mercoledì 30 marzo 2011

Aiuto, il blog non mi separa più le domande dalle risposte

Il codice HTML di questo blog sta facendo dei capricci. Da alcuni giorni non riesco più ad allineare le domante e le risposte delle interviste che realizzo. Il risultato lo vedete qui sotto. Un autentico disastro. Cosa sta accadendo? E come posso fare per salvarmi da questo disastro?

Quel furto è il simbolo del degrado napoletano

Intervista ad Amedeo Laboccetta
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 31 marzo 2011

Il furto del quadro di Luca Giordano nell’ufficio del sindaco di Napoli Iervolino è il simbolo del degrado amministrativo della città. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole. Amedeo Laboccetta del Pdl.
Onorevole Laboccetta, la Iervolino resta ancora in carica come sindaco di Napoli. In questi mesi il centrodestra ha fatto un’opposizione efficace?
“La Iervolino è stato il peggior sindaco che ha avuto Napoli dal dopoguerra. I napoletani hanno dovuto scontare sulle proprie spalle la presenza e l’incapacità della Iervolino. Il Parlamento aveva anche approvato una mozione di sfiducia politica nei confronti della Iervolino. Il sindaco di Napoli non ha voluto sentir ragioni ed è rimasta al suo posto come se nulla fosse. L’opposizione ha fatto il possibile per limitare i danni della Iervolino. Probabilmente potevamo fare di più nei confronti della Iervolino. Credo che il centrodestra abbia tutte le carte in regola per porsi come alternativa di governo all’ormai ex maggioranza”.
Come mai l’iniziativa delle dimissioni di alcuni consiglieri comunali, i quali intendevano far cadere il sindaco, è fallita?
“Il tentativo non è riuscito solo per una questione di forma, ma non di sostanza. C’è stata qualche sbavatura burocratica da qualche parte del notaio che ha seguito l’iter procedurale delle dimissioni del consiglieri comunali. Anche se la Iervolino resta in carica, ormai è da tempo che il sindaco di Napoli non ha più una sua maggioranza politica. Basta confrontare i numeri con i quali la Iervolino è entrata in Consiglio comunale e con quale maggioranza resta in carica alla fine del suo mandato”.
Alla fine del suo mandato la Iervolino ha dichiarato che è necessario controllare le spese dei partiti di centrodestra in vista delle prossime comunali. Cosa voleva dire?
“Con tutto il rispetto, ma quello che dice la Iervolino non ha una grande importanza. Tra qualche giorno la Iervolino farà la pensionata”.
Come ha trovato la vicenda del quadro rubato in uno degli uffici del sindaco di Napoli?
“E’ una vicenda incredibile. Trovo assurdo che il sindaco si sia fatta derubare di un quadro di quella importanza storica. La scomparsa dell’opera di Luca Giordano la rappresentazione del degrado a cui è giunto il Comune di Napoli oggi. Non voglio criminalizzare la Iervolino. Ma attaccare per questo furto la Iervolino mi sembra come sparare sulla Croce Rossa”.
Quanto pesa la criminalità organizzata sulla politica in Campania e a Napoli?
“La camorra fa affari con chi sta al potere. Non ha interesse a farlo con chi è all’opposizione. Come componente della Commissione Antimafia non mi sono mai fatto scrupoli non ho mai fatto sconti a nessuno come nel caso del commissariamento del comune di San Giuseppe Vesuviano (Na), governato da una lista civica di centrodestra”.

La guerra dell'OPA

L’ampio dibattito relativo al recepimento della direttiva 2004/25/CE, nota come direttiva sulle OPA, ruota intorno al meccanismo con il quale gli Stati membri possono recepire due tra le più rilevanti disposizioni recate dalla direttiva: la c.d. passivity rule (art.9) e la regola della “neutralizzazione” (breaktrough rule art.11). La prima (passivity rule) prevede che gli amministratori di una società oggetto di un’offerta pubblica d’acquisto possano adottare misure difensive successive rispetto all’offerta, solo se autorizzati dagli azionisti; la seconda (breaktrough rule) legittima la neutralizzazione di quelle previsioni contenute negli statuti o nei patti parasociali della società “bersaglio” che, imponendo limiti alla circolazione delle azioni o al diritto di voto multiplo, potrebbero rendere più difficoltoso il successo dell’offerta, se non vanificarla del tutto. L’articolo 12 della direttiva introduce tuttavia un regime opzionale, che consente ai legislatori nazionali di rendere obbligatoria nell’ordinamento interno l’adozione di una regola (opting-in) ma non dell’altra oppure di decidere di non applicare né la prima, né la seconda disposizione (opting-out). I Paesi che si avvalgono di tale esclusione, hanno l’obbligo di lasciare alle società interessate la facoltà di adottare comunque a livello statutario i principi comunitari, tuttavia possono consentire alle società di non applicarli quando sono oggetto di offerte lanciate da società che non sono sottoposte a norme equivalenti. Tale compromesso, dovuto alla necessità di conciliare due visioni finanziarie contrapposte: quella inglese contraria a qualsiasi ipotesi di azione difensiva nei confronti di OPA ostili e quella tedesca ed olandese favorevole ad accordare un apparato piuttosto ampio di strumenti di difesa a disposizione degli amministratori delle società “bersaglio”, ha comportato l’adozione di leggi di recepimento alquanto diversificate. Ecco perchè sotto troverete alcune schede su come si regolano i singoli paesi dell'Unione europea sulle cosiddette OPA.

Come funziona l'Opa in Gran Bretagna

Nel Regno Unito la direttiva 2004/25/CE è stata recepita nell’ambito di un’ampia riforma del diritto societario operata dal Companies Act 2006, promulgato l’8 novembre 2006. Vanno innanzitutto evidenziate alcune peculiarità dell’ordinamento inglese in materia di offerte pubbliche d’acquisto. Nel Regno Unito la disciplina delle offerte pubbliche d’acquisto è contenuta nel City Code on Takeovers and Mergers (disponibile in lingua inglese all’indirizzo: http://www.thetakeoverpanel.org.uk/new/codesars/DATA/code.pdf), costituito da regole particolarmente analitiche alle quali gli operatori finanziari si conformano su base volontaria. Il Takeover Panel è l’organo di autoregolamentazione, che vigila sulla corretta applicazione del City Code e che attraverso la sua composizione rappresenta gli interessi di tutti i soggetti coinvolti: gli offerenti e la società “bersaglio”. A seguito del recepimento della direttiva comunitaria il Takeover Panel ha provveduto a modificare la disciplina recata dalla Rule 21 del City Code, che poneva limiti alle azioni difensive degli amministratori (frustrating action). Attraverso tale norma, infatti, il meccanismo della passivity rule trovava già applicazione nel Regno Unito, tuttavia sussistevano alcune differenze tra la versione originaria della Rule 21, cheprevedeva un elenco preciso di misure considerate difensive e il contenuto dell’art.9 della direttiva. La portata della norma è stata, quindi, ampliata rendendo il concetto di misura difensiva coerente con quello della norma comunitaria. Inoltre, è stata soppressa la facoltà del Takeover Panel di accordare alla società “bersaglio” una deroga alla regola dell’approvazione preventiva dell’assemblea dei soci, nell’ipotesi in cui la società stessa fosse parte di un rapporto obbligatorio e fosse chiamata ad eseguirlo. Per quanto concerne la regola di neutralizzazione o breaktrough rule, va premesso che il diritto societario inglese, basato sul principio della c.d. “freedom of contract”, non ha imposto alcuna restrizione alle modalità con cui articolare la struttura finanziaria delle società, in termini di emissione di categorie speciali di azioni, di limiti alla loro circolazione o di vincoli ai titoli azionari relativi all’esercizio del diritto di voto. Pertanto il legislatore inglese, pur dichiarandosi a favore di strutture societarie fondate sul principio “one share one vote”, non ha ritenuto opportuno introdurre nell’ordinamento interno la regola della neutralizzazione, avvalendosi della facoltà di opting-out. La legge di recepimento lascia alle singole società la facoltà di opting-in per il regime previsto dalla disciplina comunitaria, precisando che essa potrà essere esercitata o al momento della costituzione della società o per effetto di una deliberazione successiva. Per quanto concerne, in particolare, l’acquisizione di società britanniche da parte di investitori stranieri, il Takeover Panel non ha adottato posizioni preclusive, ma ha annunciato interventi diretti a rendere più stringenti le procedure previste per le Opa. Tali misure, ispirate dall’intento di scoraggiare le manovre speculative che frequentemente si verificano in alcune fasi nelle operazioni di acquisizione, sono stati definite ad esito di una consultazione promossa in materia dal Panel (Review of certain aspects of the regulation of takeover bids, pubblicata il 21 marzo 2011: http://www.thetakeoverpanel.org.uk/wp-content/uploads/2008/11/PCP201101.pdf) e sono destinate a tradursi in modifiche del City Code rivolte, in particolar modo, ad introdurre ulteriori obblighi di comunicazione per l’offerente (in relazione anche agli interessi dei lavoratori della società soggetta all’Opa), nonché ad abbreviare il periodo intercorrente tra la manifestazione di interesse e la formalizzazione dell’offerta.

Come funziona l'OPA in Francia & Germania

La Francia aveva già disciplinato fin dal 1966 gli acquisti di azioni volti ad ottenere il controllo di società quotate in borsa con modalità in gran parte conformi alla direttiva 2004/25/CE. La direttiva sulle OPA è stata recepita con la legge n. 2006-387 (Loi n. 2006-387. du 31 mars 2006 relative aux offres publiques d’acquisition), conciliando la dimensione internazionale delle imprese francesi, la capacità di attrarre capitali sulla piazza finanziaria di Parigi e la capacità per le imprese di disporre di tecniche difensive eque di fronte alle eventuali offerte giudicate non amichevoli. Il legislatore francese ha scelto soluzioni che prevedono l’applicazione obbligatoria della passivity rule (art. 9 della direttiva) a condizione di reciprocità, mentre non ha ritenuto di rendere obbligatoria la regola della neutralizzazione (art. 11). La legge del 2006 ha in realtà confermato il principio della neutralità del board già vigente nell’ordinamento francese, che subordina all’approvazione dell’assemblea generale degli azionisti il potere dell’organo amministrativo di adottare misure difensive contro il successo dell’OPA, ad eccezione della ricerca di offerte alternative (Code du Commerce art. L233-32). Tuttavia la stessa legge prevede un meccanismo di reciprocità in base al quale tali limitazioni sono applicate solo nei casi in cui la società titolare dell’offerta sia originaria di un Paese straniero, che applichi disposizioni equivalenti (Code du Commerce art. L233-33). In mancanza di tale reciprocità è sufficiente un’approvazione dell’assemblea generale precedente all’offerta, per mettere in atto operazioni difensive da parte degli amministratori della società “bersaglio” dell’OPA. Per quanto riguarda invece la “regola della neutralizzazione” (breakthrough rule) l’ordinamento francese la recepisce ma solo in parte, prevedendo che il successo di un’offerta pubblica d’acquisto determini l’inefficacia delle sole limitazioni statutarie alla circolazione delle azioni o delle soglie quantitative all’esercizio di diritti di voto (Code du Commerce art. L233-34), mentre ha adottato la soluzione dell’opting out per le altre operazioni difensive preventive. Le singole società avranno la facoltà di applicare o meno, sulla base di una loro scelta discrezionale, la breakthrough rule alle altre clausole statutarie riguardanti il diritto di voto e agli accordi parasociali che possono paralizzare i poteri del nuovo socio di controllo (Code du Commerce art. L233-35 e ss). Nel caso una società decida di applicare o interrompere l’applicazione delle disposizioni concernenti tali tecniche di difesa preventive è tenuta a informarne l’autorità di mercato (Autorité des Marchés Financiers – AMF) per le relative operazioni di pubblicità. Le imprese potranno disporre, sotto il controllo dei loro azionisti e dell’autorità di mercato, di misure difensive comparabili a quelle di cui dispone l’autore di un’offerta di acquisto, in applicazione del principio di reciprocità. Una società francese potrà così eventualmente attuare operazioni difensive se fatta oggetto di un’OPA da parte di un’impresa i cui dirigenti possono adottare a loro volta misure difensive al di fuori dell‘approvazione della loro assemblea generale e non sarà penalizzata in contesti nazionali, che non abbiano attuato un sistema di passivity. La legge consente d’altra parte ad una società francese di non vedersi opporre da un’impresa europea misure difensive se prende l’iniziativa di una sua OPA nei confronti di un’altra impresa, che applica un regime identico a quello previsto per le imprese francesi. Pochi mesi prima del varo definitivo della legge, il Governo francese aveva approvato un decreto (Décret n. 2005-1739 du 30 décembre 2005)che ha previsto, distinguendo tra imprese di Stati membri dell’Unione europea e imprese di paesi extracomunitari, l’obbligo di chiedere un’apposita autorizzazione al Ministro dell’Economia per l’acquisizione di aziende, o parti di esse, operanti in una serie di settori ritenuti delicati per l’interesse nazionale. Per quel che riguarda le imprese di paesi UE, il decreto individua i seguenti sette settori: 1) case da gioco; 2) sicurezza privata; 3) lotta alle frodi sanitarie e all’impiego delle armi chimiche; 4) intercettazioni; 5) tecnologia dell’informazione; 6) sicurezza dei sistemi d’informazione; 7) esportazioni di prodotti e tecnologie a duplice uso (elencati nell’Allegato IV del Regolamento CE 1334/2000). Per ciò che concerne, invece, le imprese di paesi extracomunitari, sono undici i settori elencati nel decreto: 1) case da gioco; 2) sicurezza privata; 3) lotta alle frodi sanitarie; 4) intercettazioni; 5) tecnologia dell’informazione; 6) sicurezza dei sistemi d’informazione; 7) esportazioni di prodotti e tecnologie a duplice uso (elencati nell’Allegato IV del Regolamento CE 1334/2000); 8) crittografia; 9) difesa nazionale; 10) produzione e commercio di armi e di sostanze esplosive; 11) fornitura di beni al Ministero della difesa.

In Germania la direttiva comunitaria è stata attuata con la legge dell’8 luglio 2006 (Übernahmerichtlinie-Umsetzungsgesetz - ÜbernRUmsG), in vigore dal 14 luglio 2006, che ha modificato in particolare la legge sull’acquisto di azioni e di società del 20 dicembre 2001 (Wertpapiererwerbs- und Übernahmegesetz – WpÜG). Le modifiche introdotte consentono alle società oggetto di un’offerta pubblica di acquisto di optare per le regole comunitarie sulle restrizioni alle misure difensive e sulle restrizioni alle misure di neutralizzazione, recepite nell’ordinamento tedesco dalla citata legge del 2006. Tali vincoli non sono obbligatori nell’ordinamento tedesco, in quanto la Germania si è avvalsa della facoltà di opting- out per entrambe le disposizioni. Tuttavia il legislatore, conformandosi a quanto disposto dalla direttiva stessa, ha riconosciuto alle società la facoltà di optare su base volontaria per queste due norme, previa modifica dello statuto votata dall’assemblea degli azionisti con maggioranza del 75% del capitale sociale. In caso di opting-in il consiglio di amministrazione della società deve informare l’autorità di vigilanza tedesca e, se del caso, le autorità di vigilanza degli Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo nei quali i titoli della società sono ammessi alla negoziazione su un mercato regolato. Le azioni consentite al consiglio di amministrazione sono: quelle approvate dall’assemblea degli azionisti dopo il lancio dell’OPA; iniziative che ricadono nell’ambito dell’attività ordinaria (Geschäftsbetrieb) e la ricerca di altre offerte. Una parte della dottrina ha tuttavia osservato, che l’attuazione posta in essere dalla Germania in caso di opting-in, sembrerebbe particolarmente estensiva, in quanto la definizione di attività ordinaria (Geschäftsbetrieb) è più ampia rispetto all’espressione “corso normale delle attività della società” (Geschäftsverlauf), utilizzata dalla direttiva. Per quanto riguarda in particolare le restrizioni alle misure difensive, se una società decide di non effettuare un opting-in, continuano ad applicarsi le regole della WpÜG, meno restrittive di quelle previste dall’art. 9 della direttiva medesima. Tali regole previgenti, che si applicano in caso di opting-out, possono essere così riassunte. Dopo la pubblicazione della decisione di lanciare un’offerta pubblica di acquisto e fino al momento in cui viene reso pubblico l’esito dell’offerta, il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza della società non possono decidere alcuna azione, che possa pregiudicare il successo dell’offerta, con le seguenti eccezioni: · azioni che avrebbe deciso un amministratore prudente e coscienzioso di una società non soggetta ad offerta pubblica; · ricerca di un’offerta alternativa; · azioni approvate dal consiglio di sorveglianza della società; · azioni soggette all’approvazione degli azionisti, che il consiglio di amministrazione della società abbia deciso su autorizzazione dell’assemblea degli azionisti, approvate inoltre dal consiglio di sorveglianza, volte ad ostacolare l’offerta. La predetta autorizzazione dell’assemblea è valida per un periodo massimo di 18 mesi.

Il Consiglio europeo del 24-25 marzo (Giappone)

Il Consiglio europeo ha manifestato l’impegno dell’UE a sostenere il Giappone dopo il terremoto e lo tsunami che l'hanno colpito con conseguenze così drammatiche e, più in generale, a sviluppare la cooperazione con il Giappone in materia di soccorsi in situazioni di calamità. L'Unione europea – che plaude all'intervento rapido e decisivo delle autorità giapponesi in risposta alle perturbazioni sui mercati finanziari – è pronta a cooperare pienamente con il Giappone per affrontare le conseguenze economiche e finanziarie degli eventi di questi giorni, anche nell'ambito del G8 e del G20. Guardando al futuro, il Consiglio europeo ribadisce l'importanza strategica delle relazioni UE-Giappone che potrebbero essere intensificate già in occasione del prossimo vertice. A tale proposito il Consiglio europeo prospetta il possibile avvio di negoziati per un accordo di libero scambio sulla base della disponibilità del Giappone ad affrontare, tra l'altro, la questione delle barriere non tariffarie e delle restrizioni agli appalti pubblici. Sul tema della sicurezza dell’energia nucleare, pur ricordando che il mix energetico è di competenza degli Stati membri, il Consiglio europeo ritiene prioritario: · riesaminare la sicurezza di tutte le centrali nucleari dell'UE sulla scorta di una valutazione esauriente e trasparente dei rischi e della sicurezza ("prove di stress"), coinvolgendo pienamente gli Stati membri e rendendo pubblici i risultati. Il Consiglio europeo valuterà le prime conclusioni entro la fine del 2011 sulla base di una relazione della Commissione; · richiedere "prove di stress" analoghe nei paesi limitrofi e nel mondo, sia per le centrali esistenti sia per quelle in fase di progetto; · rispettare e migliorare costantemente nell'UE i più elevati parametri di sicurezza nucleare, che vanno promossi sul piano internazionale; · da parte della Commissione, riesaminare il quadro normativo e regolamentare vigente per quanto riguarda la sicurezza degli impianti nucleari, proponendo, entro la fine del 2011, gli eventuali miglioramenti. Gli Stati membri dovranno dare piena attuazione alla direttiva sulla sicurezza degli impianti nucleari. La proposta di direttiva sulla gestione del combustibile esaurito e dei residui radioattivi dovrà essere adottata quanto prima possibile. Si invita la Commissione a riflettere sul modo di promuovere la sicurezza nucleare nei paesi limitrofi; · seguire da vicino le conseguenze a livello mondiale e nell'UE, prestando particolare attenzione alla volatilità dei prezzi dell'energia e delle materie prime, in particolare nel contesto del G20.

Il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo (la Libia)

In merito alla situazione libica, il Consiglio europeo ha espresso soddisfazione per l'adozione della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che intende contribuire ad attuare, e per i risultati del vertice di Parigi. Secondo il Consiglio europeo, le azioni intraprese in conformità al mandato del Consiglio di sicurezza hanno contribuito in maniera significativa a proteggere la popolazione civile libica; quando essa sarà al sicuro e gli obiettivi della citata risoluzione saranno stati raggiunti, le operazioni militari cesseranno. Di concerto con la Lega degli Stati arabi – il cui ruolo chiave è stato sottolineato dal Consiglio europeo -, le Nazioni Unite e l'Unione africana, l’UE intensificherà gli sforzi per trovare una soluzione alla crisi che risponda alle legittime richieste del popolo libico. Il Consiglio europeo ha ribadito l'invito al colonnello Gheddafi ad abbandonare il potere immediatamente per consentire una transizione politica gestita dagli stessi libici e basata su un ampio dialogo politico, tenendo altresì conto della necessità di garantire la sovranità e l'integrità territoriale della Libia. Nel ricordare le misure già assunte, l’Unione europea si è detta pronta ad adottare ulteriori sanzioni, ivi incluse misure volte ad assicurare che gli introiti generati dal petrolio e dal gas non vadano al regime di Gaddafi. Per quanto riguarda la situazione umanitaria in Libia e lungo i suoi confini, che rimane motivo di grave preoccupazione, l'UE continuerà a fornire assistenza a tutte le persone colpite, in stretta cooperazione con tutte le agenzie umanitarie e ONG coinvolte, proseguendo la sua attività di pianificazione a sostegno delle operazioni di assistenza umanitaria/protezione civile, anche con mezzi navali. In merito agli altri Paesi della regione, il Consiglio europeo ha espresso tutta la sua preoccupazione per la situazione in Siria, Yemen e Bahrein, condannando l’escalation di violenza e l’uso della forza contro i manifestanti. In linea con le conclusioni dell’11 marzo scorso, è necessario portare avanti un nuovo partenariato con la regione, fondato su una più intensa integrazione economica, un più ampio accesso ai mercati e una più stretta cooperazione politica. A tale proposito, anche sulla base delle proposte avanzate dalla Commissione e dall’Alto rappresentante nella comunicazione dell’8 marzo, il Consiglio europeo chiede progressi rapidi secondo le linee seguenti: · l'UE e gli Stati membri intensificheranno l'assistenza umanitaria; · i programmi di aiuto in corso nei paesi del Mediterraneo meridionale saranno oggetto di attento esame e ridefinizione, se possibile in dialogo con i paesi interessati; · occorre innalzare a 1 miliardo di euro il massimale per le operazioni della Banca europea per gli investimenti a favore dei paesi del Mediterraneo che intraprendono riforme politiche, senza per questo ridurre le operazioni nei paesi vicini a est dell'UE; · gli azionisti della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo dovranno vagliare l'ipotesi di estendere le attività della banca ai paesi del vicinato meridionale; · occorre adottare al più presto le proposte in materia di norme di origine paneuromediterranee e la Commissione è invitata a presentare proposte su ulteriori strumenti per aumentare gli scambi e gli investimenti esteri diretti nella regione a breve, medio e lungo termine. La Commissione è stata inoltre invitata a presentare – con largo anticipo rispetto al Consiglio europeo di giugno- le proposte sull'approccio globale in materia di migrazione tra il vicinato meridionale e l’Unione europea e sul partenariato per la mobilità, nonché il piano per lo sviluppo delle capacità di gestione della migrazione e dei flussi di profughi. A quest’ultimo proposito, l’obiettivo è quello giungere entro giugno 2011 ad un accordo sul regolamento che rafforza le capacità di Frontex; nel frattempo la Commissione libererà risorse aggiuntive a sostegno delle operazioni Hermes e Poseidon, e gli Stati membri sono invitati a fornire risorse umane e tecniche supplementari. Come dichiarato dal Consiglio europeo, l'UE e i suoi Stati membri sono pronti a dimostrare concreta solidarietà agli Stati membri esposti più direttamente ai flussi migratorie a fornire il necessario sostegno a seconda dell'evolversi della situazione.

"I neri e i rossi", intervista a Stefano Fabei


Durante la Repubblica sociale italiana Benito Mussolini aprì un canale di dialogo con il mondo politico socialista e rivoluzionario. Il risultato di questo confronto fu la nascita del "Movimento di indipendenza nazionale, libertà e giustizia sociale" a cui seguì la formazione del "Raggruppamento nazionale repubblicano socialista". Incredibilmente, nacque anche una "Lega dei consigli rivoluzionari". Come fu possibile tutto questo? E che ruolo ebbe Mussolini? Questa storia è stata totalmente cancellata nel secondo dopoguerra. Stefano Fabei ha pensato di tirarla di nuovo fuori aprendo un dibattito sul "terzo tempo" della politica socialista del Duce e sulle ambiguità del CLNAI.

"Silvio forever", intervista con Roberto Faenza




Roberto Faenza è un regista coraggioso. In questi giorni esce nelle sale cinematografiche "Silvio forever", documentario sulla figura di Silvio Berlusconi, realizzato insieme a Filippo Macelloni. Si tratta di un'opera inedita sul premier, che utilizza le parole dello stesso leader del Pdl per raccontare i limiti e la capacità di Berlusconi di essere protagonista nel palcoscenico della politica. Faenza evita di utilizzare l'arma della demonizzazione e dell'insulto contro Berlusconi, tentando un esperimento diverso dagli altri registi che si sono schierati apertamente contro il premier. Nel 1978, Faenza aveva realizzato "Forza Italia", documentario sulla Democrazia cristiana, opera duramente censurata dal Pci e della Dc. E che costò al regista 15 anni di esilio forzato dal cinema italiano. Pochi giorni prima di morire prigioniero delle Brigate Rosse, Aldo Moro lodò il documentario realizzato da Faenza nel 1977. L'ho intervistato ieri per Radio Radicale. Ecco cosa ci siamo detti in questa conversazione di circa 30 minuti. Se avete tempo ascoltatela.