mercoledì 23 marzo 2011

Quella sentenza non parla chiaro

Voce Repubblicana del 24 marzo 2011
Intervista a Gian Enrico Rusconi
di Lanfranco Palazzolo

La sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso è contraddittoria. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo storico Gian Enrico Rusconi, docente di Scienze politiche all’università di Torino.
Professor Rusconi, cosa pensa della sentenza della Grande Camera della Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo sul Crocifisso, che legittima l’uso di questo simbolo nelle scuole italiane?
“Ho letto il testo della sentenza sul crocifisso. Leggendo questo testo ho avuto una strana sensazione. Con questa sentenza, i giudici europei si sono nascosti dietro ad un dito. Con l’uso del crocifisso l’Italia è stata accusata di aver colpito i diritti dell’Uomo. Credo che nella sentenza ci sia una frase che dovrebbe scandalizzare i clericali. I giudici sostengono che il crocifisso ‘è una cosa innocua’, che non influenza le coscienze. E’ un paradosso di cui i clericali non si rendono conto. I giudici europei hanno utilizzato la banalizzazione del crocifisso per dimostrare che questo simbolo non lede la libertà di coscienza religiosa. Forse è il peggior affronto possibile per la Chiesa. Questa è la mia valutazione da uomo che ammette di avere delle radici cristiane”.
E’ d’accordo che il crocifisso non influenza la formazione dei giovani studenti?
“Questo non è vero. Non ci sono delle ricerche specifiche su questo aspetto della questione relativa al crocifisso. Negli anni ’90, questo problema è stato affrontato nella Germania che si avviava alla riunificazione. In quel periodo ci fu un conflitto durissimo tra la corte federale del Land della Bavaria e la Corte federale tedesca. Quest’ultima aveva ammesso che la presenza del crocifisso poteva avere un’influenza sui ragazzi. E quindi doveva essere presa in considerazione”.
Quali sono le altre contraddizioni emerse da questa sentenza?
“Tra le altre cose che ho letto sulla sentenza di Strasburgo, i giudici sostengono di non voler entrare nel merito del concetto della laicità dello Stato stabilito dal diritto italiano. Questo significa scaricare ogni responsabilità per questa sentenza sull’Italia. Proprio sul crocifisso la giurisprudenza italiana è molto contraddittoria. Considero la sentenza di Strasburgo come una banalizzazione. Questo significa che il problema non è stato affrontato sul serio dalla Corte costituzionale. Prima, la Corte costituzionale afferma che il crocifisso non fa male a nessuno, dopo ammette di volersi attenere alla contraddittoria giurisprudenza italiana. Queste sono le ragioni che mi portano a giudicare questa come un pronunciamento di basso livello, anche se non sono un giurista”.
Lei cosa pensa del crocifisso?
“Io lo prendo molto sul serio e lo rispetto. Trovo che sia un errore, come ha fatto la Corte di Strasburgo, nel definirlo come un semplice marcatore di identità”.

Non fate pagare le rinnovabili ai consumatori

Intervista a Pietro Giordano
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 23 marzo 2011

Gli incentivi per le energie rinnovabili non devono ricadere sui consumatori. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario dell’Associazione difesa consumatori e ambiente (Adiconsum) Pietro Giordano. Ecco cosa ci ha detto.
Segretario Giordano, l’Adiconsum ha espresso più di una preoccupazione su come vengono utilizzati gli incentivi per le rinnovabili. Cosa pensa della decisione del governo di sospendere gli incentivi all’energie di questo genere, con riferimento al settore dell’energia solare?
“Noi siamo sempre stati d’accordo sull’utilizzo delle cosiddette energie rinnovabili. Non vogliamo che il settore entri in crisi. Noi chiediamo al Governo che gli incentivi alle rinnovabili non ricadano sulle spalle dei consumatori. Forse non lo sanno tutti, ma l’intero carico economico per l’incentivazione alle rinnovabili si scarica sulle bollette dei consumatori. Inoltre, i miliardi di euro che sono stati riversati in questi anni sulle energie rinnovabili non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati: dare una mano all’approvvigionamento energetico del Paese. Le associazioni degli agricoltori ci hanno segnalato che le fonti rinnovabili deprimono lo sviluppo delle colture agricole. Siamo convinti che le energie rinnovabili possono andare avanti senza penalizzare gli agricoltori e senza colpire le bollette degli italiani”.
Dove avete riscontrato i guadagni delle cosiddette ecomafie?
“Prendiamo l’utilizzo dell’energia eolica. Il sistema di incentivi per realizzare gli impianti di questo tipo di energia non ha impedito che le pale eoliche fossero situate in luoghi dove non è permesso metterle. L’eolico porta dei danni gravissimi al turismo e all’agricoltura e alla stessa convivenza civile nelle comunità dove si trovano questi impianti. Le polemiche più grosse ci sono state in regioni del Sud come la Calabria. Tuttavia, questi impianti e lo sviluppo di queste energie non si sono rivelate ancora delle valide alternative al gas e agli idrocarburi”.
Cosa pensano i grandi produttori di energia del settore delle rinnovabili? Ci sono state delle pressioni sul governo per frenare gli incentivi alle rinnovabili?
“Secondo me questi produttori hanno svolto delle pressioni molto forti perché temono di perdere fette di mercato”.
Qual è l’esperienza degli altri paesi dell’Unione europea sulle energie rinnovabili?
“In altri paesi si fanno molti investimenti e c’è attenzione su questioni importanti sulle quali in Italia ci siamo impegnati troppo poco. Mi riferisco alla dispersione dell’energia nelle abitazioni. Nelle case italiane manca totalmente l’isolamento termico, che porterebbe un notevole risparmio di energia. In Germania e nei paesi nordici gli investimenti sono reali. E lo Stato non si comporta come un esattore, come avviene in Italia”.