mercoledì 6 aprile 2011

Quelle elezioni non devono essere ignorate

Intervista ad Alessio Butti
Voce Repubblicana del 7 aprile 2011
di Lanfranco Palazzolo

I talk-show non possono ignorare le prossime elezioni amministrative. In questo voto saranno chiamati ad esprimersi 14 milioni di italiani. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Vigilanza Rai.
Senatore Butti, la Vigilanza ha approvato il regolamento sulle tribune politiche in vista delle elezioni amministrative. Come è andata e che ruolo di mediazione ha svolto il Presidente della Vigilanza Sergio Zavoli?
“Non c’è stata alcuna opera di mediazione. Tutto si è svolto con grande chiarezza. Noi abbiamo presentato degli emendamenti al regolamento per la Par condicio sulle amministrative. Il Presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, li ha ritenuti inammissibili. Abbiamo manifestato la nostra contrarietà con dovizia di particolari. Il nostro comportamento è stato responsabile. Abbiamo evitato di chiedere la revisione del suo parere sull’ammissibilità degli emendamenti presentati. Non ci sembrava il caso di attivare la procedura che prevede il coinvolgimento dei Presidenti dei due rami delle Camere per situazioni di questo caso. Dopodiché abbiamo presentato un nostro emendamento relativo alla questione relativa all’informazione dei talk-show. Il Presidente della Commissione Zavoli ha fatto proprio questo emendamento. Quindi non c’è stata nessuna mediazione da parte di Zavoli. Se Zavoli non avesse fatto proprio il nostro emendamento avremmo votato contro il regolamento: punto. Ricordo che è il centrodestra ad avere la maggioranza in questa Commissione bicamerale. Altrimenti il regolamento non sarebbe passato”.
Quali sono i punti caratterizzanti di questo regolamento?
“Rispetto alla prima bozza presentata, relatore Zavoli, riferita alle strutture regionali della Rai, noi abbiamo inserito un termine ‘nazionale’ per far comprendere che nemmeno i talk-show potevano esimersi, in campagna elettorale, dal rispetto delle norme sulla par condicio. Qualcuno dimentica che, in queste elezioni amministrative, voteranno almeno 14 milioni di italiani. Non si tratta di un appuntamento sul quale è necessario ironizzare. Zavoli aveva regionalizzato molto la questione. Zavoli aveva ripreso alcune questioni regolamentari di qualche anno fa. A noi potevano anche star bene, ma abbiamo inserito la norma che i talk-show devono rispettare la par condicio”.
La vera battaglia su cui vi confronterete sarà quella dell’atto di indirizzo sul pluralismo?
“Sono quattro mesi che di quest’Atto, di cui sono relatore, si discute. Io stesso ho modificato il testo dell’Atto sulle indicazioni dell’opposizione e del Presidente. L’ho fatto perché ritenevo che quel testo fosse emendabile. Nonostante tutto questo abbiamo scoperto che il centrosinistra pensa a mettere in atto il suo ostruzionismo. E di questo siamo molto dispiaciuti”.
Voce Repubblicana del 6 marzo 2011
Intervista a Stefano Ceccanti
di Lanfranco Palazzolo

Luca Cordero di Montezemolo può scendere in campo, ma non siamo alla vigilia di nuove elezioni politiche. Si tratta solo di un dibattito virtuale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Stefano Ceccanti del Partito democratico.
Senatore Ceccanti, in questi giorni di è tornati a parlare di una discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo in politica. Perché questo dilemma ritorna sempre in primo piano nel confronto politico?
“Dopo il dibattito parlamentare dello scorso dicembre sulla fiducia al Governo Berlusconi sembriamo tutti precipitati in un confronto su imminenti elezioni politiche. Ma questo è un dibattito virtuale perché non siamo alla vigilia del voto politico. Se si profila l’intervento di nuovi esponenti politici si ritiene che l’elettorato sia mobile rispetto a quanto lo era in passato. Ma non è detto che si arrivi alle prossime elezioni parlamentari con questo quadro politico. Il centrodestra si sente molto debole. Per questo non vuole andare alle elezioni politiche. Se il centrodestra si sente così debole potrebbe pensare anche ad un cambio in corsa del suo leader”.
Nel Partito democratico ci sono state le reazioni più disparate su Montezemolo. Cosa pensa di questa confusione tra chi acclama l’ingresso in politica di questo industriale e chi invece guarda con preoccupazione a questa new entry?
“Io non lo so. Mi attengo agli atti. Questi ragionamenti restano virtuali in assenza delle elezioni politiche. Ognuno di noi può formulare tutti gli auspici che crede sulla situazione politica”.
Anche se le elezioni non ci sono il Presidente della Repubblica ha compiuto degli atti che fanno pensare ad un voto non molto lontano. Non ha avuto questa impressione osservando le mosse del Colle?
“Ho trovato estremamente corretto che il Presidente della Repubblica, di fronte ad un dibattito politico ‘eccessivamente eccitato’. Napolitano ha partecipato ad un dibattito nel corso del quale ha detto che la politica italiana soffre di un complesso di hyperpartisanship, nel quale i politici si rivolgono ai loro elettori accentuando la polarizzazione della politica. Il Capo dello Stato si è trovato di fronte ad un governo che ha serie difficoltà ad andare avanti in modo efficace. Però, il Presidente della Repubblica non ha poteri di imperio per sciogliere il Parlamento contro la volontà di una maggioranza parlamentare esistente. Se non c’è un’implosione di questa maggioranza non è possibile cambiare nulla”.
Un eventuale arrivo di Montezemolo sarebbe la fine della politica in Italia?
“Se c’è una persona che decide di scendere in campo per riempire un vuoto. E lo riempie. Non succede nulla di strano. Siamo in un ‘mercato’ politico competitivo. Ma, ripeto, questo non è il problema che dobbiamo affrontare perché si vota tra due anni”.

La percentuale dei partiti politici secondo la IPSOS