mercoledì 1 giugno 2011

Legittimo impedimento anche per Luigi De Magistris........

E' slittata al sette luglio prossimo la decisione del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio per il neo sindaco di Napoli Luigi De Magistris, e il superconsulente informatico Gioacchino Genchi, per l'accusa di concorso in abuso d'ufficio. Oggetto della vicenda, per cui la Procura chiede il processo, è l'acquisizione ritenuta illecita, nell'ambito dell'inchiesta Why not, di tabulati delle utenze telefoniche di alcuni deputati, tra cui il presidente del Consiglio Romano Prodi. Stamane il giudice Barbara Callari, constatato il legittimo impedimento di De Magistris che ufficialmente oggi assumerà l'incarico come primo cittadino del capoluogo campano, ha deciso di fissare una nuova udienza. Il procedimento riguarda il cosiddetto archivio Genchi, che era stato sequestrato nel marzo del 2009. L'inchiesta era stata trasmessa per competenza alla Procura di Palermo. Il tribunale del riesame e la Cassazione poi hanno comunque stabilito che il provvedimento della magistratura inquirente capitolina non doveva esser compiuto. Secondo la tranche del procedimento che chiama in causa Genchi e De Magistris, sono stati acquisiti tabulati di 8 diversi membri del Parlamento, tra cui quelli di Prodi, Clemente, Marco Minniti, Beppe Pisanu e Francesco Rutelli. L'ex presidente della commissione Antimafia Giuseppe Pisanu, pur essendo riconosciuto come parte offesa non si è costituito parte civile. Il parlamentare del Pdl è stato anche ascoltato, nell'ambito di indagini difensive condotte dai legali di Genchi. Nei verbali che sono stati depositati all'attenzione del giudice l'ex ministro dell'Interno ha spiegato che le utenze telefoniche acquisite da Genchi non sono riconducibili alla sua persona e alla sua attività politica.

Cariche in scadenza: la Treccani

Si scrive TRECCANI si legge ITALIANI EUROPEI
I componenti del consiglio di amministrazione dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani Spa, Francesco Tatò (amministratore delegato) Cesare Geronzi (vicepresidente), Paolo Annunziato, Gian Mario Anselmi, Mario Romano Negri, Pierluigi Ciocca, Marcello De Cecco, Ferruccio Ferranti, Fabrizio Gianni, Ademaro Lanzara, Claudio Petruccioli, Giovanni Puglisi e Giuseppe Vacca, essendo stati nominati per il triennio 2008-2010 dall'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio 2007, il 29 aprile 2008, sono previsti in scadenza entro 120 o 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale 2010, quindi entro il 30 aprile o il 30 giugno 2011. Si ricorda che il presidente dell'ente Giuliano Amato, per la nomina del quale viene invece richiesto il parere parlamentare, è stato nominato con D.P.R. previa deliberazione del Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio, del 20 febbraio 2009 per cinque anni rinnovabili, a seguito dei pareri favorevoli espressi dalle Commissioni Cultura e Istruzione delle Camere, il 18 febbraio 2009.
L'istituto è nato nel 1925 per iniziativa di Giovanni Treccani e di Giovanni Gentile, ed ha per oggetto la compilazione, l'aggiornamento, la pubblicazione e la diffusione della Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti e delle opere che ne derivano o vi si richiamano. L’Istituto, riconosciuto quale ente di diritto privato di interesse nazionale e istituzione culturale dalla legge n. 123 del 2 aprile 1980, è indipendente dallo Stato e da altri enti, anche per la parte finanziaria.

Cariche in scadenza: l'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ANSV

Il Consiglio dei ministri del 7 aprile 2011 ha deliberato la nomina dei componenti del collegio dell'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ANSV. La IX Commissione trasporti della Camera aveva espresso parere favorevole su tutte le candidature ai sensi dell'art. 5 del D.Lgs. 25 febbraio 1999, n. 66, il 30 marzo 2011, mentre l'8ª Commissione lavori pubblici, comunicazioni del Senato aveva espresso pareri favorevoli sulle proposte di nomina di Arnaudo e Gasparetto e contrario su quella relativa a Bulgherini, il 23 marzo 2011. I tre candidati erano già stati componenti del collegio tra il 2005 e il 2010.
Si ricorda che il Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2010 aveva deliberato la nomina di Bruno Franchi a presidente dell'Agenzia, perfezionata con D.P.R. del 3 febbraio 2011. Sulla relativa richiesta di parere parlamentare la IX Commissione della Camera aveva espresso parere contrario il 1° dicembre 2010, mentre l'8° Commissione del Senato esprimeva parere favorevole il successivo 7 dicembre. Bruno Franchi ha già svolto due mandati come presidente dell'Agenzia, essendo stato nominato dapprima con D.P.R. del 14 ottobre 1999, e poi confermato con D.P.R. del 7 febbraio 2005, entrando poi in carica come commissario straordinario dal 16 marzo 2010.
L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo è stata istituita con il D.Lgs. 25 febbraio 1999, n. 66, in attuazione delle disposizioni contenute nella direttiva comunitaria 94/56/CE del 21 novembre 1994, ed è una istituzione pubblica posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. I suoi compiti principali sono lo svolgimento di inchieste tecniche relative agli incidenti ed agli inconvenienti occorsi ad aeromobili dell’aviazione civile, emanando, se necessario, le opportune raccomandazioni di sicurezza, e lo svolgimento di attività di studio e di indagine al fine di favorire il miglioramento della sicurezza del volo.
Sulla Gazzetta ufficiale n. 267 del 15 novembre 2010 era stato pubblicato il D.P.R. n. 189 del 5 ottobre 2010, recante il regolamento concernente il riordino dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, a norma dell’articolo 26, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. In esso, tra l'altro, è disposto che: Art. 1. Il presente regolamento concerne il riordino strutturale dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo attraverso la razionalizzazione degli organi deputati alle attività di indirizzo, amministrazione, gestione e controllo, al fine di conseguire generali economie d’impiego, nonché di incrementare l’efficienza e migliorare la qualità dei servizi istituzionali. Art. 2. 1. Sono organi dell’Agenzia: a) il presidente; b) il collegio, composto da tre membri [e non più 4 come era previsto dall'articolo 4 del D.Lgs. 25/2/1999, n. 66]; c) il collegio dei revisori dei conti (...). 2. Il presidente è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri. 3. I membri del collegio sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta, rispettivamente, uno [e non più due, come era previsto dall'articolo 5, comma 2 del citato D.Lgs. n. 66/1999] del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, uno del Ministro dell’interno e uno del Ministro della giustizia. 4. Il presidente e i membri del collegio sono nominati previo parere delle competenti commissioni parlamentari. (...). 6. Il presidente e i membri del collegio sono scelti tra soggetti di chiara fama e indipendenza, di provata capacità tecnica e giuridico-amministrativa e di riconosciuta esperienza nel settore aeronautico, con particolare riferimento alla gestione di problematiche relative alla sicurezza del volo, rimangono in carica cinque anni e possono essere confermati per una volta. A proposito del suddetto limite però, il comma 1 dell'articolo 6 stabilisce che: in sede di prima attuazione del presente regolamento, non si applica quanto disposto dall’articolo 2, comma 6, in merito al limite massimo dei due mandati del presidente e dei membri del collegio.

Cariche in scadenza: L'istituto di credito sportivo

I mandati del presidente Andrea Cardinaletti e dei membri del consiglio di amministrazione dell’Istituto per il credito sportivo ICS, sono scaduti il 30 aprile 2011 essendo stati nominati con D.P.C.M. del 3 maggio 2007, firmato dall’allora Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, d’intesa con il Ministro per i beni e le attività culturali e di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, per quattro esercizi annuali (il consigliere De Amicis è stato integrato nel Cda il 13 febbraio 2008). Sulla proposta di nomina a presidente di Cardinaletti si espressero favorevolmente le Commissioni finanze delle Camere ad aprile e maggio 2007.
L'istituto, fondato con legge del 24 dicembre 1957, n. 1295, è ai sensi dell’articolo 151 del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, un ente pubblico con personalità giuridica, gestione autonoma e sede legale in Roma che, ai sensi dell’articolo 4, comma 14 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, opera nel settore del credito per lo sport e le attività culturali, erogando mutui a medio e lungo termine per la costruzione, l'ampliamento, l'attrezzatura ed il miglioramento di impianti sportivi, compresa l’acquisizione delle relative aree, nonché per l'acquisto di immobili da destinare ad attività sportive.
Le modalità di nomina del consiglio di amministrazione dell’ICS e del suo presidente sono state modificate dall’art. 11-sexies del D.L. 8 febbraio 2007 n. 8 (di modifica alla legge 27 dicembre 2006, n. 296), recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, nonché norme a sostegno della diffusione dello sport e della partecipazione gratuita dei minori alle manifestazioni sportive, articolo aggiunto dalla legge di conversione n. 41 del 4 aprile 2007, che stabilisce che: (...) il consiglio di amministrazione dell’istituto è composto da un membro designato dal Presidente del Consiglio dei ministri o dal ministro delegato, da un membro designato dal Ministro dell’economia e delle finanze e da un membro designato dal Ministro per i beni e le attività culturali, tra i quali è scelto il presidente, nonché da un membro designato in rappresentanza delle regioni e delle autonomie locali, da un membro designato dalla Cassa depositi e prestiti S.p.a., da un membro designato dalla giunta nazionale del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e da tre membri designati dai restanti soggetti partecipanti al capitale dell’Istituto.

A che punto è la proposta di legge contro l'omofobia?

Le proposta di legge n. 2802 è volta ad introdurre una tutela contro le discriminazioni fondate sull’omofobia e la transfobia.
Sulla proposta di legge la Commissione ha conferito al relatore mandato a riferire all’Assemblea in senso contrario.
Si ricorda che sulla materia interveniva il testo unificato licenziato dalla Commissione giustizia delle proposte di legge AC 1658 e AC 1882, respinto dall’Assemblea nella seduta del 13 ottobre 2009, a seguito dell’approvazione di una questione pregiudiziale presentata dal gruppo dell’UDC (Vietti ed altri n. 1) per motivi di costituzionalità.
L’AC 2802, come il precedente testo esaminato dall’Assemblea, novella l’art. 61 c.p. introducendo una nuova circostanza aggravante che ricorre quando l’autore del delitto ha commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia (articolo 1).
La proposta di legge contiene però un’esplicita indicazione di tali motivi, che vengono così qualificati: motivi di odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale della vittima del reato verso persone dello stesso sesso, verso persone del sesso opposto o verso persone di entrambi i sessi.
Questa definizione è analoga a quella contemplata nell’ordinamento del Regno Unito. Nella nota esplicativa (explanatory memorandum) alle “Equality Act (Sexual Orientation) Regulations 2007”, si fornisce, infatti, la seguente definizione di orientamento sessuale:
“Per orientamento sessuale s’intende l’orientamento sessuale di un individuo verso:
§ persone del suo stesso sesso (omosessuali di entrambi i sessi);
§ persone del sesso opposto (eterosessuali); oppure
§ persone di entrambi i sessi (bisessuali)”
La nuova aggravante è applicabile solo ai seguenti delitti non colposi: delitti contro la vita e l'incolumità individuale; delitti contro la personalità individuale; delitti contro la libertà personale; delitti contro la libertà morale.
L’art. 2 prevede che il Ministro per le pari opportunità presenta una relazione annuale al Parlamento, entro il mese di febbraio, sulle azioni intraprese contro le discriminazioni motivate da omofobia e transfobia, gli obiettivi raggiunti e gli indirizzi da seguire.
Discussione e attività istruttoria in Commissione in sede referente
La Commissione Giustizia ha avviato, in data 10 dicembre 2009, l’esame di due proposte di legge: AC 2802 Soro (PD) e AC 2807 Di Pietro (IdV).
La Commissione, nelle seduta del 18 maggio 2011, ha respinto una proposta di testo unificato presentato dalla relatrice, on. Concia. La rappresentante in Commissione del gruppo PD, che aveva chiesto l'inserimento del provvedimento nel calendario dell’Aula in quota opposizione, ha chiesto la prosecuzione dell'esame in riferimento alla proposta di legge AC 2802.
Nella seduta del giorno successivo la Commissione ha approvato emendamenti soppressivi dei 2 articoli della proposta originaria (A.C. 2802), presentati dai gruppi PDL, Lega e UDC e sui quali il Governo si è espresso in senso favorevole, conferendo ad un nuovo relatore, on. Sisto, il mandato a riferire in senso contrario all'Assemblea.
L’on. Concia è stata designata quale relatrice di minoranza ed ha presentato un testo alternativo (A.C. 2802-A-bis) che prevede: l’introduzione di una circostanza aggravante per i delitti contro la persona commessi in ragione della disabilità, del sesso, dell'età, della omosessualità ovvero della transessualità della persona offesa (con l’esclusione dei soli delitti contro l’inviolabilità dei segreti); l’esclusione della circostanza aggravante dal giudizio di bilanciamento delle circostanze (a meno che non concorra con la minore età del reo); la possibilità di subordinare la sospensione condizionale della pena, in caso di applicazione dell’aggravante, alla prestazione di attività non retribuita in favore di enti o associazioni che hanno lo scopo di tutelare le persone dalle discriminazioni, se il condannato non si oppone.
I pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva
Dal momento che la Commissione ha conferito al relatore mandato a riferire in senso contrario, la proposta di legge non è stata trasmessa alle Commissioni competenti in sede consultiva.

Adesso facciamo i congressi del Pdl

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 2 giugno 2011
di Lanfranco Palazzolo

La sconfitta alle amministrative è fisiologica, ma il Pdl deve fare il suo congresso. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Emerenzio Barbieri.
Onorevole Barbieri, cosa è necessario fare dopo la sconfitta alle ultime elezioni amministrative? Ritiene che questa sia una crisi irreversibile?
“E’ una sconfitta fisiologica. Nel senso che può accadere – accadeva anche nella Prima Repubblica – che i partiti di governo vengano penalizzati dalle elezioni amministrative. Ora è necessario reagire alla sconfitta. La reazione a questa situazione non può che basarsi su due pilastri: rilanciare l’azione del governo con una seria riforma fiscale, che è stata promessa ma non è mai stata realizzata; strutturare il Popolo delle libertà sul territorio. Non è possibile andare avanti con un partito in cui non si vota mai, nessuno è eletto e tutti vengono nominati”.
Pensa che sia necessario fare un congresso del Pdl?
“Il mio augurio è che dal prossimo ottobre si facciano i congressi comunali, provinciali e regionali. E, infine, si svolga il congresso nazionale. E’ necessario fare il congresso del Pdl un anno prima delle elezioni, in modo da rilanciare l’azione del partito”.
Ritiene che sia opportuno introdurre le elezioni primarie?
“Non sono favorevole alle primarie. A meno che non vengano fatte per legge, in modo che ci sia un controllo simile a quello che viene fatto per verificare la regolarità delle elezioni politiche e amministrative”.
Cosa ne pensa della possibile nomina di Angelino Alfano come coordinatore del Popolo delle libertà?
“Ho sempre nutrito una grandissima stima per Angelino Alfano. Sono convinto che sia molto bravo. Potrebbe benissimo lasciare l’incarico di ministro della Giustizia per fare il coordinatore del Popolo della libertà”.
Ha fatto bene Sandro Bondi ha rassegnare le dimissioni da coordinatore del Pdl?
“No. Se quello che dice Bondi fosse vero allora dovrebbero dimettersi tutti i coordinatori del Popolo delle libertà”.
Qual è la sconfitta delle elezioni amministrative che ha fatto fatica a comprendere?
“Quella delle elezioni amministrative di Napoli perché ha assunto delle dimensioni ciclopiche. Quindi si può dire che è mancata totalmente la percezione di quello che pensava l’elettorato napoletano”.
Questo voto sancisce anche una parziale sconfitta del Pd che non è riuscito ad imporre dei suoi uomini a Milano e Napoli?
“Il Pd ha vinto a Torino e Bologna. Questo partito ha costruito una rete di alleanze che gli hanno permesso di far vincere uomini del Pd in molte città. Non credo che il Pd sia uscito sconfitto da queste amministrative”.
E’ giusto che ci sia un dibattito sulla fiducia alla fine del mese?
“Io non dico che sia giusto o sbagliato. Dal momento in cui viene chiesto da Napolitano è giusto che ci sia un dibattito sul governo”.

Hanno incoronato Masaniello

Voce Repubblicana del 1 giugno 2011
Intervista a Luigi Compagna
di Lanfranco Palazzolo

La vittoria di Luigi De Magistris a Napoli è stata l’incoronazione di Masaniello. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Luigi Compagna del Popolo della Libertà.
Senatore Compagna, quali sono le sue valutazioni sulla sconfitta subita dal centrodestra a Napoli e Milano?
“Direi che il risultato delle elezioni amministrative è un campanello d’allarme per il centrodestra, sulla conduzione politica della maggioranza, sulla scelta dei candidati e del partito. Questa interpretazione vale per il caso di Milano”.
Farebbe delle distinzioni tra la sconfitta delle elezioni amministrative i Milano con quella di Napoli?
“Sì. Il caso napoletano ha bisogno di un’analisi particolare perché ci troviamo di fronte ad un caso drammatico. Quello di Napoli è stato un voto popolare di ribellione, di protesta, contro l’immondizia e contro tutto e tutti”.
Come definirebbe la vittoria di Luigi De Magistris a Napoli?
“Come l’incoronazione di Masaniello. Sul carro di Luigi De Magistris nell’ultima settimana di campagna elettorale è salita tutta la società civile. Il mio augurio è che Masaniello faccia il sindaco di Napoli e basta. Temo invece che – come è accaduto altre volte nella storia di Napoli e del Meridione – quella secessione che si annunciava a Nord venga di fatto praticata da sud. In questo caso io non riconosco Masaniello come sindaco della mia città. Se invece De Magistris si presenta come esponente di un altro partito avverso al mio, come senatore del Pdl sono a sua disposizione per collaborare con lui. Ma non certo per salire sul carro dei vincitori perché non si addice alla mia vita politica e professionale”.
Quello di Napoli è un caso di trasformismo ben mascherato se si pensa che l’Idv era in giunta con la Iervolino?
“No, credo che ci troviamo a qualcosa di molto peggio rispetto a quello che possiamo definire un caso di trasformismo. Sono convinto che il trasformismo faccia parte della dialettica delle cose. Questo è il caso di Masaniello. Con questa vittoria Napoli torna al 1648. Suggerirei alla ‘Voce Repubblicana’ di intervistare Benedetto Croce. Lui saprebbe spiegare meglio di me quello che sta succedendo a Napoli. Credo che un osservatore attento della politica napoletana dovesse rileggere ‘Storia del Regno di Napoli’”.
Quali saranno le ripercussioni di questa sconfitta sul governo. L’ex Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, che si dimise dopo la pesante sconfitta del centrosinistra alle regionali del 2000, ha detto che il governo dovrebbe dimettersi. Cosa ne pensa?
“Se D’Alema vuole andare al governo e risolvere con De Magistris il problema dell’immondizia. Era stato proprio D’Alema a dire anni fa che era stato Emilio Fede, su consiglio di Berlusconi, ad inventare il problema dell’immondizia a Napoli. Faccia lui”.

Quella non fu la rivoluzione delle elites

Voce Repubblicana del 31 maggio 2011
Intervista a Giovanna Motta
di Lanfranco Palazzolo

Il Risorgimento non fu una rivoluzione delle elites. Ad esso partecipò tutto il popolo italiano. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Giovanna Motta, docente di storia economica e sociale a “La Sapienza” e autrice de “Baroni in camicia rossa” (Passigli), libro che racconta la liberazione della Calabria da parte delle truppe garibaldine, accolte con grande favore dalle popolazioni di quella regione.
Giovanna Motta, come è nata l’idea di scrivere un libro su un capitolo dimenticato del nostro Risorgimento come quello relativo alla liberazione garibaldina della Calabria?
“L’idea nasce dal substrato culturale che ognuno di noi si porta dietro. In questo caso si tratta della mia cultura di calabrese. Da calabrese mi piaceva raccontare questa storia, legata ad una realtà poco conosciuta. Mentre tutti conoscono la spedizione dei Mille, che è giustamente esaltata come un momento importante. Tuttavia la storiografia non ha mai preso troppo in considerazione questo periodo. Mi piaceva raccontare il consenso dei calabresi nei confronti di un Garibaldi vittorioso nell’agosto del 1860. Questo è il percorso nel quale si inserisce la storia che ho raccontato. Con il mio libro ho voluto smentire il giudizio storiografico che vuole il Risorgimento come una Rivoluzione delle elites. Tra gli addetti ai lavori si discute sempre se le rivoluzioni siano frutto della volontà delle elites o del popolo. Ma questo non è il punto centrale del mio libro. Il Risorgimento è indubbiamente nato dalle elites, in una società dove la percentuale degli analfabeti era altissima, ma ha coinvolto tutte le classi sociali”.
Qual è il suo giudizio storico su la realtà di quegli anni che è stata ben descritta ne “Il Gattopardo” e che ha visto episodi controversi come Bronte, largamente sfruttati dalla sinistra contro il Risorgimento?
“Nel Risorgimento c’è stato anche questo. Non c’è stato un solo segno a caratterizzarlo. Da questo punto di vista possiamo parlare di Risorgimenti e non solo di Risorgimento. Alla fine del processo unitario, nel 1861, è prevalsa quella che oggi definiamo la soluzione moderata che, purtroppo, non approda alla Repubblica, ma sceglie la soluzione della monarchica. In quegli anni l’Italia non aveva caratteristiche diverse che potessero consentire un passo più deciso a quella stagione di cambiamento. Ecco perché il Risorgimento è stato anche una conquista parzialmente riuscita. Ecco perché le memorie del Risorgimento sono tante. E non sono sempre legate ad una visione comune”.
La Calabria è stata sempre dimenticata della grandi commemorazioni del Risorgimento?
“Direi che la Calabria ha avuto un ruolo di minor rilievo. Ecco perché all’università di Roma abbiamo cercato di riscoprire i personaggi minori. Con il mio libro ho voluto fare anche questo”.