mercoledì 16 marzo 2011

Il centenario dell'Unità d'Italia visto dalla Pravda

La "Pravda" e "Izvestia" hanno celebrato il Centenario dell'Unità d'Italia parlando bene di Garibaldi e male della Nato. «I russi, ricordano le Izvestia, contribuirono direttamente al Risorgimento. All'impresa leggendaria dei Mille parteciparono Mechnlkov, Toliverova-Yakobi e altri. I migliori figli d'Italia credevano nelle forze e nel grande futuro del nostro paese, Garibaldi parlò di "una giovane Russia che soffre, si batte e prevarrà" e di "un popolo nuovo che liberatosi dallo zarismo sarà destinato a svolgere una grande funzione"». II giornale riassume la storia dei cent'anni, ricordando pure che i sovietici « non hanno mai identificato il fascismo col popolo italiano », ma deplorando che oggi l'Italia sia «legata alla politica aggressiva della Nato ». Analoga è la commemorazione della Pravda. «Oggi — scrive il giornale del partito comunista sovietico — è un grande giorno nella storia d'Italia. Cento anni fa il Parlamento proclamava l'Italia indipendente. L'Italia, disse Federico Engels, fu unificata dalla rivoluzione. L'unità fu conseguenza di una lotta annosa dei patrioti italiani contro la reazione europea, la monarchia asburgica e il Vaticano». La sovranità del paese, tuttavia, sarebbe compromessa oggi dalla sua adesione all'Alleanza atlantica.. «La partecipazione dell'Italia alla Nato e la concessione di basi militari a potenze straniere sottraggono ogni iniziativa alla diplomazia italiana, minano la sua sovranità nazionale e riducono le sue possibilità economiche ». Secondo il giornale moscovita, il governo Fanfani dovrebbe cessare almeno dì sostenere il piano Norstad e dovrebbe favorire la creazione di una zona disatomizzata, comprendente l'Adriatico.

Bersani oltre Storace, anzi "sotto"

Ci sono dei leader politici la cui immagine è segnata per sempre. Pierluigi Bersani è uno di questi. Comunque lo vedi, il segretario del Pd emana un'aria triste e comica nello stesso tempo. Nonostante gli sforzi compiuti nessuno, neanche dentro il suo partito, riesce a prendere Bersani sul serio. Pochi giorni fa mi ero imbattuto in un suo manifesto in via IV novembre a Roma. Il titolo del manifesto era eloquente: "Oltre". Nel manifesto, Bersani era raffigurato, tanto per cambiare, in bianco e nero. Quando ho letto "Oltre" mi sono chiesto: "Oltre cosa?!". Non sono riuscito a darmi una risposta. Due giorni dopo sono ripassato davanti allo stesso manifesto, ormai sommerso dagli altri manifesti affissi dal partito "La Destra. A quel punto ho capito cosa significasse "Oltre": "Oltre Storace". Anzi, "Sotto"........Infatti, l'effetto comico del manifesto è assicurato. Bersani sembra arruolato in forze ne "La Destra" per andare "Oltre tutto". Anche "oltre" gli schieramenti.

Chi ha informato Barack?

Voce Repubblicana del 16 marzo 2011
Intervista a Carlo Jean
di Lanfranco Palazzolo

Il Presidente americano Barack Obama non è stato ben informato sulla situazione in Libia. Lo ha detto alla “Voce” il generale Carlo Jean, uno dei principali esperti di strategia militare e di geopolitica.
Generale Jean, il dittatore libico Gheddafi sta riprendendo il controllo della Libia. Quali sono le sue valutazioni anche in merito alle preoccupazioni italiane?
“Le preoccupazioni italiane non riguardano quello che succede in Libia, quanto l’azione di altri paesi. Mi riferisco alla Francia e alla Gran Bretagna. Questi due paesi hanno cercato, con le loro iniziative unilaterali, di scalzare le posizioni italiane per trovare migliori situazioni per le loro compagnie petrolifere. La scommessa fatta da Francia e da Gran Bretagna sulla caduta di Gheddafi sembrano smentite dai fatti. Le forze del colonnello Gheddafi stanno riprendendo il terreno in Cirenaica”.
Questa ripresa del controllo del territorio libico da parte di Gheddafi che situazione porterà per l’Italia? In questi giorni abbiamo visto che non sono giunti messaggi rassicuranti all’indirizzo dell’Italia.
“A mio avviso, l’Italia ha cercato di conciliare due posizioni: gli interessi nazionali con quelli che venivano definiti come azione europea o azione americana. Il primo ad essere ‘sciaguratello’ è stato il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Prima ancora di conoscere la situazione in Libia, allo scoppio della rivolta, ha dichiarato Gheddafi doveva andarsene. Era stato informato male. Pensava che la Libia si trovasse in una condizione simile a quella dell’Egitto o della Tunisia, dove l’esercito ha provveduto immediatamente ad eliminare dalla scena politica il dittatore, l’autocrate al potere. In Libia invece le cose non sono andate così. In Libia c’è una situazione di potere di tipo tribale. Gheddafi è rimasto al potere grazie ad un accordo con le tribù principali della Tripolitania e del Fezzan e sulla sua. Queste tribù gli sono rimaste fedeli e hanno il controllo degli armamenti più moderni”.
Dopo le recenti polemiche i rapporti tra l’Italia e la Libia torneranno al livello degli anni ’80?
“Credo che torneranno ad essere molto buoni. Il nostro paese è stato quello che, insieme ai tedeschi, si è opposto a qualsiasi azione anti-Gheddafi. Ricordo che l’embargo delle armi decretato dall’Italia vale anche per i ribelli. Lei sa meglio di me che i rivoltosi hanno bisogno di armi molto più dei rivoltosi. Infatti, Gheddafi aveva i depositi delle armi nelle zone controllate dalle tribù che gli erano più fedeli”.
La difesa italiana deve pensare ad un piano per difendersi da Gheddafi, una volta tornato al controllo della Libia?
“Un attacco come quello a Lampedusa degli anni ’80 è improbabile. Credo che Gheddafi sia più ragionevole di quello che vuole far credere”.

Il parcheggio secondo Matteo

Voce Repubblicana del 16 marzo 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il parcheggio secondo Matteo. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha pubblicato di recente un libro che si intitola “Fuori!”. Senza voler fare pubblicità a quest’opera, che certo non resterà scolpita negli annali della saggistica politica, oggi si può dire con una certa ironia che il titolo di questo libro sia stato pensato proprio in vista di un’iniziativa che sta facendo discutere tutta la Firenze che conta. Il sindaco Renzi, dimostrando di essere anche un grande rottamatore della diplomazia internazionale, ha fatto sapere ai consoli che parcheggiano nel centro storico che per loro non c’è posto. Renzi si è fatto sentire per bene: “Credo che i consoli, quelli onorari, possono tranquillamente svolgere la loro insostituibile funzione diplomatica senza aver bisogno del parcheggio sotto l'ufficio di rappresentanza. Possono fare a meno del parcheggio e del telepass”. Parole che pesano come macigni nei palazzi della diplomazia che opera a Firenze. Renzi ha confermato un provvedimento che ha suscitato le proteste dei consoli onorari di Firenze, in tutto una cinquantina. In un sol colpo, Renzi è stato capace di mettersi contro 1/3 della rappresentanza diplomatica di tutto il mondo. In dichiarazioni alla stampa, il decano del corpo fiorentino, l'avvocato Alessandro Berti, console generale onorario della Danimarca, ha definito l'atto “illegittimo”, un provvedimento che viola il principio della Convenzione di Vienna del 1963: “Siamo pronti a fare ricorso al Tar”. Ma parliamoci chiaro, a Renzi cosa può importare della Convenzione di Vienna. A lui interessa solo un tipo di convenzione ben più importante: quella della popolarità. L’importante è che si parli di Renzi in ogni dove. Intanto, la diplomazia internazionale è impegnata al ripristino del diritto. Dopo aver incontrato nei giorni scorsi il prefetto, i consoli hanno affrontato la questione in un'assemblea straordinaria. Lo stop per i consoli onorari rientra nell'ambito della “guerra” di Palazzo Vecchio per ridurre il numero, “eccessivo”, dei telepass per l'accesso alla ztl del centro di Firenze. “Bisogna farla finita con questa storia che tutti possono entrare nella zona a traffico limitato - ha ribadito Renzi -. Bisogna iniziare a ridurre un po’ di questi permessi, a controllare un po’ meglio i falsi invalidi e iniziare a levare il telepass a chi può farne a meno, ad esempio i parlamentari. Io stesso ho restituito il mio privato”. Matteo Renzi è stato proprio bravo ad imporre la sua voce di primo cittadino che non sfrutta i privilegi della sua carica. E visto che Renzi è anche stato un concorrente della “Ruota della fortuna”, compriamo quattro consolanti e cinque vocali per dirgli che la sua è solo “demagogia”. Se l’erede di La Pira ha questo concetto della mobilità a Firenze avrebbe dovuto applicarlo quando è stato eletto. E non aspettare l’uscita del suo libro per applicare la sua dottrina spirituale di rottamatore.