giovedì 10 marzo 2011

Crisi libica: i fatti degli ultimi giorni

15-16 febbraio - Nella notte tra martedì e mercoledì la polizia disperde con la forza un sit-in antigovernativo a Bengasi, seconda città del paese e roccaforte dell'opposizione. 30 feriti. A al Baida, a 1200 km est da Tripoli, due manifestanti sono uccisi dalle forze di sicurezza.
17 febbraio - Dopo duri scontri, sei persone sono uccise a Bengasi e due ad Al Baida. In giornata viene diffuso su Facebook un appello per scendere il piazza il giorno dopo in un 'giorno
della collera contro il regime'. Scontri, feriti e arresti anche a sud di Tripoli a Zenten.
18 febbraio: Il bilancio della rivolta supera quota quaranta morti. Duri scontri a Bengasi, dove viene incendiata la sede della radio. A Baida due poliziotti sono catturati dai manifesatanti, quindi impiccati. Nella capitale continuano invece a scendere in piazza i sostenitori di Gheddafi. Il Colonnello Gheddafi fa una breve apparizione in pubblico ma non fa alcun discorso. Facebook non è più accessibile e le connessioni internet sono molto disturbate.
19 febbraio: Secondo Human Rights Watch oltre 80 persone risultano essere state uccise nei cinque giorni di contestazione. A Bengasi 12 persone sono state uccise dalle forze dell'ordinementre prendevano d'assalto una caserma. Sanguinosi scontri anche a Misurata, 200 km a est della capitale. La connessione a internet è praticamente impossibile.
20 febbraio: la contestazione si trasforma in aperta insurrezione nell'est del Paese. Hrw para ormai di oltre 100 morti da martedì. Nella sola giornata di domenica 60 persone almeno sono uccise a Bengasi. Le autorità libiche annunciano l'arresto di una serie di stranieri arabi accusati di complottare per destabilizzare il Paese. A Tripoli gli avvocati organizzano un sit-in di protesta contro la repressione mentre la sede di una televisione e di una radio pubbliche vengono attaccate e saccheggiate. Il manifestanti attaccano anche posti di polizia e sedi dei comitati rivoluzionari. sfilano i sostenitori del regime e nella notte si scontrano con i rivoltosi presso la Piazza verde, nel centro città. In serata parla al paese Saif al islam, figlio di Gheddafi: Saif evoca lo spettro di una sanguinosa guerra civile ma promette riforme.
21 febbraio: HRW diffonde un nuovo bilancio. I morti sono oltre 230. Molti paesi occidentali si preparano a evacuare i loro cittadini mentre si diffonde la voce, non verificabile, di una
fuga del colonnello Gheddafi. Nel pomeriggio, durissimi scontri a Tripoli: l'aviazione interviene contro la folla. Il bilancio dei morti supera quota trecento. In tarda serata Gheddafi si presenta
in tv e smentisce le voci di fuga: 'non sono in Venezuela'. Dagli Usa il segretario di stato Clinton chiede di porre fine al 'bagno di sangue'. Dal Qatar il teologo di origine egiziana Youssef
al-Qardawi ha emesso una fatwa nella quale si invita l'esercito libico ad uccidere Muammar Gheddafi.
22 febbraio - Gheddafi appare in televisione e annuncia che non lascerà il Paese e lotterà 'fino all'ultima goccia di sangue. Il ministero dell'Interno riferisce di 300 morti dall'inizio delle proteste e il presidente del parlamento afferma che è stata riportata la calma 'nella maggior parte delle grandi città'. Le Nazioni Unite hanno condannato la repressione, chiedendo la 'fine immediata' delle violenze, mentre la Lega araba ha sospeso la partecipazione della Libia, 'fino a quando le autorità libiche non accetteranno le rivendicazioni' del popolo e 'ne garantiranno la sicurezza'. Il presidente del parlamento libico ha annunciato che 'la calma è stata ristabilita nella maggior parte delle principali città'. Rimpatriati da Tripoli 400 italiani che ne hanno fatto richiesta.
23 febbraio - Continuano i rimpatri dei cittadini stranieri. Il ministro italiano degli Affari Esteri Franco Frattini ha evidenziato il rischio di un 'esodo biblico' di cittadini libici verso l'Italia: ne potrebbero arrivare fino a 300mila. Nuove testimonianze dalla Libia fanno salire il numero plausibile delle vittime a più di 2.000 morti, ma la rete satellitare araba Al Arabiyah parla di 10mila vittime. Proprio nell'est del Paese, secondo alcune fonti, l'opposizione avrebbe ormai preso il controllo della situazione, con i militari schierati con i manifestanti. Al Qaida, secondo fonti libiche, avrebbe addirittura creato un emirato islamico a Derna. Obama torna a condannare le violenze e la repressione.
24 febbraio - Si combatte a Misurata, al Zawiyah e Zura. Nel primo pomeriggio il leader libico Gheddafi appare in televisione con una telefonata e ribadisce l'intenzione di non lasciare e sconfiggere i ribelli. Gheddafi accusa al Qaida di orchestrare la rivolta. Il petrolio raggiunge i 120 dollari al barile. C'è attesa per una manifestazione indetta per venerdì dall'opposizione a Tripoli mentre si moltiplicano le voci relative a una marcia degli insorti verso Tipoli, che è accerchiata ad est e ovest.
25 febbraio - I ribelli avrebbero perso il controllo di Misurata. Nel pomeriggio scontri a Tripoli. Le truppe del regime fanno fuoco sulla folla dopo le preghiere del venerdì. Da Piazza verde il leader libico esorta i suoi a combattere fino alla mote mentre il figlio Saif al Islam, in una conferenza stampa, apre a un possibile negoziato con i ribelli. Gli Stati Uniti adottano sanzioni mentre una bozza di sanzioni è in discussione presso le Nazioni Unite. Prosegue la fuga degli stranieri dalla Libia.
26 febbraio - Pace relativa a Tripoli mentre si prosegue a combattere in diverse città del paese. Si riunisce il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione prevede in particolare l'embargo sulla vendita di armi, il divieto di viaggiare negli Stati membri dell'Onu per 16 persone, tra cui il colonnello, i suoi otto figli e altre persone legate al regime e il congelamento dei beni finanziari del colonnello, di quattro suoi dei figli e di un'altra persone vicina al regime. Gheddafi potrà essere processato dal tribunale penale internazionale.
27 febbraio - Il colonnello Gheddafi torna a parlare e concede
un'intervista alla tv serba 'Pink'. La Libia, dice, è 'completamente calma'. A Bengasi attorno all'ex Ministro degli Interni si forma un Consiglio Nazionale.
28 febbraio - L'Unione Europea ha adottato nel un embargo sulle armi dirette alla Libia, oltre al congelamento dei beni e il blocco dei visti contro il leader libico Muammar Gheddafi e altri 25 funzionari del suo entourage. Nel frattempo la Casa Bianca non esclude l'ipotesi dell'esilio per Gheddafi, mentre il Pentagono procede a un 'riposizionamento' delle proprie forze nella regione: secondo il Segretario di Stato Hillary Clinton non vi è tuttavia alcuna ipotesi di intervento militare. In un'intervista concessa a un gruppo di giornalisti a Tripoli, il rais afferma: 'Il popolo mi ama e sarebbe disposto a morire per me'. Combattimenti a Misurata.
1 marzo: Continua il caos rifugiati, l'Italia decide l'invio di una missione umanitaria in Tunisia, con l'obbiettivo di assistere 10mila persone. Il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu ha approvato al sospensione della Libia, mentre il Consiglio di Sicurezza potrebbe valutare l'ipotesi di creare una no-fly zone sulla Libia; le autorità statunitensi potrebbero decidere di far processare Gheddafi per l'attentato di Lockerbie, dopo che secondo fonti libiche fu il rais a ordinare personalmente la strage.
2 marzo - Le forze leali a Gheddafi tentano la controffensiva mentre il rais tiene un discorso fiume. Minaccia 'migliaia di morti' se Nato e Usa attaccherrano e critica duramente l'Italia. Il segretario di Stato Usa Clinton esprime dubbi sulla 'no fly zone'. Sul piano umanitario, la situazione ha raggiunto un livello di 'crisi' alla frontiera tra la Libia e la Tunisia. Ieri, in una conferenza stampa alla Farnesina, Franco Frattini ha annunciato che l'Italia - su richiesta di Egitto e Tunisia - allestirà nella zona di confine di Ras Ejder un campo di assistenza per sostenere i profughi.
3 marzo - Si combatte a Brega. Il tribunale penale internazionale incrimina formalmente per crimini di guerra e altri reati Gheddafi e alcune figure di punta del regime. Entrano in vigore le sanzioni Ue. Prosegue l'opera di sgombero degli stranieri dalla Libia e diversi Paesi, Italia compresa, avviano operazioni umanitarie in particolare al confine tra Libia e Tunisia dove dall'inizio della rivolte sono già transitate circa 90.000 persone.
4 marzo - Combattimenti a Ras Lanuf e ad al Zawiyah, con 'numerosi morti e feriti'. Scontri a Tripoli tra manifestanti e forze dell'ordine dopo la preghiera del venerdì. L'Interpol lancia un'allerta per le polizie mondiali nei confronti di Muammar Gheddafi e altri quindici libici, compresi esponenti della sua famiglia e stretti collaboratori. Tripoli autorizza il governo venezuelano a creare una commissione di pace per trovare una soluzione pacifica in Libia e invia una lettera alle Nazioni Unite per chiedere la sospensione delle sanzioni.
5 marzo -Combattimenti ad Al Zawiyah, i morti sarebbero decine se non centinaia: le truppe di Gheddfai anno attaccato al città con una colonna di mezzi corazzati, che hanno aperto il fuoco contro le abitazioni. Da Catania parte nave della Marina Militare con aiuti umanitari diretti a Bengasi, in Libia.
6 marzo - Prosegue la controffensiva di Gheddafi, con i ribelli costretti a ripiegare verso est. Gheddafi si dice favorevole a una commissione d'inchiesta 'delle Nazioni Unite o dell'Unione africana' per valutare la situazione. Ribadisce inoltre brandito lo spettro di al Qaida e di una massiccia immigrazione in Europa.
7 marzo - Si combatte ancora nell'est ma le novità della giornata sono più che altro sul fronte diplomatico strategico. La Lega araba apre alla proposta di una no-fly-zone sulla Libia e gli Usa e la Nato incalzano Gheddafi. 'La Nato sta considerando diverse opzioni, compresa la possibilità di operazioni militari' in Libia, ha detto il presidente americano Barack Obama.
8 marzo - Voci, smentite dal regime, su una presunta trattativa per lasciare la guida del paese tra Gheddafi e i ribelli. Questi ultimi hanno concesso un ultimatum di 72 ore al rais, ma il colonnello avrebbe deciso di ignorare offerta giunta da Bengasi. Comunità internazionale valuta tutte le opzioni, anche quella militare. Clinton: 'no fly zone' non deve essere decisione Usa, ma scelta multilaterale, in particolare delle Nazioni Unite. Gheddafi accusa di 'complotto colonialista' l'occidente. Al Zawiyah sotto assedio, si combatte anche a Misurata.
9 marzo - Gheddafi, oltre all'offensiva bellica, ha cercato di intraprenderne anche una diplomatica: dopo rinnovati assalti su Zawiyah e Ras Lanuf, il rais ha inviato degli emissari in Europa ed in Egitto per delle discussioni ad alto livello, alla vigilia del vertice dei Ministri della Difesa della Nato e della riunione dei capi delle diplomazie dell'Ue, entrambe a Bruxelles.

L'Africa esplode

Voce Repubblicana dell'10 marzo 2011
Intervista a Jean Leonard Touadì
di Lanfranco Palazzolo

Anche l’Africa sub sahariana potrebbe esplodere. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Jean Leonard Touadì del Partito democratico.
Onorevole Touadì, cosa succederà nel Mediterraneo con l’intensificarsi della crisi libica?
“Qualcuno ha sottovalutato la forza del potere di Gheddafi. Molti osservatori erano convinti che in Libia sarebbe successo quello che è avvenuto in Tunisia con Ben Alì. Gheddafi non ha manifestato alcuna esitazione e non si è fatto da parte. Questa resistenza armata passa attraverso l’uccisione di civili inermi e bombardamenti. Gli atti di violenza delle forze del colonnello Gheddafi mettono in evidenza la vera natura di questo regime e la personalità del suo leader principale. Coloro che pensavano potessero esserci delle soluzioni non cruente hanno sbagliato le loro previsioni. Molti di noi hanno accarezzato l’idea dell’esilio di Gheddafi. La personalità di Gheddafi non arriverà mai a pensare di poter lasciare la Libia. Di fronte a questo scenario inquietante, la potenza di fuoco dell’arsenale militare di Gheddafi rischia di produrre un bagno di sangue senza fine. Gheddafi deve essere fermato”.
La Nato interverrà considerando le opposizioni di Cina e Russia nell’Onu?
“So che ci sono molte resistenze, anche da parte dei vertici del Pentagono. Ci sono degli ostacoli politici in seno al Consiglio di Sicurezza. La comunità internazione non può permettersi di assistere impotente di fronte alla situazione che si sta configurando per il popolo libico. Una vera e propria trappola mortale. Quando alcuni esponenti politici italiani chiedono agli Stati Uniti di darsi una calmata sbagliano di grosso. Non si può lasciare a questo dittatore alcun vantaggio. Oggi ci troviamo di fronte al tramonto di questo dittatore. E’ necessario che questo tramonto venga agevolato limitando le violenze”.
Gheddafi si è difeso dicendo che dietro la rivolta contro il suo regime ci sono movimenti come al-Qaeda.
“Chiunque conosca la società libica sa perfettamente che le organizzazioni fondamentaliste non hanno mai avuto lo spazio politico per attecchire. Mi sembra difficile che in circa 20 giorni si sia formato nella società libica questo radicamento fondamentalista. In realtà, Gheddafi sta cercando di utilizzare uno spauracchio per fare effetto sugli europei e far crescere la consapevolezza che è meglio tenersi questa dittatura. Questo è inaccettabile”.
In un suo libro, lei ha definito l’Africa come una “pentola in ebollizione”. La rivoluzione scenderà anche nell’Africa Subsahariana?
“Abbiamo sottovalutato quello che è accaduto in Nord-Africa. L’altro errore che dobbiamo evitare è di pensare che l’Africa sub sahariana sia qualcosa di diverso. A sud della Libia ci sono molte situazioni di tensione. Sarebbe un errore sottovalutarle”.
Interview à Jean Léonard Touadi
De Lanfranco Palazzolo
Me^me l’Afrique-Subsaharienne, pourraitexploser! C’est ce que le parlementaireTouadi du Parti démocratique, a déclaréà “ La Voce Repubblicana ”.
V.R: Son excellence! Qu’est ce qui peutse passer maintenant, autour de la Méditerranée,avec l’intensification de la crise en Libye?
Touadi: Quelqu’un a sous-estimé le pouvoir deKhaddafi. Beaucoup d’observateurs étaientconvaincus, de voir la me^me chose, se manifesteren Libye, comme cela a eu lieu avec Ben Ali, enTunisie. Khaddafi n’a jamais voulu se mettre deco^tè. Cette résistance armée passe à travers descivils désarmés et des bombardements.Les actes de violence des forces armées du ColonnelKhaddafi, mettent en évidence, la vraie nature de cerégime et de la personalité de son principal leader.Ceux-ce, qui s’attendaient à des solutions moins cruelles,se sont trompés de prévisions. Beaucoup parmi nous, ontpensé à son exil. Mais Khaddafi, pour sa personalité,n’a aucune intention de quitter sa terre. Dans un scénarioaussi inquiétant, la puissance militaire de Khaddafi, risquede produire un bain de sang, sans fin. Il doit e^tre arre^ter.
V.R: l’Otan va-t-elle intervenir, vuel’opposition de la Chine, de la Russieet de l’Onu?
Toudi: Je sais, qu’il y’a beaucoup de résistances,au niveau des instances du “Pentagon”. C’est desobstacles politiques, aussi au sein du Conseil deSécurité. La communauté internationale, ne peutpas s’abstenir, restant impuissante, face à une tellesituation, qui s’agrave de plus en plus, pour le peuplelibyen. C’est un véritable piège mortel. Quand certainsreprésentants (hommes) poltiques italiens, demandentaux Etats-Unis de se calmer! ils se trompent énormément.Il ne faut laisser aucune chance à ce dictateur. Aujourd’hui,nous sommes à la fin de son rigime. On doit encourager cefait, pour limiter les violences.
V.R: Khaddafi, s’est défendu, en disant que,derrière cette révolte, contre son régime, secahent des mouvements, appartenants à“Al-Quaida ”?
Touadi: Quiconque connai^t la société libyenne, saitparfaitement, que les organisations fondamentalistes,n’ont jamais eu d’espace politique, pour s’enraciner.Mais, il me semble difficile, qu’en 20 jours, se vérifieen Libye, un enracinement fondamentaliste. En réalité,Khaddafi, cherche à utiliser un système de cauchemar,pour impressionner les européens, afin d’élargir laconscience, disant, qu’il serait mieux se tenir cettedictature. Cela est inacceptable.
V.R: Dans un de vos livres, vous avez citél’Afrique, comme une “marmite en ébullition”.La révolution touchera-t-elle l’AfriqueSubsaharienne?
Touadi: "Nous avons sous-estimé, ce qui estarrivé en Afrique du Nord. L’erreur qu’on doitéviter, c’est de penser, que l’Afrique Sub-saharienne,soit différente. Des tensions ne cessent de monter, ausud de la Libye! Ce serait une erreur, ne pas teniren considération ces faits".
Un ringraziamento per la traduzione a Mohamed Ba