuperando, ove possibile, gli accantonamenti già effettuati, e ciò in deroga alla normativa vigente in materia di operazioni di ammortamento di tali tipologia debitoria degli enti territoriali.
La lettera b) del comma 9 in esame inserisce il nuovo comma 13-ter all'articolo 14 del già citato decreto-legge n. 78.
Come precisato nella Relazione illustrativa, la nuova disposizione è volta a disciplinare le spese di funzionamento della Gestione Commissariale, ivi compreso il compenso per il Commissario straordinario del Governo del comune di Roma.
Innanzitutto, la norma dispone l’applicazione alla gestione Commissariale del comune di Roma delle disposizioni di cui all’articolo 253 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali – TUEL), che disciplina, in generale, i poteri organizzatori dell'organo straordinario di liquidazione in caso di dissesto finanziario dell’ente locale.
La disposizione richiamata prevede che l'organo straordinario di liquidazione ha potere di accesso a tutti gli atti dell'ente locale, può utilizzare il personale ed i mezzi operativi dell'ente locale ed emanare direttive burocratiche. L'ente locale è pertanto tenuto a fornire, su richiesta dell'organo straordinario di liquidazione, i locali, le attrezzature nonché il personale necessario ritenuto idoneo alle sue attività.
Tuttavia, la norma prevede che l'organo straordinario di liquidazione possa anche auto-organizzarsi, e, per motivate esigenze, dotarsi di personale, acquisire consulenze e attrezzature le quali, al termine dell'attività di ripiano dei debiti, rientrano nel patrimonio dell'ente locale
Per quanto concerne le spese di funzionamento della gestione commissariale, ivi inclusi il compenso per il Commissario straordinario, il nuovo comma 13-ter stabilisce che esse siano poste a carico del finanziamento annuale disposto dall’articolo 14, comma 14, del D.L. n. 78/2008, a carico del bilancio dello Stato, nella misura di 300 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2011, per il concorso al sostegno degli oneri derivanti dall'attuazione del piano di rientro.
Tali risorse risultano iscritte, nel bilancio dello Stato (legge n. 221/2010 e relativo D.M. economia di riparto in capitoli), su un apposito Fondo istituito nell’ambito dello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (cap. 7287 del Programma 2.1).
La norma pone un limite massimo di 2,5 milioni di euro annui alle predette spese di funzionamento della gestione commissariale, ivi compreso il compenso per il Commissario straordinario.
Per quanto attiene, specificamente, al compenso annuo per il Commissario straordinario, la norma, come modificata nel corso dell’esame al Senato, prevede che esso sia stabilito, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in misura non superiore al costo complessivo annuo del personale dell’amministrazione di Roma Capitale incaricato della gestione di analoghe funzioni transattive.
La norma precisa peraltro che le risorse necessarie al compenso annuo corrisposto al Commissario straordinario di Governo vengono reperite a valere sulle risorse destinabili a nuove assunzioni del comune di Roma, che vengono, a tal fine, corrispondentemente ridotte.
Nel corso dell’esame al Senato è stata inoltre introdotta una disposizione relativa all’indennità dei sub commissari, che viene fissata in misura non superiore al 50 per cento del trattamento spettante, in base alla normativa vigente, ai soggetti chiamati a svolgere le funzioni di Commissario presso un Comune in dissesto, ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 4 aprile 2000, n. 119, di cui alla Tabella A.
A tal fine, gli importi ivi previsti, di cui al quarto e al quinto periodo, per le attività svolte fino al 30 luglio 2010, sono ridotti del 50 per cento.
Anche gli oneri relativi al compenso dei sub commissari sono posti a valere sulle risorse del predetto fondo previsto dall’articolo 14, comma 14, del D.L. n. 78/2008 (dotato di 300 milioni annui a decorrere dall'anno 2011 per il concorso al sostegno degli oneri derivanti dall'attuazione del piano di rientro).
Infine, il nuovo comma 13-ter dispone che la gestione commissariale abbia termine con l’esaurirsi delle attività gestionali di natura straordinaria.
Alle residuali attività di carattere meramente esecutivo e adempimentale vi provvederanno, invece, gli uffici di Roma Capitale.
La lettera c) del comma 9 in esame modifica il comma 14-quater dell'articolo 14 del D.L. n. 78/2010, ultimo periodo, nella parte in cui si prevede l’istituzione di un vincolo sulle entrate del comune di Roma, nella misura di 200 milioni di euro, a garanzia del sostegno da parte di Roma capitale alla copertura degli oneri derivanti dal finanziamento del piano di rientro, da versare all’entrata del bilancio dello Stato.
Al riguardo, si ricorda che l’articolo 14, comma 14, del D.L. n. 78/2010, che reca il finanziamento annuale del piano di rientro dall’indebitamento del Comune di Roma nell’importo complessivo di 500 milioni annui, impone al Comune di Roma di garantire l'ammontare di 200 milioni di euro annui, quale quota parte del predetto finanziamento, attraverso l’istituzione di un'addizionale sui diritti di imbarco negli aeroporti di Roma ovvero incremento dell'addizionale comunale all'IRPEF fino al limite massimo dello 0,4%, i cui relativi introiti vengono versati all’entrata dal bilancio dello Stato.
L’ultimo periodo del comma 14-quater in questione, ha previsto, a tal fine, nel caso in cui le entrate derivanti dalle misure suddette risultassero inferiori a 200 milioni di euro, una particolare clausola a garanzia del bilancio dello Stato, predisponendo che venisse vincolata una corrispondente quota delle entrate del bilancio comunale per essere versata all'entrata del bilancio dello Stato.
Le modifiche introdotte dalla disposizione in esame sono sostanzialmente volte ad eliminare tale vincolo sul bilancio comunale e a prevedere che il gettito derivante dall’istituzione dell’addizionale sui diritti di imbarco dei passeggeri sugli aeromobili in partenza dagli aeroporti di Roma (fino ad un massimo di 1 euro per passeggero) e dall’incremento dell’addizionale comunale all’IRPEF fino al limite massimo dello 0,4%, finalizzato al conseguimento della somma di 200 milioni di euro annui necessaria per il sostegno da parte di Roma capitale degli oneri derivanti dall’attuazione del piano di rientro, sia versato direttamente a Roma Capitale, il quale provvederà al versamento della somma in questione all’entrata del bilancio dello Stato, indipendentemente dall’andamento del gettito delle due addizionali in questione.
La disposizione, come riformulata, precisa, infatti, che le entrate derivanti dalle suddette addizionali, ovvero dalle misure compensative di riduzione delle stesse eventualmente previste, sono versate direttamente all’entrata del bilancio del comune di Roma.
Il comune di Roma, entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, provvede a versare all’entrata del bilancio dello Stato la somma di 200 milioni di euro annui, rilasciando apposita delegazione di pagamento, di cui all’articolo 206 del D.L. n. 267/2000 (TUEL).
Conseguentemente, la lettera d) del comma 9 sopprime il primo periodo del comma 15 dell'articolo 14 del D.L. n. 78/2010, che prevedeva il versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle entrate derivanti dalle suddette addizionali, in quanto tale procedimento viene ora disciplinato dalla nuova formulazione del comma 14-quater sopra descritta.
Infine, la lettera e) interviene sul comma 17 dell'articolo 14 del D.L. n. 78/2010, nella parte relativa all’utilizzo delle risorse del Fondo di cui al comma 14, dotato di 300 milioni di euro a decorrere dal 2011, istituito nel bilancio dello Stato per il finanziamento del piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma, da parte del Commissario straordinario.
Mentre nella versione previgente, si prevedeva, genericamente, che l'accesso al fondo era condizionato alla verifica positiva effettuata dal Ministero dell’economia e finanze, dell’adeguatezza e dell’attuazione delle misure occorrenti per il reperimento delle risorse necessarie alla copertura degli ulteriori 200 milioni di euro destinati al finanziamento del piano, nonché delle misure atte a garantire l’equilibrio economico-finanziario della gestione ordinaria del comune, la norma, come riformulata dal comma in esame, precisa che condizionatamente alla verifica positiva - effettuata ora del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze – il Commissario straordinario può procedere ad estinguere i debiti della gestione commissariale verso Roma Capitale, diversi dalle anticipazioni di cassa ricevute.
Viene inoltre soppresso l’ultimo periodo del comma 17, che disponeva - all'esito della predetta verifica - il versamento annuale delle somme eventualmente eccedenti i 200 milioni di euro alla gestione ordinaria del Comune di Roma ai fini del concorso al conseguimento degli obiettivi di stabilità finanziaria.
Articolo 2, comma 9-bis(Immobili acquisiti al patrimonio di Roma capitale)
L’articolo 2, comma 9-bis, prevede che, fino al 31 dicembre 2012, gli immobili acquisiti o che saranno acquisiti al patrimonio di Roma capitale, già comune di Roma, sulla base della legge n. 396/1990 (Interventi per Roma, capitale della Repubblica) non sono soggetti all’istituto della retrocessione o della restituzione, a meno che Roma capitale non acconsenta alla richiesta del privato.
Si ricorda che a tutela del diritto del proprietario espropriato è posto l’istituto giuridico della retrocessione che, in ipotesi di mancata o parziale utilizzazione del bene espropriato, consente al proprietario stesso di ottenerne la restituzione.
In particolare, la retrocessione dei beni oggetti di esproprio è disciplinata dagli articoli da 46 a 48 del Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità (D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327), che distingue la retrocessione totale (art. 46) dalla retrocessione parziale (art. 47).
Il proprietario può chiedere la retrocessione totale dei beni che siano stati oggetto di provvedimento di esproprio qualora, entro il termine di dieci anni dal decreto di esproprio, l'opera pubblica non è stata realizzata o non è cominciata o anche in epoca anteriore qualora risulti l'impossibilità della sua esecuzione. Al medesimo spetta, in tal caso, una somma a titolo di indennità.
La retrocessione parziale, invece, dipende dal mancato totale utilizzo dei beni che hanno formato oggetto del provvedimento d'esproprio, all'esito della realizzazione dell'opera pubblica. In tal caso, l'art. 47 stabilisce che il proprietario possa chiedere la retrocessione dei beni non utilizzati.
Sia nel caso della retrocessione totale che in quello della retrocessione parziale, ove non vi sia accordo sul corrispettivo della retrocessione, esso potrà essere determinato ai sensi dell'art. 48 del T.U. dall'ufficio tecnico erariale o dalla commissione provinciale prevista dall'articolo 41, su istanza di chi vi abbia interesse, sulla base dei criteri applicati per la determinazione dell'indennità di esproprio e con riguardo al momento del ritrasferimento.
Articolo 2, comma 9-ter(Permessi retribuiti per i consiglieri di Roma Capitale)
Il comma 9-ter, introdotto dal Senato,modifica la disciplina relativa allo status dei consiglieri dell’Assemblea capitolina (art. 5, comma 4, D.Lgs. 196/2010), prevedendo un limite massimo agli oneri a carico di Roma Capitale per i permessi retribuiti dei consiglieri che siano anche dipendenti da privati o da enti pubblici economici. I predetti oneri non possono mensilmente superare, per ciascun consigliere, l'importo pari alla metà dell'indennità di rispettiva spettanza.
Si osserva peraltro che la determinazione dell’indennità di spettanza dei consiglieri dell’Assemblea capitolina è rimessa ad un decreto ministeriale, da emanare dopo l’approvazione dello Statuto di Roma capitale, che dovrà tra l’altro prevedere la riduzione del numero delle circoscrizioni (art. 5, comma 4, D.Lgs. 196/2010). Lo Statuto di Roma capitale deve, a sua volta, essere approvato entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo sulle nuove funzioni di Roma capitale (da adottare entro il 25 maggio 2010).
La concreta operatività della norma appare pertanto subordinata all’adozione del citato decreto ministeriale.
Attualmente i consiglieri dell’Assemblea capitolina non hanno diritto ad un’indennità, ma percepiscono gettoni di presenza.
Si ricorda che ai membri dell’Assemblea capitolina si applica la disciplina del TUEL in materia di permessi retribuiti.
Il TUEL (art. 79, comma 1) prevede che i consiglieri comunali hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale, i predetti lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo; nel caso in cui i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata successiva.
Inoltre, i lavoratori dipendenti delle commissioni consiliari formalmente istituite hanno diritto di assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata; il diritto comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro (art. 79, comma 3, TUEL).
Le assenze dal servizio sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro. Gli oneri per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici sono a carico dell'ente presso il quale gli stessi lavoratori esercitano le funzioni pubbliche. L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto, per retribuzioni ed assicurazioni, per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore (art. 80 TUEL).
Il comma 9-ter in esame, ponendo un limite agli oneri a carico di Roma Capitale, determina di fatto un limite ai rimborsi in favore dei datori di lavoro privati.
Ne discende che i membri dell’Assemblea capitolina dipendenti da datori di lavoro privati o da enti pubblici economici continuano a fruire dei permessi retribuiti secondo la disciplina del TUEL. Una parte (eventuale) dei relativi oneri – quella eccedente il limite della metà dell'indennità – è peraltro trasferita dall’ente presso cui svolgono le funzioni pubbliche al datore di lavoro privato.
Giova in proposito richiamare la giurisprudenza costituzionale relativa all’articolo 51, terzo comma, Cost., a norma del quale chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il posto di lavoro.
L’art. 51, terzo comma, Cost., costituisce «coerente e necessaria derivazione dei principi e valori supremi e fondamentali affermati negli artt. 1, 2, 3 e 4 della costituzione» (Corte cost. 388/1991): essa non implica il diritto a continuare l’esercizio dell’attività, ma solo il diritto a riprendere il lavoro al momento della cessazione del mandato (Corte cost. 6/1960 e 158/1985).
L’art. 51, terzo comma, individua solo il contenuto minimo della garanzia dovuta al lavoratore chiamato a svolgere funzioni pubbliche elettive: ciò non esclude che tali garanzie possano essere estese dal legislatore, anche in attuazione dell’art. 3, secondo comma, Cost. (Corte cost 194/1981); la disposizione dunque non impone, ma neppure esclude la retribuzione delle assenze del lavoratore finalizzate all’espletamento del mandato (Corte cost. 35, 193 e 194/1981), restando affidato al legislatore stabilire se il tempo impiegato debba essere o meno compensato, in quale misura e se ciò debba avvenire a carico del datore di lavoro ovvero della collettività (Corte cost. 35/1981, 52/1997, 145/2004).
L’art. 51, terzo comma, si rivolge tanto al datore di lavoro pubblico quanto al privato, fornendo giustificazione ad una legislazione che imponga a quest’ultimo il sacrificio economico consistente nell’obbligo di conservare il posto di lavoro (Corte cost. 124/1982) e, se previsto, di retribuire gli eventuali permessi necessari per l’espletamento del mandato (Corte cost. 193/1981 e 284/1983).
Sotto un altro profilo, la disparità di trattamento tra i dipendenti pubblici (che possono ottenere l’aspettativa senza perdere la retribuzione) e i dipendenti privati (che non godono di tale diritto) è stata ritenuta non illegittima (Corte cost. 193 e 194/1981) in quanto le situazioni non sono comparabili: nel caso del dipendente pubblico si riscontra una comunanza di interessi pubblici tra gli enti di cui il lavoratore è, rispettivamente, dipendente ed amministratore, che non si riscontra nel caso del dipendente privato.
Quanto alla misura dell’indennità di carica, non è irragionevole la scelta del legislatore di non commisurare tale indennità alla retribuzione percepita dal pubblico dipendente, dal momento che la funzione dell’indennità è quella di fornire un ristoro economico per le funzioni svolte, non un trattamento sostitutivo del mancato stipendio (Corte cost. 35 e 193/1981, 158/1985, 52 e 454/1997); è invece ragionevole la scelta di differenziare le indennità in rapporto alla dimensione demografica dell’ente, indice della diversa gravosità degli impegni degli amministratori locali (Corte cost. 145/2004).
In materia di status degli amministratori di Roma capitale interviene altresì il comma 9-quinquies, secondo periodo, cui si fa rinvio.
Articolo 2, comma 9-quater(Gettoni di presenza dei consiglieri circoscrizionali delle Città metropolitane)
Il comma 9-quater, introdotto dal Senato, introduce una norma interpretativa relativa alla corresponsione dei gettoni di presenza ai consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane.
L’art. 82, comma 2, terzo periodo (come modificato dall’art. 5, comma 6, lett. a), DL n. 78/2010) prevede che nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali, ad eccezione dei consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane, per i quali l’ammontare del gettone di presenza non può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente.
Il comma 9-quater stabilisce che, agli effetti di tale disposizione, per città metropolitane, si devono intendere, dall’entrata in vigore della legge di conversione, i comuni capoluogo di regione individuati quali città metropolitane dagli artt. 23 e 24 della legge n. 42/2009 (legge delega sul federalismo fiscale), ossia i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, nonché Roma capitale.
L’art. 23 della legge 5 maggio 2009 n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione) introduce una disciplina transitoria che consente, in via facoltativa, una prima istituzione delle città metropolitane situate nelle regioni a statuto ordinario, ad esclusione di Roma. Tale disciplina rimarrà in vigore fino all’approvazione di una apposita legge ordinaria che stabilirà le modalità per la definitiva istituzione delle città metropolitane con la definizione delle funzioni fondamentali, degli organi e del sistema elettorale delle città metropolitane.
L’art. 24, disciplina l’ordinamento transitorio, anche relativo ai profili finanziari, della capitale della Repubblica, in attuazione dell’art. 114, terzo comma, Cost., in vista della sua costituzione in città metropolitana e in attesa dell’adozione ed attuazione di una disciplina ordinaria sulle città metropolitane. A tal fine viene conferita al Governo apposita delega, già parzialmente attuata con D.Lgs. 17 settembre 2010 n. 156 (Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale).
Dal momento che l’interpretazione ha effetto dall’entrata in vigore della legge di conversione, il diritto al gettone di presenza da parte dei consiglieri circoscrizionali dei comuni indicati e di Roma capitale sarà riconosciuto dalla predetta entrata in vigore.
Per il periodo intercorrente tra l’entrata in vigore della legge di conversione del DL 78/2010 e l’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non sembrerebbe potersi procedere alla corresponsione del gettone, non risultando formalmente istituite le città metropolitane.
Articolo 2, comma 9-quinquies(Permessi retribuiti dei consiglieri circoscrizionali delle Città metropolitane)
Il comma 9-quinquies prevede che, nei comuni capoluogo di regione individuati come città metropolitane (v. supra: comma 9-quater), gli oneri a carico dell’ente locale per i permessi retribuiti dei consiglieri circoscrizionali che siano dipendenti da privati o da enti pubblici economici non possono superare mensilmente, per ciascun consigliere, l’importo pari ad un quarto dell’indennità del presidente circoscrizionale.
Come già visto per i consiglieri comunali, il TUEL (art. 79, comma 1) prevede che i consiglieri circoscrizionali dei comuni con più di 500.000 abitanti hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli. Inoltre, i lavoratori dipendenti delle commissioni circoscrizionali formalmente istituite hanno diritto di assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata; il diritto comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro (art. 79, comma 3, TUEL). Anche in tal caso, le assenze dal servizio sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro. Gli oneri per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici sono a carico dell'ente presso il quale gli stessi lavoratori esercitano le funzioni pubbliche. L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto, per retribuzioni ed assicurazioni, per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore (art. 80 TUEL).
Il comma 9-quinquies in esame, ponendo un limite agli oneri a carico degli enti locali, determina di fatto – analogamente al comma 9-ter - un limite ai rimborsi in favore dei datori di lavoro privati.
Ne discende che – come già visto per i membri dell’Assemblea capitolina, nei comuni capoluogo di regione individuati come città metropolitane, i consiglieri circoscrizionali dipendenti da datori di lavoro privati o da enti pubblici economici continuano a fruire dei permessi retribuiti secondo la disciplina del TUEL. Una parte (eventuale) dei relativi oneri – quella eccedente il limite del quarto dell’indennità del presidente circoscrizionale – è peraltro trasferita dall’ente presso cui svolgono le funzioni pubbliche al datore di lavoro privato.
Il comma 9-quinquies, secondo periodo, sopprime la disposizione che subordina l’applicabilità delle nuove disposizioni sullo status degli amministratori di Roma capitale all’entrata in vigore del decreto legislativo sulle nuove funzioni di Roma capitale (da adottare entro il 25 maggio 2010).
Lo status degli amministratori di Roma capitale è disciplinato dall’art. 5 D.Lgs. n. 156/2010
Esso prevede che sono amministratori di Roma Capitale il Sindaco, gli Assessori componenti della Giunta ed i Consiglieri dell'Assemblea capitolina (comma 1).
Gli amministratori di Roma Capitale che siano lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita (comma 2).
Il Sindaco, il Presidente dell'Assemblea capitolina e gli Assessori componenti della giunta capitolina hanno diritto di percepire una indennità di funzione, determinata con decreto del Ministro dell'interno. L’indennità è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa (comma 3).
I Consiglieri dell'Assemblea capitolina hanno diritto di percepire una indennità onnicomprensiva di funzione, pari ad una quota parte dell'indennità del Sindaco determinata con decreto del Ministro dell'interno, da adottare successivamente all’approvazione dello Statuto di Roma capitale. L'indennità – che tiene conto della complessità e specificità delle funzioni conferite a Roma Capitale - è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa (commi 4 e 5).
Articolo 2, comma 9-sexies(Numero dei consiglieri e assessori dei Comuni con piùdi 1.000.000 di abitanti)
Il comma 9-sexies prevede che, nei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti, il numero dei consiglieri comunali resta determinato in 60 e che il numero massimo dei componenti della Giunta è 15, oltre al sindaco.
Per ciò che attiene ai consiglieri comunali, la disposizione rende di fatto inoperativa, per i comuni con più di un milione di abitanti, la riduzione del 20 per cento prevista dalla legge finanziaria 2010.
L’art. 37, comma 1, lett. a), TUEL prevede che il consiglio dei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti è composto dal sindaco e da 60 membri.
La legge finanziaria 2010 ha successivamente disposto, con riferimento a tutti i comuni, una riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri (art. 2, comma 184, L. 191/2009, modificato dall'art. 1, comma 1, D.L. 2/2010). La riduzione si applica dal 2011, man mano che gli enti procedono al rinnovo degli organi (art. 1, comma 2, D.L. 2/2010).
In forza di questa previsione, i consigli dei comuni con più di un milione di abitanti avrebbero dovuto essere composti, a decorrere dai rinnovi del 2011, dal sindaco e da 48 membri.
La disposizione sembrerebbe doversi interpretare nel senso che nel numero dei 60 consiglieri non è compreso il sindaco.
Per ciò che riguarda i componenti della Giunta, ossia gli assessori, la disposizione comporta, per i comuni con più di un milione di abitanti, un aumento del numero massimo da 12 a 15.
La normativa vigente, contenuta nella legge finanziaria 2010 (art. 2, comma 185, L. 191/2009), prevede che il numero massimo degli assessori comunali è determinato, per ciascun comune, in misura pari a un quarto del numero dei consiglieri del comune, con arrotondamento all’unità superiore; nel numero dei consiglieri del comune è computato il Sindaco. Sulla base dell’atto del Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali n. 5455 dell’8 aprile 2010, il numero massimo degli assessori non può superare comunque le 12 unità, ai sensi dell’art. 47, comma 1, TUEL.
La disposizione si applica dal 1° marzo 2011 e pertanto consente un aumento del numero degli assessori delle giunte comunali in carica.
Le disposizioni del comma 9-sexies non sembrerebbero applicabili agli organi di Roma capitale, con riferimento ai quali il decreto legislativo n. 156/2010 detta una disciplina speciale.
L’art. 7 del decreto legislativo n. 156/2010, recante l’ordinamento transitorio di Roma capitale, prevede che agli organi di Roma Capitale ed ai loro componenti si applicano le disposizioni relative ai comuni del TUEL e delle altre leggi solo per quanto non espressamente previsto nel decreto medesimo.
Il decreto legislativo reca peraltro una disciplina specifica con riferimento sia al numero dei componenti dell’Assemblea capitolina sia al numero massimo degli assessori.
In particolare, l'Assemblea capitolina è composta dal Sindaco di Roma Capitale e da quarantotto Consiglieri (art. 3 , comma 2).
La Giunta capitolina è composta dal Sindaco di Roma Capitale e da un numero massimo di Assessori pari ad un quarto dei Consiglieri dell'Assemblea capitolina assegnati. Il numero massimo è pari dunque a 12 (art. 4, comma 3).
Peraltro, fino alla prima elezione dell'Assemblea capitolina, successiva alla data di entrata in vigore del decreto, il numero dei suoi membri resta fissato in sessanta oltre al Sindaco ed il numero degli Assessori resta fissato nell'ambito del limite massimo previsto dall'articolo 47, comma 1, ultima parte, TUEL, e successive modificazioni; tale limite massimo è pari a 12 (art. 7, comma 3).
Il secondo ed il terzo periodo del comma in esame recano la copertura finanziaria della misura di cui al primo periodo.
Per provvedere agli oneri, la norma dispone il mantenimento in bilancio delle risorse non utilizzate alla data del 31 dicembre 2010 relative al Fondo per la concessione di incentivi all’esodo, alla mobilità territoriale, all'erogazione di indennità di trasferta di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto legge n. 262 del 2006.
Il Fondo in questione è stato istituito dall’articolo 1, comma 14 del decreto legge n. 262/2006 che gli ha destinato quota parte delle risorse derivanti dalle operazioni di contrasto all’evasione, all’impiego non regolare, al gioco illegale e alle frodi negli scambi intracomunitari ed extra comunitari, per un ammontare non superiore a 10 milioni di euro nel 2007 e a 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2008. Il Fondo in oggetto è iscritto – come detto - presso il Ministero dell’economia e finanze/cap. 3041.
Dall’interrogazione effettuata nella banca dati della RGS, alla data del 31 dicembre 2010, sul capitolo 3041/Economia - relativo Fondo per la concessione di incentivi all’esodo di cui all’articolo 1 comma 14 del decreto legge n. 262/2006 - risulta una disponibilità di competenza pari a 15.570.000 euro.
Le risorse del Fondosono versate all’entrata del bilancio dello Stato, per essere destinate, quanto a 0,5 milioni di euro, alla copertura degli oneri recati dal primo periodo del comma e, per la parte residua, per essere riassegnate, nell’anno 2011, al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004.
A decorrere dal 2012, agli oneri si provvede a valere sulle risorse del citato Fondo per interventi strutturali di politica economica.
Si dispone, infine, che alla compensazione degli effetti finanziari derivanti dal commain esame, si provveda mediante corrispondente utilizzo delle risorse del Fondo la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008, per 15 milioni per il 2011, in termini di sola cassa.
Si osserva che la disposizione in commento - la cui vigenza opera dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge - dispone il mantenimento in bilancio di somme che, al 31 dicembre 2010, dovrebbero già essere andate in economia.
In merito al mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo per la concessione di incentivi all’esodo per finalità di copertura finanziaria e di finanziamento del Fondo interventi strutturali di politica economica, si rileva che nel provvedimento in esame è presente all’articolo 2, comma 16-quinquies, una disposizione di pressoché identico tenore.
La norma da ultimo citata dispone – in modo identico – il mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo, prevedendone l’utilizzo per 13,5 milioni di euro nel 2011 per finalità di copertura e la destinazione della restante parte al Fondo interventi strutturali nel 2011.
In entrambe le norme, il mantenimento in bilancio delle somme e il loro utilizzo viene compensato attraverso il Fondo la compensazione degli effetti finanziari conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, in entrambi i casi di 15 milioni nel 2011.