sabato 5 marzo 2011

Cosa c'è scritto nella Proposta di legge sul testamento biologico?

La proposta di legge in esame (A.C. 2350), del quale la XII Commissione affari sociali ha concluso l’esame il 1° marzo, con la votazione del mandato al relatore, si compone di 9 articoli. Nel corso dell’esame in sede referente sono state approvate diverse modifiche al testo del provvedimento. Sono state anche recepite alcune condizioni apposte ai pareri di competenza dalla I e dalla V Commissione.
L’articolo 1 sancisce i principi della tutela della vita umana e della dignità della persona, del divieto dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico, del consenso informato quale presupposto di ogni trattamento sanitario a cui nessuno può essere obbligato se non per disposizione di legge e con i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Viene sancito anche il diritto dei pazienti terminali ad essere assistiti mediante un’adeguata terapia del dolore, disposizione inserita in forza di una modifica approvata in commissione.
L’articolo 2 disciplina, con una norma di carattere generale, il consenso informato, quale presupposto di ogni trattamento sanitario, preceduto da una corretta informazione medica. Esso viene esplicitato in un documento firmato dal paziente ed è sempre revocabile. Viene fatto salvo il diritto del paziente di rifiutare in tutto o in parte le informazioni che gli competono. Vengono richiamati gli istituti previsti dal codice civile per i soggetti giuridicamente incapaci. Viene inoltre esclusa la necessità del consenso informato nel caso di pericolo per la vita della persona in stato di incapacità di intendere e di volere per il verificarsi di una grave complicanza o di un evento acuto.
L’articolo 3 delineale caratteristiche essenziali della dichiarazione anticipata di trattamento in cui il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere. Non possono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento, l’alimentazione e l’idratazione, che devono essere mantenute fino al termine della vita, salvo il caso in cui esse non risultino più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Tale eccezione è stata inserita in forza di una modifica approvata in commissione. La dichiarazione assume rilievo in presenza dell’incapacità permanente del soggetto a comprendere le informazioni sul trattamento sanitario e ad assumere le decisioni che lo riguardano.
L’articolo 4 disciplina la forma e la durata della dichiarazione anticipata di trattamento. Le dichiarazioni non sono obbligatorie e sono redatte in forma scritta con atto sottoscritto dal soggetto maggiorenne capace di intendere e di volere; esse sono raccolte esclusivamente dal medico di medicina generale, che contestualmente le sottoscrive. Eventuali dichiarazioni o orientamenti espressi in forme diverse sono prive di valore: tale previsione è stata inserita in forza di una modifica approvata in commissione. La validità delle dichiarazioni anticipate è fissata in cinque anni; esse sono pienamente revocabili, rinnovabili e modificabili. In ogni caso esse non si applicano in condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato.
L’articolo 5, modificato nel corso dell’esame in commissione,qualifica come livello essenziale di assistenza l’assistenza ai soggetti in stato vegetativo, assicurata mediante prestazioni ospedaliere, residenziali e domiciliari. Viene rimessa al Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, la definizione di linee guida cui si conformano le regioni.
L’articolo 6 disciplina la facoltà del dichiarante di nominare un fiduciario che, qualora nominato, è l’unico soggetto autorizzato ad interagire con il medico sui contenuti della dichiarazione anticipata di trattamento e ad agire nell’esclusivo e migliore interesse del paziente. In assenza di nomina del fiduciario questi compiti vengono svolti da alcune categorie di familiari.
L’articolo 7, neldisciplinare il ruolo del medico, prevede che quest’ultimo prenda in considerazione le volontà espresse dal soggetto nella dichiarazione anticipata annotando nella cartella clinica, sentito il fiduciario, le ragioni per cui intende o meno seguirle. In ogni caso non possono essere considerate dal medico indicazioni dirette a cagionare la morte del paziente o in contrasto con norme giuridiche o di deontologia medica. Le indicazioni sono valutate dal medico in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell’inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i principi di precauzione, proporzionalità e prudenza. Per le controversie tra medico e fiduciario è contemplata l’espressione di un parere da parte di un collegio medico. Resta comunque sempre valido il principio della inviolabilità e dell’indisponibilità della vita umana. E’ stata soppressa, in accoglimento di una condizione contenuta nel parere della I Commissione, la previsione del carattere vincolante del parere del collegio medico per il medico curante, e la previsione che quest’ultimo non sia comunque tenuto a prestazioni contrarie alle sue convinzioni scientifiche e deontologiche.
L’articolo 8 prevede l’intervento autorizzatorio del giudice tutelare - previo parere del collegio medico di cui all’articolo 7 - in caso di assenza del fiduciario e di contrasto tra soggetti parimenti legittimati ad esprimere il consenso o di inadempimento o inerzia di questi ultimi.
L’articolo 9 istituisce il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento qualificando il Ministero della salute come titolare del trattamento dei dati contenuti nel’archivio. La definizione delle regole tecniche e delle modalità di accesso e di consultazione del Registro sono rimesse ad un decreto ministeriale sentito il Garante per la protezione dei dati personali.
Discussione e attività istruttoria in Commissione in sede referente
Presso la XII Commissione si è svolto un dibattito intenso ed articolato in sede di discussione generale, con la partecipazione di deputati appartenenti a tutti i diversi schieramenti ed anche provenienti da altre commissioni. In alcuni casi si sono registrate posizioni distinte anche nell’ambito di uno stesso schieramento. L’esame in sede referente ha compreso anche un fase conoscitiva, che si è articolata in una serie di audizioni informali di esponenti e rappresentanti delle diverse categorie di soggetti interessati dal provvedimento.
Come già ricordato, inoltre, numerosi sono stati gli emendamenti presentati e molte le modifiche approvate al testo nel corso dell’esame in commissione.
I pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva
Quanto ai pareri espressi dalle commissioni competenti in sede consultiva, va ricordato che la I commissione ha espresso un parere favorevole con una condizione e un’osservazione, la II commissione un parere favorevole con osservazioni, la III commissione un parere favorevole con una condizione, la V commissione un parere favorevole con condizioni, la VI, la VII e la XI commissione un parere di nulla osta e la commissione parlamentare per le questioni regionali un parere favorevole con un’osservazione.
La XII Commissione ha recepito la condizione apposta dalla I commissione, relativa alla soppressione del terzo periodo del comma 3 dell’articolo 7, sopra illustrata, e tutte le condizioni apposte dalla V commissione, dirette a garantire il rispetto dell’articolo 81, quarto comma della Costituzione.

La situazione economica del Paese (2010) - I grafici della situazione italiana

Debito delle P.A. – Confronti internazionali - Anni 2000-2011
2010-2011 Previsioni (% del PIL)

Indebitamento o accreditamento netto delle P.A. - 2000-2011

(confronto internazionale)Conto economico delle amministrazioni pubbliche 2001-2013 Inflazione, confronto 2000-2011 Disoccupazione -Confronto internazionale 2000-2011 Prodotto interno lordo – Confronti internazionali - Anni 2000-2011 Conto economico delle risorse e degli impieghi 2000-2013

La Iervolino, una finta ingenua

Voce Repubblicana del 5 marzo 2011
intervista ad Amedeo Laboccetta
di Lanfranco Palazzolo

Prima della caduta da sindaco la Iervolino ha fatto la finta ingenua, ben sapendo che il suo potere al comune di Napoli si stava sgretolando. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta.
Onorevole Laboccetta, Napoli si è finalmente liberata della Iervolino.
“A Napoli il centrosinistra è imploso pesantemente. La signora Iervolino si era asserragliata da tempo con i suoi fedelissimi nel suo bunker di Palazzo San Giacomo. Ogni giorno perdeva un pezzo della sua ex maggioranza. Ma il sindaco faceva finta di niente, la finta ingenua, si atteggiava come se fosse un’incompresa, faceva finta di essere in sintonia con Santa Maria Goretti. La Iervolino reagiva con una sorta di spocchiosa saccenteria ad ogni critica, anche alla più garbata osservazione non sopportava neanche il più piccolo rilievo. Il sindaco di Napoli ha sognato di far sparire l’opposizione. Qualche anno fa presentai a Montecitorio una mozione parlamentare che bocciò di fatto politicamente la sua amministrazione. Già da allora il sindaco doveva capire che la sua stagione era finita. La Iervolino ha creato su Napoli una cappa che ha impedito il governo della città. Fino a ieri, la Iervolino è rimasta ostaggio di un gruppo di consiglieri comunali che l’hanno costretta ad approvare delle delibere dal chiaro sapore clientelare. Questa è la mia considerazione sul sindaco”.
Andandosene via, la Iervolino ha invocato l’intervento dei giudici.
“Siamo in presenza di un vero e proprio delirio. La Iervolino ha invitato la magistratura ad occuparsi della caduta della sua giunta, pensando che ci fosse qualche caso di corruzione politica dietro la scelta di alcuni consiglieri di abbandonare la maggioranza. Il fatto che pezzi significativi della sua maggioranza l’abbiano abbandonata significa che il suo governo non ha convinto e che non ha fatto una politica adeguata a quella che è la terza città d’Italia. Gli abbandoni e la scelta di cambiare partito sono tipici di tutte le forze partitiche. Ma non si può invocare sempre l’intervento della magistratura”.
E’ vero che la Iervolino ha accettato il suo secondo mandato controvoglia?
“La spinta propulsiva del suo governo si era fermata da tempo, già alla fine del suo precedente mandato. Ha sbagliato a ricandidarsi”.
Il centrosinistra troverà un suo candidato per Napoli. La vostra sfida per Napoli è già vinta?
“La sinistra in difficoltà. Con la caduta della Iervolino la situazione è peggiorata. Gli avversari non devono mai essere sottovalutati. Il nostro compito è quello di realizzare il nostro programma per Napoli e per tutto il Sud”.
Quanto è forte il bassolinismo in Campania?
“Questa rete di potere è ancora molto forte e radicata. Dovremmo lavorare molto su questo. Ma con la partenza della Iervolino il più è stato fatto”.

Il governo italiano è stato corretto sulla crisi libica

Voce Repubblicana del 4 marzo 2011
di Lanfranco Palazzolo
Intervista ad Oreste Tofani

Il Governo italiano si è comportato in modo corretto di fronte alla crisi libica. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Pdl Oreste Tofani, membro dalla Commissione Esteri di Palazzo Madama.
Senatore Tofani, quali sono le sue valutazioni sulla crisi libica?
“Il Governo italiano si è comportato in modo corretto, serio e puntuale, cosa che ho detto lo scorso 23 febbraio nel mio intervento, quando il ministro Frattini è venuto a riferire in aula al Senato, parlando in aula per il gruppo parlamentare del Pdl. Noi abbiamo preso una posizione chiara, nel momento in cui le repressioni da parte di Gheddafi, nei confronti del suo popolo, stavano assumendo i contorni di un vero e proprio crimine contro l’umanità. Questa è la nostra posizione, anche se ci sono altri percorsi che il governo ha deciso di portare avanti”.
Pensa che il trattato di amicizia italo-libico resterà in vigore?
“Per quanto riguarda il trattato di amicizia Italo-libico, l’accordo è sospeso. In questo momento non c’è più la possibilità concreta di poterlo attuare. La polemica sulla denuncia del trattato mi sembra pretestuosa e fine a se stessa. Oggi, questo trattato non ha alcun effetto”.
Se Gheddafi resterà al potere ci saranno delle gravi ritorsioni contro l’Italia?
“Questo è difficile dirlo oggi. La storia di Gheddafi è complessa in questi 40 anni di governo. Credo che l’Italia ha fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi democrazia. Se dovesse permanere questa situazione in Libia, la affronteremo al momento opportuno. Il rapporto tra l’Occidente e Gheddafi è sempre stato molto complesso. Solo dal 2004 in poi le relazioni con l’occidente sono sensibilmente migliorate al punto che la Libia ha gestito anche la guida della Commissione dei diritti umani a Ginevra”.
Per quanto riguarda i profughi di questa guerra civile, pensa che l’Italia debba farsi totalmente carico di questa emergenza?
“Proprio martedì scorso il governo italiano ha dato il via ad una missione umanitaria per aiutare 150mila profughi che stanno entrando nel territorio tunisino. Quindi è un messaggio di grande responsabilità e di grande umanità nei confronti di quelle persone e di quel paese e della Tunisia che, peraltro, si trova in un situazione nuova e di grande difficoltà. L’Italia farà la sua parte per aiutare queste persone. Ma non credo che questa situazione possa essere ridotta solo ad un problema dell’Italia”.
Le opposizioni si sono comportate in modo costruttivo?
“In un articolo sul ‘Corriere della Sera’ di qualche giorno fa, Sergio Romano ha invitato tutte le forze politiche ad evitare di combattere una battaglia di politica interna sulla Libia proprio mentre in quel paese di muore. Credo che l’opposizione non abbia seguito questo consiglio attaccando ingiustamente il governo”.