domenica 17 luglio 2011

Su Papa vincerà il "No"

Il Tempo, 17 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Secondo me prevarrà il ‘No’ all’arresto. Lo pensa il radicale eletto nelle liste del Pd Maurizio Turco, membro della Giunta della Camera.
Onorevole Turco, pensa che un’eventuale sì all’autorizzazione agli arresti contro il deputato Papa possa rivoluzionare la consuetudine di tutelare i parlamentari in carica?
“No, non credo che ci sia questo rischio. Ogni caso ha una sua storia. Non vedo questo rischio. Il nostro compito non è quello di fare il processo al processo o valutare la fondatezza delle accuse o meno. Noi dobbiamo solo appurare se c’è ‘Fumus persecutionis’. A mio avviso, nel caso di Papa, non c’è ‘Fumus persecutionis’. Per il resto posso solo dire che la richiesta di arresto in carcere è sproporzionata. Non si tratterà certo di un precedente. Potrebbe essere un precedente se il Presidente della Giunta nominasse un nuovo relatore che potrebbe riferire in aula. Per il resto non vedo precedenti”.
E allora cosa succederà in aula dopo la confusione delle ultime due sedute in Giunta?
“Può succedere di tutto. Bossi ha rivendicato di non essere stato ascoltato. Questo potrebbe accadere anche in aula. Qualcuno potrebbe fare delle dichiarazioni a favore dell’arresto scegliendo la politica del tanto peggio tanto meglio. E poi, nel segreto dell’urna, votare contro l’arresto. E’ una partita tutta da vedere. A conti fatti dovrebbe prevalere il no all’arresto”.
Gli orientamenti della Giunta quali sono?
“Sono chiari. La Giunta si è sempre orientata a votare contro gli arresti e le intercettazioni telefoniche dei parlamentari. Ma in questa giurisprudenza parlamentare convivono posizioni estreme: c’è quella dell’on. Paniz e del Pdl che vota sempre no ad ogni richiesta per non impedire l’esercizio dei mandato dei parlamentari; quella dell’Idv – che non è una bell’orientamento - sempre favorevole agli arresti e alle intercettazioni; quella del Pd che, in alcune occasioni, non ha concesso il voto favorevole all’arresto nel caso dell’on. Angelucci (Pdl) non ha concesso gli arresti e poi ci siamo noi radicali che valutiamo esclusivamente il ‘fumus persecutionis’”.
Vede analogie tra il caso Papa e quello di Bettino Craxi della primavera del 1993?
“Vedo più analogie con il caso P2. Il caso di Papa sembrava di ordinaria amministrazione. I magistrati lo accusano di un reato associativo. Il Gip fa capire che ci sono altre accuse. Ma la reazione di difesa della maggioranza verso Papa fa comprendere che il contesto nel quale si è mosso il parlamentare è molto più ampio di quanto si possa credere, nel quale sono coinvolte figure molto importanti come generali della Gdf e dei carabinieri”.

Quel caso non toccherà la maggioranza

Il Tempo, 17 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il caso Papa non toccherà la maggioranza, che resta fortissima. Lo ha detto il deputato del Pdl Maurizio Paniz, componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.
Onorevole Paniz, pensa che il caso Papa possa essere un precedente attraverso il quale possa cambiare la tradizione della Giunta che nega l’autorizzazione agli arresti e alle intercettazioni?
“Penso che si sarà celebrata una pagina che la storia che non potrà cancellare. Credo che Papa dimostrerà la sua innocenza in sede penale. A noi non compete fare un processo morale all’onorevole Papa, ma capire se c’è un accanimento della magistratura contro l’onorevole Papa. Io penso che ci sia”.
E’ preoccupato per gli equilibri politici della maggioranza?
“Terrei distinta la vicenda personale dell’onorevole Papa con quella del Governo. La maggioranza è solida e lo ha dimostrato in mille modi”.
E allora cosa pensa di quello che potrebbe succedere in questo caso?
“Il caso dell’onorevole Papa riguarda un singolo parlamentare, una singola persona. Ritengo che non ci siano ragioni di privare l’onorevole Papa della sua libertà. Sono convinto che ci sia ‘Fumus persecutionis’ contro di lui. Basti pensare che l’onorevole Papa ha chiesto per ben cinque volte di essere sentito dai Pm che indagano contro di lui per fornire loro delle prove documentali e per dimostrare l’insussistenza delle accuse che gli sono state contestate. I magistrati non lo hanno ammesso al colloquio perché non è stato accettata la sua richiesta”.
Il parlamentare è stato intercettato senza autorizzazione?
“E’ successo anche questo. E tutto ciò non è conforme ai presupposti legislativi in essere. L’onorevole Papa è stato pedinato anche pedinato e fotografato fino all’ingresso di Montecitorio. Noi non vogliamo che Papa si sottragga alla giustizia. Se la giustizia riterrà che sia colpevole lo condannerà, ma a noi compete i giudizio sul ‘fumus persecutionis’, io penso che questo elemento ci sia da parte dei magistrati”.
Pensa che il voto segreto peserà in aula?
“Mi è del tutto indifferente. Spero che il voto segreto permetterà ai parlamentari di sottrarsi alla spinta polulista che vuole tutti i parlamentari in carcere”.
Cosa pensa del comportamento del Presidente della Giunta Castagnetti?
“Ha violato l’articolo 18 del regolamento della Giunta, che non gli consentiva di sostituire il relatore. Quest’ultimo avrebbe dovuto esaminare centinaia di pagine di relazione. E questo è impossibile. Ma lo capisco. Lui rappresenta una linea politica diversa”.

La violenza come metodo politico

Intervista ad Antonio Carioti
Voce Repubblicana del 16 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

I giovani della destra neofascista consideravano la violenza come uno dei metodi della lotta politica. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Antonio Carioti, autore de “I ragazzi della fiamma” (Mursia), un libro che racconta la storia dei giovani neofascisti e del progetto della grande destra voluto da Arturo Michelini.
Antonio Carioti, come è nata l’idea di fare questo libro che riguarda il percorso dei giovani della destra neofascista degli anni ’50?
“Il libro si colloca in piena continuità con il mio precedente saggio dal titolo ‘Gli orfani di Salò’ (Mursia). Ma mentre nel precedente si parlava di un Movimento sociale che era agli albori, che doveva lottare per affermarsi nell’Italia post-bellica. In questo caso parliamo di un partito che, in qualche modo, aveva già preso piede, che alle elezioni del 1953 ottenendo un discreto successo elettorale. Il Msi passò dal 2 per cento delle elezioni del 1948 al 6 per cento delle elezioni del 1953. Questo partito, di fronte all’equilibrio politico centrista, fondato da una maggioranza della Democrazia cristiana, tentò di inserirsi nel gioco politico democratico per svolgere un ruolo che alterasse gli equilibri politici. Questa politica provocò delle polemiche interne perché il Msi era nato per perpetuare la memoria del fascismo. I giovani della destra dimostrarono di essere i fascisti più intransigenti e non vollero accettare la sfida ‘democratica’ del segretario Arturo Michelini”.
Quale fu il fattore che determinò il successo del Msi alle elezioni politiche del 1953?
“Il Msi aveva ottenuto delle importanti affermazioni elettorali alle elezioni amministrative del 1951 e del 1952. I missini riuscirono ad andare al governo in molte città del Sud, prima fra tutte Napoli dove venne eletto sindaco Achille Lauro. Le ragioni di questa affermazione fu la convinzione che la riforma agraria voluta dalla Dc fosse stata un errore. Quella riforma non fu apprezzata dai grandi proprietari terrieri. E poi c’era il problema di Trieste, città che ancora non è stata restituita all’Italia. E la posizione dei governi centristi su Trieste venne considerata debole, anche perché c’era stata la rottura tra Tito e Stalin. E per questa ragione gli americani non erano più disposti ad accettare le rivendicazioni italiane. I giovani neofascisti scesero in piazza per rivendicare quella battaglia”.
All’epoca esisteva un destra “eversiva”?
“L’Msi considerava la violenza come un metodo di lotta politica che si poteva usare per combattere la minaccia comunista. Le manifestazioni di piazza dei missini erano aggressive. E si manifestavano in assalti, come quello realizzato nel marzo del 1955 alla sede del Pci in via delle Botteghe oscure. A quell’assaltò partecipò Vittorio Sbardella, che poi passò alla Democrazia cristiana”.

Berlusconi ha gestito la crisi benissimo

Voce Repubblicana del 15 luglio 2011
Intervista a Giuseppe Menardi
di Lanfranco Palazzolo

Silvio Berlusconi ha gestito benissimo la difficile situazione dei giorni scorsi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del gruppo parlamentare Coesione nazionale Giuseppe Menardi.
Senatore Menardi, lei è stato per qualche mese in Futuro e libertà. Cosa pensa della proposta lanciata da Fabio Granata per un’alleanza con Antonio Di Pietro?
“Mi sarei stupito se quella iniziativa coinvolgesse tutto il Fli. Sono convinto che non tutti condividono questa iniziativa in quel partito. Questa uscita era stata ampiamente anticipata da alcuni ex esponenti del partito. E proprio per questo posizionamento politico che io, insieme ad altri esponenti politici che erano confluiti in Futuro e libertà, ho deciso di lasciare il partito di Fini”.
Quando ha compreso l’inconsistenza del progetto politico di Gianfranco Fini?
“L’excursus è cominciato da Bastia Umbra in poi. Nel periodo tra questo appuntamento politico e il congresso di Milano si sono consumate le rotture più importanti”.
Qual è stato l’errore clamoroso commesso al congresso di Milano da Fini?
“L’errore è stato quello di scegliere un gruppo dirigente tutto collocato su un posizionamento politico favorevole all’apertura a sinistra”.
Prima di quell’appuntamento politico si aspettava delle scelte diverse da parte di Fini?
“Dopo aver ingaggiato lo scontro politico con Silvio Berlusconi mi aspettavo da Fini alcune iniziative: le dimissioni da Presidente della Camera dei deputati e che assumesse la guida del Fli. Il partito doveva essere governato da coloro che avevano creduto nella scelta che era stata fatta in primavera e a Mirabello: essere effettivamente la terza gamba del centrodestra. Tutto questo non è successo al congresso di Milano. Inoltre, il 14 dicembre, quando si è svolta la discussione parlamentare sulla fiducia al governo Berlusconi, il comportamento dei gruppi parlamentari del Fli è stato un autentico suicidio politico”.
In questi giorni ha visto un reale spirito di collaborazione sulla manovra tra maggioranza ed opposizione?
“Le opposizioni hanno accettato l’invito che è stato rivolto loro dal Capo dello Stato. E sono state più ossequiose al richiamo del Presidente della Repubblica piuttosto che ai richiami fatti dalla maggioranza. Però, direi che questo cambio di atteggiamento deve essere registrato come un fatto positivo. Tuttavia, le opposizioni vorrebbero le dimissioni del Governo dopo l’approvazione della manovra. Trovo che questo sarebbe un passaggio precipitoso ed irrealistico perché il Governo ha una sua maggioranza”.
Come ha trovato le critiche contro Berlusconi sul silenzio assunto durante la crisi dei giorni scorsi?
“Credo che Berlusconi abbia gestito benissimo tutte le fasi della discussione politica sulla crisi di questi giorni. E i risultati si sono visti”.

La manovra da sola non basta

Voce Repubblicana del 14 luglio 2011
Intervista a Giuliano Cazzola
di Lanfranco Palazzolo

L’approvazione della manovra è un passo importante per l’Italia. Ma non ce la caveremo solo con questo. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giuliano Cazzola del Popolo delle libertà.
Onorevole Cazzola, quella di martedì è stata una giornata drammatica per i mercati internazionali. Cosa pensa di quello che è accaduto?
“La situazione dell’Italia è particolare. Il nostro paese – tanto per utilizzare un gergo calcistico – non è in zona retrocessione, però è vicino a quella zona. Basta perdere una partita e il nostro paese finisce nella lotta per non retrocedere. A noi è successo esattamente questo: abbiamo fatto una manovra che certo non brillava per rigore. E, soprattutto, la politica voleva che ci fosse attaccata questa riforma fiscale. Penso che non sia giusto fare una riforma fiscale proprio oggi perché noi non siamo nelle condizioni economiche per fare una riforma fiscale. E poi c’è anche questa escalation scandalistica che ha preso il paese. E sostanzialmente abbiamo perso la partita e rischiato di finire in zona retrocessione. La classe politica se ne è resa conto. Io vorrei notare – e questo mi ha fatto riflettere – che è stata l’opposizione a cambiare atteggiamento rispetto alla maggioranza. Io sono rimasto molto impressionato dalla dichiarazione di Casini, Bersani e dello stesso Di Pietro nella giornata di sabato. Indubbiamente è intervenuto qualcosa. Penso che il Quirinale ha svolto un ruolo molto importante. Il nuovo clima ha dato respiro ai mercati. Il fatto che approveremo la manovra subito ha dato dei risultati. Poi vedremo quello che succederà”.
Come interpreta la telefonata della Merkel a Berlusconi? L’ex Presidente del Consiglio e della Commissione Ue ha attaccato l’attuale capo del Governo per il suo silenzio. Trova questa critica sostenibile?
“Ho trovato singolari le affermazioni di Bonaiuti che ha detto: Berlusconi non interviene per non creare problemi. Non è il caso di fare dietrologie. Credo che ci sia stato un sostegno politico dei principali governi europei all’Italia. Come è stato scritto giustamente martedì, noi siamo un paese troppo grande per essere salvato, ma anche troppo grande per mandare a picco tutto. L’intervento dei governi è un aiuto importante. Però i mercati ragionano anche con la loro testa. La scelta di chiudere la manovra entro domenica ci lascia respirare. Poi è chiaro che non ce la caviamo solo con questo. Però non ci sono le condizioni per cambiare la manovra e le sue cadenze. A settembre andrà fatto qualcos’altro”.
Perché Berlusconi ha fatto sapere che la Fininvest pagherà De Benedetti sul Lodo Mondadori?
“Questo può essere un contributo per dare fiducia al paese. I guai del premier sono anche riverberati sul paese. Credo che Berlusconi abbia anche il diritto di difendersi su questa vicenda”.

Una tassa per la separazione

Intervista ad Alessandro Gerardi
Voce Repubblicana del 13 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

La scelta del Governo di introdurre un contributo unificato per chi chiede la separazione e il divorzio è censurabile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'avvocato Alessandro Gerardi, tesoriere della Lega italiana per il divorzio breve, che si batte per eliminare le lungaggini burocratiche delle separazioni e dei divorzi.
Avvocato Gerardi, nella Finanziaria è presente un nuovo balzello che aumenta le difficoltà economiche delle coppie che voglio separarsi. Di cosa si tratta?
“Per la prima volta, con questa manovra, è stata introdotta una tassa sui procedimenti di separazione e divorzio. Fino a questo momento chi promuoveva un giudizio di separazione e di divorzio non pagava il contributo unificato per iscrivere a ruolo la causa. Questo avveniva sia nel caso il divorzio fosse consensuale, sia nel caso il divorzio fosse giudiziale non si pagava alcunché. Oggi, con questa disposizione, anche le coppie in crisi, che sono costrette a rivolgersi ad un legale, saranno costretti anche a pagare le spese vive per pagare l'iscrizione a ruolo della causa civile. L'importo di questo contributo unificato varia a secondo del tipo di causa. Nel caso di una causa consensuale il contributo stabilito nella Finanziaria sarà di 37 euro. Se la causa sarà giudiziale, il contributo sarà di 85 euro. La separazione giudiziale avviene quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni e sui termini della separazione. In quel caso il contezioso è più forte. Perciò, il contributo unificato aumenta”.
Come giudicate questa scelta del governo?
“La consideriamo censurabile. Fino a questo momento c'era un motivo per il quale la separazione e il divorzio non erano sottoposte al pagamento del contributo unificato. Il legislatore aveva ritenuto opportuno, visto che si trattava di procedimenti di diritto di famiglia, di non gravare eccessivamente sul portafoglio dei cittadini. Secondo l'interpretazione di alcuni, l'intenzione del governo è stata quella di disincentivare i coniugi a promuovere questo tipo di procedimenti. Questa scelta ha comunque lasciato interdette molti esperti giuridici. Il diritto di famiglia era sempre rimasto fuori dal pagamento di questo tipo di spese”.
Chi se ne è accorto di questa norma finora?
“Se ne sono accorte solo le associazioni che si occupano di questa materia. Naturalmente ci saranno delle nostre iniziative per contrastare questa norma. Ricordo che è stata anche introdotta una tassa per coloro che vogliono chiedere la modifica delle condizioni della separazione e del divorzio. In questo caso il contributo unificato è di 85 euro. Si tratta di una cifra non del tutto irrilevante. In molti casi ci troviamo di fronte a coppie che hanno degli stipendi molto bassi e che si trovano già in condizioni economicamente difficili”.

Attenzione a quella sentenza sul lodo

Intervista a Maurizio Paniz
Voce Repubblicana del 12 luglio 2011
di Lanfranco Palazzolo

Quando si emettono sentenze come quella sul Lodo Mondadori ci vuole molta attenzione. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Maurizio Paniz del Pdl.
Onorevole Paniz, cosa pensa della sentenza civile di secondo grado sul lodo Mondadori?
“Credo che il problema di questa sentenza non riguardi solo il Presidente Silvio Berlusconi e la sua famiglia, ma tutti gli azionisti italiani. Non dimentichiamo che la Fininvest, e con essa Mondadori, sono delle realtà che costituiscono un polmone molto importante per il quadro finanziario del nostro paese e per milioni di persone che lì hanno fatto il loro investimento. Ci vuole molta attenzione quando si emettono decisioni di questa portata. Personalmente ho sempre avuto un grande rispetto per la magistratura. E mi auguro che la magistratura non sia stata condizionata da risvolti politici che hanno dimostrato di incidere non poco sul sistema giudiziario”.
Come valuta il silenzio di Silvio Berlusconi, che ha deciso di annullare alcuni impegni?
“E’ stata una decisione molto saggia restare in silenzio. Berlusconi ha fatto bene ad evitare strumentalizzazioni e clamori. Berlusconi non avrebbe certamente espresso il suo consenso per questa sentenza. Questa decisione è stato un segnale molto importante, forse più importante di una qualche dichiarazione”.
Cosa pensa di questa causa civile che tocca il rapporto tra i principali investitori nel nostro paese? E ritiene che questo tipo di sentenza possa arrivare a quasi 20 anni dallo svolgimento dei fatti relativi al lodo?
“Quando la giustizia arriva con così tanta lentezza ci troviamo di fronte ad un procedimento ingiusto perché avvenuto con grave ritardo. La tempestività delle decisioni è fondamentale per dare l’impressione che l’autorità giudiziaria abbia agito con equità. Detto questo, il mio augurio è che non ci siano state influenze politiche che abbiano determinato questa sentenza. Certo, quando si passa da una sentenza di primo grado ad una sentenza di secondo grado che modifica il risarcimento di 190 milioni in meno (La sentenza di primo grado aveva stabilito un risarcimento di 750 milioni di euro per Franco De Benedetti, la sentenza di secondo grado 560 milioni di risarcimento) qualche pensiero viene. A me piacerebbe una giustizia che non fosse orientata politicamente. Ritengo che i miei dubbi siano legittimi anche se non metto in discussione la correttezza della corte. Quando ci sono sentenze fortemente discrepanti tra il primo e il secondo grado di giudizio la giustizia ne esce condizionata. Il messaggio che dà la giustizia non è di sicurezza. Anche Andreotti ha dovuto subire le conseguenze dei diversi gradi di giudizio. Alla fine il giudizio su di lui è stato totalmente ribaltato. Questo è quello che potrebbe accadere anche per il Lodo Mondadori”.

Intervista a Lanfranco Palazzolo "Il Fatto quotidiano" del 15 luglio 2011

Intervista realizzata da Luca Telese.

I grandi errori dell'Ansa: la Libia cambia nome



Appuntamento oggi su "Il Tempo" con le mie interviste a Paniz e Maurizio Turco: buona lettura