martedì 29 marzo 2011

L'Agcom sia il garante del nostro lavoro

Intervista a Nicola Piepoli
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 30 marzo 2011

L’Agcom deve essere il garante del nostro lavoro. Oggi non sentiamo questo intervento. Lo attendiamo. Lo ha detto alla “Voce” Nicola Piepoli, Presidente dell’Istituto Piepoli.
Presidente Piepoli, cosa era necessario cambiare nel regolamento dell’AGCOM sui sondaggi realizzati nel nostro Paese e quale tipo di distorsioni si andava incontro?
“Noi abbiamo bisogno dell’intervento dell’Agcom come garante per il nostro lavoro. Questo intervento ci manca. Il nostro paese è esattamente come tutti gli altri paesi in cui si fanno sondaggi. Non ci sono distorsioni, salvo quelle che dipendono dal valore dei singoli ricercatori. Gli istituti che fanno sondaggi non sono molti. Le fornisco un panorama: noi, come istituti di ricerca, facciamo di ricerca di marketing circa 500 milioni di fatturato l’anno in Italia. Di questi 500 milioni di fatturato, appena 5 milioni di fatturato sono ricavati dai sondaggi pubblicati. Si tratta appena dell’1%. Si tratta di una cifra assolutamente ridicola e marginale. Il paese del bengodi per i sondaggi è la Francia, dove si arriva a 50 milioni di ricavo per i sondaggi pubblicati. Gli altri paesi oscillano tra i 5 milioni dell’Italia e i 50 milioni della Francia”.
Lei si preoccupa di questo rapporto tra pubblico e segreto nei sondaggi? I leader politici sanno molte cose sull’orientamento degli elettori e si comportano di conseguenza. Molti dei loro comportamenti sono dettati dall’esito dei vostri sondaggi. Lei sa meglio di me che questo comportamento ha determinato le fortune di De Gaulle in Francia.
“E’ stato proprio l’atteggiamento di De Gaulle a fare della Francia il paese di Bengodi dei sondaggi. Lui diceva che aveva due istituti di sondaggi ai quali si affidava: il primo gli dava i risultati dei sondaggi il lunedì e l’altro gli consegnava il risultato dei sondaggi il venerdì. De Gaulle aveva il senso dell’interesse del Paese. E decideva sempre in funzione dell’interesse nazionale per il bene della Francia. Ecco perché ci teneva sempre a sapere cosa volevano i francesi per il loro bene. Con questo metodo i sondaggi sono diventati grandi in Francia”.
Anche i sondaggi segreti?
“Ma non ci sono dei sondaggi segreti. Il cliente ha tutto l’interesse a diffondere i sondaggi, soprattutto se questi gli sono favorevoli”.
Il governo ha il diritto di tenere un sondaggio segreto?
“E’ un suo diritto. Lo fanno anche molti privati. Non c’è nulla di male”.
Cosa pensa quando vede il televoto di Skytg24?
“Penso che non sono sondaggi”.
Perché li presentano come sondaggi?
“Per un errore semantico. Il termine sondaggio suona meglio di televoto. Ma una domanda che non si rivolge ad un campione rappresentativo è un altro animale. Solo nel 90% dei casi la tendenza del televoto è simile a quella dei sondaggi. Ma l’esito non è mai lo stesso”.

Quel regolamento è positivo

Intervista a Nando Pagnoncelli Voce Repubblicana del 29 marzo 2011
di Lanfranco Palazzolo


Il varo di un nuovo regolamento sui sondaggi è un fatto molto positivo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Italia.
Nando Pagnoncelli, cosa dovrebbe cambiare nella presentazione dei sondaggi nel nostro paese? L’Agcom ha elaborato un nuovo regolamento per evitare che in questo settore possano esserci delle manipolazioni da parte di chi non realizza dei veri e propri sondaggi. L’opinione pubblica deve salvarsi dagli stregoni del sondaggio?
“Il varo di un regolamento da parte dell’Autorità garante per le Comunicazioni è molto positivo. Questo regolamento è stato recentemente aggiornato, tenendo conto delle dinamiche più recenti e delle difficoltà che incontrava il precedente regolamento. Quello che oggi deve cambiare è la mentalità sui sondaggi. Il cambiamento più vistoso a cui abbiamo assistito nell’ambito dei sondaggi è il cambiamento della destinazione d’uso. Il sondaggio è uno strumento di conoscenza, che ci aiuta a capire la realtà sociale. In realtà, il sondaggio si è trasformato in uno strumento di propaganda e in uno strumento di previsione. Rispetto alla comunicazione dei sondaggi, ritengo che ci siano dei problemi molto seri di responsabilità sociale. L’utilizzo del sondaggio per accreditare tesi per i successi virtuali di se stessi, per gli insuccessi virtuali dei propri avversari distorce ogni tipo di applicazione. E si va molto al di la di quelle che sono le modalità tecnico-metodologiche per realizzare i sondaggi”.
Che rapporto c’è tra il sondaggio pubblico e quello segreto nel nostro paese? Nel corso di una trasmissione televisiva, lei aveva obiettato ad un esponente della maggioranza di aver citato un sondaggio che non era apparso nel sito sondaggipoliticoelettorali.com. E’ giusto che ci siano molti più sondaggi segreti?
“Sicuramente c’è un problema di questo genere, ma non riguarda il rapporto tra pubblico e segreto. La stragrande maggioranza di sondaggi sono di tipo riservato. Sono degli strumenti strategici che aiutano i committenti a prendere delle decisioni. E’ chiaro che quando cambia la destinazione d’uso del sondaggio questo viene utilizzato a seconda delle convenienze. E quindi i sondaggi tendono ad essere accettati o denigrati a secondo delle convenienze. Ecco perché in quella occasione chiesi a chi aveva citato quel sondaggio di rendere trasparente il metodo con il quale era stato realizzato secondo le regole stabilite dal Garante. Non tutti sono in grado di fare buoni sondaggi seguendo le regole del settore. Ecco perché è necessario conoscere la metodologia del sondaggio”.
Chi è il padre politico dei sondaggi segreti?
“I sondaggi segreti c’erano anche durante il fascismo. Il dittatore spagnolo Franco faceva lo stesso. In Cina si fanno sondaggi, ma nessuno li pubblica”.