mercoledì 29 giugno 2011

Pornocrazia nel Pd

Era la segretaria di un circolo Pd e faceva anche l'attrice in film porno. Così la segretaria di un circolo del Partito Democratico di San Miniato, in provincia di Pisa, ha deciso di dimettersi. La giovane, protagonitsa di 'E' venuto a saperlo mia madre', fino a ieri, era anche componente della segreteria comunale del Pd. In una nota il segretario provinciale del Pd pisano Francesco Nocchi ed il segretario comunale di San Miniato Massimo Baldacci, fanno sapere che la giovane ha recapitato ''una lettera di dimissioni volontari dagli incarichi", cioè dalla segretaria di circolo e da quella comunale del partito. ''Non e' vero - precisano poi i due dirigenti - che il Pd abbia discusso in nessuno dei suoi organismi della vicenda della ragazza''. La ragazza non è stata neanche sospesa dal partito, a cui e' tuttora regolarmente iscritta. "Da alcuni mesi - spiegano spiegano ancora i dirigenti PD - si e' allontanata, senza che sia intervenuta nessuna rottura politica, per motivi personali, anche di studio: tra l'altro, anche se i giornali non hanno riportato questa notizia, si e' laureata pochi giorni fa'".

Porno Partito Democratico

La ormai ex segretaria di un circolo Pd della provincia di Pisa protagonista di un film porno si e' dimessa dagli incarichi, ma non e' stata sospesa dal partito, al quale e' ancora ''regolarmente iscritta''. A dirlo sono il segretario provinciale del Pd pisano Francesco Nocchi ed il segretario comunale di San Miniato (Pisa) Massimo Baldacci. La giovane, infatti, era anche componente della segreteria comunale del Pd oltre che segretaria di un circolo del partito. In una nota i due dirigenti affermano tra l'altro che da parte della giovane neo-attrice hard c'e' stata ''una lettera di dimissioni volontarie dagli incarichi, recapitata a maggio alla federazione pisana del Pd e agli organismi comunali di San Miniato (Pisa), dalla segretaria di circolo e membro della segreteria comunale del partito. ''Non e' vero - scrivono i due dirigenti riferendosi a quanto pubblicato in alcuni casi - che il Pd abbia discusso in nessuno dei suoi organismi della vicenda della ragazza''. Ne' - aggiungono - che quella ragazza sia stata sospesa dal partito, a cui e' tuttora regolarmente iscritta''. ''Da alcuni mesi - spiegano - si e' allontanata, senza che sia intervenuta nessuna rottura politica, per motivi personali, anche di studio: tra l'altro, anche se i giornali non hanno riportato questa notizia, si e' laureata pochi giorni fa''.

Il centrodestra si può ricomporre

Il Tempo, 28 gennaio 2011
Intervista ad Adolfo Urso
di Lanfranco Palazzolo

Credo ancora in una ricomposizione del centrodestra sulla base delle cose da fare insieme e su un rinnovamento che mi sembra necessario. Lo ha detto al “Tempo” il portavoce di Futuro e libertà Adolfo Urso.
Onorevole Urso, oggi alle 16 presso la caffetteria della Galleria Alberto Sordi a Roma, si svolgerà primo appuntamento dei “Coffee for Italy”, che lei ha lanciato nell'ultimo numero della rivista “Charta Minuta”. Qual è il significato di questo incontro?
“Occorre ripartire dal basso per ricostruire il centrodestra. E' necessario coinvolgere la piazza italiana, che è rappresentata dal caffè, dove ci si ritrova insieme per discutere, confrontarsi e partecipare. Questo è quello di cui ha bisogno il centrodestra se vuole imboccare la strada del rinnovamento e della ricomposizione, entrambe necessarie. Chiunque verrà al nostro caffè potrà prendere la parola e dare il suo contributo”.
Crede che un nuovo centrodestra possa essere costruito attraverso una forza politica che si pone al di fuori dell'area di Governo?
“Per costruire un nuovo centrodestra si devono impegnare tutti coloro che si riconoscono nel popolarismo europeo, così come si è evoluto negli ultimi anni. Lo scopo è quello di realizzare una compiuta alternativa al populismo. Questo valore è stato interpretato dalla sinistra massimalista, che sembra aver prevalso su quella riformista nei recenti risultati elettorali, e dal localismo che finisce per interpretare un egoismo territoriale. Questo egoismo frena la crescita del paese”.
Qual è l'alternativa a questi valori?
“Il popolarismo inteso come responsabilità, il senso del dovere, l'interesse generale. Ecco perché questo cambiamento deve passare attraverso il rinnovamento del centrodestra. Questo nuovo spirito può esprimersi attraverso le elezioni primarie a tutti i livelli. Anche per la premiership quando questa legislatura volgerà al termine. Quello è lo strumento del rinnovamento delle classi dirigenti. Oltre a questo ritengo sia necessario proseguire nel lavoro di ricomposizione delle aree culturali cattoliche, liberali che si trovano nella stessa casa comune del Parlamento europeo, dove i nostri rappresentanti siedono nello stesso gruppo. Ecco perché è necessario individuare un percorso comune per fondare un partito aperto, plurale e partecipativo. Un grande partito popolare europeo”.
Come si trova in un partito dove queste aperture non sono comprese del tutto?
“Ovviamente a disagio proprio perchè Fli è nato per un atto di rottura in un partito che negava il confronto. Oggi, però, il disagio si trova anche nelle altre forze politiche del centrodestra. Noi vogliamo raddrizzare questo piano incrinato sul quale si collocano le forze politiche che si definiscono di centrodestra. Ecco perché guardiamo con grande attenzione le riforme annunciate dal governo nella speranza che siano tali. Mi auguro che l'attenzione e il dialogo siano reciproci”.
Nei prossimi giorni lei parteciperà alla festa tricolore di Mirabello...
“...Io partecipo ad ogni appuntamento a cui mi invitano. Sono andato anche alla festa de l'Unità. Non vedo perché non dovrei essere presente a Mirabello”.
Certo, ma questa partecipazione è diversa. Alla festa de l'Unità l'aspettano per il confronto. A Mirabello per il dialogo e il riavvicinamento.
“Vado a Mirabello appunto per ricreare le condizioni di un nuovo percorso unitario, che si deve basare sul rispetto delle idee e delle persone. E su un progetto comune che si deve costruire alla luce del sole”.

Le armi non bastano per risolvere la crisi libica

Intervista ad Alfredo Mantica
Voce Repubblicana del 28 giugno 2011 
di Lanfranco Palazzolo

L’opzione militare sulla Libia non basta. Oggi è necessario svolgere un’azione di tipo politico. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica.
Senatore Mantica, l’offensiva della Nato contro il regime di Gheddafi sta incontrando molte difficoltà. Quali sono le sue valutazioni?
“Credo che sulla questione libica ci siano ancora troppe valutazioni emozionali. Ricordo che le operazioni di No fly-zone sono molto lunghe e complesse. Ci sono stati casi in cui queste operazioni sono durate circa 100 giorni. Questo è stato il caso delle operazioni sulla Serbia nel 1999. Lo stesso numero di giorni delle operazioni militari della Nato sulla Libia. Non darei giudizi affrettati sulla situazione politica e non fare valutazioni errate su quello che sta accadendo. E’ ovvio che quello che ci si aspettava – il collasso del regime di Gheddafi per abbandono – non sta avvenendo. E questo resta il problema perché il regime del dittatore libico ha una capacità superiore di sopravvivenza rispetto alle aspettative. In ogni caso va registrata la dichiarazione di Gheddafi che si sente messo al muro dalle offensive della Nato. Ma questo è quello che vuole la comunità internazionale. Tutti sperano in un’uscita di scena di Gheddafi e auspicano la ricomposizione politica della Libia. Perciò, prima di dare giudizi negativi penso che ci voglia tempo. L’opzione militare non basta. Bisogna anche insistere su una soluzione politica”.
L’AIEA ha messo sul mercato le riserve strategiche di petrolio. Una scelta, appoggiata dagli Stati Uniti, che mirava ad abbassare il prezzo del greggio.
“Sulla decisione presa dall’AIEA, di mettere sul mercato 70 miliardi di barili di petrolio, penso che la scelta riguardi anche la situazione libica. Ma non solo. Questa iniziativa ha voluto ricordare ai paesi produttori di petrolio dell’OPEC che hanno approfittato della crisi libica. Il prezzo del barile di petrolio oltre i 100 dollari. Questo aumento non è legato strettamente alla crisi libica. In questo braccio di ferro avevamo chiesto – in qualità di paese AIEA – di vedere i paesi dell’Opec per rinegoziare la produzione dei barili di petrolio. A quel punto abbiamo pensato di assumere questa decisione. Il prezzo del barile è crollato a 92 dollari. La crisi libica non è all’origine di questo scontro”.
Gli Usa si sono assicurati la prima commessa di Petrolio del CNT. Teme che l’Italia stia perdendo terreno rispetto alla Francia e ad altri paesi per le commesse di petrolio?
“Tutti pensano che dietro questo conflitto ci sia una guerra tra Italia e Francia. Invece la questione è più complessa. Le concessioni di petrolio sono una partita che si gioca su più fronti. Noi non eravamo gli unici ad essere gli interlocutori della Libia. E non siamo gli unici con il CNT”.