venerdì 6 maggio 2011

Il momento più alto del Risorgimento

Intervista ad Antonello Biagini
Voce Repubblicana 7 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La Repubblica romana è stato il momento più alto del nostro Risorgimento. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il prorettore dell’Università “La Sapienza” di Roma Antonello Biagini.
Professor Biagini, le celebrazioni sul 150 anniversario dell’Unità d’Italia hanno trascurato la fase repubblicana del nostro Risorgimento, in particolare il periodo della Repubblica Romana?
“Dal dicembre scorso l’università di Roma ha proposto una metodologia precisa per rileggere gli eventi del Risorgimento. Abbiamo fatto in modo che i giovani ricercatori si occupassero di questo argomento. Sono già usciti gli atti di un convegno che abbiamo fatto lo scorso dicembre sul Risorgimento. Noi non ci siamo limitati ad una semplice celebrazione, ma ci siamo mossi per fare in modo che il Risorgimento fosse un argomento di ricerca e di nuovo approfondimento storico. Questo è un punto fondamentale. Visto che l’Italia stenta a ritrovarsi intorno ad uno spirito unitario abbiamo ritenuto di proporre agli studenti le origini della nostra unità, senza nascondere che nel processo unitario del nostro paese ci fossero delle visioni diverse su come fare l’Italia. I giovani di allora erano comunque proiettati a favore di uno Stato nazionale unitario, che era ritenuto un avanzamento rispetto alla situazione precedente al 1861”.
Cosa pensa della Repubblica Romana?
“Penso che la Repubblica Romana sia stato il momento più alto del nostro Risorgimento. Nel 1849 Roma era laica, Repubblicana e con una Costituzione molto moderna. Certo, poi le vicende politiche del Risorgimento andranno per un’altra strada. Da questo progetto laico, democratico e Repubblicano arriveremo ad un altro tipo di progetto: moderato, monarchico, quasi completamente diverso. Quasi tutte le idee di Mazzini rimarranno delle grandi idee, ma saranno messe da parte. Il Garibaldi Repubblicano farà un passo indietro affinché si realizzi l’unità d’Italia. L’eroe dei Due mondi era convinto che l’Unità d’Italia dovesse essere fatta ad ogni costo”.
Cosa avete fatto per ricordare il battaglione universitario nella Repubblica Romana?
“Abbiamo organizzato un convegno e poi abbiamo ricollocato una lapide che abbiamo ritrovato qui nei sotterranei de ‘La Sapienza’, che era stata esposta nel 1872 nella vecchia sede dell’Università. Abbiamo deciso di ricollocare questa lapide nel cuore de la ‘Sapienza’ per ricordare quei giovani che morirono per la Repubblica romana. Quello era un mondo in cui i giovani erano una parte attiva del cambiamento. Anche questo può essere un richiamo per la società in cui viviamo, nella quale i giovani vengono emarginati in posti di rilievo. Tutto questo per ricordare che il processo unitario non può e non deve essere dimenticato solo perché ci sono alcune tendenze secessioniste”.

Di Pietro se ne frega della cultura

Intervista a Nicola Tranfaglia
Voce Repubblicana del 6 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Antonio Di Pietro mi ha detto che non gli importa nulla della strategia culturale del suo partito e che l’unico uomo politico che ammira è Umberto Bossi. Lo ha rivelato alla “Voce Repubblicana” il professor Nicola Tranfaglia.
Professor Tranfaglia, lo scorso mese il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha annunciato che lei non faceva più parte dell’Idv. Che cosa si è rotto con il partito di Di Pietro?
“Un mese fa ho lasciato l’Italia dei valori, dimettendomi da ogni incarico di partito. Antonio Di Pietro ha sospeso il piccolo rimborso spese che chiedevo per spostarmi nelle varie località dove ero chiamato per discutere delle iniziative culturali del partito. Il partito mi rimborsava di ogni spesa di fronte alla mia costante attività a favore dell’Idv. Quando ho chiesto una spiegazione a Di Pietro non ho ricevuto alcuna risposta. Anzi, nel colloquio finale, che è stato molto duro, mi ha detto che della strategia culturale non gli importa nulla e che l’unico uomo politico che ammira in Parlamento è Umberto Bossi perché, come ha fatto lui, ha fondato un partito politico. Gli ho risposto che se queste sono le sue idee allora è meglio che resti con Bossi in Parlamento. Io non voglio avere nulla a che fare con personaggi di quel genere”.
Aveva avuto l’impressione che a Di Pietro non interessasse nulla del suo rapporto con il mondo della cultura anche se nei gruppi parlamentari di quel partito c’è anche qualche docente?
“Ho avuto solo l’impressione che da parte di Di Pietro ci fosse solo la decisione di non giovarsi più della mia collaborazione. Quando io gli ho chiesto di spiegarmi il perché di questa scelta lui mi ha risposto: ‘tu tenti di ricattarmi?’. Di fronte a questa risposta io gli ho detto che non ho mai ricattato nessuno in vita mia e che di fronte ad un’affermazione del genere lo avrei querelato. Cosa che ho fatto. La cosa è finita qui. Non so fornire una spiegazione di questo. Negli ultimi mesi avevo svolto tante iniziative in giro per l’Italia con l’Italia dei Valori, invitato dalle varie federazioni locali del partito”.
Si è pentito di questa scelta politica?
“Avevo l’impressione che l’Idv fosse la forza politica più decisa contro il berlusconismo. Questa è stata la ragione della mia adesione. Ma dall’atteggiamento di Antonio Di Pietro ho scoperto di essermi sbagliato. La scelta di rompere la collaborazione con me non aveva senso. Io non ho mai fatto nulla contro Antonio Di Pietro. Non so cosa dire. Posso solo dire che Antonio Di Pietro non è stato coerente. Ancora oggi non riesco a spiegarmi cosa abbia determinato questo suo atteggiamento”.
Il Partito democratico ei suoi alleati hanno un progetto politico?
“Non vedo nessun progetto politico del centrosinistra per abbattere il berlusconismo. Manca totalmente”.

Una beatificazione per salvare l'immagine

Voce Repubblicana del 5 maggio 2011
Intervista a Mario Staderini
di Lanfranco Palazzolo

Il Vaticano ha utilizzato la popolarità di Karol Wojtyla per nascondere la sua crisi e per ripulire la sua immagine. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini.
Mario Staderini, i radicali hanno rivolto alcune critiche alle celebrazioni per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Che tipo di valutazioni avete fatto sul comportamento delle istituzioni italiane?
“Come Radicali abbiamo sempre rivolto una grande attenzione verso la figura di Giovanni Paolo II. Nei suoi quasi 30 anni di pontificato, abbiamo avuto con questo pontefice un dialogo vero. Ma abbiamo avuto anche una distanza trasparente su questioni come l’aborto e il ruolo delle donne e la democrazia liberale. Ma siamo stati anche molto vicini a questo Papa per quanto riguarda l’impegno della Chiesa nella lotta contro lo sterminio per fame nel mondo. Giovanni Paolo II ha accolto in Vaticano la marcia contro la fame nel mondo, che era stata sostenuta da tanti premi Nobel. Questa è la figura storica e la dimensione di Giovanni Paolo II”.
Allora quali sono state le vostre critiche all’evento della beatificazione?
“Abbiamo solo fatto notare che un evento religioso come la beatificazione di Karol Wojtyla si è trasformato in un evento politico di propaganda di una parte dell’amministrazione comunale e di altri rappresentanti politici italiani che hanno utilizzato questo evento per accreditarsi oltre Tevere di fronte alla grave di crisi di consenso del Comune di Roma. Dall’altro lato il Vaticano ha utilizzato la popolarità di Karol Wojtyla per ‘ripulire’ la Chiesa dagli scandali sessuali e finanziari. In questi giorni abbiamo assistito ad una mobilitazione enorme di televisioni e di radio, che hanno svolto la funzione di megafono a questa manifestazione di autentica propaganda. Rispetto a questi interessi l’evento religioso della beatificazione di Giovanni Paolo II è passato in secondo piano”.
Crede che il pontificato di Giovanni Paolo II sia stato raccontato in modo parziale rispetto alla realtà dei fatti?
“Sì. Le faccio alcuni esempi. Tra le centinaia di ore che la Rai tv ha dedicato al ricordo di Karol Wojtyla non è stato dedicato neanche un minuto all’attenzione riservata dal Papa nei confronti dei detenuti. Fu proprio Giovanni Paolo II a chiedere un provvedimento di clemenza nei confronti dei detenuti nella XIV legislatura. Nulla di tutto ciò è stato ricordato in questa circostanza. E nulla è stato detto sull’impegno del Papa contro la fame nel Mondo. Si è fatta una ricostruzione a senso unico nei confronti del pontificato di Giovanni Paolo II”.
Chi ci ha guadagnato di più da questa beatificazione?
“Sicuramente l’Opera romana dei pellegrinaggi, che auspica lo svolgimento di grandi eventi per riempire le proprie strutture ricettive”.