lunedì 16 maggio 2011

Ecco come si finanziano i partiti politici nella patria di Strauss Kahn

Il sistema di finanziamento dei partiti politici, disciplinato per la prima volta nel 1988 (legge n. 88-227 dell’11 marzo 1988: Loi relative à la trasparence financière de la vie politique), è stato poi riformato più volte (da ultimo nel 2009) e può essere definito un sistema misto, basato sia sul finanziamento pubblico che su quello privato.
Le principali modifiche della legge n. 88-227 sono state effettuate: nel 1990 (legge n. 90-55 del 15 gennaio 1990), nel 1993 (legge n. 93-122 del 29 gennaio 1993), nel 1995 (legge n. 95-63 del 19 gennaio 1995), nel 1996 (legge n. 96-300 del 10 aprile 1996), nel 2000 (legge n. 2000-493 del 6 giugno 2000), nel 2003 (ordinanza n. 2003-1165 dell’8 dicembre 2003).

Contributo annuale
Il finanziamento pubblico è a carico del bilancio dello Stato e l’entità dell’erogazione è stabilita annualmente dalla legge finanziaria sulla base delle proposte presentate congiuntamente al Governo da parte degli Uffici di Presidenza di Assemblea Nazionale e Senato (art. 8, L. n.88-227).

L’ammontare individuato dalla legge finanziaria è ripartito in due frazioni eguali:

la prima frazione è destinata ai partiti politici in funzione dei voti ottenuti in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Requisito per l’accesso al contributo è che il partito abbia presentato candidati in almeno 50 circoscrizioni che abbiano ottenuto almeno l’1% dei voti espressi in tali circoscrizioni (art. 9, L. 88-227)[1]; in tal caso il finanziamento viene erogato in proporzione ai voti ottenuti al primo turno di queste elezioni [2]. Il requisito della presentazione di candidature in 50 circoscrizioni non si applica ai partiti che abbiano presentato candidati solo in uno o più dipartimenti d’oltremare;

la seconda frazione è destinata ai partiti politici in funzione della loro rappresentanza parlamentare. Accedono alla ripartizione della seconda frazione i partiti - aventi i requisiti previsti per la ripartizione della prima frazione - che sono riusciti ad ottenere degli eletti all’Assemblea nazionale o al Senato. A tal fine, ogni parlamentare, all’inizio della sessione ordinaria, comunica all’Ufficio di presidenza della propria assemblea a quale partito è collegato. Entro il 31 dicembre di ogni anno gli uffici di presidenza delle Assemblee comunicano al Primo ministro la ripartizione dei parlamentari fra i partiti politici (art. 9, L. 88-227).

Con riferimento alla prima frazione, è possibile che un partito riceva alcune sanzioni finanziarie se non assicura, tra i suoi candidati, un’adeguata rappresentatività femminile. Con la Loi n°2000-493 du 6 juin 2000 tendant à favoriser l'égal accès des femmes et des hommes aux mandats électoraux et fonctions électives, che ha recato modifiche alla Legge n. 88-227, èstato infatti stabilito che siano applicabili decurtazioni sulla prima frazione di finanziamento per i partiti il cui scarto tra il numero di candidati di ciascun sesso, per le elezioni legislative, sia superiore al 2% del numero complessivo dei candidati (art. 9-1, L. n. 88-227)[3].

Lo stanziamento per il contributo statale annuale ai partiti politici è stato invariato dal 1995 al 2007: circa 80,2 milioni di euro. Tuttavia, tra il 2003 e il 2007, in applicazione della Legge n. 2000-493, circa 7 milioni di euro non sono stati versati ai partiti per le sanzioni finanziarie inflitte per il non rispetto dell’obbligo della parità tra i sessi nell’accesso alle cariche elettive. Pertanto l’ammontare effettivo del contributo pubblico ai partiti previsto per questi anni è stato di circa 73,2 milioni di euro.

L’ammontare effettivo del contributo pubblico per i partiti, a seguito delle elezioni legislative del giugno 2007 risulta essere in parte modificato. Nel 2010 l’ammontare di tale contributo è stato di circa 74, 8 milioni di euro[4].

Rimborso delle spese elettorali
Il Codice elettorale francese prevede (Capitolo V bis, Financement et plafonnement des dépenses électorales, L52-4/L52-18) un contributo statale per il parziale rimborso delle spese elettorali sostenute dai candidati alle elezioni presidenziali[5], politiche, europee nonché alle elezioni nei cantoni e municipi con più di nove mila abitanti (art. L52-4, Code électoral).

I candidati a dette elezioni sono soggetti al rispetto di limiti di spesa (plafond des dépenses électorales). La determinazione del limite di spesa è effettuata in funzione del numero di abitanti della circoscrizione d’elezione.

Per le elezioni dei componenti dell’Assemblea nazionale, il limite di spesa è fissato a 38.000 euro a candidato, cifra da maggiorare di 0,15 euro per ogni abitante della circoscrizione elettorale (art. L52-11 del Code électoral). Inoltre, a partire dalle elezioni del 2002, il limite viene ulteriormente maggiorato di un coefficiente moltiplicatore (attualmente fissato a 1,26)[6].

Una volta individuato il limite di spesa, il sistema dei rimborsi elettorali segue un doppio binario:

rimborso effettivo delle spese connesse alla c.d. campagna ufficiale, cioè alla campagna che si sostanzia nell’uso di una certa tipologia tipica di mezzi di propaganda. Tale rimborso avviene dopo il deposito dei conti delle campagne ed è subordinata all’avvenuto ottenimento per un candidato di almeno il 5% dei voti per le elezioni legislative;

rimborso forfettario delle spese di campagna (intesa quest’ultima nella sua generalità), che è in buona sostanza un finanziamento non collegato ad una effettiva dimostrazione di spesa, ma avente i connotati del sussidio. In particolare, il rimborso spetta ai soli candidati che abbiano ottenuto almeno il 5% dei suffraginel primo turno elettorale e siano in regola con le disposizioni di legge in materia di dichiarazione delle spese elettorali. Il rimborso è pari al 50% del limite di spesa fissato per ciascun candidato ma non può, in ogni caso, superare l’ammontare delle effettive spese sostenute dal candidato secondo quanto riportato nella dichiarazione da questi presentata (art. L 52-11-1, Code électoral)

Per quanto riguarda l’elezione a suffragio universale del Presidente della Repubblica, l’articolo 3 della loi n. 62-1292 du 6 novembre 1962 relative à l'élection du Président de la République au suffrage universel, modificato dalla legge organica n. 2006-404 del 5 aprile 2006, fissa il limite delle spese elettorali per i candidati in 13,7 milioni di euro per i candidati presenti soltanto al primo turno e 18.3 milioni di euro per i candidati presenti anche al ballottaggio.

A seguito della presentazione delle liste di candidati il Ministero degli Interni versa a ciascun candidato alla presidenza 153.000 euro a titolo di acconto sul futuro rimborso delle spese per la campagna elettorale (art. 3, legge n. 62-1292).

In generale, per quanto riguarda il “costo delle elezioni” per il bilancio francese, è possibile segnalare a titolo di esempio che il rimborso forfettario dello Stato delle spese per le elezioni presidenziali tenutesi nell’anno 2007 (22 aprile e 6 maggio 2007) è ammontato a 44.014.596 euro[7]:

Alle elezioni legislative del 2007 (10 e 17 giugno 2007), alle quali si sono presentati 7.634 candidati nelle 577 circoscrizioni (con una media di 13 candidati per circoscrizione), l’ammontare complessivo delle spese elettorali dichiarate è stato di 78.789.614 euro. Dei 7.634 candidati, 239 non hanno presentato il conto della campagna elettorale, dunque la “Commission Nationale des comptes de campagne et des financements politiques”[8], incaricata di verificare le spese elettorali, ha effettuato i suoi controlli su 7.395 rendiconti di spese elettorali.

L’ammontare complessivo del rimborso forfettario dello Stato ai candidati alle elezioni legislative per tali spese – esclusi i candidati che non hanno raggiunto il il 5% dei voti e altri candidati per ragioni stabilite dalla Commissione – è stato di 43.137.676 euro[9].

Contributi ai parlamentari
I parlamentari francesi percepiscono - a carico dei bilanci delle rispettive assemblee - indennità di carica. Le somme stanziate a questo fine si sommano con gli oneri legati alla predisposizione di servizi per i parlamentari e al finanziamento degli oneri sociali.

Nella legge finanziaria per il 2011 (Loi n° 2010-1657 du 29 décembre 2010 de finances pour 2011, per l’Assemblea nazionale è stato previsto uno stanziamento di 533.910 000 euro, per il Senato invece uno stanziamento di 327 694 000euro.

Come si evince dalla Relazioneal projet de loi de finances 2011, relativo ai “Poteri pubblici”, negli ultimi quattro anni le due assemblee parlamentari hanno previsto nel loro bilancio una stessa dotazione: circa 533,9 milioni di euro l’Assemblea e circa 327,7 milioni di euro il Senato (fondi destinati alle spese per: la missione istituzionale del Senato; la gestione del Jardin du Luxembourg; la gestione del Musée du Luxembourg)[10].

Ai sensi dell’art. 51-.1 della legge organica n. 2001-692del 1° agosto 2001 relativa alle leggi finanziarie (LOLF) è previsto che ogni progetto di legge finanziaria sia dotato di un allegato contenente le dotazioni finanziarie specifiche dei poteri pubblici.

Per una presentazione delle dotazioni finanziarie previste per il 2011 per la Presidenza della Repubblica, l’Assemblea Nazionale, il Senato,il Consiglio Costituzionale e la Corte di Giustizia della Repubblica, è possibile consultare l’allegato: “Annexe au projet de loi de finances pour 2011. Dotations. Pouvoirs publics”, in cui sono indicate le specifiche voci di spesa presupposte.
In particolare, si riportano di seguito due tabelle relative alle spese previste (in euro) per gli “oneri parlamentari” (le “charges parlamentaires”), presentate nei Bilanci 2010 e 2011 dell’Assemblea Nazionale e del Senato:
Assemblea nazionale
Impegni di spesa
Bilancio 2010
Bilancio 2011
Variazione 2010/2011
Valore assoluto
In %
Indennità parlamentari
50.154.000
50.346.500
+ 192.500
+ 0,38%
Sicurezza sociale e pensioni
63.642.500
62.137.400
- 1.505.100
-2,36%
Segreterie parlamentari
158.300.000
159.506.500
+1.206.500
+ 0,76%
Altri oneri
19.726.000
19.835.000
+ 109.000
+ 0,55%
TOTALE
291.822.500
291.825.400
+2.900
-0,67%
Senato
Impegni di spesa
Bilancio 2010
Bilancio 2011
Variazione 2010/2011
Valore assoluto
In %
Indennità parlamentari
30.379.600
30.773.100
+ 393.500
+ 1,30%
Sicurezza sociale e pensioni dei senatori
13.985.900
14.664.300
+ 678.400
+ 4,85%
Supporti all’esercizio del mandato parlamentare
101.053.300
105.489.100
+4.435.800
+ 4, 39%
TOTALE
145.418.800
150.926.500
+5.507.700
+ 10,54%
Disciplina del finanziamento privato
Le modalità ed i limiti entro i quali è ammesso il finanziamento privato dei partiti politici sono stabiliti dagli artt. 11 e seguenti della legge n. 227 del 1988, modificati da ultimo dalla legge n°2005-1719 del 30 dicembre 2005.Anzitutto, la legge dispone che i partiti politici possano raccogliere fondi e contributi per il finanziamento della loro attività esclusivamente per il tramite di un mandatario, che può essere sia una associazione di finanziamento, sia una persona fisica (art. 11, L. n. 88-227).
Le associazioni di finanziamento devono ricevere l’approvazione della “Commission Nationale des comptes de campagne et des financements politiques”, l’autorità amministrativa indipendente cui si è già accennato. L’approvazione della Commissione è subordinata alla condizione che l’associazione abbia quale unico scopo sociale quello del reperimento dei fondi necessari per il finanziamento di un partito politico e che nel suo statuto sia definita la circoscrizione territoriale all’interno della quale essa intende svolgere la propria attività.
Il mandatario finanziario, sia esso associazione o persona fisica, è tenuto ad aprire un conto bancario o postale unico, sul quale deve depositare tutti i fondi ricevuti in vista del finanziamento di un partito politico (art. 11-2, L. n. 88-227).
Inoltre, la legge fissa i divieti e i limiti del finanziamento privato.
Donazioni a partiti politici e a candidati possono essere effettuate solo da persone fisiche.
A partire dal 1995 sono stati infatti vietati i finanziamenti da parte delle persone giuridiche, i finanziamenti che provengono da enti di diritto pubblico, enti privati con maggioranza del capitale appartenente ad enti pubblici, casinò e case da gioco, nonché Stati esteri.
Inoltre, le donazioni delle persone fisiche a favore di uno stesso partito politico non possono eccedere la cifra di 7.500 euro all’anno e le donazioni superiori a 150 euro devono essere fatte per assegno, bonifico, prelievo automatico o carta di credito (art. 11-4, L. n. 88-227).
Il mandatario rilascia una ricevuta al donatore nella quale è possibile, secondo particolari modalità, non menzionare la denominazione del partito o del gruppo politico beneficiario per i doni di importo pari o inferiore a 3000 euro (art. 11-4, L. n. 88-227).
La sanzione prevista per la violazione di queste disposizioni è, per le ipotesi più gravi, l’ammenda di 3750 euro insieme alla detenzione per 1 anno (o una delle due pene) (art. 11-5, L. n. 88-227).
Le donazioni effettuate a beneficio dei partiti e delle formazioni politiche, al pari delle quote di iscrizione agli stessi, sono fiscalmente deducibili per una percentuale del loro importo totale.

Disciplina dei controlli sulla gestione finanziaria
I partiti ed i movimenti politici beneficiari del finanziamento pubblico non sono sottoposti al controllo della Corte dei conti. Lo afferma - derogando così ad una norma generale - l’art. 10 della legge n. 88-227.
In ogni caso, la legge obbliga i partiti e movimenti che beneficiano di finanziamenti sia pubblici che privati a tenere una contabilità, nella quale devono essere esposti sia il rendiconto del partito, sia i rendiconti degli enti e delle società dei quali il partito detiene la metà del capitale, o nei quali abbia dei rappresentanti nel consiglio di amministrazione o comunque eserciti un potere preponderante di decisione o di gestione (art. 11-7, L. 88-227).
Tali rendiconti debbono essere certificati da due revisori dei conti e devono essere depositati entro il primo semestre dell’anno successivo a quello cui si riferisce l’esercizio presso la “Commission nationale des comptes de campagne et des financements politiques” che ne assicura una pubblicazione sommaria sul “Journal officiel” della Repubblica francese.
Qualora la Commissione accerti la violazione di uno degli obblighi previsti dalla legge, il partito perde il diritto ad ottenere il finanziamento pubblico per l’anno successivo (art. 11-7, L. 88-227).
Ulteriori controlli - e relative sanzioni - sono previsti in ordine alle campagne elettorali e concernono sia la contabilità tenuta dai candidati che il rispetto dei limiti di spesa.
Ad esempio, in caso di superamento dei limiti di spesa, accertato dalla Commissione nazionale, il candidato è tenuto a versare al Tesoro una somma pari all’ammontare per il quale ha superato il limite (art. L 52-15 del Code électoral). Oltre alla sanzione pecuniaria possono essere applicate sanzioni elettorali e penali. La sanzione dell’ineleggibilità del candidato per un anno può essere comminata dal Consiglio costituzionale, mentre l’autorità giudiziaria può infliggere un’ammenda di 3.750 euro unitamente all’arresto fino ad un anno (o alternativamente una delle due pene) a carico del candidato nella circoscrizione uninominale o del capolista in caso di sistema proporzionale che abbia raccolto o accettato fondi in violazione della legge, che abbia superato i limiti di spesa o violato le disposizioni sulla contabilità elettorale (art. L 113-1 del Code électoral).
A titolo di esempio, per conoscere il volume delle entrate dei principali 10 partiti politici per il 2007, è possibile consultare l’ Onzième Rapport d'activité (2008) della Commission nationale des comptes de campagne et des financements politiques (Cfr. Annexe IIAvis relatif à la publication générale des comptes des partis et groupements politiques au titre de l’exercice 2007” délibéré par la commission en sa séance du 13 novembre 2008. Par. II Des donnes générales sur les comptes des partis en 2007).
Ecco quanto alzano i partiti politici in Francia.

Formazione politica
Versamenti degli iscritti
Contributi degli eletti
Donazioni di persone fisiche
Finanziamento
pubblico
2007
Altre entrate (*)
TOTALE
entrate
Union pour un Mouvement populaire
7.893.621
  1.986.194
9.125.105
32.207.036
7.373.042
58.584.998
Parti Socialiste
11.413.742
12.164.800
   743.432
 18.792.483
20.346.867
63.461.324
Parti communiste français
3.024.917
16.555.046
6.138.798
  3.746.705
  8.016.769
37.482.235
Front national
   757.591
        2.973
 1.218.503
  4.579.546
  2.269.775
  8.828.388
Union pour la démocratie française
  477.145
    
 144.241

  157.731
4.612.929
 
646.049
 
6.038.095
Les Verts
906.652
  1.494.734   
    115.289
  2.194.485
  3.017.876
  7.729.036
Lutte ouvrière
1.049.360
     13.117
    462.704
     495.169
  1.048.825
  3.069.175
Mouvement pour la Franca
340.471
0
570.570
604.563
1.793.898
3.309.502
Ligue Communiste Révolutionnaire
732.218
0
201.711
525.707
832.669
2.292.305
Parti radical de gauche
138.470
93.153

137.578
1.295.850
263.358
 
1.928.409

Il Partito democratico ha deluso Bologna


Il candidati sindaco a Bologna
Intervista a Giuliano Cazzola
Voce Repubblicana del 14 maggio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La campagna elettorale di Virginio Merola è stata deludente. Il candidato del Pd non ha dimostrato di avere una sua linea. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle libertà Giuliano Cazzola.
Onorevole Cazzola, come è andata questa campagna elettorale per le elezioni amministrative di Bologna? Perché il Pd non ha sfondato?
Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Loro lo conoscevano visto che lo hanno candidato. Merola non è un personaggio nuovo. Sono anni che fa politica. L’impressione è che la campagna elettorale sia stata deludente. Merola è sceso più in basso invece di crescere. Merola ha collezionato tante gaffe. E poi non ha fatto una buona impressione. Non ha dato una sua linea politica”.
Come è andata la campagna elettorale di Manes Bernardini?
Il centrodestra ha trovato questo giovane della Lega, che è una persona seria e moderata. Non è un esponente della Lega che fa discorsi tipici di alcuni esponenti di quel partito. E’ un politico alla Maroni, alla Tosi. E’ una persona intelligente e alla mano. Il fatto che tutti lo chiamino Manes consegna a questo candidato un tratto confidenziale che credo sia abbastanza positivo. Io credo che si andrà al ballottaggio. Tutto dipende dalla distanza percentuale tra i due candidati”.
Pensa che le responsabilità di questi mali siano da addebitare a Sergio Cofferati, che con la sua presenza come sindaco di Bologna ha nascosto le pecche del Pd bolognese?
Cofferati non ha nemmeno provato ad armonizzarsi con il tessuto politico bolognese. Alla fine Cofferati ha capito che era meglio cambiare aria. Anche la storia del figlio che doveva curarsi si è rivelata falsa. Alla fine Cofferati si è fatto eleggere al Parlamento europeo rivelando che quella era una scusa per lasciare Bologna”.
Perché è stato scelto un candidato leghista?
Tutti avevano convenienza a dare questa candidatura alla Lega. Dopo un periodo in cui si è cercato di candidare il commissario di Governo Cancellieri, il Pdl ha puntato sulla Lega perché questo partito aveva la necessità e l’aspettativa di crescere”.
Si è visto Prodi in campagna elettorale?
No. Prodi aveva candidato Amelia Frascaroli che oggi è diventata la star di Nichi Vendola. Prodi si è limitato a scrivere una lettera. Prodi non ha partecipato a nessuna delle sue iniziative”.
In che serie gioca il Bologna?
Il Bologna gioca in serie A. Ma non sapevo che il Bologna avesse vinto sette scudetti. Ma io sono tifoso della Lazio. Il fatto che Merola non sapesse che il Bologna milita in serie A significa che Merola non conosce le vicende della città. Lo scorso anno il Bologna ha rischiato il fallimento. E il patron del Bologna era il candidato del Pdl a Bologna contro Delbono. Il problema è che Merola queste cose non le sa”.

Draghi a Bankitalia è una vittoria del Governo


Voce Repubblicana del 13 maggio 2011
Intervista a Francesco Boccia
di Lanfranco Palazzolo

La Germania non chiederà alcuna contropartita all’Italia per la Bce. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Francesco Boccia del Pd.
Onorevole Boccia, quali sono le sue valutazioni sulla possibile nomina di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea dopo i segnali di distensione inviati dalla Germania?
La possibile nomina di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea la giudico nel miglior modo possibile. Per l’Italia sarebbe un grandissimo successo. E’ inutile nasconderlo. Draghi alla guida dell’Istituto di Francoforte sarebbe un bene innanzitutto per la Bce perché questa banca sarebbe guidata da una delle personalità più illuminate, più competenti, più rispettate nel mondo e più stimate. Questo sarebbe un riconoscimento all’Italia e ai tanti italiani di valori che ci sono. Mi auguro che questa vicenda si chiuda in una maniera positiva. Se questa vicenda andrà come tutti auspica non potremmo che dar atto al governo di aver fatto la scelta migliore possibile”.
La Germania chiederà qualcosa in cambio? I tedeschi avrebbero voluto alla guida della Bce Alex Weber perché ritenevano che quest’uomo fosse una garanzia per il rigore.
La Germania non chiederà alcuna contropartita. Draghi non andrà a Francoforte per tutelare gli interessi dell’Italia. L’attuale governatore della Banca d’Italia penserà solo agli interessi dell’Europa. Questo principio vale per tutti i candidati possibili alla guida della Bce. In questi anni l’Italia è rimasta sempre estranea alle politiche di baratto per l’allentamento delle regole europee del patto di stabilità. La Germania non dovrebbe avere alcuna ragione per temere l’arrivo di Draghi alla Banca centrale europea. Le politiche economiche dei singoli stati non sono certo coordinate dalla Bce. Queste spettano ai singoli stati. Io sono tra quelli che ha apprezzato, a differenza di molti altri, le politiche miste che la Germania ha fatto, mettendo in atto una saggia strategia di distribuzione delle ricchezze e di rigore. Spesso accusiamo la Germania di pensare solo al rigore. Ma dobbiamo dimenticare che, a fronte di un’operazione shock sui propri conti pubblici, la Germania è stata in grado di dimostrare che è possibile fare una politica di redistribuzione della ricchezza. Non credo che ci sia una ‘moneta’ di scambio con la Germania o con altri paesi per il passaggio che potrebbe avvenire ai vertici della Bce”.
Chi potrebbe andare alla Banca d’Italia dopo l’eventuale partenza di Draghi? 
Bankitalia rappresenta l’autorità indipendente più antica e indipendente. Mi auguro che il governo mantenga un alto profilo istituzionale per la guida della Banca d’Italia, escludendo personalità legate a questo o quel partito. All’interno di Bankitalia ci sono tante personalità importanti tra cui scegliere”.