martedì 22 febbraio 2011

Quelle parole di Fini sono inopportune

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 22 febbraio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Le dichiarazioni di Fini sul potere finanziario di Berlusconi sono state inopportune. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Emerenzio Barbieri.
Onorevole Barbieri, cosa pensa del crollo del FLI? Domenica scorsa anche Luca Barbareschi ha lasciato il movimento di Fini.
“Non saprei dire quali sono le ragioni che hanno portato Barbareschi a lasciare Futuro e libertà. Faccio fatica a capirle. L’unica analisi che posso fare su Futuro e libertà per l’Italia è che questo partito aveva un senso se faceva la terza gamba del centrodestra”.
Fini ha sbagliato strategia?
“Non ho capito se lo sbaglio è stato fatto da Fini o da chi è vicino al Presidente della Camera. So che la forza del FLI avrebbe potuto essere quella di rimanere nel centrodestra come una forza della coalizione. Un brusco e repentino cambio di impostazione della politica del FLi non è stato digerito bene dai parlamentari del partito".
Nei giorni scorsi Fini ha lanciato una durissima accusa contro i parlamentari tornati nel Pdl, spiegando che a determinare questa scelta è stato il potere finanziario del premier. Che ne pensa di questa accusa gratuita? E’ necessario fare un dibattito alla Camera?
“Beh, no, un dibattito alla Camera…Quella di Fini è senza dubbio un’accusa molto grave….”.
…Fatta dal Presidente della Camera. Il Presidente della Camera può permettersi una cosa del genere?
“Secondo me, no. Le accuse di quel genere devono essere provate. O lui è in grado di dire che quel deputato ha mollato il gruppo di appartenenza per andare nel gruppo dei ‘responsabili’ o ci troviamo di fronte ad un’accusa assolutamente priva di fondamento. Si tratta di una dichiarazione assolutamente inopportuna”.
Dopo questa accusa Fini potrà essere imparziale nei confronti di quei deputati che ha accusato? Si deve dimettere?
“Ho conosciuto tre presidenti della Camera: Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini. Devo dire che nessuno dei tre ha fatto in modo parziale il Presidente della Camera. Per quanto riguarda le dimissioni, visto che non ci sono strumenti per fargliele dare, la questione riguarda la coscienza di Fini”.
In che situazione si trova oggi il Governo?
“Non c’è ombra di dubbio che il governo è in ripresa. Il Governo e la maggioranza hanno ancora due anni di lavoro. Si possono fare ancora molte cose positive per il Paese. Il nostro auspicio è che la ripresa economica aiuti il nostro sforzo per migliorare le condizioni del Paese”.
Casini è ormai alleato della sinistra?
“No. Secondo me, l’opposizione non c’è. In campo ci sono due opposizioni: Pd e Idv da una parte e il terzo polo hanno opinioni molto divergenti. Ieri ho firmato una proposta di legge per il ritorno all’immunità parlamentare. Mi pare che l’Udc abbia un atteggiamento di grande disponibilità su questa proposta”.

Quali sono gli interessi italiani in Libia?

Collaborazione bilaterale tra Italia e Libia
Collaborazione nel settore della non proliferazione delle armi di distruzione di massa
La rinuncia della Libia alle armi di distruzione di massa costituisce il punto di arrivo di un percorso lungo, intrapreso da tempo dalla Libia con il sostegno e il pieno incoraggiamento dell’Italia. Alla decisione libica hanno concorso una serie di fattori, tra i quali può avere giocato un ruolo importante l’impatto dell’intervento americano in Iraq nonché il sequestro nel porto di Taranto di un carico di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, effettuato nel novembre 2003 di concerto con i Servizi tedeschi e americani. Già in precedenza, peraltro, la Libia aveva espresso l’intenzione di aderire alla Convenzione di Parigi sulla proibizione delle armi chimiche e al Trattato di messa al bando degli esperimenti nucleari. L’Italia ha accompagnato un’evoluzione in tal senso e il 22 febbraio 2004 è stato firmato un protocollo d’intesa che formalizza la collaborazione italo-libica ai fini della conversione in industria farmaceutica dell’impianto chimico di Rabta, sospettato di aver prodotto negli anni ’80 armi chimiche, e per l’assistenza nella distruzione delle circa 25 tonnellate diarmi chimiche conservate dai libici.
Analoga collaborazione è stata offerta da parte italiana per quanto riguarda il Controllo delle Tecnologie Missilistiche e in particolare l’assistenza per adeguare la normativa libica agli standard del regime di non proliferazione missilistica, in particolare nel settore del controllo dell’import-export, tecnologie e materiali sensibili. Nell’ottobre del 2004 la Libia è stata cancellata dall’elenco dei Paesi a rischio di proliferazione.
Cooperazione nella lotta all’immigrazione clandestina
Negli ultimi anni la rotta libica si è affermata come la principale direttrice per l’afflusso di clandestini che giungono sulle nostre coste. L’Accordo bilaterale del dicembre 2000 in materia di lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina, entrato in vigore nel dicembre 2002, costituisce il quadro giuridico di riferimento che ha consentito di concludere con Tripoli, nel dicembre 2007, specifiche intese in materia di cooperazione nel contrasto all’immigrazione illegale, con la previsione, in particolare, di pattugliamenti marittimi congiunti.
All’art. 19 del Trattato di Amicizia, oltre ad uno specifico riferimento a tali Protocolli, si fa stato della volontà di realizzare un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane in possesso delle competenze tecnologiche necessarie (l’Italia si è impegnata a sostenere il 50% dei costi di realizzazione di tale sistema mentre per il restante 50% Italia e Libia hanno stabilito di richiedere all’Unione Europea di farsene carico, tenuto conto delle intese intervenute tra Tripoli e Bruxelles, anche su questo aspetto, con la firma del MoU del luglio 2007).
Il 4 febbraio 2009 il Ministro Maroni e il suo omologo libico hanno firmato a Tripoli un ulteriore Protocollo bilaterale, con il quale sono state definite più in dettaglio le modalità dei pattugliamenti congiunti, che hanno preso avvio nel successivo mese di maggio, conducendo a un drastico calo degli sbarchi di immigrati irregolari sulle coste italiane.
Collaborazione nel settore della Difesa
La collaborazione in materia di Difesa ha luogo soprattutto tra le rispettive Marine Militari, in base alla Dichiarazione Comune dei Capi di Stato Maggiore del 1999. Particolare importanza rivestono le esercitazioni navali congiunte (NAURAS), che si svolgono ogni anno dal 2002. Una bozza di Accordo nel settore della Difesa è stata presentata alle Autorità di Tripoli nell’ottobre del 2002, senza che questo abbia tuttavia condotto a risultati concreti. All’art. 20 del Trattato di Amicizia le Parti si sono impegnate alla finalizzazione di specifici accordi di collaborazione e ad agevolare la realizzazione di un forte ed ampio partenariato nel settore della Difesa e delle industrie militari. E’ stato pertanto ripreso il negoziato sul’Accordo, con l’obiettivo di procedere quanto prima possibile alla sua firma.
Cooperazione allo sviluppo
Con delibera del C.I.P.E. n. 77 del 4 agosto 2000 è stato definito il quadro giuridico per la realizzazione di attività di cooperazione allo sviluppo con la Libia, in deroga alle raccomandazioni dell’OCSE/DAC che nel gennaio 2000 avevano escluso la Libia dai Paesi potenzialmente beneficiari di aiuto pubblico allo sviluppo. I principali settori di intervento per tali attività, che si inserivano nel quadro degli impegni indicati nel Comunicato italo-libico del 4 luglio 1998 e sono attualmente in fase di completamento, sono sanità, agricoltura e formazione, nonché sminamento e interventi umanitari d’emergenza. Al riguardo, qui di seguito si segnalano le principali attività nel settore sanitario e agricolo
Settore Sanitario
- Riabilitazione del Centro Ortopedico di Bengasi.
Il progetto, avviato nel novembre 2000 e realizzato dall’INAIL in raccordo con l’UNDP (per un importo di circa 7.200.000 euro), si è concluso positivamente con l’inaugurazione del Centro il 10 aprile 2002.
- Fornitura e installazione di attrezzature presso il Centro di Riabilitazione e Assistenza medica di El-Marj.
L’iniziativa, dell’importo pari a circa 516.500 euro, si è conclusa contestualmente alla realizzazione del Centro di Bengasi.
- Supporto allo sviluppo organizzativo del Centro di riabilitazione di Bengasi (II fase).
Il progetto, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, prevedeva corsi di addestramento, viaggi di studio in Italia e la realizzazione di una rete di telemedicina, per un importo complessivo di circa 1.750.000 euro). L’Assistenza Tecnica è terminata il 30 giugno 2008, mentre le attività (effettuazione di due gare internazionali per l’acquisto di sussidi motori e letti per disabili) sono continuate sino al successivo 31 dicembre, data alla quale la seconda fase del progetto si è definitivamente chiusa.
Settore Agricolo
- Valorizzazione agricola dei terreni bonificati dai residuati bellici della seconda guerra mondiale.
Si tratta di un programma dal costo complessivo stimato in 9.749.365,26 di Euro, che comprende le seguenti iniziative:
creazione di un Centro di ricerca e sperimentazione agricola nella shaabia di El-Batnan a Tobruk, affidato all’Istituto Agronomico d’Oltremare (I.A.O.) di Firenze e all’U.N.D.P. I costi (3.500.000 euro) sono stati sostenuti per la costruzione del Centro, completo di impianti e attrezzature per i vari laboratori, la realizzazione di parcelle irrigue sperimentali, l’installazione di stazioni agro-climatologiche, l’assistenza tecnica e la formazione in Italia dei tecnici libici;
realizzazione di un Centro di Ricerca e Sperimentazione applicata alla zootecnia ed alla foraggiatura nella shaabia di Sirte, affidato anch’esso allo I.A.O. e all’UNDP, allo scopo di promuovere la filiera del latte. I costi (4.200.000 euro) hanno coperto la costruzione delle infrastrutture (stalle e fabbricati annessi), la realizzazione dell’impianto irriguo, la fornitura dei bovini, l’assistenza tecnica e la formazione in Italia dei tecnici libici.
Comunità italiana in Libia e comunità libica in Italia
Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, i cittadini libici regolarmente soggiornanti in Italia al 31 dicembre 2009 sono poco più di seicento mentre la collettività italiana nella circoscrizione consolare di Tripoli si compone di circa 1200 persone, per lo più tecnici impiegati presso Società italiane operanti nel Paese.
Nel 2005 è entrata in vigore la Convenzione sulle funzioni consolari (firmata il 4 luglio 1998), che consente l’applicazione nei rapporti bilaterali della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963, di cui Tripoli non è parte.
Rapporti economici

In ambito economico-commerciale, l’Italia costituisce il principale partner della Libia, con il 21% delle esportazioni e il 20% delle importazioni, seguita dalla Germania, dalla Cina e dalla Tunisia. Con l’entrata a regime del gasdotto di Mellitah, che trasporta gas dalla Libia in Sicilia attraverso un gasdotto sottomarino di oltre 580 km, la Libia si è inoltre posizionata al 5° posto nella graduatoria dei Paesi fornitori dell’Italia, mentre, in materia di investimenti, i dati per il 2008 indicano il nostro Paese al terzo posto tra gli investitori europei e al sesto a livello mondiale.
In linea con tutti i principali partner, gli effetti della crisi internazionale hanno avuto ripercussioni anche sull’andamento dell’interscambio commerciale italo-libico per l’anno 2009, che ha fatto registrare il valore di 12,607 miliardi di euro, con un calo di oltre il 37,13% rispetto al 2008.Ciò a sua volta si riflette sul disavanzo 2009 della bilancia commerciale che, pur registrando l’abituale segno negativo (attestandosi a circa 7,7 miliardi di euro), risulta poco meno che dimezzato rispetto al disavanzo di oltre 14 miliardi del 2008.
Più in dettaglio, le esportazioni italiane sono diminuite del 7,3%, per una cifra complessiva di 2,451 miliardi di euro, e le importazioni del 41,66%, per un valore di 10,156 miliardi di euro. La diminuzione, in ambedue i casi, è in gran parte ascrivibile alla flessione dei prezzi degli idrocarburi, tenuto conto che i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio rappresentano il 32,8% del nostro export e petrolio greggio, gas naturale e prodotti raffinati costituiscono il 98,8% dell’import.
Se scorporati per settore, i dati relativi all’interscambio nel 2009 evidenziano un generale incremento delle esportazioni italiane in tutti i settori non-oil, tra cui quello dei macchinari e delle attrezzature (+13%), degli autoveicoli e rimorchi (+82,8%), dei prodotti delle industrie manifatturiere (+8,1%) ed i prodotti in metallo (+74%). Va evidenziata, inoltre, l’espansione del settore (ancora marginale) dell’elettronica, che si è attestato intorno ai 60 milioni di euro (+144%). Gli incrementi delle nostre esportazioni registrati dalle categorie merceologiche diverse dai prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio hanno compensato in parte il rilevante calo del valore monetario di questi ultimi, tanto che, estrapolando la voce relativa ai prodotti petroliferi raffinati, si riscontra un incremento delle nostre esportazioni di quasi il 20,9%, per un valore di oltre 1,6 miliardi di euro.