giovedì 31 marzo 2011

Quel Mussolini era quasi democratico

Intervista a Stefano Fabei
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 1 aprile 2011

Negli ultimi mesi prima della sua fine, Benito Mussolini ha pensato di tornare alle sue origini di sinistra. Lo ha detto alla “Voce” il saggista Stefano Fabei, autore de “I neri e i rossi” (Mursia), libro che ricostruisce i legami di Benito Mussolini con le forze socialiste e rivoluzionarie nei mesi bui della Rsi. Una pagina poco conosciuta perché scomoda per la Resistenza italiana e per la sinistra socialista.
Stefano Fabei, come è nata l’idea di questo libro?
“Il libro nasce a seguito della consultazione di alcuni documenti dell’archivio del generale Niccolo Nicchiarelli, che nel 1944 era diventato vice comandante della Guardia Nazionale Repubblicana a Salò. Nel suo ricchissimo archivio c’è una documentazione ricchissima, riguardante il comandante della formazioni Matteotti Corrado Bonfantini, legato al Partito socialista italiano. Benito Mussolini volle liberare Bonfantini al fine di evitare la guerra civile e per garantire la continuazione dello Stato una volta che il fascismo fosse stato definitivamente sconfitto”.
Cosa ha scoperto da questi documenti?
“Nel 1944, Benito Mussolini, disgustato dai compromessi con le forze conservatrici e di destra, forse era ben deciso a tornare su posizioni di sinistra e socialiste. Quello che emerge dalla documentazione rinvenuta è come Mussolini fosse deluso dal comportamento del popolo italiano e di coloro che avevano sostenuto il regime fascista. Il primo fascismo era repubblicano, anticlericale. Il regime è antimassonico. Ma molti esponenti del regime fascista sono aderenti alla massoneria, che fu sciolta dal fascismo nel 1925. Dopo l’8 settembre del 1943 Mussolini era deluso di quanto era accaduto in quei mesi. Ed è probabile che Mussolini abbia sognato di tornare alle origini rivoluzionarie del fascismo, in polemica, appunto, con Casa Savoia e con gli industriali”.
Nella Rsi c’era qualcuno che pensava di far rinascere i partiti?
“Questa esigenza era emersa in certi ambienti fascisti, che auspicavano la nascita di altre formazioni politiche. Si trattò solo di tentativi perché vi erano degli esponenti del fascismo più intransigente come Pavolini che certo non vedevano di buon occhio questi tentativi. I tedeschi guardavano con sospetto l’idea che Mussolini potesse legittimare le opposizioni. Ma esisteva anche una sinistra fascista, aperturista. Inoltre, ci furono molti esponenti di sinistra, come i fratelli Bergamo, che certo non erano stati vicini al regime, che furono attratti da quella nuova esperienza. Loro, ed altri esponenti socialisti vedevano nel fascismo repubblichino la possibilit di tornare al fascismo sansepolcrista delle origine. Ma l’impresa di Mussolini fu difficilissima e portò a risultati politicamente modesti, che furono opportunamente occultati nel secondo dopoguerra”.