giovedì 3 marzo 2011

Una crisi imprevedibile

Intervista a Margherita Boniver
Voce Repubblicana del 3 marzo 2011
di Lanfranco Palazzolo

Nessuno è stato in grado di prevedere quello che sarebbe successo in Nord Africa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Margherita Boniver del Popolo delle Libertà.
Onorevole Boniver, in queste ore si è parlato di un possibile esilio di Gheddafi. Pensa che un uomo dalla personalità così forte voglia fare un passo del genere?
“Ricordo che dell’ipotesi di esilio si era parlato nel lontano 2003 per Saddam Hussein. Si era giunti perfino ad una bozza di accordo per il quale Saddam Hussein avrebbe dovuto essere accolto in Egitto. Così non fu. Sappiamo anche come è finita la vicenda politica di Saddam Hussein. Qui ci troviamo di fronte ad un caso molto diverso. L’ipotesi di un esilio è ancora prematura. E ovvio che se dovesse esserci un negoziato, questo dovrebbe avvenire con il consenso del diretto interessato. Non è molto semplice giungere ad un accordo del genere”.
Pensa che Gheddafi debba essere processato per le stragi dei civili nei primi giorni della guerra civile?
“Tutto questo deve avvenire a seguito di un’indagine indipendente. Se c’è una cosa che balza agli occhi in questa convulsa vicenda sono proprio i numeri. Naturalmente non voglio sminuire la gravità di quello che è successo. Se ci fossero ‘solo’ alcune vittime, sarebbe comunque una strage che deve essere perseguita. In questi giorni abbiamo assistito ad un balletto di cifre francamente molto sconcertante. Non sappiamo effettivamente cosa sia accaduto. Ci vorrebbe un’indagine seria, che dovrebbe essere messa in piedi al più presto per capire meglio”.
La monarchia libica potrà avere un ruolo nel futuro della Libia?
“Siamo ancora in una fase oscura dello scontro interno alla Libia per fare delle previsioni. Credo che uno degli obiettivi da raggiungere al più presto sia quello di indire al più presto delle elezioni libere. Credo che il popolo libico si meriti questo”.
Vede all’orizzonte una ‘primavera araba’ o crede che il futuro porti il peggio di questa rivoluzione?
“Non sono affatto pessimista. Non siamo ancora in grado di capire quello che sta accadendo e cosa significhino queste rivolte. Nessuno di noi aveva avuto il più pallido sentore di quello che stava per accadere. E questo la dice lunga sulla nostra capacità di analisi. C’è un recente rapporto del Fondo monetario internazionale che aveva previsto un futuro radioso per l’Egitto prima della caduta di Mubarak. Nessun analista era stato in grado di prevedere quello che è successo in questi giorni”.
Il trattato di amicizia Italo-libico deve essere denunciato o riproposto ai successori di Gheddafi?
“Questo dovrebbe essere l’ultimo argomento da utilizzare in questi giorni. Non credo che il nostro governo voglia denunciarlo. Ricordiamo che questo trattato è stato approvato al 90% dei deputati italiani”.