venerdì 11 marzo 2011

La donna della memoria mazziniana

Intervista a Anna Maria Isastia
Voce Repubblicana del 12 marzo 2011
di Lanfranco Palazzolo

Sara Levi Nathan è stata la donna che ha conservato e consegnato ai posteri l’epistolario di Giuseppe Mazzini. Lo ha detto alla Voce Repubblicana la professoressa Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea all’Università de “La Sapienza” di Roma, autrice di “Storia di una famiglia del Risorgimento. Sarina, Giuseppe, Ernesto Nathan” pubblicato ne “I libri della Fondazione Università popolare”, Torino.
Professoressa Isastia, perché ha deciso di occuparsi della famiglia Nathan, in particolare di Sara Levi Nathan, madre di Ernesto? In queste settimane si è riaperto il dibattito sul ruolo delle donne nel Risorgimento. Che ruolo ha avuto questa donna coraggiosa?
“La famiglia Nathan realizza gli ideali mazziniani in concreto. Ernesto Nathan ha saputo amministrare molto bene la città di Roma. Tutta la famiglia Nathan è un esempio di famiglia risorgimentale. E proprio quest’anno, in occasione di queste celebrazioni, si sta riscoprendo che dietro i protagonisti, accanto ai protagonisti, dobbiamo necessariamente considerare le donne. Mi riferisco a quelle donne che hanno preparato il Risorgimento con la poesia, la letteratura, con gli scritti e che poi sono vissute accanto ai loro uomini, accanto ai patrioti. In quegli anni è sempre più alto il numero di donne che finanzia gruppi di volontari da mandare al fronte, non potendo andare loro in prima persona a combattere. Accanto a loro ci sono figure come Sarina Nathan, che sono delle grandi propagandiste politiche. Queste donne raccolgono fondi per Giuseppe Mazzini e per Giuseppe Garibaldi allo scopo di realizzare le iniziative rivoluzionarie o le loro iniziative di taglio politico. Queste donne hanno fatto il Risorgimento insieme agli uomini”.
Perché queste donne sono passate in secondo piano?
“La colpa è degli storici. Dalla fine dell’800 in poi queste donne sono state cancellate. Nei libri di storia, nei repertori storiografici queste figure femminili sono sparite. E noi le abbiamo dimenticate per troppo tempo. Adesso, per fortuna, sia le letterate che le storiche hanno cominciato a scavare trovando una quantità enorme di figure femminili. E Sarina Nathan è una protagonista del Risorgimento”.
Che ruolo ha avuto Sarina Nathan nel suo rapporto con Mazzini?
“Ha avuto un ruolo attivo. E’ stata una grande collettrice dal punto di vista politico e finanziario. Lei è stata la donna che ha saputo raccogliere la parte migliore dell’eredità mazziniana e l’ha riproposta alle generazioni future. Noi dobbiamo a Sarina Nathan la raccolta dell’epistolario di Mazzini, degli scritti di Mazzini. Riscoprire Sarina Levi Nathan è tante altre donne del Risorimento è stato difficile perché è stato necessario scavare e indagare negli archivi di tutta Europa per ritrovare le tracce di queste personalità”.

Solo per i quattrini

Intervista a Massimo Introvigne
Voce Repubblicana del 12 marzo 2011
di Lanfranco Palazzolo


Le rivolte in Nordafrica hanno motivazioni economiche. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo storico Massimo Introvigne, direttore del direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR).
Prof. Introvigne, questa ondata rivoluzionaria in Nordafrica porterà anche l’intolleranza religiosa?
“Noi non sappiamo cosa potrà accadere. Ci sono molte cose che non conosciamo su quello che sta accadendo. Le rivolte non nascono da motivazioni religiose. Non abbiamo visto Imam alla guida di questi movimenti. Le rivolte nascono da motivazioni economiche che vanno, in alcuni casi, dalla mancanza di pane alla disoccupazione. Su questo, si innestano tentativi di classi dirigenti alternative di prendere la guida delle rivolte. Ma ci sono almeno quattro direttrici delle rivolte: ci sono elementi del vecchio regime che tentano di cambiare tutto affinché non cambi nulla, sventolando le bandiere della libertà e della democrazia; ci sono dei tecnocrati il cui impegno principale è quello di risolvere la crisi economica (el-Baradei in Egitto); ci sono degli islamisti, dei fondamentalisti islamici che cercano di mostrarsi sorridenti anche nei confronti delle minoranze, ma di cui le minoranze non si fidano. Mi riferisco ai ‘Fratelli musulmani’ in Egitto; ci sono musulmani conservatori che guardano alla Turchia più che all’Iran, che sono disponibili al dialogo con l’Occidente. Questa sarebbe l’opzione per una transizione più tranquilla. Ma non in tutti i paesi se ne vedono. In Libia è difficile identificare questa nuova classe”.
I ‘Fratelli musulmani’ sono presenti in Libia?
“Sono presenti in Cirenaica e praticamente assenti in Tripolitania. I ‘Fratelli musulmani’ in Egitto sono una realtà così grande che si può parlare di correnti al loro interno. Non possiamo definirla come una realtà monolitica o assimilarli al terrorismo. Il terrorismo e al-Zawairi si sono divisi dai ‘Fratelli musulmani’, i quali predicano l’islamizzazione dal basso e attraverso la vittoria delle elezioni”.
In queste rivolte vede motivazioni religiose?
“Queste non c’erano alle origini. Credo che queste possano emergere in un secondo momento attraverso il ruolo delle classi dirigenti. In Tunisia tutto è cominciato con un ragazzo che si è suicidato perché non trovava la lavoro. Le immagini della mamma non erano quelle di una donna laica, occidentale. Dopo le prime apparizioni in tv, la donna è apparsa velata, come la mamma di un martire islamico. Qui si vede come queste rivolte possono essere reinterpretate come rivolte islamiche. Ma questa è una reinterpretazione del cambiamento e non è la genesi del mutamento". Al-Qaeda è presente in questi movimenti?
“E’ presente in Cirenaica e in Egitto. Ci sono dei tunisini in al-Qaeda. Ma parliamo di centinaia di persone. E non di movimenti di massa”.